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lunedì 30 dicembre 2013

Dalla Val d'Aveto (2): Foto di famiglia alle Ferriere



Vi ricordate della Val d'Aveto? Se ne era parlato in questo post, delle sue bellezze e delle sue tregge. Da un bar delle Ferriere, uno dei paesi di quella valle di minatori e di emigrazione in Francia (mezza Nogent sur Marne è popolata di minatori delle valli Piacentine), proviene questa curiosa cosa. Quella che sembra una specie di foto di famiglia con automezzi, sistemata in una cornice a vetro all'interno del locale. Il riflesso sul vetro, purtroppo, è inevitabile; ma delle belle cose si vedono lo stesso e, a suo tempo, ho provato a prendere dei particolari ingranditi. Si proceda da sinistra a destra.


Il primo camion a sinistra sembra essere il "medio" per eccellenza della Fiat Veicoli Industriali degli anni '50; perché negli anni '50 siamo, e nei primi. Si riesce a leggere abbastanza agevolmente la targa PC 17904 (o PC 17934?) di questo Fiat 640N che deve risalire ai primi mesi del 1952. Il camion sembra nuovo di pacca, e situare la foto proprio nell'estate del '52 (visto l'abbigliamento leggero dei personaggi) non è di fuori.


La targa anteriore di questa Fiat 500 C (non si riesce a capire se sia o meno una Belvedere, quindi viene registrata secondo il modello-base), che funge da "appoggino" per i due personaggi in posa (sicuramente due persone della famiglia dei gestori del caffè), si legge inequivocabilmente bene: PC 16990. Proviene in pieno dal 1951. Sussistono pochi dubbi sul fatto che sia stata sistemata a bella posta tra i due mezzi pesanti, per fare giustappunto la figura del "topolino".

Il riflesso del vetro copre purtroppo interamente la parte anteriore dell'autocisterna a destra; non c'è stato verso di eliminare l'inconveniente. Resta l'insieme di questa foto che ritengo, comunque, bellissima. E' una foto di lavoro, che ben si addice a quelle plaghe che al lavoro, e quello duro, hanno pagato un prezzo altissimo in emigrazione; e questo post vuole essere anche un mio personale omaggio.

domenica 9 dicembre 2012

TO.TO. Inc. - Topotregge Torinesi a Genova



Credo che nella foto sopra ci sia tutta Genova; una macchina stravecchia, una porta, un cortile nascosto. Manca soltanto un gatto; ma confido che, prima o poi, il grande Fabrizio (che continua a scrivermi senza che io gli risponda mai, ma sa che gli rispondo sempre con el corazón) mi troverà pure la treggia debitamente gattata. Intanto, guardiamoci assieme queste foto sinceramente meravigliose (perché Fabrizio, oltretutto, le foto sa farle).



Tutti voi vi ricorderete senz'altro la Topolino TO 111111 di Mignanego, anch'essa fotografata da Fabrizio; se non ve la ricordate, non metto neanche il link perché la trovate in pianta stabile nella lista dei "Top 10" del TB, qui accanto (tra parentesi: a Fabrizio farà senz'altro piacere constatare che la lista dei TOP 10 di questo blog è quasi interamente occupata dalle sue tregge genovesi). Ebbene, da queste foto parrebbe appurarsi una verità storica: le Topolino torinesi sono tutte emigrate a Genova. La distanza non è molta, ma sono due mondi totalmente differenti. Così, per trovare una "Topa" targata TO degna di questo nome, bisogna andare a Genova e dintorni; poi ci pensa Fabrizio a scovarle nei cantucci più riposti della sua bellissima città. Come questa qua, che è del 1952.


La foto sopra si potrebbe chiamare "L'ultimo bollo"; una delle più importanti features di Fabrizio è che ha una particolare predilezione per i dettagli "amministrativi", se presenti, che dicono molto della storia di una vettura. Ingrandendo la foto, si può vedere che l'ultimo bollo è stato pagato il 9 febbraio 1988.


A causa del riflesso dei finestrini chiusi, l'interno non si vede purtroppo molto bene; ma la foto permette comunque di rendere un'idea dell'interno di quelle antiche vetturette. Erano figlie, senz'altro, di un'Italia in cui la statura media delle persone era parecchio inferiore a quella attuale. Avete mai provato a entrare dentro una Topolino o una Balilla? Io ho provato nella seconda, e ci sono rimasto praticamente incastrato dentro. Sarebbe impossibile guidare una Topolino, ora come ora, per una persona con statura superiore a 1,70 o giù di lì.


Per finire, un'ultima visione d'insieme della Topolino. Come si può vedere, il cortile è in realtà quello di un'officina meccanica e la cosa lascia ben sperare per una futura rimessa in circolazione della macchina. Lo slogan "MENO SMART E PIU' TOPOLINO !!" dovrebbe essere fatto proprio da ogni Treggista, Militante o nell'anima che sia. Nel frattempo, spero che tutti si siano gustati questo nuovo episodio della TO.TO., le Topotregge Torinesi a Genova. Al mare stanno bene!

martedì 28 agosto 2012

Carrelba '12 (3) - Valeva la pena rischiare



Ed eccoci, finalmente, alle porte della marmorea e anarchica città di Carrara. Proprio alle porte: siamo infatti sul viale XX Settembre, che va dalla Marina fino al centro pieno. I Carrarini tengono sempre a precisare che si tratta del più lungo viale d'Europa interamente percorso da un marciapiede sui due lati; e sicuramente dev'essere una bella scarpinata, visto che il viale è lungo sette chilometri e rotti. Per quel che mi riguarda, tengo invece a dire che, percorrendolo in direzione centro, l'unicità del viale è ben altra: in fondo ad esso, infatti, incombono le vette delle Apuane, bianchissime di marmo svenato, e quel che si vede non è unico in Europa per un viale cittadino, è unico al mondo. Mentre percorrevo il viale tornando verso la Marina, e retromeditando anche sulle cose incredibili che esistono ancora in questo stramaledetto paese, una pragmaticissima Piasintëina che mi sedeva accanto (una a caso...) mi tira una gentile botta su una spalla dicendomi. "Ehi, guarda là!"; e ho guardato là. Per scorgere la Fiat 500 C "Topolino" che vedete nelle foto. Piccolo particolare: stava percorrendo sì anch'essa il viale, ma in direzione opposta alla mia. Verso i monti, insomma. E il vialone scenografico ha nel mezzo una cosuccia da nulla che va sotto il nome di doppia striscia continua. 

Come tutti sanno, il vostro Treggista Preferito® è assai prudente alla guida, e specialmente quando ci son di mezzo le tregge. Il Treggismo Militante è un piacere, e non deve trasformarsi mai in una fissazione che mette a repentaglio l'incolumità propria e altrui; meglio rinunciare a una Treggia, anche la più bella, che rischiare di fare un incidente o, comunque, commettere una grave imprudenza. Confesso quindi con la massima sincerità che, stavolta, ho derogato pesantemente a questa che è una mia regola ferrea. Profittando biecamente del fatto che era un otto di agosto alle quattordici, di un piccolo rallentamento dovuto a un semaforo e del fatto che sul vialone non c'era praticamente nessuno, ho fatto, ebbene sì, una conversione a U di quelle che, se ci fosse stata una pattuglia, la patente non me la avrebbero ritirata ma ghigliottinata sul posto con tanto di rullo di tamburi e boia Sanson col cappuccio nero. E mi sono lanciato all'inseguimento:





Le foto dell'inseguimento, scattate da un'atterrita ma efficientissima Piasintëina, testimoniano anche del panorama che si vede in fondo al vialone; ma, soprattutto, testimoniano di questa vettura del 1951 targata Viterbo (e con delle rarissime quattro cifre...) che, chissà per quali capricci del destino, incrociava nel principale viale di Carrara sotto un sole implacabile (e menomale che m'avevano detto che Carrara sarebbe stata una "città fresca"; c'erano invece trentacinque gradi e s'andava via di cervello dal bollore). Poi è intervenuto il più prezioso alleato del Treggista: il semaforo rosso che si vede chiaramente nelle foto. E sono potuto scendere per immortalare la Topolino viterbese senza i riflessi del parabrezza e i consueti tergicristalli della foto al volo. Ne valeva la pena? Sì, certo. Ma non abbiate timore, perché non lo rifò più. Sono e rimango un Treggista, non un killer.

giovedì 24 febbraio 2011

Undici, undici, undici


Il "comune sparso" di Mignànego, nell'alta Val Polcevera (provincia di Genova), ha, secondo Wikipedia, tremilasettecentoventisette abitanti. Nello stesso articolo si dice che ha origini antichissime, e ne sono assolutamente certo: lo stesso nome del torrente Polcevera è con tutta probabilità uno dei rarissimi resti dell'antica lingua Ligure (significherebbe "colui che porta i salmoni", da *porko-bhera, ove *porko- è il salmone -detto anche "pesce porco"- e *bhera è la radice indoeuropea del verbo "portare", latino fero, greco φέρω, gotico baíran, inglese bear). Certo, a vedere ora il Polcevera si stenterebbe a credere che qualche migliaio d'anni fa ci fossero i salmoni liguri; tira via a Pontedecimo, ma in Genova al massimo ora può portare dei bacteria coli di dodici chili.

Insomma, fra salmoni, alte valli, etimologie e i suoi 3727 abitanti, Mignanego si gode la sua splendida posizione e, soprattutto, le fruttuose gitarelle del nostro amico Fabrizio, alla ricerca di autovetture antiche almeno quanto il nome del Polcevera. Bingo. Mignanego entra de iure nell'Olimpo Treggista con la macchina che vedete qui raffigurata, e soprattutto con la sua targa.


Anche senza la targa che ha, sarebbe comunque una treggia più che notevole: una Fiat 500 C del 1950, e mica le son seghe. Una che può fregiarsi del titolo di Topolino assieme alla sua predeceditrice (che sarebbe il femminile di predecessore, tiè!), la 500 B a "balestra corta". Poi, beh, la targa. Una di quelle per cui un Cacciatore di Targhe sarebbe disposto a vendere per tremila lire sua madre a un nano, tanto per utilizzare le parole di un altro Fabrizio di Genova; le sei cifre tutte uguali sono pura poesia immatricolatoria, e mi ricordo ancora con le làgrime agli occhi quando, la scorsa estate, mi sfuggì sotto il naso, vicino alla Certosa di Firenze, una Balilla ritargata sì, ma ritargata PI 444444*. Tornai a casa e mi cucinai i coglioni con contorno di fave, innaffiati da un ottimo Chianti. Pazienza. Il Dio dei Bivi m'aiuterà, se vorrà, a ribeccarla. Nel frattempo, sarà bene godersi una foto ravvicinata della targa, dato che Fabrizio è un ragazzo meticolosissimo e si è reso ben conto del capolavoro che aveva trovato a Mignanego:


Bene. Espressa nei termini più chiari possibili l'autentica e rodente invidia che mi ha colto nei confronti dell'ignoto mignaneghese che possiede 'sta macchina e 'sta targa (oppure del torinese che smignanegheggia a gogò a bordo della Topolino del '50), sarà bene vederne anche l'interno; l'invidia si attenua un po' considerando che non ci entrerei mai nemmeno se mi pigiassero, oppure non ne uscirei mai e un giorno ci troverebbero dentro le mie ossa (degna tomba, comunque, per un Treggista!):


Si noti, tra le altre cose, che la Topolino undici-undici-undici si trova in un comunissimo e rustico parcheggio di paese, tra Pande e quant'altro: segno rassicurante del suo comune utilizzo come mezzo di trasporto. E per finire, un'ultima visione posteriore con la targa indimenticabile, a contrasto con un'insulsa vettura di questi rii tempi:


*Mi informa Mark B., che pure ha visto questa autovettura, che si tratta di una Balilla, e non di una 509. Purtroppo ho avuto modo di vederla solo per pochi secondi, mentre mi sfilava davanti in direzione contraria alla mia...

domenica 19 settembre 2010

Topo & Topa oggi sposi






Sarà un caso, ma le tregge matrimoniali finora presenti in questo blog provengono tutte quante da nemmeno 1 km da casa mia, vale a dire dall'abitazione di uno dei più feroci odiatori dell'istituzione & sacramento del matrimonio che possano esistere su questa terra. La cosa è quantomeno curiosa, ma le tregge 'e le son tregge e questa qui, poi, è treggia al cubo; addirittura uguale a quella che illustra il titolo del Treggia's Blog. Però questa qui, va detto, ha la targa originale che la qualifica come risalente al 1949. Mica bazzecole!

Sull'anno di questa 500 C "Topolino" si è accesa peraltro una divertente disputa con l'autista, da me bloccato mentre stava per ripartire per il suo dovere di sposatore. La prima parte della disputa riguardava appunto l'anno di fabbricazione; dando una rapida occhiata alla targa il sottoscritto ha sentenziato che "era del '52", mentre l'autista, sostenendo invece che era del '53, stava per prendere il libretto di circolazione (composto senz'altro da Luigi Illica). Ci ha rinunciato, e ha fatto bene perché detto libretto avrebbe certificato che entrambi avevamo toppato alla grande. La seconda parte è stato un tentativo di vendermela su due piedi per dodicimila euri. Ora, ammesso e non concesso che ce li avessi, la cosa mi avrebbe posto un paio di problemucci non di poco conto. Il primo sarebbe stato quello di entrarci, semplicemente; il secondo, quello di trasformarmi seduta stante in matrimoniatore. Magari, chissà, forse durante il tragitto mi sarebbe riuscito di convincere i due scriteriati a ripensarci, con la promessa di accompagnarli nella fuga lasciando prete (o assessore), famigliuole & invitati con un palmo di naso. Naturalmente, appena possibile avrei levato di mezzo gli agghindamenti nuzïali, che -come vedete- osano quasi coprire la targa. Crymine & delytto!

Ma poiché i dodicimila euri così su du' piedi 'e 'un ce li ho, mi sono rassegnato a lasciar ripartire la stupenda e lucidissima Topolino verde smeraldo per il suo destino di nozzatrice di Topo & Topa, i quali a quest'ora in cui scrivo saranno di sicuro già maritu e mugghiera e tantissimi cari auguri. Resta il mistero di come facciano a entrarci dentro, sul sedile posteriore, e lei perdipiù con l'abito da sposa; vabbè stare stretti stretti nell'estasi d'amor, ma di tempo ne avrebbero avuto più comodamente dopo...

venerdì 18 giugno 2010

Toporoma (FF/14)



Tanto per ribadire che fra le tregge dell'Vrbe e Firenze esiste un legame pressoché indissolubile (e lo dico, con sommo piacere, specialmente a Cristina la Meharista), eccone una assolutamente di non poco conto. Questa Toporoma (da intendersi ovviamente come Topolino romana de Roma) è infatti dei primi mesi del 1954. Rigorosamente decappottabile come si confà a quegli anni di vacanze romane, color vino bbòno, popolaresca ed elegante al tempo stesso.

martedì 1 giugno 2010

Un anno di Treggia's Blog e una Treggia all'alba


Può darsi che le cose non accadano mai per caso, oppure che il cosiddetto caso sia una qualche costruzione che, costantemente, ci facciamo dentro. Prendiamo ad esempio oggi: è il 1° giugno, ed è esattamente un anno che il Treggia's Blog esiste.

Il vero inizio, però, è stato la sera del 31 maggio 2009, quando feci la prima fotografia, la "numero uno" nei cui confronti oramai mi comporto come Zio Paperone con il famoso decino. In questo caso, però, non era un decino ma un Cinquino:



E lo vedo ancora, sempre nella stessa strada, sempre là a ricordarmi che questo blog può essere sì nato un anno fa, ma che in realtà è nato quando sono nato io.

Ma dicevo del "caso", e di come oggi, a un anno di distanza, è intervenuto. Mi stavo da giorni chiedendo come avrei potuto "festeggiare" in modo adeguato questa ricorrenza, quando all'alba di stamani (saranno state le cinque poco più), di ritorno da un servizio notturno e in procinto di fare colazione a uno dei bar aperti a quell'ora (che tutti noi girator di notte conosciamo), il caso, cioè -probabilmente- la volontà, mi ha servito tutto quanto davanti agli occhi.

Con un Cinquino era iniziato tutto un anno fa, e con l'antenato di un Cinquino (una Fiat 500 C probabilmente degli anni '50, anche se ritargata nel fatidico e alquanto umido 1966 - raro esempio di ritargatreggia) oggi si festeggia il primo anniversario del TB, anche mandando in pensione la 1100 del Logo:







Che dite, così avrò festeggiato in modo proprio e misurato? Spero di sì. Del resto sono totalmente allergico a bilanci e roba del genere: non ci sarebbe, del resto, proprio nulla da "bilanciare". Questo blog è frutto della passionaccia di un signor nessuno, uno che va in giro a fotografare macchine vecchie; per i numeri e i numeretti, Blogspot mette a disposizione automaticamente tutto quanto, e in un colpo d'occhio.

Però...però almeno una cosa la ritengo doverosa. Doverosa, e mi fa anche un grandissimo piacere. Quando ho iniziato, assieme alla Piasintëina (la quale si chiama Daniela, e almeno per questa volta vorrei dirne il nome) il cui Treggismo latente mi piace pensare d'aver risvegliato, non immaginavo certamente che la cosa avrebbe così "preso" anche altre persone; intendevo solo andare avanti così alla God Executioner per dar libero sfogo a una cosa che mi garbava parecchio. A distanza di un anno, mi ritrovo con amiche e amici in una specie di Treggismo Militante, una vera e propria piccola Community (visto che anch'io uso le paroline trèndi...?) nata da un blog "asociale" che non ammette commenti scritti, e impippandosene allegramente di Facebook, di tutte le altre stronzate consimilari e di tutte le orge comunicative di questo rio tempo, che in realtà non comunicano niente.

Una Community che, peraltro, è come la intendo io: gente che si vede, che si conosce, che passa una giornata assieme a ragionare di ogni cosa e a mangiare bistecche o risottini con le verdure (ottimi, e lo dico ai Caporniani!), che si sposta carbonarescamente in fredde notti invernali (vero Dora?) e chi più ne ha, più ne metta. C'è chi fonda altri blog treggistici, chi spedisce una foto o decine...e tutti quanti con un pizzico, o un balenio, di antimateria. Il che non ci rende né speciali e né "super", ma semplicemente degli esseri umani che, anche giocherellando, in qualche modo non si arrendono.

E mi piace nominarle una per una, queste persone, ricominciando da Daniela la Piasintëina. Dora che un giorno, forse, si comprerà una Codacchina e che tornerà all'Elba. Il Colonnello Kurtz e i suoi "mezzi inutili" tra Parigi e la Calabria. Cristina la Meharista e i suoi giri del mondo assieme al fidanzato, pure Treggista chevronné. I Caporniani, ovvero Giulio e Simone (con rispettive famiglie), nel ricordo di una certa stradina collinare dove tutto è cominciato: loro le tregge non solo le fotografano, ma se le comprano (beati assai...) Ionis 56 e il suo pantreggismo giglio-ischi-procidano (ma anche con qualche puntatina a Firenze). E ancora quelli meno assidui ma sempre importanti, come Michele dal Piemonte, e i contagiati come Sassicaia Molotov, Alberto Tonelli (il primo che ha linkato il TB al suo blog), Harmonica ed altri.

E, assieme a loro, vorrei anche ringraziare, se leggono, le decine (letteralmente) di proprietari e proprietarie di tregge che ho inseguito, fermato per la strada, fotografato esclamando cose assurde (del tipo: Stampa!), spiegato in 5 secondi che cosa stavo facendo e perché, eccetera. Non ce n'è mai stato uno o una che si sia dimostrato contrario, anzi: c'è chi si è perfino messo in posa in barba alle scemenze sulla privacy, all'altra notevole idiozia delle targhe oscurate, e dimostrando che, almeno in un granello, in una bischerata, in quel che che chiamatela come vi pare, forse la cosiddetta gente è migliore, o meno peggiore, di quel che si pensa; e che il mondo, e una città, è spesso molto diversa da quel che dicono le gazzette a base di paura.

Insomma, per finire:

Buon Compleanno, Treggia's Blog!