giovedì 10 ottobre 2013

Papaveri


Ponte a Poppi, ai piedi di Poppi e del suo castello de' Conti Guidi -storiche e bellissime località del Casentino tra Firenze e Arezzo-, è nota per essere stato il luogo dove iniziò l'alluvione di Firenze; a Ponte a Poppi, infatti, l'Arno aveva cominciato a dare di fuori già dal giorno prima. D'accordo che l'alluvione del 1966 è un argomento ben presente nel TB; ma, francamente, Ponte a Poppi la abbiamo preferita un caldissimo Ferragosto con una notevolissima treggia "papaverosa", come si può osservare dalla dicitura commerciale del fioraio "Papaveri" di via Roma 100. Poiché si tratta di un "nuovo inizio", non si poteva che ricominciare con un Mezzosacco bianco, come la "Numero 1" del TB.

A riconfermare che i Cinquini sono i principali portatori di targhe memorabili, eccone qui una: AR 11 10 12; mancata di poco la terna in ordine numerico, ma va bene lo stesso per gli occhi di un Treggista accaldato e, allora, in piena crisi; la vetturetta è, comunque, della fine del 1970. Naturalmente, tutti i Treggisti che si trovassero a Ponte a Poppi e nella necessità di offrire dei fiori alla propria amata (o al proprio amato: sia mai che il TB faccia come la pasta Barilla!), sono invitati a servirsi dei "Papaveri". Ci si può fare, dicono, anche una discreta fumatina.

Un nuovo inizio



Bentornate, bentornati.

Ohibò, -vi direte- questo è pazzo. Ecco perché non aggiornava più il blog: era stato ricoverato alla neuro, e non è guarito nemmeno tanto bene. Torna sul blog dopo mesi, e esordisce con un "bentornate e bentornati"; casomai sarebbe lui il "bentornato", mica noialtri!

In realtà non ero alla neuro, e le bentornate o bentornati dovreste essere voi. Per la particolare "configurazione" del TB, che è un blog asociale con tanto di "network" di tal fatta, non ho volutamente -a parte qualche imprecisato conteggio e qualche sporadica citazione- nessuno strumento reziario per sapere se sarete o meno tornati da queste parti; preventivamente, quindi, vi do un nuovo benvenuto per un nuovo inizio. Non fa una grinza, no?

In questi mesi, ne sono successe. C'è stato, particolarmente, un episodio che mi ha come fatto passare la voglia di scrivere alcunché, e non solo sul TB; stavolta il "blackout" è stato totale. Ne ho accennato brevemente in un altro dei miei blog asociali, e basti questo; prima o poi, chiaramente, la luce si riaccende. 

Durante questo periodo, però, ho continuato imperterrito a fotografare tutte le tregge che mi capitavano a tiro; altre ancora mi sono arrivate da altre persone, ed altre ancora -come è normale- mi sono sfuggite sotto il naso. Come se il TB andasse comunque avanti, in stembài

Poi c'è stata anche la grossa novità.


Ci eravamo lasciati coll'oramai celebre Treggista appiedato, che si barcamenava alla bell'e meglio; il destino ha, in questo caso, deciso altrimenti. Qualcuno di voi, forse, se la ricorderà, questa Mercedes W 123 (200) dall'aspetto decisamente balcanico (il meglio che una Mercedes intreggita sa offrire). Per rinfrescare la memoria, eccovela qui. Per curiosi capricci del destino che non sto a spiegarvi, questa autovettura mi è stata regalata dalla sua storica proprietaria; indi per cui, non soltanto il vostro Treggista Preferito® ha cessato di essere appiedato, ma addirittura ora se ne va in giro (anche a fotografare tregge, naturalmente) a bordo di un treggione in piena regola. E di che razza di treggione monumentale si tratti, lo si può intuire dalle foto.


Si tratta, come detto, di una Mercedes 200 le cui origini sono riuscito a tracciare. È del 1980; per un ancor più curioso capriccio del destino, la sua targa originaria era di Massa-Carrara (in quell'anno attorno a MS 130000); tutti gli aficionados del TB avranno seguito l'interessante "saga" delle Tregge Carrarine, che sono targate in ogni modo tranne MS; e il Treggista si ritrova giustappunto con sotto il kiùlo una treggiona ex-carrarina ritargata Firenze (nel 1988, per la precisione). 2000 cc, impianto a gas (senza il quale non sarebbe possibile circolarvi; a benzina, farà circa 2 metri con un litro...), circa 200000 km (una bazzecola) e, soprattutto, condizioni assolutamente perfette dal punto di vista treggistico (quelle meccaniche sono, ovviamente, ottime: una macchina del genere è assolutamente indistruttibile). Insomma, il Treggia's Blog ha, finalmente, un suo automezzo ufficiale


Sottolineando che la targa, anzi la "ritarga", contiene sia la "paura" che il "morto che parla" (poteva essere altrimenti?), si deve specificare che, come da buona tradizione treggistica, questa autovettura ha un nome: si chiama "Plog". La cosa ha a che fare con la scrittrice di gialli Fred Vargas e col suo commissario Adamsberg, e rimando quindi alla lettura dei suoi romanzi; per quel che ci interessa qui, d'ora in poi verrà riferita come "la Plog", tout court.

Insomma, direi che come nuovo inizio non c'è male; e non vedo l'ora di tornare alla cara, vecchia treggia quotidiana. Bentornati, come dicevo!

mercoledì 31 luglio 2013

G&G (Giannini & Genova)



Non arriverò mai a capire i prodigi della tennologìa, io. O come gli avrà fatto, l'INSCO oramai diventato Treggista® (quasi) a tempo pieno, a scattare du' fotografie uguali, alla stessa macchina, nello stesso punto e nello stesso momento, e farle di du' colori differenti? Boh! Quel che conta, mi direte, è la macchina; nulla da obiettare all'obiettivo. E così, per la seconda volta nel TB, il nostro INSCO, grazie alla su' prodigiosa macchina bicolore e sicuramente anche tricolore (tutti sanno che si tratta di un fervente patriota dedito alla Bandiera e al Primato Morale e Civile degl'Italiani), ci consegna una treggia sì con targa genovese, ma rigorosamente ripresa a Firenze. Curiosamente assai, nel primo di questi due casi, la vettura genovese (una Fiat 500 Giardiniera intercettata una fredda e piovosa serata di febbrajo) era pure targata GE 38 e qualcosa; segno che, per stabilirsi a Firenze, le genovesi hanno a essere del 1969. Certo, non più ragazzine; ma buttale via delle 44enni messe bene come questa signora Giannini 595 la quale, i suoi "anta", li porta splendidamente e pure coi colori cangianti dell'INSCO. 

Di Giannini, Abarth eccetera si è parlato più che in abbondanza nel TB, ed è quindi inutile ripetere cose già stracatadette; il "Cinquino Bombardato" (perché di questo, ovviamente, si trattava...) col cofano posteriore rialzato fisso e il "rombo" che, ora come ora, farebbe imprigionare il produttore alla Cajenna per il resto de' su' giorni (con tanto di cotidiana impepata nel cvlo) per violazione di ogni possibile normativa sull'inquinamento acustico, è stato un "must" degli anni '60  e '70. Pare che i Cinquini bombardati, Giannini o Abarth che fossero, avessero un ascendente irresistibile sulle pischelle.

lunedì 29 luglio 2013

La Mugellana





L'epiteto di Mugellana (non "Mugellese"!) potrà, ai più, far venire a mente una famosa razza di galline nostrane che contengono fama e gloria alle Livornesi; ma poiché questo non è il Gallina's Blog (benemerito luogo telematico che suggerirei volentieri a qualcuno di fondare, assicurandogli il mio immediato sostegno e gemellaggio) bensì il Treggia's Blog, se per caso mi trovo nel vecchio Mugello potete star certi che, sebben iscarrozzato, un occhio ai lati delle strade ce l'ho sempre così come son sempre pronto all'imperioso comando rivolto al guidatore (in questo caso una guidatrice): FERMA! Anche perché ho la correttezza di avvertire chiunque mi stia trasportando che, da un momento all'altro, potrebbe sentirsi rivolgere una richiesta che non è gentile non per mancanza di cortesia, ma per semplice mancanza di tempo. La "reazione treggistica" deve essere spiegata abbondantemente, con l'avvertenza che non c'è il tempo di convenevoli del tipo: Affé di Dio, potreste, gentile madamigella, accostare un picciol secondo la vostra automobile affinché, sacro Cospetto, io possa fotografare l'autovettura antica che ho scorto mentre voi guidavate...?

Così, incrociando una sera dalle parti di Borgo San Lorenzo, il capoluogo mugellano che un tempo ebbi a frequentar molto ma dal quale mancavo oramai da parecchi anni, mi son visto questo più che notevole Mezzosacco (o Cinquino) che, anche a tener conto della specialità locale di cui sopra, di galline vive o già lessate nel brodo ne deve aver trasportate parecchie a partire dal 1965 quand'è stato immatricolato. Con problematiche parecchio diverse da quelle cittadine: il Mugello, attualmente devastato da autostrade, varianti di valico e TAV, resta comunque una zona assai impervia e di arrànchi, la nostra Mugellana del '65, ne deve aver fatti parecchi. Conservandosi peraltro benissimo, a parte lo stemma Fiat sul davanti che dev'essersi perso chissà dove e chissà quando (una caratteristica peraltro comune nelle vecchie "Nuove 500": via lo stemma e si vede girar la cigna di trasmissione; ma sono particolari, questi, da Treggista scafato e di vecchia data).

Encore les Caporniens, encore une Juliettà



Il vecchio slogan Tù is meglio che uàn è senz'alto universale, ma certo la sua applicazione del campo delle vecchie automobili rare (anzi, rarissime) rischia di non essere così agevole. Ma con i Caporniens tutto è possibile; e così, a pochi giorni distanza dalla Juliettà (o Julià) Sprint Speciale con targa francese delle Alpes Maritimes, rieccoli con un altro esemplare del genere, stavolta direi più proveniente dalle parti dell'Aspremont (a giudicare dalla targa di Reggio Calabria a cavallo tra il 1972 e il 1973; ma potrebbe trattarsi di una reimmatricolazione).  Insomma, il nostro buon Simone da Capornia ha fatto il bis di Giulie(tte) Sprint Special, con un intervallo di pochi giorni e effettuando, oltretutto, due "prese al volo" di notevole caratura fotografica, oltre che treggistica. Da alzarsi in piedi e applaudire, ricordando i bei tempi e gli inseguimenti che furono. Sulla Giulietta (o Giulia) SS è stato detto tutto in occasione del primo esemplare fransé, e quindi, qui, non ci resta che ammirare la bellezza epocale di tale modello da pinacoteca dell'arte moderna. Si stenta davvero a credere che, non molti anni dopo, con il marchio di Alfa Romeo sarebbe uscita fuori l'Arna...

giovedì 25 luglio 2013

Cosine carine




Andrà a finire, sì, che dovrò fare quantomeno una sezione speciale dedicata a Via Ciseri. In quei duecento metri di strada accanto a casa mia, ultimamente, sembra essersi concentrato l'Universo delle Tregge. Oggi la mitica via dedicata al pittore del Canton Ticino ci riserva una cosina carina, in tutti i sensi: una Cool Thing, visto che in inglese deve sembrare ancor più carina. Lèdiz en gèntlemen, ecco a voi nientepopodimeno che una bicicletta elettrica, novella emula del VéloSolex, per la quale -ebbene sì- son dovuto penetrare all'interno di un condominio il cui cancello era stato lasciato aperto. Ritenendo comunque che codesta mia sia una violazione della proprietà privata alquanto veniale, propongo queste foto della (o del?) "Cool Thing" in questione.

Il modo in cui la "Cosina carina" di via Ciseri vi dev'essere arrivata è quantomeno curioso e permette di dare un'occhiata ad un mondo sconosciuto ai più. Si deve partire dalla IGT, o International Games Trade: si tratta di un'azienda di import-export di gadgets vari, che vanno dai giocattoli agli addobbi natalizi, dai gaggettini disneyani alle "things" hi-tech. Come dire: ce n'è per tutti i gusti, basta che siano cose che -fondamentalmente- non servono a una sega di niente. Altrimenti, va detto, non sarebbero gadgets. This is Market, baby; si deve prenderne atto e stop. Tanto più che la "Bicielettrica", proposta a partire dal 2001 (il che ne fa, probabilmente, la più giòvine treggia di tutto il blog a parte qualche macchina fotografata solo per la targa), una sua utilità la ha senz'altro. Insomma, come dire: l'Isolotto è sì tutto quanto in piano e l'unica salita è rappresentata dalle rampe del ponte dell'Indiano (arteria che è peraltro caldamente sconsigliabile percorrere in bicicletta, elettrica o meno che sia), ma, se si va un po' oltre in questa città di poggi e buche, pedalare può diventare faticoso e non ci sono negozi di EPO a tutti gli angoli. Quindi, ben venga la "Bicielettrica" dell'importatore di giochini (prevalentemente di produzione cinese, taiwanese e coreana).

Il sito della IGT specifica che la "Bicielettrica" è distribuita tramite il "Mercatone Uno", dove l'ecologia è uno stile di vita. E vabbè, in un blog come questo, dove si tratta e si narra perlopiù di puzzolentissimi mezzi meccanici del tempo che fu, un po' è necessario rifarsi una verginità...

martedì 23 luglio 2013

La treggia sottofinestra



Il TB è abbastanza famoso per le "tregge sottocasa", vale a dire quelle (e sono tante: si pensi solo all'oramai mitica via Ciseri!) trovate all'Isolotto, negli immediati dintorni di casa mia. A rigore, poiché abito in un ex garage situato sotto il piano strada, bisognerebbe dire tregge sopracasa; ma ho deciso di risparmiare all'universo mondo tale inutile sottigliezza. Oggi, però, l'espressione "sottocasa" è pienamente giustificata. La treggia che vedete, infatti, mi è capitata esattamente sotto le finestrature di casa mia: sono quelle che vedete nella foto con la macchina presa di lato. Nella stessa foto, praticamente, vedete l'intera casa mia dall'esterno; esattamente dove è poggiato lo scaleo, all'interno si trova il tavolo da lavoro col computer dal quale viene compilato il Treggia's Blog. Quando si dice che, se il Treggista non va dalla Treggia, e la Treggia che va dal Treggista...

Incidentalmente, quando una treggia mi capita a pochi centimetri da casa ho un po' di timore scaramantico; la prima volta che mi accadde, la sera del 20 settembre 2011, poche ore dopo mi prese un infarto. Non metaforico per l'emozione: proprio un infarto vero, con tanto di terapia intensiva e tubicini infilati dentro. Come dire: ho aspettato qualche giorno prima di mettere queste foto, sincerandomi che tutto fosse a posto. Capirete bene il perché. Detto questo, dovete sapere che proprio accanto a casa mia ha sede una ditta di condizionamento d'aria, la quale, naturalmente, riceve dei clienti; la stupefacente (ed oltremodo rara) Opel Kadett 1000 Familiare che mi si è sistemata sotto le finestre appartiene giustappunto a un simpatico cliente dei condizionatoristi, ed è del 1974. E così, prendendo i classici due piccioni con una fava, vedete anche la curiosissima sistemazione abitativa del vostro Treggista Preferito®. Beh, un Treggista non poteva che vivere in un garage, no? Però non crediate che il garage in questione ospiti motori; si distingue invece per un gatto nero e per circa 2000 libri che vi sono stipati dentro, anche in bagno. L'unico garage al mondo dove basta chiedere per vedervi consegnare una grammatica della lingua laotiana o un dizionario ceco-mongolo. Non ci credete? Venitemi a trovare.

Dovrei raccontarvi anche un minutino della faccia del gentile cliente dei condizionatoristi, che mi ha visto sbucare da una porta in mutande con in mano una fotocamerina digitale per riprendergli la Kadett familiare; naturalmente lo ringrazio per essere sopravvissuto alla non celestiale visione, ora che mi sto pure facendo crescere un barbone da extraparlamentare degli anni '70. Ma così è, e bisogna pigliarmi come sono. Del resto, anche essere quel che sono è una specie di mestiere, l'unico che so fare bene.