giovedì 17 ottobre 2013

Volterra: Tregge, Vino, Canzoni



Lo scorso mese di agosto, durante il silenzio blogghistico, io e la Piasintëina siamo andati a Volterra, etrusca, ventosa e alabastrina città antichissima. Ci siamo andati con l'intento d'assistere a un'iniziativa del locale Circolo Anarchico, che è sito immediatamente sotto il Maschio che ci riporta al celebre canto del Batacchi; iniziativa che prevedeva anche un concerto del cantautore (anarchico) Alessio Lega e del suo fisarmonicista Guido Baldoni (che è il figlio di Enzo Baldoni). Tra parentesi: il circolo Anarchico di Volterra è dedicato a Pietro Gori. Così tanto per non allontanarsi troppo dal leitmotiv di quest'ottobre.

Volterra bisogna farsela a piedi; anzi, a scale. Bisogna lasciare la macchina a un parcheggio pubblico sotto le ciclopiche mura, e poi scarpinare come forsennati. Il Dio de' Bivi ha vorsùto che, proprio nel parcheggio dove avevamo lasciato la macchina, si trovasse il furgone dell'osteria dove si doveva andà a mangiare noialtri anarcacci impenitenti: la Vena di Vino. Da qui l'insolita foto iniziale, che mostra la fiancata del bàcchico furgone. Anarchia, Vino e Tregge: una sintesi pressoché perfetta nella bollente giornata estiva. Il furgone dell'osteria era questo:


Insomma: l'osteria volterrana, come proprio mezzo di lavoro, è andata a scovare nientepopodimeno che un T2 pianalato originario del Portus Naonis, vale a dire Pordenone. Un mezzo di per sé parecchio raro: nel TB, credo, è soltanto il terzo esemplare. La provincia di Pordenone fu istituita nel 1968, ed è notoriamente la provincia di recente creazione che ha raggiunto, come targhe automobilistiche, il numero più alto (il 5 maggio 1994 si fermò definitivamente a PN 361800, una targa che molte provincie originarie del '27 manco si sono sognate). Con questa targa siamo al 1972.

Sarebbe bastato questo; senonché, la sera stessa è accaduta una cosa che posso tranquillamente definire unica.

Terminata l'iniziativa al Circolo e consumata un'abbondante e parecchio alcòlica cena all'osteria (dove, come è lecito attendersi, non sono stati serviti raffinati e delycati piattini fronscèsi), è arrivato il momento del concerto; il quale si è tenuto nella medesima strada del centro volterrano dove si trovano sia il Cricolo Anarchico che l'Osteria. Strada curiosamente addobbata di vessilli rossi e neri misti a quelli del solito corteo storico in finti abiti medievali, cosa di prammatica nelle estati delle storiche città toscane e di mezz'Italia. Una strada parecchio stretta, ovviamente; dove avrebbero sistemato i mùsici? Presto detto, e guardate un po':



Come dire: nel TB, in quattr'anni e mezzo, se ne sono viste di tutte e di più però una treggia trasformata in palco musicale no, non s'era mai veduta. Una treggia spettacolare nel senso più letterale del termine. Vi potete immaginare come mi sentivo: come un pesce non nel mare, ma addirittura in più mari che gli sono diletti. Tutti quanti, peraltro, mari di ottimo vino; lo conoscevo poco, il vino volterrano, ma devo dire che si si fa bere parecchio bene pur non avendo pretese di chissaccosa. Erano giorni un po' così, ed è stata una serata che mi ha -tra le altre cose- risollevato parecchio. In fondo, come il vino di Volterra, neppure io ho gran pretese. 

Alessio e Guido li conosco da un bel po'; sono, oltre che ottimi artisti, soprattutto amici e compagni. Sono persino riuscito a far loro cantare una canzone di parecchio tempo fa, che non fanno più usualmente in concerto. Vi vorrei, per oggi, lasciare con questa. Parla della tomba di un aristocratico russo che ne combinò di cotte e crude.




mercoledì 16 ottobre 2013

Ultime nòve dalla Treggiaja Campese


Il grosso spiazzo all'inizio di Marina di Campo, normalmente adibito a parcheggio ma dove, il mercoledì mattna, si tiene il mercato, può oramai a buon diritto chiamarsi la Treggiaja Campese. Uno di quei posti dove il Treggista Militante® va praticamente a colpo sicuro; e di "colpi sicuri" ne avevo bisogno quest'anno, in cui le Tregge Elbane sono state dimolto poche. 

La Treggiaja Campese si trova, come detto, all'inizio del paese di Marina di Campo. I campesi chiamano quel quartiere, edificato pressoché in modo selvaggio negli anni '60, "Longarone"; probabilmente dovette ricordare loro, coi suoi palazzoni, la diga del Vajont. Il soprannome, però, si è rivelato curiosamente e spiacevolmente premonitore un paio d'anni fa precisi, il 7 novembre 2011, quando tutta Marina di Campo è stata sommersa da due metri d'acquaccia e fango. Nulla di paragonabile, fortunatamente, all'immane tragedia del Vajont (anche se una persona è morta); ma forse, d'ora in poi, sarà meglio soprassedere con certi soprannomi.

Ci è stata "consegnata", come ultima Treggia Elbana del 2013, questa 500 pistoiese in trasferta sull'Isola, imprezïosita da addobbi fiatteschi all'interno; è del 1972.

martedì 15 ottobre 2013

Sant'Ilario, Anarchisti e Vespe


Stavolta, come vedete, sono stato di parola. Avevo promesso un rapido ritorno al TB dopo qualche giorno sull'Isola, ed eccomi qua con tante, tante cose negli occhi e nella mente, e anche con qualche piccola treggia. Non bisogna aspettarsi granché, d'ottobre all'Elba è grassa se ci sono gli abitanti; ma qualcosa s'è rimediato, e anche qualcosa di pressoché strabiliante come questa qui.

Il paese di Sant'Ilario. nome completo Sant'Ilario in Campo, se ne sta arroccato su balze di granito accanto al suo "fratello di pietra", San Piero (in Campo anche lui, come Rinaldo), alle pendici del Monte Perone prima, e del Capanne poi. Se qualcuno crede che la qualifica di "monte" sia un po' troppo per delle alture che superano di poco i mille metri, provi a partire la mattina e andare su, in cima, a piedi; certo, non saranno le vette himalayane e nemmeno quelle alpine, ma arrivare lassù non è nemmeno uno scherzetto da ragazzi.  A differenza dell'Himalaya e delle cime alpine, poi, una volta in cima si vede un mondo di mare, di isole e di coste; mi spiace molto per le sacre vette del Pamir, dove peraltro non sono mai stato e dove non metterò mai piede, ma io non farei a cambio con la Pianosa, con Giannutri, con la Capraia e anche con la Corsica. A ciascuno il suo, e il mio è questo qua.

Sant'Ilario e San Piero sono stati paesi di cavatori di granito, e sembra che tra il cavar pietre e l'Anarchia ci sia sempre stata una certa qual corresponsione; Carrara docet. Fatto sta che Sant'Ilario, che peraltro (al pari di San Piero) è un paese di stupefacente bellezza, si è ritrovato non dico a far nascere, ma a fabbricar la materia prima e ad accogliere sovente una delle principali figure dell'Anarchismo italiano: Pietro Gori.


A chi, meschin'egli, non conoscesse il nome di Pietro Gori, gioverebbe forse ricordare che è l'autore di Addio Lugano bella, il cui manoscritto è conservato proprio all'Elba, presso l'archivio del Comune di Portoferrajo; e, del resto, l'avvocato libertario la cui intera vita fu al servizio degli Umili e de' Diseredati, e che per questo ebbe a patire galere e esìli, era di famiglia elbana, e giusto di Sant'Ilario in Campo, nonostante fosse nato per isbaglio a Messina nelle Sicilie. All'Elba e a Sant'Ilario sempre fu legato a doppio filo, rimanendo una figura quasi sacra per gli elbani anche in tempi di mia memoria; e a Portoferrajo partì da questo mondo il giorno otto di gennajo del mille e novecentoundici, a soli quarantasei anni. L'Elba si riempì di lapidi, monumenti e strade dedicate a Pietro Gori, che -come si legge in questa, "il fascismo violò" e che furono "riconsacrate dal popolo".


Indissolubile, quindi, il nodo tra Pietro Gori e Sant'Ilario di pietra; e, a ribadirlo, oltre al Pietro suo, Sant'Ilario è nota per aver dato i natali anche ad un noto musicista, il compositore di operette Giuseppe Pietri (l'autore dell'Acqua Cheta). Pietre, Pietro, Pietri; tutto sembra tornare. Ivi compresa la Vespa di partenza, ve la ricordate?, che sembra essersi un po' persa in tutto questo gran divagare. Eppure, anche lei partecipa dell'immenso uman pietrame che siamo andati cavando stasera.


Dentro Sant'Ilario non si entra con le macchine. Non servono divieti perché il paese di vieta da solo: praticamente è fatto tutto a scale e gradini. Per qualche viuzza o angiporto, però, un Vespino può passare; e ci può esser sempre bisogno di portare un pacco d'acqua, un pentolon di zuppa o un mezzo cignale marinato a casa. Indi per cui, un Vespino come questo "Primavera 50" d'un anno imprecisato perché nascosto dal moderno targhino del càppero, ma sicuramente non vicino, è un mezzo che a Sant'Ilario ci sta a meraviglia.


A Sant'Ilario, ovviamente, non si va tanto per il sottile. Il salmastro scrosta le vernici, e a un certo punto c'è bisogno di dare una bella riverniciatina: alle persiane, ai muri e alle Vespe. Allo stesso modo e anche con lo stesso colore delle persiane: si piglia una pennellessa, e via. Se è avanzato un barattolo di vernice, perché sprecarlo? Dalle foto non so se appare chiaro a quale razza di riverniciatura sia stato sottoposto il Vespino; ma vi posso assicurare che, dal vivo, faceva un effetto quasi di allegria!

venerdì 11 ottobre 2013

Far finta di essere nani


Da quando il vostro Treggista Preferito® si è ritrovato non soltanto di nuovo motorizzato, ma addirittura ben "treggiato" a puntino con la "Plog", ha scoperto sensazioni del tutto nuove, e alquanto gradevoli. Dopo aver passato anni a fotografare tregge altrui a bordo di sia pur gloriose utilitarie, ora è il suo turno di essere osservato. Scoprire gli sguardi di stupore ai semafori, i labiali dei bambini che dicono al babbo "guarda che macchinaaaaa...!", l'ometto che ti chiede informazioni quando la vede parcheggiata, il tabaccaio che ti chiede addirittura di farci un giretto sopra...Treggista sempre sì, e nell'anima, ma ora anche un po' oggetto di eventuali altri Treggisti. Come dire: il mondo sarà sì una valle di làgrime, ma qualcosa deve pur addolcir la vita. 

Stavo giusto ragionando di tutto questo tra me e me, l'altro giorno, appena voltato l'angolo di casa; perché, ebbene sì, siamo sempre -e imperterritamente- all'Isolotto. Mentre stavo ragionando, ecco che mi spunta davanti questa cosa qui.


Una delle sensazioni cui stavo pensando, è quella di essere a bordo di ciò che è stato un mastodonte. Ai suoi tempi, vale a dire quelli di vetture di dimensioni dal piccolo all'umano, una Mercedes 200 faceva la sua porcaccia figura coi suoi cinque metri e dieci; ora, d'accordo, in confronto a certi SUV che si vedono in giro sembra una Cinquecento o roba del genere. Però riesce sempre a sembrare più grande anche del SUV più enorme: caratteristica delle vecchie Mercedes balcanizzate (o "inzingarate") è quella di abbandonare la tronfiezza per assumere la vera maestosità della Megatreggia. Nel pensare tutto questo, mi sono ritrovato davanti agli occhi una Bentley. All'Isolotto La Regina d'Inghilterra, Lord Halifax o Paul Getty in via Pio Fedi davanti a i' meccaniho accanto a i'macellaro. Essere Treggista Militante® è anche questo.

All'improvviso, sono stato ricondotto alla realtà, e son tornato a sentirmi un nanerottolo come quando sbucavo fuori dalla Saxo scassata o dalla Fiesta ancor più scassata; mi son ritrovato a scrutare questa gigantessa di 6600 cc di cilindrata, e lunga quasi sei metri. Lucidata col bruschino e agghindata per un matrimonio; come dubitarne! Credo sia una Mark qualcosa, appartenente al lungo periodo in cui la Bentley non era, in fondo, che un semplice marchio della Rolls-Royce che soltanto manteneva il marchio della "B" alata; ma i modelli erano uguali. Insomma, è una Rolls marchiata Bentley; una specie di visione dietro casa.


Assolutamente inutile e fuori luogo, per una vettura del genere, fare le usuali considerazioni sull'anno di immatricolazione, sulla targa nera o bianca che sia, e quant'altro; qui siamo di fronte a qualcosa di quasi soprannaturale in una strada della qualsiaseria fiorentina. Così ho fotografato con deferenza e ammirazione, e sono rimontato a bordo della "Plog" andandomene per i fatti miei e facendo comunque voltare qualche testa per la strada. Ma la Bentley di via Pio Fedi rimarrà negli annali del TB.


giovedì 10 ottobre 2013

Dunelba alla vigilia


Ho avuto, come detto in altro post di oggi (giornata del nuovo inizio), un'estate piuttosto travagliata; e di ciò mi dispiace sommamente perché io sono, letteralmente, uno di quelli che aspetta l'estate tutto l'anno (o, come dice Francesco Guccini in una sua somma canzone, Lettera, uno di quelli che aspettano l'inverno per desiderare una nuova estate). Fatto sta che anche le mie puntate elbane sono state brevi e scarse, con la conseguente mancanza del consueto appuntamento al termine dell'estate; inoltre, ci sono andato durante l'appiedamento (seppure avessi, pittorescamente, a disposizione una vettura prestatami gentilmente). Mentre scrivo, ora, mi trovo però alla vigilia di una puntata elbana ottobrina: domattina parto. Indi per cui c'è sempre la speranza di trovare qualche nuova treggia da aggiungere a quella che è per me -lo dico francamente- una delle "categorie" più sentite di questo blog. Per qualche giorno è possibile che il TB resti fermo, ma stavolta non per crisi o "blackout"; semplicemente per mancanza di collegamenti Internet (il wifi all'Elba? ah ah ah!)

Ciononostante, nel mese di luglio, una treggia elbana sono riuscito a rimediarla, in quel di Portoferraio e persino davanti alla mitica Osteria Libertaria (io la proporrei volentieri per il premio Nobel per le osterie, ma mi dicono che preferiscono dare quello per la pace a Baracco Obama, pensate un po'). E non è una treggia elbana di poco conto, dato che ci testimonia la presenza sull'Isola di almeno una Duna berlina. Nemmeno l'Elba, quindi, si rivela immune dalla dunite perniciosa virulenta che colpì la penisola italiana tra gli anni '80 e '90; qui l'immane modello della Fìatte brasileira (ovvero: come essere inutilmente planetari) ha una targa livornese del 1989, l'anno della caduta del muro di Berlino. Peccato, però, che quel muro crollò addosso alle Trabant, e non alla Duna. Vabbè, non si può avere tutto dalla vita!

L'ho chiamata comunque Dunelba sfruttando una cosa assai diffusa sull'Isola: quella di aggiungere il suffisso -elba ad ogni cosa. All'Elba si producevano le bibite gassate Spumelba, il tonno in scatola Napoleonelba, c'è il forno Panelba e così via; c'è chi ipotizzava che un'eventuale ditta di spurghi locale si potesse chiamare Merdelba, oppure una di preservativi Scopelba. Noi, qui, ci limitiamo alla Duna; buona visione, e a presto.

Papaveri


Ponte a Poppi, ai piedi di Poppi e del suo castello de' Conti Guidi -storiche e bellissime località del Casentino tra Firenze e Arezzo-, è nota per essere stato il luogo dove iniziò l'alluvione di Firenze; a Ponte a Poppi, infatti, l'Arno aveva cominciato a dare di fuori già dal giorno prima. D'accordo che l'alluvione del 1966 è un argomento ben presente nel TB; ma, francamente, Ponte a Poppi la abbiamo preferita un caldissimo Ferragosto con una notevolissima treggia "papaverosa", come si può osservare dalla dicitura commerciale del fioraio "Papaveri" di via Roma 100. Poiché si tratta di un "nuovo inizio", non si poteva che ricominciare con un Mezzosacco bianco, come la "Numero 1" del TB.

A riconfermare che i Cinquini sono i principali portatori di targhe memorabili, eccone qui una: AR 11 10 12; mancata di poco la terna in ordine numerico, ma va bene lo stesso per gli occhi di un Treggista accaldato e, allora, in piena crisi; la vetturetta è, comunque, della fine del 1970. Naturalmente, tutti i Treggisti che si trovassero a Ponte a Poppi e nella necessità di offrire dei fiori alla propria amata (o al proprio amato: sia mai che il TB faccia come la pasta Barilla!), sono invitati a servirsi dei "Papaveri". Ci si può fare, dicono, anche una discreta fumatina.

Un nuovo inizio



Bentornate, bentornati.

Ohibò, -vi direte- questo è pazzo. Ecco perché non aggiornava più il blog: era stato ricoverato alla neuro, e non è guarito nemmeno tanto bene. Torna sul blog dopo mesi, e esordisce con un "bentornate e bentornati"; casomai sarebbe lui il "bentornato", mica noialtri!

In realtà non ero alla neuro, e le bentornate o bentornati dovreste essere voi. Per la particolare "configurazione" del TB, che è un blog asociale con tanto di "network" di tal fatta, non ho volutamente -a parte qualche imprecisato conteggio e qualche sporadica citazione- nessuno strumento reziario per sapere se sarete o meno tornati da queste parti; preventivamente, quindi, vi do un nuovo benvenuto per un nuovo inizio. Non fa una grinza, no?

In questi mesi, ne sono successe. C'è stato, particolarmente, un episodio che mi ha come fatto passare la voglia di scrivere alcunché, e non solo sul TB; stavolta il "blackout" è stato totale. Ne ho accennato brevemente in un altro dei miei blog asociali, e basti questo; prima o poi, chiaramente, la luce si riaccende. 

Durante questo periodo, però, ho continuato imperterrito a fotografare tutte le tregge che mi capitavano a tiro; altre ancora mi sono arrivate da altre persone, ed altre ancora -come è normale- mi sono sfuggite sotto il naso. Come se il TB andasse comunque avanti, in stembài

Poi c'è stata anche la grossa novità.


Ci eravamo lasciati coll'oramai celebre Treggista appiedato, che si barcamenava alla bell'e meglio; il destino ha, in questo caso, deciso altrimenti. Qualcuno di voi, forse, se la ricorderà, questa Mercedes W 123 (200) dall'aspetto decisamente balcanico (il meglio che una Mercedes intreggita sa offrire). Per rinfrescare la memoria, eccovela qui. Per curiosi capricci del destino che non sto a spiegarvi, questa autovettura mi è stata regalata dalla sua storica proprietaria; indi per cui, non soltanto il vostro Treggista Preferito® ha cessato di essere appiedato, ma addirittura ora se ne va in giro (anche a fotografare tregge, naturalmente) a bordo di un treggione in piena regola. E di che razza di treggione monumentale si tratti, lo si può intuire dalle foto.


Si tratta, come detto, di una Mercedes 200 le cui origini sono riuscito a tracciare. È del 1980; per un ancor più curioso capriccio del destino, la sua targa originaria era di Massa-Carrara (in quell'anno attorno a MS 130000); tutti gli aficionados del TB avranno seguito l'interessante "saga" delle Tregge Carrarine, che sono targate in ogni modo tranne MS; e il Treggista si ritrova giustappunto con sotto il kiùlo una treggiona ex-carrarina ritargata Firenze (nel 1988, per la precisione). 2000 cc, impianto a gas (senza il quale non sarebbe possibile circolarvi; a benzina, farà circa 2 metri con un litro...), circa 200000 km (una bazzecola) e, soprattutto, condizioni assolutamente perfette dal punto di vista treggistico (quelle meccaniche sono, ovviamente, ottime: una macchina del genere è assolutamente indistruttibile). Insomma, il Treggia's Blog ha, finalmente, un suo automezzo ufficiale


Sottolineando che la targa, anzi la "ritarga", contiene sia la "paura" che il "morto che parla" (poteva essere altrimenti?), si deve specificare che, come da buona tradizione treggistica, questa autovettura ha un nome: si chiama "Plog". La cosa ha a che fare con la scrittrice di gialli Fred Vargas e col suo commissario Adamsberg, e rimando quindi alla lettura dei suoi romanzi; per quel che ci interessa qui, d'ora in poi verrà riferita come "la Plog", tout court.

Insomma, direi che come nuovo inizio non c'è male; e non vedo l'ora di tornare alla cara, vecchia treggia quotidiana. Bentornati, come dicevo!