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martedì 17 dicembre 2013

In der Tiefe der Nacht (4)



Pur essendo stata la prima ad essere fotografata, durante il Treggia Tour notturno di qualche giorno fa, me la sono tenuta per ultima in quanto rappresenta non soltanto la protagonista assoluta del tour in questione, ma anche una "chicca" di tutto il TB. Da lontani libretti di circolazione bresciani, ecco a voi le inconfondibili "fauci" e gli specchietti laterali sui montanti dei fanali della Ford Anglia 105E; e ci ritroviamo diritti diritti a cinquant'anni fa, perché questa signorina è stata immatricolata nel 1963. Il solito 1° gennaio, secondo l'Agenzia delle Entrate, ma stavolta il vero giorno non deve essere lontano affatto: a Brescia, il 31 dicembre 1962 veniva infatti emessa la targa BS 115176,  e questa qua risale quindi e comunque ai primissimi giorni del '63.


L' "ambientazione" di questa vettura, come si può vedere, è un pochino sui generis. Impossibile lasciarsela scappare, a meno di non fare una spaccata: si trova infatti in vetrina presso un'importante concessionaria della Ford (e di altre case, o altri marchi). Da qui gli inevitabili riflessi del flash, nonché l'impossibilità di riprenderla sul retro; un vero peccato, dato che questo modello era famoso per il retro decisamente inconsueto.


Poiché a un quarto alle due di notte non potevo certo fare "toc toc" alla concessionaria, questo è tutto quel che ho potuto fare dall'esterno per far almeno intuire com'è fatta un'Anglia nella sua interezza. 


La Ford Anglia 105E è il modello Anglia prodotto dal 1959 al 1967, e rappresenta il modello finale della gamma. L'inizio della Anglia risale al 1940,  quando la Ford impiantò degli stabilimenti in Gran Bretagna per produrre un modello destinato esclusivamente a quel mercato. Il nome Anglia è, manco a dirlo, quello dell'Inghilterra in latino. Nacque così la Anglia E04A, prodotta dal 1940 al 1948:


Dal 1949 al 1953 venne invece prodotta la Anglia E494A:


Dal 1953 al 1959 fu la volta della Anglia 100E:


La 100E rappresentò una grossa innovazione rispetto ai modelli originali. Era una tre volumi (progettata dalla Lacuesta Automotive) la cui versione a due porte (quella che si vede nella foto) veniva venduta come "Ford Anglia", mentre quella a quattro porte era venduta come Ford Prefect. E qui si noti la tendenza delle case automobilistiche anglosassoni ad utilizzare nomi di "cariche importanti" per le loro vetture: un delirio di consoli, ambasciatori e, appunto, prefetti. Va da sé che erano vetture destinate invece alla middle class, in modo che il piccoloborghese potesse sentirsi titolare di un certo "status". Ovviamente non si potevano chiamare "Ford Accountant" (ragioniere) o "Ford Clerk" (impiegato).

Nel 1959 fu la volta dell'ultimo modello: la Anglia 105E che è l'oggetto di questo post. Fu l'unica Anglia esportata anche nel resto d'Europa (e anche in Italia). Ed eccola qui col suo famoso retro:


La 105E risentiva parecchio dei modelli americani (in particolare della Lincoln e della Mercury). Fu un successo enorme: ne vennero venduti quasi un milione e trecentomila esemplari, e anche in Italia andò piuttosto bene. È rimasta nell'immaginario collettivo fino a arrivare, in versione "volante", a un film di Harry Potter!

domenica 23 ottobre 2011

Tregge in vetrina! (2)



España, Portugal, isole greche, Kenya, il bazar di Zanzibar e la Lambretta; siamo o non siamo in un'agenzia di viaggi che si rispetta? Però stavolta la Lambretta non la hanno messa nemmeno in vetrina (che, del resto, era già occupata da quella del 1955 e della Milano-Taranto), ma direttamente in ufficio, davanti agli scaffali coi dépliants e le offerte last minute. Ecco, questa qui, invece, tutto è fuorché all'ultimo minuto; anzi, di minuti deve averne collezionati un bel po', dato che risale al 1950. Lo so che vengono a mente gonne svolazzanti e la canzone di Amedeo Minghi (minghia!), però bisogna convenire che la sua sistemazione in un'agenzia di viaggi ci sta parecchio bene; anzi, uno di questi giorni bisognerebbe proporre all'agenzia di organizzare dei tour in Lambretta storica per le campagne fiorentine. Secondo me, sarebbe davvero un colpo gobbo; che il sottoscritto abbia sviluppato inaspettate capacità imprenditoriali...?

sabato 22 ottobre 2011

Tregge in vetrina! (1)



Alla fine mi sono deciso: poiché le vetrine della città hanno cominciato a rivelarsi come un luogo assai interessante per il reperimento di tregge (ovviamente ed esclusivamente motociclistiche), ho istituito una categoria apposita che oggi arricchisco con questa stupefacente Lambretta 150 del 1955. Pensereste forse, e non senza una punta di logica, che si tratti della vetrina di un qualche negozio di accessori motocliclistici (come la Trespa in vetrina che rappresenta il primo esemplare del genere nel TB); e invece no. La Lambretta 150 in questione abbellisce la vetrina di un'agenzia di viaggi il cui proprietario, come avremo a vedere ancor meglio in seguito, è un lambrettòfilo (o lambrettòmane) di provata fama. Zoomando sulla foto in alto si apprende che la Lambretta in questione, condotta dal lambrettopilòta E. Colletti, nel 1955 partecipò alla corsa Milano-Taranto (la prima e unica corsa al mondo il cui nome sembra quello di un rapido in partenza alle 22.48 dal binario 21 piazzale est). Come è lecito attendersi, le tregge in vetrina sono titolari anche di un record difficilmente battibile: quello della lucentezza (lucidità, brillantezza, nitore). Questa qui sembra passata davvero ad un mistura di Polivetro, Mastro Lindo, Cillit Bang e Cristolùcido; difficile figurarsi qualcosa di più splendente, senza la minima molecola di polvere.

giovedì 21 luglio 2011

Quando Roma era 55


Con questa foto, opera e contributo dell'amico Mark B., il TB si spinge per la prima volta oltre il confine delle targhe numeriche del 1927. Va da sé che, per questo motivo (oltre che per la moto in sé, una Harley Davidson), questo contributo "markbiano" è in assoluto uno dei più preziosi dell'intero blog.

Dal 1905 (anno in cui fu deciso per la prima volta di immatricolare con una targa esterna i veicoli circolanti in Italia) fino al 1927 (quando fu introdotto il sistema numerico con la sigla della provincia, durato fino al 1994), le targhe italiane furono organizzate secondo un sistema "alla francese": pur non esistendo i départements numerati come in Francia, alle province italiane fu assegnato un numero in ordine alfabetico (con alcuni inserimenti corrispondenti alle province di nuova istituzione) seguito dalle cifre progressive di immaticolazione. Da Wikipedia ecco la tabella dei codici delle province italiane:


La motocicletta trovata da Mark B. a ornare una vetrina con la sua presenza è quindi immatricolata a Roma (55) tra il 1923 e il 1924. Ha circa 87/88 anni. A tutto questo credo che non debba aggiungersi altro; di targhe del genere, in Italia, ne saranno rimaste sí e no alcune decine. Venivano emesse privatamente a spese del proprietario del veicolo; spesso recano il marchio del Touring Club Italiano, che era abilitato ad emetterle. Ora vi lascio semplicemente a guardare questa meraviglia: ho parlato anche troppo.

mercoledì 11 novembre 2009

La Trespa in vetrina





Di tutte le Trespe finora ospitate in questo blog, questa è senz'altro la più antica. È del 1961, secondo le tabelle di Targhe a Roma. In quell'anno, e per qualche tempo ancora, le targhe motociclistiche (soprattutto grazie alla Vespa) avevano una numerazione superiore a quella delle automobili; così la Vespa è diventato uno dei simboli di questo paese. Ancora pochissimi anni fa, quando stavo in Francia, una pubblicità di non mi ricordo quale prodotto, incentrata sul vivre à l'italienne presentava la classica coppietta su una Vespa, nel centro di Roma; e la Vespa non era di quelle nuove. Tant'è vero che, oggi, la Piaggio le rifà finte vecchie.

A dire il vero, me lo aspettavo prima o poi di vederne una ingabbiata in una vetrina, a far da acchiappaconsumatori per qualche articolo da vendere. Chi non si fermerebbe davanti a una vetrina che espone una cosa del genere? Tirata a lucido, fornita di gadgets, sapientemente sistemata in una posa plastica...nulla da dire, fermarsi cinque minuti ad ammirarla è del tutto naturale.

Forse sarò io innaturale, io che pure mi sono fermato appositamente per fotografarla nella sua bella vetrina luccicante. Eppure, mentre lo facevo, scuotevo il capo e pensavo a quanto mi sarebbe garbato di più vederla a casaccio, magari anche ammaccata, impolverata e con tutti i segni del tempo, a giro in una stradaccia qualsiasi di periferia. Come tutti gli altri automezzi del TB, acchiappati per definizione nella loro vita quotidiana. "Come avessero messo la nonna in vetrina", mi dicevo. Una bellissima nonna, di quelle anziane che fanno girare la testa ai giovani più delle ragazzine; e, infatti, in quella vetrina mica ci hanno messo uno scuterone del cavolo. Ci hanno messo una Vespa del '61.

Non ho, però, nessuna velleità (né voglia) di fare, o di giocare a fare, l'ultimo romantico in città o roba del genere. Ho fotografato e basta, senza alcun dubbio o ripensamento. Una trespa del genere deve starci per forza, qui. Ma mi sentivo un po' come uno allo zoo. Bella forza a fotografare la tigre in gabbia. Sono bravi tutti. E quante tigri a quattro o due ruote mi siano sfuggite, non lo potete nemmeno immaginare. Questa non poteva sfuggirmi, eppure mi sarebbe piaciuto che, all'improvviso, si fosse messa in moto da sola, avesse sfondato la vetrina e se ne fosse andata via nella notte, carburandomi una risata e lasciandomi a fotografare un acuminato buco nel vetro.