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mercoledì 3 giugno 2015

Autogrill


In autostrada, le tregge sono oltremodo rare ed ancor più raro è riuscire a fotografarne una, anche se per caso la si becca. È, naturalmente, per le condizioni oggettive: se in città, a volte, il Treggista Militante® può lanciarsi nel classico inseguimento, una cosa del genere in autostrada è troppo pericolosa, e non mi stancherò mai di ripetere sia che la prudenza non è mai troppa e che niente, sia che neppure la treggia più clamorosa vale la pelle propria e degli altri. 

Non che le tregge in autostrada non ci siano; però quasi sempre viaggiano accompagnate. Nel caso di quelle più antiche, le bisnonne insomma, le si trovano costantemente a bordo dei loro speciali cadreghini -vale a dire dei carrattrezzi o dei pianali noleggiati all'uopo. Le supertregge ultrasessantenni viaggiano per lo più per andare a qualche raduno di auto d'epoca, sono tirate a lucido e mal sopporterebbero di lanciarsi sulla A1 tra Piacenza e Bologna a un'ora di punta in mezzo ai TIR (con il rischio, inoltre, di provocare tamponamenti a catena perché vedere una vettura del genere farebbe lo stesso effetto di una spider con a bordo Belén Rodríguez ignuda). 


Sulle autostrade, però, esistono gli Autogrill. Le stazioni di servizio. Quelle cose dove si fanno il pieno e la pisciatina (rimarrà sempre un mistero come mai in autostrada scappi a tutti da pisciare il decuplo di quando si è a casa), dove si beve il caffè e si mangiano panini di merda a prezzi esorbitanti e riscaldati a temperature da ustione di 3° grado, dove si spera sempre di beccare il biglietto della lotteria che cambia la vita e dove si è costretti, per uscire, a fare tutto il giro di un minimarket che espone specialità regionali che costano quanto un soggiorno per due persone in un albergo a 4 stelle in mezzo a ceste di libri che fanno ancor più schifo dei panini. Ed giustappunto a un Autogrill sulla A21 vicino a Cremona che mi sono ritrovato davanti a questa cosa qua, sistemata su un pianale targato Ferrara trainato da un SUV che faceva carburante.


Reduce evidentemente da un qualche autoraduno, si tratta di una vettura assolutamente inconfondibile: una Lancia Aprilia. L'unica automobile che fece fare una figura terrificante a Henry Ford, che al Salone di Parigi del 1937 fu trovato a gambe all'aria mentre ci curiosava sotto (dichiarò che era "l'unica vettura esposta per la quale valeva la pena fare una figuraccia"). Prodotta dal 1937 al 1949 e intitolata a una delle cittadine laziali appena fondate da Mussolini durante la bonifica dell'Agro Pontino, la Lancia Aprilia fu una macchina veramente anticonvenzionale per non dire addirittura rivoluzionaria nel suo genere: scocca autoportante su vettura chiusa, camere di scoppio emisferiche, 4 ruote indipendenti e retro "a coda" altamente aerodinamico. Una macchina che era davvero futuribile, venti o trent'anni in anticipo sulle altre.


Ed è così che finalmente un Autogrill, pisciatine a parte, si rivela veramente utile. L'Aprilia trasportata con mille precauzioni, munita di targa originale, secondo le tabelle di targheitaliane.com risulta essere stata immatricolata tra l'11 maggio e il 25 maggio 1938, cosa del tutto corrispondente alle indicazioni del proprietario che l'aveva detta essere "del '38". Non è sempre detto di incontrare un proprietario di auto d'epoca così preciso: di solito, anzi, chi possiede una vettura del genere tende a aumentarle l'età.

Un paio d'anni dopo, esattamente il 14 giugno 1940, nasceva a Modena il sig. Francesco Guccini. Nonostante certe sue vecchie foto "automobilistiche" a base di Fiat 515, il "Maestrone" non ha mai conseguito nemmeno la patente di guida e non credo proprio che sia tra i lettori più assidui di questo blog; ciononostante, e questo è un dato di fatto, mi risulta essere stato l'unico ad avere scritto e cantato una canzone dedicata a un Autogrill, quella dove alla fine "lo chiamò la strada bianca" (forse, chissà l'Autogrill in questione si trovava lungo una carrareccia tra Porretta e la Sambuca Pistojese). E poiché di Autogrill qui si parla a partir dal titolo, e Guccini ha più o meno la stessa età (e la stessa stazza) della Lancia Aprilia...




martedì 21 ottobre 2014

Il Parigino e l'Anarchia



Nella definizione di Treggismo Militante® che uso assai sovente, per non dire praticamente in ogni post, c'è sì una componente squisitamente riferita all'attività in sé, che ha tutti i cristi® della santa militanza, düra e püra. Però, sicuramente, c'è anche una componente assolutamente da prendersi nel senso più comune del termine, e che si riferisce specificamente al sottoscritto. Di Treggisti, Militanti o meno, non sono certamente (e fortunatamente) l'unico; ma penso, questo sì, di essere l'unico che fotografa le tregge in mezzo a manifestazioni di ogni genere, alcune delle quali non sono propriamente tranquille & pacifiche. Questa qua a Torino, lo scorso 10 maggio e del quale s'è già parlato, si è svolta però senza il minimo scontro; e ha riservato, durante lo svolgimento del corteo (assai lungo), la sorpresa di questa Lancia Beta Coupé "VolumeX" con targa parigina (75).


Beh, certamente l'amico e co-treggista Colonnello Kurtz, che a Parigi ci vive da anni, avrà molte più occasioni di me di fotografare tregge parigine; però non credo che gli sia mai capitato di chiapparne una (e non solo a lui) mentre sta sfilando uno spezzone Anarchico di un corteo, con tanto di vessilli rossi e neri e la A cerchiata. Rivendyco con forza la caratteristica che questo possa capitare soltanto a me, ebbene sì, e, e pensarci bene, il connubio tra Parigi e Anarchia è veramente ben azzeccato (anche se qui siamo a Torino, voglio ribardirlo).


Non son l'uno per cento ma, credetemi, esistono... accidenti, se esistono! E menomale, che esistono. Poiché di giri per le Questvre® ne ho fatti oramai troppi in vita mia, e mi sarei pure già divertito, interrompo qui il discorso; ma capirete bene che tengo molto a queste fotografie torinesi, scattate perdipiù in occasione di un corteo dove si manifestava in solidarietà a delle persone rinchiuse in galera. Sarà comunque bene che questo mio aspetto non sfugga mai a chiunque legga e frequenti il TB anche soltanto perché appassionato/a di vecchie automobili (e che è sempre e comunque il benvenuto).


Anarchia e Parigi. Vi sto per salutare con una canzone di uno che, a dire il vero, non era parigino; era, pensate un po', monegasco. Ma anarchico lo era di sicuro: Léo Ferré. Pensare a un anarchico del Principato di Monaco è, di per sé, uno sberleffo sublime; pensò bene di morire un quattordici di luglio, a Castellina in Chianti dove viveva da anni. La canzone è questa; il più bel plaidoyer contro la pena di morte che sia stato mai scritto, dove si dice che non c'è né Dio e né padrone: Ni Dieu, ni maître!

mercoledì 8 ottobre 2014

Il Maestrone



"Oibò", vi direte forse; "D'accordo che questo ha deciso di corredare ogni post treggistico con una canzone, e può anche andare. Ma infilarci direttamente Francesco Guccini...?!?!? Bella roba, sì! Bella roba!" [NB. Questa ultima affermazione andrebbe pronunciata con la tipica "R" gucciniana]

Beh, come potete vedere, cari aficionados del TB, il Maestrone c'è di sicuro, e con un bel po' di anni meno sul vasto groppone; però, in questa foto scattata sicuramente nel centro di Bologna negli anni '70, si è fatto fotografare accanto a un'autovettura che è degnissima di figurare qua dentro. Con un'avvertenza rivolta ai fan di Guccini, tra i quali mi annovero storicamente: No, non sto dando a Guccini di vecchia treggia. Sia ben chiaro, e lo giuro sul mulino di Pàvana e sul Farfa Sgalbedrato.

Che Guccini si sia fatto fotografare accanto a un'automobile, ad ogni modo, ha pressoché dello straordinario. Come dovrebbe essere noto, il rapporto del Pavanese con le automobili è problematico assai: non solo non ha neppure mai conseguito la patente di guida, ma è autore e interprete di una celeberrima canzone, In morte di S.F. (o Canzone per un'amica) che racconta, appunto, di una giovane conoscente crudelmente rapita alla vita da un incidente stradale. Una di quelle canzoni, per dirla breve, che ha provocato autentiche epidemie di Orchidocheiria (termine scientifico per "Mani sui coglioni", ndr) in tutti gli automobilisti ritrovatisi ad ascoltarla in radio mentre erano in viaggio, e che non è sicuramente uno dei cavalli di battaglia di Isoradio. Insomma, Guccini assieme a una macchina deve essere considerata una vera rarità.

E una rarità dev'essere pure la macchina in questione, sulla quale mi sorge però un problemuccio di lieve entità: non so assolutamente che cosa sia. Il classico caso di auto ignota per il quale passo la patata bollente ai lettori e frequentatori del Treggia's Blog; mi sapranno aiutare per dirimere tale questione? L'unica notizia certa che posso fornire è che è stata immatricolata tra il 14 e il 20 di febbraio del 1934. Il che non è poco, ammesso e non concesso che esista ancora.

Perfidamente, mi ero quasi risolto a non mettere una canzone di Guccini a corredo musicale di questo post; poi mi sono detto che gli eventuali gucciniani mi avrebbero maledetto per l'eternità. E qui viene il bello; perché, a parte l'orchidochèirica Canzone per un'amica, a pensarci bene, lo spatentato Guccini ogni tanto, in delle sue canzoni "on the road" (eh, la beat generèscion!) delle macchine ce le ha infilate, senza contare il famoso monologo sulla Buick e la 1100, con le relative tirate da Omaha a Tucson e da Piumazzo a Sant'Anna Pelago. Quale scegliere? La malinconica Autogrill? Ma no, restiamo "on the road"!


AGGIORNAMENTO 9/10/14. Sono bastate poche ore per risolvere il mistero: alla Cooperativa Treggisti (futura abbreviazione: COTRE) non sfugge nulla. Si è esplicata immediatamente per tramite di Simone B., che dopo alcune ricerche ha sentenziato trattarsi di una Fiat 515 in versione furgonata; e come tale registriamo la treggia gucciniana. Putacaso il Maestrone ci leggesse, ritrovandosi per di più al cospetto di una vecchia conoscenza, gli suggeriamo questa lieve modifica al suo celebre monologo: "Ieri ho fatto tutta una tirata col Fiat 515 di mio bisnonno da S. Ruffillo a Castel S. Pietro!" (si calchi sulle "erre").

martedì 31 dicembre 2013

Cascina Barona



Come sapete, un due o tre volte all'anno (a volte anche quattro o cinque) vo in quel di Milano, e Milano è una città parecchio strana. Logico che, di quella strana città, io prediliga i posti più strani e meno battuti; come, per esempio, la Cascina Barona. Non lontana da San Siro, la Barona, quartiere che fu periferico e che è rimasto con bizzarre e dimenticate chiazze di campagna, ospita una specie di "cittadella partigiana" dove si tengono iniziative, spettacoli, convegni, feste e quant'altro. Prima o poi, insomma, ci dovevo capitare; l'occasione è stata, per l'appunto, un concerto dei fratelli Severini, più noti come Gang. Una loro canzone, Sesto San Giovanni, è uno degli "inni" del Treggia's Blog: potevo mancare? E poteva mancare forse la treggia milanarda all'uscita?



La classica Dédeuche beige chiara era proprio nella piazzetta (dedicata, ovviamente, ai Partigiani d'Italia) antistante la "Cittadella", con tanto di proprietario al seguito; e così, anche a Milano hanno avuto modo di vedere il Treggista Militante® in azione e alle prese, nella tiepidissima notte autunnale, con questo esemplare del 1985 e in possesso di una delle ultime targhe arancionere milanesi.

lunedì 30 dicembre 2013

Vespe fogarine



Continuando a navigare a vista in questi due ultimi giorni del 2013, si recuperano anche vecchie foto da un videofonino di qualche generazione fa (come è noto, le gennerazioni dei telefonini durano meno di quelle delle zanzare): questa qua risale addirittura alle fine di marzo del 2012!

Già le targhe delle Vespe appaiate (quella rossa è la classica 125, quella beige è l'altrettanto classico "Vespone" 250) fanno capire che, qui, siamo in trasferta. Più precisamente a Piàdena, in provincia di Cremona, dove si svolge annualmente una kermesse di musica popolare. Il vostro Treggista Preferito®, come sapete, s'interessa da sempre di musica e canto popolare; ma qualcosa per fotografare tregge ce l'ha sempre dietro. E vista la location, le due Vespe non potevano essere che "fogarine", come la famosa uva del Duo di Piàdena.

Quella a sinistra, il "Vespone", risale all'inizio del 1983. Quella a destra, la 135 rossa, ci arriva invece dal 1981. La bicicletta, mezzo prìncipe di quelle piatte lande, non si sa.

venerdì 20 dicembre 2013

Meharista la Salentina



Nel 99% dei casi, quando sul TB si vede una targa di Lecce c'è di mezzo Cristina la Meharista; la quale, in questo caso, diventa "Secentista" con questo esemplare di Fiat 600 proveniente dall'assolato Salento e dal lontano 1964. Una bella foto estiva in un grigèrrimo e piovoso tardo pomeriggio di dicembre; quello che ci voleva per resistere...

lunedì 2 dicembre 2013

Meharistinnen und Umstrukturierungen




Questi due bellissimi esemplari di T1 provengono da una piazza di Lecce e segnano sul TB uno dei più graditi ritorni: quello di Cristina la Meharista. La quale ha sì una grossa novità nella sua vita (si è sposata), ma per il resto continua a fare due cose che ha sempre fatto: girare il mondo di continuo, e fotografare -giustappunto- ogni sorta di bellissime tregge in giro per il mondo. La si potrebbe chiamare la Globetrotter della Treggia, Cristina; credo che sia un appellativo che le si attaglia alla perfezione.

I due esempari di T1 mandatimi da Cristina sul tipico sfondo del grande barocco leccese (le foto sono della scorsa estate) sono il primo del 1964, ed il secondo non si sa essendogli stata applicata, ahinoi, una targa "ZA" alfanumerica (ma presumo che sia più o meno dello stesso periodo, forse un po' anteriore addirittura); e visti la location artistica ed il fatto che si trovino "in coppia", si può anche sospettare che si tratti di una sorta di esposizione in occasione di qualche manifestazione, evento o roba del genere. Le foto notturne, seppur fatte con perizia da Cristina, non rendono probabilmente piena giustizia a questi due automezzi, veramente splendidi. Lo "ZA" si fa perdonare con una delle più strabilianti (e rare) caratteristiche dei T1 originali: si tratta infatti di un esemplare di  "Microbus" a 23 vetrature. 

I quali giungono a puntino non soltanto per il ritorno di Cristina sul TB; mi danno anche l'occasione per una delle più importanti Umstrukturierungen del Treggia's Blog, suscitatami quantomai opportunamente da un'osservazione che Simone B. mi ha fatto per mail qualche giorno fa. Osservazione che ha a che fare con la suddivisione del "Typ 2", vale a dire il furgone Volkswagen progettato negli anni '40 dall'olandese Ben Pon, e iniziato a produrre nel 1950. La riporto integralmente:

"Il Volkswagen Transporter in realtà si chiamava Volkswagen Typ 2 per distinguerlo dal Typ 1 (ovvero il Magggiolino) e dal Typ 3 (la berlina).

Il Typ 2 ha avuto varie generazioni e cioè T1, T2, T3, T4 e T5. 

Il T1 è solo e soltanto questo  e cioè quello con il vetro anteriore diviso a metà prodotto dal 1950 al 1967. Nel 1967 venne messo in vendita il T2 ovvero questo ed i suoi fratelli caratterizzati dal vetro anteriore intero. Questa è la principale caratteristica che permette di riconoscere al volo le due versioni. Il T2 è stato prodotto dal 1967 al 1979.

Il T3 invece è questo  ed è stato prodotto dal 1979 al 1990."

Chiarissimo, no? Il fatto è che, fino ad oggi, nel TB non funzionava così. Ero naturalmente a conoscenza di tutte le complesse suddivisioni del "Typ 2", ma, allo scopo di non perdermi in esse, avevo deciso una semplificazione del tutto arbitraria nelle categorie, chiamando "T1" tutti i furgoni prodotti dal 1950 al 1979, e "T2" tutti quelli prodotti dal 1979 al 1990. Si tratta ovviamente di una categorizzazione di comodo, ma del tutto errata; lì per lì, rispondendo a Simone, avevo deciso di mantenerla, ma poi ci ho del tutto ripensato.

In pratica, oggi mi sono dedicato alla ristrutturazione totale del "Typ 2"; quello che è il vero T1 (1950-1967) è diventato la categoria (purtroppo magra!) "VW Typ 2 T1", il vero T2 (1967-1979, la categoria più numerosa) è andato in "VW Typ 2 T2" e il T3 (1979-1990) è andato in "VW Typ 2 T3". Insomma, è andata a finire che ho accolto integralmente l'osservazione di Simone B., "rimpolpando" gli autentici T1 con questi due capolavori leccesi di Cristina e, al tempo stesso, eliminando una categorizzazione inesatta. Tanto è vero che lo stesso trattamento ho intenzione di riservarlo quanto prima anche al "Typ 1" ovvero al Maggiolino/Maggiolone, e al resto delle Volkswagen.

Non è stata una ristrutturazione di poco conto, dato che non si è trattato soltanto di cambiare la categorizzazione di ogni singolo post già pubblicato. Nei testi dei post, infatti, si era creata una grandissima confusione di "T", che è stata corretta volta per volta modificando tutti i riferimenti e le denominazioni anche nel corpo dei testi. In pratica, ci ho passato quasi tutta la domenica, ma spero che da oggi il TB non presenti più questa confusione che sarà stata anche "comoda", ma era pure un po' cialtrona da parte mia -diciamolo francamente. 

martedì 26 novembre 2013

Notturno antagonista milanese



Come avrete intuito leggendo qualche post qua e là, quando il vostro Treggista Preferito® si ritrova a Milano, non lo trovate certo nelle piazzedeldòmm, alle bellemadunìne o ai sant'ambrœus "classici"; lo trovate in postacci bizzarri, quasi sempre dietro a antagonismi vari, centri sociali, spazi occupati, squat & compagnia bella. Insomma, non vi capiterà spesso che il bel blogghino delle màcchine che vi garbano tanto (e mi fa un sincero piacere, credetemi!) lo tenga un cinquantenne bell'e sonato che Repubblica non esiterebbe a definire un Black Bloc o qualcosa del genere. Siàtene coscienti, perché il TB non è e non sarà mai un "blog automobilistico" come tutti quegli altri. Ci tengo alla mia squysita peculiarità, by Jove.

Del motivo per cui, ad esempio, lo scorso marzo ero a Milano ho già parlato qui; non ci tornerò sopra, anche perché l'ora era molto tarda, i chilometri a piedi parecchi e il posto parecchio buio. Meglio non dire che cos'era. Naturalmente, in qualunque posto si trovi, il Treggista Militante® è sempre in azione; e così eccolo proporvi, stavolta, le foto più oscure di tutto il blog, direttamente da un notturno antagonista milanese:


Insomma, sì; si vede che è un camper con tanto di bicicletta al seguito (nemmeno nell'antagonismo più duro si rinuncia alla bici attaccata al camper e si segue la regola!), però dalla foto sopra si comincia a intuire ciò che segue:


Ecco qua: il vostro Treggista Militante®, mentre militava in un ambito apparentemente molto diverso, si è ritrovato nell'oscurità milanese un bel camperone biciclettato targato Firenze. In effetti, quel giorno là da Firenze s'era venuti in parecchi; però fa sempre quel porco piacere trovare un treggione fiorentino lontan da casa. E anche qualcuno che antagonizza con un camper del 1976, mica seghe!

giovedì 14 novembre 2013

Milano vicina all'Uròpa, ma di più a Vicenza


Milano vicina all'Uròpa, cantava Lucio Dalla; e vabbè, certo, come no; però, visto che al sottoscritto l'Uròpa sta, come dire, un pochino sul kjülø -figuriamoci che mi sta invece simpatica la Grecia!-, preferisco pensare che Milano sia molto più vicina a Vicenza. Ogni tanto, a Milano, ci faccio una puntatina per vari motivi che la maggior parte di voi potrebbero giudicare un po' stravaganti; mica ci vo per lavoro (bleah!) o per altri disdicevoli motivi del genere. Al tempo di queste foto, ad esempio, (lo scorso mese di marzo), ci ero andato per prendere parte a una manifestazione antagonista per il decimo anniversario dell'assassinio di Davide "Dax" Cesare da parte di una squadraccia fascista (16 marzo 2003). E Dax mi piace, porco diavolo, ricordarlo anche qui; e proprio col manifesto di quella manifestazione:


"Treggista Militante®" non è, come dire, un appellativo che ho scelto così per celia.

Però Semper Traheistes eris; quindi, quando ho visto questa bella treggia vicentina (un Käfer del 1981) molto vicina a Milano e, anzi, immersa in una sua cugina tenebrarum di periferia, tirar fuori la Codacchina è stato tutt'uno e flash, flash.



domenica 20 ottobre 2013

Pescare un Jolly in vacanca


È lei, certamente. La treggia del logo, quella che -a suo tempo- inseguii fino al cimitero di Marina di Campo. Senz'altro è una delle autovetture italiane più rare in assoluto: ne furono prodotti pochissimi esemplari, e quando trovai quello famoso all'Elba, ebbi davvero la precisa sensazione di aver pescato un Jolly. Infatti, Jolly in piena regola è: la Fiat 600 Jolly Ghia.

Auto da ricchi, anzi ricchissimi, che se ne servivano come tenderino da sistemare sui loro lussuosi yacht; non per niente, sembra, ne avesse acquistati un paio di esemplari nientepopodimeno che Aristotele Onassis, e dico poco. Altri esemplari fanno servizio taxi sull'esclusiva isola di Santa Catalina, in California; e sembra che tale autovettura abbia un "feeling" con le isole. Questo esemplare qui, infatti, proviene dall'isola della Maddalena, in Sardegna. Quella del finto "G8" di Berlusconi e Bertolaso, per intenderci.


Questa volta, però, niente inseguimenti. Alla Maddalena, del resto, non ci ho mai messo i miei piedoni. Mi proviene, ebbene sì, dai Caporniani, i quali, però, stavolta neppure loro hanno provveduto di persona. Le foto sono state infatti scattate da Raffaele, un loro amico che di mestiere guida gli autobus (o che bel mestiere / l'autoferrotranviere...), che per l'appunto era in vacanca alla Maddalena e si è ritrovato davanti la Jolly Ghia con tanto del classico tettino a tendina (come a Santa Catalina). Dico vacanca perché nella mail inviatami dal mitico Studio Capornia così si scrive, e la vacanca mi è piaciuta talmente da immortalarla!


La 600 Jolly Ghia vacanchiera della Maddalena ha, come si vede, una bella targa del Principato di Monaco. Chissà come mai, ma non mi aspettavo che avesse targhe del Bangla Desh o della Sierra Leone; vorrei ribadire che questa è una Seicento da straricchi. Lo era in origine, dal '58 al '63 quando fu prodotta in scarsi esemplari, e lo è tuttora che, in tutto il mondo, ne rimangono circa un centinaio. Di cui 32 solo nell'isola di Santa Catalina; nel resto del mondo ce ne sono quindi solo una settantina. Una era all'Elba lo scorso anno e l'ho beccata io; e un'altra alla Maddalena, e l'ha beccata quest'estate in vacanca il nostro Raffaele, che dev'essere quello nella foto (e ce lo lascio pure, perché tutti 'sti discorsi del cazzo sulla "privacy" quando oramai Facebook apre i profili anche dei minorenni mi sembrano una ridicola fuffa, preso per assunto che Raffaele non sta facendo assolutamente nulla di proibito né da Iddio, né dalla giustizia). Casomai Raffaele avesse qualcosa in contrario, comunque, me lo faccia sapere.

I Caporniani, nella loro mail, mettono l'accento su una cosa importante: il "disegno" della carrozzeria laterale ottenuto mediante l' "eliminazione dello sportello". Metto fra virgolette perché, in realtà, le 600 Jolly Ghia lo sportello non lo avevano proprio. Mezzi estivi fatti per sbarcare da yacht tipo il Paperone de' Mari, lo Stiàffo alla Miseria o il Bracciante (il famoso panfilo della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare), dovevan servire allo sciòppingh sulle isole più eleganti & esclusyve (in attesa che qualche loro proprietario fosse un giorno o l'altro sbarcato su altre isole, come Pianosa o Alcatraz), e lo sportello non serviva di certo. Però, rispetto all'esemplare "elbano", questa Jolly monego-sarda presenta effettivamente un particolare disegno laterale senz'altro molto bello, anche se possibilmente foriero di gran ginocchiate per non dir di peggio.

lunedì 22 luglio 2013

Il parco auto della vecchia signora


In questi ultimi tempi, il TB sta sperimentando un vero e proprio "boom" di nuovi amici e amiche; e si vede che il connubio tra le vecchie bagnarole sparse a Firenze e in tutta Italia e le bischerate che ci metto a commento da quattr'anni e rotti funziona piuttosto bene. Così, ad esempio, con oggi contiamo su un nuovo Treggista che schiude al TB il nuovo e gradito orizzonte della città di Bologna. A dire il vero, Bologna aveva già fatto qualche volta capolino, senza contare le "felsinee" reperite in piena Firenze; ma, con oggi, vengono poste le basi per una categoria di "tregge bolognesi" che, spero, non tarderà ad essere messa in essere.

Chi ci scrive, vale a dire il nuovo amico bolognese, si chiama Roberto, ed esordisce sul TB con questa straordinaria "coppiola" formata da una Fiat 600 e da una Fiat 124. Trovare due tregge del genere parcheggiate in una strada l'una davanti all'altra è un fatto di per sé parecchio raro; ma, come si vedrà meglio in seguito, in questa circostanza non è affatto un caso. Per capirlo meglio, sarà bene lasciare la parola direttamente a Roberto e leggere la non comune storia che racconta:
" Ho scoperto il tuo stupendo blog; beh un tempo anch'io mi dilettavo a scovare le vecchie auto (e le vecchie targhe). Anzi nell'infanzia (1965 circa) le trascrivevo e conservo gelosamente i manoscritti.... Intanto ti ho recuperato questa fatta nel marzo 2011 a Bologna, via Di Vittorio, quartiere Barca. Le due perle sono della stessa quasi ottuagenaria proprietaria e le usa alternate ogni giorno infischiandosene degli euro 1,2,3,4 e 5. Forse la 124 era del fu marito e la 600 sua. Chissà. Quel giorno anzi sera passai per la via e mi accorsi dell'allineamento d'epoca irripetibile e non ho potuto trattenermi dallo scatto. La 600 (targa BO 14[....] circa, in ferro, del 1961) è ancora in uso quotidiano mentre la 124 (targa credo BO 45[....]) non l'ho più vista da qualche mese. Alcuni sostengono che in garage possiede anche una 125 blu. M'informerò dagli (ex) colleghi postini. A parte il condizionatore, il tempo qui s'è fermato. Ti aggiornerò! A presto.

Capito dunque? Siamo qui di fronte nientepopodimento che all'intero parco auto di una vecchia signora,  la quale -e che Iddio la conservi in ottima salute!- gira con queste due meraviglie in barba a tutte le cretinate a base di "euri". A dire il vero, in questi casi è sempre bene avere un occhietto di riguardo, e quindi Roberto ha fatto bene a fotografare le due tregge di lato, senza targhe visibili; l'ottusità di certi amministratori comunali è troppo ben nota per fornir loro appigli di qualsiasi sorta. Nel frattempo, ci godiamo queste due bulgnàis ringraziando Roberto per avercele fatte conoscere assieme, e aspettando nuove imprese!

domenica 16 giugno 2013

Militanze




Com'è logico che sia per la città e per la provincia titolari di tutti i record di immatricolazioni in Italia, nel TB di automezzi targati Milano ce ne sono parecchi; targhe "MI" se ne trovano dalla Vetta d'Italia fino a Pantelleria, e Firenze non ne è certo immune. Però, qui, 'sta Fiat 127 blé scura è targata Milano perché sta a Milano; e sorge, imperiosa, una domanda: che diavolo ci faceva, ad ore tarde, il vs. Treggista Preferito® a Milano, aggirandosi per una strada -come si vede dalle foto- non propriamente da jet set nelle vicinanze di Piazza Bologna?

Presto detto. Era lo scorso 16 marzo (una giornata singolarmente primaverile nel capoluogo lombardo in una "primavera" per il resto dicembrina), per la manifestazione organizzata per ricordare Davide "Dax" Cesare,  il militante del centro sociale autogestito O.R.So. ammazzato dai fascisti esattamente dieci anni prima.


Quando parlo, spesso, di "treggismo militante", c'è quindi da tenere sempre presente che, per il sottoscritto, il termine "militante" ha un significato ben preciso, con tutte le sue conseguenze in termini di pensieri e azioni. E tutti questi aspetti, quel sedici marzo scorso, sono sembrati coincidere quando, a pochi metri dal luogo dove Dax è stato ammazzato, mi si è parata davanti, parcheggiata, una Fiat 600 che, a suo tempo, mi era stata inviata da Cristina la Meharista in una sua trasferta milanese. Durante il corteo. Fino a Milano per Dax, e mi ritrovo davanti una macchina presente già nel TB; a volte le "coincidenze" danno seriamente da pensare.

La sera, sempre nell'ambito delle manifestazioni, un concerto in un capannone occupato temporaneamente; e, nelle strade limitrofe, torna in azione il Treggista Militante®. Per prima con la Fiat 127 di cui sopra, del 1980.  Addirittura un modello, come recita la targhetta sul radiatore, da 70 hp; una specie di bomba ficcata in un'utilitaria, insomma. Da dire che il luogo dove mi stavo aggirando era, tipicamente, da tregge; come ci avevo messo piede, me lo ero immaginato. Da tregge di quelle vere, popolari, nella buia serata milanese che s'era rifatta fredda da bubbolare dopo il pomeriggio in cui un tiepido sole aveva deciso di ribadire che non sta, mai, dalla parte dei topi di fogna assassini.

mercoledì 5 giugno 2013

L'arduo caso della famigliola diffidente



Claudio G., presumibilmente da Trento & provincia (la quale entra così nella grandefamìglia del Treggia's Blog con ogni mia più sana godüria), mi spedisce queste foto di una bella e rara Simca 1000 scattate nel parcheggio di un discount delle su' parti. Devo confessare la mia grande passione per le sinche mille (ricordarsi sempre che, a Firenze, si fa rigorosamente il plurale dei nomi delle macchine: una sinca, du' sinche così come una panda, du' pande); quindi, quando se ne presenta una mi ci dedico immediatamente.

A Claudio, come mi racconta nella mail di accompagnamento alle foto, è capitata l'evenienza peggiore che possa capitare a un Treggista Militante®: la cosiddetta Famigliuola Diffidente (ingl. Suspicious Nice Family, ted. kleine, verdächtige Familie). Gli è infatti successo di beccare all'uscita l'intera famigliuola del proprietario (padre, madre e du' figli), e sembra che il pater familias lo abbia guardato parecchio di traverso. Usualmente, un proprietario "single" è ben disposto verso il Treggista®; quando, però, è in compagnia di moglie e prole scattano in lui i meccanismi mentali più complessi. Prima di tutto, chi fotografa una macchina dev'essere per forza un malintenzionato che sta progettando chissà quale nequizia; oppure, peggio ancora, è uno sbirro.

Ad ogni modo, Claudio se la è cavata più che egregiamente; indi per cui il sottoscritto, che è non soltanto del tutto bendisposto verso le famigliuole ancorché diffidenti (nonostante la mia ben nota inimicizia che riservo all'istituzione familiare, ai family days e a tutta la cazzateria made in family di questo mondo), ma è devoto soltanto al Treggismo® senza compromessi e caterpillaresco, provvede immediatamente a pubblicare l'ottima performance dell'amico trentino (cui vanno, ovviamente, tutti i ringraziamenti possibili e immaginabili).

La sinca mille in questione potrebbe essere degli ultimi giorni del 1969 o dei primi del 1970. Come dicono gli stròlaghi (compreso lo stròlago Solimano, sul quale si basano le previsioni del Sesto Cajo Baccelli), siamo sulla cuspide. Come specifica opportunamente Claudio, la vettura è stata con tutta probabilità posseduta ingiojellatamente da un pensionato che l'ha tenuta religiosamente al coperto, per poi esser venduta per cinque euri o roba del genere (magari, come succede spesso in questi casi, alla dipartita del proprietario da questa valle di làgrime -però ci si piange parecchio bene). Quanto al colore, beh, gli anni '60 e '70 sono stati titolari di combinazioni cromatiche veramente irripetibili per granitica orripilanza. Codesto colorino qui lo potremmo chiamare ejaculazione d'iguana, o orgasmo di varano di Komodo; ci vuole qualcosa di verdognolo, insomma. Potrebbe andare anche color passatina di finocchi andati a male.

venerdì 17 maggio 2013

La Dispendiosa



Pubblico questa treggia, diciamo, con un granello di perplessità.

Non tanto per il mezzo in sé, seppure non nutra (e non abbia mai nutrito) un'eccessiva simpatia per la Volkswagen Golf.  Qui si tratta chiaramente di un modello "Cabrio" risalente al 1985 (quasi al "confine" tra le targhe aranciobianconere e quelle bianche, quindi).

Il fatto è che, stavolta, non si tratta di una treggia con targa comasca trovata da qualche parte a Firenze o in Toscana (come è già avvenuto; ad esempio qui con la "comasca delle Cure"); no, questa volta sono andato a prendermela direttamente a Como. E devo almeno accennare come.

Come qualche volta devo aver detto qua dentro, da una discreta fetta della mia vita seguo tutta una serie di cantautori e musicisti fuori dal mercato; bravissimi tutti, e con una produzione di assoluta eccellenza, ma totalmente indipendenti e non facenti parte di nessun circuito. Per seguirli mi sono letteralmente girato tutta l'Italia. Quella sera mi trovavo, assieme ad altre persone, per l'appunto a Como dove si doveva tenere un concerto di uno di loro: Alessio Lega.

Il problema è che il concerto doveva tenersi presso un "circolo Arci"; ora, durante tutte le mie scorribande per seguire i miei amici sono abituato a andare nei posti più improbabili e persino, letteralmente, sul cocuzzolo della montagna; concerti a gratis e a pagamento, e certamente non è quello il problema. Figuriamoci. Il problema di principio è quando qualcuno "mi chiede la tessera" per entrare.

Alle tessere sono allergico per principio. Mi fanno venire una forma grave d'orticaria e mi provocano accessi di tic incontrollabili. Quando l'addetto del circolo quindi, mi ha addirittura sbarrato la strada mentre entravo chiedendomi: miscusicelàlatesseraaa...?, l'ho guardato e l'ho mandato all'istante a quel paese. Mi spiace, ma non transigo su questo. Per l'eventuale biglietto pago tutto quel che c'è da pagare; la tesserina, per di più chiesta impedendomi addirittura d'entrare, se l'hanno a tenere loro.

La treggia, parcheggiata a poca distanza, l'avevo già adocchiata ripromettendomi di fotografarla all'uscita; è andata invece a finire che, in pratica, sono andato fino a Como solo per fotografare una Golf "Cabrio" grigia del 1985.

Dispendiosuccia, questa, come treggia. Il TB è famoso anche per le "tregge sotto casa"; beh, ora contiene anche l'esatto contrario. La treggia in lontana trasferta, come quella dei tifosi Viola che, molti anni fa, allo stadio "Sinigaglia" durante un Como-Fiorentina srotolarono il mitico striscione "Voi comaschi, noi con le femmine". Con il proposito di informarmi meglio, le prossime volte che piglierò il treno per un concerto: circoli ARCI mai più. Anche rinunciando a qualche eventuale treggia ferma nelle vicinanze!


mercoledì 10 aprile 2013

Piadena (senza duo)



Qualcuno si ricorda il Duo di Piàdena, quello di Oh quant'è bella l'uva fogarina? Parecchi anni fa, in pieno "revival" del folk italiano (quando veniva ospitato persino a Canzonissima e al Festival di Sanremo...), riuscì ad entrare persino nella Hit Parade. Ora parrebbe impossibile, ma allora fu così; ad ogni modo vi rinfresco un po' la memoria:


Bene, ora almeno i miei coetanei cinquantenni o quasi se ne saranno senz'altro ricordati, anche per l'uso come "tormentone" che ne fu fatto da Arbore e Boncompagni in Alto Gradimento. Va bene, d'accordo; ma, vi chiederete forse, tutto questo che diavolo c'entra con le tregge e, nella fattispecie, con il T2 padovano camperizzato del 1973? Rispondo che questa foto, che oramai ha oltre un anno risalendo alla fine di marzo del 2012, è stata scattata proprio in quel di Piadena, provincia di Cremona. 

Che ci facevo a Piadena? Presto detto. Il sottoscritto, tipo di passioni e interessi uniti regolarmente dal filo della bizzarria, è anche un appassionato di musica e canti popolari; e perché il famoso "duo" fosse proprio di Piadena, è quasi logico  anche solo per chi conosce un po' l'ambiente: a Piadena si svolge ogni anno, infatti, una "tre giorni" di musica e canto popolare organizzata da una locale importante associazione (dalla quale emerse per l'appunto, molti e molti anni fa, anche il Duo che tanto successo ebbe). E così, in mezzo a cori, cantastorie e quant'altro, in quest'ambiente rurale (una vecchia e meravigliosa cascina della bassa cremonese dove ha sede l'Associazione) non ho mancato di fotografare anche il treggione camperizzato. Me lo aspettavo che ce ne fosse qualcuno: l'ambiente è propizio al reducismo degli anni '70, vi si vedono tizi che oramai son diventati "nonni dei fiori" (con tanto di figli e nipoti), le salamelle crepitano sulla brace, il vinaccio scorre a fiumi....e poteva mancare un T2? Impossibile! 

giovedì 20 dicembre 2012

Le misure della guidatrisce bresciana?





Il vostro Treggista Preferito®, come sapete, ogni tanto fa qualche "excursus" fuori da Firenze, dalla Toscana (e dall'Elba) e da Piacenza; il suo mondo è, dopo una vita passata abbastanza a giro per il mondo, attualmente e volutamente limitato. Uno dei rari motivi di spostamento è rappresentato da certi concerti di cantautori anarchici e roba del genere, indi per cui a volte lo si vede in città insolite. Una di queste è senz'altro Brescia, dov'egli era stato soltanto una volta prima, e nei medesimi giorni: attorno al 28 maggio. Quel che accadde a Brescia, e più esattamente in piazza della Loggia, un lontano ventotto di maggio dovrebbe essere risaputo, ed il suo anniversario è anche il motivo per cui vi si tengono certi concerti ai quali io e la Piasintëina manchiamo difficilmente.

Anche in occasioni del genere, però, il Treggista rimane Treggista e la sua Kodak è sempre con lui; e una grande città come Brescia, che peraltro è nota per spedire tregge un po' ovunque (Firenze compresa!) non poteva mancare all'appuntamento in un pomeriggio di tarda primavera che, da caldo e soleggiato com'era, si sarebbe poi trasformato in una specie di serata novembrina con pioggia a catinelle e freddo da pelare. Stranezze del clima prealpino! Nel frattempo, al sole di un vale pericentrale, questa Lancia Beta coupé del 1981 si stava crogiolando azzurrina e pure metallizzata, prima treggia bresciana in assoluto che trovo entro i confini di Brescia. A suo modo, quindi, una treggia storica. 

Azzurrina, metallizzata, e dotata pure di una targa decisamente "speciale". La "scalata di 20", sia pure non nell'esatto ordine numerico, è una combinazione assolutamente notevole per il Plate Hunter. A questo punto è intervenuta la Piasintëina che, con tocco tipicamente femminile, ha fatto notare che la targa sembra davvero l'enunciazione di misure -di tutto rispetto!- di un'ipotetica guidatrice della vettura, magari un po' larghina di fianchi rispetto a tutto il resto, ma che sicuramente non passerebbe inosservata al pari della vettura e della targa. Chissà; magari, poi, appartiene a un pensionato settantacinquenne di Orzinuovi.

lunedì 3 dicembre 2012

La Vespa nel bar e altre storie




Il TB si chiama "Vecchie auto a Firenze" e, senz'altro, ancora la maggioranza delle sue tregge provengono da Firenze e dintorni, o comunque dalla Toscana. Comunque il blog viene "fabbricato" a Firenze, ma fra collaboratori e viaggetti del Treggista Militante® oramai, diciamocelo francamente, copre mezza Italia e forse anche un po' più di mezza (senza contare le puntatine all'estero). Stavolta il vostro Treggista Preferito® vi porta nientepopodimeno che a Casalmaggiore, ameno borgo della bassa Cremonese, dove egli si è recato qualche tempo fa per questioni di musica popolare; ma di questo ne avremo a riparlar meglio. Musica popolare o meno, il Treggista Militante® è costantemente in azione; e, spesso, nei posti più improbabili gli capita di beccare cose ancor più improbabili dei posti.


Siamo infatti, qui, nella bella piazza centrale di Casalmaggiore; è quella che si vede nella foto sopra, e che risponde all'originalissimo nome di "piazza Garibaldi". Dalle foto della Vespa 125 "Primavera" (del dicembre 1978), però, la piazza parrebbe entrarci poco; si scorgono, infatti, scaffaletti di patatine e altri snacks e zampe di seggiole. Beh, che c'è di strano? A Casalmaggiore (CR) sembra che abbiano l'abitudine di tenere le Vespe dentro i bar, almeno a giudicare da quel che ho visto (e fotografato) mentre ero andato a prendere un caffè e a fare una pisciatina (il caffè era la scusa per pisciare, perché in Italia -come è noto- i bisognini al bar si pagano sennò il cesso è misteriosamente "guasto"). Ma che sarà mai; un posto come un'altro. Del resto, non è manco la prima volta; quando stavo a Livorno, il padrone dell'Osteria dei Terrazzini (o Enoteca Mannari, disgraziatamente defunta) teneva allegramente pure lui una Vespa decrepita dentro al locale, in mezzo ai tavoli. Così in piazza Garibaldi, a Casalmaggiore; al bar si beve il caffeino, si mangiano le patatine, si fa la schedina, si va a fare la pisciatina e magari, poi, anche una giratina su una Vespa di quasi trentacinqu'anni. A girar bene per la provincia italiana, sono ragionevolmente certo che si troverebbe anche qualche bar con dentro perlomeno una 500.

giovedì 29 novembre 2012

PAP (Pòlis Aiuèi Pàtrol)




Innanzitutto, il luogo. Sì, perché non capiterà mai più che il TB e il vostro Treggista Preferito® si spingano addirittura dentro il Piccolo Teatro di Milano. Sì, avete capito bene: le foto sopra sono state scattate da me proprio all'interno del Piccolo Teatro, quello di Giorgio Strehler per intendersi, dove mi ero recato con la Piasintëina a vedere il monologo Pro Patria di Ascanio Celestini. Prima di entrare in sala, un rapido giro per l'antiteatro dove, guardate un po', c'era questa cosa qui esposta.

Sì, è proprio lei: la vecchia, cara, classica automobilina a pedali. Ma se questo è il Treggia's Blog, treggia doveva pur essere; e questa proviene da qualche parte degli anni '50. Americanissima, la stella della Police Highway Patrol (che suona parecchio diverso da "Pattuglia di Polizia Stradale Extraurbana"), il volantone quasi più grosso dell'automobilina stessa e delle dimensioni non lontane da quelle di una Smart o di una macchinina elettrica attuale. A pensarci bene, la trazione a pedali non è stata sfruttata adeguatamente nelle nostre città; con vetturette di queste dimensioni sarebbe stato interessante sviluppare il concept. Tant'è. Magari le si potevano griffare adeguatamente, e il gioco era fatto!

venerdì 23 novembre 2012

Doppio rientro



Questo mese di novembre 2012 no, non è stato il mese del record come avevo pomposamente annunciato all'inizio; insomma, ci sarà forse solo il tempo di non fargli fare una magra figura tipica di quest'annata treggistica parecchio altalenante. In compenso segna un doppio rientro del sottoscritto, aka il Vostro Treggista Preferito®: quello, l'ennesimo, sul TB dopo qualche giorno di stop, e quello, assai più importante, su ISCF.

Che cos'è ISCF? E' la sigla di it.sport.calcio.fiorentina, il newsgroup Usenet dedicato alla Fiorentina (o meglio, il "covo dei Viola", come viene definito a volte). In tempi di Facebook e Twitter imperanti, newsgroup e forum sono forse una specie di relitto del passato, di una Rete quasi eroica dove ci si svenava di bollette grazie alla tariffa urbana a tempo; basti pensare che il primo post su ISCF lo postai il 13 marzo 1999, quasi quattordici anni fa. Da ISCF ero scomparso all'improvviso qualche tempo da (facciamo un due o tre anni, poi non vi lamentate se non aggiorno il TB per due settimane...); e il legame col TB non è casuale dato che un altro suo assiduo frequentatore e correligionario Viola, il gigliese Ionis 56, mi ha spedito alcune tregge dalla sua isola. 

Nei giorni scorsi, però, la voglia di tornare su ISCF si è fatta prorompente; è l'ho fatto in una maniera, diciamo, un po' pittoresca. Inventandomi prima un personaggio improbabile, lo "Sfiammaparterre", un tassista fiorentino e tifoso Viola emigrato a Heraklion (Creta). Naturalmente, anche dato il tipo di taxi che gli avevo affibbiato (una treggia magistrale: una Mitsubishi Colt del '94 con 852.000 km), mi hanno sgamato quasi tutti dopo due giorni; ed eccomi qua. Naturalmente, vi starete ancora chiedendo che accidenti c'entri tutto questo con questo post e con la  Lancia Fulvia berlina (del 1967, anno che fu, allora, record per le immatricolazioni a Firenze e provincia dato che l'alluvione del '66 si era portata via un bel po' del parco macchine...) che si vede nelle fotografie.

Rispondo che le foto in questione non è stata scattata a Firenze e provincia, bensì a Bologna (da qui la categorizzazione come "Treggia extraterritoriale" nonostante la targa). A Bologna abita un altro frequentatore di ISCF, Magilla, che ha trovato questo Capolavoro Viola e  lo ha fotografato davanti alla scuola dei suoi figli (i quali possono essere fieri di avere un babbo Viola, e non tifoso d'una squadretta di scalzi e gnudi con la maglia rossa e blé che si tiene a galla solo grazie a un pratese e a un biellese entrambi scarti della Fiorentina). 

Nella foto: Magilla mentre scrive un post su ISCF

In un post pubblicato sul newsgroup Viola, Magilla afferma di aver scattato le foto il 19 gennaio 2010, ma di non avermele mandate per timidezza. Ora, dico io. Una treggia simile, con tanto di scudetto della Fiorentina degli anni '60 (la mitica "Fiorentina yè-yè" che poi lo scudetto lo vinse per davvero, nel '69), non spedita al TB per "timidezza"?... Ma se lo sanno tutti che io sono buonino buonino, e che ho reazioni assolutamente pacate e piene di gentilezza....!

 Nella foto: una tipica e placida reazione del Treggista® quando non gli mandano le foto di una treggia