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domenica 30 novembre 2014

Il ritorno del T2



Fa giusto un anno che un T2 non metteva piede nel Treggia's Blog: l'ultimo atto era stato infatti nel novembre del 2013. E poiché di "atto" si parla, per rimettercene uno ho aspettato di trovare questa bellezza cromatica in una via dedicata a un tizio che si chiama proprio "Atto": via Atto Vannucci, per la precisione. Ignoro cosa possa avere indotto dei genitori a chiamare un figlio "Atto"; ma sicuramente deve avere avuto una vita operosa per meritarsi una strada, e tant'è. Quel che a noi interessa, è che nella "sua" via si trovino bellezze del genere, poi si poteva chiamare anche Genoveffo o Triccheballacche.


Lo stupendo T2 pescarese di via Atto Vannucci ci riporta a una delle più famose questioni "targologiche" italiane: "PE" è Pesaro o Pescara? Intere generazioni di automobilisti si sono posti questa domanda, e non solo automobilisti; è una domanda che ha accompagnato non si sa quante famigliuole in trasferimento estivo verso Rimini o Fregene, all'incrociare una macchina con quella targa. A Siena, stanchi che la sigla "SI" fosse presa per quella di Siracusa, inventarono anche un famoso autoadesivo che recitava. "SI....È SIENA!"; se ne vede ancora qualcuno in giro. Non mi risulta che a Pescara sia mai avvenuta qualcosa del genere, ma magari qualche Treggista pescarese mi smentirà.


Il nostro Typ 2 T2 dannunziano, con tanto di civettuola paglietta, risale, in mancanza di informazioni da parte dell'Agenzia delle Entrate e del Bollonet ACI, a qualcosa tra il 30 gennaio e il 1° ottobre 1970. A occhio e croce, vista la progressione delle targhe pescaresi di quell'anno, si dovrebbe situare verso gli ultimi di agosto o i primi di settembre.


E siete pronti ora?
Beh, il ritorno dopo così tanto tempo di un furgone Volkswagen sul TB, quale che sia la sua versione, merita di essere sottolineato. E come sottolinearlo meglio con una certa canzone tratta da un certo film in cui un furgone VW (era un T1, ma vabbé!) gioca un certo ruolo non secondario? Insomma, avrete capito tutti: state per (ri)ascoltare una non breve canzoncina di un tale Arlo Guthrie, dove si parla di un ristorante...




martedì 19 novembre 2013

Lo Snùpi



I T2, nelle loro varie versioni & evoluzioni, si dividono principalmente in due categorie: quelli "da appassionato" (tenuti alla perfezione, livree fantasiose spesso hippyeggianti o bucoliche ecc.) e quelli "da chiccilavòra". I T2 "chiccilavòra" si riconoscono non soltanto per lo sgarrupamento e i segni del tempo, ma anche per un particolare decisivo: il cerchio "VW" sulla parte anteriore non c'è più, il che fa assumere al Furgon de' Furgoni il tipico aspetto da tenera bestiolona stupefatta con gli occhioni. Non se ne vedono più, di macchine con la faccia espressiva; ora le son tutte uguali e somigliano generalmente soltanto a questi tempi idioti. Tempi da SUV. Li riproducono alla perfezione.


Si capirà quindi che, quando l'ho visto mentre camminavo sul marciapiede, ho riconosciuto subito che era un "chiccilavòra" (o comunque ci va, ci cammina, ci fa iccheglipàre ma quotidianamente). E' bastato andare di lato per apprezzare appieno il sublime stato da vera daily treggia di questo T2 del 1972, perdipiù munito di una targa niente male (una "scalata di tre", FI 645 642). Sparaurtato commilfò, e tanto a che serviranno mai i paraurti? Se ci andate a sbattere con una delle vostre macchinine fighettine, con la Minicazzo o roba del genere, peggio per voi!



Il vero Treggista Militante® tende sempre a dare un nome a ogni treggia che vede. Si tratta sia di una cosa che gli viene spontanea, per la familiarità che prova, sia di un ausilio alla memoria. Di quale memoria elefantiaca ci sia bisogno nel Treggismo Militante®, non ne avete forse un'idea; vi basti sapere che sono tranquillamente capace di ricordarmi se una delle 1500 e rotte vetture che stanno nel TB l'ho già fotografata, mi ricordo le targhe, tutti i particolari e dove l'ho vista la prima volta. Quando ne rivedo una mi dico: "Toh, la Polda! Guarda chi c'è, il Ranocchione!", e così via. Rivedere le tregge (e, a volte, persino rifotografarle!) è un piacere immenso per il Treggista Militante®: significa, in pratica, che non sono finite sotto una pressa. Anche se è molto improbabile che il titolare di una macchina di quarant'anni la faccia stiaccià; in tal caso, ci sarebbe da stiaccià lui, che non è nemmeno riciclabile.

Tutto questo per dirvi che il nome di questo T2 "chiccilavòra" è stato automatico quando ho visto l'incancrenita decalcomania dello Snoopy apposta sul retro; deve risalire, anch'essa, ai tempi di quando da pischelli si comprava Linus. Ho pensato che, nella malaugurata ipotesi di uno stiacciamento un brutto giorno, la decalcomania dev'essere talmente appiccata alla carrozzeria che l'eventuale oggetto fatto col metallo riciclato se la ritroverebbe tale e quale. Che so io, una bella lavastoviglie con lo Snoopy. Insomma, il T2 è diventato subito lo Snùpi. Così resterà. Quando lo rivedrò, mi dirò: "Ma guarda il vecchio Snùpi come fila ancora!"; non lo dirò mai, sappiatelo, della vostra Kia Sorento o della Qashqai (e non mi rialhzhài, 'iobécco).

giovedì 17 ottobre 2013

Volterra: Tregge, Vino, Canzoni



Lo scorso mese di agosto, durante il silenzio blogghistico, io e la Piasintëina siamo andati a Volterra, etrusca, ventosa e alabastrina città antichissima. Ci siamo andati con l'intento d'assistere a un'iniziativa del locale Circolo Anarchico, che è sito immediatamente sotto il Maschio che ci riporta al celebre canto del Batacchi; iniziativa che prevedeva anche un concerto del cantautore (anarchico) Alessio Lega e del suo fisarmonicista Guido Baldoni (che è il figlio di Enzo Baldoni). Tra parentesi: il circolo Anarchico di Volterra è dedicato a Pietro Gori. Così tanto per non allontanarsi troppo dal leitmotiv di quest'ottobre.

Volterra bisogna farsela a piedi; anzi, a scale. Bisogna lasciare la macchina a un parcheggio pubblico sotto le ciclopiche mura, e poi scarpinare come forsennati. Il Dio de' Bivi ha vorsùto che, proprio nel parcheggio dove avevamo lasciato la macchina, si trovasse il furgone dell'osteria dove si doveva andà a mangiare noialtri anarcacci impenitenti: la Vena di Vino. Da qui l'insolita foto iniziale, che mostra la fiancata del bàcchico furgone. Anarchia, Vino e Tregge: una sintesi pressoché perfetta nella bollente giornata estiva. Il furgone dell'osteria era questo:


Insomma: l'osteria volterrana, come proprio mezzo di lavoro, è andata a scovare nientepopodimeno che un T2 pianalato originario del Portus Naonis, vale a dire Pordenone. Un mezzo di per sé parecchio raro: nel TB, credo, è soltanto il terzo esemplare. La provincia di Pordenone fu istituita nel 1968, ed è notoriamente la provincia di recente creazione che ha raggiunto, come targhe automobilistiche, il numero più alto (il 5 maggio 1994 si fermò definitivamente a PN 361800, una targa che molte provincie originarie del '27 manco si sono sognate). Con questa targa siamo al 1972.

Sarebbe bastato questo; senonché, la sera stessa è accaduta una cosa che posso tranquillamente definire unica.

Terminata l'iniziativa al Circolo e consumata un'abbondante e parecchio alcòlica cena all'osteria (dove, come è lecito attendersi, non sono stati serviti raffinati e delycati piattini fronscèsi), è arrivato il momento del concerto; il quale si è tenuto nella medesima strada del centro volterrano dove si trovano sia il Cricolo Anarchico che l'Osteria. Strada curiosamente addobbata di vessilli rossi e neri misti a quelli del solito corteo storico in finti abiti medievali, cosa di prammatica nelle estati delle storiche città toscane e di mezz'Italia. Una strada parecchio stretta, ovviamente; dove avrebbero sistemato i mùsici? Presto detto, e guardate un po':



Come dire: nel TB, in quattr'anni e mezzo, se ne sono viste di tutte e di più però una treggia trasformata in palco musicale no, non s'era mai veduta. Una treggia spettacolare nel senso più letterale del termine. Vi potete immaginare come mi sentivo: come un pesce non nel mare, ma addirittura in più mari che gli sono diletti. Tutti quanti, peraltro, mari di ottimo vino; lo conoscevo poco, il vino volterrano, ma devo dire che si si fa bere parecchio bene pur non avendo pretese di chissaccosa. Erano giorni un po' così, ed è stata una serata che mi ha -tra le altre cose- risollevato parecchio. In fondo, come il vino di Volterra, neppure io ho gran pretese. 

Alessio e Guido li conosco da un bel po'; sono, oltre che ottimi artisti, soprattutto amici e compagni. Sono persino riuscito a far loro cantare una canzone di parecchio tempo fa, che non fanno più usualmente in concerto. Vi vorrei, per oggi, lasciare con questa. Parla della tomba di un aristocratico russo che ne combinò di cotte e crude.




martedì 11 giugno 2013

White





L'introduzione, qui, è inutile: sarebbe, infatti, esattamente la stessa che per lo Yellow di qualche giorno fa. Stesso posto, a pochi metri di distanza; stesso camper; stesso anno di immatricolazione (il 1976); e non ci sarebbe da stupirsi se anche il proprietario fosse lo stesso. Gli appassionati di T1 e T2 si faranno anche calare nella tomba a bordo del loro trasportatoio preferito, del resto. Cambia solo il colore: da "Yellow" si passa a "White".

sabato 8 giugno 2013

Yellow






Esistono in ogni città le cosiddette zone da camper. Un camper, anche di dimensioni non enormi, non è un mezzo con il quale si va in giro tutti i giorni (anche se girano centinaia di SUV, a pensarci bene, che sono, in parecchi casi, più grossi). Un camper lo si tiene parcheggiato da qualche parte, generalmente non sotto casa; ci vogliono grossi piazzali (tipici quelli dei centri commerciali), vialoni con controviali, ampi parcheggi e quant'altro. Il Treggista Militante® conosce tutte queste zone e le batte non di rado, perché sa che, prima o poi, qualcosa ci trova. E non solo camper, perché tali zone sono spesso popolate anche da tregge "normali".

Così, da una di queste zone da camper, eccovene giustappunto un tipico esemplare: un T2 giallo e bianco, privo del cerchio "VW" anteriore che gli dà, come d'ire, un'aria un po' tenerona e un po' spaesata. Fornito anche delle tendine che fanno tanto Fräulein teutonica. Altra caratteristica standard: la targa non del posto. Il camper, specie d'annata, è un mezzo che gira e rigira, specie dopo che hanno invetato eBay: quindi è comunissimo vederne di targati Campobasso a Gorizia, o Oristano e Mazara del Vallo, o Pistoia a Benevento. Questo qui è un milanese a Firenze: esempio abbastanza raro di targa aranciobianconera milanese ancora con la lettera al primo posto (poi passerà in fondo, poi al secondo posto e, infine, addirittura al terzo dove si concluderanno, nel '93, le strabordanti targhe milanesi). Con questo "Yellow" siamo, per farla breve, al 1976.

lunedì 3 giugno 2013

Da Plato con fulole





Plato, glosso sobbolgo industliale alla pelifelia di Filenze, gode di uno stlano destino. Da vent'anni esatti ha la plovincia, tanto agognata; pelò, le tlegge platesi le sono ancola tutte talgate FI. A dile il velo, qualche talga "PO" gnela dèttelo pe' falli contenti; ma il tlenta dicemble 1998, data dell'ultima emissione, si felmalono a PO 010798. Una miselia, mentle la città si stava lapidamente tlasfolmando in un'appendice di un'altla plovincia, quella dello Yunan.  Fatto sta che, tuttola, è assai più facile tlovale a Plato un'autovettula talgata "FI" che una "PO", ed è il caso anche di questo splendido (e avito) T2 della fine del 1969 lepelito in una tlavelsa del Viale della Lepubblica (Popolale Cinese). E gli amici platesi non si adomblino se li meleggio un po': meleggiale i platesi, come si sa, è un dovele e un piacele, anche se folniscono belle tlegge come questa, ovviamente talgata come si deve.

mercoledì 10 aprile 2013

Piadena (senza duo)



Qualcuno si ricorda il Duo di Piàdena, quello di Oh quant'è bella l'uva fogarina? Parecchi anni fa, in pieno "revival" del folk italiano (quando veniva ospitato persino a Canzonissima e al Festival di Sanremo...), riuscì ad entrare persino nella Hit Parade. Ora parrebbe impossibile, ma allora fu così; ad ogni modo vi rinfresco un po' la memoria:


Bene, ora almeno i miei coetanei cinquantenni o quasi se ne saranno senz'altro ricordati, anche per l'uso come "tormentone" che ne fu fatto da Arbore e Boncompagni in Alto Gradimento. Va bene, d'accordo; ma, vi chiederete forse, tutto questo che diavolo c'entra con le tregge e, nella fattispecie, con il T2 padovano camperizzato del 1973? Rispondo che questa foto, che oramai ha oltre un anno risalendo alla fine di marzo del 2012, è stata scattata proprio in quel di Piadena, provincia di Cremona. 

Che ci facevo a Piadena? Presto detto. Il sottoscritto, tipo di passioni e interessi uniti regolarmente dal filo della bizzarria, è anche un appassionato di musica e canti popolari; e perché il famoso "duo" fosse proprio di Piadena, è quasi logico  anche solo per chi conosce un po' l'ambiente: a Piadena si svolge ogni anno, infatti, una "tre giorni" di musica e canto popolare organizzata da una locale importante associazione (dalla quale emerse per l'appunto, molti e molti anni fa, anche il Duo che tanto successo ebbe). E così, in mezzo a cori, cantastorie e quant'altro, in quest'ambiente rurale (una vecchia e meravigliosa cascina della bassa cremonese dove ha sede l'Associazione) non ho mancato di fotografare anche il treggione camperizzato. Me lo aspettavo che ce ne fosse qualcuno: l'ambiente è propizio al reducismo degli anni '70, vi si vedono tizi che oramai son diventati "nonni dei fiori" (con tanto di figli e nipoti), le salamelle crepitano sulla brace, il vinaccio scorre a fiumi....e poteva mancare un T2? Impossibile! 

mercoledì 6 febbraio 2013

Lilla & Skeleton






Dallo squat ci spostiamo al centro sociale autogestito, ed eccoci davanti a questa meraviglia del creato. E' senz'altro vero che la cosiddetta area antagonista si sposta oramai, spesso, in autovetture normalissime e prive di ogni tipo di "riconoscimento simbolico"; però la sua frequentazione riserva ancora al Treggista Militante® (in questo caso anche Militante Treggista) delle belle sorprese, come questo T2 completamente di color lilla (palesemente ritargato nel 1993). Davvero un pezzo unico, per il quale è stata fatta più che volentieri la classica eccezione per la targa bianca.


Oltre che per il suo colorino, l'automezzo si contraddistngue anche per gli "ammennicoli" che ostenta nell'abitacolo di guida. Sugli ornamenti degli abitacoli dei camper, e in particolare dei T2 adibiti a tale uso, ci sarebbe da scrivere non un post, ma un libro intero; e la cosa potrebbe essere tranquillamente estesa anche alle tregge in generale. Quando un automezzo supera un certo numero di anni, non di rado fa tornare bambino chi lo guida: pupazzetti, adesivi strani, oggetti tra i più improbabili, effigi storiche (tra le quali la più gettonata è, ovviamente, quella del Che Guevara). Il titolare del T2 lilla, in questo caso, ci stupisce con un accostamento assolutame inusuale: una minuscola scarpetta da bambino che pende dallo specchietto retrovisore e lo scheletrino di una bestia imprecisata, non si sa se vero o finto. Chissà se è quello dell'amato iguana Pieregleberto, stiacciàto inavvertitamente durante una manovra...

sabato 19 gennaio 2013

Der gelbe Bozner





Peccato, a suo tempo, averlo trovato sul limitar della fonda notte; se, certamente, i Typ 2 (assieme ai Maggiolini/oni e alle Cinquecento) sono tra i protagonisti storici e assoluti del TB, trovarne uno di questo colore qui è più unico che raro e, senz'altro, ci avrebbe guadagnato parecchio dalla luce del sole. Ma poiché il Dio de' Bivi decide lui quando farti incocciar nella treggia, s'ha ben poco da fare; e, così, der gelbe Bozner (che poi vorrebbe dire "il bolzanino giallo" nel teutonico idioma che è "semi-ufficiale" nel Treggia's Blog; il motivo è, forse, da ricercare nella pratica di tale lingua che hanno i ben noti Caporniani e che mi ha spinto ad utilizzarla molto spesso qua dentro) eccolo qua a mandar lampi nelle tenebre di un colore che, diciamocelo francamente, è giallo-maionese. L'automezzo, che è anche e chiaramente il più tipico camperino montato su T2, è del 1976; si notino, tra le altre cose, le tendine che fanno tanto chalet alpino. Beh, se lo fanno, sicuramente è sull'automezzo giusto...

venerdì 11 gennaio 2013

Over Seeker Kite School




Con le Tregge s'impara sempre qualcosa; ad esempio, prima di trovare questo bel T2 biancoceleste (i T2 "bicolori" sono sempre notevolmente belli) in una delle zone più dimenticate e periferiche del comune di Firenze, non sospettavo neppure l'esistenza della Over Seeker Kite School (OSKS), di cui il furgone reca il "logo". Poi mi son dato da fare, e ho scoperto che si tratta nientepopodimeno che di un gruppo sportivo a Livorno. Non c'è da stupirsene; Livorno è una città di supersportivi praticanti ad ogni livello. Però chissà che diavolo ci faceva il furgone del gruppo in quel di Mantignano-Ugnano, targato Firenze e parcheggiato praticamente appiccicato al muro di una casa, tanto che per fotografarne le terga con la targa ho dovuto anch'io trasformarmi seduta stante in sportivo, ed in particolare in un contorsionista. Che lo facciano apposta, gli sportivi labronici, per obbligare i Treggisti alle manovre fisiche più complesse? Un modo per promuovere la pratica sportiva anche nel Treggismo Militante?® Ad ogni modo, ancora trentacinque millimicron (mμ) e il Transporter si appoggiava al muro:


Fatto sta che riprendere la targa posteriore è stata un'impresa. Alla fine è apparsa una delle ultime targhe nere fiorentine, risalente al 1975

lunedì 5 novembre 2012

L'art de vivre


Non sono certamente tra quelli cui piace abusare di termini come filosofia o arte per oggetti che, sicuramente, non lo meritano. Però è pur vero che un'automobile può essere tranquillamente e seriamente un'opera d'arte; ecco, a mio parere la 2CV, senza indulgere a considerazioni modaiole presenti e passate, lo è. Un prodigio autentico, perché per essere un prodigio non importa essere una Bugatti del 1930 di cui son rimasti in circolazione due esemplari al mondo e che valgono più della portaerei Forrestal; si può anche essere un'utilitaria popolare concepita e nata per trasportare due contadini, i loro attrezzi e un sacco di patate pieno su ogni terreno. Era il 1939, l'anno in cui scoppiò la guerra; gli anni delle prime ferie pagate e del Front Popu. Con la 2CV, un po' di quegli anni là lo si vede ancora in giro tranquillamente, con linee mutate soltanto leggermente e un fanale anteriore in più; e chissà per quanto ancora, fortunatamente, lo vedremo. Arte, sì; l'arte di vivere. Il proprietario o la proprietaria di questa Dédeuche trovata a Livorno e targata però Cuneo (del 1983) ha deciso di sottolineare il concetto direttamente in lingua originale:


Ceci est plus qu'une voiture, c'est un art de vivre; "questa è più che una macchina, è un'arte di vivere". Beh, non me la sento di dar torto a chi ha creato questo slogan. Ho una venerazione autentica, lo si capisce, per la 2CV; e non capisco in nome di che cosa lei e poche altre macchine (la R4, il Maggiolino...) siano state dismesse. Sono convinto che avrebbero continuato a fare sfracelli, in barba alle "cose" più o meno tondeggianti e tutte uguali che si vedono in giro ora.


A Livorno, evidentemente, dove di arte di vivere se ne intendono fin dai lunghi colli di Modigliani, dalla pipa di Fattori e dal Black & Decker di Angelo Froglia e dei suoi amici, le tregge vanno in coppia; singolarmente, infatti, la 2CV cuneese dell'art de vivre la ritroviamo assieme ad una nostra vecchia conoscenza, il T2 cassonato targato Ascoli Piceno.  Ne ho approfittato anche per ribadire un po' quest'ultimo automezzo.



mercoledì 31 ottobre 2012

Boja dé: Arrivano le Tregge livornesi (1)



All'inizio del mese d'ottobre che proprio oggi finisce, mi son dovuto recare un paio di giorni a Livorno per fare non vi dico cosa. Il fatto è che questo "non vi dico cosa" era proprio nel quartiere labronico dove ho abitato per quasi cinque anni; e dove ancora c'è qualcuno che si ricorda di me e mi saluta. Un posto che, senza tema d'essere facilmente retorico, ho nel cuore; e ci rimarrà. Un posto che, manco a dirlo, ha voluto darmi a modo suo un "bentornato" proponendomi le sue belle tregge, tutte concentrate in pochi metri, che vanno a formare il nucleo iniziale della nuova categoria delle Tregge Livornesi. Sì, perché a Livorno, anche se non ci abito più oramai da più di dieci anni, mi sentirò sempre di casa e ci tornerò; e quando ci tornerò, potete stare certi che non mancherò di andare a scrutare bene per le sue strade. Sono convinto che, come ogni città di mare, Livorno nasconda tesori treggistici di prim'ordine.

Prendiamo ad esempio questo qua. Un T2 cassonato che, di per sé, è un treggione di prim'ordine, e anche in condizioni da treggia inveterata (cliccare sulle foto per apprezzarlo meglio). Quasi incredibile poi la targa di Ascoli Piceno del 1971; a parte una vecchia foto dell'alluvione di Firenze, in cui si vedeva un vecchio Maggiolino distrutto e infangato targato AP (AP 40000 e qualcosa, per la precisione; allora quasi nuovo, visto che era del '63 o '64), non ricordo d'aver mai visto da nessuna parte vecchie targhe ascolane. Ci ha pensato Livorno, con questa primo esemplare di una categoria che spero diverrà gloriosa!

sabato 14 luglio 2012

Tao, l'ùrtimo Geimsdìn e i' Bùsse dell'Amore



Ogni tanto il vostro Treggista Preferito® smuove his culett dal natio borgo servàggio in riva all'Arno e si reca altrove; a Milano, ad esempio. E Milano, stavolta, gli ha riservato una sorpresina di non poco conto. Perché sì, trovarci una bella treggia, a Milano, non è una cosa straordinaria; ma trovarne una con annessa rock band itinerante dentro, la quale sta tenendo un concertino in piazza Cairoli (in pieno centro), non è cosa di tutti i giorni. Una cosa che mi ha spinto a creare addirittura una nuova categoria, quella delle Rocktregge; vi introduco quindi un po' nel magico mondo di Tao, l'ultimo James Dean.


Questo è Tao. Come si legge nella sua biografia, nel dumilatré ha iniziato la Love Bus Espìriens; dev'essere, credo, di Forlì perché tra i suoi album ve n'è uno dal sublime titolo di Forlìverpool. Tao è anche l'ultimo James Dean; sarà anche, però da Treggista mi dispiacerebbe parecchio che si stiantàsse così giovane, prima di tutto per lui, e poi anche per il suo "Love Bus". Il quale è un bellissimo T2 "hippeggiante" targato Imperia, ovviamente del 1974 (poteva una cosa del genere non essere un Transporter degli anni '70?...):


Ora che abbiamo stabilito che i' roccherròlle 'e gli è tornaho (a dire il vero, non mi era giunta nuova che fosse partito, ma va bene così), potremo magari dedicarci a risolvere il mistero di come la banda di Tao riesca non soltanto a stare stipata dentro i' Bùsse dell'Amore, strumenti e impianto di amplificazione compresi, ma anche a suonarci; lo spirito del rock, di cui Tao è portatore, sicuramente lo aiuterà.


Una possibile soluzione per l'estrema pigiatura del Love Bus potrebbe essere rappresentata dalla fanciulla le cui terga si possono piacevolmente osservare nella foto sopra, di fronte all'automezzo. Essendo i' Busse dell'Amore, e oltretutto hippy e anni '70 (perdìo!), stare a stretto contatto con la figliuola di cui sopra potrebbe far meglio sopportare i lunghi viaggi assardinati da Forlì a Liverpool (anche se dubito che si potrebbe ottemperare ad un aspetto decisivo del periodo, ovvero l'autostop alle diciassettenni svedesi. E dove si mettono, sul tetto legate colle cinghie elastiche...?!?)


Per finire, un'altra panoramica del Love Bus con fanciulla e Tao che gnene dà di roccherròlle a pàlla nel caldo pomeriggio milanese. Scherzi a parte, a Tao e alla sua band vanno tutti i miei complimenti di Treggista Militante®, anche perché un furgone del genere andrebbe preservato come patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Quello che succede quando chiudono il portellone e poi vogliono scendere: Un' esco! Un' esco !