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mercoledì 13 novembre 2013

Risolto il misterio dell'auto-simbolo dell'Alluvione!



Ve la ricorderete tutti, anche perché il post è solo di qualche giorno fa; e la grossa vettura americaneggiante, così la avevo chiamata, che sta per essere inghiottita dall'alluvione del 4 novembre 1966 in piazza dei Giudici. Una foto celeberrima, che avevo deciso di inserire proprio nell'anniversario di quel tragico evento, come simbolo di tutte le diecimila e rotte autovetture che l'Arno si portò via o ridusse a maschere di fango e nafta, accatastandole le une sulle altre. Una foto nella quale avevo sempre disperato di riconoscere l'autovettura in questione.

Bene: è bastato pubblicare la foto perché, in pochi giorni, un lettore e frequentatore del TB abbia risolto il mistero che mi sobbarcavo da decenni; evidentemente, e con sommo piacere, questo blog ha dei frequentatori non soltanto appassionati, ma estremamente competenti (in questo caso, ben più del vostro Treggista Preferito® stesso!). Il fatto è ancora più piacevole (e straordinario), dato che colui che ha risolto il mistero è un ragazzo di soli 21 anni. Non solo i giovani Treggisti crescono, ma superano il maestro; del resto, la frase "Tristo è quell'allievo che non supera 'l maestro" la scrisse tale Leonardo da Vinci, non so se mi spiego...

Mi scrive infatti Alessandro S., 21 anni, da Mantova:
Ciao Riccardo, mi chiamo Alessandro, ho 21 anni, scrivo da Mantova e seguo il Treggia's Blog da qualche anno. Avrei voluto contattarti altre volte, sempre per darti altre informazioni su alcuni veicoli riguardanti i tuoi avvistamenti (cosa che magari farò in futuro se ti può interessare). Questa è stata la volta che mi ha spinto a contattarti: l'auto misteriosa ed americaneggiante a cui hai fatto riferimento oggi è una Lancia Flaminia berlina. L'ho riconosciuta subito dalla modanatura cromata che percorre tutta la fiancata, unico particolare che mi ha colpito e che ne ha reso possibile il riconoscimento. Spero che sapere ciò ti abbia fatto piacere, continuerò a seguirti con entusiasmo. Ti saluto cordialmente, Alessandro.

Che dire? Anche al di là del riconoscimento della vettura, che mi risolve davvero un mistero annoso, quel che mi fa più piacere, lo ripeto, sono la competenza e la passione che traspaiono da queste poche righe. Mi tolgo il cappello (che mai ho portato, ma fa niente...): eppure una Flaminia berlina da qualche parte del TB ce l'ho, ma proprio non la avevo riconosciuta. Il modo in cui Alessandro non solo enuncia il riconoscimento, ma lo spiega compiutamente (la modanatura cromata), è indice preciso di Treggista già consumato e che si può -giustamente- permettere di dare dei punti al sottoscritto. Cosa che, ribadisco, mi fa soltanto un enorme piacere!

Naturalmente ogni intervento di Alessandro mi sarà sempre graditissimo; le informazioni e le precisazioni sono come il pane, qui dentro. Spero che Alessandro vorrà farsi vivo anche con qualche sua "trovaglia" mantovana; insomma, è la terra di Tazio Nuvolari, eh. Sembra di poter dire che ci dev'essere qualcosa nell'aria da quelle parti...

martedì 7 maggio 2013

La più ambita



Per questo superbo esemplare "portuale" (il porto è quello di Genova, e se è di Genova non può esserci di mezzo che Fabrizio) di Lancia Flaminia del 1968, stavolta si parte dal posteriore. Per forza: bisogna mostrare ammodino la targa. Carissimi e carissime aficionados/as del TB, siamo qui di fronte, infatti, alla più ambita "targa parlante" di tutto il panorama italiano: la mitica "MI FOTTO".

E' una combinazione unica: impossibili, infatti, tutte le altre combinazioni. TI FOTTO, LO FOTTO e LA FOTTO per sigle inesistenti, VI FOTTO e LI FOTTO perché Vicenza e Livorno sono rimaste ben lontane dalle lettere. Quindi c'è solo MI FOTTO, quelle 9999 autovetture milanarde del 1968 che hanno regalato a non pochi italiani una discreta dose di risatine ad ogni incontro. Certo, qui si tratta di risatine almeno in parte stemperate dalla spaventosa bellezza, o meglio dalla maestosità di questa autovettura:


Qui la vediamo in posa anteriore, con rigoroso sfondo di yacht di lusso e una notevole collezione di patacconi "autodèpoca" sulla griglia del radiatore. Ne prendo atto, nonostante la mia ben nota avversione nei confronti dei "registri delle auto storiche" e compagnia bella. La musealità non mi è mai garbata, né mi garberà mai; ma qui siamo, evidentemente, a un raduno (con tanto di "prova slalom" che qualcuno ha voluto far passare vicino a un imprudentissimo palo della luce...)


Dalla foto si nota che, al raduno, la nostra Flaminia Mi Fotto reca il numero 28. Particolarmente "in linea" con la targa, dato che, nella smorfia toscana, il ventotto è il "numero de' becchi" !

giovedì 4 novembre 2010

Il quarto d'ora di follia del Treggista (1)





Qui inizia il resoconto esatto, che durerà tre post compreso questo, di un autentico quarto d'ora di follia che, alcuni giorni fa, ha colto il vs. Treggista Preferito® mentre riaccompagnava a casa un'anziana e gentilissima signora che lo aveva aiutato a dare una pulita alla casa. Un autentico ciclone, peraltro, la signora Anna: stile, per intenderci, la tizia del Nelsen Water che arrivava a casa, puliva tutto ma di solito tralasciava il vaso perché, appunto, ci pensava il prodotto. Poiché la conosco bene, l'ho invitata a stare a mangiare qualcosa da me, e poi mi son messo in macchina per riaccompagnarla.

Ora dovete sapere che, nella piazzetta dove c'è uno de' barri dove vo di solito, situata in prossimità di uno degli snodi del traffico più spaventosi di Firenze (e c'è pure la tranvia di mezzo), c'è un cancelletto sempre chiusin chiusino. Mai una volta che lo abbia visto aperto. Non sapevo nemmeno che menasse da un carrozziere; e qui dev'essere intervenuto il Dio dei Bivi in versione oculistica. Non avendo quel che si dice un occhio di lince, non riesco ancora a capire che cosa mi abbia fatto percepire da 200 metri di distanza (più che vedere) il cancelletto aperto, e in fondo al cancelletto un cortiletto, e in fondo al cortiletto il culo scassato assai della Lancia Flaminia del 1961 che vedete nelle foto.

È cominciata qui la follia. Con la signora Anna si stava parlando di tovaglie da lavare, e anche d'un tappetino del bagno sul quale crescevano oramai gli champignon, e del quale lei s'era presa cura per restituirlo a vita nuova da secolare squallore. All'improvviso, come mi sono accorto della Treggia, senza dire niente ho fatto uno scatto a diritto (normalmente dovrei girare a destra), trapassando l'incrocio come se niente fosse e inforcando il cancelletto aperto a velocità smodata (Ludicrous speed, come è nell'originale di Balle Spaziali)


We brake for nobody, insomma. La signora, che non si rendeva minimamente conto, mi guardava inorridita con l'aria di dire: "Aiuto, è impazzito". Anche perché la frenata che ho fatto davanti a due carrozzieri altrettanto inorriditi e pronti a impugnare i fucili in dotazione è stata paragonabile a quella dell'astronave nel film di Mel Brooks. Al che sono sceso inforcando la Kodak e rivolgendo ai due, già pronti a menare, una chiarissima spiegazione del tipo scussatsononappassionatdemacchinevekkfoddufòto. E clicche, e clicche, mentre la signora Anna si faceva ostentatamente il segno della croce e faceva cenno ai due carrozzieri di prepararsi a chiamare la neurodeliri. Ma non è finita qui, non è che non è finita qui...

(1. continua)

domenica 14 febbraio 2010

Il Fondo Cristina (4): Incidente sui Navigli



Della serie: forse faceva meglio a restarsene a Roma, invece che andare sui Navigli, a Milano, e perdipiù sotto la neve. Vabbè che in questi giorni è venuta una nevicatina anche a Roma (strombazzatissima dai media, naturalmente, come ogni cosa che avviene n'a'a capitale), però andare a Milano con una Lancia Flaminia Coupé (ritargata, sì, ma dei primi anni '60 senz'altro) e poi andarcisi a schiantare come se niente fosse, è veramente il colmo. Con l'ovvia speranza che il conducente non si sia fatto neppure un graffio, è comunque facile immaginare la scarica di colorite e irriguardose espressioni nei confronti del Padreterno che il proprietario di questo bellissimo automezzo da Dolce Vita felliniana deve avere tirato; e non saprei sinceramente fargliene un torto, anche se il demonietto che alligna in me sogghigna un po' dicendo: Beh, così impara a andare a Lavoròpoli. Se proprio ci si deve andare, di riffa o di raffa, si prenda un treno o ci si vada con una macchinetta del cavolo di questi tempi, ché quella la si può anche battere senza problemi....anche perché la dinamica dell'incidente mi sembra bizzarra, a giudicare dal danno. Sembra quasi che alla Lancia sia cascata una cassaforte addosso, o che qualcuno le abbia tirato, che so io, un modellino-souvenir del Duomo di Milano...