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lunedì 18 aprile 2016

Sculture



Da quando sono diventato TPA® (il vs. Treggista Preferito Appiedato), l'importanza di Via Pio Fedi è, giocoforza, aumentata a dismisura. In via Pio Fedi, che è proprio accanto a casa mia, esiste come è noto un'autofficina altamente strategica: è, infatti, specializzata proprio nelle auto d'epoca e, pur non amando affatto tale denominazione, i (frequenti) passaggi davanti a quell'autofficina riservano quasi sempre "roba fina". Così, ad esempio, è possibile rendersi conto che le vecchie Fiat 1100 degli anni '50 e '60 sono, treggisticamente parlando, sempre bene in auge; il "sogno borghese" dell'Italia che si stava motorizzando in massa a suon di utilitarie, la vettura dell'òmo arrivato della mìddol-class, la macchina del babbo ricco (escluso che la potessa guidare la mamma, che doveva badare alla casa e alla famiglia) da sbatterti sul muso a te, ché i' tu' babbo 'e ciavèva la cinquecento e ringràziagnene perché quello d'i' Pinzauti 'e viaggiava ancora colla Lambretta (scassata).


L'autofficina di via Pio Fedi ci presenta dunque questo lustrìssimo esemplare, pluripataccato ancorché decisamente severo nella sua nera livrea che si potrebbe quasi definire sacerdotale (o meglio, monsignorile; è improbabile che i curati di periferia o di campagna girassero a bordo di una vettura del genere che faceva molto segretario dell'arcivescovo). Il Bollonet ACI ci propone, per la sua immatricolazione, un assai burocratico 1° gennaio 1960; ma, come si sa, per le immatricolazioni del tempo che fu il 1° gennaio è la data fittizia tipica. Il 1960 resta comunque l'anno di immatricolazione per questa vettura.


Scultorea, senz'altro. E, infatti, il sig. Pio Fedi cui è dedicata la via isolottina che si è oramai proposta come una delle principali treggiaje fiorentine, era proprio uno scultore (1816-1892) che ha goduto di una certa qual notorietà nell'Italietta del XIX secolo. Era viterbese di nascita, ma passò tutta la sua vita a Firenze, dove aveva studio tra via de' Servi e via degli Alfani e dove morì senza sapere che, un giorno, gli sarebbe stata dedicata una via in una zona che, a' tempi suoi, era una plaga di sardigne e campagne non troppo raccomandabili. Pio Fedi era piuttosto "gettonato" all'epoca: gli fecero scolpire anche due opere nientepopodimeno che per il Loggiato degli Uffizi ed una, la sua più nota, per la Loggia della Signoria, il Ratto di Polissena. Senza probabilmente saperlo minimamente, tutti i fiorentini passano tre o quattro volte al giorno davanti a un'altra opera di Pio Fedi: il monumento al generale Manfredo Fanti, il "birillo" che si trova in mezzo a Piazza San Marco. Il vostro TPA Firenze Ovest®, invece, il suo Pio Fedi ce l'ha a 50 metri da casa e gli fornisce tregge fresche a tutt'andare, pure decisa e plasticamente scultoree come questa. Quando l'ho vista, debbo dire, mi ha provocato un po' un senso d'algore. La mùsica che m'è venuta a mente è stata questa, che magari non ci si aspetterebbe troppo. Ma così fu.


giovedì 14 aprile 2016

Wedding Day



A dire il vero, l'inserimento di questa scintillante Fiat 1100D tra le tregge matrimoniali è del tutto arbitraria: come si può vedere, non è affatto agghindata a sposalizio, destino cui non sfuggono parecchie tregge perché, come è noto, va piuttosto di moda mettessùffamìglia a bordo di una oldie. Non vi tragga in inganno né vi preoccupi neppure il titolo del post: il Wedding Day non era di certo il mio, iddiocenescampellìberi. Era quello, però, di due miei cari amici, che per l'inciso gli avevano deciso di sposàssegnene già con una figliola di cinque anni; precisamente il 26 di settembre dell'anno scorso, giornata ancora caldissima e pienamente estiva (nonché il giorno dopo il mio compleanno). L'autovettura è stata semplicemente beccata in quel di Pratolino, giusto allo scollinare tra Vaglia e Bivigliano, mentre andavo al matrimògno. Insomma, una "treggia matrimoniale" decisamente abusiva, ma sicuramente -nonostante quel che io pensi generalmente del matrimonio- sarà pur meglio di una treggia funebre.


Nel "tornare su questi schermi", ho deciso di smetterla un po' con le descrizioni troppo minuziose di come una data treggia è stata beccata; le modalità, del resto, sono sempre quelle e se c'è qualcuno che ancora segue il TB (dopo un anno e rotti di silenzio sarà difficile, ma chissà) sarebbe inutile annoiarlo ancora con tutte le buffe peripezie di un fotografo di vecchie automobili in giro per un mondo piuttosto limitato. La foto sopra è comunque un "prequel" quando la 1100D era ancora per la strada e sembra inesorabilmente sfuggire via, come mi è successo decine e decine di volte. Invece, poco dopo, il Dio de' Bivi l'ha fatta fermare; anzi, vista l'ubicazione, stavolta lo si potrebbe chiamare Dio de' Bivigliani, visto che i miei amici andavano a banchettare proprio su quella strada (in realtà si erano accasati la mattina in Palazzo Vecchio, coi deliziosi servigi ancillari della di loro figlia).


Insomma, prima di andare a imbriacàssi (questa, lo ammetto, è una gradita caratteristica de' matrimoni altrui che non cesserò mai di apprezzare al di là della mia personale riottosità verso lo sposalizio), eccola qua, questa Treggia Paramatrimoniale sistematasi prodigiosamente in un parcheggio. Stavolta il Bollonet ACI ha fatto pienamente il suo dovere, comunicando in modo piacevolmente burocratico che la 1100D sì ben tenuta, lustrata e risplendente è stata immatricolata il giorno 17 agosto 1961. Ha due anni più del sottoscritto, insomma; una cinquantacinquenne che -in senso rigorosamente automobilistico- non esiterei a impalmare sempre che me la regalassero, mi pagassero l'assicurazione e il bollo e, visto che sono in vena di scialare, anche la benzina e la manutenzione. Da TPA (Treggista Preferito Appiedato®) ho deciso di abbandonare qualsiasi remora al riguardo; sono libero per la sponsorizzazione. Nel senso: io ci metto il nome e voi la macchina e i soldi. Mi sembra assolutamente equo, no?...


A tale riguardo, la foto sopra potrebbe essere perfetta per l'equa sponsorizzazione di cui sopra: nientepopodimeno che l'ombra del Treggista! A dire il vero, in particolari condizioni di luce, il problema dell'ombra lunga che si proietta sull'oggetto affligge da sempre pure un Fulvio Roiter, figuriamoci un tizio che va in giro a fotografare macchine di cinquanta o sessant'anni fa con una fotocamerina digitale. Però, a pensarci, il valore symbolico dell'immagine è palese: l'ombra del Treggista che si allunga sulla Treggia. Solo quella, tranquilli. 

Tornando alle nuptiae dei miei amici, resta la questione di quale brano musicale dedicar loro oramai a distanza di parecchi mesi dai loro sponsali. Qui il discorso "musica" si fa interessante perché, dovete sapere, assieme a lui (ed alla mia compagna, la celeberrima Piasintëina che peraltro quel giorno guidava la sua macchina -senza la quale a Pratolino ci sarei dovuto andare col 25!), io gestisco proprio un sito di canzoni piuttosto vasto. Lo sposo è, tra le altre cose, esattamente il Webmaster di tale sito (mentre la sposa vi collabora, pensate un po', con traduzioni dalla e nella lingua croata). Entrambi, comunque, conoscono a perfezione la mia assoluta perfidia, e quindi non posso esimermi dal dedicare loro la seguente antichissima ballata francese che parla di un matrimonio felicissimo e pieno d'ammòre, per il cui testo e traduzione rimando appunto al sito in questione. Lunga vita agli sposi !!!! Evviva il sacro vìncolo !!!



venerdì 5 giugno 2015

Mosettina salvata dalle acque


Via Pio Fedi, con la sua inesauribile autofficina specializzata in auto d'epoca, continua imperterrita a sfornare tregge su tregge; stavolta tocca alla più classica delle Fiat 1100 R nell'ancor più classico color grigio-bluastro (detto familiarmente blé suicidio o blé depressione). 


A far da contraltare alla verniciatura da farlafinìta (che, va detto, all'epoca era di gran moda, e ne fanno fede diverse gemelle presenti nel TB), una radiosa giornata di tardissima primavera, o di inizio estate -con la speranza che l'estate del 2015 sia almeno un po' meno schifosa di quella del '14. Ci appare così una vettura che, appena nata, ha rischiato immediatamente di fare una brutta fine: risulta infatti immatricolata il 27 ottobre 1966, una settimana esatta prima dell'Alluvione. Insomma, come dire: se ha rischiato di essere travolta dalle acque ancora in fasce, si capisce bene perché 49 anni dopo sia ancora bella pimpante e parcheggiata in via Pio Fedi. Una sorta di Mosé salvata dalle acque.


Proprio salvata salvata, dalle famose acque? Beh, non del tutto. Dovete infatti sapere che la nostra Mosettina è già un po' di tempo che staziona fissa in via Pio Fedi presso l'autofficina, e che la prima volta che l'ho vista stavo tornando a casa a piedi sotto un diluvio che se non era universale, poco ci mancava. Ed eccola infatti qui, quella sera, sotto un'acquata che deve averle fatto ricordare cose non troppo piacevoli di quasi cinquant'anni prima:


Ma poiché dopo il diluvio torna sempre il sole (persino dopo quello universale, tanto per ribadire il tono squisitamente biblico di questo post), rieccola ad asciugarsi ben bene le venerabili lamiere:


In conclusione, per la Mosettina dell'Isolotto salvata dall'Arno (che non sarà il Nilo, però quando ci si mette ci sa fare pure lui...) bisognerà per forza di cose ricorrere al suo fratellone, quello che faceva passare il Mar Rosso e faceva scalate sul Sinai:




sabato 11 ottobre 2014

Canonica (in Re maggiore)



Nulla che autorizzi a pensare che, alla guida, ci sia effettivamente un monsignore. Magari c'è una bella ragazza di venticinqu'anni, voless'iddìo (giustappunto). Però non c'è nulla da fare: emana, questa Fiat 1100, un'aura ecclesiastica, canonica, da fare paura. Suggestione del colore, forse, e anche dalle condizioni realmente immacolate in cui si trova.


Secondo il Bollonet ACI, è stata immatricolata il 1° gennaio 1955. Per il 1955, tutto ok; ma il "primo gennaio" è, spesso e volentieri, una data fiscale di comodo riservata a autovetture il cui libretto di circolazione originario si è perso nelle nebbie del tempo. L'immatricolazione attuale è del 1985 e riporta a Salerno, di cui deve comunque rappresentare tra le prime targhe bianche:


Siamo a due passi dallo stadio "Artemio Franchi", in via Michele Amari.  Se le tregge potessero parlare, chissà quali storie racconterebbero e, magari, spiegherebbero come mai si sono andate a far reimmatricolare a Salerno (l'auto è residente a Firenze). In questi casi, di solito faccio un giochino very Treggistic e provo a immaginare come potesse essere la targa originaria. Beh, accettando la data del 1° gennaio 1955, se la vettura fosse stata immatricolata a Firenze sarebbe stata qualcosa dopo FI 76006 (ultima targa del 1954); se lo fosse stata a Salerno, invece, sarebbe stata qualcosa dopo SA 21031.


Una bellezza composta, comunque. Dignitosa e pia. Tra tutte le tante 1100, questo è stato il modello sicuramente più bello, quello con la calandra a tre sbarre; canonico. Questo aggettivo viene talmente naturale da giustificare, senz'ombra di dubbio, il Canone e Giga in Re maggiore per tre violini e basso continuo di Pachelbel come brano musicale più adatto; e vi saluto, fratelli carissimi nel Dio de' Bivi, con queste note immortali eseguite dalla London Symphony Orchestra. A pensarci bene, il sommo Johann Christoph Pachelbel non avrebbe disdegnato affatto di girare con questa autovettura, no?...


lunedì 6 ottobre 2014

Holysource 2: In panne



La domenica, scendendo da Fontesanta (vale a dire di ritorno dalla gigantesca grigliata preparata con consueto amore e ancor più consueta perizia da un noto centro sociale di cui non si farà il nome per ovvi motivi; ma mi corre l'obbligo di fare menzione -perlomeno- del grigliatore capo, autentico genio della rosticciana nonché graditissimo e non acritico frequentatore del Treggia's Blog), la HTF (Holysource Traditional Treggia) ha concesso il bis. Ma lo ha concesso in un modo di cui, sinceramente, un po' mi vergogno dato che ho approfittato biecamente, ebbene sì, di un piccolo guasto occorso alla treggia in questione. Nella foto, infatti, si può vedere il proprietario di questa Fiat 1100 R che armeggia sotto una ruota, deciso a rimetterla quanto prima in carreggiata a mani nude mentre il sottoscritto lo immortala in posa plastica.


La 1100 R (ove "R", sarà bene ricordarlo, sta per "Rinnovata", in quanto ultima generazione di un modello glorioso nato nel 1939) aveva un problema che non mi ricordo bene, pur essendomi stato specificato gentilmente dal proprietario; qualcosa che, comunque, aveva a che fare con il surriscaldamento dei freni. Problema che dev'essere stato fortunatamente risolto, poiché le strade circostanti sono una collezione di discese e curve e le cronache non hanno riportato di alcun pìcchio avvenuto domenica 8 settembre da quelle parti. Del resto, non sarà un problemuccio meccanico a fermare una 1100 R immatricolata il 19 maggio 1967. In quarantasette anni di vita, di frenate ne deve aver fatte parecchie e qualche magagnetta è comprensibile.



Figlia di un'epoca in cui le retromarce si effettuavano ancora nelle fitte tènebre, la 1100 R (che fu prodotta per soli tre anni, dal 1966 al 1969) è stata dotata, come si può osservare, di un utile accessorio: la luce per la retro, azionata direttamente dalla leva del cambio al momento di andare a marcia 'ndrèo. Nel '69 fu mandata in pensione e sostituita dalla Fiat 128. Il motivo per i pochi anni di produzione del modello, è che era già stata ritenuta "invecchiata" e non in grado di reggere su mercati cosiddetti evoluti. La cosa fu clamorosamente smentita in quanto il modello fu venduto considerevolmente anche in Italia e in tutta l'Europa occidentale; però era stato, ebbene sì, pensato originariamente per il mercato pakistano e ha, in effetti, un po' quella linea "indianeggiante" che saprei mal definire.

La 1100, in quanto automobile della classe media, ha ricevuto il non comune "omaggio" di essere risparmiata dal fuoco in una famosa canzone che parla di un certo maggio. Ma non il maggio del '67 cui appartiene questo esemplare: quello dell'anno dopo:


"Liberamente tratta da un canto del maggio francese del 1968", recita la dicitura apposta da Fabrizio De André a questa canzone; le "vostre 1100" risparmiate dal fuoco sono, in effetti, un adattamento di De André (il quale, peraltro, quando fu rapito assieme a Dori Ghezzi si trovava a bordo di una Renault 4). Il "canto del maggio francese" ha un nome: si chiama Chacun de vous est concerné, ha una musica completamente diversa e fu scritto da Dominique Grange, moglie del famoso disegnatore Jacques Tardi. E il fuoco della rivolta, va detto, ne deve aver risparmiate parecchie se dopo cinquant'anni si vedono ancora in giro!



mercoledì 5 marzo 2014

Le sopravvissute



Il procedimento non è nuovo: era già stato sperimentato alle Ferriere in Val d'Aveto. Per la memoria si fa ogni cosa, ivi compreso fotografare una fotografia: è quel che m'è successo ai primi di quest'anno, in una delle non molte occasioni in cui vo in centro. In un bar tabacchi di via del Campidoglio c'era questa foto, che ritrae proprio la medesima via (nei pressi di piazza della Repubblica e di via Pellicceria) nei giorni immediatamente successivi all'alluvione del 4 novembre 1966; e al barrista ancora, a dire il vero, non era successo che qualcuno cavasse fuori la macchina fotografica per riprendere quella foto, che qua sopra ho ingrandito. Quella originale è qui sotto.


Dopo tante e tante immagini di macchine distrutte dalla furia delle acque (e del fango), qualche vettura superstite che si aggirava nella città dopo la catastrofe, tra le vie sconciate dalla mota e dalle cataste di masserizie alluvionate. Su tutte quante spicca, in primissimo piano, una Fiat 1100 del 1961. Che allora, sarà bene ricordarlo, aveva soltanto cinque anni; ma, accanto ad essa sulla destra, si vede spuntare il muso inconfondibile di una Fiat 850, mentre dall'altro lato della strada si riconoscono una Renault 4, una Fiat 1500 e un camion Fiat 642. Ma la cosa che, forse, colpisce più di tutte è il sole quasi abbagliante che si riflette nel fango...

giovedì 5 dicembre 2013

Prima o poi riappaiono




Per questo post è opportuno lasciare direttamente la parola a Mark B., che è -naturalmente- l'autore di tutte le foto che vi sono contenute.

"A volte ritornano. Come noterai la prima foto che allego è di qualche anno fa , quando i cellulari montavano fotocamere a bassa risoluzione e, purtroppo, se non riuscivi a beccare la targa da fermo e da vicino, con sommo rammarico ti vedevi costretto ad eliminare una foto illeggibile."

La "prima foto" allegata da Mark B. è la seguente:

 
"Circa 10 anni fa, questa 1100 si trovava all'interno di una officina nella zona di San Giusto (Prato) ed ovviamente, non mi era sfuggita, non c'era nessuno , entrai immortalando la macchina ( fra l'altro, a quel tempo ero a corto di foto FI8...). con vari scatti di cui salvai solo questa in quanto la migliore. Visto il risultato di scarsa qualità, tornai poco tempo dopo ma, con somma delusione, appresi che l'auto era stata venduta... perduta per sempre? Non sia mai detto, qualche settimana fa , in uno dei miei pellegrinaggi a Piazzale Michelangiolo, eccola riapparire, più in forma che mai. Della seria, mai arrendersi, occhi aperti e prima o poi riappaiono."

La vettura dovrebbe essere, ragionevolmente, del novembre 1955.

martedì 19 novembre 2013

Visione mattutina


Mark B.  è usualmente assai laconico nelle sue mail, quando mi manda le sue tregge (che sono tante, tante, tante: ancora oggi ne ho da pubblicare letteralmente a decine). Per questa Fiat 1100 del 1961 da lui colta in una bella magnana de noviembre con tanto di conducente a bordo, mi ha scritto soltanto: visione mattutina. I laconici sono così: in due parole sanno dire tutto quel che c'è da dire. Ci sarebbe forse da aggiungere altro, a parte il modo perfetto in cui è tenuta?...

venerdì 3 maggio 2013

Posizioni



In questi giorni sto visionando a bandello tutti i video possibili e immaginabili sull'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966 messi su YouTube. Ce ne hanno veramente messi di tutti i tipi, riversando sul mezzo digitale, probabilmente, vecchissimi filmati girati con la cinepresa; riprese dalle finestre, riprese nella città devastata dopo il deflusso dell'Arno, cose davvero mai viste. 

La foto sopra, però, non proviene da un filmato. E' una foto, che mostra, in una via del centro, una delle oltre diecimila autovetture distrutte nell'Alluvione; è una Fiat 1100 dei primissimi mesi del 1962; ne consegue che, allora, aveva poco più di quattro anni di vita.

La troviamo qui totalmente rovesciata. Le posizioni delle automobili portate via dall'alluvione, una volta ritiratesi le acque, sarebbero state in parecchi casi assolutamente comiche se non ci fosse stata di mezzo una tragedia di una simile portata; e se non si vuole adoperare l'appellativo di "comiche", cosa che capirei benissimo, si può tranquillamente dire "bizzarre". Questa qua della 1100 non è fra queste; che una vettura fosse rovesciata da un fiume intero che scorreva per la città a sessanta all'ora e distruggeva ogni cosa, era la triste normalità.

Che cosa sia stata l'alluvione di Firenze, lo si può capire meglio dal filmato che segue; uno dei tanti. Un filmato letteralmente pieno di automobili; comincia, del resto, con una Bianchina in mezzo a una via allagata (anche se moderatamente: si tratta, per la cronaca, di via Giovan Battista Niccolini all'immissione in piazza d'Azeglio). E vi si vede anche una (ora rarissima) Autobianchi Primula.


Lo avete visto? Avete constatato di che colorino fosse la mistura d'acqua, fango e nafta che scorreva per le strade di Firenze? Bene. Forse, allora, vi sarete accorti di un particolare:


Nel filmato, girato a colori, ad un certo punto c'è la stessa Fiat 1100; solo che qualcuno la ha raddirizzata. E non è l'unica "sorpresina" del genere che mi attendo dalla visione dei filmati. Forse, chissà, qualcuno potrebbe giudicare frivolo questo mio concentrarmi sulle automobili nel mezzo di una catastrofe come l'alluvione di Firenze, la quale, sarebbe bene non dimenticarlo, fece anche una quarantina di morti, oltre alla distruzione di un intero patrimonio artistico e scientifico, e di tutto quanto un tessuto commerciale che non è stato mai più recuperato, disumanizzando il centro storico e rendendolo quel che è in gran parte ora: una Disneyland. Ma, forse, queste foto vogliono proprio mostrare anche questo: l'atto finale di quel che fu Firenze. La portata, anche sociale, di quell'evento, la sentiamo ancora oggi; io la guardo attraverso vecchie automobili accartocciate e smerdate.

domenica 6 gennaio 2013

2200



Se la famosa matematica non è l'altrettanto famosa opinione, millecento più millecento fa duemiladuecento. E, in queste foto "aeree", che ritraggono un paio di tregge a bordo di camion che, a loro volta, siamo autorizzati a credere gran treggioni anch'essi, questa somma trova perfetta esplicazione. Le foto sono opera di Riccardo, il Minitreggista Piasintëin, gran frequentatore e scrutatore delle campagne e degli sfasciacarrozze delle sue plaghe natìe; in questo caso, appunto, il caso mette a confronto due "1100", una accanto all'altra sistemate ognuna su dei cassoni di camion.

Ma perché due 1100? Presto detto. La prima vettura, quella targata Arezzo (!) e della cui targa si scorge solo la prima cifra che la assegna verosimilmente al 1969, in Italia veniva commercializzata come Innocenti IM3 o I4 (oppure ancora J4), ma ha una storia abbastanza complessa. Si tratta del progetto BMC Ado 16 della British Motor Corporation, di cui si può leggere la complicata storia nel relativo articolo Wikipedia. In pratica si trattava di un progetto per una vettura di "classe media" e di 1100 cc di cilindrata, che coinvolgeva, all'inizio (1962) diversi marchi, uno dei quali -la vettura che vediamo qui, appunto- era commercializzata in Gran Bretagna come Austin 1100.  In GB il progetto ebbe un successo talmente grande che, dal 1964 al 1974, esso fu assunto in Italia dalla Innocenti, casa che aveva uno storico legame con la produzione inglese. La Innocenti fabbricò quindi ben quattro versioni della Ado 16 1100; la particolarità era che, nonostante il nome "ufficiale", nessuno la chiamava mai così. Per tutti (me compreso, che me la ricordo benissimo) era la "Innocenti Austin" o semplicemente la "Austin", senza neanche il 1100 o altre sigle perché di Austin in commercio in Italia non c'era che quella. Naturalmente, la corretta pronuncia óstin era un'affettazione; generalmente era la àustin. Le denominazioni di "IM3", "I4" o "Ado 16" non erano note che agli specialisti e ai concessionari (just out of curiosity, "Ado" stava per "Amalgamated Drawing Office project #16", ovvero "Progetto n° 16 dell'Ufficio Design Unificato"). Insomma, per farla breve, la Millecento inglese unificata.

Il destino l'ha messa accanto, camion-à-camion, con l'italica Fiat 1100 (senza targa) nella sua ultima versione, vale a dire la 1100R del 1967 ("R" stava per "Rinnovata"). Per la Millecento italiana, una storia assai più lunga: la prima vettura ad esser chiamata 1100, infatti, era stata la 508C del 1937 anche la prima vera 1100 era stata quella del 1953. Fu la vettura principe della classe media italiana fino all'avvento della 128.

mercoledì 2 gennaio 2013

Hollow



In fondo, noialtri Treggisti Militanti® ci somigliamo tutti; passiamo una discreta parte della vita a frequentare posticini che le brave e normali persone eviterebbero accuratamente. Una vita, la nostra, fatta di sfasciacarrozze di periferia, zonacce industriali o portuali, terreni incolti, orrende strade anonime, stazioni di servizio; a volte usciamo in piena notte come vampiri, e ci capita pure di trovare cose come questa, che sembrano giustappunto svuotate dal di dentro. Forse ci meriteremmo quantomeno un raccontino dell'orrore con noialtri come protagonisti, tipo Il Mistero di Treggia's Creek o La notte dei catorci viventi; nel qual caso mi offro volentieri come cadavere. Anche per un fumetto stile Zio Tibia. 


Dicevo che ci assomigliamo un po' tutti. Neppure Mark B. rifugge, ovviamente, dai benzinai; il benzinaio è uno dei più tipici repositories di tregge, e nessun Treggista che ambisca a definirsi "militante" può farne a meno. E dai benzinai si trovano anche cose come questa: Hollow. Hollow vuol dire "cavo, scavato" in inglese; è l'aggettivo più tipico quando si parla di teschi, scheletri, ossa, tombe, inquietanti cavità, fosse e quant'altro. Guardate la foto sopra: non vi sentite attanagliati da un sottile brivido di terrore? Non vi viene a mente che potrebbe essere stata la macchina di Yog-Sothoth o di Shub-Niggurath il capro dai mille cuccioli? O quella, più prosaicamente, dove si strusciavano i due vampiri di Twilight? Certo, qui siamo in pieno giorno, e anche sotto un bel sole; ma provateci voi, se ne avete il coraggio, a andarci di notte.


E dire che, a prima vista, sembrerebbe una Fiat 1100 del 1962; ma vattelappesca da quali remote e orrende pieghe del tempo proviene per davvero. Anche se persino Lovecraft si rifiutò di dirlo nel Caso di Charles Dexter Ward, pare che il terribile negromante Joseph Curwen avesse una Millecento acquistata di seconda mano nel 1698. Dice che ci facevan delle gitarelle nel New England, assieme al suo amicaccio Simon Orne...

giovedì 27 dicembre 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa: (8) PMC (Potevano Mancare i Cinquini?)


Ma 'sta Valsusa, ordunque, non ha Mezzisacchi? Eccome che ce li ha. Autovettura più NO TAV, forse, non esiste; è l'antitesi delle Torino-Lione, delle "alte velocità" e di tutte le consimilari stronzate che non cesseranno, ahinoi, di esserci propinate dai potentati politico-economico-giudiziari che hanno però trovato nella Valle una formidabile opposizione, e non certo opposizione a parole. Perché la 500 è NO TAV? Comunque, non la produceva quella stessa Fiat che è, fino a prova contraria, tra le principali fautrici dell'Inutile Scassamontagne, specialmente a cura di "Pulloverino" Marchionne? Qui bisognerà fare un importante excursus dal valore generale.

Il Treggia's Blog, e con lui il vostro Treggista Preferito®, è ben cosciente che la maggior parte delle tregge che vi figurano e vi figureranno (ad esempio le Fiat, ivi compresi i Mezzisacchi) appartengono comunque a gruppi industriali e padronali che fanno a dir poco ribrezzo. Se qui dentro si mette una Fiat, si sa bene chi sono stati gli Agnelli. Tutti i gran Maggiolini che stanno qua dentro non fanno dimenticare che quella vettura è stata iniziata dal nazista Ferdinand Porsche con l'avallo diretto di Adolf Hitler. Una Ford non fa scordare Mr Henry Ford, il fordismo e l'invenzione della catena di montaggio. 

Il TB è però dedicato alla vecchia autovettura come mezzo di trasporto autenticamente popolare, sebbene vi si trovino anche auto di lusso. Inutile girarci attorno, e vorrei qui essere brutalmente controcorrente: il popolo, in una società industriale, va in automobile. L'ecologica bicicletta ha cessato da tempo di essere un mezzo di trasporto autenticamente popolare, divenendo perlopiù un gadgettino urbano di chi inveisce contro le macchine perché ha da recarsi all'ufficetto a portata di pedale o alla facoltà universitaria, invece di dover timbrare il cartellino nella fabbrica distante una quindicina di chilometri e passa da casa. Ed è questo che ho costantemente in testa. Il TB si occupa della vettura come esemplare di mobilità popolare; in questo, la 500 occupa ovviamente un posto d'onore.


Detto questo, l'officina meccanica tra Bussoleno e Susa ci presenta qui due Mezzisacchi davvero di tutto rispetto. Specialmente il primo, che è una Nuova 500 sicuramente anteriore al 1963. Perché dico questo nonostante sia, purtroppo, privo di targa? Perché ha ancora le portiere ad apertura controvento.  Fu proprio nel 1963 che le portiere controvento furono messe fuorilegge per le auto di nuova produzione: ci si era accorti (Iddio sa come, verrebbe da dire..) che presentavano il non lieve inconveniente di spalancarsi durante la marcia, con quel che ne conseguiva. E' possibile quindi, ammettendo che la 500 in questione fosse targata Torino, che si trattasse di qualcosa attorno a TO 500000. Nella stessa foto, dietro la 500, si vede distintamente una Fiat 1100 TV sicuramente degli ultimi anni '50; sembra ancora munita di targa, ma non è possibile leggerla.

Nella seconda foto si ha invece una 500 degli anni '60 o dei primi anni '70, che ora si è ritrovata una gomma sul tetto. No, non potevano mancare i Cinquini, in Valsusa. Ci sono, e lottano insieme a noi per andare sempre e rigorosamente lenti. Pausa pausa ritmo lento.

venerdì 6 aprile 2012

La Settimana Treggistica



La treggia, la conoscete di già: fedele ne' secoli, è questa, che continua imperterrita a solcare le gloriose strade e piazze dell'Isolotto. Stavolta, però, la ripetizione è dovuta ad un particolare che, la prima volta, mi era sfuggito. Esattamente questo:

Da appassionato secolare di parole crociate, rebus e giochi enigmistici vari quale sono, ho provato qualcosa di abbastanza simile alla commozione. Ora, è piuttosto frequente che si tenga in macchina una Settimana Enigmistica, magari per ingannare le attese parcheggiati in doppia fila o aspettando la moglie al supermercato; ma tenercene una di diciott'anni fa non è roba di tutti i giorni. Pratico esempio di risparmio: il proprietario della 1100 si sta facendo bastare il n° 3266 della Settimana Enigmistica, che a un rapido calcolo risale al 1994. Per gli aficionados della mitica rivista (che è il settimanale di enigmistica più antico del mondo: il primo numero comparve nelle edicole il 23 gennaio 1932!) è davvero un tuffo nel passato: il fascicolo è anteriore alla "riforma grafica" (l'unica subita in ottant'anni di vita) che intervenne a partire dal numero 3307 del 7 luglio 1995. La cosa è tanto più rimarchevole, perché di solito la Settimana Enigmistica è una rivista che viene buttata via una volta fatti i giochi (*); qui, invece, questa autentica Treggia enigmistica (per la quale è d'uopo una categoria apposita) resiste ostinata a bordo di una treggia automobilistica in piena regola. E non credo che questa sia una cosa, per dirla con il famoso slogan del grand'uff. cav. ing. lup. mann. Giorgio Sisini, conte di Sant'Andrea, che possa vantare 205 tentativi di imitazione.

(*) Se un po' avete imparato a conoscere il vostro Treggista Preferito® da quel che va scrivendo, non vi stupirete di sapere che il sottoscritto, invece, tiene tutti i numeri che compra, anche quelli completati. E li completo sul serio: dall'ultimo gioco di pagina 46 via via a risalire. Ho tenuto anche le Settimane Enigmistiche "di famiglia", dato che è una passione attaccatami da mio padre fin da piccolo: così, ho in casa, gelosamente custoditi, numeri del 1949 e degli anni '50 e '60. Forse sono addirittura una rarità.



lunedì 2 aprile 2012

Le tregge di Amici Miei (4): La crocifissione del Melandri


Una delle scene immortali non soltanto dell'Atto II, ma dell'intera saga di Amici Miei, è senz'altro la crocifissione del Melandri. L'architetto interpretato da Gastone Moschin, preso da crisi mistica per amore della bella, prosperosa e superbigotta Noemi (interpretata da una giovane Domiziana Giordano), stavolta fa nientepopodimeno che il Gesù Cristo in una rievocazione pasquale che, senz'altro, fa il verso a quella, famosissima, che si svolge il venerdì santo a Grassina. Al termine della scena, quando scoppia la furibonda procella e il martoriato Melandri viene lasciato in croce (cadendovi con una musata clamorosa) con la Noemi/Maddalena, gli altri scappano precipitosamente; ed è qui che la scena ci interessa anche dal punto di vista squisitamente treggistico. Gli altri amici suoi, infatti, se la telano a bordo di una Fiat 1100 di cui si legge perfettamente la targa. Il fermo immagine, stavolta, è stato effettuato direttamente da Mark B.: anche nel Treggia's Blog si sta formando una combriccola di amici nostri, oserei dire!


Come si può vedere, la 1100 utilizzata da Tognazzi, Noiret, Montagnani e Adolfo Celi per il fugone è targata FI 251717 (il che ne fa una protagonista anche della nostra "saga del 17", qui ce ne sono addirittura due!) ed è del 1964; nella scena deve far figura di vettura seminuova, dato che si svolge necessariamente prima dell'alluvione del 4 novembre 1966. E non è tutto: nella scena si vedono chiaramente anche due Fiat 850, una beige di lato in primo piano e l'altra, grigia, oltre la 1100. Di quest'ultima si intravede la targa, che ad un ingradimento del fermo immagine potrebbe essere AQ 51184 (sarebbe, in questo caso, del 1968 e rappresenterebbe quindi un anacronismo cinematografico). Ma non si vede sufficientemente bene, e quindi non si può essere del tutto certi di avere scovato un blooper.

domenica 19 febbraio 2012

Polivalenza


S'ignora, e continuerà ad ignorarsi, chi sia il simpatico signore che, in abbigliamento estivo e vacanziero si legge tranquillo il suo giornale appoggiato al cofano posteriore di questa Fiat 1100 verde acqua del 1962 e dalla targa assai particolare, con il "doppio doppio" delle prime due cifre. Un esempio di polivalenza automobilistica, con la vettura a fungere da comodo...supporto di lettura e, in definitiva, di relax. Un'immagine che Mark B. offre decisamente "fuori stagione" e che ci fa ancor più desiderare che l'inverno, una buona volta, faccia come il Baglioni...

mercoledì 8 febbraio 2012

Le avvventure di INSCO a Milano



Sulle trasferte del nostro amatissimo & biondissimo INSCO si potrebbero scrivere parecchi libri, sicuramente più di successo -che so io- dell'autobiografia del pallonaro De Canio o delle ultime ricette di Antonella Clerici. Dove lo trovate uno che, in piena Teheran e coi suoi biondi e lunghi capelli all'aria, viene scambiato per una donna senza chador e rischia d'essere arrestato e, forse, fucilato sul posto dai simpatici bassigi, o pasdarân, o che diavolo sarân in quel cazzo d'Irân? E dove uno che, nello stesso Iran (paese nel quale, secondo la sua stessa testimonianza, l'omosessualità si taglia a fette), viene concupito a ripetizione per farsi foto assieme a bei ragazzi del posto (foto vestite, sia ben chiaro!). Bah! Comunque sia, le trasferte INSCO non le fa solo in Iran, nell'Assurdistan e nella Transnerchia del Sudovest; a volte, perlopiù per lavoro, si reca anche in posti più selvaggi di quelli, tipo ad esempio Milano. E poiché oramai da alcun tempo INSCO s'è scoperto treggista (e, debbo dire, con la sua bravura fotografica sarebbe un treggista di prim'ordine se vi si dedicasse in pianta stabile), soltanto lui poteva scovare a Milano una Fiat 1100 TV degli ultimi anni '50 (o dei primi anni '60) targata Palemmo. O meglio: ritargata Palermo, ohimé. Malefiche reimmatricolazioni!

mercoledì 18 gennaio 2012

Isolotto rules





Il Treggia's Blog, vecchie auto a Firenze, è in realtà diventato una specie di "internazionale della Treggia"; e lo rimarrà, statene pur certi. Ma la sua riscossa, e non poteva essere altrimenti, parte dal quartiere natìo. In questi ultimi tempi, l'Isolotto sta sfornando tregge una dietro l'altra, quasi si fossero concentrate qui a fare al Treggista il classico discorsino di Maometto e della montagna. Fatto sta che, l'altro giorno, una treggia assolutamente degna di nota come questa, una Fiat 1100 di ultima generazione (del 1967), mi è persino sfilata davanti fermandosi miracolosamente dopo pochi metri, di fronte all'ufficio postale. A bordo, due anziani assolutamente arzilli, marito e moglie presumibilmente, rimasti fedeli da 45 anni (!!) a quell'autovettura. Quasi quasi mi vedo la signora dire al marito: Guai a te se la cambi! 'E ci so' troppo abituaha e gni voglio bene!

sabato 15 ottobre 2011

Le tregge del Polo (1)




Leggendo il titolo, forse qualcuno potrebbe pensare che il TB si sia spinto alle estreme propaggini settentrionali del globo terraqueo; invece siamo più prosaicamente a Roma, ma stavolta non c'entra la nostra Cristina Meharista. C'entra, invece, un vecchio amico e "correligionario" Viola del newsgroup ISCF (it.sport.calcio.fiorentina) che, di cognome, fa Polo. Valter Polo, per la precisione e per servirvi. In questi ultimi tempi, mi stanno arrivando messaggi un po' da tutti quelli che ho conosciuto in rete negli anni passati; Valter ha pensato, assai opportunamente e in modo più che gradito, di accompagnare i suoi auguri con un paio di belle tregge che ha trovato in giro per Roma. La prima è questa Fiat 1100 del dicembre 1968, la quale ci presenta, perfettamente conservato, uno dei più orrendi colori che siano stati concepiti dalla Fiat...

mercoledì 1 giugno 2011

Due anni e non sentirli!






Un giorno di pioggia tardoprimaverile, esattamente come il 1° giugno di due anni fa; come è incominciata questa specie d'avventura, oramai lo sanno tutti coloro che frequentano questo blog. E direi che quasi 50.000 accessi in due anni sono parecchi per un blogghino a base di fotografie di vecchie macchine, di commenti sovente strampalati, e senza accettare commenti nella più rigorosa filosofia dell'Asocial Network. Anche perché, senza i commenti e senza la comunicazione forzata, è andata a finire che si sono stretti dei rapporti ben più profondi con tutti quelli che hanno voluto condividere con me questa cosa; no, non è davvero poco. Sicuramente il TB non sarà mai un top blog ed è pure ben lungi dal desiderarlo; il contatore di Wikio lo tengo praticamente per ironia. Però i risultati sono questi, e la finisco qui prima che comincino a spuntarmi le prime bolle dell'allergia ai bilanci, una benefica malattia dalla quale non intendo minimamente guarire.

Piuttosto, visto che oggi è la Festa del Treggia's Blog, occorre festeggiare adeguatamente; e "adeguatamente" non può che significare una bella Treggia di quelle sode, anch'essa inseguita nei giorni scorsi (si vede che è un periodo di inseguimenti!) ma, fortunatamente, fermatasi in un'officina dopo poche centinaia di metri dall'avvistamento. Quasi volesse dirmelo: Ehi, io mi fermo sí, però tu mi fai la festa il primo di giugno. Detto, fatto; ed eccovi questa brilluccicante Fiat 1100 TV del 1957. Non importa il link alle tabelle delle targhe; siamo a pochi esemplari da FI 100000 (la famosa 500 del Brandini andata persa con l'alluvione del '66), e quindi per forza i quell'anno. E pure con una targa parecchio bellina. Che si vuole di più, per festeggiare il secondo anniversario del TB? Con la speranza che tutti quanti voi vogliate festeggiarlo assieme a me, con un semplice pensiero e continuando a seguire il blog e a mandarmi le vostre tregge. Qui avranno sempre posto!