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lunedì 31 dicembre 2012

Buon anno da due Treggisti d'eccezione!


Ed eccoci giunti al famoso ultimo post dell'anno. Quello, insomma, con cui il vostro Treggista Preferito® vi dà gli auguri per un felice anno nuovo. Che sono, ovviamente, del tutto sinceri e sentiti, anche se gran premesse di felicità questo 2013 che viene non ce ne dà parecchie. Si farà il possibile per sopravvivere nel modo più decente possibile, sperando che -magari- qualche vecchia autovettura e qualche cazzata che sparo in questo blog vi allieti un paio di minuti. Sarebbe già molto.

Appunto in quest'ottica, quest'anno che mòre vi voglio dare gli auguri per tramite di due Treggisti d'eccezione: nientepopodimeno che Giuseppe Garibaldi e Ernesto Che Guevara


Facciamo un piccolo passo 'ndrè.
Ieri ho rifatto un salto a Carrara. Carrara è un posto parecchio a modo suo, anche per quanto riguarda le Tregge; e, infatti, fin dal casello autostradale, avevo già pronta la Kodak. Ho dovuto aspettare pochissimo: queste foto, infatti, provengono da una strada che si trova sì e no a cinquecento metri dal casello in questione.

Là era parcheggiato questo stupefacente Apino 50 così "istoriato".


Direi che, con questi due Treggisti qui, si può forse nutrire ancora qualche speranza; a condizione, ovviamente, che si decidano a mettere in moto l'Apino per guidare la Revolución

Modo migliore per fare gli auguri a tutti e tutte non ne conosco. 

A presto!

lunedì 24 dicembre 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa: (6) SMT (Stupefacente Mix di Tregge)


Con le tregge NO TAV della Valsusa eravamo rimasti fermi allo scorso 21 luglio, e nel frattempo di cose ne sono successe, lassù; tra i soliti non-cantieri aperti, altri arresti di militanti e roboanti dichiarazioni di tutto un mix di potenti sui quali, almeno qui, vorrei far calare un silenzio carico di disprezzo. Preferisco lasciar parlare, per quel che attiene a questo blog, le foto di una delle più straordinarie cataste di tregge che mi sia stato dato di vedere, un mucchio selvaggio inestricabile che, ricordo, si trova in un'officina meccanica sulla Statale 25, esattamente a metà strada tra Bussoleno e Susa. Sicuramente uno dei luoghi mitici del Treggia's Blog.

Si parte qui con questa vettura che non saprei bene individuare (e qui, lo dico sin da ora, chiamo a raccolta tutti i collaboratori del blog per un'eventuale mano); tra un cantuccio di una A112 che si intravede, un paio di alberi, una caterva di pneumatici e un cofano smontato giace questa cosa di non pochi anni fa che potrebbe, e ripeto potrebbe, essere una Lancia degli anni '40 o giù di lì.


La difficoltà, lo ricordo, è stata quella di scattare delle foto senza poter entrare nell'officina; quel giorno (il 25 febbraio 2012) era infatti chiusa. Rimarrà probabilmente l'ultimo esempio di contorsionismo & acrobazia effettuato dal sottoscritto, che peraltro granché agile non è mai stato nemmeno a vent'anni e figuriamoci a quasi cinquanta. In questo secondo gruppo si distingue chiaramente il retro di una Lancia 2000 HF  rossa, carrozzata Pininfarina. Il resto sono retri di un paio di vetture vecchissime, anch'esse stile anni '30 o '40, più "qualcosa" sotto un telone. Il tutto assolutamente inaccessibile in mezzo alla sterpaglia.


La Lancia HF 2000 Pininfarina si precisa un po' meglio spostandosi verso la fitta rete di recinzione; se ne legge anche la targa TO H69562, che la situa al 1973.


In questa seconda catasta, invece, le tregge si riconoscono con facilità: una Lancia Fulvia berlina e un arrugginito Fiat 1100T a "muso lungo" che deve provenire veramente dal primo dopoguerra o roba del genere.


La medesima inquadratura a campo più lungo, dove si apprezzano meglio la Fulvia e tutto l'insieme, corredato dal classico Apino 50  trasformato in deposito di rottami (chissà come piacerebbe al sindaco di Firenze!)

Non è finita qui con la Valsusa e le sue tregge NOTAV; state pur certi che ci tornerò. Per l'intanto, suggerisco a tutti di godersi appieno queste meraviglie della produzione treggistica valligiana, chissà che non riescano buone anche per bloccare qualche cantiere...

martedì 4 settembre 2012

Carrelba '12 (11) - Ilva sine Apibus?




Se però, all'Elba, c'è qualcosa di esclusivamente e assolutamente "indigeno", altro non può essere che la galassia di Api e Apini che hanno sempre rappresentato un mezzo di trasporto e di lavoro privilegiato sull'Isola. Qui non è questione di turisti o di Vespe esotiche ficcate una volta all'anno su un traghetto con targhe milanesi o romane; le Api sono esclusivamente elbane. Del resto, sembra che la cosa fosse stata già prevista da Napoleone il Grande, quando, sembra di persona, tracciò quella che da allora è la bandiera dell'Isola d'Elba, con le tre Api:


Io che non sono Napoleone, però, di Api me ne son contentato di due, trovate sotto un piccolo tunnel che dà sul lungomare di Rio Marina. E non è cosa da poco, comunque: due autentiche Ape 50 in condizioni tipiche da Apino, una gialla e una verde. Sulle "condizioni tipiche da Apino", naturalmente, ci sarebbe da discutere; l'Apecar 50 è ancora in produzione, vive e lotta insieme a noi, e soprattutto contribuisce (sia nelle città che nelle campagne) alla più grossa quantità di offese alla Divinità (bestemmie, mòccoli, cristi) che si possa immaginare, tanto da far meditare alle autorità ecclesiastiche di proporne la scomunica. Chi non s'è ritrovato davanti un Apino stracarico che va a dieci all'ora creando, dietro, code di qualche chilometro e non spostandosi nemmeno in presenza di un carro armato...? Così è; però, per "condizioni tipiche da Apino" s'intende generalmente quel mix di ruggine, pezze di stucco, sverniciature, cassonature fantasiose, fitte, polvere  e fanghiglia che è ben esemplificato dai due Apini riomarinesi. Manca soltanto un particolare decisivo: l'ottantaseienne alla guida. Ma è sicuramente da immaginare.


Quest'Ape, invece, è targato anche se, purtroppo, per le condizioni di luce il numero non si legge bene. Dirò quindi che è targato qualcosa che inizia con LI 9... ed è quindi del 1982 o 1983. Esemplifica un altro tipo di Ape assai diffuso all'Elba: la cosiddetta Ape delle légne. Nei dialetti elbani, il plurale dei nomi è spesso "regolarizzato"; in particolare, gli antichi plurali neutri in "-a" (legna, uova, ginocchia, dita...) sono ricondotti ai plurali "normali" (légne, óvi, ginocchi, diti). All'Elba non c'è la rete del gas; per il riscaldamento e la cucina, o si fa con le bombole, o si fa con le légne (e, spesso, con tutte e due le cose; a casa mia, ad esempio, la cucina ha la bombola e il riscaldamento è con la stufa a legna). Va da sé che il commercio del legname è ancora assai diffuso. E cosa c'è meglio dell'Ape, per portare le légne...?



Concludiamo con l'Ape più "classica", risalente al 1982. Siamo sempre a Rio Marina, ed esemplifica un altro tipo di Ape assai tipico: quella col cassone pieno di cianfrusaglie varie. L'Ape è stato, è e sempre sarà il ricettacolo di ogni sorta di carabattole!

domenica 31 luglio 2011

Adieu le Scorpion!



Un antefatto. Il 5 luglio 1997, proprio mentre stavo lasciando definitivamete Monteriggioni e la provincia di Siena alle volte di Livorno (dove avrei vissuto fino al 30 marzo 2002), il TB e assieme a lui il suo creatore rischiarono seriamente, rispettivamente, di non esistere mai e di non esistere più. Al km 37 del raccordo Firenze-Siena, il qui presente, a bordo di quella che sarebbe stata una treggia perfetta (una Giulietta beige del 1978), si sentì, mentre stava sorpassando un camion, scoppiare una gomma. Sbandamento e appoggio al guardrail; e fu proprio la prontezza di riflessi del camionista che stava sorpassando, a salvarmi; costui, accortosi di quel che stava accadendo, bloccò la circolazione e mi permise di fermarmi con la fiancata della Giulietta semidistrutta. Una volta arrivato il carrattrezzi, mi portò ad un'officina di riparazioni al Bargino, dove mi misi a guardare le auto per ingannare il tempo. Una di queste, particolarmente malconcia, attirò la mia attenzione; chiesi allora al meccanico che cosa avesse fatto. Mi rispose che, la sera prima, entrambi gli occupanti di quella vettura erano morti. Smisi di fare domande. La riparazione fu effettuata, e con la Giulietta sderenata mi rimisi in marcia alla volta di Piombino, dove sarei stato ospitato per tre giorni da mia cugina in attesa che la casa di Livorno fosse pronta.

Non avevo mai più rimesso piede all'officina del Bargino; mi è ricapitato dopo quasi 14 anni, lo scorso mese di maggio, e per puro caso durante un giro assieme alla Piasintëina. Che ricordi, ripensando anche a tutto quel che mi è successo in questo non breve lasso di tempo! Fa sempre un effetto particolare tornare in un luogo certamente non decisivo nella propria vita, e neppure importante; uno sfioramento in un'occasione che pure sarebbe potuta non esserci. Diciamo che l'officina del Bargino è legata, certamente, al più grave pericolo che mi sia capitato alla guida di un automezzo; una di quelle cose che fa dire No, si vede che non era il tuo momento.

L'officina del Bargino, attigua al raccordo autostradale (un'arteria malmessa e notevolmente pericolosa), è naturalmente ancora piena di mezzi acciaccati, distrutti, sequestrati; per certi versi è una specie di cimitero giudiziario. Mi ha quindi colpito non poco la carcassa di questo Ape 50 "bombardato" come andò di moda per un breve periodo. Negli anni '90, specialmente tra gli adolescenti, non era raro vedere "Apini" dotati di roll-bar, impianto stereo e quant'altro; per chi se lo poteva permettere, facevano le veci di quelle che ora sono le microcar, le costosissime barette semoventi con targa da ciclomotore. Questo qui con tanto di scorpione sulle portiere, a addirittura "abarthizzato" (segno che appartiene ad un periodo dove il nome Abarth significava ancora qualcosa nell'immaginario). Chissà come s'è ridotto in questa maniera, augurandomi ovviamente che il suo occupante non abbia avuto a soffrire gravi danni. E' un'immagine, francamente, che mi ha un po'....non so come definirlo. "Commosso" è forse troppo, ma mi ha dato da pensare a cose che certuni riterrebbero forse esagerate dinanzi alla carcassa di un piccolo motocarro ingenuamente istoriato; ma che sono frequenti nell'animo di un Treggista, e l'animo di un Treggista ha qualcosa di non facilmente identificabile. Adieu le Scorpion! Che, nella tua avita, tu possa aver trasportato almeno un po' di spensieratezza e di felicità.

lunedì 21 giugno 2010

Dall'Ellade con furore



Dicono che la Grecia sia in crisi; sarà, anche se del resto non è che da queste parti ce la passiamo poi troppo bene (se Atene piange, Sparta non ride, tanto per restare in tema). Sicuramente, però, almeno giudicando da queste foto scattate il 16 agosto 2006 da Σείμων ο Καπορνιανός da qualche parte nell'Ellade, la crisi non deve aver toccato le tregge di quel paese. Non è un caso che fra i link del TB sia presente una pagina interamente dedicata alle Tregge Elleniche.

Che cos'è? La prima intenzione sarebbe stata quella di inserirlo tra le Cose, senz'altro. Poi ci ho ripensato. Si tratta, chiaramente, di un motocarro, ma nel senso originale e letterale del termine: un vero e proprio carretto attaccato a una qualche motoretta di fabbricazione balcanica. Verniciatura data con la pennellessa, ròta di scorta a giro nel cassone assieme ad un composto assemblaggio di ciarpame, targa tracciata a mano direttamente sulla carretteria, pardon carrozzeria, e via andare. E da tutto questo promana, non so come ma ne promana, il senso profondo della Grecia. Anche da questo, sì. Ma non posso fare a meno di abbinarvi una canzone.



venerdì 4 giugno 2010

Celeste edile



L'ultima foto della celebre e proficua gita fuoriporta di un paio di domeniche fa ci fa conoscere questo celestial Apone sistemato in un pubblico parcheggio di una cittadina i cui motivi di vanto & notorietà sono da un lato un famoso scultore rinascimentale e, dall'altro, un'altra cosina che forse sarebbe più opportuno tacere (e lo farò). Apone sicuramente di uso edile, come si evince dai resti di calcinacci presenti nel suo cassone; ma è sicuramente il colore che lo rende decisamente particolare, e insolito per l'uso che ne viene fatto. Ma si sa che anche i calcinacci ogni tanto hanno bisogno di un po' di gentilezza e di coccole...

domenica 30 maggio 2010

Un Gigliese a Ischia



L'amico e correligionario Viola Ionis 56, come tutti i lettori e tutte le lettrici del TB oramai ben sanno, è anche un coisolano: il Giglio lui, l'Elba io, e l'Arcipelago Toscano è così più che degnamente rappresentato (anche perché fra un paio di settimane avrò delle cosiddette ferie, e quindi sto già scaldando la Codacchina per un TT elbano commilfò). Ma lo Ionis, oltre al Giglio, nutre una smodata passione per l'isola d'Ischia (il cui nome, anche se è difficilmente immaginabile, ha la stessa origine di quello dell'Enfola); e, di ritorno da un suo soggiorno ischitano, mi ha inviato una meravigliosa & squisitissima zuppa di tregge reperite sull'isola, che non mi sono sentito di separare in diversi post per non rovinare la particolare atmosfera che da tutto ciò promana. 'A maronna t'accumpagna, come si può vedere nella foto sotto il titolo, e la cosa mi ha dato un'idea seminale: prima o poi dovrò andare a fotografare gli ex-voto del santuario di Montenero, a Livorno, dove di tregge dipinte dalla mano popolare ce ne sono a bizzeffe. Ma andiamo per ordine.

Caratteristica saliente, e assai originale, dello Ionis è il principio: tutto è treggia. E così, dopo la Pia Treggia d'a' Maronna, ecco qui quella che Ionis chiama una treggia ideologica:

Grand'isola dev'essere Ischia, dove accanto a a' Maronna esiste ancora il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista! Ma non c'è da stupirsene più di tanto; le isole le son fatte a codesta maniera, e ne so qualcosa. E siccome, appunto, attorno alle isole c'è il mare, e il mare ha le sue belle treggione naviganti, eccone una:


Vi starete a questo punto accorgendo dell'autentica vena pantrèggica dello Ionis, una vena che non posso assolutamente non condivedere sebbene il TB sia precipuamente dedicato agli automezzi. Ma com'era possibile non iniziare questo "post collettivo" ischitano senza dar conto d'a'a Maronna, del PCI-ML e della barca che, peraltro, tanto mi ricorda la vecchia barcaccia elbana di mio padre (che si chiamava Lario, ma non in onore della Veronica neodivorziata)? Ho avuto quasi un groppo alla gola...

Detto questo, lo Ionis è anche un diligentissimo Treggista in senso proprio; e c'è da dire che ogni isola, Ischia compresa, se presenta tregge madonnare, tregge ideologiche e tregge marittime deve per forza anche contare su un nutrito numero di tregge "doc". Detto, fatto, a partire da questa poderosa treggia edile:


Si prosegue con delle impareggiabili & amorosissime tregge turistiche, che fanno immaginare romantiche coppiette bacianti dietro a un energumeno, tale don Gennaro Maria Enzensberger che guida il mezzo (troppo comodo ricorrere al solito "Esposito", quando in tutta Napoli e dintorni gli antichi cognomi tedeschi e svizzeri sono assai numerosi):





Abbiamo poi un valente esemplare di treggia campagnola in disarmo, che si potrebbe chiamare anche Treggia d'a prutezzion' civil':



Potevano mancare a Ischia, infine, le Tregge Utilitarie? Le Tregge Utilitarie sono connaturate con ogni isola, tanto da fare immaginare tale scenario fortemente plausibile:

Don Gennaro Maria Enzensberger, che si guadagna il pane con gli Apini coi cuoricini portando a spasso coppiette innamorate (e declamando loro interessanti poesie filosofiche, che gli innamorati apprezzano moltissimo), svolge anche l'attività di pescatore con la Treggia Marinara ma non disdegna di costruirsi da solo qualche casetta abusiva con la Treggia Edile. Ovviamente crede n'a'a Maronna, ma è anche membro del Partito Comunista Italiano Marxista Leninista. Da ricordare anche il suo impegno nella Prutezzion' Civil'; per muoversi, però, e quando deve recarsi in continente per qualche incombenza, si serve del suo favoloso parco autovetture:





(NB: Il Cinquino, così mi dice Ionis, è stato in realtà ripreso in un'altra isola vicina, ovvero Procida.)

giovedì 29 aprile 2010

L'Apino del mercato



Qui siamo proprio a du' passi da casa: d'accordo che uno dei princìpi del TB è il non far riconoscere (o il non far riconoscere troppo) dove siano state scattate le fotografie, ma stavolta un doveroso omaggio alla cara, vecchia, mercatosa, popolare e lottatrice piazza dell'Isolotto ci sta proprio bene. La piazza dell'Isolotto che è nella storia del '68, la comunità di Don Mazzi -sacerdote antifascista la cui messa di Natale del 1968 fu interrotta da una squadraccia-, e tutto il resto; e il suo mercato, la sua loggia, l'edicola che espone tra le locandine Umanità Nova e Il Bolscevico. Sì, ci sta proprio bene quest'omaggio, e anche questo vecchio Apino avvezzo a lavorare, a trasportare cassette di carciofi e di pomodori, probabilmente immortale. Ché bisogna aver presente una cosa. Il Treggia's Blog è in buona parte frutto della mia mentalità isolottina. Difficilmente sarebbe potuto venir fuori da qualcuno, che so io, del Campo di Marte o di altri quartieri fiorentini. Isolotto forever, coi suoi mercati, i suoi Apini e la sua storia povera e ricchissima al tempo stesso. Sono fiero di abitarvi e di farvi parte.

sabato 27 marzo 2010

Primavera elbana (2): L'Ape elbana




Un'Ape all'Elba, specie se poi ancora in piena e rigogliosa attività (a partire dal 1980), ha, come dire, un valore doppio. Come è noto, infatti, l'Ape è il simbolo stesso dell'Elba e fu l'imperatore Napoleone stesso, durante il suo "esilio" che avrebbe fatto meglio a prolungare invece d'andare a cercar guai a Waterloo per poi finire i suoi giorni in un'altra isola un po' più lontanuccia, a disegnarne la bandiera (di cui qui si riproduce il primo esemplare del 1814):


E quanto sia sentita all'Elba la simbologia dell'Ape, lo si vede anche dal più antico albergo dell'isola (a Portoferraio), dove nel 1911 ebbe a morire il celebre anarchico Pietro Gori, l'autore di Addio a Lugano:


Insomma, ora lo avrete capito perché all'Elba un'Ape ha un valore doppio. E, infatti, a dire il vero è un mezzo di trasporto ancora comune.

giovedì 11 marzo 2010

Il garage delle meraviglie (3)



La Seicento del Garage delle Meraviglie del P****** la si vede, di sfuggita, anche in questa foto: ma qui il protagonista è tutto lui, questo Apecar del 1976. C'è davvero tutto, nel Garage del viuzzo: la berlina, l'utilitaria e il mezzo da lavoro. E la cosa dà da pensare: a poter entrare in tutti i garagi privati di Firenze e di qualsiasi altra città, si scoprirebbero autentici tesori. Altro che Treggia's Blog, ci vorrebbe una Wikitreggia intera. Garages che non sono soltanto rimesse, ma anche -spesso- autentiche officine artigianali. Il signor P****** le sue meraviglie se le cura da solo. Sa sicuramente mettere anche le mani nel motore. Il risultato è questo, e anche altro. Il topic del blog mi impedisce di mettere la foto di un compressore del 1951, perfettamente funzionante, che il signor P****** custodisce assieme ai mezzi. Sarà quindi questione di rimettere in moto, quando se ne presenterà l'occasione, la mia famosa sfacciataggine, che poi non è tale. Basta saper comunicare un po' di amore vero e disinteressato per quel che si fa, e le porte si aprono sempre.

domenica 26 luglio 2009

L'Ape Rottamaia




Inutile fare: i Treggia Tours notturni (specialmente in un torrido e semideserto sabato sera già di esodo estivo) sono i più fruttuosi. I fiorentini con le loro belle macchinine nuove nuove son già tutti col culo a mollo, e in città restano le tregge più sontuose che risaltano nelle strade vuote. Ad un'autentica Apecar di quelle sode, segnate da giornate di duro lavoro, di secchi di vernice, di cassette di cipolle o di guarnizioni di waterclose imputriditi davo la caccia da tempo: perserveranza premiata con questo esemplare da manuale. La plebea nobiltà della ruggine. L'atteso rumore di ferraglia sotto la porta di casa, quando il rubinetto gocciola o l'intonaco ha fatto una bolla d'umido dalle dimensioni d'un lenzuolo matrimoniale, con relativa piantagione di funghetti champignon sul soffitto di camera. Il rude ma consolatorio òmo in tuta, seguito dall'apprendista diciassettenne che impara il mestiere. Un mezzo come questo sa evocare tutto questo, ed anche altro.