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mercoledì 24 ottobre 2012

Arezz' Halfsack Art (2)


La più pura Arezz' Halfsack Art non si fa notare subito. Anche in questo caso, infatti, all'inizio sembra la solita, normalissima 500 blé scura; certo, qualche indizio che potrebbe trattarsi di AHA è riconoscibile dall'occhio esperto; i fendinebbia gialli di stile francese fanno venire qualche sospetto, anche se si deve dire che la parte pianeggiante del Valdarno compresa nella provincia di Arezzo (Montevarchi, S. Giovanni eccetera) rivaleggia, in quanto a nebbia, con la Val Padana (lo sanno tutti coloro che percorrono in inverno la tratta Firenze-Roma della A1). Ad ogni modo, se incontrate una 500 blé targata Arezzo, ipotizzate subito un caso di Arezz' Halfsack Art; tale forma d'arte figurativa vive costantemente in un periodo blu, e sono tutte gran macchine del picasso. L'arte, comunque, non tarda a svelarsi:


Come sempre, basta girare attorno alla vettura; ecco che appare la AHA in tutta la sua magnificenza. Cangiature della verniciaccia blé, scrostature millenarie, stuccature alla Dieu Bourreau (God Executioner, Henkergott eccetera). Come sottolinea il prof. Manfred von Soderetz nel suo fondamentale studio Einführung in die wissenschaftliche Forschung der Aretz-Halbsackkunst (Halle an der Saale, 1978), per apprezzare al meglio la AHA in ogni suo aspetto è necessario avvicinarsi ancora:


Avvicinandosi, infatti, si nota questo autentico paradigma della AHA: le stuccature da mesticheria dell'angolo, oramai già pienamente scrostate anch'esse, gli spunti di ruggine che rifanno capolino, la profonda crepa sul montante che termina con un altro spunto di ruggine. Tutta la AHA è contenuta in questo pur minuto particolare. Ma proseguiamo il giro attorno alla vetturetta:


L'esemplare sarebbe già an sich rimarchevole: è del novembre 1970, presenta la più tipica "targa bombata da 500" (le targhe quadrate in plastica, come ognuno sa, se applicate alle 500 dopo un po' si deformavano irrimediabilmente assumendo la caratteristica bombatura e, in alcuni casi, spezzandosi). Ma, sul lato destro, si intravede già il trionfo della AHA: una specie di "blob", un'indistinta massa di materia che sembra cresciuta sulla carrozzeria:


Qui non sappiamo nemmeno di che cosa si tratti realmente: forse un misto di carrozzeria corrosa, rimasugli di stucco trovato nel porcile, resti di melassa o di Marmite, mezza cacata della mucca Fiorella...tutto potrebbe aver contribuito a creare questo capolavoro. Il quale, va detto, funziona, plasmandosi alla perfezione e riuscendo sia a sostenere il fanale che a creare un parafango (anche se c'è da chiedersi a cosa serva, su un mezzo del genere, parare il fango). Finita qui? No di certo!


Terminando il giro di questo superbo esemplare di Arezz' Halfsack Art, ci si accorge che, sul cofano anteriore della 500, è presente qualcosa. La prima impressione sarebbe alquanto sgradevole e farebbe pensare a una deiezione di qualche volatile diarroico (e che aveva mangiato pesante), oppure addirittura umana. Non è così; si tratta, invece, di un autentico fico spiaccicato risalente probabilmente al triassico o al devoniano. Oramai talmente incrostato sulla carrozzeria, da farne parte integrante; insomma, un vero e proprio fossile del tutto simile ai famosi insetti preistorici intrappolati per l'eternità nell'ambra.

Termino qui questo mio primo, piccolo trattatello sulla Arezz' Halfsack Art, che sarà seguita da vicino nei prossimi tempi e che merita sin da oggi una categoria a sé stante (non retroattiva). In margine, però, è necessaria un'annotazione. Al lettore più attento del TB non sarà sfuggito che questo esemplare mirabile di AHA è stato reperito nella celeberrima isola pedonale presente nel TB fin dal suo primo giorno. Una delle treggiaje storiche della città di Firenze, la quale ha "colpito ancora".

Arezz' Halfsack Art (1)



Ebbene sì: ricominiciamo! Quante volte l'avrò detta 'sta parola sul TB, ma è giocoforza farlo dopo una così lunga serie monografica che, per due mesi, mi ha tenuto occupato lontano da Firenze. Torniamoci finalmente, a Firenze, e nel più classico dei modi per riprendere il discorso: con un Cinquino. Anzi, con un paio di Cinquini che sono fra i più puri esemplari della Arezz' Halfsack Art e di cui questo rappresenta il primo.

Che cos'è la Arezz' Halfsack Art? Non è semplice definirla. A Firenze e nella sua provincia, che è confinante con quella di Arezzo, quest'ultima è fatta simpaticamente oggetto di appellativi che sottolineano elegantemente la propensione degli aretini alla conservazione caratteriale della più genuina e sentita tradizione millenaria; in pratica, gli si dà di contadini, di mànfani, di pièrcoli e così via, in ispecial modo quando si vede un'autovettura che reca la fatidica targa AR. La quale viene, sovente, interpretata in modi parecchio fantasiosi, del tipo: AR = Azienda Rurale, Agricoltura Rustica eccetera, senza contare l'epiteto di Agrezzo riservato al capoluogo. Nel definire la Arezz' Halfsack Art di tutto questo si deve tenere conto. Una 500 targata Arezzo è infatti, spesso, un autentico capolavoro di arte povera e  di inventiva campagnola, e vederne alcuni esempi trapiantati in città fa emettere al Treggista® gridolini di piacere. Specialmente quando, come in questo primo caso, siamo a pochi passi da casa sua, all'Isolotto (e, più precisamente, nel parcheggio del supermercato).

Certo, vi direte. Ma 'ndo sta tutta quest'arte? A noi ci sembra un Cinquino blé normalissimo, magari un po' giù di carrozzeria, ma comunque niente di che... Da un lato sì; ma guardate un po' cosa si ha quando si passa dall'altro lato:



Ecco, questa è la Arezz' Halfsack Art allo stato puro. Un esemplare da museo Guggenheim. La verniciaccia blé cangiante è andata? E ci si mette una bella mano di stucco! La portiera laterale, c'è andato contro un cignale? E se ne trova una gialla alla Pieve ar Toppo! Risultato: un capolavoro, appunto. Un patchwork di meraviglie. La Arezz' Halfsack Art ridicolizza in un millesimo di secondo qualsiasi vetturetta elegantina, qualsiasi Smart, qualsiasi cosa; questo è Treggismo nel senso più elevato del termine.


Il retro (dal quale, peraltro, si evince che la vettura è stata aretinamente reimmatricolata nel 1982; ma chissà di quand'è veramente) fa gridare pure al capolavoro. Come tutti sanno, la vernice blé scura delle Cinquecento tendeva a cangiare (e a smangiarsi), provocando curiose opalescenze che rappresentano una delle costanti più visibili di tali esemplari. Ma qui, la vernice sembra aver subito addirittura una mutazione genetica; è un retro da mutante quel che ci si presenta davanti agli occhi, oppure non si sa bene se la vernice scrostata, invece d'essere stata stuccata come sul fianco è stata riverniciata a colpi di pennarelli Carioca o di pastelli a cera. Ineguagliabile. Solo a Arezzo e dintorni si poteva far così!