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sabato 21 dicembre 2013

Il Balkan Tour ciclistico di Lorenzo: Montenegro (1)



Lorenzo ha attraversato, nel suo tour ciclistisco della scorsa estate, tutti i paesi della ex Jugoslavia; fotografandomi le tregge, forse senza nemmeno rendersene conto, ha fotografato anche le ultime vestigia rimaste di quel grande paese: le automobili Zastava. Le "Jugofiat" sono rimaste ovunque; con targhe differenti, ma sono sempre loro.

Quando è passato in Montenegro, Lorenzo (che ha 20 anni e che non ha quindi ricordi della Jugoslavia unita) si è ad esempio imbattuto nel primo grande successo della Zastava: quella che in origine era la Zastava 600, che fu cominciata a produrre a Kragujevac nel 1955, in perfetta contemporanea col modello italiano. E anche in Jugoslavia spopolò; tant'è che, se in Italia la produzione della 600 cessò nel 1969, in Jugoslavia andò avanti fino al 1985. Logico quindi che se ne trovino ancora così tante, nelle sue varie versioni: le più recenti hanno meno di trent'anni e sono, in generale, tenute come gioiellini.

In Jugoslavia ogni automobile Zastava ebbe un nomignolo; la 600 diventò subito la Fićo (si legge "fìcio"), oppure la Fića (si legge "ficia" e guardate di leggere bene), oppure ancora il  Fiček. Ma dicevamo delle versioni. Ad un certo punto, seguendo sempre il modello italiano, accanto alla 600 fu cominciata a produrre la 750; e questa fotografata da Lorenzo, con targa del distretto di Herceg Novi (che in italiano si chiama Castelnuovo) è proprio una 750. In seguito, lo stesso modello ebbe a differire leggermente dal corrispondente italiano: verso la fine della produzione, infatti, montava anche un motore da 850 cc derivato da quello della Fiat 850 (guarda caso!), che con la sua linea non fu mai prodotta in Jugoslavia. Quando si parla quindi della Zastava 850, è sempre una "simil-600".

La Zastava 600/750/850 è un altro simbolo della ex Jugoslavia. Era veramente una all-purpose car. Quando andai la prima volta in Jugoslavia (nel 1988), ancora era comunissimo vedere le pattuglie della Milicija (la polizia militare federale) girare in Seicento:


Un'altra immagine purtroppo comunissima è stata, ai tempi delle guerre jugoslave e degli assedi di Vukovar e Osijek, vedere i carri armati che schiacciavano senza pietà le automobili; e la maggior parte di queste erano, naturalmente, Zastava. Ho cercato inutilmente un allora famoso filmato in cui si vedeva un tank accanirsi proprio contro una Zastava 600 riducendola a una sogliola di lamiere contorte; come se in quell'immagine volesse davvero schiacciare la Jugoslavia intera e quel che era stata. Quelle immagini non devono essere passate inosservate, se a Osijek (la città della Slavonia sottoposta a assedio nel 1991/92 assieme a Vukovar) è stata realizzata una curiosa e bella installazione, in cui la Zastava 600 si prende la rivincita sul carro armato e lo affonda inesorabilmente:


venerdì 20 dicembre 2013

Il Balkan Tour ciclistico di Lorenzo: Bosnia-Erzegovina



Del Balkan Tour ciclistico di Lorenzo si è parlato all'inizio del mese, ed è ora di proseguirlo addentrandoci idealmente, assieme alla bici del nostro avventuroso amico, nelle complicate lande della ex Jugoslavia. E qui siamo proprio dove, una ventina d'anni fa, imperversava una delle più terribili guerre che si siano mai viste: in Bosnia-Erzegovina. A differenza di Lorenzo che ci è stato in bicicletta, il qui presente in Bosnia ci è stato con più di un'autocolonna di aiuti proprio mentre c'era la guerra (nel 1993 per la precisione); e di autovetture del genere, anche se allora non le fotografavo, se ne vedevano a bizzeffe. Parecchie senza targa e con qualche raffica di arma da fuoco sulla fiancata, va da sé. Ma qui di tregge si parla, e atteniamoci a questo.

Quella che vedete è stata uno dei simboli della ex Jugoslavia. Una Fiat 128, direte; certamente. La famosa "128 jugoslava" prodotta dalla Zastava di Kragujevac, con cui la Fiat aveva stipulato un accordo di produzione fin dal 1953. Ma che cos'era, di preciso, la Zastava?

La storia della Zastava, che in serbo significa "bandiera", comincia in tempi remoti. Esattamente nel 1853, quando a Kragujevac fu impiantata una fabbrica di armi. E per quasi un secolo armi produsse, e basta. Nel primo dopoguerra, con l'impulso dato all'industria nella Jugoslavia socialista, la Zastava iniziò a produrre anche automezzi di uso militare: la cosa curiosa è che l'azienda, seppure recasse il nome ufficiale di Zavodi Crvena Zastava (ovvero "Stabilimenti Bandiera Rossa") si mise a produrre su licenza due autoveicoli militari americani, un camion Ford e la famosissima jeep Willys. Nel 1953, un secolo esatto dopo la sua fondazione, gli "Stabilimenti Bandiera Rossa" stipularono un accordo con la Fiat per la produzione (sempre in ambito militare) della Campagnola; nacque così l'identificazione con la Fiat, durata fino al 2011.

Da allora fu tutto un susseguirsi di "jugorepliche" dei modelli Fiat, dalla 1300 alla 600, dalla 125 alla 850: chi si recava in Jugoslavia, aveva l'impressione di trovarsi in uno strano mondo dove giravano solo Fiat ma con un nome diverso e qualche leggerissima modifica. Persino la Polizia (anzi, la Milicija) girava sulle Fiat "zastavizzate". Si arrivò così ai primi anni '70, quando la Zastava mise in commercio la versione jugoslava della 128: la Zastava 101. Era una 128 spiccicata, ma col baule un po' modificato: fu un successo clamoroso. Talmente grande da non riempire solo la Jugoslavia (che con questa macchina iniziò la sua motorizzazione di massa), ma anche mezzo mondo: sotto il nome di Zastava Skala, infatti, la vettura fu esportata in Africa, in Asia, a Cipro, in Spagna, in Germania e in Belgio.

Una pubblicità della Zastava 101 (con tanto di jugo-pin-up stivalata sul cofano).

Nel 1991, proprio l'anno in cui cominciarono le rovinose guerre che avrebbero dissolto la Jugoslavia, la Zastava decise un restyling del suo fortunatissimo modello: nacque così la Skala 55, che il nostro amico Lorenzo ha fotografato in Bosnia-Erzegovina.

La produzione di automobili a Kragujevac, come detto, è cessata nel 2011; in quell'anno, infatti, la Fiat ha posto termine al suo lunghissimo accordo con la Zastava e ha acquisito completamente gli stabilimenti, dove ora viene prodotta la "500L". In un certo senso, è stato l'ultimo pezzo di Jugoslavia a andarsene. La Zastava non ha cessato di esistere: è tornata all'originaria produzione di armi, da guerra e sportive. Recentemente se ne è sentito parlare, quando le "Forze Popolari Rivoluzionarie" greche hanno passato per le armi due attivisti di Alba Dorata, a Atene, il 1° novembre 2013, servendosi giustappunto di due mitragliette Zastava.

lunedì 9 dicembre 2013

Il Balkan Tour ciclistico di Lorenzo: Albania




Lorenzo B. è un giovanissimo amico nativo di Saronno con il quale ho... un'isola in comune (sicuramente avrete capito quale isola, se seguite il TB). La scorsa estate, Lorenzo ha deciso di farsi una pedalatina, così tanto per sgranchirsi le gambe: è partito da Saronno e è arrivato, in bicicletta, a Istanbul. Ha attraversato Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania e Grecia prima di arrivare alla mèta; circa tremila chilometri tra la fine di giugno e quella di agosto. Poiché mi vuole molto bene (almeno quanto io ne voglio a lui), ha deciso di fotografarmi un po' di tregge notevoli che incontrava per la strada; ed ecco quindi che il TB, grazie a Lorenzo, "sbarca" nei Balcani.

A rigore, seguendo il suo itinerario, si sarebbe dovuto cominciare dall'Italia; ma poiché è serata di Mercedes W123, cominciamo appunto da questa 200D albanese. Così tanto per ribadire che il vostro Treggista Preferito® si è balcanizzato in piena regola. In tutti i paesi balcanici, infatti, la vecchia Mercedes scassata e variamente pittoresca è, si può dire, quasi una componente dell'identità culturale. In quanto paesi di forte e antica emigrazione in Germania, i paesi balcanici hanno sempre mostrato una predilezione per le Mercedes, che venivano spesso acquistate usatissime per pochi Marchi e, poi, portate a immatricolare nei paesi d'origine, con costi mostruosamente inferiori. Sono così diventate parte anche della cinematografia di quei paesi, da Emir Kusturica a Tony Gatlif; insomma, visto che vado in giro a dire che ho una treggia balcanica, eccone subito una balcanica sul serio. Solo che la mia è in condizioni assai peggiori di questa, va detto!

Lorenzo non è un Treggista "professionale" ma, in compenso, è un fotografo coi controcoglioni (anche subacqueo). Inoltre, dev'essere dotato di intuito: magari non sa neanche che l'Albania, ohimé, si è di recente uniformata al "trend" delle targhe alfanumeriche all'italiana (che hanno, orrore, contagiato anche la Francia). L'Albania si ritrova quindi con delle "targhe vecchie" e delle "targhe nuove"; e questa della W123 è, per l'appunto, una targa vecchia ancora con la sigla della prefettura (quella di Tirana). Le sigle (o i numeri) di province, prefetture e dipartimenti sono state le regolari vittime della fregola alfanumerica che ha percorso l'Europa, fra poco vedremo AA 000 AA anche a Andorra o roba del genere (dove la serie verrà esaurita circa nel quarantesimo secolo; in Albania solo nel trentesimo).