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domenica 31 maggio 2026

San Bartolo a Cintoia

 


Questo post si apre insolitamente non con l'immagine di una treggia qualsiasi, ma con un curioso e simpatico mural (segnalo che non si dice "murales", che è il plurale) dipinto da mano ignota, appunto, su un muro. Tale muro ornato del mural segna l'inizio di un'antichissima e curiosa strada suburbana di Firenze: via di San Bartolo a Cintoia. Prima di entrare  nello specifico del TB, e di dire che cosa ci sia dietro a quel muro e a quel mural, toccherà quindi parlare -seppur sommariamente- di questa strada. Damen und Herren, eccovi dunque catapultati nella sezione storica del Treggia's Blog.

Tutta la zona qua d'intorno, che poi è quella in cui abito, si chiama Cintoia, in senso lato. Il termine, derivato dal latino centuria (sì, quella dei centurioni), indicava tutto l'ager altamente alluvionale del fiume Arno ad ovest della neonata Florentia. Ager che, essendo stato assegnato ai veterani di guerra per coltivar la terra e passare una dignitosa, ancorché frugale vecchiaja, fu, appunto, centuriato, cioè suddiviso in centurie (termine che, ovviamente, indicava una ripartizione in cento parti). Tutto questo, è bene ricordarlo, avveniva verso l'anno 59 a.C.; roba, quindi, di duemila e rotti anni fa. Dopo duemila anni, insomma, il nome è rimasto e tutta la zona ne reca ancora la memoria ("cintoia", va detto, è un termine che, nei toponimi, è rimasto un po' nella Toscana intera; anni fa si vendeva persino un'acqua minerale "Cintoia", celebre per essere stata forse la prima acqua commercializzata in tetrapak).

Col tempo, si sentì evidentemente il bisogno di specificare un po' meglio in quale parte della vastissima Cintoia ci si trovasse. Siamo nell'alto medioevo: nascono le pievi, ovvero le chiesette di campagna attorno alle quali si formano delle borgate di campagna abitate da i'popolo ignorante e ciuco (lat. plebs, da cui "plebe" per via colta, e "pieve" per via popolare). Della pieve intitolata a S. Bartolommeo (ovvero San Bartolo) e della relativa borgata si comincia a avere notizia nell'anno 734. No, non dico "1734", ma proprio 734. Da ben due anni (732) si era svolta la battaglia di Poitiers che aveva visto la grande vittoria di Carlo Martello:


Probabilmente in quegli anni si vengono a formare anche le strade che attraversavano tutto l'agro di Cintoia, identificate spesso coi nomi delle varie pievi: oltre a via di San Bartolo a Cintoia, anche la via di Santa Maria a Cintoia, il viuzzo di Santa Maria a Cintoia, e giù tutta una sequele di tabernacoli, crocifissi e madonne (cosa del resto ovvia: che altro ci poteva essere per caratterizzare una data zona...?). E così ecco anche via delle Torri a Cintoia (oggi chiamata semplicemente "via delle Torri"), il viuzzo del Crocifisso delle Torri, la via Madonna di Pagàno (metto l'accento perché non vorrei si equivocasse il vetusto nome della strada con una esclamazione di giubilo in occasione di un debito onorato dopo diciannove anni) ecc. ecc. ecc. Il quartiere dove attualmente abito si chiama proprio "Le Torri a  Cintoia", nome rimasto esclusivamente come "centro commerciale naturale" perché il quartiere viene detto comunemente soltanto "Le Torri". Siamo, insomma, nel quartiere 4, o "Isolotto-Legnaia", dietro la famosa Villa Vogel (detta un tempo, chissà perché, "Villa delle Torri" in quanto munita tuttora di due autentiche torri certificate e conclamate). E' in assoluto la zona più bassa di tutta Firenze, ed è logico che la sua toponomastica sia caratterizzata da cose che svettano (torri, campanili ecc.). Le plat pays, insomma.


Ecco, da qui si diparte la nostra via di San Bartolo a Cintoia. La quale è lunghissima e suddivisa attualmente in almeno quattro pezzi indipendenti, in  quanto separati da: viadotti, nuove agglomerazioni edilizie, attraversamenti, ecc. Dietro casa mia c'è il primo pezzo, che si interrompe di brutto tranciato da un viadotto. Ricomincia al di là del viadotto con delle scalette pedonali, si fa un altro pezzettino dove si trova un'antica cascina e un liceo, poi sfocia in uno stradone e si perde. Per andare a ritrovarla bisogna essere della zona. Si fa un altro breve tratto tra i palazzoni, e poi ricomincia dal nulla due o tre isolati oltre, con un tratto, stavolta lungo, che attraversa la borgata di San Bartolo a Cintoia, passa davanti alla pieve e termina da un'altra parte dello stradone in corrispondenza di un piccolo e delizioso cimiterino che un tempo era di campagna. Attraversato per l'ennesima volta lo stradone che reca al Ponte dell'Indiano e all'Argingrosso, via di San Bartolo a Cintoia ricomincia, perdendosi letteralmente nella campagna. Pochi vi si sono mai recati. C'è chi dice che termini a Pisa, chi addirittura nella Gallia Narbonense. Io l'ho percorsa soltanto fino a un più modesto Mantignano. E fa pur sempre una bella passeggiata, credetemi. Nella foto sotto, la pieve di San Bartolo a Cintoia.


Insomma, d'accordo. Il sommario preambolo si è trasformato in un autentico trattato di Cintoiologia. Me ne rendo conto, e ammetto di non avere mai avuto il dono della concisione nonostante professi il mio amore per i folgoranti frammenti eraclitei. Quindi, sempre che siate arrivati fino a questo punto senza mandare in culo me e San Bartolo a Cintoia, forse vi chiederete un po' spazientiti: "Ma insomma, ci vuoi dire che ca*** c'era dietro quel muro col mural all'inizio dell'antichissima via di San Bartolo a Cintoiaaaaa...??? Ma è un blog di questa ceppa di mi***** che si occupa di vecchi catorci, o il blog del prof. Barbero?!?". Assolutamente sacrosanto. Ecco infatti, tadàn, che cosa c'era dietro quel muro:


C'erano due motocicli. 

Uno dei due, quello bianco, è una vecchia ancorché comune Vespa 125 senza targa. Quello rosso, invece, è nientepopodimento che un Moto Guzzi "Galletto" del 1959. Ancora con la sua brava targa di Firenze (una rarità oramai: trovare a Firenze tregge targate Firenze è diventato impossibile o quasi), che ci testimonia di lontani anni in cui le targhe motociclistiche superavano quelle automobilistiche. Ridotto male, arrugginito, tutto quel che si vuole, ma ancora bello rosso fiammante, fiero e per nulla rassegnato. Che "Galletto" sarebbe, sennò...? Mica il galletto amburghese Vallespluga, poveretto...!



In questa presa laterale si vede nientepopodimento che l'ombra del Treggista che, furtiva, sta fotografando il Galletto nelle primissime ore del mattino. Sì, perché il Galletto, lo confesso, si trova all'interno di uno spazio privato dove sono penetrato di soppiatto approfittando del cancello costantemente spalancato. Come invitare la lepre a correre, sebbene ultimamente non sia certo un gran velocista. Firulì, firulà, ho fotografato e sono fuggito per via di San Bartolo a Cintoia -che è pressoché deserta sempre e costeggiata da graziosissime villette e bei giardini, nonché reame di un gattone tigrato che prima o poi, giuro, finirà nel TB con tutti gli onori.

Insomma, ecco finalmente la prima treggia (anzi, le prime tregge) del "nuovo corso". Vale a dire, tregge reperite  pochi giorni fa, e non sfruttando materiale già fotografato negli ultimi anni sabbatici. Qualcosa resiste: prevedo grosse, enormi passeggiate, che del resto mi fanno tanto bene. Il TB è diventato salutista: mamma mia....

PS. Quasi lo dimenticavo: San Bartolo a Cintoia, non molti lo sanno, ha persino una canzonetta in cui vi è ambientata una curiosa storia di stampo decisamente goliardico, e, ancor di più, scatologico nella più pura tradizione toscana (si pensi solo all'Inno del Corpo Sciolto di Benigni...). Rimandando all'interpretazione dell'indimenticato Riccardo Marasco, raccomando di mandare a letto i bambini o quantomeno di non permettere loro la lettura di questo post fino a questa parte conclusiva.




venerdì 24 ottobre 2014

Un quarantotto del futuro



Vedendolo così, come lo ho preso da dietro, mi sembrava lì per lì che una specie di astronave fosse all'improvviso calata all'angolo tra il breve pezzo "cistranviano" di Via del Palazzo dei Diavoli e la terrificante, incasinatissima Piazza Batoni, al limitar dell'Isolotto. Anche senza avere ancora indagato bene, ho avuto subito l'impressione che il mezzo provenisse da quel periodo tra la fine della guerra e gli anni '50 in cui, con la fantascienza americana, gli ultracorpi baccellati, Ed Wood e i suoi dischi volanti e l'ossessione per il "futuro" (è interessantissimo andare a vedere com'era il futuro nel passato...), si sviluppavano linee -ad esempio per i veicoli- che parevano veramente di un altro pianeta. Splendide, va detto. Non aspettiamoci più il futuro, adesso; non va più di moda, e forse se lo è anche meritato. Per dare uno sguardo al futuro, quando c'era dopo la fine di una catastrofe senza pari, bisogna andare indietro di sessanta o settant'anni.


Così, sono stato ben lungi dallo stupirmi che la Moto Guzzi GTV 500 che avevo di fronte in quel puzzolente angolo di Firenze, con annesso sidecar che massimamente contribuisce alla sua futuribile astronavatura, risaliva al 1948 nonostante l'immatricolazione risalga al 1° aprile 1972. Altro che settantadue, anche senza il pataccone ASI si sarebbe capito al volo che, qui, gli anni '70 non c'entravano nulla. Un bel quarantotto nella città moderna "del futuro", e se il futuro è stato piazza Batoni ci sarebbe da riflettere non poco. 


A questo punto, però, non restava che guardarselo e fotografarlo, sempre nell'ottica del Treggista Militante® che sa bene di essere quasi sempre di fronte a dei momenti unici. Certo, gli capita spesso di rivedere automezzi già fotografati, ed è sempre un piacere; ma questa qui, eh, sarà difficile che la riveda in giro non frequentando i raduni. Nonostante la piazza Batoni di quella mattinata, non si va in giro tutti i giorni su un sidecar del 1948. Questo è un mezzo che può, da solo, costituire un buon pezzo di eredità per i successori del proprietario. Nel TB non si parla spesso del nudo valore economico di certi automezzi, ma è un aspetto che a volte va considerato; il Treggismo Militante® con la fotocamerina è roba da pòeri come me, il Treggismo vero e proprio è riservato ai ricchi. Ne conosco alcuni, che Iddio li abbia in gloria e li accolga nel suo garage. Poi certe volte capita, certo, che un miliardario o roba del genere abbia pure a transitare per piazza Batoni col culo sul futuro del quarantotto.


La foto sopra è paradigmatica. Dietro l'astronave discesa da un altro pianeta, la fila dei moderni scooter del cazzo, tutti uguali. Distinguereste un Kymco da un Piaggio qualsiasi, tutti col bauletto Gibi? Rischio di essere impietoso, lo so. Su quei motorini ci vanno magari i proletari a lavorare, e io sono di fronte al probabile balocco di un ricco. Ma non ci posso fare nulla, specie quando rimango a bocca aperta. Può darsi che, in fondo, in diverse cose io sia un conservatore. Del resto, sin dal primo giorno di questo blog, come recita l'intestazione, ho dichiarato di essere un "passatista automobilistico"; io, le macchine e le moto attuali, semplicemente non le considero. Non esistono. Stop. E vaffanculo alle centraline!


Belli 'sti due lati di strada invasi dal passato futuribile, no? Da un lato il quarantotto sidecarizzato, e dall'altro la Plog  ammarciapiedata. Poi siamo ripartiti tutti quanti, per chissà dove. L'attimo fuggente e il futuro che ci fa pensare di essere in un anno, il 2014, che non molto tempo fa era perfetto per ambientare viaggi interplanetari e nel quale saremmo tutti dovuti andare su meravigliose macchine volanti. Invece andiamo sulla Kia Sorento e sulla Smart munita di Facebook. Che culo!

La musica. Beh, in tutta quest'orgia di vecchio futuro che è stato questo post, occorre pur dire che ha avuto, nella testa del di me medesimo, una colonna sonora. Questa:


martedì 31 dicembre 2013

Educatamente sulle strisce


Non solo non è stata beccata a un "raduno" dal nostro Mark B., questa Moto Guzzi del 1952. E' stata invece sorpresa quasi sembrasse attraversare, assai educatamente, sulle strisce pedonali. Aspettando di passare. Con la sua targa metallica di "foggia antica". E' un'immagine, a mio parere, di grande eleganza.

lunedì 22 ottobre 2012

Carrelba '12 (20) - La Guzzi ragnata



Ragnata sì, perché non ho ben presente la funzione del retino avvolto attorno al serbatoio di questa Guzzi 1000 comasca di Bergamo del 1982, reperita palesemente al km 11 + 800 di una provinciale elbana. Altra funzione, secondo me, non può avere che quella di riprodurre la tela di un ragno, qualcosa che fa molto Spiderman. Ma debbo una spiegazione per il comasca di Bergamo, così come l'ho chiamata; si tratta di una delle più celebri performances di una vicina di casa (e vecchia amica di mia madre), la quale era specializzata nei più esilaranti sfondoni che mai mente umana abbia potuto concepire (il più famoso resterà il catetere del Vesuvio). Costei, parlando di una conoscente, ebbe appunto a dire che sua figlia aveva sposato, sic, un comasco di Bergamo; e, da allora, quando vedo qualsiasi cosa abbia a che fare con Como è giocoforza ricordarmente nell'attesa di conoscere, naturalmente, qualche bergamasco di Como!

mercoledì 19 settembre 2012

Carrelba '12 (14) - A Moto Guzzi in the sun





Sarà forse perché oggi è il primo rainy day autunnale vero e proprio, anche se all'inizio dell'autunno mancano ancora due giorni; ma qualche foto scattata nel sole feroce dell'estate piena, con le ombre lunghe del declinare verso il tramonto agostano sull'elba, fanno parecchio bene e aiutano a affrontare meglio la lunghissima traversata verso una nuova estate. 

Qui si va verso la costa occidentale dell'Elba, la sua zona più bella e anche quella che, se proprio non ci potrò essere, vorrei comunque avere negli occhi quando giungerà la fatal ora. Intanto becchiamoci negli occhi, facendo i debiti scongiuri, questa fiammante Moto Guzzi con una targa "indigena" sí del 1975, ma palesemente degli anni '50 andanti. Cosa che mi è stata, del resto, confermata dal proprietario in persona, un simpatico pan-meccanico che ben conosco da anni e anni e che si è occupato più volte delle mie personali, di tregge (compreso constatare, una disgraziata volta, che avevo grippato e completamente fuso la testata di una vecchia Fiat Uno che avevo). 

Il pan-meccanico è una figura abbastanza consueta all'Elba e, direi, su ogni isola; si occupa di meccanica, elettricità e, volendo, anche di carrozzeria; mette le mani su automobili, motociclette, motorini, trattori, autobus e motori nautici; in pratica, è il vero aggiustatutto. Quando poi si muove inforcando una motocicletta del genere, ti verrebbe da baciarlo; e quando poi, ancora, il tutto avviene in un sole che chissà quando lo rivedrai a quella maniera (direi circa fra un anno, comunque...), si chiude gli occhi e si ricomincia a sognare. 

lunedì 2 aprile 2012

Dovrò preoccuparmi?


Vabbè le tregge sotto casa, ma così si esagera. Mi devo forse anche un po' preoccupare: l'ultima volta che ho avuto una treggia a un metro dall'uscio, è stato nella serata tra il 20 e il 21 settembre 2011, e più o meno tutti sanno cosa mi è successo la notte stessa. Beh, mettiamola così: da quando ho scattato questa foto sono già passate un paio di settimane, e non è successo nulla; però perdonatemi se, subito dopo questo post, ne metterò un altro. Non si sa mai; effettivamente sono diventato un po' sensibile alla scaramanzia, proprio in questa settimana sto risolvendo i giochi della Settimana Enigmistica n° 4147 (numero nel quale c'è il "morto che parla"...) che è proprio quella di quell'infausta settimana, e inoltre il Treggista è di per sé un numerologo-cabbalista. Detto questo, andrà pur resa giustizia a questa motocicletta che è venuta a trovarmi nel vialetto di casa: una Guzzi Falcone che il proprietario mi ha assicurato essere del 1954 e di provenienza militare (il colore è originale).




La reimmatricolazione civile è del 1976 e presenta una targa "a gruppi di 20" (22 02 42) che è non poco interessante, tenendo conto anche dell'assai minore entità delle targhe motociclistiche. Preoccupazione scaramantica sí, ma chissà che questa nuova e strabiliante treggia sotto casa non cancelli (si spera definitivamente) gli effetti di quell'altra...!

mercoledì 4 gennaio 2012

Sotto le vecchie mura



Firenze non ha quasi più niente delle sue vecchie mura, vittime dei rifacimenti ottocenteschi ai tempi della "capitale". La seconda metà dell XIX secolo è stata un'autentica iattura per questa città, che si è vista letteralmente sventrare; e se al posto delle vecchie mura sono stati perlomeno costruiti i viali di circonvallazione e il viale dei Colli, il Mercato Vecchio e il Ghetto non li ridarà più nessuno. Vabbè. Un pezzo delle vecchie mura, però, si è salvato nell'Oltrarno, diventando modernamente uno delle migliori sfilate di parcheggio di qua (nel viale Petrarca/Pratolini) e di là (in via Gusciana); pur lamentando la triste fine delle muraglie (che a Firenze, va detto, mai sono state poderose), il Treggista vi trova spesso cose assai interessanti. Non è certo la prima volta che le antiche mura superstiti (predilette dai camper) riservano tregge più o meno sopraffine, come questa Moto Guzzi V38 del 1979 che inaugura il 2012 dei motoveicoli.

sabato 8 ottobre 2011

Una bella coppia





Nel post Dove eravamo rimasti? qualcuno avrà forse notato che le motociclette, in realtà, erano due: c'era la 530 FI del 1932 e, accanto, spuntava la parte anteriore di una moto rossa. Davvero una bella coppia, coi loro centauri di un'appropriatissima certa età. Credevate forse che la moto rossa me la fossi fatta sfuggire? Nelle mie condizioni attuali non so quando potrò tornare agli epici inseguimenti e agli scatti olimpici fotocamerina alla mano, ma qui siamo ancora a qualche mese fa... Insomma, per farla abbastanza breve, la bella coppia era formata da due Moto Guzzi; questa qui, la rossa, risulterebbe immatricolata proprio negli ultimi giorni del 1951. Vale a dire, sta per compiere sessant'anni!

mercoledì 5 ottobre 2011

Dove eravamo rimasti?






Il titolo di questo post ha una spiegazione al tempo stesso ovvia e speciale (un bell'ὀξύμωρον, no?): verso le 3 di mattina del 21 settembre scorso, poco prima di essere spedito a gambe all'aria per i motivi espressi nel post precedente, stavo giustappunto inserendo nel TB questa venerabile Moto Guzzi del 1932. La sua "cattura", con tanto di conducente in gileino e bloccato da i' bubùsse, risale alla scorsa primavera; ma, per una ragione o per l'altra, non mi ero mai deciso a metterla dentro (e sí che è un autentico pezzo da novanta...); insomma, proprio quando der schwer gefasste Entschluss era stato preso e stavo preparando un ponderoso post, mi è preso sonno; ed al risveglio per andare a pisciare, voilà che ho avuto qualche problemuccio. Constatato però che all'inferno ancora non mi vogliono (anche se una vocina mi ha detto che il posto è già prenotato), la Moto Guzzi può benissimo servire a segnare il nuovo inizio che sto vivendo: chi meglio di lei? Una moto che romba, sputazza e spompazza da quasi ottant'anni è un simbolo decisamente poderoso, con la malcelata speranza che si possa dire lo stesso del sottoscritto, a suo tempo!

Post Scriptum. Neppure questa moto figura nelle "tabelle dettagliate" di targheitaliane.com , che iniziano con FI 642 (anzi, 642 FI) del 10 gennaio 1934. Il TB si conferma ancora una volta una sorta di "castigamatti" da questo punto di vista :-)

venerdì 16 settembre 2011

Una Guzzi in diagonale



All'interno del locale dell'officina, lo spazio era talmente ristretto per le supertregge che vi erano stipate, che sono stato costretto a cimentarmi con un'autentica novità per il TB: la foto in diagonale. Posizione da campione di biliardo che fa l'ottavina reale, clic clic ed ecco (anche normalmente da dietro, però) questa rossa Moto Guzzi del 1953. Per fotografare una moto del genere, lo giuro, mi sarei messo in ben'altra posizione; ma fortunatamente non ce n'è stato bisogno...

martedì 23 agosto 2011

Le tregge di Néstor Lunar (2)





E di regali, proprio a due passi da dove lo avevo trovato solo pochi giorni prima, Néstor ha voluto farmene un altro di quelli coi controfiocchi. Nelle "tabelle complete" di targheitaliane.com, i motoveicoli spezzini iniziano con SP 771 (anzi, con 771 SP, seguendo l'ordine cifra-sigla di allora); la data riportata è quella del 15 luglio 1937. Qui siamo invece ben prima: il proprietario, al quale la moto si era inopinatamente fermata in una posizione assai poco rispettosa (davanti a dei cassonetti della nettezza), mi ha detto che la Moto Guzzi 500 Tre Cilindri Stradale che aveva sotto il kiülo era del 1932, è c'è da credergli visto che la moto in questione fu prodotta esclusivamente tra il 1932 e il 1933. Ne deve aver fatta di strada prima di "approdare" ai cassonetti in località Lapo, sulla Faentina a pochi metri dal confine fiesolano; ma certamente non sapremo mai quanta, dato che i modelli di allora erano totalmente privi di strumentazione (non c'era neppure un ago della benzina, e quindi il conducente doveva sapere quanti litri teneva il serbatoio e regolarsi di conseguenza, e soprattutto aver sempre a disposizione una tanica e scarpe buone per farsi chissà quanti chilometri per trovare una pompa qualora fosse rimasto a secco). Poi è tornata fortunatamente in moto; e vi avrei fatto sentire il rompo e il po-po-po. Roba, davvero, d'altri tempi; e mi è sembrato di sentire un lontano miagolio tra le nuvole.

mercoledì 12 gennaio 2011

Per me...numero Uno! (FF/26)



Curioso che, per far...esordire una targa fiorentina in questo 2011, mi tocchi ricorrere alla cara vecchia (e inesauribile) Firenze-Fiesole del 14 marzo 2010; ma tant'è, e ho come l'impressione che la "corsa storica" ci accompagnerà anche per tutto l'anno corrente. Però, come "esordio" è senz'altro di quelli col botto: una Moto Guzzi Alce con una targa che ci riporta al 1949. Nient'altro da aggiungere, direi.

Quest'anno, ovviamente, non andrò alla Firenze-Fiesole; e se anche ci dovessi andare come sanitario, non prenderò foto. Queste devono restare un unicum. I raduni storici sono quanto di più contrario allo Spirito del Treggista (tedesco: Treggistengeist). Però...accidenti, davanti a una moto del genere, e con la sua targa originale, non posso fare a meno di accendermi la pipa, prendere un bicchierino di sambuca diàccia (anche in gennaio, sì, anche in gennaio!) e star lì a guardare. Dimenticando per tre minuti tutte le cure e gli affanni quotidiani, Marchionne e le sue Pande di merda e tutto il resto. Danda est omnibus aliqua remissio, come diceva Quintiliano.

martedì 20 ottobre 2009

L'unico modo...




...per resistere alle tentazioni, è cedervi -diceva Oscar Uàild. Ora, come nel caso di molte altre citazioni famose, non si sa esattamente se il buon Oscar abbia pronunciato o scritto veramente questa frase: tipico è il caso dell'altrettanto celebre Non sono d'accordo con le tue idee, ma morirò perché tu le possa esprimere, che tutti attribuiscono a "Voltaire" quando l'autore del Candido non s'era mai sognato di dire una cosa del genere. Comunque sia, non cambia la sostanza: quando l'amico Antonio T., detto Tony (che poi sarebbe stato quello del fine settimana sull'Appennino bolognese, tanto per essere chiari), motardo inveterato, mi ha mostrato queste foto da lui scattate non so nemmeno dove in occasione di un motoraduno, ho resistito esattamente due attimi virgola sette.

Certo, il principio fondante di questo blog -come ho avuto oramai diverse volte occasione di dire- è che le Tregge siano colte nelle loro vita quotidiana, per le strade cittadine o di campagna; del tutto banditi sono i "raduni" degli appassionati possessori di meraviglie del passato. Non ho naturalmente niente in contrario a simili "festival della Treggia Lucida" -come un po' perfidamente a volte li chiamo, ma non è ciò di cui si occupa il TB. Ciononostante, le regole inderogabili sono fatte per essere derogate; e nel vedere questa autentica zuppa di Motoguzzi e Aermacchi Harley Davidson rosse del tempo che fu, evidentemente radunatesi con sopra i fortunatissimi culi dei possessori, il principio fondante è stato momentaneamente messo da parte. Senza contare la targa della Guzzi in alto, che la riporta direttamente agli anni '30: qui siamo veramente nel sublime, con la sigla "BO" ancora sotto la cifra (di quattro unità!).

Che dire ancora? Non resta che ringraziare di cuore Tony per questo "regalino" che mi ha inviato, con il suo ipertecnologico palmare, direttamente dei boschi dell'Appennino. Gliene sarò riconoscente in eterno, perdonandogli persino di esseri pappato con gusto il papero Piero!

mercoledì 2 settembre 2009

Elbatregg' '09 (11): Alce Verde parla






Grazie alle conversazioni con John Gneisenau Neihardt, Nicholas Black Elk (Alce Nero), stregone dei Sioux Oglala, fornì una delle più belle e interessanti testimonianze sull'epopea indiana. Ma anche quest'Alce, seppur non nero ma verde, parla. E ne ha da raccontare, vista la sua età venerabile. Si tratta, infatti, di una Guzzi 500 Alce del 1940.

Sempre sull'Anello Occidentale elbano, e sempre presso Cavoli. Due giorni, due di numero, dopo l'altra Guzzi del sig. Zainaghi. Un caso o un raduno? Non lo voglio sapere. Quel che per me conta è il reperimento dei mezzi su strada, e non le loro motivazioni. E la storia si ripete, seppure con modalità leggermente diverse: la piasintëina che mi dice che sono pazzo da legare, la Guzzi che gira a sinistra sulla discesa per la spiaggia e io che, stavolta, la inseguo, ben sapendo che la strada termina in un parcheggio, e che è senza sfondo. E, anche stavolta, una persona gentilissima che mi permette di fotografare quest'ennesima opera d'arte su due ruote. Certo, un giorno o l'altro dovrà pur capitare che, dopo un lacchezzo del genere, qualcuno mi mandi in culo (ma, come si dice a Livorno, co' una 'andela e un mazzo di 'arte è un ber posto anco 'vello); per ora persisto, imperterrito & intrepido.

La Guzzi 500 Alce nacque nel 1938 per usi esclusivamente militari (da qui il colore verde, originale); particolarmente doveva servire per le perlustrazioni e come guida per le autocolonne. Ne venne fatto poi un modello civile, la Super Alce, a partire dallo spaventoso 1943. I Bersaglieri ne inventarono anche un modello che montava una mitragliatrice; però l'arma poteva essere utilizzata solo con la moto ferma. Vale a dire: se volevi sparare, dovevi accostare e poi magari chiedere al diretto interessato: Per favore, accosti anche lei che la devo mitragliare. Cose, in questo caso fortunatamente, d'altri tempi. Quel che Alce Verde, quando parla adesso, ci dice, sono comunque milioni di chilometri di storia.

martedì 1 settembre 2009

Elbatregg' '09 (10): Il placcaggio della Guzzi




Non s'immaginava certo, il gentilissimo sig. Luciano Zainaghi di Biella, membro del Motoclub CIMEP di Ponderano (sempre in provincia di Biella), sbarcato all'Elba per le vacanze con la sua Moto Guzzi del 1951, di essere protagonista, con la sua incredibile motocicletta targata Vercelli (ma che sembra avere avuto origini fiorentine, stando al suo racconto: un caso, addirittura, di ritargatura dei primi anni '50), di un autentico placcaggio su strada. Ma andiamo per ordine.

Pomeriggio assolato e torrido, sulla litoranea dell'Anello Occidentale. Io e la piasintëina ci stiamo dedicando ad una delle nostre attività preferite: andare al mare all'ora in cui tutti ne vanno via. Sto guidando io. Ad un tratto, poco prima di Cavoli, mi vedo davanti questa meraviglia; impossibile, però, fotografarla "al volo". Proprio mentre la piasintëina mi sta dicendo "ma che peccato", ecco balenare in me la Decisione. Der schwer gefasste Entschluss. "Lo fermo!". "Ma nooo! Ma che fai!!", esclama la piasintëina; ma oramai il dado è tratto. Non è possibile lasciarsi sfuggire una cosa del genere. Muss es sein? Es muss sein!

Così, sorpasso la moto, trovo una piazzola sul lato della strada, e accosto. Scendo. Aspetto il passaggio della Guzzi e mi sbraccio; il signor Zainaghi, fortunatamente, si ferma e non mi manda immediatamente al diavolo come avrebbe voluto la logica. Tutt'altro; dopo avergli spiegato brevemente del Treggia's Blog, il sig. Zainaghi non solo acconsente, ma mi racconta vita morte e miracoli di quell'automezzo, lo fa fotografare e mi autorizza persino a declinare il suo nome, cognome e motoclub. Cosa che, invero, faccio con estremo piacere. Davanti ad una meraviglia del genere, valeva la pena correre il rischio di essere mandato a quel paese. Con mia somma fortuna, ho incontrato non solo una persona gentile, ma anche autenticamente appassionata. Un Treggista con la T maiuscola, insomma. Ringraziarlo è fin poco.

NB. Anche in questo caso, ohimé, non avevo dietro la Kodak; come sempre, è stata la
piasintëina a salvare capra e cavoli con il suo tuttofonino. Pensate un po' che figura: scendo dalla macchina, "placco" il sig. Zainaghi e poi mi accorgo di non avere la macchina fotografica. Sto forse perdendo qualche colpo. O forse era colpa del caldo. Menomale che c'è il caldo cui si può dare sempre la colpa, e una piasintëina che ci mette sempre una pezza!