Non avevo nemmeno finito di pubblicare il post precedente, che mi son detto: "Oh, te, ci avresti da regolare un altro conto". E anche questo conto ha a che fare con "proprio quella sera". Con la nuova categorizzazione per modelli, infatti, l'ultima Alfetta era rimasta esattamente quella di quella certa sera là, che intenderei se possibile cancellare dalla mia vita. Non sarà chiaramente possibile, ma -come diceva il sig. Maggi- tutto fa brodo; e, quindi, ecco finalmente un'Alfetta di quelle serie, dure e pure, che manco a dirlo ho trovato non dico sotto casa, ma a cinquanta metri sí. Di fronte, peraltro, alla mia "pizzeria di fiducia". Per certi versi si tratta di una treggia unica nel TB: è infatti la prima per fotografare la quale ho fatto addirittura fermare un taxi su cui ero a bordo, per andare alla stazione (stavo andando a Piacenza); poi, ovviamente, m'è toccato spiegare all'esterrefatto e giòvine tassista tutta la storia, e facendogli pure vedere tutte le tregge presenti in quel momento nella Kodak. Beh, un po' di propaganda diretta al TB non farà male, visto che non è assistito da Facebook e altre moderne diavolerie; alle volte penso che un TB feisbuccato avrebbe un po' più "successo" (si fa per dire, ovviamente), ma a me garba così (e nei prossimi giorni avrete anche una notizia quasi clamorosa). Sull'Alfetta che, finalmente, "sostituisce" quella di quella sera, bisognerà dire che è di puro stile ufficiale, da "auto blu", e finanche un po' questurino; una "vocazione" che questa macchina aveva senz'altro, come quella a essere blindata. Questa qui, di primissimo modello, è del 1973.
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lunedì 2 aprile 2012
domenica 30 ottobre 2011
Proprio quella sera
Non potevo non essere contento: dopo aver passato due anni e mezzo a cercare e scovare tregge a giro per Firenze e per mezzo mondo, una finalmente veniva a trovarmi direttamente a casa mia. Perché qui siamo esattamente nel mio cortile: qualcuno della Federazione dei Cronometristi, che ha sede due portoni avanti al mio, aveva deciso di scendere con questa sua (bella) Alfetta 2.0 del 1984, davvero una delle ultime Alfette prodotte (la produzione cessò nel medesimo anno). Pensare che stavo cercando il gatto che aveva deciso di passare una serata su una tettoia dalla quale non riusciva a scendere; era la sera del 20 settembre scorso. E così questa ha rischiato di essere l'ultima treggia di questo blog, per estinzione del Treggista stesso. Il destino ha deciso altrimenti; e non so dire quindi se l'Alfetta del cronometrista mi abbia portato fortuna o sfortuna. Resterà un dubbio, e mi si perdoni se dopo questo post tiro subito avanti con un altro; principio inalienabile del TB è che tutte le vetture fotografate debbano essere inseriti, ma capirete che questa mi provoca qualche ricordo un po' così. Tiremm innanz.
giovedì 21 luglio 2011
Spingendo l'Elba un po' più in là
Il titolo di questo post ha bisogno di una breve spiegazione. L'attribuzione di questa splendida Alfetta del 1974 è infatti un po' strana, se si pensa che le foto sono state prese nell'etrusca e murata città di Volterra. Ma qui si va come nel profondo della mia vita; quando vado (e torno) dall'Elba, il percorso atavico che attraversa tutta la Toscana centrale (passando per il Galluzzo, Colle Val d'Elsa, appunto Volterra e le sue Saline, Casino di Terra, Bibbona, la California e la vecchia Aurelia fino a Piombino) fa da sempre, per me, già parte dell'Isola. La sua "marcia di avvicinamento". Anche se a volte lo faccio, detesto passare per la FI-PI-LI, per l'A12 e per l'Aurelia a 4 corsie; all'Elba ci si va davvero, da Firenze, passando solo per la statale 68, per le sue balze e per le sue lune; e tutto quel che si trova sul suo territorio è un preludio (o un estremo lingering, al ritorno). Non pretendo naturalmente che si capisca appieno la cosa, appartenendo ella interamente alla mia storia; ma comunque sia, Volterra ha poi in sé qualcosa dell'isola.
giovedì 17 marzo 2011
Vituperio de le tregge
Di tregge con targa pisana ce ne sono più d'una nel TB; senza contare che il vostro Treggista Preferito®, quando abitava a Livorno, ha avuto pure una macchina targata Pisa (un'Alfa 33 SW, per la cronaca). Come dire: nel passato di ciascheduno di noi esistono delle macchi(n)e. Ma, da quando esiste il TB, non mi era ancora mai capitato di beccare una treggia pisana nel suo habitat naturale, vale a dire Pisa stessa; e che Pisa, perché qui non siamo in qualche periferia, ma sul Lungarno Gambacorti. Nel bel mezzo del vituperio de le genti, insomma, e vanno dette due cose: la prima è che Pisa è comunque una gran bella città, ma bella bella, e la seconda è che all'Alfa targata Pisa ho fatto fare esattamente la stessa fine di Dante Alighieri, abbandonandola in esilio proprio a Ravenna. Tutto questo mentre, sul Lungarno Gambacorti, in compagnia di un'allegra brigata ripiena di delizie della cucina sarda e di filu 'e ferru, inchiodavo nel vedere quest'Alfetta del 1978 ancora perfettamente maestosa e scevra da ogni livrea dei carabinieri o della polizia. Cosa oltremodo opportuna, perché siamo esattamente davanti a dove fu ammazzato Franco Serantini. Che era sardo.
giovedì 29 aprile 2010
Tiro al piattello
Ed eccoci, nel nostro saltapicchiare da un posto all'altro, di nuovo a Piacenza & dintorni, dopo l'epica saga di Pontenure che ha segnato un momento importante del TB. Stavolta siamo, io e la piasintëina, nientepopodimeno che in riva a un lago artificiale (con la relativa diga) che serve agli appassionati per fare il tiro al piattello. Non sto scherzando: sulle rive del bacino è sistemato un impianto specifico, e l'intera vallata risuona di spari. I piattelli vengono lanciati sul lago, e spero che siano fatti di un qualche materiale commestibile dai pesci perché, altrimenti, il bacino si riempirebbe di milioni di dischetti! Per il resto, torme di motards che si fermano all'Osteria dei Quattro Venti: il fatto è che, per un capriccio del destino, ci siamo capitati esattamente alle 4 e 20 di una domenica pomeriggio, e quindi è stato un attimo ribattezzare il locale Osteria delle Quattro e Venti. Poteva, in tutto questo complesso di cose, di piattelli, di laghi, di pesci, di spari e di motociclette, mancare una bella treggia servita mentre mi mangiavo un panone con la coppa e mi bevevo un bicchierone di barbera? Assolutamente impossibile. Le tregge capiscono quand'è il momento adatto per comparire. E, infatti, un'Alfetta del '78, tutta bella blé quasi a sembrare un'auto di un pezzo da 90 del tempo che fu, si è premurata di parcheggiare in riva al lago dei piattelli per tutto il tempo necessario a farsi fotografare.
lunedì 7 settembre 2009
Il dumila
A occhio e croce, quando questa macchina è stata immatricolata mancavano ancora una ventina d'anni al dumila, anno più o anno meno. Lucio Dalla aveva cantato, qualche anno ancora prima, in un suo indimenticabile album (del 1976 per la precisione), Il motore del duemila; nel 1980 si era "riaddumilato" con Telefona fra vent'anni. Che magia era, 'sto dumila; ci s'era vicini, quasi a un passo, e s'immaginavano chissà quali cose -ivi compresi per i motori e per le automobili. Ora siamo già nove anni dopo quella fatidica data, e ci siamo beccati Berlusconi e i SUV, la Bossi-Fini e le Smart, le ronde e la Fiat Stilo. Ganzo. Ridateci il motore del 1976 e i gettoni scanalati di bronzo per telefonare trent'anni indietro, please.
Anche il suono stesso della parola, du(e)mila (a Firenze, quella "e" là nel mezzo non piace punto; cosicché, ad esempio, il numero "2200" si dice dumiladugento), doveva averci qualcosa di incantatore. Nel dumila sarebbe andato tutto meglio, si sarebbe andati con le macchine volanti a fa' anda e rianda con la Luna (anche prima: ricordarsi, per esempio, di Spazio 1999), sempre fra gl'italici cantautori Franco Battiato cantava 31 dicembre 1999 ore 9 ed il qui presente, ragazzino, s'immaginava cos'avrebbe fatto quel giorno a quell'ora (per la cronaca ero in via degli Artisti, in una normalissima casa, a festeggiare un capodanno che poi si sarebbe espletato camminando briachi su cinque centimetri di cocci di vetro, in centro), e tutto sembrava essere in funzione di quella data. L'Alfa 2000, anche lei. Certo, si chiamava così perché aveva un motore all'incirca di 2 litri di cilindrata; ma quando fu messa in commercio, nel 1971, dire "Alfa Dumila" era anche e soprattutto un'ennesima immaginazione di quell'anno così vicino e così lontano. Peraltro, le prime versioni dell'Alfa 2000 erano identiche, come carrozzeria, a quelle della 1750; ma dire Alfa Millessetteccinquanta non era la stessa cosa. Non convogliava nessuna suggestione. E che era, il millessetteccinquanta? Le dame con le crinoline e il minuetto? Troppo passato. Noi si voleva i' futuro, noi. O eccolo, i' futuro.
A essere pignuoli, il modello qui fotografato (in un borgo decisamente tra i più riposti e suggestivi dell'intero comune di Firenze) non sarebbe una vera Alfa 2000; è un'Alfetta 2000 dei primi anni '80. Inutilmente tentarono, però, di chiamarla "Alfetta 2.0"; per tutti rimase l'Alfa Dumila. Il paradigma del compagno di classe ricco: Oh, i' Pinzauti cià i quattrini, i' su babbo cià l'Arfa Dumila! Rombavano, anche sovralimentate a gasolio, verso il futuro. Mamma mia. Poerannòi. Tant'è vero che se ne ritrova una, superstite, in un posto dove il tempo non sembra proprio essere passato. Sarà un caso?
Anche il suono stesso della parola, du(e)mila (a Firenze, quella "e" là nel mezzo non piace punto; cosicché, ad esempio, il numero "2200" si dice dumiladugento), doveva averci qualcosa di incantatore. Nel dumila sarebbe andato tutto meglio, si sarebbe andati con le macchine volanti a fa' anda e rianda con la Luna (anche prima: ricordarsi, per esempio, di Spazio 1999), sempre fra gl'italici cantautori Franco Battiato cantava 31 dicembre 1999 ore 9 ed il qui presente, ragazzino, s'immaginava cos'avrebbe fatto quel giorno a quell'ora (per la cronaca ero in via degli Artisti, in una normalissima casa, a festeggiare un capodanno che poi si sarebbe espletato camminando briachi su cinque centimetri di cocci di vetro, in centro), e tutto sembrava essere in funzione di quella data. L'Alfa 2000, anche lei. Certo, si chiamava così perché aveva un motore all'incirca di 2 litri di cilindrata; ma quando fu messa in commercio, nel 1971, dire "Alfa Dumila" era anche e soprattutto un'ennesima immaginazione di quell'anno così vicino e così lontano. Peraltro, le prime versioni dell'Alfa 2000 erano identiche, come carrozzeria, a quelle della 1750; ma dire Alfa Millessetteccinquanta non era la stessa cosa. Non convogliava nessuna suggestione. E che era, il millessetteccinquanta? Le dame con le crinoline e il minuetto? Troppo passato. Noi si voleva i' futuro, noi. O eccolo, i' futuro.
A essere pignuoli, il modello qui fotografato (in un borgo decisamente tra i più riposti e suggestivi dell'intero comune di Firenze) non sarebbe una vera Alfa 2000; è un'Alfetta 2000 dei primi anni '80. Inutilmente tentarono, però, di chiamarla "Alfetta 2.0"; per tutti rimase l'Alfa Dumila. Il paradigma del compagno di classe ricco: Oh, i' Pinzauti cià i quattrini, i' su babbo cià l'Arfa Dumila! Rombavano, anche sovralimentate a gasolio, verso il futuro. Mamma mia. Poerannòi. Tant'è vero che se ne ritrova una, superstite, in un posto dove il tempo non sembra proprio essere passato. Sarà un caso?
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