Rottamazione? Incentivi? SUV? Auto nòve nòve tutte standardizzate? A me 'ste cose non garbano punto;ma punto punto. Mi garbano invece le macchine vecchie, colorate, puzzolenti, piene di storia e di carattere; e le vo a fotografare in giro per la città, prima che scompaiano. Il blog del passatista automobilistico e di tutti coloro che inchiodano quando vedono una venerabile bagnarola fare una pernacchia alla macchinina da fighetti. La Bibbia dell'Eurozzèro a disposizione d'i' vórgo!
domenica 31 maggio 2026
San Bartolo a Cintoia
Questo post si apre insolitamente non con l'immagine di una treggia qualsiasi, ma con un curioso e simpatico mural (segnalo che non si dice "murales", che è il plurale) dipinto da mano ignota, appunto, su un muro. Tale muro ornato del mural segna l'inizio di un'antichissima e curiosa strada suburbana di Firenze: via di San Bartolo a Cintoia. Prima di entrare nello specifico del TB, e di dire che cosa ci sia dietro a quel muro e a quel mural, toccherà quindi parlare -seppur sommariamente- di questa strada. Damen und Herren, eccovi dunque catapultati nella sezione storica del Treggia's Blog.
Tutta la zona qua d'intorno, che poi è quella in cui abito, si chiama Cintoia, in senso lato. Il termine, derivato dal latino centuria (sì, quella dei centurioni), indicava tutto l'ager altamente alluvionale del fiume Arno ad ovest della neonata Florentia. Ager che, essendo stato assegnato ai veterani di guerra per coltivar la terra e passare una dignitosa, ancorché frugale vecchiaja, fu, appunto, centuriato, cioè suddiviso in centurie (termine che, ovviamente, indicava una ripartizione in cento parti). Tutto questo, è bene ricordarlo, avveniva verso l'anno 59 a.C.; roba, quindi, di duemila e rotti anni fa. Dopo duemila anni, insomma, il nome è rimasto e tutta la zona ne reca ancora la memoria ("cintoia", va detto, è un termine che, nei toponimi, è rimasto un po' nella Toscana intera; anni fa si vendeva persino un'acqua minerale "Cintoia", celebre per essere stata forse la prima acqua commercializzata in tetrapak).
Col tempo, si sentì evidentemente il bisogno di specificare un po' meglio in quale parte della vastissima Cintoia ci si trovasse. Siamo nell'alto medioevo: nascono le pievi, ovvero le chiesette di campagna attorno alle quali si formano delle borgate di campagna abitate da i'popolo ignorante e ciuco (lat. plebs, da cui "plebe" per via colta, e "pieve" per via popolare). Della pieve intitolata a S. Bartolommeo (ovvero San Bartolo) e della relativa borgata si comincia a avere notizia nell'anno 734. No, non dico "1734", ma proprio 734. Da ben due anni (732) si era svolta la battaglia di Poitiers che aveva visto la grande vittoria di Carlo Martello:
Probabilmente in quegli anni si vengono a formare anche le strade che attraversavano tutto l'agro di Cintoia, identificate spesso coi nomi delle varie pievi: oltre a via di San Bartolo a Cintoia, anche la via di Santa Maria a Cintoia, il viuzzo di Santa Maria a Cintoia, e giù tutta una sequele di tabernacoli, crocifissi e madonne (cosa del resto ovvia: che altro ci poteva essere per caratterizzare una data zona...?). E così ecco anche via delle Torri a Cintoia (oggi chiamata semplicemente "via delle Torri"), il viuzzo del Crocifisso delle Torri, la via Madonna di Pagàno (metto l'accento perché non vorrei si equivocasse il vetusto nome della strada con una esclamazione di giubilo in occasione di un debito onorato dopo diciannove anni)ecc. ecc. ecc. Il quartiere dove attualmente abito si chiama proprio "Le Torri a Cintoia", nome rimasto esclusivamente come "centro commerciale naturale" perché il quartiere viene detto comunemente soltanto "Le Torri". Siamo, insomma, nel quartiere 4, o "Isolotto-Legnaia", dietro la famosa Villa Vogel (detta un tempo, chissà perché, "Villa delle Torri" in quanto munita tuttora di due autentiche torri certificate e conclamate). E' in assoluto la zona più bassa di tutta Firenze, ed è logico che la sua toponomastica sia caratterizzata da cose che svettano (torri, campanili ecc.). Le plat pays, insomma.
Ecco, da qui si diparte la nostra via di San Bartolo a Cintoia. La quale è lunghissima e suddivisa attualmente in almeno quattro pezzi indipendenti, in quanto separati da: viadotti, nuove agglomerazioni edilizie, attraversamenti, ecc. Dietro casa mia c'è il primo pezzo, che si interrompe di brutto tranciato da un viadotto. Ricomincia al di là del viadotto con delle scalette pedonali, si fa un altro pezzettino dove si trova un'antica cascina e un liceo, poi sfocia in uno stradone e si perde. Per andare a ritrovarla bisogna essere della zona. Si fa un altro breve tratto tra i palazzoni, e poi ricomincia dal nulla due o tre isolati oltre, con un tratto, stavolta lungo, che attraversa la borgata di San Bartolo a Cintoia, passa davanti alla pieve e termina da un'altra parte dello stradone in corrispondenza di un piccolo e delizioso cimiterino che un tempo era di campagna. Attraversato per l'ennesima volta lo stradone che reca al Ponte dell'Indiano e all'Argingrosso, via di San Bartolo a Cintoia ricomincia, perdendosi letteralmente nella campagna. Pochi vi si sono mai recati. C'è chi dice che termini a Pisa, chi addirittura nella Gallia Narbonense. Io l'ho percorsa soltanto fino a un più modesto Mantignano. E fa pur sempre una bella passeggiata, credetemi. Nella foto sotto, la pieve di San Bartolo a Cintoia.
Insomma, d'accordo. Il sommario preambolo si è trasformato in un autentico trattato di Cintoiologia. Me ne rendo conto, e ammetto di non avere mai avuto il dono della concisione nonostante professi il mio amore per i folgoranti frammenti eraclitei. Quindi, sempre che siate arrivati fino a questo punto senza mandare in culo me e San Bartolo a Cintoia, forse vi chiederete un po' spazientiti: "Ma insomma, ci vuoi dire che ca*** c'era dietro quel muro col mural all'inizio dell'antichissima via di San Bartolo a Cintoiaaaaa...??? Ma è un blog di questa ceppa di mi***** che si occupa di vecchi catorci, o il blog del prof. Barbero?!?". Assolutamente sacrosanto. Ecco infatti, tadàn, che cosa c'era dietro quel muro:
C'erano due motocicli.
Uno dei due, quello bianco, è una vecchia ancorché comune Vespa 125 senza targa. Quello rosso, invece, è nientepopodimento che un Moto Guzzi "Galletto" del 1959. Ancora con la sua brava targa di Firenze (una rarità oramai: trovare a Firenze tregge targate Firenze è diventato impossibile o quasi), che ci testimonia di lontani anni in cui le targhe motociclistiche superavano quelle automobilistiche. Ridotto male, arrugginito, tutto quel che si vuole, ma ancora bello rosso fiammante, fiero e per nulla rassegnato. Che "Galletto" sarebbe, sennò...? Mica il galletto amburghese Vallespluga, poveretto...!
In questa presa laterale si vede nientepopodimento che l'ombra del Treggista che, furtiva, sta fotografando il Galletto nelle primissime ore del mattino. Sì, perché il Galletto, lo confesso, si trova all'interno di uno spazio privato dove sono penetrato di soppiatto approfittando del cancello costantemente spalancato. Come invitare la lepre a correre, sebbene ultimamente non sia certo un gran velocista. Firulì, firulà, ho fotografato e sono fuggito per via di San Bartolo a Cintoia -che è pressoché deserta sempre e costeggiata da graziosissime villette e bei giardini, nonché reame di un gattone tigrato che prima o poi, giuro, finirà nel TB con tutti gli onori.
Insomma, ecco finalmente la prima treggia (anzi, le prime tregge) del "nuovo corso". Vale a dire, tregge reperite pochi giorni fa, e non sfruttando materiale già fotografato negli ultimi anni sabbatici. Qualcosa resiste: prevedo grosse, enormi passeggiate, che del resto mi fanno tanto bene. Il TB è diventato salutista: mamma mia....
PS. Quasi lo dimenticavo: San Bartolo a Cintoia, non molti lo sanno, ha persino una canzonetta in cui vi è ambientata una curiosa storia di stampo decisamente goliardico, e, ancor di più, scatologico nella più pura tradizione toscana (si pensi solo all'Inno del Corpo Sciolto di Benigni...). Rimandando all'interpretazione dell'indimenticato Riccardo Marasco, raccomando di mandare a letto i bambini o quantomeno di non permettere loro la lettura di questo post fino a questa parte conclusiva.
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