Visualizzazione post con etichetta Autobianchi Giardiniera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Autobianchi Giardiniera. Mostra tutti i post

lunedì 3 giugno 2013

Giardinaggi & famiglie





La Giardiniera, che alcuni chiamano erroneamente "Giardinetta" e altri, con qualche motivo valido, "Cinquecento familiare", ha avuto un destino curioso nella sua storia. Nata come versione "di lavoro" della Fiat 500 (dedicata in origine a giardinieri e giardinaggi vari, ma ben presto adottata da muratori, imbianchini, idraulici, elettricisti ed ogni altra sorta di tecnici, installatori e artigiani), ottenne un successo talmente clamoroso da sopravvivere anche al modello di derivazione, dismesso nel 1975 ma che gira ancora in centinaia di migliaia di esemplari in tutto il mondo. Però, già da qualche tempo la Giardiniera era stata "passata" all'Autobianchi, o meglio: al marchio Autobianchi, oramai inglobato dal gruppo Fiat; come tale, restò in produzione ancora per un altro po' d'anni. E' per questo motivo che le superstiti Giardiniere (che non sono poche) sono, come dire, suddivise tra Fiat e Autobianchi; questa qui, del 1977,  appartiene propriamente a quest'ultimo marchio. Al di là dei giardinaggi e delle altre attività lavorative, c'è chi diceva (e non a torto) che la Giardiniera era l'unico modo affinché quattro persone (ma di corporatura non robusta) potessero entrare in una 500 (due davanti e due di dietro, come gli elefanti della famosa barzellettina scema che andava di moda allora); da qui l'appellativo di "familiare". Storicamente, la Giardiniera è stata l'ultima vettura italiana ad essere stata prodotta, e fino alla fine, con le portiere ad apertura controvento: una caratteristica delle 500 primitive che, in questo modello, ha resistito fino alla fine. Poi sono andate (e giustamente) fuorilegge.

lunedì 24 ottobre 2011

Azzàrde




Avete letto lo sproloquio del post precedente? Bene, ora è il momento di fornire degli esempi pratici e treggistici di cosa voglia dire essere uno zìngano dietro casa. Per essere uno zìngano dietro casa, bisogna prima di tutto essere disposti a eliminare il tempo dalla propria prospettiva, non vivere affatto ogni momento come se fosse l'ultimo e, anzi, viverlo come se fosse il primo. Noi zìngani dietro casa, e perdipiù della sottospecie treggistica, non siamo proprio seguaci di Stiv Giobbs (e, del resto, non ci inviterebbero mai a tenere discorsi commoventi nemmeno all'università di Terontola). Una volta eliminato il tempo e fatta andare la macchina per pertugi reconditi, prima o poi arriva qualcosa di inoubliable.


Per andare a Colle Ràmole bisogna pigliare, dai Bottai, una stradina che si perde e che, nel primissimo tratto, è divisa in due come Berlino: West-Kolleramolestraße appartiene al comune dell'Impruneta, mente Ost-Kolleramolestraße è nel comune di Firenze. Alla prima biforcazione, in mezzo a un boschetto, sulla destra c'è Via della Buca di Certosa; e ora vi racconto una cosa.

Via della Buca di Certosa si trova proprio in una buca, esattamente sotto la Certosa di Firenze, e sfido anche il tassista più incallito a sapere dove sia esattamente. Sí, d'accordo, immaginerà che sia vicina alla Certosa, con quel nome lì; magari si ricorderà vagamente che vi si accede a un certo punto della Senese (ovvero dalla Cassia), magari dietro al muraglione del cocomeraio; e qui si ritroverebbe alle perse. Perché via della Buca di Certosa è stata eliminata, da quel lato; l'accesso è stato chiuso spavent'anni fa con un guard-rail (caso forse unico al mondo) e la targa stradale è stata tolta. Per ricordarsene, di quella strada, occorre avere la memoria elefantiaca che solo un treggista sa avere; e l'altro ingresso bisogna andarselo a cercare. Da via di Colle Ramole, appunto, ancora con le vecchie targhe ammuschite e mezze róse che là nessuno si è occupato di sostituire con quelle nuove fosforescenti di metallo. Si entra nella Buca e si apre un mondo. Un piccolo mondo a sé. Un borgo seppellito e protetto dalla possente costruzione cluniacense, immerso nei fiori e nei gatti, fuori dal tempo.




Solo in un posto del genere, mi vien fatto di dire, è possibile trovare una treggia come quella che vedete nelle tre foto sotto il titolo; sí, perché alla Buca di Certosa qualcuno si dev'essere sentito imperiosamente nella Contea di Hazzard, in mezzo ai Dukes del profondo Sud; non saprei trovare miglior prova dell'inutilità di spingersi in lontanissime plaghe quando il mondo ce lo hai dietro casa, giustappunto. E se alla Buca di Certosa non ci sono le biondone, non c'è lo sceriffo ma al massimo un vigile urbano del Galluzzo e, soprattutto, non c'è la Dodge Charger del 1969, poco male: il Generale Lee lo si fa con una Autobianchi Giardiniera del gennaio 1972. Invece dei Dukes ci saranno i Bukes (of Certosa), invece d'entrarci dentro al volo dal finestrino si apriranno le portiere controvento, non ci faranno mai i' telefìrme, invece della Georgia ci sarà la Giorgia d'i' Pinzaùti, ma del resto a Azzàrde non parcheggiano mica il Generale Lee sotto le mura di una Certosa del 1200; a proposito, proprio sotto quelle mura, vicino al guard-rail che chiude la strada, avevo trovato anche un bel camperone Ford Transit debitamente sgarrupato, ma c'era il padrone che mi guardava con occhi un po' inquieti. Ci tornerò!

Capirete dunque perché, da oggi, i' Generale Lì della Buca di Certosa sostituisce la OM 665 Superba nel logo del Treggia's Blog nel normale avvicendarsi delle "tregge di bandiera". Sono ben conscio che, su quella foto, il titolo in giallo si legge male e ancor peggio la presentazione del blog; pazienza. Vi caverete un po' gli occhi ma ne vale la pena; un Azzàrde a du' metri dal cocomeraio, dalla Certosa e da Colle Ramole non si trova mica tutti i giorni!


Per finire, però, un omaggio al Generale Lee, quello vero, bisognerà pur farlo. Non nascondo che trovare qua vicino una Dodge Charger del '69, anche se non "vestita" da Hazzard, sarebbe un bel colpo. Impossibile? Beh, lo pensavo anche della DeLorean di Ritorno al Futuro, e l'ho incontrata in via Aretina; magari, un giorno, troverò una Dodge Charger, che so io, in via dello Scalo di Peino (tassisti, non sapete dov'è?... Io sí!). E, comunque, una cosa va detta: a parti invertite, la Dodge in via della Buca di Certosa (e in via di Colle Ramole) ci rimarrebbe incastrata; la 500 Giardiniera, invece, scorrazzerebbe tranquillamente per le polverose strade della contea di Hazzard. Sarebbe uno spasso vedere i Dukes smadonnare e stamparsi su un cipresso mentre tentano d'uscire dal finestrino all'angolo con via di San Cristòfano!

Da ridere, certo. Poi, però, m'è venuta a mente una cosa. A poche centinaia di metri da via della Buca di Certosa c'è il cimitero di guerra dei Falciani. Non so se qualcuno c'è mai stato; diciotto, diciannove, ventenni americani venuti a morire dalle più sperdute contee; ci si aggira per quelle tombe ordinate, si leggono posti mai sentiti coniugati con età che dovrebbero essere soltanto di vita, e gelano le ossa. Magari, chissà, ci sarà stato anche qualche ragazzo della contea di Hazzard, Georgia; e se possibile, i suoi vent'anni se li vada a giocare anche su una 500 Giardiniera parcheggiata poco lontano.

giovedì 3 marzo 2011

Vita di paese


Vita di paese, anzi di frazione. Tagliata quasi fuori dal resto della città (e, verrebbe da dire, anche del mondo) da un viadotto che ha interrotto il suo continuum tra la campagna rivierasca e le colline. Sembra quasi uno di quei paesi sommersi dal lago artificiale di una diga, e di cui continua a emergere soltanto il campanile; invece è Firenze, un piccolo pezzo di Firenze alla sua estrema periferia sud di qua dall'Arno. E in questa vita semisospesa sono stato come guidato durante uno di quei giri senza meta che approfittano di due ore in cui non c'è nulla da fare; la Giardiniera già autobianchizzata è dei primissimi giorni del 1972, ed è apparsa come un corollario, come qualcosa che in un posto del genere doveva esserci:



Solo un paio di vecchie in giro, e un gatto; la spesa quotidiana nel vano posteriore. Un mezzo usato giornalmente, ma tenuto in maniera specchiata, e dal bellissimo colore. Spesso ironizzo sui colori delle autovetture che vado fotografando in giro, ma il verde oliva scuro di questa Giardiniera è sinceramente uno dei più belli che mi sia capitato di aver visto:


martedì 8 febbraio 2011

L'Epochetta (FF/28)




Alla Firenze-Fiesole del 14 marzo 2010 (ridendo e scherzando, fra poco fa un anno...) c'erano sì macchine da corsa, supercar del tempo che fu, moto della 1a guerra mondiale, e chi più ne ha, più ne metta; però c'era, quasi in disparte e molto discreta, anche questa mirabolante Autobianchi Giardinetta con tanto di pataccone ASI (la vettura è del 1974). Sia per il suo aspetto, sia per le dimensioni e sia per l'anno non lontanissimo mi è venuto subito da chiamarla L'Epochetta; ma avverto che la cosa non ha assolutamente niente di dispregiativo. Tutt'altro.

Tra le altre cose, conosco sia il proprietario di questa vettura, sia un po' la sua storia. La quale ha senz'altro qualcosa di molto particolare, e decisamente raro: ha avuto infatti un unico proprietario fin da quando è stata acquistata, 37 anni fa. Prima ho parlato di "anno non lontanissimo" in termini di vetture d'epoca, quali si vedevano al raduno; però son sempre trentasette primavere. L'unico proprietario in questione ci gira, ogni tanto la presta al figlio (che pure conosco) e aggiungo anche che non era certo la prima volta che la vedevo. Mi ricordo anzi che, incrociando il suddetto figlio poco dopo la nascita del TB, gli avevo espressamente chiesto di farmela fotografare. Poi ci ha pensato la Firenze-Fiesole, dove l'Epochetta si è comunque presentata regolarmente alla partenza (per ultima, altrimenti avrebbe rischiato di essere asfaltata dalle potentissime vetture che la precedevano). Po-po-po-po e via a 30 all'ora!

lunedì 20 settembre 2010

La Primula Rossa del centro storico





La giardinetta rossa (sotto il marchio Autobianchi) era diventata davvero come la famosa Primula: avevo cominciato a vederla in giro, prevalentemente nel centro storico, la scorsa primavera. Addirittura, una sera, la piasintëina era riuscita a fotografarla col videofonino d'emergenza: ma ne era venuta fuori la cosa che segue, che riporto a mo' di testimonianza:


Assolutamente improponibile, purtroppo. E così era cominciato e proseguito l'inseguimento: una volta, addirittura, la avevo beccata del tutto fuori zona ma non mi ero potuto fermare. Poi eccotela a giro che ti sfila sotto il naso, eccotela parcheggiata in strade talmente strette dove fermarsi senza intralciare il traffico (e rischiare i conseguenti improperi se non di peggio) sarebbe stato impossibile, e decine di altre situazioni. La vettura più sfuggente del TB, e probabilmente anche una delle più famose della vecchia Firenze.

Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, il centro storico di Firenze è avarissimo di tregge. Un po' perché la circolazione vi è molto limitata, e un po' perché la downtown Treggia è legata alle attività artigianali e lavorative, che purtroppo dalla Disneyland per turisti di massa che è diventata Firenze stanno inesorabilmente scomparendo. Qualcosa in Oltrarno, ma di qua d'Arno la treggia è davvero merce rara. Il vero regno delle tregge sono le periferie, le frazioni, i paesi dei dintorni, le campagne; ed è per questo che il Treggista Militante è per natura un essere periferico. Nei centri, la gente o va a piedi o in bicicletta (assai giustamente), in motorino (un po' meno giustamente), oppure dimostra tutta la propria furbizia comprandosi il SUV (che è soprattutto comodissimo da parcheggiare, un vero bigiù).

La nostra Primula Rossa ha ceduto, finalmente, in piena notte. L'ho presa un po' a tradimento, approfittando di una sosta all'ospedale di Santa Maria Nuova (che i forestieri chiamano costantemente Santa Maria Novella, lasciando immaginare malati e feriti trasportati su binari e trenini interni). Me n'ero accorto che era parcheggiata nella strada accanto proprio mentre arrivavo all'ospedale a sirene spietate (espressione assai in voga tra gli autisti di ambulanze più carogne). A dire il vero, l'autista coscienzïoso dovrebbe restare a presidiare il mezzo, specialmente di notte; ma qui non era davvero questione. Via le chiavi, ambulanza sprangata e Kodak brandita a passo di marcia.

La Primula Rossa è del 1972. Dev'essere stata comprata per lavorarci, e evidentemente continua a farlo, a resistere coi suoi attrezzi dentro e l'asse di legno sistemata sul sedile posteriore. Nessuna indulgenza: la carrozzeria è da guerra quotidiana, i ritocchi sembrano essere stati dati con lo stucco, l'intonaco da muro e la pennellessa, e le fitte sembrano i lividi di un pugile di quando in certi fumosi localacci si tenevano ancora le riunioni di boxe. Altro che macchina d'epoca: questa macchina è tutta un'epoca, da sola. Quella del trombaio, del falegname, del corniciaio, del tappezziere. Non che questi mestieri siano venuti a cessare, ma ora si viaggia con l'elegante furgoncino coreano che non diventerà mai treggia nemmeno fra cinquant'anni. A mo' di estremo omaggio a questa quasi-ultima rappresentante di una Firenze che non c'è più, dedico i suoi indimenticabili e spàrtachi snodi laterali:




lunedì 2 agosto 2010

Asocial Network





Anche la Fiat ci deve avere una specie di Asocial Network: io ci ho l' 'Εκβλόγγηθι Σεαυτόν (ve lo immaginate uno che vuole farmi fare una rettifica entro 48 ore e deve comunicare al suo avvocato il nome del blog...?), il TB, la gatta Pampalea, mentre la Fiat ci ha, o aveva, l'Autobianchi, l'Alfa Romeo, la Lancia, la Ferrari eccetera. Oh, a ognuno il suo network; anche se il mio, sinceramente, credo che non chiuda stabilimenti a Termini Imerese o trasferisca le produzioni in Assurdistan. Sarà bene che nessuno creda, poiché in questo blog ci sono parecchie Fiat tanto antiche e belline, che io perda di vista cos'è stata e cos'è la Fiat, e tutto il padronato in genere. Io sto con chi lavora, e non con i padroni. Se poi "Mr Maglioncino Blé" Marchionne fosse arrotato ammodino anche da una Giardinetta come questa, mi andrebbe più che bene; un po' delle sue budella le distribuirei volentieri per una sagra dalle parti, che so io, di Pomigliano d'Arco.

A proposito della Giardinetta. Questa è davvero una home Treggy, dato che proviene da tre passi fisici da casa mia; autenticamente dietro l'uscio, e sempre sotto l'implacabile sole di qualche giorno fa. Asocial Network? Magari la Fiat sarà anche fin troppo sociale, ma a volte si rimpallava pure le vetture fra un marchio e l'altro. La Giardinetta, o "5oo familiare", era nata Fiat; a un certo punto decisero che doveva essere "Autobianchi". A complicare ancor più la cosa, il fatto che alcune Giardinette rimasero però marchiate Fiat. Cose che succedono ner màggico mondo de Capitalismoland; ma, del resto, anche quando la Fiat andava in CCCP, paradiso de' lavoratori, pigliava la 124 e la faceva diventare "Lada"...