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sabato 11 ottobre 2014

Genova



In questi giorni abbiamo appurato tutta una serie di cose imprevedibili.

Tipo che a Genova, più o meno ogni anno a ridosso e durante il mese di ottobre, c'è l'alluvione e vanno di fuori il Bisagno, il Rio Fereggiano e altri corsi d'acqua, facendo morti, danni incalcolabili e trasformando interi quartieri della città in paludi e fangaie. Dico: ogni anno.

Poi abbiamo imparato che la gestione territoriale della città di Genova e del suo entroterra è stata, ed è, qualcosa di più che criminale. Altra cosa del tutto imprevedibile: e così, oltre alle annuali alluvioni d'acqua e fango, i genovesi si devono sorbire quotidiane alluvioni di bla bla bla.

Abbiamo infine imparato che, nel 2014, c'è il boom dei meteo che sono talmente imprevedibili da prevedere ogni cosa, tranne quando ci sarebbe da prevederla per evitare catastrofi. Bravissimi a affibbiare nomi truculenti alle ondate di caldo e di freddo, ma del tutto incapaci di emettere comunicati quando si avvicina qualcosa di grave per davvero. E così diventa tutto imprevedibile: la tempesta del 19 settembre a Firenze, l'ennesima alluvione di Genova. 


In questo blog, Genova è una città importante.

Lo è soprattutto per le tante e tante foto mandatemi nel corso degli anni dall'amico Fabrizio, che la percorre in lungo e in largo, nei suoi angoli più riposti e segreti, per scovare vecchie automobili. Un viaggio per cortili, stradine, parchi, discariche, luoghi spesso abbandonati; è uno sguardo, il suo, che mostra Genova in tutta la sua bellezza quotidiana, popolare, dimenticata.

Un viaggio fatto di vecchie carcasse di 500, come questa (del 1967) ripresa in via del Costo a Sestri, che sembra avere addosso fango di chissà quante alluvioni. Stratificazioni. Avrà fatto in tempo a beccarsi addosso anche quella dell'ottobre del 1970, quella dei 44 morti, quella del non accadrà mai più.

E non so più, davvero, che cosa dire. Come canzone, ci metto quella più logica visto che è ambientata proprio durante l'alluvione genovese del '70: Dolcenera di Fabrizio De André. Ma non è proprio questione di canzoni. Sarebbe questione di ben altro.

giovedì 9 gennaio 2014

Partita doppia nel cortile



La Partita Doppia, vale a dire le due tregge appaiate, è una delle più ambite delizie del vero Treggista Militante®. Ambita perché, ovviamente, rara; e, in questo senso, la città di Genova e i suoi dintorni sembrano essere sempre particolarmente ben fornite (si notino i tre avverbi di fila). Chi se non Fabrizio poteva abbinare (in quel di Quarto, quella dei Mille) la Fiat 124 spezzina, immatricolata il 16 aprile 1970, e la (non comune) Fiat 127 Cinque Porte milanese del 1980? Fabrizio mi sta facendo venire un'autentica passione per i cortili condominiali genovesi; mi sto facendo persuaso che siano delle treggiaje assolutamente uniche al mondo. Un certo suo omonimo, pure genovese, cantava di lui e di un certo cugino De Andrade che, a tarda sera, ci avevano un cannone nel cortile; il Fabrizio nostro, nel cortile ci ha le tregge e, francamente, le preferiamo.

mercoledì 1 gennaio 2014

Il ritorno delle Genovesi (con qualche novità)



Avevo preannunciato per questo 2014 delle novità nel TB; ed ecco immediatamente le prime.

Innanzitutto, molti avranno notato che, nello scorso e complicato 2013, le Tregge Genovesi hanno avuto meno spazio. Gli invii di Fabrizio, vale a dire il "Nostro agente nella Superba", non sono certamente venuti meno; tutt'altro. Come sono solito ripetere, tra invii diretti per mail e invii su CD per posta, ce ne sarebbe per riempire un blog apposito, un Treggia's Blog dedicato interamente a Genova e dintorni; e non nascondo che si tratta di un'idea da sempre latente. Se non l'ho mai fatto (a meno che, naturalmente, non ci voglia pensare Fabrizio di persona), è probabilmente solo perché non ce la farei a gestire due blog in contemporanea. Le tregge genovesi, almeno per ora, resteranno quindi qua dentro, e il 2014 le rivedrà in abbondanza anche se sempre col criterio che il blog si chiama "Vecchie auto a Firenze".

Per segnare questo ritorno, è bene cominciare subito, dal primo giorno dell'anno. In realtà le stupefacenti tregge genovesi mi mancavano assai; mi sono fatto convinto che, tra le città italiane, Genova (per tutte le sue unicità) sia davvero una treggiaja a cielo aperto. Ricominciamo dunque con uno dei più recenti invii di Fabrizio, questa Fiat 1100 familiare con targa cremonese.

Una delle novità per il 2014, che non riguarderà a dire il vero soltanto Genova ma tutte le tregge inserite nel blog, sarà, per quanto possibile, la regolare indicazione precisa del luogo di ritrovamento (località e/o strada o piazza). Questo è, naturalmente, in totale antitesi con quanto da me dichiarato all'apertura del blog nel 2009; ma alla fine mi sono deciso al gran passo. Un po' perché, in questi anni, ho scoperto (e, forse, anche contribuito non poco a far venire allo scoperto) una miriade di appassionati cui piace parecchio andare a fotografare le tregge anche senza volerle mettere su un blog; perché dunque tenere tutto nascosto? E un po', anzi un po' tanto, perché mi sono veramente e definitivamente rotto i santissimi di stupide mene di "privacy", targhe oscurate (ma le targhe sono o non sono un atto pubblico, perdio?) e quant'altro. Ripeto: in un'epoca in cui, ad esempio, i "social networks" hanno sbattuto in rete ogni più riposta piega delle nostre persone (minorenni compresi!), con un sistema di autoschedatura poliziesca che nemmeno la STASI avrebbe potuto mai concepire, non vedo proprio perché non si debba dire che una data automobile, con la sua pubblica targa in libera visura al PRA (ovvero: "Pubblico Registro Automobilistico", vorrei fare notare la dicitura) dovrebbe essere "oscurata", specialmente se non si fa proprio nulla di male. 

Poiché Fabrizio è precisissimo nell'indicare la località dove ha fotografato una data treggia, cominciamo subito col dire che la 1100 familiare proviene dal quartiere di Multedo Pegli. Fabrizio fornisce usualmente le sue indicazioni per zona o quartiere, e così verrà riportato. Quanto alla sua immatricolazione, c'è qualche problema. Fabrizio specifica correttamente, probabilmente sulla scorta delle Tabelle di Targheitaliane, che è del 1964. Secondo l'Agenzia delle Entrate, però, la vettura è stata immatricolata il 12 aprile 1963. Una reimmatricolazione? Molto probabile.

martedì 26 novembre 2013

Piazza Carlo Giuliani



Il venti di luglio, a Genova, io e la Piasintëina c'eravamo andati, come abbiamo fatto spesso, in una certa piazza. Nominalmente si chiama ancora Piazza Gaetano Alimonda; da una pessima giornata del 2001 parecchi la chiamano piazza Carlo Giuliani. Ragazzo. Mi fermo qui per ciò che riguarda delle cose che ho ancora addosso, dato che anche quel giorno oramai lontano ero a Genova, un giorno che per me e per tanti altri è stato uno spartiacque. 

Ci siamo arrivati un bel po' prima in quella piazza; in tempo perché il cielo si rannuvolasse all'improvviso e scaricasse un temporale d'estate. Qui c'era ancora il sole; è, a dire il vero, una strada immediatamente adiacente alla piazza; si chiama via Caffa. Via Caffa, via Teodosia, via Ilice...tutti nomi di quella maledetta giornata, tutte strade là intorno.


Succede allora in via Caffa qualcosa che ha dell'incredibile. Dal povero punto di vista "treggistico", certamente; ma chissà che ogni cosa, anche apparentemente banale o poco importante, non abbia il suo valore o comunque significhi qualcosa. Succede, appunto, che proprio in via Caffa becchi questa macchina; che già conoscevo bene. La "Old Bastard"; Fabrizio me la aveva mandata quasi tre anni prima, e la avevo messa nel blog il 4 gennaio 2011. Impossibile sbagliarsi, vista la targa. Non penso che in piena Genova girino molte vetture targate Agrigento.


E così, sullo sfondo di un "Maroni carogna" scritto però coi font fascisti inventati da Jack Marchal, il Treggista Militante® in piazza Carlo Giuliani e dintorni becca una macchina trasformata, riverniciata, forse snaturata. Non è più la "Old Bastard" che mi aveva mandato Fabrizio; l'hanno rifatta grigia. Era così, fino a qualche tempo fa:



Il bello è che Fabrizio, a un certo punto, me la aveva pure mandata nel suo nuovo aspetto; me ne ricordo chiaramente. In una mail o in un CD, accompagnata dalle sue puntualissime note. Mi dispiaceva però talmente che la Opel Manta siciliana del 1973 fosse stata riconciata in grigio dopo essere stata uno dei più fulgidi esemplari di Tamarr Car esistenti al mondo, che non volevo mettercela. Come avere una macchina pitturata da Bansky e darle una mano di vernice; a volte mi domando cosa passi nella testa della gente, fermo restando che ognuno può fare quel che vuole con le proprie cose.


Ora me la ritrovavo davanti ai miei occhi, a un metro da quella piazza e addossata a un muro con le scritte contro la "tessera del tifoso" vergate dagli ultras della Sampdoria. Cominciava già a riempirsi, piazza Carlo Giuliani; si preparava il temporale mentre ragionavo, di fronte a una macchina, di cose parecchio bizzarre.

Genova, luglio



Dov'eran finite le tregge genovesi? Qualcuno magari se lo sarà chiesto, in primis il povero Fabrizio, che me ne ha mandate letteralmente a centinaja con CD interi speditimi per posta. Non so che dire, sinceramente; non ci sono scuse e pretesti di sorta. Non seguo regole, nemmeno per le tregge; le regole mi hanno sempre fatto venire una forma non lieve di allergia, maggiore di quella che ho al pelo dei gatti siamesi. Così, una gelida notte di novembre, con l'ondata di freddo "Attila" alle porte, ecco che torno a Genova; in luglio, però. Il venti di luglio, per l'esattezza. Cosa ci facevo a Genova il venti di luglio ve lo dirò nel prossimo post, anche se forse si può intuire.

Per ricominciare con le Tregge genovesi, però, stavolta mi concedo un paio di "exploits" personali. Niente di paragonabile a quel che mi ha mandato Fabrizio, naturalmente; ripeterò sempre che con le sue Tregge genovesi si potrebbe riempire un altro blog, e non esagero. Però, se mi capita di venire a Genova, città treggistica come pochissime altre, sto sempre in campana. Infatti. Detto, fatto.


Nell'assolato pomeriggio genovese, che ben presto si sarebbe sciolto in un temporalone clamoroso, io e la Piasintëina ci aggiravamo per il quartiere della Foce cercando un genovese che ci districasse la vita in mezzo ai micidiali sensi unici della zona. Chi meglio di un benzinaio? Talmente meglio, che abbiamo ovviamente trovato un benzinaio macedone delle parti di Skopje, che conosceva Genova come io conosco Montevideo. In compenso, però, la regola del benzinajo non si è smentita neppure nella Superba: benzinaio che vai, treggia che trovi. Questa era una stazione IP, ed eccovi la "Treggia IP", vale a dire un'azzurrissima Toyota 4WD del 1980.


Si è trattato della mia prima treggia automobilistica genovese personale; vero è pur che a Genova ora non vo spesso, dopo averla frequentata a lungo in passato (e piccandomi sempre di saperla più o meno girare, cosa del tutto falsa!), ma fino a quel venti di luglio avevo "raccattato" soltanto una Vespa nel vico Palla. Esordisco ora ner màggico mondo delle tregge genovesi, e dove? Ma da un benzinaio, naturalmente. A Genova, in fondo, non ho mai cessato di sentirmi chez moi, è l'unico posto al di fuori dalla Toscana che mi fa quest'effetto, assieme un po' a Roma. E come dal famoso benzinaio delle Due Strade sulla Senese, per pigliare la foto di retro ho dovuto fare delle acrobazie botaniche; un giorno o l'altro, lo so, troverò una terribile pianta carnivora che mi sgranocchierà.

martedì 7 maggio 2013

La più ambita



Per questo superbo esemplare "portuale" (il porto è quello di Genova, e se è di Genova non può esserci di mezzo che Fabrizio) di Lancia Flaminia del 1968, stavolta si parte dal posteriore. Per forza: bisogna mostrare ammodino la targa. Carissimi e carissime aficionados/as del TB, siamo qui di fronte, infatti, alla più ambita "targa parlante" di tutto il panorama italiano: la mitica "MI FOTTO".

E' una combinazione unica: impossibili, infatti, tutte le altre combinazioni. TI FOTTO, LO FOTTO e LA FOTTO per sigle inesistenti, VI FOTTO e LI FOTTO perché Vicenza e Livorno sono rimaste ben lontane dalle lettere. Quindi c'è solo MI FOTTO, quelle 9999 autovetture milanarde del 1968 che hanno regalato a non pochi italiani una discreta dose di risatine ad ogni incontro. Certo, qui si tratta di risatine almeno in parte stemperate dalla spaventosa bellezza, o meglio dalla maestosità di questa autovettura:


Qui la vediamo in posa anteriore, con rigoroso sfondo di yacht di lusso e una notevole collezione di patacconi "autodèpoca" sulla griglia del radiatore. Ne prendo atto, nonostante la mia ben nota avversione nei confronti dei "registri delle auto storiche" e compagnia bella. La musealità non mi è mai garbata, né mi garberà mai; ma qui siamo, evidentemente, a un raduno (con tanto di "prova slalom" che qualcuno ha voluto far passare vicino a un imprudentissimo palo della luce...)


Dalla foto si nota che, al raduno, la nostra Flaminia Mi Fotto reca il numero 28. Particolarmente "in linea" con la targa, dato che, nella smorfia toscana, il ventotto è il "numero de' becchi" !

domenica 7 aprile 2013

La bella Isabella (si vende a 18 euri)





Ributtandosi a capofitto nel Treggismo Militante® (ancora più militante che mai, direi!), eccoci a questo capolavoro fattomi pervenire, ovviamente, da Fabrizio, l'apostolo delle Tregge Genovesi. E qui, inutile dirlo, siamo veramente al Sublime (si noti l'iniziale majuscola). Per presentare questa vettura, lasciamo quindi la parola a Fabrizio stesso che spiega anche il perché del titolo; mi spiace però togliervi l'illusione che a Genova esista una bella figliuola che si concede ad un prezzo così modico...

"Ciao Riccardo. Circa un mese fa un amico, mio omonimo, mi ha segnalato via sms la presenza di una Borgward Isabella parcheggiata in Corso Carbonara nei pressi del suo luogo di lavoro. Sempre lui mi indicò in passato lo stato di abbandono nella stessa via di una Fiat 2300 Ghia grigio topo poi scomparsa e da te inserita nel blog. Bene, solo oggi dopo svariate vicissitudini di salute sono riuscito a passare in loco quasi certo di trovarvi questa rarissima autovettura. Sono rimasto piacevolmente sorpreso dalle condizioni della la treggia. E' del 1959 ed è una versione Limousine. Non ho potuto evitare di fare una foto anche all' ultra quarantennale adesivo del Touring Club Italiano.


Scartabellando su Google immagini ho poi scoperto che proprio questa Isabella è in vendita (vedi "autobelle.it") al prezzo di 18 euro! Ovviamente si tratta di un errore di scrittura, però la cosa fa sorridere lo stesso. Suppongo che tu conosca già questo marchio tedesco ormai inesistente. Io la prima volta che lo sentìi nominare fu grazie ad un altro amico treggista ben prima di noi che ne fotografò una di colore scuro a Genova  nei primi anni 90. La targa mi pare non fosse però di questa città. Inoltre sempre tempo addietro mi capitò di incrociare per una frazione di secondo nel traffico cittadino un carro attrezzi trainante lo stesso tipo di automobile di colore grigio.



Conoscevo effettivamente la Borgward, o meglio proprio la Borgward Isabella; ma non ne avevo proprio mai vista una "su strada", seppure indirettamente e con una targa italiana. "Isabella" è, fra le altre cose, uno dei miei nomi di donna preferiti, uno di quelli che senz'altro avrei considerato di scegliere se avessi mai avuto una figlia; ma poiché questo argomento è definitivamente chiuso, mi tengo pur sempre il piacere che questo nome mi dà, anche come semplice sensazione uditiva. Figuriamoci quindi per la bella treggia Isabella della casa produttrice tedesca scomparsa negli anni '60 per bancarotta.


 E bella, nulla da dire, lo è sul serio; un altro esempio, tra le altre cose, della figura immensa che una vettura del genere, coi suoi cinquantaquattro anni, fa accanto al solito, banale "SUV" da buzzurri indebitati del XXI secolo. Davvero non mi resta che abbracciare idealmente Fabrizio ed il suo amico che gliel'ha segnalata in Corso Carbonara (sarà un corso a base di uova e guanciale di maiale...?)

mercoledì 9 gennaio 2013

Sposi al pesto




Sarà mica un caso se, per gli sposalizi, non vengono scelti né SUV né altri similorrori attuali? Sarà un caso se gli sposi preferiscono mettersi il cappio al collo a bordo di un'Alfa 2000 invece che su una Kia Sorento o di una Qashqai? Io sono convinto di no, che non sia affatto un caso. Per le cerimonie nuziali ci vuole la treggia tirata a lucido; e se non si hanno i soldi per affittare l'auto d'epoca, basta uno zio o un conoscente che ha tenuto l'Alfona comprata nel 1975 firmando due chili di cambiali. Le tregge matrimoniali sono, potenzialmente, una categoria di tutto rispetto; basterebbe appostarsi ai matrimoni che, specialmente in primavera e in estate, pullulano nelle nostre città. Ora come ora, è difficile che gli sposi non optino per la vettura de' tempi addietro, opportunamente agghindata (e, non di rado, con un gusto da spararsi nei coglioni; si noti ad esempio l'agghiacciante fioccone apposto sulla parte anteriore dell'Alfa, che sopporta in silenzio l'oltraggio a lei perpetrato). Se ne deve essere accorto anche il nostro Fabrizio, che con questi suoi scatti entra nel ristretto "club" dei Treggisti Matrimoniali® proponendoci questi "sposi al pesto" dalla sua Genova; intanto mi preparo spiritualmente per la prossima primavera-estate, riproponendomi di dare un'occhiata speciale ai numerosi matrimoni di giapponesi che vengono a Firenze per convolare e dare figli all'Imperatore. Non so perché, ma sono convinto che se ne vedranno delle belle (di tregge, non di giapponesi).

giovedì 3 gennaio 2013

Portatrici sane di targhe strane



Come ho avuto assai spesso modo di dire, il feeling tra le 500 e le targhe particolari, strane, bizzarre e, in  qualche caso, uniche, è immarcescibile e si conferma costantemente. Il motivo è piuttosto ovvio: poiché i Cinquini sono le vecchie autovetture in assoluto più frequenti in circolazione (secondo le stime, solo in Italia dovrebbero essercene ancora in giro circa ottocentomila), sono anche quelle che testimoniano maggiormente le immatricolazioni tradizionali con sigla e cifra, e quindi anche le combinazioni più ambite dal cacciatore di targhe.

Il 2013 cinquecentistico comincia quindi con alcuni begli esempi di targònza appiccicata a Mezzisacchi. A Firenze, come si vede dalle foto sopra, l'autunno di' Dodici ha portato le classiche "tre cifre a scalare": nella prima foto, dei bellissimi gruppi di tre a scalare di uno (FI 688 687, Cinquino del 1973), nella seconda dei gruppi di tre a scalare di duecento (FI 547 347, Cinquino del 1970).


Passando a Genova (naturalmente grazie a Fabrizio, stavolta in veste di "prenditore al volo" in mezzo al traffico di Brignole), la musica non cambia affatto; anzi, fa ancor di più zumpappà zumpappà. Qui si sfiora il sublime con questo Cinquino del 1967 al quale manca solo una cifra per fare "filotto" (che risale a solo dieci immatricolazioni prima. Viene da pensare che Firenze e Genova sono entrambe città colpite da rovinose alluvioni, con consistenti perdite di automobili in anni treggistici (1966 e 1970); chissà quante targhe del genere sono andate perdute.

giovedì 27 dicembre 2012

Argentee fiattàte



Ci son delle vetture che restano nella memoria di tutti anche dopo cinquant'anni dalla fine della loro produzione; ce ne sono altre che, invece, passano e vanno. Sfido chiunque, ad esempio, a ricordarsi che per quattro anni (dal 1981 al 1985) è stata fabbricata, commercializzata e persino venduta questa cosa qui, vale a dire la Fiat Argenta. Sinceramente, finché Fabrizio non mi ha mandato le foto di questo esemplare genovese del 1984, peraltro tenuto in garage ed in condizioni assolutamente impeccabili, mi ero del tutto dimenticato della sua esistenza. Una delle più tipiche fiattàte di "classe medio-alta", insomma; quando in Corso Marconi hanno lasciato le 500 e le Centoventotte varie e si son dati a rincorrere BMW e Mercedes, ne sono venuti fuori regolarmente de' troiai inenarrabili con i conseguenti flop degni dei Cancelli del cielo di Michael Cimino (il più grande flop nella storia del cinema, ndr).

L'Argenta, dicono le antiche istorie, doveva "sostituire la 132", la quale era vecchia; i geni di Corso Marconi preposti alle "medio-alte" pensarono quindi bene di sostituirla con una vettura già vecchia alla nascita. Dalle linee stile corazzata nordcoreana degli anni '60, l'Argenta ebbe come caratteristica saliente quella di essere ancora a trazione posteriore (l'ultima vettura di tale genere prodotta dalla Fiat, va detto). Nella progettazione della "sostituta della 132" non si trovò di meglio (probabilmente anche per mancanza di quattrini) che prendere la 132, conservarne pedissequamente la struttura di base, metterci due fanaloni anteriori che sembravano televisori e, ovviamente, fare in modo di peggiorare scientificamente la carrozzeria rispetto a quello della 132 (che già non era un gran ché). Et voilà l'Argenta, il treggione dimenticato anche dal Treggista®.

Fu chiamata così, si disse, in onore a tale Argenta Campello, che poi era la figlia di Maria Sole Agnelli; nell'Agnelleria, si sa, ci si chiama spesso con nomi del genere. Si ignora però se la giovane virgulta sia stata così felice che il suo nome fosse dato a un tròschi del genere; nello stupefacente articolo dedicatole da Autodimerda, si ipotizza però correttamente che il nome sia derivato piuttosto dal regista Dario Argento, specialista dell'orrore.  L'articolo Wikipedia è enciclopedicamente eufemistico e parla di "aspetto non entusiasmante"; noialtri qua, invece, che siamo un po' più cattivelli, possiamo dire tranquillamente che si tratta della sorella maggiore della Duna. Si aggiungano anche la modesta tenuta di strada, le prestazioni non brillanti e i consumi sostenuti. Come si dice in questi casi: brutta, ma cara.

L'accoglienza in Italia fu pressoché gelida. All'estero si può dire che fu semplicemente ignorata. Alcuni concessionari tentarono pietosamente di piazzarne qualche esemplare a gente che aveva voglia di buttar via denaro, e in qualche sporadico caso ci riuscirono; nel 1985 fu soppressa e sostituita dalla Croma, l'ultima "ammiraglia" della Fiat.

martedì 25 dicembre 2012

Horus approverebbe (e si farebbe anche una guidatina)




Il TB ha un grande rispetto per chi crede nelle favole; per questo, oggi 25 dicembre, festeggia con piacere il genetliaco di Horus, ed estende a tutti voi gli auguri per una serena horussata in famiglia o dove più vi aggrada (per quel che mi riguarda, i pranzi familiari mi fanno venire l'orticaria e quindi sono a casa mia. Se non fossi a casa mia, non potrei -tra le altre cose- allietarvi la giornata con questo capolavoro della R4 Art, fattomi opportunamente pervenire da Fabrizio che lo ha ripreso fuori dalla stazione di Sestri, a Genova. 


A questo punto, è bene lasciare la parola a Fabrizio stesso, che ci presenta questa vettura:

"Come accennato nella precedente mail ecco cosa ho trovato stasera.Penso sia l' errequattro più vecchia che io abbia mai visto fino ad ora.E' infatti del 1969.Prima che intraprendessi l'attività di treggista era facile imbattersi in questa vettura poichè era sempre parcheggiata nei pressi della stazione di Sestri, solo che al tempo era più malconcia di carrozzeria e munita di portabagagli sul tetto, inoltre i paraurti erano verniciati in nero.Poi l'auto è sparita e oggi è ricomparsa restaurata a pochi passi dall'entrata della Fincantieri.Guardando le ruote e i parafanghi sporchi di fango ormai seccato si capisce che colui che l'adopera ne fa un uso fuoristradistico come si conviene proprio ad ogni R4 che si rispetti.Strano solamente che la targa posteriore sia mezza fusa come se si trattasse di un veicolo a motore posteriore.Se solo le tregge potessero parlare... Ciao, buone feste, e soprattutto un buon 2013 ricco di tregge!"


Che dire? Un capolavoro, appunto. Una treggia da giornata speciale, e infatti non c'è stato alcun dubbio su cosa proprinare agli aficionados del TB per il 25 dicembre. Anche il grande e possente Horus approverebbe e, più che altro, si metterebbe al volante per farsi una guidatina!


 

venerdì 21 dicembre 2012

Il gatto e la Bianchina




Questa è la cinquantesima Treggia Genovese "made in Fabrizio" che compare sul TB. Ancora niente in confronto alle centinaia e centinaia che Fabrizio mi ha sinora mandato (compresi un paio di CD stracolmi, dai quali tra l'altro provengono queste foto), ma si tratta pur sempre di un traguardo che merita di essere festeggiato a dovere. 

Lo avevo detto poco tempo fa: mancava solo la Treggia completa di gatto. Non soltanto perché il sottoscritto è un gattofilo praticante di chiara fama e di antica data, ma perché Genova senza un gatto è, direi, qualcosa di più di Roma senza il papa. Del papa a Roma se ne potrebbe fare anche a meno (e sarebbe meglio per questo disgraziato paese...), ma di un gatto a Genova mai. Poche città al mondo sono gattose quanto Genova; ed eccoci giunti, finalmente, al dunque.

L'accostamento tra questa Bianchina celeste, della quale purtroppo non si può dire l'anno in quanto ritargata, e il micione che se la dorme tranquillamente, esplicando così l'attività preferita dai gatti d'ogni tempo e d'ogni luogo, è assolutamente straordinario. Si potrebbe quasi ipotizzare che la Bianchina funga attualmente da "casa sua", e la cosa sarebbe ben lungi dallo stupirmi.


Qui il gattone sembra essersene andato per gli affari suoi; in compenso si ammira la Bianchina in tutta la sua celestialità!

domenica 9 dicembre 2012

TO.TO. Inc. - Topotregge Torinesi a Genova



Credo che nella foto sopra ci sia tutta Genova; una macchina stravecchia, una porta, un cortile nascosto. Manca soltanto un gatto; ma confido che, prima o poi, il grande Fabrizio (che continua a scrivermi senza che io gli risponda mai, ma sa che gli rispondo sempre con el corazón) mi troverà pure la treggia debitamente gattata. Intanto, guardiamoci assieme queste foto sinceramente meravigliose (perché Fabrizio, oltretutto, le foto sa farle).



Tutti voi vi ricorderete senz'altro la Topolino TO 111111 di Mignanego, anch'essa fotografata da Fabrizio; se non ve la ricordate, non metto neanche il link perché la trovate in pianta stabile nella lista dei "Top 10" del TB, qui accanto (tra parentesi: a Fabrizio farà senz'altro piacere constatare che la lista dei TOP 10 di questo blog è quasi interamente occupata dalle sue tregge genovesi). Ebbene, da queste foto parrebbe appurarsi una verità storica: le Topolino torinesi sono tutte emigrate a Genova. La distanza non è molta, ma sono due mondi totalmente differenti. Così, per trovare una "Topa" targata TO degna di questo nome, bisogna andare a Genova e dintorni; poi ci pensa Fabrizio a scovarle nei cantucci più riposti della sua bellissima città. Come questa qua, che è del 1952.


La foto sopra si potrebbe chiamare "L'ultimo bollo"; una delle più importanti features di Fabrizio è che ha una particolare predilezione per i dettagli "amministrativi", se presenti, che dicono molto della storia di una vettura. Ingrandendo la foto, si può vedere che l'ultimo bollo è stato pagato il 9 febbraio 1988.


A causa del riflesso dei finestrini chiusi, l'interno non si vede purtroppo molto bene; ma la foto permette comunque di rendere un'idea dell'interno di quelle antiche vetturette. Erano figlie, senz'altro, di un'Italia in cui la statura media delle persone era parecchio inferiore a quella attuale. Avete mai provato a entrare dentro una Topolino o una Balilla? Io ho provato nella seconda, e ci sono rimasto praticamente incastrato dentro. Sarebbe impossibile guidare una Topolino, ora come ora, per una persona con statura superiore a 1,70 o giù di lì.


Per finire, un'ultima visione d'insieme della Topolino. Come si può vedere, il cortile è in realtà quello di un'officina meccanica e la cosa lascia ben sperare per una futura rimessa in circolazione della macchina. Lo slogan "MENO SMART E PIU' TOPOLINO !!" dovrebbe essere fatto proprio da ogni Treggista, Militante o nell'anima che sia. Nel frattempo, spero che tutti si siano gustati questo nuovo episodio della TO.TO., le Topotregge Torinesi a Genova. Al mare stanno bene!

domenica 28 ottobre 2012

Canne al vento




E proseguiamo pure col rimbalzino tra Mark B. e Fabrizio con le sue strabilianti tregge genovesi. E qui non c'entrano nulla né il premio Nobel Grazia Deledda, né le droghe leggere: la vera e propria droga di Fabrizio, per la quale batte giornalmente le campagne, sono le TNC (tregge ne' campi). Le TNC genovesi trovate da Fabrizio sono tra gli esemplari più belli del genere: qui, ad esempio, vedete un vecchio furgone Fiat 850T (parecchio vecchio, a giudicare dal frontale) che ha concluso la sua vita come deposito di cannicci vicino alla stazione di Granara, nell'entroterra di Pegli. La cosa più bella delle TNC è che, quale che sia l'uso ultimo cui vengono adibite, sembra che sia stato fatto appositamente per loro; in tal modo, assurgono spesso alla qualifica di vere e proprie opere d'arte povera. Si arriva a pensare, alla fin fine, che un Fiat 850T cassonato non poteva far altro che trasportare canne...