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venerdì 21 marzo 2014

Piazzale superstar



Il Piazzale Michelangelo, inutile minimizzarlo, è la vera superstar della Treggia a Firenze. Qualunque treggia più o meno storica (e non solo fiorentina, ma di mezzo mondo) è passata di lì. Oggi, sempre per festeggiare l'arrivo della primavera, a cura del nostro Mark B. il piazzale ci offre questo stupendo esemplare di paleocinquino (o archeomezzosacco) immatricolato nientepopodimeno che il 5 giugno 1962


Andandosi quindi a posizionare tra i Cinquini più vecchi del TB, rinfocola anche la "Saga del 17", una delle categorie più sentite del blog. Si noti, naturalmente, che le foto sono state prese durante un raduno (proprio di 500); a differenza del sottoscritto, Mark B. è infatti un frequentatore assiduo di autoraduni. Differenze di impostazioni; ciò non toglie che, a Mark B., le foto le pubblico sempre. E' un dovere, oltre che un piacere.

venerdì 20 dicembre 2013

La Cinquinata di fine anno



Ogni tanto, come è noto, i Cinquini (o Mezzisacchi) si accumulano alla grande; qua e là si meritano dei post singoli, ma ne avanzano sempre in quantità per una bella smazzata. Essendo giunti alla fine di questo travagliato 2013, ecco dunque a voi la Cinquinata di Fine Anno, nella quale, per una volta, sono mischiate le foto mie personali e quelle di Mark B.

Il posto d'onore, anche perché manda avanti la "Saga del 17" (una delle "invenzioni" del TB cui tengo di più...) spetta alla Modenese immatricolata il 29 maggio 1968 (foto di Mark B.). Curiosamente, tra i Cinquini della "Saga del 17" esisteva già una "MO 17" (questa, immatricolata pochi giorni dopo: il 1° giugno 1968). Che i Cinquini "MO 17" si siano ritirati a Firenze in blocco?...

La Cinquinata di Fine Anno prosegue quindi "tematicamente".

a. Le "Palemmitane"


La Cinquinata di Fine Anno riserva un paio di Palemmitane stabilitesi 'nt'u Nòdde. La prima, ripresa anch'essa da Mark B. sotto la pioggia, è del 1969.



La seconda palemmitana, invece, è "mia" e appartiene ad una piccola treggiaja di tutto rispetto qual è la Stazione di Rifredi (tra parentesi: è stata "beccata" anche da Simone B., che la ha sul suo album in rete). E' stata immatricolata il 21 luglio 1971.

b. La Marchigiana solitaria


Una classica "presa al volo" nel caos del traffico per questa Anconetana immatricolata il 9 ottobre 1970.

c. Le Romanacce


La prima Romanaccia rimpingua le Tregge dell'Isolotto, dato che siamo esattamente davanti al fornaio dove mi servo con gran delizia. Risale al 1972.


La seconda, invece, è stata ripresa da Mark B. con tanto di valigia a mo' di baule (un vezzo che sta cominciandosi a vedere su parecchie 500; ma quando piove come faranno?). Immatricolata il 1° agosto 1972.

d. Fiorentine al volo


Se ne vedono di tutte, riflesse sul parabrezza; ma l'intima essenza di questo Cinquino immortalato di fronte all' U.S. Affrico non muta. Immatricolata il 23 maggio 1969.


Questa qui, invece, dev'essere stata reduce da un matrimonio. Immatricolata il 1° febbraio 1971.


Qualità pessima della foto, purtroppo; è un difetto costante delle "prese al volo". Si riesce comunque a vedere il Cinquino che risulta anch'esso immatricolato il 1° febbraio 1971. Sappiamo così che quel fatidico giorno furono immatricolate in provincia di Firenze almeno 400 autovetture!


Con questa "candida" siamo invece di fronte ad una bella reimmatricolazione. La targa è del 1971, però la vettura risulta immatricolata il 5 luglio 1967 e sarebbe dunque la più vecchia di tutta la Cinquinata di Fine Anno. La dicitura "Nuova 500" ne fa fede!


Questa qua risulta invece immatricolata il 1° ottobre 1971.


Per finire la Cinquinata, ecco a cura di Mark B. un esemplare proveniente dal crepuscolo della 500: siamo oramai vicini alla fine della produzione. L'immatricolazione è del 27 febbraio 1975.

giovedì 19 dicembre 2013

Dietrofront!



Ner màggico mondo der Treggia's Blog può anche capitare di vedersi mandare il retro di una vettura l' 11 marzo 2012:


Questo faceva Mark B. quasi due anni fa.

Due anni dopo, un altro "B.", ma Simone, completa l'opera inviandomi sia il fronte (che vedete sotto il titolo) che la fiancata:


Simone informa anche che la vettura si trova in quel di Prato, e le foto da lui scattate permettono di ammirarla in tutta la sua celestialità. È stata immatricolata il 4 giugno 1962.

mercoledì 4 dicembre 2013

Diritto e rovescio



L'alluvione del 4 novembre 1966 ne mise a centinaia, a migliaia a testa all'ingiù. Quando l'acqua si ritirò, apparve la fine che avevano fatto dopo essere state trascinate dall'acqua vorticosa e sbattute in ogni dove; è quel che accade -anche pochi giorni fa in Sardegna!- con le tante alluvioni di questo paese idrodissestato.

Può sembrare strano, ma una vettura rovesciata è difficile da riconoscere, perdipiù se ha subito anche gravi danni come questa. Viene rovesciato anche il suo aspetto consueto, rendendo problematica la sua identificazione immediata. Da quando sono subentrate le moderne diavolerie tecnologiche, però, anche uno scalzo & gnudo come il sottoscritto può permettersi di manipolare le immagini, cosa prima riservata ai laboratori fotografici; indi per cui, ho rovesciato l'immagine ed è apparso quanto segue:


Una NSU Prinz ridotta a una stiaccèlla. Era stata immatricolata nel 1962.

martedì 3 dicembre 2013

Die Korvette, ja!




Era in vendita, ja, davanti a un centro commerciale vicino a casa mia. A dire il vero, le macchine in vendita ai centri commerciali non sono una novità; non siete mai entrati, che so io, al Fregabèn Ipercenter o allo Svenafamiglie Megamarket, e all'ingresso avete trovato la macchinina alla moda in vendita con tanto di prezzo, quasi da far venir la voglia di metterla nel carrello della spesa e portarsela via? E chissà quanti punti Fragola! Solo che, appunto, si tratta dell'ultimo modello tutto lindo, tutto lustro e tutto standardizzato, con il collegamento Facebook incorporato; è, in realtà, un iPhone a 4 ruote che, all'occorrenza, funge anche da autovetturaa. Stavolta, invece, la macchina in vendita, e con tanto di cartello "vendesi", era questa qua; ciò significa che il Treggista Militante®, a volte, deve mostrare la necessaria elasticità mentale per fermarsi pure davanti al centro commerciale. Altrimenti si potrebbe perdere una cosa come questa Opel GT 1900 che deve aver riscosso più successo delle macchinine moderne superaccessoriate di cazzate: due giorni dopo, infatti, non c'era più. Venduta. Insomma, sono passato al momento giusto, e anche per mandare un po' avanti la famosa "saga del 17".


La Opel GT fu prodotta per pochi anni: esattamente cinque, dal 1968 al 1973. L'esemplare ravennate messo for sale è del 1971. Anche e soprattutto per la sua epoca, è una vettura di gusto e stile assolutamente americaneggiante; in particolare, sembra la versione tedesca (o comunque europea) della Corvette. Die Korvette, ja!, come ho intitolato questo post; e la cosa non è punto casuale. Ricalcata sulla Corvette C "Sting Ray", era stata carrozzata "in coppia" da Chausson e Brissoneau&Lotz; ma la cosa che merita di essere maggiormente notata, è che sia la Chevrolet americana (produttrice della Corvette) che la Opel tedesca facevano parte del gruppo General Motors. Le affinità, quindi, non sono frutto di una coincidenza.


In quei pur pochi anni vendette oltre centomila esemplari, che non sono certamente pochi; inizialmente era stata proposta in due motorizzazioni, la prima da 1100 cc e la seconda (questa) da 1900 cc. In pratica, soltanto la 1900 ebbe mercato (la 1100, fra l'altro, non fu mai importata in Italia); dei 103.000 circa esemplari venduti, solo poco più di 3000 erano 1100. 

La Opel GT 1900 era una piccola bomba e rappresentò uno "stacco" epocale nella produzione della Opel, che fino ad allora aveva realizzato solo tranquille versioni coupé delle sue berline ancor più tranquille. Si narra che per convincere i vertici della Opel a mettere in progettazione e produzione una vettura come questa, ci vollero letteralmente anni. Ben ripagati sia con il suo buon successo commerciale, sia con una carriera sportiva di tutto rispetto (alla Targa Florio del 1971, ad esempio, una Opel GT 1900 sbaragliò, nella sua categoria, le Porsche 911). Chiaramente consumava cisterne di benzina, e non è un caso che andò fuori produzione proprio nel '73, l'anno della crisi petrolifera. Insomma, chi se la è portata a casa dal centro commerciale del Viale Talenti dovrà essere pronto a far visista spesso al benzinajo, se intende girarci.

domenica 14 luglio 2013

La catasta



La foto sopra, i cui credits vi appaiono inclusi, potrebbe essere presa a simbolo della sorte toccata a migliaia di automezzi durante l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Cataste. Cataste inestricabili di macchine accartocciate, schiacciate le une sulle altre e lordate di fango e nafta. Cataste che sfidavano, una volta defluite le acque, la legge di gravità. Cataste che, in alcune strade strettissime del centro, arrivavano ai primi piani come l'acqua dell'Arno poche ore prime.

Nella catasta si riconoscono, da destra: una Fiat 1100 familiare (FI 263701) del 1964 ; una Fiat 850 a cavalcioni di qualcosa e con targa illeggibile; una Fiat 600 su un fianco, anch'essa con targa illeggibile e schiacciata da un camion rovesciato (FI 174293) del 1962, il quale, sia pure in un modo un po' particolare e tragico, manda avanti la "Saga del 17". All'estrema sinistra, quasi a puntellare tutta la catasta, il retro di una 500.

venerdì 25 gennaio 2013

Come nuovo!


Il 2013 sarà senz'altro l'anno delle ripetizioni; non perché sto andando male a scuola (mi piacerebbe parecchio, tra l'altro, dato che significherebbe avere un bel po' d'annetti in meno e sarei tranquillamente disposto a tornare la schiappa che ero nelle materie scientifiche...), ma perché dopo anni di Treggia's Blog è giocoforza rivedere in giro tante e tante tregge già inserite ed è giusto darne un po' conto. Questa qua, debbo dirlo, è una di quelle che mi fa maggiormente piacere di ribeccare; ve la ricordate? Se ve ne siete dimenticati, oppure se quando l'ho messa ancora non conoscevate il TB, eccovela qui.




Era il 5 febbraio 2010 quando si faceva conoscenza di questo che è, con tutta probabilità, uno dei Typ 2 T1 più antichi rimasti in circolazione a Firenze; è, infatti, del 1962 e lo scorso anno ha compiuto quindi cinquant'anni esatti. Tre anni fa non era nelle sue migliori condizioni: doveva, infatti, aver subito un incidente (le tregge, ohimé, non ne sono certo immuni). Tre anni dopo ce lo ritroviamo invece come nuovo, come si può vedere dalle foto: bello restaurato, riparato e davvero splendente nella sua livrea bianca e rossa che è una delle più classiche per i vecchi T1. Si scopre così che è pure debitamente registrato come Classic Veteran Volkswagen presso il "Club Maggiolino Italia":


Insomma, avendo cominciato alla grande i suoi secondi cinquant'anni, non resta che augurargli tanti altri e proficui chilometri. Sicuramente non ne deve aver fatti pochi guidato dal suo interno spartanissimo e inconfondibile:


Tutto questo a dispetto della sua targa, che oltre ad essere sicuramente assai particolare, farebbe letteralmente scappare via chiunque sia in preda alle superstizioni. Un diciassette seguito da due morti che parlano non è mica roba di tutti i giorni!


venerdì 21 dicembre 2012

Torna il 17, la fine del mondo e tanti auguri Piasintëina!






Non so da dove cominciare. E poi, comunque, tanto fra poco finisce 'gnihosa.

Ma sì; cominciamo con il fare gli auguri di BUON COMPLEANNO alla Piasintëina, la quale, con squisito compleanno, lo "festeggia" proprio nel giorno fatidico de' Maya. Non è da tutti compiere gli anni nel giorno della fine del mondo, no?

Come estremo regalo non potevo che farla un'ultima treggia, e mi sono tenuto volutamente questo luminoso Maggiolino proveniente da una radiosa giornata della scorsa estate (e dal 1972), il quale compensa il suo essere pisano (condizione assai, assai peggiore della fine del mondo...) con il ritorno su questi schermi, e all'ora estrema, della sentitissima e antica Saga del 17

In effetti, con che cosa sarebbe stato più opportuno sottolineare quest'ultimo giorno del mondo che con un bel Diciassettone, e per giunta pisano? Un diciassette pisano farà accettare meglio il destino ineluttabile e mayale che ci attende oggi; meglio scomparire con una fiammata, che continuare a vedere pisani in giro. 

Quanto ai compleanni, oggi lo è anche di un altro amico e compagno che a suo tempo rapinava banche a mano armata (facendo, a mio parere, benissimo), nonché di Giuseppe Stalin.

Ok, ragazzi, ci si vede domani!

lunedì 2 aprile 2012

Le tregge di Amici Miei (4): La crocifissione del Melandri


Una delle scene immortali non soltanto dell'Atto II, ma dell'intera saga di Amici Miei, è senz'altro la crocifissione del Melandri. L'architetto interpretato da Gastone Moschin, preso da crisi mistica per amore della bella, prosperosa e superbigotta Noemi (interpretata da una giovane Domiziana Giordano), stavolta fa nientepopodimeno che il Gesù Cristo in una rievocazione pasquale che, senz'altro, fa il verso a quella, famosissima, che si svolge il venerdì santo a Grassina. Al termine della scena, quando scoppia la furibonda procella e il martoriato Melandri viene lasciato in croce (cadendovi con una musata clamorosa) con la Noemi/Maddalena, gli altri scappano precipitosamente; ed è qui che la scena ci interessa anche dal punto di vista squisitamente treggistico. Gli altri amici suoi, infatti, se la telano a bordo di una Fiat 1100 di cui si legge perfettamente la targa. Il fermo immagine, stavolta, è stato effettuato direttamente da Mark B.: anche nel Treggia's Blog si sta formando una combriccola di amici nostri, oserei dire!


Come si può vedere, la 1100 utilizzata da Tognazzi, Noiret, Montagnani e Adolfo Celi per il fugone è targata FI 251717 (il che ne fa una protagonista anche della nostra "saga del 17", qui ce ne sono addirittura due!) ed è del 1964; nella scena deve far figura di vettura seminuova, dato che si svolge necessariamente prima dell'alluvione del 4 novembre 1966. E non è tutto: nella scena si vedono chiaramente anche due Fiat 850, una beige di lato in primo piano e l'altra, grigia, oltre la 1100. Di quest'ultima si intravede la targa, che ad un ingradimento del fermo immagine potrebbe essere AQ 51184 (sarebbe, in questo caso, del 1968 e rappresenterebbe quindi un anacronismo cinematografico). Ma non si vede sufficientemente bene, e quindi non si può essere del tutto certi di avere scovato un blooper.

domenica 11 marzo 2012

Torna la Saga del 17


La Saga del 17 si era un po' "dissagata" da qualche tempo, esattamente dal 23 agosto 2010 quando era stata inserita l'ultima vettura con il diciassette come prima coppia di cifre nella targa. C'è stato un periodo nel TB in cui, dove ci si rigirava, s'incontravano "diciassette" a tutt'andare. Rinovella finalmente questa sentitissima categoria Mark B., che dalle parti di Prào scova non soltanto una "17", ma anche una più che rara Ford Consul Classic del 1962 (l'anno che comprende interamente le targhe da FI 170000 a FI 179999). Una giratina a Prato nella zona indicata, per fotografarla anche davanti e di lato, sarà davvero d'uopo; questa non è una vettura di cui devono essere rimasti molti esemplari in giro, anzi facciamo proprio pochini...intanto, però, la saga va finalmente avanti!

La Consul Classic era diversa dalla Consul "standard", e fu prodotta soltanto dal 1961 al 1963 in Gran Bretagna (questo spiega perché ne siano rimaste in scarsa quantità). Per la cronaca, sembra che sia stata la prima autovettura posseduta da Paul McCartney, uno cui il 17 non ha portato di certo sfortuna...

lunedì 23 agosto 2010

Il raduno de' Mezzisacchi (9): Up patriots to arms



Lo scorso 18 maggio, l'oramai celeberrima piovosa domenica del raduno de' Mezzisacchi in quel di Firenze, mancava ancora circa un mese all'ignominiosa dipartita della Nazionale di Mr Boria da Viareggio dai mondiali di calcio sudafricani; la foto del Mezzosacco con la bandiera italiana non si riferisce quindi, fortunatamente, a qualche presupposto festeggiamento. Poiché la maggior parte delle 500 (e dintorni) presenti al raduno, che mi sono sfilate davanti facendomi rischiare una bronchite fuori stagione nel mese di maggio climaticamente più schifoso che mi ricordi, facevano parte del Club Italiano delle 500, si può ipotizzare che l'ardore patriottico del proprietario di questa Fiat Abarth 595 abbia voluto sottolineare proprio l'appartenenza all'entità nazionale della Mezzosaccheria ed anche, forse, il fatto che la 500 è un possente simbolo di italianità. Glielo vogliamo perdonare? Ma sì, vah. Anche perché il Mezzosacco abarthizzato in questione reca una targa con una sigla scomparsa, quella di quando Forlì ancora non divideva il capologato con Cesena (e la targa è del 1968), e poi perché aggiunge un altro mattoncino alla Saga del 17, forse la Treggiasbloggàggine più sentita di tutte...

sabato 8 maggio 2010

Sergio




Vorrei darvi, stanotte, una minima idea di che cosa sia il "Treggia's Blog".

Secondo la logica, dovrei parlarvi di questa bella 1100 del 1962, e magari anche dell'ennesima targa fiorentina col 17 (la "legge del 17", come la chiamo sempre qua). Invece vi parlo di Sergio.

Sergio è un ragazzo che è stato mandato nel posto dove lavoro, affidato ai "servizi sociali". Qui mi fermo. Sergio è il suo nome vero, ma è abbastanza comune da proteggere a sufficienza il suo anonimato. Non dirò quindi altro. Sapete, una di quelle persone con cui leghi subito. Ha una moto che è una treggia, e infatti gliela ho già fotografata. Guida sontuosamente. Conosce la città alla perfezione, ma non conosce i nomi delle strade. Per orientarsi si regola coi bar. Via Mario Rossi è il quinto bar a destra dopo il quarto bar a sinistra, e non si sbaglia mai.

La prima volta che siamo usciti insieme per un giro di lavoro, caso ha voluto che mi imbattessi, a due passi dalla centrale, in questa 1100. Mi sono fermato, ho fotografato e sono rimontato.

Pochi giorni dopo Sergio, senza dirmi niente, ha trovato una treggia e l'ha fotografata per me. Aveva capito senza parole. Quel che ha fotografato lo vedrete nei prossimi giorni. Per quel che mi riguarda, è una cosa che, ribadisco senza parole, rende l'idea di che cosa sia veramente questo blog. Quel che ho in testa. Quel che avevo in testa circa un anno fa quando ho cominciato a farlo.

giovedì 29 aprile 2010

L'Infrangibile





A Piacenza esiste un quartiere dal nome, probabilmente, unico. Si chiama L'Infrangibile, e con quel suo nome vagamente sovietico è in effetti un residuo baluardo popolare in una città che, ahimé, nonostante le sue antiche tradizioni antifasciste si va sempre di più leghizzando. Con la sua Cooperativa (un locale assolutamente fantasmagorico, di cui avrò modo di parlare ancora qua dentro e altrove), me ne sono letteralmente innamorato.

Proprio in una sera in cui io e la piasintëina ce ne andavamo alla Cooperativa dell'Infrangibile per una serata di appoggio al Nicaragua (ebbene sì, esistono ancora di codeste serate...) che poi si è risolta in cospicui assaggi di pìcula de caval (tipica specialità di Managua, da accompagnarsi al celebre vino nicaraguense Guturnios de Val Tidón), ecco che si è presentato il consueto problema: il parcheggio. La piasintëina, come macchina, non ha una treggia: ha una specie di Boeing 747 a GPL, che occupa perlomeno lo spazio di due R4. Cercando così un posto qualsiasi nelle vicinanze, il Dio dei Bivi ci ha guidati verso Colei. La vera e propria Treggia dell'Infrangibile.

La quale, infrangibile, dev'esserlo sul serio, al pari del quartiere. Come definire altrimenti questa stupenda Peugeot 204 (del 1973, e in pieno bathtub style in voga all'epoca) che, dalla vicina bassa Cremonese è venuta a incocciare nel Treggista fiorentino in trasferta? C'è tutto un gusto scomparso, in questa vettura. Sa di Ugo Tognazzi e di domeniche mezze zingare. In fondo, ha trovato il suo posto adatto, e anche la serata adatta per farsi incontrare da uno spampanato èssere alla ricerca di chimere a quattro ruote.

Di chimere a quattro ruote sì, ma con le sue regole. E, infatti, la regola del 17 non si è voluta smentire. Ancora una macchina targata 17. Il superstizioso comincerebbe, qui, a toccarsi seriamente i coglioni!

lunedì 8 febbraio 2010

Goodyear




Più vo avanti col TB, e più mi convinco che 'sto numero 17 ci abbia qualcosa di magico & soprannaturale, ci abbia. Sicuramente, il Treggista è φύσει una persona sensibile al fato, alle càbbale e alle numerologie (ed è anche per questo motivo che non considero chi fotografa vecchie auto oscurandone la targa un vero Treggista), ma ora 'sta storia del 17 comincia davvero ad assumere contorni inquietanti. Non bastasse Firenze, ora ci si mette anche Modena; e Modena, automobilisticamente parlando, non è un posto qualsiasi. Non parlo tanto della Ferrari (il mio antiferrarismo viscerale è notorio), quanto di una città dove il motore, la màcchina, la mòto, l'odore d'olio bruciato e di benzina e il rombo all'avvio sono stati e sono pane quotidiano, se non fosse per quel degenere figlio chiamato Guccini Francesco che non ha manco la patente di guida (e sarà fors'anche per questo che insiste tanto su Pàvana?)

Il cinquino mudnés qui fotografato in un personalmente curioso angolo di Firenze (dico "personalmente curioso" per motivi strettamente personali, appunto) è peraltro altamente interessante anche al di là del 17. Per il colore, innanzitutto: tra tutte le centinaia e centinaia di cinquini che ancora circolano per le nostre strade, è rarissimo vederne di questa gamma di celestino. C'è poi la scrittona "Goodyear" sul cofano posteriore, che su una vettura del genere va letta rigorosamente gudìar o, meglio ancora, gudìa. Dé, vo' mèètte! Ai tempi del povero Lorenzo Bandini, di Graham Hill (graamìlle), di Fittipàrdi, di Crei Regazzoni, di Jody Scheckter (giòdi scèster), di Nihilàuda, di James Hunt (gèims ant) e del friburghese Jo Siffert, cioè di quand'ancora la Formula Uno era degna d'essere seguita prima che morisse assieme a Gilles Villeneuve (cui l'altro modenese Claudio Lolli ha dedicato una canzone), era comunissimo che i catorci quotidiani di tutti noi (e non importava che fossero àbarte) recassero scrittone "da macchina da corsa", quali che fossero: ed eccone un superstite esempio. Si vocifera che qualcuno, in un impeto di originalità, avesse messo sulla sua Bianchina la scritta dei Preservativi Durex (beh, difficile che dei goldoni fossero chiamati "Smencex" o "Floscex"...), che per anni servirono da sponsor a non mi ricordo qualche macchina di Formula Uno; si sprecavano anche le varie sigarette, Marlboro in primis (pronunciare: malbòro o marbòro), quando il fumo non era stato ancora messo all'indice come principale causa della rovina dell'umanità; ed io che sognavo di vedere una 500 con il "logo" delle Esportazione col filtro...