venerdì 3 gennaio 2014

Il lungarno del Generale



Contrariamente alla vulgata, non provo per il famoso Generale cui è intitolato il lungo vialone nella zona Sud di Firenze nessun tipo di eroica ammirazione; uno dei tanti assassini in divisa di cui è costellata la storia di questo paese, peraltro poi fatto fuori col perfetto beneplacito dello "Stato" di cui era zelante servo, quando non serviva più. Poiché, però, non è in mio potere rinominare i vialoni di scorrimento, mi limito a registrare questa treggina senza pretese "presa al volo" da un furgone estemporaneo. La R4 è recente per i canoni del TB (è stata immatricolata il 16 settembre 1987), ma si sa che le R4 godono del privilegio di essere fotografate sempre e comunque. In barba anche al Generalone e alle sue leggi speciali.

giovedì 2 gennaio 2014

L'imbragata



Il benemerito furgone che vediamo qui all'opera, che non ha potuto ovviamente fare a meno di incocciare nell'ubiquo Mark B., dev'essere adibito al trasporto di tregge biròte ben imbragate con ogni sorta di corda e cinghia elastica. Le moto che trasporta, del resto, devono averne passate di ben altre nella loro vita. Accanto si riconosce una Guzzi; ma questa qua, in primo piano, non saprei propri dirvi che cosa sia (possibile un'altra Guzzi, ma chissà). Né l'Agenzia delle Entrate né l'ACI ci sanno dare ulteriori notizie; l'immatricolazione è comunque del 1962.

Il davanti della Delfina



Una "nuova moda" del TB sembrano essere i davanti delle tregge che arrivano mesi e mesi dopo i retro. Cosicché Mark B., quasi due anni dopo il retro di questa Renault Dauphine, è tornato al Piazzale Michelangelo per fotografarne il davanti. E, va da sé, di nuovo anche il retro ché tanto non guasta mai:


Si può approfittare di questo "post ripetuto" anche per dare un'occhiataccia a quel che ci dice l'Agenzia delle Uscite (visto che le "Entrate" le son solo per loro...): la Dauphine, coi sui 854 cc di cilindrata, una potenza in KW non specificata (ma la vettura era nota per la sua olimpica lentezza) e la direttiva Eurozzèro, è stata immatricolata il 7 gennaio 1960.

ll Balkan Tour ciclistico di Lorenzo: Montenegro (2)



Ad un certo punto, il nostro ciclista di fiducia, Lorenzo, si dev'essere ritrovato a fare il giro delle Bocche di Càttaro; facendolo, è passato per forza di cose dalla famosa e storica località di Perasto, che in serbocroato (spiacenti, ma io la lingua la chiamo sempre così) si chiama Perast. In serbocroato s'ha a chiamare come vuole, ma bisognerebbe considerare che, nella sua storia, Perasto è stata sempre talmente fedele alla Serenissima Repubblica di Venezia, da essere addirittura stata l'ultima ad abbandonarla. Perasto custodiva il gonfalone della Repubblica, che, al momento del passaggio all'Impero Asburgico col trattato di Campoformido (1797), lo seppellì sotto l'altare della Cattedrale mentre il Capitano delle Guardie, Giuseppe Viscovich, alla presenza del giovanissimo figlio, teneva (in veneziano) un commovente discorso noto da allora come Ti con nu, nu con ti. Così soltanto per tributare alla Storia quel che le va tributato, e senza il benché mimimo granello di nazionalismo; ad ogni modo, dai censimenti montenegrini risulterebbe che a Perasto vivono ancora circa 140 persone (su un totale di 349 abitanti) che parlano correntemente l'antico dialetto veneziano (detto veneto da mar).

A Perasto, e questo fin da quando c'era la Jugoslavia, gli automezzi sono targati "KO"; vale a dire Kotor, il nome serbocroato di Càttaro. La sigla è stata mantenuta anche nelle targhe della giovanissima Repubblica del Montenegro, che non prevede targhe speciali per i mezzi di soccorso. In tutte le repubbliche della ex Jugoslavia, forse proprio per retaggio asburgico, sono presenti le compagnie dei Pompieri Volontari: i famosi Vatrogasci. Che non vi venga di pronunciarlo all'italiana: si pronuncia invece vatro-gàss-zi, facendo sentire bene la ss-z, essendo il plurale di vatrogasac (vatro-gàssatz), derivato da vatra (fuoco, fiamma) e gasiti (spegnere, estinguere). A Perasto, con tutta probabilità, i locali Pompieri devono avere l'autopompa più famosa del Montenegro e, mi sa, dell'intera ex Jugoslavia: quella che vedete nella foto di Lorenzo.

Si tratta di un camion FAP 1314, degli anni '50, ove FAP sta per Fabrika Automobila Priboj. Il link all'edizione inglese di Wikipedia ha un valore del tutto speciale, dato che lo stesso camion dei pompieri di Perasto vi è riprodotto:


Così è: senza saperlo, Lorenzo ha fotografato un mezzo talmente famoso da finire persino sulla Wikipedia principale.

Fabrika Automobila Priboj significa "Fabbrica di Automobili Priboj". Ha sede, incredibilmente, nella città di Priboj, la quale si trova nel distretto di Zlatibor, in Serbia. Distretto direttamente confinante col Montenegro, ed in questo senso si tratta di una produzione squisitamente locale. Fondata nel 1952, la FAP produce da sempre camion sia ad uso civile che militare (ma specialmente militare). Originariamente li fabbricava su licenza della svizzera Saurer, mentre ora li produce su licenza Mercedes Benz.

Firenze e gli alsaziani



Ci dev'essere uno strano legame treggistico tra Firenze e l'Alsazia-Lorena; fatto sta che, quando a Firenze si trova una bagnole con targa francese (quella vera coi dipartimenti, non l'attuale "SIV" che ha scimmiottato il sistema italiano alfanumerico), non di rado proviene dai due dipartimenti alsaziani, il 67 (Basso Reno) e il 68 (Alto Reno).



Questa qua proviene dall'Alto Reno (Haut-Rhin, 68) e quindi, in senso lato, da Strasburgo e dintorni. A dir la verità, è stata trovata in una zona dove di macchine con targa francese ce ne sono sempre parecchie, data la presenza di alberghi non lontani dal centro storico. Per la precisione, qui siamo in Via del Ghirlandaio.

La Golf di I generazione, ancora coi famosi fari gialli antinebbia che sono stati a lungo obbligatori in Francia costituendo una caratteristica incontournable delle voitures d'Oltralpe, proviene con tutta probabilità dai primi anni '80. Il vecchio e glorioso SFPI (Site Français des Plaques d'Immatriculation), scomparso poco dopo l'introduzione del SIV nell'aprile del 2009, aveva una funzione che permetteva di risalire all'anno di immatricolazione a partire dalla targa; purtroppo bisogna parlarne al passato.

mercoledì 1 gennaio 2014

Il ritorno delle Genovesi (con qualche novità)



Avevo preannunciato per questo 2014 delle novità nel TB; ed ecco immediatamente le prime.

Innanzitutto, molti avranno notato che, nello scorso e complicato 2013, le Tregge Genovesi hanno avuto meno spazio. Gli invii di Fabrizio, vale a dire il "Nostro agente nella Superba", non sono certamente venuti meno; tutt'altro. Come sono solito ripetere, tra invii diretti per mail e invii su CD per posta, ce ne sarebbe per riempire un blog apposito, un Treggia's Blog dedicato interamente a Genova e dintorni; e non nascondo che si tratta di un'idea da sempre latente. Se non l'ho mai fatto (a meno che, naturalmente, non ci voglia pensare Fabrizio di persona), è probabilmente solo perché non ce la farei a gestire due blog in contemporanea. Le tregge genovesi, almeno per ora, resteranno quindi qua dentro, e il 2014 le rivedrà in abbondanza anche se sempre col criterio che il blog si chiama "Vecchie auto a Firenze".

Per segnare questo ritorno, è bene cominciare subito, dal primo giorno dell'anno. In realtà le stupefacenti tregge genovesi mi mancavano assai; mi sono fatto convinto che, tra le città italiane, Genova (per tutte le sue unicità) sia davvero una treggiaja a cielo aperto. Ricominciamo dunque con uno dei più recenti invii di Fabrizio, questa Fiat 1100 familiare con targa cremonese.

Una delle novità per il 2014, che non riguarderà a dire il vero soltanto Genova ma tutte le tregge inserite nel blog, sarà, per quanto possibile, la regolare indicazione precisa del luogo di ritrovamento (località e/o strada o piazza). Questo è, naturalmente, in totale antitesi con quanto da me dichiarato all'apertura del blog nel 2009; ma alla fine mi sono deciso al gran passo. Un po' perché, in questi anni, ho scoperto (e, forse, anche contribuito non poco a far venire allo scoperto) una miriade di appassionati cui piace parecchio andare a fotografare le tregge anche senza volerle mettere su un blog; perché dunque tenere tutto nascosto? E un po', anzi un po' tanto, perché mi sono veramente e definitivamente rotto i santissimi di stupide mene di "privacy", targhe oscurate (ma le targhe sono o non sono un atto pubblico, perdio?) e quant'altro. Ripeto: in un'epoca in cui, ad esempio, i "social networks" hanno sbattuto in rete ogni più riposta piega delle nostre persone (minorenni compresi!), con un sistema di autoschedatura poliziesca che nemmeno la STASI avrebbe potuto mai concepire, non vedo proprio perché non si debba dire che una data automobile, con la sua pubblica targa in libera visura al PRA (ovvero: "Pubblico Registro Automobilistico", vorrei fare notare la dicitura) dovrebbe essere "oscurata", specialmente se non si fa proprio nulla di male. 

Poiché Fabrizio è precisissimo nell'indicare la località dove ha fotografato una data treggia, cominciamo subito col dire che la 1100 familiare proviene dal quartiere di Multedo Pegli. Fabrizio fornisce usualmente le sue indicazioni per zona o quartiere, e così verrà riportato. Quanto alla sua immatricolazione, c'è qualche problema. Fabrizio specifica correttamente, probabilmente sulla scorta delle Tabelle di Targheitaliane, che è del 1964. Secondo l'Agenzia delle Entrate, però, la vettura è stata immatricolata il 12 aprile 1963. Una reimmatricolazione? Molto probabile.

Capodanno nipponico



La prima treggia di questo 2014 è volutamente molto particolare. Per iniziare l'anno ce ne andiamo infatti lontanissimi e vicinissimi al tempo stesso; vicinissimi, in quanto siamo sotto la tettoia della Misericordia del Viale Paoli, al Campo di Marte, proprio accanto alle autoambulanze che vi sono sistemate; lontanissimi, in quanto la bizzarra vetturetta che vedete, dall'aria neanche tanto vagamente simile ai personaggi "con gli occhioni" dei cartoni animati giapponesi, proviene proprio dall'Impero del Sol Levante. E' un Daihatsu Taft, piccolo fuoristrada immatricolato a Bèrghem (s'ignora se de hota o de hüra) nel 1976.

Uno si potrebbe chiedere, anche ragionevolmente, che diavolo ci faccia un mezzo del genere sotto una tettoia di autoambulanze; rispondo che ho un sospetto che sfiora la certezza, ma non posso dirlo per questioni di elementare riservatezza. Ad ogni modo no, non è là per essere trasformato in autoambulanza per i Sette Nani. Questo mi sentirei di escluderlo categoricamente.


Dato che è stato scelto un "capodanno nipponico" per il TB, qualche piccola notizia sulla Daihatsu non farà di certo male. La Daihatsu Motors Co. è, innanzitutto, la più antica casa automobilistica giapponese essendo stata fondata nel 1907; in giappponese si chiama ダイハツ工業株式会社   Daihatsu Kōgyō Kabushiki-gaisha, e la sua sede si trova da sempre a Osaka. 


Il nome "Daihatsu" riflette sia la storia della casa automobilistica, sia la complicatissima scrittura giapponese. Nel 1907, infatti, la casa produttrice fu fondata come Hatsudoki Seizo Co. (発動機製造), denominazione che significa semplicemente "costruttore di motori"; da notare che la fabbrica si costituì con il decisivo impulso e aiuto della facoltà di ingegneria meccanica dell'Università di Osaka. 

Questo fino al 1951 quando, in occasione di una ristrutturazione, fu deciso di mutare anche la ragione sociale della casa produttrice. Alle prime due sillabe di hatsudoki fu quindi aggiunto l'ideogramma kanji del nome della città di Osaka, 大, che però ha questa lettura nel "sistema cinese" mentre in quello giapponese si legge "dai". Da qui Dai-hatsu, che vorrebbe dire qualcosa come "motori di Osaka". Secondo me, i giapponesi dovrebbero farsi vedere, ma da uno bravo; ma è una mia opinione personale e me la tengo.