Rottamazione? Incentivi? SUV? Auto nòve nòve tutte standardizzate? A me 'ste cose non garbano punto;ma punto punto. Mi garbano invece le macchine vecchie, colorate, puzzolenti, piene di storia e di carattere; e le vo a fotografare in giro per la città, prima che scompaiano. Il blog del passatista automobilistico e di tutti coloro che inchiodano quando vedono una venerabile bagnarola fare una pernacchia alla macchinina da fighetti. La Bibbia dell'Eurozzèro a disposizione d'i' vórgo!
Il procedimento non è nuovo: era già stato sperimentato alle Ferriere in Val d'Aveto. Per la memoria si fa ogni cosa, ivi compreso fotografare una fotografia: è quel che m'è successo ai primi di quest'anno, in una delle non molte occasioni in cui vo in centro. In un bar tabacchi di via del Campidoglio c'era questa foto, che ritrae proprio la medesima via (nei pressi di piazza della Repubblica e di via Pellicceria) nei giorni immediatamente successivi all'alluvione del 4 novembre 1966; e al barrista ancora, a dire il vero, non era successo che qualcuno cavasse fuori la macchina fotografica per riprendere quella foto, che qua sopra ho ingrandito. Quella originale è qui sotto.
Dopo tante e tante immagini di macchine distrutte dalla furia delle acque (e del fango), qualche vettura superstite che si aggirava nella città dopo la catastrofe, tra le vie sconciate dalla mota e dalle cataste di masserizie alluvionate. Su tutte quante spicca, in primissimo piano, una Fiat 1100 del 1961. Che allora, sarà bene ricordarlo, aveva soltanto cinque anni; ma, accanto ad essa sulla destra, si vede spuntare il muso inconfondibile di una Fiat 850, mentre dall'altro lato della strada si riconoscono una Renault 4, una Fiat 1500 e un camion Fiat 642. Ma la cosa che, forse, colpisce più di tutte è il sole quasi abbagliante che si riflette nel fango...
Non è una foto questa, che mette allegria. Fantasmi nel fango di una strada invasa dall'acqua e dal fango oleoso; inutile pretendere che si leggano targhe o quant'altro. In primo piano, una Fiat 1500 che sembra quasi ancora in condizioni accettabili; più in là, una Renault 4 che, invece, reca su di sé tutti i segni dell'alluvione e, in particolare, quello della nafta. Più che l'acqua d'Arno, fu la nafta dei depositi e degli impianti di riscaldamento (allora tutti centralizzati e a gasolio) che "ammazzò" il parco macchine fiorentino. Sopra la R4, accatastata, una vettura imprecisata.
La R4 testimonia comunque della popolarità di cui l'utilitaria francese godeva già in anni lontani, a Firenze e in tutta Italia; specialmente grazie alla sua capienza. Si può tranquillamente affermare che la R4 era presente a Firenze già dai primi anni '60, cui deve peraltro risalire questo esemplare completamente rovinato.
L'anno alluvionato comincia con alcune foto da poco reperite in rete; ed è straordinario quante ancora se ne trovino, se si sa dove cercarle. La prima testimonia dell'autentico sfacelo che si ebbe sui viali di circonvallazione: qui siamo proprio di fronte al sottopasso del viale Fratelli Rosselli (tra le altre cose, lo slargo sotto l'avviso della stazione di rifornimento è quello dove, il 1° giugno 2009, primo giorno del TB, è stata trovata una Lancia Fulvia esattamente del 1966). Abituati come siamo al traffico spaventoso dei viali, si ha da questa foto la misura di che cosa accadrebbe ora se succedesse di nuovo.
Nello slargo, che da sempre funge da parcheggio improvvisato, si vedono alcune vetture semisommerse e irriconoscibili. Si riconosce invece benissimo, in primo piano accanto a uno scooter (con tutta probabilità una Lambretta) e in mezzo alla melma oleosa e a uno scóncio di detriti, una Bianchina Panoramica di cui leggono le prime cifre della targa: FI 13. E FI 13 ci riporta a un anno ben preciso: il 1960. Bianchine se ne trovano ancora diverse in giro; ma di una simile antichità è molto difficile. Questa qui, purtroppo per lei, concluse la sua avventura terrena nella mota e nella nafta, quando aveva soltanto sei anni.
Oltrepassata la soglia psicologica dei 189 post annui, in questi due ultimi giorni del 2013 il Treggia's Blog "naviga a vista", ritenendo anche che sia il modo migliore per augurare un buon 2014 a tutti coloro che lo seguono e vi partecipano attivamente. Sinceramente, non sono un tipo da cartellini con le campanelline spediti singolarmente, per posta o elettronicamente; preferisco spedire tregge.
Con tutta probabilità, questo sarà l'ultimo post alluvionato del 2013. Dovrò rifare la "scorta" con le ricerche in rete, perché è anche l'ultima foto dell'alluvione del '66 che mi era rimasta. Una foto del tutto particolare, perché stavolta i fiorentini riconosceranno benissimo la strada invasa dall'Arno, con la chiesa di San Salvi in fondo: si tratta di via Tito Speri, famosa anche per lo studente che salì sul tetto di casa, il 27 ottobre 1954, per raccogliere la misteriosa lanugine lasciata dagli UFO e immortalata anche in una canzone dei Litfiba.
Qui, naturalmente, non è questione di extraterrestri. Siamo invece, per così dire, al limite della Firenze alluvionata. L'acqua arrivò pochi metri oltre, alla Filarocca; abbastanza per non alluvionarmi la casa dove abitavo in quei giorni lontani, ancora bambino piccolo. Emmenomale. Nonostante il limite estremo, per la povera via Tito Speri non fu comunque affar di poco, almeno a giudicare dalla macchina a destra, di cui spunta solo il tetto. In quei giorni i fiorentini si accorsero orrendamente dei dislivelli delle strade, impercettibili in condizioni normali: l'Ape in primo piano ha infatti l'acqua solo poco più in su delle ruote!
L'alluvione del 4 novembre 1966 ne mise a centinaia, a migliaia a testa all'ingiù. Quando l'acqua si ritirò, apparve la fine che avevano fatto dopo essere state trascinate dall'acqua vorticosa e sbattute in ogni dove; è quel che accade -anche pochi giorni fa in Sardegna!- con le tante alluvioni di questo paese idrodissestato.
Può sembrare strano, ma una vettura rovesciata è difficile da riconoscere, perdipiù se ha subito anche gravi danni come questa. Viene rovesciato anche il suo aspetto consueto, rendendo problematica la sua identificazione immediata. Da quando sono subentrate le moderne diavolerie tecnologiche, però, anche uno scalzo & gnudo come il sottoscritto può permettersi di manipolare le immagini, cosa prima riservata ai laboratori fotografici; indi per cui, ho rovesciato l'immagine ed è apparso quanto segue:
Una NSU Prinz ridotta a una stiaccèlla. Era stata immatricolata nel 1962.
Di immagini straordinarie, certo, l'Alluvione del '66 ne ha prodotte tante; però questa, a mio parere, è tra le più incredibili. E non me ne vogliano i fiorentini se non proviene da Firenze, e nemmeno dall'Arno, bensì ancora una volta da Tavola, frazione di Prato, dove andò di fuori l'Ombrone Pistojese. Andarono di fuori tutti, i corsi d'acqua del bacino dell'Arno; nei paesini, evidentemente, la cosa fu vissuta un po' come un avvenimento di quelli che poi si raccontano ai nipoti. La guerra e l'alluvione, insomma; qualcosa che merita una fotografia tutti insieme, a futura memoria.
Nella piazza del paese, infatti, ecco tutti i tavolesi; con gli stivaloni e immersi nell'acqua dell'Ombrone che ha allagato il paese, ma qualcuno col vestito della domenica. Siamo, evidentemente, nella piazza della chiesa; in posa ci dev'essere tutta la Misericordia del posto, con tanto di gommone e autoambulanza con l'acqua a mezze ruote. Conosco troppo bene l'universo delle associazioni del volontariato toscane -Misericordie o Pubbliche Assistenze che siano- per non ritrovare in questa fotografia lontana un senso di passata familiarità.
Nel 1966, in una frazione, questo doveva essere tutto il "parco" dell'associazione. Un'ambulanza che era già vecchia allora (la targa non si legge, ma il mezzo sembra comunque degli anni '50; dalla calandra sembrerebbe un Romeo, ma anche qui sono costretto a ricorrere alle "auto ignote" e a fare appelli a dritta e a manca per un riconoscimento) e il gommone forse di proprietà, forse messo a disposizione da qualcuno che lo aveva (non siamo certo in riva al mare, qui, e il gommone non era allora un mezzo nautico molto diffuso). Tra le persone in posa, soltanto due (quelle in primo piano) hanno deciso di sfidare l'alluvione e di farsi riprendere "in acqua" con gli stivaloni, mentre le altre se ne stanno all'asciutto o sul sagrato della chiesa o sul gommone.
In fondo, in questa foto c'è tutto lo "spirito" del TB: un mezzo a motore e tutta un'umanità con la sua storia, o le sue storie. In generale lascio che sia il solo automezzo a raccontarle; in un'immagine come questa, invece, ogni particolare "dice". Si prenda, ad esempio, il "Faro", vale a dire il locale che si vede in alto a sinistra, dietro le persone. Piazza-chiesa-casadelpòpolo-Misericordia/Pubblica Assistenza = "Circolino". Un paese toscano senza il circolino non è un paese toscano, è un paese trentino o molisano qualsiasi; anzi, un vero paese toscano deve avere i circolini contrapposti. Quello dei "compagni" e quello dei "preti", per farla breve. I circolini hanno nomi tipici che si ripetono ovunque; ad esempio, per quelli dei preti il "Faro" è quasi un must (così come per quelli dei compagni si ha "La Pace" oppure una vasta scelta tra "Risorgimento", "Rinascita" e nomi di partigiani vari). In un contesto "acquoso" come quello di questa fotografia, il "Faro" suona tra l'altro discretamente ironico.
Arrivò l'Ombrone Pistojese, 47 anni fa, e andò di fuori allagando il paese. Si misero tutti in posa davanti alla chiesa. E sono cose, queste, che mi farebbero dire tante altre cose se ne avessi il tempo e la voglia e, forse, anche la capacità.
Ve la ricorderete tutti, anche perché il post è solo di qualche giorno fa; e la grossa vettura americaneggiante, così la avevo chiamata, che sta per essere inghiottita dall'alluvione del 4 novembre 1966 in piazza dei Giudici. Una foto celeberrima, che avevo deciso di inserire proprio nell'anniversario di quel tragico evento, come simbolo di tutte le diecimila e rotte autovetture che l'Arno si portò via o ridusse a maschere di fango e nafta, accatastandole le une sulle altre. Una foto nella quale avevo sempre disperato di riconoscere l'autovettura in questione.
Bene: è bastato pubblicare la foto perché, in pochi giorni, un lettore e frequentatore del TB abbia risolto il mistero che mi sobbarcavo da decenni; evidentemente, e con sommo piacere, questo blog ha dei frequentatori non soltanto appassionati, ma estremamente competenti (in questo caso, ben più del vostro Treggista Preferito® stesso!). Il fatto è ancora più piacevole (e straordinario), dato che colui che ha risolto il mistero è un ragazzo di soli 21 anni. Non solo i giovani Treggisti crescono, ma superano il maestro; del resto, la frase "Tristo è quell'allievo che non supera 'l maestro" la scrisse tale Leonardo da Vinci, non so se mi spiego...
Mi scrive infatti Alessandro S., 21 anni, da Mantova:
Ciao Riccardo, mi chiamo Alessandro, ho 21 anni, scrivo da Mantova e seguo il Treggia's Blog da qualche anno.
Avrei voluto contattarti altre volte, sempre per darti altre informazioni su alcuni veicoli riguardanti i tuoi avvistamenti (cosa che magari farò in futuro se ti può interessare).
Questa è stata la volta che mi ha spinto a contattarti: l'auto misteriosa ed americaneggiante a cui hai fatto riferimento oggi è una Lancia Flaminia berlina.
L'ho riconosciuta subito dalla modanatura cromata che percorre tutta la fiancata, unico particolare che mi ha colpito e che ne ha reso possibile il riconoscimento.
Spero che sapere ciò ti abbia fatto piacere, continuerò a seguirti con entusiasmo.
Ti saluto cordialmente,
Alessandro.
Che dire? Anche al di là del riconoscimento della vettura, che mi risolve davvero un mistero annoso, quel che mi fa più piacere, lo ripeto, sono la competenza e la passione che traspaiono da queste poche righe. Mi tolgo il cappello (che mai ho portato, ma fa niente...): eppure una Flaminia berlina da qualche parte del TB ce l'ho, ma proprio non la avevo riconosciuta. Il modo in cui Alessandro non solo enuncia il riconoscimento, ma lo spiega compiutamente (la modanatura cromata), è indice preciso di Treggista già consumato e che si può -giustamente- permettere di dare dei punti al sottoscritto. Cosa che, ribadisco, mi fa soltanto un enorme piacere!
Naturalmente ogni intervento di Alessandro mi sarà sempre graditissimo; le informazioni e le precisazioni sono come il pane, qui dentro. Spero che Alessandro vorrà farsi vivo anche con qualche sua "trovaglia" mantovana; insomma, è la terra di Tazio Nuvolari, eh. Sembra di poter dire che ci dev'essere qualcosa nell'aria da quelle parti...
Ieri era il quattro novembre, uno dei tanti tra prive, fanfare, di senso. Era anche il quarantasettesimo anniversario dell'Alluvione, e questa è una delle sue foto più famose e riprodotte. Siamo circa alle sette e mezzo del mattino di quella giornata allucinante, e l'Arno sta traboccando in centro dopo aver già mandato sott'acqua mezza città (e mezza Toscana); questa è piazza dei Giudici. Non è certamente un caso che in una delle foto-simbolo di quell'evento compaia un'automobile; solitaria nell'acqua che invade le strade, in compagnia soltanto di alcune barche mezze affondate che sbattono senza controllo sulla spalletta destinata a essere spazzata via.
Avrò visto questa foto centinaia di volte, fin da quando fu pubblicata in uno dei libri che uscirono poco dopo l'Alluvione (oggi si sarebbe detto instant book) presso le case editrici fiorentine; ma non mi è mai riuscito di sapere che cosa fosse quella grossa macchina che ha ancora l'acqua soltanto alle ruote. Doveva essere qualcosa che, nel 1966, non si vedeva comunemente; un "macchinone" bicolore di foggia quasi americaneggiante. Per la vicinanza del posto a parecchi alberghi di vaglia, è anche possibile che fosse una macchina straniera. Non lo so, e può essere che non lo saprò mai; l'avranno senz'altro ritrovata accatastata in uno dei vicoli strettissimi attorno alla piazza, oppure se la sarà portata via l'Arno che in quel giorno non fu d'argento. Le voglio dare un tributo a quarantasette anni di distanza; una treggia ignota in quel giorno dove tutti commemoravano il milite ignoto.
Si dice "alluvione" e si pensa, naturalmente, solo a Firenze; invece, il 4 novembre 1966, letteralmente mezza Toscana andò sott'acqua; e non soltanto per l'Arno. Qui, ad esempio, siamo a Tavola, una frazione del comune di Prato (allora, naturalmente, in provincia di Firenze); e ad andar di fuori non fu affatto l'Arno, che di lì non passa, bensì l'Ombrone Pistoiese. Non è un gran fiume, l'Ombrone; ma in quel giorno bastò per far passare a Tavola e alle località vicine delle pessime giornate. E qui, come in decine di altri posti, si rivelò appieno l'importanza de' cami.
Nel contado fiorentino, a cui Prato e dintorni appartengono di diritto nonostante qualche recente e sporadica presenza cinese, la parola camion non ha cittadinanza. Si dice camio (occhettù l'ha' raccomodaho qui' camio?...), e il plurale è regolarmente cami ('e gli ero sulla Montalese e m'è toccaho di passà una fila di hami, sennò arrivào dopo la musiha). E qui, infatti, vediamo all'opera un camio che salva una bella quantità di tavolani (o tavolini?) durante l'alluvione. Per la strada, tutti muniti di pantaloni impermeabili da pescatore e di un gommone, alcuni cittadini danno una mano agli altri a montare sul pianale di' camio, che poi è un Fiat 642RN del 1960. Allora era un "virgulto" di circa sei anni di età, a noialtri fa senz'altro impressione vedere un camion di 53 anni fa impegnato in una circostanza del genere e col suo proprietario alla guida.
I camionisti tavolani dovettero essere tutti chiamati a dare una mano in quei giorni da cani; qui siamo nel centro del paese e l'acqua sembra un po' più bassa. I' camio stavolta è telonato, ma ugualmente stipato all'inverosimile di gente; deve trattarsi di un altro 642, leggermente più vecchio del precedente (sempre del 1960, ma avanti di qualche mese); si intravede sulla destra un altro camion, ma palesemente militare.
Bisogna moltiplicare le scene di queste foto all'inverosimile per capire l'importanza che i mezzi pesanti ebbero in quei frangenti difficili; chi aveva la ventura di possederne uno lo mise a disposizione di tutti, salvando non di rado qualche vita. I camion non sono, come è noto, molto presenti nel TB; trovare un mezzo industriale o da lavoro di una "certa età" è davvero rarissimo. Ricorrendo a "foto d'epoca" come queste, si rende loro un omaggio e un elogio meritato.
La foto sopra, i cui credits vi appaiono inclusi, potrebbe essere presa a simbolo della sorte toccata a migliaia di automezzi durante l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Cataste. Cataste inestricabili di macchine accartocciate, schiacciate le une sulle altre e lordate di fango e nafta. Cataste che sfidavano, una volta defluite le acque, la legge di gravità. Cataste che, in alcune strade strettissime del centro, arrivavano ai primi piani come l'acqua dell'Arno poche ore prime.
Nella catasta si riconoscono, da destra: una Fiat 1100 familiare (FI 263701) del 1964 ; una Fiat 850 a cavalcioni di qualcosa e con targa illeggibile; una Fiat 600 su un fianco, anch'essa con targa illeggibile e schiacciata da un camion rovesciato (FI 174293) del 1962, il quale, sia pure in un modo un po' particolare e tragico, manda avanti la "Saga del 17". All'estrema sinistra, quasi a puntellare tutta la catasta, il retro di una 500.
A occhio e croce mi sembrerebbe Piazza della SS. Annunziata, e questa fotografia riassume a mio parere un po' tutta l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, almeno dal punto di vista automobilistico. Un automezzo, solo, abbandonato in mezzo ai flutti limacciosi prima di essere sballottato chissà dove e finire infangato in qualche catasta. Un Fiat 600T, vale a dire un piccolo furgone da lavoro che, quel giorno, ha smesso per sempre di lavorare. Non troverei altro da dire, e mi fermo qui.
Il vecchio adagio latino trova una perfetta applicazione in questa foto (Alinari, nientepopodimeno!) dei giorni successivi all'alluvione del 4 novembre 1966. Una accanto all'altra, sull'allora più che consueto scenario di mobili infangati messi fuori delle case distrutte, una Fiat 600 del 1963 al pari di quella "da ripulire" inserita pochi giorni fa, ma miracolosamente ancora pienamente in sesto (semplicemente, sarà provenuta da qualche zona non alluvionata; Firenze è città collinare!), e una Fiat 500 ridotta a un'impressionante mascherone di fango e nafta. Uno spettacolo usuale nella Firenze di quei giorni, come le cataste di automobili che ostruivano le strade del centro e che vedremo meglio nei prossimi post dedicati alle "Tregge alluvionate".
Questa Fiat 600 era del 1963; a giudicare dalle tabelle, che dicono che il 16 ottobre di quell'anno si era a FI 227030, avrebbe potuto essere esattamente mia coetanea. Aveva quindi, il 4 novembre del '66, soltanto tre anni; proprio come me. Ma mi sa, purtroppo, che la sua storia si sia interrotta a quella data; la foto rende perfettamente l'idea di che cosa si sia in realtà abbattuto su Firenze grazie al suo grazioso fiumicello. Si dice "alluvione" e si pensa, certo, all'acqua; ma l'acqua che invade una città è una densa e ripugnante mistura di ogni sorta di troiaio che essa raccoglie. A Firenze, in quel periodo, significava fango, liquami e nafta; insomma, tutto ciò che si vede sulla povera Seicento.
L'Alluvione di Firenze, in modo del tutto diretto, ha contribuito a fare di Firenze una città dove la treggia è merce un po' più rara che altrove; una catastrofe che distrugge ventimila automobili non può che avere questo effetto. Si spiega così anche la contemporanea, maggiore frequenza delle tregge immatricolate a partire dal 1967: tra quell'anno e il 1973 (l'anno della prima, grande crisi energetica) non solo fu ricostituito l'intero parco auto andato perso con l'inondazione, ma Firenze ebbe quel "grande balzo in avanti" che la portò, ad esempio, a "staccare" città ben più grandi come Genova e Bologna (nel '66, Genova era circa a GE 300000 e Bologna a circa BO 270000).
Detto questo, chissà; naturalmente non si può sapere la sorte della Seicento della foto. L'essere rimasta sommersa per un giorno intero da quell'immondo merdajo non fa pendere l'ago della bilancia dalla parte del recupero, ma quien sabe; magari, giusto una ripulitina e via...
La piazza che si vede nella foto è Piazza Cesare Beccaria, nei giorni successivi al 4 novembre 1966.
Dei delitti e delle pene; ma qui c'è soltanto il delitto dell'alluvione. La grande piazza di Porta alla Croce è sempre stata una sorta di "parcheggio naturale"; la vicinanza al centro storico, alla sede del giornale "La Nazione", al vecchio carcere delle Murate, alle caserme del Lungarno Pecori Giraldi e alla Pia Casa di Lavoro di Montedomini l'hanno sempre riempita di macchine, piazza Beccaria. Ad un'altra vicinanza, quella all'Arno, si deve la desolazione che si vede qua sopra.
Di macchine lordate dal fango e dalla nafta se ne riconoscono diverse (un Maggiolino in alto a sinistra, una 500C "Belvedere" all'estrema destra); in primo piano, invece, una Lancia Appia e una Fiat 600.
La Lancia Appia è dei primi mesi del 1960 e fa saltare a pie' pari le "Tregge alluvionate" nella categoria delle Targhe Particolari. E che targa aveva, la disgraziata Appia! FI 128 128, probabilmente una delle "targacce" più antiche dell'intero TB; diventa anche una candidata d'obbligo al prossimo "logo" del blog, dato che ho intenzione di dedicarlo proprio alle migliaia di autovetture fiorentine distrutte durante l'alluvione.
La 600, invece, ci riporta veramente alla preistoria del modello. E', infatti, del suo stesso anno di presentazione: il 1955. All'epoca aveva quindi già un'età "matura", undici anni. Ricordo che il TB, grazie a Mark B., ospita anche quella che è probabilmente la più vecchia 600 immatricolata a Firenze (FI 78397); ma questa qui, FI 81251, è di poco posteriore.
In questi giorni sto visionando a bandello tutti i video possibili e immaginabili sull'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 messi su YouTube. Ce ne hanno veramente messi di tutti i tipi, riversando sul mezzo digitale, probabilmente, vecchissimi filmati girati con la cinepresa; riprese dalle finestre, riprese nella città devastata dopo il deflusso dell'Arno, cose davvero mai viste.
La foto sopra, però, non proviene da un filmato. E' una foto, che mostra, in una via del centro, una delle oltre diecimila autovetture distrutte nell'Alluvione; è una Fiat 1100 dei primissimi mesi del 1962; ne consegue che, allora, aveva poco più di quattro anni di vita.
La troviamo qui totalmente rovesciata. Le posizioni delle automobili portate via dall'alluvione, una volta ritiratesi le acque, sarebbero state in parecchi casi assolutamente comiche se non ci fosse stata di mezzo una tragedia di una simile portata; e se non si vuole adoperare l'appellativo di "comiche", cosa che capirei benissimo, si può tranquillamente dire "bizzarre". Questa qua della 1100 non è fra queste; che una vettura fosse rovesciata da un fiume intero che scorreva per la città a sessanta all'ora e distruggeva ogni cosa, era la triste normalità.
Che cosa sia stata l'alluvione di Firenze, lo si può capire meglio dal filmato che segue; uno dei tanti. Un filmato letteralmente pieno di automobili; comincia, del resto, con una Bianchina in mezzo a una via allagata (anche se moderatamente: si tratta, per la cronaca, di via Giovan Battista Niccolini all'immissione in piazza d'Azeglio). E vi si vede anche una (ora rarissima) Autobianchi Primula.
Lo avete visto? Avete constatato di che colorino fosse la mistura d'acqua, fango e nafta che scorreva per le strade di Firenze? Bene. Forse, allora, vi sarete accorti di un particolare:
Nel filmato, girato a colori, ad un certo punto c'è la stessa Fiat 1100; solo che qualcuno la ha raddirizzata. E non è l'unica "sorpresina" del genere che mi attendo dalla visione dei filmati. Forse, chissà, qualcuno potrebbe giudicare frivolo questo mio concentrarmi sulle automobili nel mezzo di una catastrofe come l'alluvione di Firenze, la quale, sarebbe bene non dimenticarlo, fece anche una quarantina di morti, oltre alla distruzione di un intero patrimonio artistico e scientifico, e di tutto quanto un tessuto commerciale che non è stato mai più recuperato, disumanizzando il centro storico e rendendolo quel che è in gran parte ora: una Disneyland. Ma, forse, queste foto vogliono proprio mostrare anche questo: l'atto finale di quel che fu Firenze. La portata, anche sociale, di quell'evento, la sentiamo ancora oggi; io la guardo attraverso vecchie automobili accartocciate e smerdate.
Non si sa veramente dire se queste due foto facciano più tristezza (e la fanno, per parecchi motivi) o se diano più il senso della nobiltà intrinseca della Citroën DS, anche quando è sconciata dall'acqua e dal fango lurido di un'alluvione, e accartocciata addosso a una statua con la quale sembra aver fatto tutt'uno nel momento estremo. L'acqua si è ritirata, e qui siamo in un luogo dove è arrivata subito, tracimando dalle inutili spallette dell'Arno: piazza Mentana. Possibile anche che la Déesse non si trovasse neppure là, ma che vi sia stata trascinata dalla corrente chissà da dove; il resto non esige ulteriori commenti. Le due foto provengono da fonti diverse, ma non deve stupire: la bellezza della vettura anche in questa sua posizione finale deve avere colpito più di un fotografo. Dalla prima foto, seppure in modo molto labile, sembra di poter cogliere le prime due cifre della targa: FI 18... (il che la riporterebbe al 1962).
Siamo qui, evidentemente, nei giorni immediatamente successivi all'alluvione del 4 novembre 1966; Firenze era invasa da decine di migliaia di tonnellate di fango maleodorante e oleoso che aveva invaso ogni cosa; fu allora che intervennero gli "angeli del fango". Così li chiamarono quasi subito, e così sono ancora ricordati: migliaia di ragazzi e ragazze da ogni parte del mondo che, spontaneamente (quasi come in un passaparola) vennero a Firenze per liberarla da tutto quell'immenso merdajo. Una generazione intera, e che generazione, iniziata nel fango dell'alluvione di Firenze: si dice, secondo me a ragione, che il '68 europeo sia in realtà cominciato in quel '66 a Firenze, e non sulle barricate parigine.
Ora, non che a me piacciano particolarmente gli "angeli"; è una definizione che puzza un po' troppo di sagrestia per i miei gusti, e questi non erano affatto esserini alati e incorporei, ma giovanotti e ragazze in carne ed ossa, con uno slancio (forse) irripetibile. L'alluvione di Firenze fu una delle prime occasione in cui si incontrarono, e la cosa funzionò parecchio meglio di Facebook ed attuali megacazzate del genere. Così, per quel che qui ci interessa "topicamente", può capitare di vederne un gruppo, infangato assai e con un ragazzo con un'irresistibile montura composta da stivali e pantaloncini corti, addossato a una Prinz del 1965 targata La Spezia. Vale a dire, allora, quasi nuova; come loro.
Era il 4 novembre 2009 quando, in un impeto "anniversariale", volli mettere sul blog le foto di alcune automobili rimaste vittime, al pari delle persone, delle opere d'arte, dei libri e di tutto il resto, dell'Alluvione di Firenze. Tornando oggi sul blog da "Appiedato" (si veda il post precedente), ho pensato che -per forza di cose- il TB dovrà ricorrere maggiormente all'iconografia trovata in Rete (al pari di quella "cinematografica"); e quella della suddetta Alluvione del 4 novembre 1966 è abbondante assai. Ho quindi istituito la nuova categoria delle Tregge Alluvionate, che ci riportano indietro ad un evento assai tragico della storia di Firenze ma anche ad un intero parco macchine che andò distrutto quando le attuali tregge erano...giovani.
La foto che vedete è abbastanza famosa, peraltro; mosta un Maggiolino rimasto sommerso, e successivamente, impantanato in lezza fanghiglia proprio su un lungarno, di fronte a San Niccolò. Certo, che venirsene a finire così da Ascoli Piceno dev'essere stata una disdetta per il povero Maggiolino, la cui targa (AP 41505) ci riporta al 1963. Dopo soli tre anni il povero Maggiolino terminò la sua corsa in riva all'Arno, e che bella riva doveva essere in quei giorni...a pensarci bene, sono pure io del 1963 e quindi la cosa mi coinvolge parecchio.
A vederle tutte insieme in questa foto, ci sarebbe quasi da fare un Treggia's Blog a sé stante: Fiat 1100, una bellissima Giulietta coupé che a vederne una ora per strada c'impazzirei, Cinquini allora nuovi o seminuovi, Fiat 600 e, sulla sinistra, persino una Prinz. Ma tutte queste macchine, queste tregge nel senso più nobile del termine, sono scomparse assieme, in un dato giorno: il 4 novembre 1966. L'alluvione di Firenze, di cui oggi ricorre il 43° anniversario. La foto è stata scatta, presumibilmente, il 5 novembre in piazza Santa Croce, allora aperta alla circolazione. Le acque dell'Arno si erano ritirate lasciando un'altra alluvione, ma di fango.
Le statistiche dicono che a Firenze e dintorni, in quei giorni, morirono circa 10.000 automobili. Senza naturalmente scordare mai le 35 persone che scomparvero in quella catastrofe. Ma le automobili fiorentine, quelle che in questo blog vado ricercando più di quarant'anni dopo come superstiti, sono state comunque un simbolo. A partire da quelle, sommerse, trascinate vie, accartocciate, a centinaia, che si vedono nel famoso documentario narrato da Richard Burton:
O in quest'altro filmato, realizzato con la stupenda colonna sonora del film Goodbye Lenin:
Lungarno degli Archibusieri, ore 7,26 del 4 novembre. L'Arno rompe. C'è una 500 parcheggiata proprio sotto alla spalletta; inizia la sua agonia, così come quella della grossa automobile (americana, tedesca?) parcheggiata sul lato di Piazza dei Giudici:
La 500 verrà poi ripresa, in altre foto, sempre più sommersa dalle acque fino a intravederne soltanto la superficie del tetto.
Le ritrovarono, qualunque colore avessero avuto, tutte sconciate di melma e di nafta, inservibili, in posizioni incredibili come questa 1100, mentre alcune persone cercano di tirare via una Giulia e sullo sfondo si intravede una Fiat 850 coupé:
E anche piazza della Signoria, trasformata in cimitero delle macchine attorno a Palazzo Vecchio, attorno alla statua di Cosimo a cavallo:
E così se ne andarono, messe in uno strano moto senza regole. L'acqua riuscì ad azionare i contatti elettrici, così che, mentre venivano portate via, dalle vie della città sommersa si sentivano agghiaccianti rumori di claxon.
Quando vedo, oggi in una strada, una macchina che, per la sua targa, poteva essere stata presente quel giorno maledetto, un pensiero va anche a loro. Le vittime umane, e i capolavori artistici perduti o gravemente danneggiati: a loro, certamente, agli incroci della Storia, va la precedenza.
Questo blog fa parte dell' 'Εκβλόγγηθι Σεαυτόν Asocial Network. Qui non si lasciano commenti scritti: se ti garba tanto commentare, vai su "Facebook" o merdate del genere, tanto io non ci sono. Casomai, dài, puoi scrivermi a: k.riccardo@gmail.com
Questo blog aderisce alla Prima Internazionale contro i SUV.
Ai sensi della legge n° sonasega del millenovecentosettanta e rotti del Principato d'Andorra, questo blog non è da considerarsi una testata, bensì una gomitata e talvolta anche una pedatanegli stinchi. Le leggi del principato d'Andorra sono così, e se non vi garbano pigliatevela col Presidente della Repubblica Francese e con il Vescovo della Séu d'Urgell. Casomai non riusciste a contattarli per esternare loro le vostre rimostranze, cazzi vostri. Qualsiasi accusa di giornalismo rivolta verso questo blog è quindi da ritenersi infondata. - Inno del Principato d'Andorra.