Visualizzazione post con etichetta VW Typ 1 (1939-1967). Mostra tutti i post
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giovedì 14 aprile 2016

Il segnale di un nuovo inizio



Si ricomincia. Il segnale definitivo per il nuovo inizio mi è stato dato proprio oggi, nel primo pomeriggio: sono uscito di casa per andare a prendere l'autobus e, zàc, ecco che cosa mi sono trovato davanti agli occhi. Ed ecco l'antico gesto del Treggista: aprire lo zaino, tirare fuori la fotocamerina digitale, e via. La Treggia, impietosita o sdegnata che fosse, ha deciso di venirmi a trovare lei davanti a casa, visto che da tempo quasi sembravo non curarmene più, lasciando passare fior di roba che, a ripensarci, mi vien voglia di tirarmi i nocchini da solo. Non solo un Typ 1 risalente a qualcosa non molto dopo il 1° marzo 1963, (secondo le tabelle di Targheitaliane, visto che in questo caso il Bollonet ACI ha dato forfait), ma la vera quintessenza della Treggia. Un orgoglioso ammasso di ruggine di cinquantatré anni, la mia stessa età (non sarà anche questo un segnale ?), sedili sderenati, marmittone ancor più arrugginito del resto, il salutare menefreghismo totale verso le rileccatüre dei radunini, le carabattole quotidiane sul sedile posteriore. Il proprietario di questa meraviglia è uno che si serve del suo mezzo e che ci gira. Altro che Quattroruote.


Naturalmente, la Meraviglia® è finita immediatamente nel Logo del TB e credo proprio che ci resterà a lungo. Mi dispiace un po' per la povera DeLorean, che si è ritrovata a vivere il periodo più buio del blog; immagino quanti avranno pensato (facciamo cinque o sei, vah) che, oramai, il Treggia's Blog era un ricordo del passato. Il problema è che l'ho pensato anche io: il fatto è che, per motivi che sarebbe del tutto ozioso spiegare, da quasi un anno il Vs. Treggista Preferito® (come usavo autodefinirmi) è totalmente appiedatoE quando dico appiedato, il termine deve essere preso alla lettera e sul serio: non ho nemmeno una bicicletta. Chilometri su chilometri a piedi, che peraltro mi hanno fatto perdere una caterva di chili riportandomi al peso che avevo a trent'anni (kg 89 per la precisione, considerando che sono alto oltre un metro e novanta). La Plog ha dato forfait il 16 giugno 2015; ed è stato un grande dolore. Come se proprio, per me, le macchine fossero terminate con lei. E anche, naturalmente, perché, in confronto alla mia situazione finanziaria, la Grecia sembra il deposito di Paperone. L'autodefinizione si trasformerà quindi opportunamente in vs. Treggista Preferito Appiedato® (TPA). Per naturale legge di contrappasso, il Treggia's Blog ricomincia proprio che l'Appiedatura è stata oramai sancita dalla necessità, dalla prassi e, perché no, anche dalla salute; l'universo automobilistico, per il sottoscritto, saranno d'ora in poi soltanto le Tregge incontrare per l'Universo. In fondo, è come tornare alle origini, da bambino; a sette o otto anni la patente non ce la avevo di certo, e  a dire il vero non ci avevo nemmeno una Polaroid.


Tornando alla Meraviglia®, e a proposito di leggi del contrappasso, non mancheràssi di notare il curioso particolare inserito in un complesso così piacevolmente e treggescamente ossidato: ebbene sì, in codesto autentico monumento alla ruggine, ammirate i cerchi in lega che sono stati apposti alle ruote. Il proprietario di questa autovettura non è un automobilista: è un genio. Fosse stato lì, lo avrei abbracciato quasi in làgrime.

Per forza di cose, il commento musicale a questo post del Nuovo Inizio non poteva essere che uno e uno solo. Anche perché, non so come dire, l'interprete della canzone che segue mi ricorda un po' questa autovettura che è diventata già storica in mezza giornata! Ovviamente, mi auguro che il buon Adriano Pappalardo non sia oramai arrugginito; però, va detto, la sua somiglianza con un Typ 1 del '63 è più che notevole.



sabato 6 giugno 2015

INSCO propheta in patriā



Il nostro INSCO, notissimo globetrotter, ci ha abituati a fornirci tregge provenienti dai posti più impensabili (sintetizzati con il toponimo Assurdistan). Però, come tutti non sanno, Egli è nativo di Gràssina, nel comune di Bagno a Ripoli (in serbo: Риполска Бања, in ungherese: Ripólybánya, in catalano: El Bany de Ripoll). Una località che ha nell'accento la sua autentica maledizione, dato che parecchi forestieri dicono Grassìna e, in tempi di ossessione per la linea, questo può comportare dei problemi. A Gràssina, invece, si preferisce la linea 32 dell'ATAF, vero simbolo identitario che la distingue dall'odiatissima Antella (servita dalla linea 31). Insomma, tutto questo per dire che INSCO, stavolta, è stato profeta in patria e ci spedisce queste foto notturne dal natìo borgo selvaggio nelle quali si può ammirare questo Typ 1 ravennate ai limiti del "Maggiolino", dato che, secondo l'ACI, risulta immatricolato il 1° gennaio 1967. Il 1967 è infatti l'anno in cui nasce "ufficialmente" la denominazione di "Maggiolino" in Italia. 


In un colpo solo, quindi, INSCO fa il propheta in patriā, becca un "protomaggiolino" e, perché no, anche una targa di tutto rispetto del tipo "a scalare di due" (145 - 143). Io ho sempre sostenuto che il ragazzo ha della stoffa, oltre ad essere munito di un'attrezzatura fotografica quasi profèscional. Si dedicasse un giorno a fotografare tregge come si deve, invece che orripilanti pasti preconfezionati sugli aeroplani (vere e proprie tregge alimentari), sarebbe cosa buona e giusta. Ma tant'è, e INSCO ce lo pigliamo così com'è e, vista la sua predilezione per i rioplani, gli si dedicherà perfidamente un vecchio brano & strappalàgrime degli Albatros ispirato nientepopodimeno che ad un volo Alitalia: Volo AZ 504. Un caposaldo del trash italico interpretato tra gli altri da un giovane & ingravidatore Toto Cutugno.



mercoledì 3 giugno 2015

1981: quadretto estivo in via Faentina



Parecchio interessante questa immagine proveniente, come si vedrà meglio in seguito, dall'estate del 1981. Un quadretto di vita quotidiana nella Firenze di quegli anni: il tipico bus arancione (che stava sostituendo quelli verdi, peraltro ancora normalmente in servizio come mi ricordo bene da ragazzo) della linea 1 sta percorrendo via Faentina oltrepassando una Volkswagen parcheggiata in primo piano.

Ce n'è di che parlare, accidenti. Cominciamo subito dall'autobus, che è lo storico Fiat 418BCF che ha fatto viaggiare non soltanto i fiorentini, ma gli abitanti di molte altre città italiane tra la seconda metà degli anni '70 e la prima degli anni '80. Quello che si vede nella foto, la vettura 2926 con tanto di pataccone obbligatorio che in quegli anni prescriveva la velocità massima degli autoveicoli, è munito addirittura di una targa "FI 80" quadrata (FI 803599) che ce lo rende pressoché prezioso.

Ogni volta che, qua dentro, s'incontra una "FI 80" quadrata occorre ricordare che si tratta delle targhe fiorentine più rare da vedere, dato che ne furono emesse soltanto 3999  tra la fine del 1975 e l'inizio del 1976: in pratica, le "FI 80" quadrate sono le ultime emesse a Firenze e provincia (FI 800000 - FI 803999). Con la targa FI 804000 cominciò la peraltro breve stagione delle targhe arancionere componibili.

Ma la storia dettagliata di questa immagine ce la racconta direttamente la sua fonte, vale a dire l'inBus club. La foto fu scattata infatti nel 1981 da un socio del Bus, Bruno Principe. Si viene quindi a sapere che la vettura 2926 raffigurata era stata immatricolata il 30 dicembre 1975. Rimase in servizio a Firenze addirittura fino al settembre del 1998, quando fu venduta (anzi: alienata) all'AMT, la municipalizzata di Catania che la reimmatricolò con targa ZA190HZ. La vettura 2926 terminò definitivamente la sua corsa il 31 gennaio 2006: trentuno anni di trasporti urbani.


Nella foto sopra, un Fiat 418BCF gemello (la vettura 2906, probabilmente appartenente allo stesso lotto).

La Volkswagen della foto ha pure la sua storia ben precisa: era infatti, come si specifica nella fonte, proprio la prima auto dell'autore della foto, il sig. Bruno Principe. Nella fonte si afferma che la vettura sarebbe un "VW 113 Maggiolino del 1963"; ma dalla targa del Typ 1 (non ancora "Maggiolino", a rigore filologico) si leggono le prime cifre FI 2607... che riportano l'immatricolazione al 1964.

venerdì 20 dicembre 2013

Via Malaccio



Pochi minuti fa, Mark B. mi manda un laconico messaggio corredato da una foto: "10 minuti fa traversa Via Malaccio". Non so se al grande pittore Tommaso di Ser Giovanni di Mone Cassai, detto Masaccio (da "Tommasaccio") sarebbe dispiaciuto; forse no, almeno a giudicare di quel che ne scrisse Giorgio Vasari ("Fu persona astrattissima e molto a caso, come quello che, avendo fisso tutto l'animo e la volontà alle cose dell'arte sola, si curava poco di sé e manco d'altrui. E perché e' non volle pensar già mai in maniera alcuna alle cure o cose del mondo, e non che altro al vestire stesso, non costumando riscuotere i danari da' suoi debitori, se non quando era in bisogno estremo, per Tommaso che era il suo nome, fu da tutti detto Masaccio. Non già perché è fusse vizioso, essendo egli la bontà naturale, ma per la tanta straccurataggine.") Morì a soli ventisette anni (esattamente come suo padre), e in quei brevissimi anni della sua vita fece in tempo a diventare uno dei maggiori artisti della Storia; e poiché il Dio de' Bivi è pur sempre un Dio, ci manda questa cosa qui esattamente il giorno prima dell'anniversario della sua nascita (era nato il 21 dicembre 1401 a Castel San Giovanni in Altura, oggi San Giovanni Valdarno). L'adorabile refuso di Mark B. dà un po' l'occasione di ricordarlo, cosa che non fa mai male.

Nella "traversa di via Malaccio", il suddetto ha trovato qualcosa che proprio non è malaccio, vien fatto di dire. Un Typ 1 immatricolato verso la fine del 1963, anche se l'AdE e l'ACI riportano il consueto e posticcio "1° gennaio", e del quale ancora non s'era avuta notizia. Ora che ci penso, domani 21 dicembre è anche il compleanno della Piasintëina, e assieme a me le fanno gli auguri tutti i Treggisti Militanti® del presente, del passato e del futuro!

martedì 10 dicembre 2013

Käfer-Reform!



I primi due "Tipi" della Volkswagen -Typ 1 e Typ 2- sono tra gli automezzi più famosi e venduti della storia dell'automobile; logico che, nel TB, abbiano un posto d'onore. Entrambi sono presenti fin dal primo giorno del blog (il 1° giugno 2009); per vari motivi, però, finora erano stati categorizzati in un modo assai imperfetto. La nuova e più accurata categorizzazione è toccata nei giorni scorsi al Typ 2; ora tocca al Typ 1, vale a dire a ciò che finora è stato definito tout court "Maggiolino".

Per festeggiare questa importante Reform del TB è stato scelto un esemplare (fornito da Mark B.) immatricolato il 15 febbraio 1973, che si fa notare per la sua targa assolutamente fuori dall'ordinario; al tempo stesso, è anche la prima autovettura di questo modello che viene inserita sin dall'inizio con l nuova categorizzazione.

Ma in che cosa consiste, esattamente? In realtà, è stata mantenuta piuttosto semplice e basata in modo da eliminare una sorta di "errore storico", anche se -va detto- è piuttosto facile, anche ad un occhio non allenato, riconoscere i "Typ 1" veramente antichi da quelli più recenti. La nuova categorizzazione si basa sul fatto che non tutti i "Typ 1" possono essere definiti "Maggiolino"; anche se questa è la prassi comune, e non si esiterebbe a chiamare "Maggiolino" neppure un esemplare degli anni '40, è soltanto in una brochure pubblicitaria del 1967 (corrispondente al "restyling" del 1968) che, in Germania, si cominciò a chiamarlo der Käfer. Da allora, ma solo da allora, può essere chiamato "Maggiolino".

Il termine Käfer è stato reso in italiano con "Maggiolino" forse perché "suona meglio" e contiene un riferimento al mese di maggio; ma, in lingua tedesca, significa genericamente "coleottero" e, per il resto, può indicare sia lo "scarabeo" che lo "scarafaggio". Concordo che chiamare una vettura "scarafaggio" non sarebbe stato granché, ma è quel che hanno fatto in Spagna, dove si chiama proprio Escarabajo. Anche l'inglese Beetle ha piuttosto questo significato (nei paesi anglosassoni lo si chiama anche Bug, termine generico per "insetto"). Per i francesi, sempre così jolis, è invece Coccinelle. Proseguendo un po' con le varie lingue, si potrebbe dire che in greco si chiama Σκαθάρι ("Skathari", ovvero "scarabeo"); in finlandese, invece, chissà perché è il Kupla. In Ungheria si chiama Bogár e sembra quasi il nome di un famoso attore; in Islanda, invece, si chiama Bjalla, traduzione pedissequa di Käfer. In Romania lo chiamano invece "ranocchio": Broasca; ancor più curioso, e poco rassicurante, è il modo in cui lo chiamano in Nigeria (ovvero Catchfire "prendi-fuoco"). Mi fermo qui; chi volesse saperne di più, vada a questa pagina di Wikipedia in lingua náhuatl, che contiene veramente tutte le denominazioni. Non c'è da stupirsi per il Náhuatl: in Messico, con il loro Vocho, se ne intendono di Maggiolini e hanno un posto importantissimo nella storia di questa autovettura.

La nuova categorizzazione, in pratica, distingue gli esemplari che vanno dal 1939 al 1967 (indicati esclusivamente come "Typ 1 1939-1967") da quelli costruiti dopo il 1967, indicati come "Typ 1 1967-2003 (Käfer - Maggiolino)". Non è stata quindi fatta alcuna distinzione per il cosiddetto "Maggiolone", distinzione esistente solo in Italia e applicata in origine soltanto ai modelli "1302" e "1303" (che non indicano la cilindrata!), ma che poi fu generalmente estesa a tutti i modelli via via più recenti. Tuttavia, in alcuni post più vecchi ho usato tale denominazione nel corpo del testo, e tale rimane; sicuramente, però, non la userò più o comunque con molta parsimonia. 

In una sua mail, Simone B. mi ha suggerito un'ulteriore suddivisione tra il 1978 e il 2003, quando la produzione avvenne esclusivamente in Messico. Simone afferma che gli appassionati & superesperti del Typ 1 riescono a distinguere nettamente tra esemplari tedeschi e Vochos messicani; ma mi sembra che sia un'affettazione in un blog come questo, che non è dedicato solo al Maggiolino. Ricordiamo comunque che l'ultimo Maggiolino della storia uscì dalla fabbrica di Puebla il 30 luglio 2003.

Prima del 1967/68, in Italia, lo si chiamava semplicemente "la Volkswagen", con le varie pronuncie regionali (a Firenze, ad esempio, era Vusvàghe o Vusvàghen); solo pochissimi, per ovvi motivi, erano capaci di pronunciarlo correttamente in tedesco ['folks"va:gn]. Più volte nel TB ho ricordato che "la Volkswagen" era anche la comune denominazione pubblicitaria; in Italia nessuno lo chiamava "Tipo 1". Si doveva chiamare, in origine, KdF-Wagen, ove "KdF" è la sigla di Kraft durch Freude, "Forza attraverso la gioia", l'organizzazione dopolavoristica nazista cui in origine era stata assegnata la diffusione della vettura tra i lavoratori tedeschi e l'organizzazione dello schema di accantonamento sui salari che permise, con il suo gettito, di costruire gli impianti diWolfsburg. Le indicazioni sulle sue caratteristiche furono un'idea diretta di un noto progettista, tale Adolf Hitler: costui diede ordine all'ingegner Ferdinand Porsche di studiare una vettura che costasse 1000 Reichsmark, consumasse 7,5 litri di carburante ogni 100 km e fosse capace di trasportare cinque persone (vale a dire la "famiglia") oppure tre soldati e una mitragliatrice.

Nel TB, l'esemplare più vecchio sicuramente identificabile è questo, pubblicato il 18 luglio 2012:


 È stato immatricolato il 4 aprile 1961. Si tratta di un ritrovamento di Mark B.

Per quel che riguarda gli esemplari visti e fotografati di persona, il più vecchio è invece questo, pubblicato il 12 ottobre 2009 (ma la foto è del 27 settembre dello stesso anno):


È stato immatricolato il 7 febbraio 1962.  Batte di pochissimo questo (post del 21 gennaio 2010), immatricolato il 26 febbraio 1962.  Grazie a "Bollonet", la pagina ACI per il pagamento del bollo, è invece possibile risalire al 5 giugno 1963 per l'immatricolazione di questo esemplare:


Si tratta sicuramente di alcuni tra gli esemplari di Typ 1 più vecchi di Firenze e provincia, ma prosegue la "caccia" a quello che forse è il più vecchio ancora in circolazione: un esemplare targato FI 128367, di un qualche giorno del 1960. È stato da me avvistato una volta, circa tre anni fa, sul Ponte Rosso mentre attaccava la Bolognese, ma purtroppo mi è stato impossibile fotografarlo. Ma nessuno demorde.

domenica 7 aprile 2013

Tregge alluvionate


Era il 4 novembre 2009 quando, in un impeto "anniversariale", volli mettere sul blog le foto di alcune automobili rimaste vittime, al pari delle persone, delle opere d'arte, dei libri e di tutto il resto, dell'Alluvione di Firenze.  Tornando oggi sul blog da "Appiedato" (si veda il post precedente), ho pensato che -per forza di cose- il TB dovrà ricorrere maggiormente all'iconografia trovata in Rete (al pari di quella "cinematografica"); e quella della suddetta Alluvione del 4 novembre 1966 è abbondante assai. Ho quindi istituito la nuova categoria delle Tregge Alluvionate, che ci riportano indietro ad un evento assai tragico della storia di Firenze ma anche ad un intero parco macchine che andò distrutto quando le attuali tregge erano...giovani.

La foto che vedete è abbastanza famosa, peraltro; mosta un Maggiolino rimasto sommerso, e successivamente, impantanato in lezza fanghiglia proprio su un lungarno, di fronte a San Niccolò. Certo, che venirsene a finire così da Ascoli Piceno dev'essere stata una disdetta per il povero Maggiolino, la cui targa (AP 41505) ci riporta al 1963. Dopo soli tre anni il povero Maggiolino terminò la sua corsa in riva all'Arno, e che bella riva doveva essere in quei giorni...a pensarci bene, sono pure io del 1963 e quindi la cosa mi coinvolge parecchio.

sabato 27 ottobre 2012

Sfide a distanza



"Sfide a distanza"? In realtà, tra i Treggisti Militanti® non v'è, usualmente, alcuna sorta di rivalità. Tutt'altro; il Treggismo Militante® affratella, non divide. Fatto sta, però, che a volte accadono fatti curiosi; tipo Mark B. che mi manda un paio di fotografie di un bel Maggiolino in zona Campo di Marte proprio nello stesso giorno in cui, passando, il sottoscritto becca la stessa macchina. Ed eccola qui, in tutto il suo splendore ed anche con un ben preciso sospetto (anzi, una certezza): quella di trovarsi di fronte a un Maggiolino molto, molto più vecchio della sua targa. La quale si trova giusto al limitare delle targhe quadrate fiorentine, e quindi nel 1975; ma l'aspetto del Maggiolino fa pensare a una vettura di almeno una decina d'anni prima (e, quindi, di un autentico Typ 1 "pre-Käfer"). Nulla di strano; allora, al passaggio di proprietà tra provincie diverse, si doveva provvedere obbligatoriamente ad una nuova immatricolazione.

mercoledì 18 luglio 2012

Alter Typ 1, wie himmelblau...


Proseguendo coi ritorni, eccoci finalmente al noster semper noster Mark B. e alla sua capolavoroteca inesauribile. Stavolta siamo alle prese con un Typ 1, ma come di consueto nel caso del suo contributore, non è un Typ 1 qualsiasi: è, infatti, del 1961 e si piazza saldamente al primo posto per quanto riguarda gli uralte Florentiner Käfer di quando il "Maggiolino" non esisteva ancora. C'è però da dire che io stesso, coi miei occhi e anche con qualche giustificata bestemmia, mi son visto una volta sfuggire sotto il naso (al Ponte Rosso, proprio mentre imboccava la Bolognese) un "Tipo 1" targato FI 12....., che poi non ho mai più ribeccato in giro. Comunque sia, qui siamo davvero alla preistoria delle Vusvàghe a Firenze, anche se non è escluso che qualche eccentrico ne abbia acquistato qualcuna già negli anni '50. Come è noto, e anche se all'epoca il carburante costava poco, i "Tipi 1" e i successivi Maggiolini hanno mantenuto per tutta la loro lunga storia una caratteristica saliente: quella di bere come spugne. Indistruttibili, ma l'indistruttibilità deve pur avere un prezzo. Questo Typ 1 stravecchio presenta uno dei più tipici colori del suo tempo che fu: quella specie di grigio-celeste che, forse, riproduceva il cielo di Wolfsburg in una bella giornata di luglio o in una pessima di novembre, a scelta. Tanto erano uguali.

mercoledì 4 aprile 2012

La prova d'amore





Qualche giorno fa, qualcuno se ne ricorderà, avevo annunciato di essere in partenza per Piacenza. Ci mancavo da qualche mese, per motivi non gradevoli; beh, sicuramente esserci potuto tornare è stato una bella cosa, per più di una ragione. A Piacenza, naturalmente, abita la celeberrima Piasintëina; e gli aficionados del TB avranno da tempo capito che con costei ho una liaison che dura oramai da diversi anni. Liaison che ha seguito anche la nascita e l'evoluzione del Treggia's Blog, dato che la suddetta era presente non soltanto il primissimo giorno del blog (il 1° giugno 2009), ma addirittura la sera prima quando ho fotografato la "Numero 1". Oltretutto, è autrice anche di non poche foto; insomma, love me treggingly le potrei dire.

Prova d'amore? La devo un po' spiegare. Chiaramente, tra di noi, le prove d'amore oramai non possono essere nel senso più comune del termine, dato che entrambi abbiamo già passato da un po' l'adolescenza. Lo vedete questo splendido esemplare di Typ 1 piacentino del 1966? Beh, per l'ennesima volta è stato fotografato esattamente davanti casa della Piasintëina, nella solita e quietissima stradina alberata che già ha fornito al blog alcune tregge di notevolissima fattura. A questo punto il sospetto è ben preciso: la Piasintëina, nottetempo, prima che arrivi va a scovarmi le tregge, le preleva e le sistema a dieci metri da casa, perdipiù nella strada dove usualmente parcheggia la sua macchina. Non sarebbe altrimenti possibile che, dopo sette mesi che non mettevo piede a Piacenza, zàc, la prima cosa che faccio è trovare una vettura del genere comodamente piazzata appena scese le (tante) scale di casa. Vi può essere prova d'amore più meravigliosa per un Treggista? Come si suol dire, Iddio li fa e poi li accoppia!

giovedì 21 luglio 2011

La P7






In Italia, un numero dopo una lettera "P" riporta generalmente a cose alquanto disdicevoli: P2, P3, P4...; ora, non è che una targa pisese sia poi poi tutto quel granché, però pur sempre e incommensurabilmente meglio di tutti i troiai massonici, golpisti e affaristici cui ci siamo purtroppo dovuti abituare. Eccovi dunque una più rassicurante P7, che poi sarebbe PI 7 25 25: un Tipo 1 "pre-Käfer" di tutto rispetto, situato tra il 1965 e il 1966. Lo debbo ad una circostanza abbastanza curiosa: un passaggio dato a due lavoratori napoletani dopo che avevo, una domenica sera, riaccompagnato la Piasintëina alla stazione di Rifredi. Costoro dovevano andare in un luogo collinare del tutto sprovvisto di mezzi pubblici, ed allora ecco la buona azione del Treggista, quasi da Giovane Marmotta. Ricompensata a dovere, come si può osservare!

lunedì 30 maggio 2011

Come funziona un inseguimento



Il 2011 delle Tregge perdute e ritrovate prosegue con questo bellissimo Typ 1 per il quale non c'è bisogno di link all'anno di immatricolazione: sembra infatti che le Tregge udinesi in circolazione a Firenze (e presenti nel blog) siano tutte del 1965, tutte targate UD 11... e tutte verdi. Volendo, il Treggismo Militante® ha parecchi punti in comune con la Cabala.

Treggia perduta-e-ritrovata, dicevo; sí, perché il Tipo 1 "pre-Käfer" furlàn mi era già sfilato sotto il naso almeno un paio di volte, e sempre "in zona mia". A questo punto, però, è bene spiegare che cosa esattamente significhi "sfilare sotto il naso" nel gergo del Treggista. È la situazione maggiormente generatrice di mòccoli che si possa presentare: la vettura che ti proviene in senso opposto, sull'altra corsia, senza nessuna possibilità né di beccarla al volo né di mettersi dietro all'inseguimento. E se non c'è il caso fortuito che si fermi per qualche motivo, è persa; questo, giustappunto, era sempre avvenuto con questa sfuggente e circolantissima autovettura. Fino a pochi giorni fa, quando l'ho vista sì sempre in giro; ma, stavolta, ero dietro. E è scattato l'inseguimento. Il Treggista Militante è spesso costretto a decisioni in un picosecondo; o si va, o non si va. Sfoderamento della Kodak, accensione, guida con una mano sola e che Iddìo (de' Bivi) ce la mandi bòna.

Come funziona un inseguimento? Prima di tutto, non bisogna mai demordere, nemmeno se non c'è il classico semaforo rosso (uno dei più preziosi alleati che si abbiano). In questo caso, verde era la macchina e verdi tutti i semafori; e, allora, le prime due foto che ho scattato erano di questo meraviglioso tenore, che credo non spiacerebbe ai padri del Surrealismo:


Foto 1: Vista su rotonda e casermone con tetto di Tipo 1

Foto 2: Stile curva parabolica 24 Ore di Le Mans '72

Di solito elimino i "tentativi" effettuati durante un inseguimento, anche perché si tratta generalmente di fotografie raffiguranti caviglie di scooteristi, fogliami d'alberi spelacchiati, cartacce di Kinder Bueno sul marciapiede, manifesti della XII Sagra del Tortello e via discorrendo; però, stavolta, mi sono accorto che tali tentativi esemplificavano alla perfezione quel che davvero avviene durante un inseguimento treggistico. Poi c'è stata una via trafficata che ha rallentato la circolazione e che mi ha permesso di prendere le due foto "ufficiali", quelle che si vedono in alto.

domenica 24 aprile 2011

...perché avevamo un Maggiolino nel cortile...



Il recente "scoppio del computer" che ho avuto mi ha provocato non pochi problemi anche dal punto di vista treggistico: vittime senz'altro più illustri, purtroppo, sono state le supertregge della corsa storica "Firenze-Fiesole" del 14 marzo 2010, che sono irrecuperabili. Per fortuna quelle più interessanti sono state già inserite, ma per il resto mi toccherà recarmi di nuovo ad una Firenze-Fiesole (si parla oramai del 2012) per vedere se quelle perdute saranno di nuovo presenti.

Anche le "tregge genovesi" inviatemi in grandissima abbondanza dall'amico Fabrizio hanno sofferto parecchi danni a causa della disavventura informatica (che sta peraltro rallentando gli inserimenti come non mai, cosa che sicuramente tutti i treggiaficionados avranno notato; ma lentamente si sta tornando alla normalità). In attesa che Fabrizio-Faber mi rispedisca tutto l'immenso materiale che ha raccolto (e per il quale, lo ripeto, sarebbe necessario un blog a se stante), ho recuperato alcune "tregge sfuse" che mi ha inviato, vale a dire non contenuti in pesantissime "Jumbomail" a scadenza (e, ovviamente, già scadute). Nel recupero, peraltro, mi sono accorto di avere effettuato una clamorosa omissione: mi era infatti sfuggita proprio la prima mail di Fabrizio, del 7 dicembre scorso, dove tra le altre cose mi rivelava un particolare assai curioso e impressionante relativo a certe coincidenze col mio passato e con la città di Genova. A volte penso seriamente che, fra un po' di tempo, io e Fabrizio scopriremo di essere cugini neppure tanto lontani...

Da questa prima mail recuperata ecco due "protoperle fabriziane": sembrano la stessa autovettura, ma non lo sono. La prima è il "Maggiolino nel Cortile", del 1963; tanto per continuare con le "coincidenze", si direbbe, visto che nel 1963 ci sono nato anch'io. Una sistemazione "deandreiana" par excellence, anche se nella Domenica delle salme Faber, assieme al suo amico De Andrade, tiene qualcosa di leggermente diverso da un Maggiolino. Ritengo a rigore inammissibile che qualcuno non conosca una delle canzoni fondamentali del XX secolo in lingua italiana e il relativo videoclip-capolavoro di Gabriele Salvatores; però, se per caso qualcuno non li conoscesse, sarà meglio farglieli conoscere alla svelta:


L'altro Maggiolino è dell'anno dopo (1964), e dall'andamento delle targhe si può osservare come, all'epoca, Firenze e Genova fossero in perfetta parità; poi Firenze ha effettuato uno scarto irresistibile (alla fine delle targhe progressive, nel 1993/94, era avanti su Genova di un'infinità). Il bello gli è che, come informava correttamente Fabrizio nella sua prima mail, entrambi i Maggiolini sono stati colti nello stesso quartiere genovese!

sabato 13 novembre 2010

Il topo di campagna






Tutti conoscono la fiaba del topo di campagna e il topo di città. E poiché i vecchi Tipi 1 (quelli vecchi sul serio, dico: questo è del 1964) hanno un aspetto decisamente...topesco, la cosa ci sta notevolmente bene. Topesco non solo per l'aspetto, ma anche per il colore: e non v'ha dubbio alcuno che siamo in campagna sul serio.

Un parcheggino (privato, che ho ovviamente e impunemente violato) che si è rivelato un vero e proprio accumulo di tregge: succede non di rado nelle campagne toscane, che del resto sono il luogo di origine delle tregge vere e proprie. Tant'è vero, che nel post si scorge anche un Mezzosacco, e ce n'erano diversi altri assieme ad altre vetture e vetturette non disprezzabili.

Nella foto sotto, il Topo di Campagna è ritratto meglio assieme al suo Mezzosacco di compagnia (con tanto di targa felsinea):


Potessi liberamente andare in giro per le campagne, chissà quant'altri tesori del genere troverei. Intanto pigliamoci questo, pure con la sua bella targotta a scarto di 200 (262 062).

mercoledì 24 febbraio 2010

Formentagna (o Bretagnera?)



Questo è il primo tentativo di tregge a confronto che viene effettuato su questo blog: tròmbino le trombe e tamburéggino i tamburi! Il confronto in questione, tra due "Tipi 1" squisitamente open air, avviene tra Cristina la Meharista e il sottoscritto.

Il primo maggiolino, quello in alto e di colore celeste, è stato ripreso a Formentera (isole Baleari) da Cristina, e ce lo mostra su una meravigliosa spiaggia, presumibilmente a cuocere sotto un sole implacabile.

Il secondo, quello rosa, è stato invece ripreso dal sottoscritto nel 2002 nella ventosa isola di Ouessant, in Bretagna, in un clamoroso anticipo, o prodromo, di quel che un giorno sarebbe stato il Treggia's Blog. Come dire: se ne vedevano già i germi subliminali. Era una giornata assolutamente splendida, di prim'agosto, con una canicolare temperatura di venti gradi (per quelle latitudini assolutamente insolita).

Celeste e rosa: quale preferite? Votate per la celeste mediterranea o per la rosa nordica? La mail la sapete!

giovedì 21 gennaio 2010

La legge del 17






Ed eccoci tornati finalmente a Firenze, in questo mese di gennaio decisamente "piacentino" dal punto di vista treggistico. E ci si torna, a Firenze, con una sorta di smentita. Solo pochi giorni fa avevo infatti annunciato un rallentamento nei Maggiolini, ma davanti a un Käfer del genere l'eccezione è d'obbligo. Qui siamo di nuovo in un tempo remoto, con una delle più vecchie targhe fiorentine che siano presenti nel TB: soltanto di pochi numeri superiore all'altro Maggiolino-record.

Pare quasi che a Firenze, attorno al 1962 e ai tempi del FI 17, ci sia stata una recrudescenza di Maggiolini; e trovarne ancora due in circolazione (anzi, facciamo tre, nonostante la perniciosa ritargatura) dopo quarantotto anni, dà davvero da pensare sulla robustezza miracolosa di questo automezzo. In circolazione, dico, poiché è probabile e plausibile che in qualche garage di collezionisti ve ne siano anche di più vecchi, tirati fuori per gli autoraduni d'epoca che però dal TB vengono evitati come la peste bubbonica.

È, insomma, una specie di Legge del 17. In circolazione, per ora, di autovetture con targa fiorentina inferiore ancora non ne ho trovate, con il record della "Lancia Appia del Destino" che pure è degli stessi mesi. In questo caso, però, un 17 che porta fortuna e suscita ammirazione non soltanto nel Treggista inveterato; tanto è vero che, mentre provvedevo a fotografare, una specie di capannello di gente mi si è formato attorno trovando del tutto naturale e logico che qualcuno si fosse fermato a riprendere questa meraviglia.

Con la prossima bella stagione, speriamo, anche la legge del 17 verrà infranta; in questo duro inverno, le nonne gli è bene che stiano belle coperte. Solo poche di loro, temprate a tutto, sfidano con nonchalance i rigori del clima: non le ammazzerà mai nessuno. Questa qui la ritroveremo a giro anche fra trent'anni, quando oramai il Treggia's Blog si occuperà delle macchine che ora sono nuove fiammanti ed il Treggista stesso sarà a sua volta diventato una vecchia treggia.

lunedì 12 ottobre 2009

Beetle's Day (3): Blau wie Nachthimmel





Saltiamo a poche ore dopo, oramai a bujo. Di questa stagione comincia a fare scuro presto, troppo presto per i miei gusti; ma le stagioni debbono, ohimé, fare il loro corso. Con ancora negli occhi la meraviglia rossa di poche ore prima, me ne caracollo di nuovo verso casa, solo, la Diana blé accesa e una marea di pensieri in capo; ad un tratto, letteralmente mi ritrovo a non credere ai miei occhi. Un altro. Blé, stavolta. Ritargato, è vero; al posto della targa che gli competerebbe, il proprietario, cascass'Iddio su un pero, dev'essere stato costretto a reimmatricolarlo con un pessimo ZA e qualcosa. Ma, in questo caso, non importa. Qui siamo nelle medesime plaghe temporali di quella prima, e l'eccezione si impone.

Scendo di macchina, in una piazzetta d'Oltrarno. C'è gente, e sono vestito da lavoro. Già non passerebbe inosservato uno che inchioda (o quasi) e si mette a fotografare una macchina; figurarsi vestito con un pile verde pieno di strane patacche e un paio di pantaloni gialli fosforescenti. Come si sa, di solito sono prudente; ma ci son dei frangenti in cui ogni più elementare norma va a farsi benedire. Fotografo beato, incurante dei commenti ("ma quello lì che cavolo fa...?"), lasciandomi trasportare dal Beetle's Day che sta per concludersi. Una giornata gloriosa, un regalo di compleanno, una dichiarazione d'amore a 'sta macchina e a tutte le macchine che sembrano urlare in faccia a tutti: ora e sempre, R........ !

(3. fine)


Beetle's Day (2): Rot wie Blut






Sono le ore 16,50 del 27 settembre 2009 e il giro dei trasporti sociali è terminato. Con la vecchia Ford Fiesta che mi è stata data in dotazione (un'autentica treggia, naturalmente!) me ne sto tornando tranquillamente a casa, ed ecco che interviene il solo e vero dio del Treggista: il Dio dei Bivi. Mi spiego meglio.

La vettura che ho in dotazione è sì una treggia (adeguatamente scassata e con uno sterzo talmente duro che, oramai, lo chiamo lo squarto), ma ha una caratteristica che la renderebbe invidiabile a molti: ci posso andare dove cavolo voglio. Zone blu, zone a traffico limitato, corsie preferenziali, telepassi, aree pedonali, ogni cosa. È una delle piccole godurie della vita essere preceduto dal suvvùn o dallo spaiderino che, alla barriera, devono girare obbligatoriamente dove vuole il Comune, mentre il qui presente, con il suo catorcio, entra impunito nella città proibita. Quindi, quando me ne torno a casa, ho tutti i bivi del mondo. Posso girare a sinistra e farmi tranquillamente una preferenziale passando per il centro, oppure girare a destra e farmi la strada di tutti quanti. Dipende dalle ore. A quell'ora lì, piuttosto inspiegabilmente invero, il Dio dei Bivi (certi savij indiani lo chiamano Bivishnu) mi ha fatto girare a destra. Strada normale. E per la strada normale mi ha fatto incontrare questa meraviglia.

Rot wie Blut, rosso come il sangue. Allegro, dentro, come una primavera clandestina degli Edelweisspiraten. E vecchio come il cucco, stravecchio, e sempre nuovo. In un attimo, il fotogràmmetro del Treggista gli rispedisce un'immagine, la pubblicità vista su un Topolino di cristant'anni fa, dove si invitava a comprare la VOLKSWAGEN magnificando la sua affidabilità e robustezza (segno che il giornalino dovevano leggerlo anche i babbi, e accidenti se lo leggevano). Così si chiamava allora, semplicemente la Volkswagen. O, meglio, la Vusvàghe; così ancora la chiama mia madre. Niente "Maggiolino", niente "Beetle": di Volkswagen non ce n'erano altre. E una macchina che ha avuto una vita del genere con un nome del tutto impronunciabile al resto del mondo, doveva avere per forza qualcosa di straordinario.

Mentre già sto fotografando, da una porta spunta fuori un ometto anziano; gli chiedo se per caso sia sua, e questi mi risponde di no, che non è sua, ma di un amico. E aggiunge che la tira fuori raramente, quel suo amico. Che il Dio dei Bivi, o Bivishnu, li benedica tutt'e due, li porti ancora a far dei bei giri a guardare le ragazzotte del dumila e a bere delle bicchierate di vino rosso, e li mantenga assieme a quell'automezzo.

(2. continua)