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mercoledì 27 maggio 2026

Il tempo

 


Si diceva che l'oggetto proprio del TB è stato, per forza di cose, un po' ampliato; non solo alle targhe bianche con la sigla della provincia (le più antiche delle quali hanno ormai oltre quarant'anni!), ma anche alle prime targhe "new style" con la numerazione AA-000-AA ancora in uso. Ebbene, le targhe "AA", di anni ne hanno oltre trenta. Trentatré per la precisione, essendo state introdotte nel 1993. E' quindi facile determinare l'anno di immatricolazione di questa Fiat Uno (non bianca, fortunatamente) di "seconda generazione", che testimonia l'oramai rarissima combinazione iniziale "AA". Siamo nel parcheggio del Penny Market di via dell'Argingrosso, a Firenze, che peraltro negli ultimi tempi si è rivelato una discreta treggiaja (e ne avremo a riparlare). Intendiamoci: non che le targhe di stile attuale non siano presenti nel TB; ce ne sono, anzi, parecchie. Ma si tratta perlopiù di reimmatricolazioni di veicoli di età più o meno veneranda. Questa è invece la prima autovettura "AA-000-AA" inserita espressamente. Ed ha, appunto, trentatré anni. Che sono una bella caterva d'anni, almeno dall'angolazione di una normale vita umana.

Questo post, come avrete senz'altro notato, ha un titolo un po' impegnativo. Sì, perché tutto questo mi dà occasione di parlare un po', appunto del tempo. E, come recita un celebbbèrrimo canto anarchista, il tempo è dei filosofi:


Ora, dovete sapere che io sottoscritto ci ho, con la filosofia, un rapporto non propriamente eccellente. A parte l'antico Eraclito coi suoi oscuri frammenti, e qualcosa di Spinoza, le circonvoluzioni filosofiche (ed anche socioeconomiche, che non di rado ne derivano o comunque sono loro affini) non mi hanno, come dire, mai scaldato il cuore. E' senz'altro un mio (grave) limite, e lo ammetto senza remore. Indi per cui, se il tempo è dei filosofi, non sarei certo la persona più indicata per parlarne. Può darsi, anche se forse è un pretesto, che ci abbia avuto la sua parte anche l'insegnamento della filosofia ricevuto al liceo, a cura di una povera donna che non si capiva che cosa ci stesse a fare in una classe, e che noialtri, tipico esempio di adolescenti di merda, martirizzavamo in tutti i modi possibili e immaginabili, dall'entrare in classe con una trave, polverosa e sporca di vernice, "presa in prestito" da un cantiere che le depositavamo sulla cattedra dicendo che era "ordine del preside", alle domande corali sulle dottrine di sconosciuti filosofi mitteleuropei i cui nomi erano ricavati dai giocatori di calcio della nazionale cecoslovacca, allora di gran moda perché aveva vinto i campionati europei del 1976 (io mi ero specializzato in una non meglio precisata "ontologia gnostica di Panenka"). Insomma, così è e faccio pubblica ammenda a distanza di decenni. Il tempo, appunto. E dal primo "rigore a cucchiaio" ne sono passati cinquanta, di anni.


Dal 1993 della nostra targa "AA" superstite, di anni ne sono passati "solo" trentatré. E questo, nella mia famosa mitologia personale, riporta giustappunto a quell'annus horribilis che, trentatré anni dopo, mi trovo quasi a rimpiangere. E' vero, d'accordo, quell'anno la mia vita fu segnata da avvenimenti che hanno avuto una certa importanza, e non lo nego. Non ne voglio (ri)parlare, a parte, forse, il fatto che oggi è proprio il 27 maggio, "il giorno in cui tutto esplose".


Ne ho parlato a volte: quella notte io ero là con le squadre di soccorso, e sono sempre stato solito dire che l'inferno non mi fa paura perché lo ho visto coi miei occhi. Alle due bambine vittime di quella strage mafiosa verrà intitolato un nuovo ponte in costruzione sull'Arno: le ho viste mentre le tiravano fuori, morte, i vigili del fuoco dalle macerie, assieme ai genitori e a uno studente che viveva nel palazzo di fronte alla torre dei Georgofili. Mentre stavo lì, dietro di me, da un pesante ed antico portone che dava accesso a un garage, si vedeva spuntare, sepolta, una grossa Mercedes targata FI H9... tutte cose che non mi abbandoneranno mai.

Il tempo passa; tempus fugit, ruit hora. Al di là di ogni definizione fisica, filosofica e tecnica, il tempo è l'arte di ricordare. Un'arte che, per essere innescata, può servirsi anche di una vecchia Fiat Uno e di una targa. Anzi, due targhe: pure quella della vecchia Mercedes distrutta dalla bomba in via Lambertesca. Non esistono fotografie, l'unica che esiste è forse solo nella mia memoria; ma voglio inserire, per omaggio, questo post anche nella categoria "Mercedes", per omaggio.


mercoledì 29 agosto 2012

Carrelba '12 (6) - All'Isola col Turbo



Ed eccoci, finalmente, all'Isola d'Elba. Quest'anno, le "vacanze grosse" hanno deciso di incominciare col Turbo; e, infatti, presso il classico benzinaio alle porte di Marina di Campo, ecco che si presenta questo bell'esemplare rosso di Fiat Uno Turbo del 1985, invero una delle ultime targhe arancio-bianconere della provincia livornese. La cosa è tanto più ragguardevole, quanto è nota la scarsa presenza all'Elba, specialmente in estate, di autovetture con targa "indigena"; è sempre stato così, e così sarà sempre in saecula saeculorum (oggi, lo riconosco, ho un che di ecumenico).

La Uno Turbo era, come dire, un'aberrazione sotto forma di macchina. Un'utilitaria, poiché la Uno era un'utilitaria e non ci giriamo tanto attorno, trasformata in bolide mediante un motore da 1301 cc alimentato a iniezione elettronica con turbocompressore IHI e il celeberrimo intercooler, che per la sua pronuncia inglese dette immediatamente luogo alle più fantasiose variazioni; naturalmente, a Livorno e provincia (ma non solo), passare a indercùlo fu tutt'uno, e credo che tuttora ben pochi non si siano lasciati tentare da questa labronica storpiatura (classiche le espressioni rivolta al guidatore della Volvo, del tipo "ma va a pigliàttelo in der cùler, dé!"). Tutte queste cose significarono 105 CV e una coppia massima di 16 kgm, che tradotto in soldoni vuol dire che la Uno Turbo andava a 200 all'ora, schizzando da 0 a 100 kmh in otto secondi. Va da sé che la Uno Turbo ha provocato una caterva di morti e feriti gravi, specialmente se messa in mano a giovincelli vari; una diretta concorrente, insomma, dell'altrettanto pericolosa Golf 16V. 

Anche per i suoi consumi non propriamente convenienti, però, è pressoché scomparsa dalla circolazione; e si capisce allora meglio perché l'Elba abbia davvero cominciato col Turbo. Nei giorni successivi, lo ha messo sul serio ma dal punto di vista treggistico. Vedrete!

sabato 21 gennaio 2012

Color M.


Il ventuno di marzo, esattamente fra due mesi, dovrò recarmi (possibilmente nottetempo) in quella stradina sbagliata dell'altra sera, che a mezzo il verno (frase proveniente dall'antica canzone della Povera Lina) mi ha fatto sentire qualche calore e qualche odore in forma di colore. Nel frattempo, la medesima viuzza dedicata a un remoto pittore dell'empolese regala anche quest'altrettanto remota Fiat Uno, testimone a partire dal suo 1984 dell'artistica orripilanza dei colori Agnelliani. Proprio per questo, e per sottolineare la profonda stima che ho del personaggio, mi è venuto da chiamare il bluastro-violaceo smunto di questa vettura color Marchionne; non crediate quindi che la "M." del titolo significhi qualcos'altro. Ci mancherebbe. E' bleìno o violastro, non marrone. Poi, naturalmente, resterebbe da speculare su come un normale e onorato automobilista abbia potuto scegliere, per la propria utilitaria, un colorino del genere; ma questo attiene evidentemente al libero arbitrio. Il Treggista si limita a registrare; una Uno così antica è comunque ben degna di nota.

lunedì 24 gennaio 2011

Il Treggia's Blog



C'è un motivo ben preciso per cui questo post reca...lo stesso titolo del blog. Il TB non è soltanto un blog dedicato alle cosiddette auto d'epoca, che pure vi sono molto presenti e che formano, ovviamente, una sua parte importantissima. Altrettanto importante è la componente delle vere tregge, le zie e le nonne di tutti i giorni, quelle che tutti quanti noi incontriamo per le strade delle nostre città senza farci caso. Certamente ognuno di noi si volterebbe vedendo per la strada una delle meraviglie fotografate da Mark B. nel post precedente, ma nessuno lo farebbe vedendo ad esempio questa vecchia Fiat Uno del 1984, ancora con la targa arancio-bianco-nera; eppure, di questo modello che ha letteralmente furoreggiato non ne restano in giro molti esemplari, e ancor meno con le targhe di questo tipo (le prime, se ben mi ricordo, appartengono alla serie FI D3...).

Nessuno, ma non il Treggista. Il Treggista fotografa ogni cosa, accettando anche un po' di psicologia da due soldi bucati che a volte qualcuno gli ammannisce quando lo vede inchiodare e scendere con la fotocamerina digitale, oppure (come in questo caso) prendere una foto al volo mentre sta guidando, in un qualsiasi giorno di pioggia invernale. Magari non facendo foto eccelse; una vecchia utilitaria che svolta a sinistra e se ne va. Un minuscolo standby del tempo, perché non è probabile che una vettura del genere diventi d'epoca. Glielo auguro, ovviamente, e che passi ai nipoti e ai figli dei nipoti; ma non c'è da sperarci molto. Questo blog, il Treggia's Blog, è fondamentalmente dedicato alla testimonianza di esistenze. Di macchine, certamente; ma non ho mai visto, a parte in qualche film di fantascienza e nel Maggiolino tutto matto, una macchina che va da sola. Usualmente c'è una persona che la guida. Non si sa chi è? E che importa.

domenica 24 gennaio 2010

Uno, nessuno e centomila




Il titolo "pirandelliano" è facilmente spiegabile: alle Uno, infatti, non fa caso nessuno perché se ne vedono in giro ancora centomila. Però almeno alle più vecchie (quelle ancora con la targa arancione e nera) un occhietto anderebbe dato: a Firenze la Fiat Uno comparve con la serie FI D3... e, quindi, siamo ancora in piena era treggiologica. Indi per cui, quando ne ho vista una con la targa arancionera bella ferma in un ingorghetto, non ho avuto dubbi espletando peraltro una delle libidini del Treggista: la foto al volo. Nulla di eccezionale, sia ben chiaro; ma uno degli scopi del TB è proprio quello di registrare l'ordinario. Forse il principale. La vita quotidiana delle vecchie autovetture ancora orgogliosamente in circolazione (e non imbalsamate nelle collezioni e nei raduni). Lunga vita anche alla vecchia Uno di quando ancora c'era la pubblicità di Forattini e gli slogan in -osa (è comodosa, scattosa, risparmiosa eccetera). Cose oramai talmente passate, di quando molti pensavano che Forattini fosse "di sinistra" !