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giovedì 9 gennaio 2014

Partita doppia nel cortile



La Partita Doppia, vale a dire le due tregge appaiate, è una delle più ambite delizie del vero Treggista Militante®. Ambita perché, ovviamente, rara; e, in questo senso, la città di Genova e i suoi dintorni sembrano essere sempre particolarmente ben fornite (si notino i tre avverbi di fila). Chi se non Fabrizio poteva abbinare (in quel di Quarto, quella dei Mille) la Fiat 124 spezzina, immatricolata il 16 aprile 1970, e la (non comune) Fiat 127 Cinque Porte milanese del 1980? Fabrizio mi sta facendo venire un'autentica passione per i cortili condominiali genovesi; mi sto facendo persuaso che siano delle treggiaje assolutamente uniche al mondo. Un certo suo omonimo, pure genovese, cantava di lui e di un certo cugino De Andrade che, a tarda sera, ci avevano un cannone nel cortile; il Fabrizio nostro, nel cortile ci ha le tregge e, francamente, le preferiamo.

venerdì 20 dicembre 2013

Ancora tu...





Ancora lei, infatti. L'officina meccanica dietro casa mia, specializzata in auto d'epoca come recita un cartello affisso all'ingresso, non si smentisce: la sua sincerità è, anzi, assoluta. Specializzata è, e non passa quasi giorno che davanti ad essa non stazioni qualche Treggia con la T maiuscola. A volte comincio a pensare che il Dio de' Bivi abbia cominciato a funzionare proprio quando ho comprato casa da queste parti: solo Lui, nella sua divina onnipotenza, poteva farmi accasare esattamente in mezzo tra via Ciseri e quel meccanico là. Due posticini con cui ci si potrebbe fare un blog da soli, insomma.


Stavolta tocca a questa Fiat 124 romana immatricolata il 1° aprile 1972 sia secondo l'ACI che secondo l'Agenzia delle Entrate; il fatto è che, invece, secondo le tabelle di Targheitaliane, questa targa andrebbe retrodatata al dicembre 1971. Un pesce d'aprile? Fermo restando che il periodo è quello, mi accontento di segnalare questa discrepanza.



La 124, dalle linee talmente "sovietiche" che fu prelevata integralmente dall'URSS di allora, era nata in realtà per essere destinata alla piccola borghesia italiana che desiderava un'auto "di famiglia ma di prestigio" al posto delle utilitarie (la 500 e la 600) che avevano motorizzato il Paese. Nella sua vita (durata otto anni, dal 1966 al 1974 quando fu sostituita dalla 131) subì alcuni restyling, a cominciare dal 1970 quando fu sostanzialmente modificato il retro (con la nuova fanaleria), mentre il davanti rimase inalterato. Questo esemplare appartiene esattamente a quel primo restyling; in seguito, la 124 fu modificata più a fondo in modo che è possibile individuare due "generazioni" ben precise della vettura.

lunedì 22 luglio 2013

Il parco auto della vecchia signora


In questi ultimi tempi, il TB sta sperimentando un vero e proprio "boom" di nuovi amici e amiche; e si vede che il connubio tra le vecchie bagnarole sparse a Firenze e in tutta Italia e le bischerate che ci metto a commento da quattr'anni e rotti funziona piuttosto bene. Così, ad esempio, con oggi contiamo su un nuovo Treggista che schiude al TB il nuovo e gradito orizzonte della città di Bologna. A dire il vero, Bologna aveva già fatto qualche volta capolino, senza contare le "felsinee" reperite in piena Firenze; ma, con oggi, vengono poste le basi per una categoria di "tregge bolognesi" che, spero, non tarderà ad essere messa in essere.

Chi ci scrive, vale a dire il nuovo amico bolognese, si chiama Roberto, ed esordisce sul TB con questa straordinaria "coppiola" formata da una Fiat 600 e da una Fiat 124. Trovare due tregge del genere parcheggiate in una strada l'una davanti all'altra è un fatto di per sé parecchio raro; ma, come si vedrà meglio in seguito, in questa circostanza non è affatto un caso. Per capirlo meglio, sarà bene lasciare la parola direttamente a Roberto e leggere la non comune storia che racconta:
" Ho scoperto il tuo stupendo blog; beh un tempo anch'io mi dilettavo a scovare le vecchie auto (e le vecchie targhe). Anzi nell'infanzia (1965 circa) le trascrivevo e conservo gelosamente i manoscritti.... Intanto ti ho recuperato questa fatta nel marzo 2011 a Bologna, via Di Vittorio, quartiere Barca. Le due perle sono della stessa quasi ottuagenaria proprietaria e le usa alternate ogni giorno infischiandosene degli euro 1,2,3,4 e 5. Forse la 124 era del fu marito e la 600 sua. Chissà. Quel giorno anzi sera passai per la via e mi accorsi dell'allineamento d'epoca irripetibile e non ho potuto trattenermi dallo scatto. La 600 (targa BO 14[....] circa, in ferro, del 1961) è ancora in uso quotidiano mentre la 124 (targa credo BO 45[....]) non l'ho più vista da qualche mese. Alcuni sostengono che in garage possiede anche una 125 blu. M'informerò dagli (ex) colleghi postini. A parte il condizionatore, il tempo qui s'è fermato. Ti aggiornerò! A presto.

Capito dunque? Siamo qui di fronte nientepopodimento che all'intero parco auto di una vecchia signora,  la quale -e che Iddio la conservi in ottima salute!- gira con queste due meraviglie in barba a tutte le cretinate a base di "euri". A dire il vero, in questi casi è sempre bene avere un occhietto di riguardo, e quindi Roberto ha fatto bene a fotografare le due tregge di lato, senza targhe visibili; l'ottusità di certi amministratori comunali è troppo ben nota per fornir loro appigli di qualsiasi sorta. Nel frattempo, ci godiamo queste due bulgnàis ringraziando Roberto per avercele fatte conoscere assieme, e aspettando nuove imprese!

mercoledì 12 ottobre 2011

Andare al Sodo




Come tutti sanno, l'espressione andare al sodo significa "concentrarsi su quel che veramente conta", "esprimere ciò che è importante e essenziale"; l'aggettivo sodo è infatti la derivazione autenticamente popolare del latino solidus (solido è in realtà un latinismo). A Firenze, però, il Sodo è un popolare rione fra Castello Basso e la stazione di Rifredi, che recentemente ha subito una triste sorte comune a molti altri quartieri dove ancora resiste un po' il tessuto del piccolo commercio: quella di essere trasformato, con tanto di cartelli, in Centro commerciale naturale. A mio parere, l'inventore di codesta espressione meriterebbe seriamente di essere appeso per i coglioni. Ci faccia capire: forse che i centri commerciali esistono in natura? Davvero senza parole. Scusandomi per questa digressione iniziale, e del resto ignorando totalmente perché il rione del Sodo si chiami così (senza nemmeno il celebre Ovo di Livorno), proprio incrociando l'omonima via (che va letteralmente a sbattere contro il muro della ferrovia) mi sono imbattuto al volo in questa estrema propaggine della Fiat 124, dato che risale ai primi mesi del 1974 (la produzione cessò esattamente in quell'anno). Insomma, lei al Sodo ci andava sul serio! E vorrei far notare, tanto che ci sono, anche la scritta "NO TAV" sul muro (prima foto in alto)! Sarà düra, anzi no: sarà söda!

sabato 26 febbraio 2011

Una Meharista a Milano (2): Un mito, anzi no, un mitotto!



Si potrebbe dire che è la targa 81162 del Massachusetts Institute of Technology (MIT), e invece è "soltanto" una Fiat 124 del 1973 targata Milano, questa Milano assolata che Cristina la Meharista ha scovato con tanto di riverberi sulla carrozzeria blé scura della vettura. Ha una di quelle targhe semiparlanti, "mitotto", che non significano nulla ma che suonano bene; a meno di non considerarlo, anche opportunamente, un derivato di mito. Un mitotto, un mitazzo, un mitacchione o qualcosa del genere; tutte cose che comunque si attagliano piuttosto bene alla 124, il sovetskij automobil' della Fiat che ha avuto anche una non indifferente carriera cinematografica. Non ci credete? Ebbene, vi dico che la prima 124 comparve sullo schermo nel 1968, nel famoso film Banditi a Milano di Carlo Lizzani; è una delle macchine della Banda Cavallero. Nel 1971, nel film Gli scassinatori, la 124 guidata da Jean-Paul Belmondo è impegnata in uno spettacolare inseguimento con la Opel Kadett guidata da Omar Sharif (inseguimento che si conclude con entrambe le auto ridotte a rottami). Compare anche in Fracchia la belva umana, pensate un po'. Insomma, di che definirla almeno un mitotto, e per davvero!


L'inseguimento fra Jean-Paul Belmondo e Omar Sharif nel film Gli scassinatori.

lunedì 20 dicembre 2010

Isaia



Avete idea, per un compagno di strada di De André come il sottoscritto, che cosa vuol dire ricevere una mail da Fabrizio da Genova? Un tuffo al cuore impercettibile, dal quale ci si riscuote sì immediatamente, ma non senza qualche brilluccichìo nelle regioni più riposte degli occhi. Il Fabrizio che mi scrive, contribuendo peraltro a inserire Zena nelle città del TB (cosa che mi è particolarmente cara, perché adoro Genova e la conosco anche parecchio bene), è invece un lettore di questo blog che "viene allo scoperto" con questa strabiliante Fiat 124 tagliata in due. Ringraziando Fabrizio già da ora, gli lascio come di consueto la parola: la sua mail contiene peraltro un'interessantissima testimonianza su una treggiona fiorentina andata a morire proprio a Genova.

"Ciao, girando per le strade di Genova mi sono imbattuto in questa povera 124 bolognese a cui hanno tagliato il culo, se è in attesa di trapianto non si sa, l'adesivo del carburatorista che se ne prendeva cura è una bella testimonianza del tempo che fu e di un mestiere che è praticamente scomparso, almeno dalle mie parti. Simpatico il disco orario anch'esso d'epoca. Pensando alla tua Firenze mi viene in mente quando una decina d'anni fa assistetti nella mia città ad un orrendo crimine, la distruzione da parte di un camion munito di ragno di una Fiat 130 coupé di cui ricordo ancora la targa : FI 608085. L'auto era abbandonata da diverso tempo in una strada che doveva essere riasfaltata e qualche idiota assai insensibile alla bellezza pininfariniana ha pensato di eliminarla definitivamente, poi si dice che i genovesi non buttano via niente! Sapresti dirmi se non altro di che anno era la defunta conoscendo la targa? Grazie e buona caccia."

Che dire? Leggendo le parole di Fabrizio sulla 124 bolognese trovata a Sampierdarena, mi è subito venuto a mente il famoso profeta Isaia, che secondo la tradizione (non biblica, ma dei Vangeli Apocrifi -gli stessi utilizzati da De André per la Buona Novella...) fu segato in due per ordine di Manasse. E anche la povera 124, mi sa, deve aver trovato il suo Manasse (e mi permetto purtroppo di ipotizzare che non sia per restaurarla, bensì per "prendere il pezzo" allo scopo del restauro di un altro modello simile; una sorta di trapianto, insomma). Da qui il titolo del post, e anche il nome con cui questa treggia verrà ricordata.

Bolognese? Ma da cosa Fabrizio avrà dedotto la provenienza felsinea della 124, dato che, come si può vedere, è priva di targa (anteriore, visto che quella posteriore è stata portata via con la rimozione del posteriore...)? Gli è che Fabrizio, già con questo suo primo contributo, dimostra inequivocabilmente di essere un Treggista nell'anima, nato, spiccicato, schlechthin, raffinato, chevronné. Ne parla già nella sua mail: e guardate che cosa è andato a fotografare.



Particolari, questi, che non testimoniano soltanto l'antica provenienza della treggia della provincia bolognese, andata poi a terminare la sua esistenza a Genova. Testimoniano anche un'estrema attenzione ad una storia, e a più storie. Il carburatorista e l'agenzia di assicurazioni del paesino, con tanto di numeri senza prefisso. Gli adesivi appiccicati alle vecchie tregge ne fanno parte integrante; un tempo dovevano esistere colle irremovibili, che si incancrenivano ai vetri o alla carrozzeria, e contro le quali il tempo nulla ha potuto. Mi riprometto senz'altro, in futuro, di fare maggiore attenzione anche agli "adesivi d'epoca", come quelli di Isaia.

Concludendo, non posso che istituire con questo post "fabriziano" una categoria apposita dedicata alle Tregge Genovesi; anche perché, come si vedrà in seguito, Fabrizio si è già ridato da fare. Una nomina di Inviato Speciale del TB a Genova non gliela toglie nessuno. Uno che esordisce con una cosa del genere è destinato a grandi cose.


domenica 10 ottobre 2010

Dal Soviet di Furlè






Avete presente le Tregge della Transcaucasia, ed in particolare questa? Ebbene, qui non siamo in Iononstoconorianistan, bensì a Firenze in un dato punto della lunghissima via Pisana. Ma, per un momento, è sceso il gelo della steppa. La strada si è trasformata all'improvviso in Pisanka ulica. Sì, perché gli è inutile fare: la Fiat 124 e la Zhiguli sono la medesima cosa, in tutte le loro versioni. Stesso rigore sovietico. Stessa micidiale robustezza. Ignoro soltanto se nell'URSS vendessero le Zhiguli di questo impareggiabile colore, che si potrebbe chiamare cacca di cocorita o roba del genere; ma è probabile. Nel Soviet di Furlè (Форумливский совет), da dove proviene questa Fiat 124 Special 1400 del 1974, forse lo chiamavano vòmit ad milpièd o qualcosa del genere, ma la sostanza non cambia. Avanti nel nome del progresso e del socialismo, e in culo a tutto il resto!

martedì 18 maggio 2010

Sotto il naso!




Per questo post è meglio partire da alcuni dati di fatto.

1) Era una "treggia perduta". Mi era sfilata sotto il naso per mezza Firenze, senza che mi fossi mai potuto fermare a fotografarla. La prima volta addirittura sulle colline dove vado a fare uno dei giri di servizi sociali, e poi almeno due o tre volte qui in via dell'Argingrosso. Nulla da fare.

2) Le foto che qui vedete sono state scattate effettivamente a due passi da casa mia, ma non le ho fatte io.

Insomma, per "captare" finalmente questa assai sfuggente Fiat 124 familiare (parafrasando il titolo di un celebre racconto di HP Lovecraft, la si potrebbe chiamare The Shunned Car...) del 1973 c'è voluto lui, Simone, il nostro agente a Capornia. Mi manda una mail con le foto, dove mi dice testualmente: Sai, questa forse sarebbe dalle tue parti...e quando la vedo mi cascano piacevolmente le braccia. Si vede che la 124 sfuggiva soltanto a me, o forse ho perso colpevolmente l'abitudine di fare dei Treggia's Tour nel quartiere (che, credetemi, ho comunque battuto palmo a palmo, strada per strada, parcheggio per parcheggio).

Peu importe. L'importante è che ci sia, e che un Treggista di chiara fama come Simone abbia comunque intercettato la perfida e squadrata familiarona della Fiat (allora non si diceva ancora stescion uègon); la quale, fra le altre cose, copre finalmente una delle più tenaci lacune del TB, quella di una 124. Spero prima o poi di beccarne una berlina, col suo inimitabile stile sovietico che, non per niente, entusiasmò immediatamente i russi tanto da farne loro impiantare una fabbrica a Тольяттиград...