Alla fine mi sono deciso: poiché le vetrine della città hanno cominciato a rivelarsi come un luogo assai interessante per il reperimento di tregge (ovviamente ed esclusivamente motociclistiche), ho istituito una categoria apposita che oggi arricchisco con questa stupefacente Lambretta 150 del 1955. Pensereste forse, e non senza una punta di logica, che si tratti della vetrina di un qualche negozio di accessori motocliclistici (come la Trespa in vetrina che rappresenta il primo esemplare del genere nel TB); e invece no. La Lambretta 150 in questione abbellisce la vetrina di un'agenzia di viaggi il cui proprietario, come avremo a vedere ancor meglio in seguito, è un lambrettòfilo (o lambrettòmane) di provata fama. Zoomando sulla foto in alto si apprende che la Lambretta in questione, condotta dal lambrettopilòta E. Colletti, nel 1955 partecipò alla corsa Milano-Taranto (la prima e unica corsa al mondo il cui nome sembra quello di un rapido in partenza alle 22.48 dal binario 21 piazzale est). Come è lecito attendersi, le tregge in vetrina sono titolari anche di un record difficilmente battibile: quello della lucentezza (lucidità, brillantezza, nitore). Questa qui sembra passata davvero ad un mistura di Polivetro, Mastro Lindo, Cillit Bang e Cristolùcido; difficile figurarsi qualcosa di più splendente, senza la minima molecola di polvere.
sabato 22 ottobre 2011
L'Arnona
C'è stato un periodo in cui l'Alfa Romeo è stata, autenticamente, una disgrazia del genere umano. Mi spiace dirlo, perché pur avendo avuto nella mia vita una sola Alfa Romeo (una Giulietta targata Siena) mi considero un Alfista lo stesso, di cuore e di pelle; però l'Alfa 90, del resto uno dei più grossi fiaschi della casa di Arese, è qualcosa degna di entrare nel sublime e ristretto club delle horror cars. Se la chiamo "l'Arnona" non è perché somigli all'inarrivabile Arna, ma perché la concezione di fondo è la stessa: un'auto nata già vecchia, sorpassata, senza costrutto (e dai consumi simili a quelli di un Boeing 747). Qui ne abbiamo un superstite esemplare che Fabrizio ha tratto indietro dal 1985.
lunedì 17 ottobre 2011
Motoquota
Qui siamo in Quota, sì, ma non solo a causa dell'altitudine (di media collina, per altro). Il paese in cui è stata ripresa questa motocicletta si chiama infatti proprio Quota, è in provincia di Arezzo e nella fattispecie non lontano da Poppi, poco oltre San Martino in Tremoleto. Come mi ci sia ritrovato attorno a Ferragosto, non starò a dirlo; sono stati praticamente gli unici tre giorni di ferie che ho passato nell'estate appena scorsa, senza sapere che proprio il suo ultimo giorno mi sarei guadagnato delle ferie forzate parecchio lunghe, e che avrei addirittura rischiato di prendermele eterne. Insomma, autobrindandomi allo scampato pericolo (così almeno spero!), debbo dire che questi graziosi paesini semisconosciuti non tradiscono quasi mai come depositi di tregge e treggine varie; e Quota non è stata certo un'eccezione. La Fantic Motor del 1983 che qui si vede si distingue -tra le altre cose- per la bella targaccia "autoprodotta", che doveva essere provvisoria e che invece, oramai, mi sa tanto che non la spiccicherà più nessuno. Giù di pennarello, e via!
Le tregge del Polo (2)



Il buon Valter Polo sarà senz'altro abituato a che si giocherelli un po' col suo cognome, ma stamani, per usare il gergo tipico dei newsgroup, è veramente "IT" (abbreviazione di In Topic, per la cronaca). Insomma, fa un freddo da pelare e la cosa non mi sta per nulla simpatica -specialmente quest'anno in cui il caldo ci aveva abituati bene. Per...riscaldarci, niente di meglio che questo suo contributo dall'Vrbe: nientepopodimeno che una Simca 1000 del 1968. Ragionando proprio iersera con un amico della Simca 1000, ci siamo detti che, nella storia dell'automobile, è senz'altro una vettura assai simpatica; e, nel mondo delle automobili, l'epiteto di simpatica deve essere preso decisamente con le molle perché, usualmente, sottintende un'estetica non propriamente impeccabile. Diciamo pure, anzi, che la Simca 1000 era proprio brutta come la fame; però ci aveva, al contempo, quel suo crisma di style français e di riconoscibilità (nonché, almeno così pare, di affidabilità e robustezza) che ne decretò il grande successo sia in Francia che in Italia. Del resto, non mi si venga a dire -ad esempio- che la Renault 4 era bella...però è stata una delle utilitarie storiche dell'umanità intera, e lo è tuttora. A differenza della R4, certo, la Simca 1000 non ha retto al tempo: di una vettura che aveva venduto letteralmente milioni di esemplari non resta quasi niente, e vederne una ancora in giro è rarissimo. In un dato periodo, sfasciacarrozze interi erano intasati di Sìnche, e c'è da immaginarsi che cosa non debbano penare i proprietari superstiti per trovare i pezzi di ricambio!...
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Tregge Extraterritoriali (Piacenza esclusa)
sabato 15 ottobre 2011
Le tregge del Polo (1)



Leggendo il titolo, forse qualcuno potrebbe pensare che il TB si sia spinto alle estreme propaggini settentrionali del globo terraqueo; invece siamo più prosaicamente a Roma, ma stavolta non c'entra la nostra Cristina Meharista. C'entra, invece, un vecchio amico e "correligionario" Viola del newsgroup ISCF (it.sport.calcio.fiorentina) che, di cognome, fa Polo. Valter Polo, per la precisione e per servirvi. In questi ultimi tempi, mi stanno arrivando messaggi un po' da tutti quelli che ho conosciuto in rete negli anni passati; Valter ha pensato, assai opportunamente e in modo più che gradito, di accompagnare i suoi auguri con un paio di belle tregge che ha trovato in giro per Roma. La prima è questa Fiat 1100 del dicembre 1968, la quale ci presenta, perfettamente conservato, uno dei più orrendi colori che siano stati concepiti dalla Fiat...
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Tregge Extraterritoriali (Piacenza esclusa)
Il mistero dell'Ardea errante
L'avete riconosciuta? Se proprio non ve ne ricordate, vi do un aiutino: si tratta dell' Ardente Ardea che Mark B. aveva inviato al TB, e che era stata pubblicata lo scorso 28 agosto. Il TB, ogni tanto, propone qualche "ripetizione" se presenta condizioni particolari; ma questa ha addirittura il sapore di un mistero degno di Voyager. Che sia appartenuta a qualche Templare o al curato di Rennes-le-Château? O che sia più semplicemente la macchina di Giacobbo? Nell'attesa che John Titor, il viaggiatore nel tempo, risolva questo pregnante mistero (che non è, no, un mistero incinto), bisognerà considerare semplicemente che le tregge, anche le più vetuste, viaggiano ancora come schegge e che si spostano di qua e di là; Mark B. la aveva fotografata davanti a un condominio qualsiasi, in una strada ordinaria, ed invece Ionis 56, detto anche il Treggista Viola, è andato a beccarla (e con che ambientazione!) nella natia Isola del Giglio, su una strada panoramica mozzafiato a picco sul mare. L'Ardente Ardea, insomma, è anche Errante; e, in mezzo a cotanti misteri, almeno un dubbio è svelato.

Come avevo specificato nel post del 28 agosto, la targa viterbese della vettura è stata emessa nel 1955; ma poiché la produzione della Lancia Ardea è cessata nel 1953, avevo sospettato a ragione che si trattasse di un'antica reimmatricolazione. Il pataccone ASI, che appare peraltro assai consumato dal tempo, conferma la mia ipotesi: l'Ardea è infatti del 1951. A Ionis 56, ovviamente, il mio ringraziamento per questa meraviglia misteriosa!
Come avevo specificato nel post del 28 agosto, la targa viterbese della vettura è stata emessa nel 1955; ma poiché la produzione della Lancia Ardea è cessata nel 1953, avevo sospettato a ragione che si trattasse di un'antica reimmatricolazione. Il pataccone ASI, che appare peraltro assai consumato dal tempo, conferma la mia ipotesi: l'Ardea è infatti del 1951. A Ionis 56, ovviamente, il mio ringraziamento per questa meraviglia misteriosa!
venerdì 14 ottobre 2011
BOWB
Al pari delle Mercedes, le BMW sono di quelle macchine insopportabili e tronfie (caratteristica imprescindibile delle grosse berline tedesche) che, però, tendono a umanizzarsi assai intreggendosi. Il tempo agisce con giustizia su queste vetture nate come razza padrona, ma che a un certo punto si ritrovano a fare i conti con ruggini, verniciature opacizzate, sedili sfondati, trasformazione in magazzini: è quella che, in senso lato, si chiama BDT (Balcanizzazione Della Treggiona), inglese BOWB (Big Old Wreck Balkanization), tedesco GKKB (Großklapperkastenbalkanisierung). Qui ne abbiamo un esempio perfetto proveniente da Genova, opera naturalmente di Fabrizio: nell'originario 1975 questa BMW 2500 (12 centimetri con un litro, o roba del genere) era una macchina da cummènda o da dirigente d'azienda. Ora è un vecchio, simpatico treggione con un ché di zingaro. Il tempo, come si suol dire, è galantuomo; anzi, galantreggia.
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