domenica 25 marzo 2012

Pigliarsi una ventata



Il T2 è servito praticamente a tutto. Non c'è stata cosa in cui non sia stato trasformato, a parte un LEM lunare. Forse. Non ne ho notizia, ma non lo darei per certo. Fatto sta che, assieme a pochi altri automezzi (il Ford Transit in primis), ha dato inizio anche all'avventura dei camper; nelle prime mobilhomes, ben lontane da quelle di ora che sono per davvero appartamenti semoventi (non di rado parecchio più grandi del mio...), bisognava arrangiarsi. I T2 "protocamperizzati" erano esemplari da questo punto di vista: si levavano i sedili e si sistemavano materassini e sacchi a pelo (mettendo magari qualche famosa tendina per coprire i figli de' fiori che facevano i nipoti de' fiori). In questo qua, invece, sicuramente di seconda o terza generazione, l'evoluzione si è consumata: è diventato un camper per davvero. Sì, ma le dimensioni del T2 -diranno certi miei smaliziati lettori- le son rimaste le stesse. Certamente. E, come si può vedere, il T2 camperizzato si è allora sviluppato in altezza assumendo le dimensioni di un grattacielo semovente. Pigliarsi una ventata sulla Genova-Livorno con questo tròschi che qui può costare un volo di qualche decina di metri da un viadotto, ma naturalmente il T2 è equipaggiato anche di paracadute e può, all'occorrenza, essere trasformato in deltaplano o in aliante. Nulla è precluso a questo automezzo. Ripet: nulla.

Cemento (dedicato a Fabrizio)


Qualche giorno fa, l'amico e Co-treggista Fabrizio, il nume delle Tregge Genovesi, mi ha scritto della sua grande passione per le tregge accarcassate, quelle ridotte oramai a ruderi e abbandonate nei campi o, comunque, nei posti più improbabili. A costo di suscitare qualche pur giustificata remora di carattere ambientalista, devo confessare che anch'io nutro la stessa passione. Andare a scovare cose del genere fa sconfinare il Treggismo Militante nel Tregging, vale a dire l'incrocio tra il Treggismo e il Trekking.

Così mi pregio di dedicare a Fabrizio questo stupefacente ritrovamento per il quale, a dire il vero, ho dovuto fare ben poco Tregging, dato che siamo praticamente a cento metri da casa mia, all'Isolotto. L'Isolotto, lo ripeto, è un quartiere molto bizzarro: casermoni e vialoni, sì, ma anche zone fluviali, parchi, antiche borgate sopravvissute (San Bartolo, Santa Maria a Cintoia...) e pezzi di campagna bella e buona, con tanto di cascine che vendono le òva fresche. E un cementificio in piena regola. Non camperei in altro posto che all'Isolotto, aggiungo. La domenica si può pigliare, fare due passi, ritrovarsi in un altro mondo e scovare una betoniera. E una beton-treggia, mi sa, ancora non la avevate mai vista!

Spero davvero che a Fabrizio, con la sua grande passione per le carcasse, faccia piacere perché si tratta di una cosa che ritengo assolutamente unica. In effetti, "smaltire" una betoniera intera non dev'essere una cosa semplice. Oramai l'antica betoniera si è fusa col paesaggio, quasi fosse un elemento di archeologia industriale; dev'essere stata, credo un camion MAN anche se non ne posso essere certo e non posso accedere al terreno (la foto l'ho presa infilando la Kodak oltre la rete di recinzione). Ad ogni modo, gironzolerò ancora in quelle plaghe. L'Isolotto non finisce mai di stupire.

venerdì 23 marzo 2012

In partenza!


Dopo qualcosa come sette mesi, torno a Piacenza per qualche giorno. Di mezzo, come qualcuno sa, c'è stato un certo accidente (in tutti i sensi!) e, in più, la presenza del gatto nero Redelnoir nella sua prima infanzia mi ha sconsigliato di assentarmi. Ora che dall'accidente sembro essermi ripreso (con la doverosa hand on my balls, o mano sobre los cojones che dir si voglia) e che Redelnoir è diventato un gattone pienamente autosufficiente che va e che viene a piacimento suo (nonché indefesso killer di topi, piccioni e merli), si può tornare in riva al Trebbia dalla Piasintëina. Per un fine settimana sarà il Trebbia's Blog, insomma!

Logico che, in questi mesi, le Tregge Piacentine non siano andate avanti. Contando in questi giorni di rimpinguare la categoria, devo però dire che ci ha pensato abbondantemente, in questi ultimi tempi, il buon Mark B. Ne sa una, e anche due, più del diavolo: non solo ha fotografato il machinae omnes di Firenze e della Toscana con migliaia di immagini, ma ha anche degli "agenti" che gli mandano meraviglie dalle loro rispettive città. Piacenza compresa. E, così, negli ultimi due mesi mi sono visto letteralmente sommergere dall'intera storia automobilistica piacentina raccontata per immagini. Anche se in questa foto, dove campeggia l'ingresso di una metropolitana, a Piacenza non siamo di sicuro. Di sicuro c'è però che questa è la targa n° 562 di tutta Piacenza, e che la vettura a cui è applicata è -come recita il pataccone storico- una Fiat 501 del 1923.

La Fiat 501, di derivazione militare e prodotta a partire dal 1918, fu progettata e prodotta in risposta alla famosa Ford modello T, che stava per invadere il mercato europeo. Maggiormente rispondente al gusto italico e del vecchio continente, fu la vettura -come si legge nell'articolo vichipediano- che "evitò agli italiani di rassegnarsi a viaggiare sulla macchina di Ridolini". Ne furono venduti 45.000 esemplari nelle varie versioni, una cifra più che ragguardevole per l'epoca; tra queste versioni si ricorda particolarmente la Torpedo, di cui quello raffigurato è peraltro un esemplare. Una Torpedo rossa e non blu, ma c'è qualcuno che ancora continua a andare a prenderci la sua bella. Pòti pòti!

giovedì 22 marzo 2012

Argonauti





Una fugace trasferta pistoiese, roba di una serata, e mi ritrovo all'improvviso immerso nell'antichità classica: via degli Argonauti comincia da viale Arcadia. Da non crederci; mancano solo vicolo Giasone e piazza del Vello d'Oro, verrebbe da dire. Di velli non v'è traccia; in compenso, c'è una Treggia d'oro che mi aspetta. A conferma del fatto che il Treggista Militante® non ha spessso bisogno di andare a cercare le tregge, sono le tregge stesse che gli si presentano. Addossata a un muro, con un parcheggio ai limiti del fantasioso, questa Fiat 750 del 1969 (e che sia proprio di quell'anno lo si vede anche dalle portiere oramai antivento). A pensarci bene, gli Argonauti dove l'ho trovata ci stanno a meraviglia: ci potremmo, noialtri, chiamare dei Treggionauti e non mi spiacerebbe affatto, che so io, che la Piasintëina (la quale era presente!) si trasformasse in Medea.

mercoledì 21 marzo 2012

Voici le printemps


In tempi antichi, la primavera non era prima. In latino si diceva semplicemente ver, strettamente e indoeuropeamente imparentato con il greco αρ, da dove era scomparsa la w di wear lasciando uno spirito aspro. Poi fu sentito il bisogno di rimarcare che era qualcosa di "primo": primus ver. Da qualche parte il vecchio ver fu spostato all'estate, el verano; in Grecia divenne l' "apertura", η άνοιξη; nelle Valacchie, che son sempre le più antiquate, alla primăvară fu fatta succede la primitiva vară. In Francia, invece, il primus tempus. Le printemps. C'est le printemps, aujourd'hui; la saison où les vieilles bagnoles renaissent et se multiplient. E, allora, una Vespa Primavera bianca qualsiasi, che non importa nemmeno di che anno sia ma che sfoggia una targa di quelle che non passano di certo inosservate. E' terminato un inverno freddo e strano. La Nera Signora è stata lasciata indietro di due stagioni e mi garberebbe di farla arrancare e aspettare per chissà quant'ancora. Trentadue, trentuno e trentasei; vorrà dirci qualcosa? Non si saprà, ma è primavera e cantano i merli, meno uno: quello che, stamani, il gatto nero Redelnoir mi ha depositato, stecchito, sotto il tavolo. Ora se ne dorme beato sul letto, e si va verso il caldo. Cominciano le giornate lunghe, in quest'equinozio. I garages rigurgiteranno antichi sbuffi.


venerdì 16 marzo 2012

Requiem per un motorino (e per una targa)


L'ultima delle "foto dimenticate" presenta un motorino. Di motorini veri ce ne sono pochi nel TB: stanno perlopiù a disfarsi in garage e giardini, non più circolanti. Gli autentici ciclomotori, quelli che in Francia si chiamavano mobilettes, oramai non esistono più, o soltanto nella memoria di chi li ha conosciuti; ora ci sono "cosi" più grossi di una Kawasaki del '72, linee "avveniristiche" (tutte uguali, ovviamente), fari alogeni, computer di bordo e quant'altro. Prima, invece, "andare in motorino" significava inforcare qualcosa di più di una bicicletta dotata di un motore. Cantiamo quindi il requiem aternam al motorino con questo Gilerino trovato, appunto, dentro un giardino. Anche se fosse in piena efficienza, poi, non potrebbe circolare perché inquina (quegli altri, invece, vanno notoriamente a acqua di rose). Un requiem non soltanto per il motorino, ma anche per le "targhette", le prime mai emesse in Italia per gli scooter, che sono state messe recentemente fuorilegge. Non le vedremo più in giro, perché sono state tutte sostituite con quelle quadrate, vere e proprie targhe. A dire il vero, non ci ho mai capito nulla su come funzionasse la loro alfanumerazione (così come non ci si capisce nulla in quella attuale), ma è pur sempre qualcosa che se ne va.

Trionfo di Trionfi



Per terminare l'incontro-scontro con la "Mille Miglia storica" del 2011, ecco una vera e propria zuppa finale di spiderini Triumph di varie epoche (ricordiamo che, a Firenze, si dice rigorosamente Triùmpe, e che Tràiunf verrebbe considerato il nome di un'astronave aliena).

La prima, quella rossa padovana sul bisarcone, è una Spitfire del 1982. Anche qui, per quanto riguarda la pronuncia, ricordo che a Firenze si deve dire spitfìre così come si scrive, e non azzardarsi nemmeno a fare il ganzino della spitfàiaa. Se poi si volesse dire "sputafuoco", ché tanto quello vuol dire, sarebbe ancora meglio. Originariamente, le Spitfire erano dovute al designer italiano Giovanni Michelotti; e l'italica mano si vede bene. E' uno spider che non ha assolutamente nulla d'inglese, e ricorda decisamente il classico Duetto dell'Alfa Romeo.

Inglesissimo, invece, è l'appeal della seconda Triumph, quella (ahimè) ritargata e "pluridecorata" con ogni sorta di pataccone autodepocale. E' una TR3 in piena regola (risalente quindi agli anni tra il 1955 e il 1962), e le decorazioni le merita tutte quante.