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venerdì 11 maggio 2012

W l'Itaglia!


Bardahl era una delle scritte d'obbligo sulle macchinine bombardate degli anni '70, veri e propri deliri di oli lubrificanti, ferodi, bandiere a scacchi, scorpioni e quant'altro. Però questa stupefacente Fiat 595 Abarth del 1974 presenta un gadget in più, che andiamo a scoprire non senza esserci rispettosamente alzati in pie' e intonato l'inno nazionale:



Insomma, una vera e propia Abort patriòttica, con tanto di bandierone sul cofano motore (stavolta rialzato a dismisura per ospitare il possente motore preparato (a fà' casino):


Lo so che, davanti a una treggia del genere, non mi riesce di restare serio. Lo ammetto. In fondo, è un modo per dimostrare affetto; il "rombo Abarth" mi riporta indietro di quarant'anni, quando era un rumore consueto e provocava berci del tipo Ma càmbiagni la marmittaaaaaa....!!! Però, oggettivamente, queste macchinine erano dei capolavori, e andavano per davvero come le sassate.


(Si notino qui altre scritte d'obbligo: Motul -ma quanti oli ci metteva dentro...?!?- e Dunlop, ché magari ci aveva sopra delle gomme rigenerate Pinzauti di Peretola, ma dovevano comunque essere Dunlop, o Goodyear, o Firestone). Infine, l'interno. Gli interni Abarth erano del tutto complementari agli esterni, con volante sportivo, cruscotteria corsajola e ogni cosa che ricordasse la loro vocazione competitiva:


Poi è ripartita. Ho risentito il rombo e è scomparsa verso le colline. Ah, basta un rumore...

lunedì 12 marzo 2012

I Cinquini di marzo (2)



E queste sono invece le trovàglie di Mark B., che comprendono anche la vettura qua sopra. A rigore, non sarebbe una semplice "500"; è, invece, una Fiat Abarth 595 del 1964 che viene compresa in questo post per pura comodità (e anche perché, comunque, è una 500). Il tettuccio rosso è un particolare che rende questa vettura davvero unica; si noti l'apertura delle porte ancora controvento.

La più classica delle "prese al volo" (da una moto!) per una "bianca" del 1965.


Altra "bianca" del 1966.







Tutta una serie compresa tra FI 400000 e FI 499999, risalente ovvero al '68 e '69. Tra di esse, una targa sicuramente di grosso interesse (FI 46 43 49), nell'esemplare giallo ocra.






Questa è invece tutta una serie compresa tra FI 500000 e FI 599999, del '70 e '71. Con, naturalmente, una congrua dose di "blu notte" in varie condizioni. Nell'ultima foto della serie un documento eccezionale: l'ombra di Mark B. in motocicletta! Beh, del resto è notorio che noialtri Treggisti agiamo nell'ombra, e spesso addirittura col favore delle tenebre più fitte...







Qui abbiamo invece l'ultimo periodo del Cinquino Fiorentino, tra il '71 e il '74 (scusate, ma indicare l'anno preciso di ognuna mi fa fatica). La FI 719175 sembra presa da un sito: Mark B., a differenza del sottoscritto, reperisce anche immagini di autovetture riprese dalle fonti più svariate (siti internet, libri, riviste, filmati...).


Tra le "aliene" di questa mandata di Mark, ecco una "bianca" modneisa del 1969.


La presente 500 piasintëina del 1970 mi permette di annunciare una gradita novità markbiana: il suo "agente a Piacenza" gli invia infatti regolarmente fotografie prese in quella città, la quale è -come tutti sanno- parte importante del TB per un bel po' di motivi. Anche se non riprese direttamente da me e dalla Piasintëina (con la "P" maiuscola), si tratta comunque di autentiche Tregge Piacentine da inserire nell'apposita categoria (un po' ferma da qualche mese); vedrete in futuro che la cosa riserverà parecchie e graditissime sorprese.




A quanto ne so, invece, queste tre foto sono "markbiane DOC" (nel senso che le ha prese direttamente lui, durante una trasferta patavina -son buoni tutti a dire "padovana"!). A tale riguardo chiedo scusa per la disposizione un po'strana delle prime due: non so come si fa a ruotarle nell'Irfan View. La prima è del luglio 1966 (lo specifico perché singolarmente vicina alla PD 165113 indicata nelle tabelle padovane al 29 luglio di quell'anno); le altre due sono invece del 1970.


La foto non è purtroppo di eccelsa qualità, ma questa "bianca" targata FR 84006 (del 1969) segna l'ingresso della Provincia Ciociara nel TB: finora non erano presenti tregge targate Frosinone!


Per finire, un esemplare da una provincia (o meglio, da una sigla) scomparsa: attualmente la provincia si chiama di Forlì-Cesena, e la sigla è diventata FC; ma prima era soltanto Forlì, e la sigla è rimasta FO fino alla fine delle targhe numeriche progressive. Questa qui è del 1972. Per la cronaca: l'ultima targa FO, ultima in tutti i sensi, è stata FO 909899, emessa il 17 marzo 1994.

domenica 19 febbraio 2012

Bobòtto e l'Abarth




Bobòtto, a cui una "targa bianca" bolognese vagamente parlante dà il simpatico nome, abartheggia da un po' di tempo in una delle più famose treggiaie fiorentine, una strada rivierasca che da sempre si è rivelata come una delle principali "miniere" di questa città (e ce ne sono sempre di nuove!). Qui siamo nel 1987, veramente al limite sia della treggia che dell'Abarth: ma una Ritmo conciata a questa maniera non può non essere presa in considerazione. La Ritmo Abarth 2000 aveva una curiosa particolarità: seppure la "berlina di base" fosse già alla seconda generazione, la versione Abarth, concepita per la prima, continuava ad essere prodotta nelle forme primitive e con un motore da 2000 cc di cilindrata che la rendeva un'autentica mina vagante, ed in senso assolutamente proprio. Il fatto è che la Ritmo era universalmente nota, ad esempio, per la tenuta di strada agghiacciante anche con motorizzazioni più "tranquille"; figurarsi con una bomba da due litri impiantata su un modello che, lo ricordiamo, fu il successore della 128. Ne venne fuori questo indimenticabile purpurrì, rombante e bizzarro. Bobòtto, appunto: la Ritmo che fa il botto!

martedì 11 ottobre 2011

Quelle del cofano rialzato




Maggiorando il motore, è ovvio che non c'entrava nemmeno a pigiarcelo, in una 500; fu così che la Abarth dovette escogitare qualcosa e nacque il famoso cofano rialzato. Quasi un marchio di fabbrica, al pari del celeberrimo scorpione; per le città italiane si vedevano (e, soprattutto, si sentivano) scorrazzare vetturette rombanti che, in epoche molto meno attente all'inquinamento acustico (ed anche a quello atmosferico), facevano letteralmente un casino della madonna. Mentre ora anche le macchine con ventimila di cilindrata sono silenziosissime, allora (qui siamo, fra parentesi, nel 1968 senese) c'era tutta una serie di boati che era addirittura possibile riconoscere a orecchio gnudo. Tutta una sequela di sieste disturbate e sonni interrotti: una Abarth si sentiva da due chilometri di distanza, anche considerando la doppia marmitta potenziata. Produrre una vettura così sarebbe, ora, fuori dalla legge; che palle, la legge.

mercoledì 27 ottobre 2010

La Settimana Meharistica (5-fine): Sos Mezzosaccos &c.







E per finire la Settimana Meharistica (che, poi, è durata più di dieci giorni per vicissitudini varie), una bella panoramica sul raduno sardo dei Mezzisacchi storici. Certo che la nostra Cristina, oltre ad essere una ggrobbettròtte di vaglia, ci ha anche una discretissima buona stella: insomma, dico, quando il raduno dei Cinquini (& affini) lo becco io, mi piglio una domenica mattina infame di pioggia battente (con il conseguente raffreddore); quando invece lo becca lei, una giornata radiosa, sole a picco, caldo africano...ma si può?!? E sto scrivendo tutto questo, peraltro, nella prima serata veramente gelida dell'anno. Prima, non avendo nessunissima intenzione di cucinare, sono uscito a prendere un paio di panini col lampredotto dal trippaio in via Livorno, e m'è toccato scaldarmi le mani sfruttando il calore della piastra degli hamburger...

La panoramica finale della Settimana Meharistica ci propone peraltro dei pezzi davvero notevoli. Il posto d'onore l'ho riservato alla Fiat Abarth 1000 torinese del 1968, con tanto di cofano posteriore semiaperto e tetto a scacchi bianchi e rossi; ma favolosa anche la Rossina (una Bianchina rossa non può essere che una Rossina, no?...) e da applausi i Mezzisacchi uno in fila all'altro, con le loro brave targhe cagliaritane e Thattharesi. Ciò detto, continuo nella mia meticolosa opera di invidia, immaginando quelle carrozzerie talmente calde da poter friggerci sopra un par d'òva; ma giuro che il prossimo raduno di Mezzisacchi me lo andrò a scovare a metà luglio. Oppure, cosa ancor più opportuna, comincerò fin da ora a fare gli scongiuri affinché il mese di maggio del 2011 faccia il maggio, e non il novembre!

lunedì 23 agosto 2010

Il raduno de' Mezzisacchi (9): Up patriots to arms



Lo scorso 18 maggio, l'oramai celeberrima piovosa domenica del raduno de' Mezzisacchi in quel di Firenze, mancava ancora circa un mese all'ignominiosa dipartita della Nazionale di Mr Boria da Viareggio dai mondiali di calcio sudafricani; la foto del Mezzosacco con la bandiera italiana non si riferisce quindi, fortunatamente, a qualche presupposto festeggiamento. Poiché la maggior parte delle 500 (e dintorni) presenti al raduno, che mi sono sfilate davanti facendomi rischiare una bronchite fuori stagione nel mese di maggio climaticamente più schifoso che mi ricordi, facevano parte del Club Italiano delle 500, si può ipotizzare che l'ardore patriottico del proprietario di questa Fiat Abarth 595 abbia voluto sottolineare proprio l'appartenenza all'entità nazionale della Mezzosaccheria ed anche, forse, il fatto che la 500 è un possente simbolo di italianità. Glielo vogliamo perdonare? Ma sì, vah. Anche perché il Mezzosacco abarthizzato in questione reca una targa con una sigla scomparsa, quella di quando Forlì ancora non divideva il capologato con Cesena (e la targa è del 1968), e poi perché aggiunge un altro mattoncino alla Saga del 17, forse la Treggiasbloggàggine più sentita di tutte...

sabato 7 agosto 2010

Il raduno de' Mezzisacchi (7): Goricanka



Nel 1972, quando veniva immatricolato questo stupefacente Mezzosacco Abarth giallo e nero, la Jugoslavia c'era ancora, c'erano i granič ari, c'era Josip Broz detto Tito, e a Gorizia (come a Trieste) c'erano gli jughi che venivano a fare la spesa in Italia e gli italiani che andavano a fare benzina dall'altra parte. C'erano, e ci sono ancora, Gorizia da una parte e Nova Gorica dall'altra; si passava una recinzione che poi, tempo dopo, qualcuno definì un "muro" e si veniva accolti da scritte del tipo mi gradimo socializam ("costruiamo il socialismo"). Tutto un mondo che non c'è più. Spazzato via, magari con qualche centinaio di migliaia di morti; cosa volete che sia. Nazionalismi, armi, pulizie etniche, deutsche Mark e fascismi vari; la 500 Abarth gialla e nera c'è ancora. La Goricanka, si pronuncia gorizzànca. Posti strani, posti tragici anche nel vedere una semplice targa.