venerdì 11 gennaio 2013

Over Seeker Kite School




Con le Tregge s'impara sempre qualcosa; ad esempio, prima di trovare questo bel T2 biancoceleste (i T2 "bicolori" sono sempre notevolmente belli) in una delle zone più dimenticate e periferiche del comune di Firenze, non sospettavo neppure l'esistenza della Over Seeker Kite School (OSKS), di cui il furgone reca il "logo". Poi mi son dato da fare, e ho scoperto che si tratta nientepopodimeno che di un gruppo sportivo a Livorno. Non c'è da stupirsene; Livorno è una città di supersportivi praticanti ad ogni livello. Però chissà che diavolo ci faceva il furgone del gruppo in quel di Mantignano-Ugnano, targato Firenze e parcheggiato praticamente appiccicato al muro di una casa, tanto che per fotografarne le terga con la targa ho dovuto anch'io trasformarmi seduta stante in sportivo, ed in particolare in un contorsionista. Che lo facciano apposta, gli sportivi labronici, per obbligare i Treggisti alle manovre fisiche più complesse? Un modo per promuovere la pratica sportiva anche nel Treggismo Militante?® Ad ogni modo, ancora trentacinque millimicron (mμ) e il Transporter si appoggiava al muro:


Fatto sta che riprendere la targa posteriore è stata un'impresa. Alla fine è apparsa una delle ultime targhe nere fiorentine, risalente al 1975

giovedì 10 gennaio 2013

Santa fonte de' Centoventotti




Eh sì, cari i miei indefessi fautori del Treggia's Blog: il 2013 è ufficialmente dichiarato l'anno delle ripetizioni. Non perché andiate male a squola scola scuola, ma perché le care, vecchie treggione continuano a farsi vedere e rivedere, e a volte nei posti più impensabili. Ve la ricordate questa? No? Vi rinfrescherò la memoria. E' stata la prima 128 "personale" in assoluto a comparire sul TB, il 29 dicembre 2010: oltre due anni fa, quindi. "Personale" significa che, fino ad allora, mi lamentavo periodicamente sul blog per non aver mai beccato una 128 a Firenze e dintorni con le mie sante manine, e mi dovevo contentare di quelle che mi mandava Fabrizio da Genova (Genova, detta anche "Centoventozia", sembra amare particolarmente la vettura-simbolo dell'italiano medio anni '70; ma era, va detto, una macchina per parecchi versi straordinaria). Da allora, invece, tutto è cambiato.

Rieccola, ma prima di dirvi dove e quando, una precisazione. Era stata beccata altre volte, anche se non da me personalmente; da una certa "coppietta" che si è fatta notare qui dentro per una delle più belle "tregge ne' campi", la Prinz tra gli ulivi coi sassi sopra che per mesi è stata anche nel "logo" del TB. Nello scorso mese di settembre, come ogni anno, si è svolto in Fontesanta, sulle colline sopra Bagno a Ripoli, il raduno Partigiano che commemora que' vecchi ragazzi che combatterono tant'anni fa per un mondo un po' meno di merda di questo (ciao, Sugo!); c'era il sottoscritto, c'era la Piasintëina e c'era anche l' "absonderliches Pärchen" di cui sopra. Tutti quanti, compresa, nel modo più incredibile che si possa immaginare, la 128 di cui sopra.

Perché dico "incredibile"? Non tanto per il fatto in sé, visto che le Tregge sono notoriamente immortali e, quindi, passibili d'essere viste e riviste all'infinito. Incredibile soprattutto per la strada di Fontesanta. Bisogna ricordare che, qui, si ha a che fare con una vettura di quarant'anni (1973 esatto) che vediamo tranquillamente parcheggiata su una stradina di campagna in prossimità di un bosco; ma, per arrivare a quel bosco, c'è da fare una strada che te la raccomando. Io stesso ci ho rimesso la marmitta, una volta; una cosa da tregenda, manutenzione zero e ogni anno è sempre peggio. Una vera prova speciale da rally, insomma, e nemmeno cortissima perché prima d'arrivare in Fontesanta c'è da salire un bel po'. E questa qui, a quarant'anni, si è fatta quella strada tranquilla tranquilla, parcheggiandosi poi come se niente fosse. Uno si chiede: e c'era forse bisogno dei SUV al mondo?

Donne, 'e c'è l'ortolano!





La Fiat 128 Special verde, per me, è una specie di tuffo al cuore. Il perché l'ho raccontato in un altro post dedicatole specificamente (che è pure tra i dieci più letti del TB); solo che quella 128 Special veniva da Genova e non era stata fotografata da me. Questa qua, invece, è la prima che vedo di persona da quando ho iniziato il blog, e non importa se è a due invece che a quattro porte e se ha già la targa "aranciobianconera" (che ci sta veramente malissimo) del 1976. E' lei insomma, e in una forma del tutto particolare.

Donne, 'e c'è l'ortolano! Eh, le care, vecchie consegne a domicilio del negoziante! Per l'appunto, però, la via dove ho beccato al mattino presto la 128 Special è rimasta una via di botteghe; tra le quali, appunto, l'ortolano. E' parcheggiata proprio davanti, in evidente attesa che l'ortolano ci salti sopra e cominci le consegne della frutta e della verdura. E la cosa appare ancor più chiara dalla foto che segue:


Eccoci qua; cassetta di banane in primo piano e, dietro, insalata e pomodori. Peccato che mi fossi fermato in una posizione pressoché criminale e che abbia avuto pochissimo tempo per ritrarre la vettura; se avessi potuto riprendere tutto il bendiddìo che c'era a bordo, la 128 Special del '76 sarebbe immediatamente divenuta un'icona del movimento Vegan. Una verdurina su quattro ruote. L'emblema della salute motorizzata. Il vessillo della freschezza.

mercoledì 9 gennaio 2013

Sposi al pesto




Sarà mica un caso se, per gli sposalizi, non vengono scelti né SUV né altri similorrori attuali? Sarà un caso se gli sposi preferiscono mettersi il cappio al collo a bordo di un'Alfa 2000 invece che su una Kia Sorento o di una Qashqai? Io sono convinto di no, che non sia affatto un caso. Per le cerimonie nuziali ci vuole la treggia tirata a lucido; e se non si hanno i soldi per affittare l'auto d'epoca, basta uno zio o un conoscente che ha tenuto l'Alfona comprata nel 1975 firmando due chili di cambiali. Le tregge matrimoniali sono, potenzialmente, una categoria di tutto rispetto; basterebbe appostarsi ai matrimoni che, specialmente in primavera e in estate, pullulano nelle nostre città. Ora come ora, è difficile che gli sposi non optino per la vettura de' tempi addietro, opportunamente agghindata (e, non di rado, con un gusto da spararsi nei coglioni; si noti ad esempio l'agghiacciante fioccone apposto sulla parte anteriore dell'Alfa, che sopporta in silenzio l'oltraggio a lei perpetrato). Se ne deve essere accorto anche il nostro Fabrizio, che con questi suoi scatti entra nel ristretto "club" dei Treggisti Matrimoniali® proponendoci questi "sposi al pesto" dalla sua Genova; intanto mi preparo spiritualmente per la prossima primavera-estate, riproponendomi di dare un'occhiata speciale ai numerosi matrimoni di giapponesi che vengono a Firenze per convolare e dare figli all'Imperatore. Non so perché, ma sono convinto che se ne vedranno delle belle (di tregge, non di giapponesi).

Ottimismo!




Come primo Käfer del 2013, una ventata di ottimismo con un esemplare palemmitano dal colore decisamente insolito (e del 1974). Beh, per essere ottimista del tutto nel senso più "classico" sarebbe dovuto essere rosa, ma ci si contenterà anche di questo bel celestone carico che deve risaltare ancor di più nelle belle giornate estive, a capotte tirata giù. Qui, invece, siamo ancora in una buja serata invernale, ma la nota di colore réchauffe le cœur con poche pretese.

domenica 6 gennaio 2013

2200



Se la famosa matematica non è l'altrettanto famosa opinione, millecento più millecento fa duemiladuecento. E, in queste foto "aeree", che ritraggono un paio di tregge a bordo di camion che, a loro volta, siamo autorizzati a credere gran treggioni anch'essi, questa somma trova perfetta esplicazione. Le foto sono opera di Riccardo, il Minitreggista Piasintëin, gran frequentatore e scrutatore delle campagne e degli sfasciacarrozze delle sue plaghe natìe; in questo caso, appunto, il caso mette a confronto due "1100", una accanto all'altra sistemate ognuna su dei cassoni di camion.

Ma perché due 1100? Presto detto. La prima vettura, quella targata Arezzo (!) e della cui targa si scorge solo la prima cifra che la assegna verosimilmente al 1969, in Italia veniva commercializzata come Innocenti IM3 o I4 (oppure ancora J4), ma ha una storia abbastanza complessa. Si tratta del progetto BMC Ado 16 della British Motor Corporation, di cui si può leggere la complicata storia nel relativo articolo Wikipedia. In pratica si trattava di un progetto per una vettura di "classe media" e di 1100 cc di cilindrata, che coinvolgeva, all'inizio (1962) diversi marchi, uno dei quali -la vettura che vediamo qui, appunto- era commercializzata in Gran Bretagna come Austin 1100.  In GB il progetto ebbe un successo talmente grande che, dal 1964 al 1974, esso fu assunto in Italia dalla Innocenti, casa che aveva uno storico legame con la produzione inglese. La Innocenti fabbricò quindi ben quattro versioni della Ado 16 1100; la particolarità era che, nonostante il nome "ufficiale", nessuno la chiamava mai così. Per tutti (me compreso, che me la ricordo benissimo) era la "Innocenti Austin" o semplicemente la "Austin", senza neanche il 1100 o altre sigle perché di Austin in commercio in Italia non c'era che quella. Naturalmente, la corretta pronuncia óstin era un'affettazione; generalmente era la àustin. Le denominazioni di "IM3", "I4" o "Ado 16" non erano note che agli specialisti e ai concessionari (just out of curiosity, "Ado" stava per "Amalgamated Drawing Office project #16", ovvero "Progetto n° 16 dell'Ufficio Design Unificato"). Insomma, per farla breve, la Millecento inglese unificata.

Il destino l'ha messa accanto, camion-à-camion, con l'italica Fiat 1100 (senza targa) nella sua ultima versione, vale a dire la 1100R del 1967 ("R" stava per "Rinnovata"). Per la Millecento italiana, una storia assai più lunga: la prima vettura ad esser chiamata 1100, infatti, era stata la 508C del 1937 anche la prima vera 1100 era stata quella del 1953. Fu la vettura principe della classe media italiana fino all'avvento della 128.

La Lucchese errante





I lettori più attenti e assidui del TB l'avranno già riconosciuta: è lei, gia "catturata" dalla mitica Dora nel maggio del 2010. Il TB, in alcuni casi, ospita volentieri delle "ripetizioni", specialmente a distanza di parecchio tempo; significa, in fondo, che una data treggia è ancora stabilmente in circolazione, viene usata e non accenna a mollare manco per la contraccassa. La "Lucchese", vale a dire la qui presente Fiat 750 del 1961, è, oltretutto, una delle principari "Girellone" della città di Firenze; vista un po' ovunque, e finalmente approdata pensate un po' dove: dal famoso benzinajo delle Due Strade, uno dei protagonisti assoluti del Treggia's Blog fin dai suoi primissimi giorni. Ogni tanto ci ripasso apposta, facendo una non breve deviazione per tornare a casa; sono praticamente certo di trovarci qualcosa. Il benzinajo delle Due Strade è uno dei templi della treggia fiorentina (ma, stavolta, ne ho approfittato anche per fare benzina, debbo dirlo). Trovarci la "Lucchese errante", in fondo, non mi ha stupito più di tanto; un approdo quasi logico. Una presenza familiare coi classici sedili rossi.