mercoledì 4 aprile 2012

La prova d'amore





Qualche giorno fa, qualcuno se ne ricorderà, avevo annunciato di essere in partenza per Piacenza. Ci mancavo da qualche mese, per motivi non gradevoli; beh, sicuramente esserci potuto tornare è stato una bella cosa, per più di una ragione. A Piacenza, naturalmente, abita la celeberrima Piasintëina; e gli aficionados del TB avranno da tempo capito che con costei ho una liaison che dura oramai da diversi anni. Liaison che ha seguito anche la nascita e l'evoluzione del Treggia's Blog, dato che la suddetta era presente non soltanto il primissimo giorno del blog (il 1° giugno 2009), ma addirittura la sera prima quando ho fotografato la "Numero 1". Oltretutto, è autrice anche di non poche foto; insomma, love me treggingly le potrei dire.

Prova d'amore? La devo un po' spiegare. Chiaramente, tra di noi, le prove d'amore oramai non possono essere nel senso più comune del termine, dato che entrambi abbiamo già passato da un po' l'adolescenza. Lo vedete questo splendido esemplare di Typ 1 piacentino del 1966? Beh, per l'ennesima volta è stato fotografato esattamente davanti casa della Piasintëina, nella solita e quietissima stradina alberata che già ha fornito al blog alcune tregge di notevolissima fattura. A questo punto il sospetto è ben preciso: la Piasintëina, nottetempo, prima che arrivi va a scovarmi le tregge, le preleva e le sistema a dieci metri da casa, perdipiù nella strada dove usualmente parcheggia la sua macchina. Non sarebbe altrimenti possibile che, dopo sette mesi che non mettevo piede a Piacenza, zàc, la prima cosa che faccio è trovare una vettura del genere comodamente piazzata appena scese le (tante) scale di casa. Vi può essere prova d'amore più meravigliosa per un Treggista? Come si suol dire, Iddio li fa e poi li accoppia!

lunedì 2 aprile 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (4): TAV (Tregge a Altissima Varietà)




Appena reduce da un presidio NO TAV a Firenze, ché anche dalle mie parti in quanto a bucherelli e scavi di lorsignori non si scherza, introduco con queste vetture una vera e propria officina delle meraviglie che ho trovato in Valsusa.

Siamo ancora sulla statale tra Bussoleno e Susa. A dire il vero non so nemmeno se è un'officina, un deposito, uno sfasciacarrozze o cosa; forse, tutte e tre le cose. Forse nessuna delle tre. Per un Treggista Militante®, trovarsi di fronte a un posto del genere significa letteralmente perdere la testa, non sapere nemmeno dove rifarsi. E dire che il posto in questione era chiuso; ma qui il Treggista è portato a trascendere. Per dieci minuti si dimentica di acciacchi, malanni, età e scarsissima agilità anche quand'era ne' su' cenci, e si trasforma in acrobata. Sale su muriccioli, si mette in posizioni da contorsionista, sfida fossi e sterpaglie, maneggia la fotocamerina come fosse un giocoliere. Il Treggista Militante è, inutile dirlo, come un bimbo che si trova davanti, all'improvviso, alla fabbrica delle caramelle senza i genitori a rompere i coglioni; e le caramelle sono là, tutte per lui.

Già da queste foto si intuisce almeno un po' che cosa sia, quel posto. Un'autentica zuppa di tregge, targate, senza targa, polverose, in condizioni di carcassa; ruote accatastate, ceste piene di pezzi di motore, di tutto. E' giocoforza, quindi, dedicare tutte queste foto e quelle che seguiranno all'amico Fabrizio, che in un posto del genere si sentirebbe esattamente come me. La Valsusa è un posto meraviglioso; e se penso che anche questa treggiaia monstre potrebbe scomparire, mi viene la voglia di incatenarmici.

Per cominciare, comunque, ecco giustappunto, in primo piano nella terza foto dall'alto, una Fiat 131 di prima generazione, del 1976 (la targa, semicoperta dalla cestata di pezzi, è TO N91289). Sta accanto a una Fiat Panda 4x4 (auto-simbolo della Valsusa: ce l'hanno tutti) che potrebbe anche essere non all'ammasso e normalmente utilizzata, e che è comunque targata TO 41902E e è del 1985. Nella foto si vedono due vetture moderne (che non ci interessano) e, in alto all'estrema destra, una decrepita 500 senza targa, ancora palesemente con le portiere controvento e la strisciolina laterale; con queste caratteristiche, è senz'altro anteriore al 1964. Nella foto di mezzo si intravede che cosa sta dietro alla 131; la foto funge un po' da "panoramica" e se ne avrà a riparlare meglio in seguito (da notare comunque l'Apino 50 arancione). E non è che un piccolo assaggio.

Le tregge di Amici Miei (4): La crocifissione del Melandri


Una delle scene immortali non soltanto dell'Atto II, ma dell'intera saga di Amici Miei, è senz'altro la crocifissione del Melandri. L'architetto interpretato da Gastone Moschin, preso da crisi mistica per amore della bella, prosperosa e superbigotta Noemi (interpretata da una giovane Domiziana Giordano), stavolta fa nientepopodimeno che il Gesù Cristo in una rievocazione pasquale che, senz'altro, fa il verso a quella, famosissima, che si svolge il venerdì santo a Grassina. Al termine della scena, quando scoppia la furibonda procella e il martoriato Melandri viene lasciato in croce (cadendovi con una musata clamorosa) con la Noemi/Maddalena, gli altri scappano precipitosamente; ed è qui che la scena ci interessa anche dal punto di vista squisitamente treggistico. Gli altri amici suoi, infatti, se la telano a bordo di una Fiat 1100 di cui si legge perfettamente la targa. Il fermo immagine, stavolta, è stato effettuato direttamente da Mark B.: anche nel Treggia's Blog si sta formando una combriccola di amici nostri, oserei dire!


Come si può vedere, la 1100 utilizzata da Tognazzi, Noiret, Montagnani e Adolfo Celi per il fugone è targata FI 251717 (il che ne fa una protagonista anche della nostra "saga del 17", qui ce ne sono addirittura due!) ed è del 1964; nella scena deve far figura di vettura seminuova, dato che si svolge necessariamente prima dell'alluvione del 4 novembre 1966. E non è tutto: nella scena si vedono chiaramente anche due Fiat 850, una beige di lato in primo piano e l'altra, grigia, oltre la 1100. Di quest'ultima si intravede la targa, che ad un ingradimento del fermo immagine potrebbe essere AQ 51184 (sarebbe, in questo caso, del 1968 e rappresenterebbe quindi un anacronismo cinematografico). Ma non si vede sufficientemente bene, e quindi non si può essere del tutto certi di avere scovato un blooper.

Cinquini aprilanti




Ed eccoci al consueto appuntamento coi "Cinquini del mese", cominciando con quelli di "produzione propria"; poi toccherà naturalmente a quelli di Mark B., che sono come di consueto qualche tonnellata. Il qui presente, invece, incomincia con un meneghino molto assolato, ripreso in un luogo treggistico par excellence: un benzinaio. Del più classico grigio topo, è del 1966: un anno di tutto rispetto per questo Mezzsàcch con l'altrettanto classica sedileria rossa.


E siccome i benzinai non finiscono mai di fornire tregge, da un'altra parte della città non cambia di certo la musica. Questo qui, del 1968, aveva appena finito di fare benzina. Lo avete mai visto un Cinquino al rifornimento? Se non lo avete mai visto, fatelo perché è uno spettacolo che merita. Abituati come sarete a tappi automatici, sportellini sganciati dalla centralina elettronica e chiavi codicizzate, guardate come si riforniva quando le tregge erano tregge: aprendo il cofano anteriore, e infilando la pompa direttamente nel serbatoio. E capirete uno dei parecchi motivi per cui di 500 ce ne sono ancora così tante in giro: con dieci euri ci si va avanti per quindici giorni. Indistruttibili Cinquini!


Questo, invece, lo si potrebbe chiamare un "Mezzosacco di allenamento": la pratica della presa al volo ha bisogno di essere esercitata, e anche un Cinquino può servire all'occorrenza. E' targato FI 711947 ed è del 1974.





Infine, un Mezzosacco squisitamente localista & nazionalista. Al proprietario sarà toccato sí di acquistarne uno ritargato Pistoja, ma ha provveduto a specificare in modo non fraintendibile che lui è fiorentino, appondendo sulla targa un giglio rosso che, sicuramente, non lo farà mai scambiare per un piro. Siamo, manco a dirlo, all'Isolotto; e le tregge isolottine stanno dirigendosi rapidamente verso il giorno in cui avranno una categoria tutta loro!

A pensarci bene, si continua con la scaramanzia...




Non avevo nemmeno finito di pubblicare il post precedente, che mi son detto: "Oh, te, ci avresti da regolare un altro conto". E anche questo conto ha a che fare con "proprio quella sera". Con la nuova categorizzazione per modelli, infatti, l'ultima Alfetta era rimasta esattamente quella di quella certa sera là, che intenderei se possibile cancellare dalla mia vita. Non sarà chiaramente possibile, ma -come diceva il sig. Maggi- tutto fa brodo; e, quindi, ecco finalmente un'Alfetta di quelle serie, dure e pure, che manco a dirlo ho trovato non dico sotto casa, ma a cinquanta metri sí. Di fronte, peraltro, alla mia "pizzeria di fiducia". Per certi versi si tratta di una treggia unica nel TB: è infatti la prima per fotografare la quale ho fatto addirittura fermare un taxi su cui ero a bordo, per andare alla stazione (stavo andando a Piacenza); poi, ovviamente, m'è toccato spiegare all'esterrefatto e giòvine tassista tutta la storia, e facendogli pure vedere tutte le tregge presenti in quel momento nella Kodak. Beh, un po' di propaganda diretta al TB non farà male, visto che non è assistito da Facebook e altre moderne diavolerie; alle volte penso che un TB feisbuccato avrebbe un po' più "successo" (si fa per dire, ovviamente), ma a me garba così (e nei prossimi giorni avrete anche una notizia quasi clamorosa). Sull'Alfetta che, finalmente, "sostituisce" quella di quella sera, bisognerà dire che è di puro stile ufficiale, da "auto blu", e finanche un po' questurino; una "vocazione" che questa macchina aveva senz'altro, come quella a essere blindata. Questa qui, di primissimo modello, è del 1973.

Dovrò preoccuparmi?


Vabbè le tregge sotto casa, ma così si esagera. Mi devo forse anche un po' preoccupare: l'ultima volta che ho avuto una treggia a un metro dall'uscio, è stato nella serata tra il 20 e il 21 settembre 2011, e più o meno tutti sanno cosa mi è successo la notte stessa. Beh, mettiamola così: da quando ho scattato questa foto sono già passate un paio di settimane, e non è successo nulla; però perdonatemi se, subito dopo questo post, ne metterò un altro. Non si sa mai; effettivamente sono diventato un po' sensibile alla scaramanzia, proprio in questa settimana sto risolvendo i giochi della Settimana Enigmistica n° 4147 (numero nel quale c'è il "morto che parla"...) che è proprio quella di quell'infausta settimana, e inoltre il Treggista è di per sé un numerologo-cabbalista. Detto questo, andrà pur resa giustizia a questa motocicletta che è venuta a trovarmi nel vialetto di casa: una Guzzi Falcone che il proprietario mi ha assicurato essere del 1954 e di provenienza militare (il colore è originale).




La reimmatricolazione civile è del 1976 e presenta una targa "a gruppi di 20" (22 02 42) che è non poco interessante, tenendo conto anche dell'assai minore entità delle targhe motociclistiche. Preoccupazione scaramantica sí, ma chissà che questa nuova e strabiliante treggia sotto casa non cancelli (si spera definitivamente) gli effetti di quell'altra...!

domenica 1 aprile 2012

Truzzery





Di fronte alla sublimità della truzzeria, non valgono considerazioni su targhe nere o bianche. A parte il preciso sospetto di una reimmatricolazione, questa Opel Kadett con tanto di fanaleria esagerata, strisce e striscioline, cerchi in lega e portanonsoccosa (o sarà un roll-bar? Boh!) raccoglie in sé la quintessenza della truzzeria: quella per cui una data vettura può essere "bombardata" con ogni sorta di cose, senza perdere però un milligrammo dell'aspetto semi-impiegatizio dell'originale. Un esemplare paradigmatico per cominciare questo mese d'aprile!