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lunedì 9 dicembre 2013

Il nuovo che avanza



Le affermazioni di Mark B. sono, per chi scrive, pressoché legge. Cosicché, quando mi scrive che questo sarebbe il più vecchio Fiat 615 ancora in circolazione a Firenze e provincia (nonché fra i più vecchi d'Italia), bisogna semplicemente prenderne atto specificando che è stato immatricolato nei primi giorni del 1954. Insomma, fra un mesetto compie sessant'anni, 'sto Nuovo che avanza; e che avanzi non c'è alcun dubbio, stando al copioso racconto dello stesso Mark B. che mi ha allegato alla foto.

Narra Mark, infatti, di aver saputo della sua esistenza da voci di corridoio (importantissime per noialtri Treggisti Militanti®, ndr), e che trascorreva la sua "pensione" tra la Rufina e Dicomano (per intendersi: tra la bassa Val di Sieve e il Mugello); ma non lo aveva mai incontrato fino ad un bel giorno di due anni fa, quando sulla tangenziale di Pontassieve non se lo vide provenire in senso contrario. E all'anima della "pensione", visto che filava a più di ottanta all'ora!

E' necessario qui aprire una parentesi. Molte sono le disgrazie che attanagliano il Treggista Militante®; ma quella più nera, senz'altro, è la "treggia in senso contrario". Io stesso ho vissuto decine di volte questo autentico dramma (in particolare sul bieco viale dei Colli!), considerando che viaggio esclusivamente in macchina; Mark B., invece, è spesso e volentieri su due ruote. Le due ruote sono le uniche che possono far ovviare a tale situazione. Quel giorno, Mark B. era, per l'appunto, su due ruote; e a questo si deve la perpetuazione del 615 che qui presento in inquadratura ingrandita.

mercoledì 4 dicembre 2013

L'eterno riposo



La Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze è, con tutta probabilità, la più antica associazione del volontariato sanitario esistente al mondo. E qui non si parla dei pur sovente lontani anni delle nostre tregge: si parla del 1244. Da allora, la Misericordia di Firenze trasporta e soccorre ammalati e feriti, passata com'è dalle "zane" (le antichissime gerle che i volontari di otto secoli e mezzo fa si sobbarcavano sulle spalle) alle più moderne autoambulanze e ai mezzi della protezione civile. A Firenze la Misericordia fa talmente parte del tessuto storico della città, che "misericordia" è diventato popolarmente sinonimo di "autoambulanza"; sentir dire che, sul luogo di un incidente, sono arrivate "tre misericordie" è comunissimo (anche se magari i mezzi sono di altre associazioni).

Tra le tante cose che la Misericordia possiede e gestisce, vi sono i cimiteri. Quello, enorme e moderno, di Soffiano; e quello, storico e chiuso da oltre cent'anni, dei Pinti. Si trova all'inizio del centro storico, in via degli Artisti, e prende nome dall'antica Porta a Pinti che sorgeva nelle vicinanze (e la quale ha lasciato il suo nome a Borgo Pinti, la lunghissima e stretta strada che dai viali porta fino all'Arco di San Piero). Il cimitero di Pinti ospita defunti che, probabilmente, nessuno può andare più a onorare; essendo stato chiuso nel 1898, è rimasto esclusivamente come cimitero storico e viene aperto al pubblico esclusivamente per un giorno, ovviamente il due di novembre.

In questa particolarissima atmosfera, sembra che il "cimitero defunto" abbia voluto essere anche la tomba di un carro funebre; e quale posto migliore vi potrebbe essere, del resto? Il fatto è che nulla, ma proprio nulla, sfugge a Mark B, che ci regala qui una delle sue consuete meraviglie. Nel Cimitero dei Pinti dorme infatti il suo eterno riposo di treggia, presso tombe oramai dimenticate da tutti, questo Fiat 615l autofunebre che è probabilmente il più antico di tutta la provincia di Firenze, essendo stato immatricolato nel 1954. Dismesso anch'egli da trent'anni dalla Misericordia di Firenze, è stato sistemato nel Cimitero dei Pinti senza essere demolito; e come si potrebbe farlo, del resto, con'un opera d'arte del genere?

E' il vero carro funebre col catafalco di legno nero, le stuccature dorate e tutto il resto; in pratica, al 615 è applicata un'opera di alta ebanisteria. Per vedere una cosa del genere, attualmente, si può ricorrere a un solo mezzo: qualche spezzone di film neorealisti degli anni '50. Superato qualche comprensibile scongiuro, c'è da rimanere sbalorditi davanti a un mezzo del genere. C'è da giurare che, il 2 novembre 2014, mi apposterò fin dalla mattina per entrare nel Cimitero dei Pinti l'unico giorno della sua apertura annuale; magari anche con un fiore da mettere su una tomba, una qualsiasi, che non ne vede più uno da cent'anni.

giovedì 6 ottobre 2011

Sfide





A suo tempo, Fabrizio di Genova aveva posto una sorta di sfida, o disfida, su quale di questi due carrattrezzi storici fosse il più bello...ma devo confessare che, pur amando smodatamente i romanzi e i film di cappa e spada, treggisticamente parlando sarei di un'indecisione cosmica e preferirei dirimere la questione non come a Barletta (*), bensì come nell'elvetica Kappel con la sua famosa zuppa. Di fronte a questo Fiat 615 del 1961, del quale Fabrizio tiene a specificare l'ancor perfetta operatività (e come dubitarne, visto che sembra appena uscito di fabbrica...?), non subentra nessuna gara, bensì una democratica e sentita deferenza. Con quel colore lì, poi! Allegria pura; una di quelle prime Fanta che saranno sí state strachimiche e contenenti ogni cosa fuorché qualche traccia d'arancia, ma che sapevano d'estate e di tuffi in mare...insomma, ci sarebbe quasi da sperare in un guasto pur d'essere raccattati da un carrattrezzi come questo. Dovesse succedere a me, pregherei gentilmente l'autista di agganciarmi, mi sdraierei coi piedoni sul volante e mi farei fare un giro di quelli che non finiscono più, a bischero sciolto...

sabato 7 maggio 2011

Back in Treggiaia



Il Treggista ritorna a volte sul luogo del delitto; figurarsi poi quando è accompagnato nientepopodimento che dalla Piasintëina e da Cristina la Meharista. Una specie di Tris d'Assi, insomma; e, nel nostro peregrinare per i dintorni di Firenze (sempre, ovviamente, con gli occhi assai vigili e la Codacchina pronta), ad un certo punto la macchina è come andata da sola. Bisognava tornare alla Treggiaia. Uno dei principali luoghi storici del TB: 3 giugno 2009, quando il blog aveva solo tre giorni. Una serie di post dove, tra le altre cose, spiegavo esattamente l'uso popolare del termine treggia per indicare una vecchia autovettura, ed anche che cos'è una vera treggia nelle campagne toscane (cosa che, fra l'altro, consiglio di andare a vedere a chi capitasse per le prime volte sul TB senza averlo seguito fin dall'inizio). Credo di aver, come dire, popolarizzato questa parola anche in posti lontanissimi dalla Toscana; ogni tanto bisogna pure che spenda i miei due centesimi di orgoglio.

Alla Treggiaia, che poi -e ora lo posso dire- si chiama La Romola, e dove tutti gli ex-ragazzi della mia età dovrebbero andare almeno una volta per mettere un fiore sulla tomba di Benito Jacovitti (munita regolarmente di lisca di pesce sulla lapide, giuro), ci siamo arrivati in una radiosa mattinata d'aprile per constatare immediatamente le sue sonnacchiose abitudini di tranquillo paese di campagna: negozi che chiudono alle 11 del mattino, bar chiusi, poca gente in giro e un invito alla nanna che aleggiava poderoso. Nel piazzale del paese, dedicato al Tramonto e a una famiglia intera che fu vittima di un attentato inutile e vigliacco (che purtroppo ho visto coi miei occhi), Treggiaia ci ha voluti però accogliere da par suo; e il par suo non poteva che essere una treggina bella fresca fresca, questo Mezzosacco del 1967 che se ne stava pure lui, presumibilmente, a ronfare senza posa, parcheggiato accanto a un SUV dove sarebbe tranquillamente potuto entrar dentro (si veda la prima foto in alto).

Ma, naturalmente, se il Treggista va a Treggiaia, va subito a cercare un dato automezzo, vale a dire la Supertreggia. Proprio lei, al tempo stesso autentico simbolo della Romola e del Treggia's Blog. A distanza di due anni, rimane uno degli automezzi che più incarnano il concetto autentico di treggia, e per di più a Treggiaia...come dire, la Storia che si perpetua. Però, stavolta, ho avuto un sobbalzo. Alla Romola ci andiamo abbastanza spesso, io e la Piasintëina; e non ce n'è stata nemmeno una in cui la Supertreggia non fosse parcheggiata sul piazzale. Questa volta, invece, non c'era. Per un istante ho temuto il peggio: mi sono visto biechi sfasciacarrozze, orribili presse, funesti smontaggi. Per fortuna, quasi subito, Cristina la Meharista mi ha detto: Ahò, Riccà, ma cerchi a quella...? Era lei! Spostata esattamente nel posto del trattorino, vale a dire della TREGGIA (l'unico mezzo che, finora, abbia meritato le maiuscole). La qual cosa mi ha permesso finalmente di fotografarne il retro (con relativa targa posteriore), cosa fino a quel momento costantemente impedita dal parcheggio "di culo" nel piazzale:



Insomma, finalmente la Supertreggia è nel TB in tutta la sua completezza. Ancora permane, e permerrà, il mistero di che cosa effettivamente nasconda sotto il telone verde che non viene rimosso, probabilmente, da un paio di secoli: oramai mi sono fatto tutte le ipotesi possibili, da semplici attrezzi da lavoro al grande Cthulhu (e, in effetti, se Lovecraft avesse potuto vederla non avrebbe mancato di scrivere Tre Treggia out of time).

Il resoconto della nuova puntata a Treggiaia sarebbe finito qui, se non fosse per un'appendice di non poco conto, una di quelle cose che davvero fanno non soltanto un grande piacere, ma anche danno la soddisfazione che deriva dal mettere a disposizione di tutti ciò che si fa per passione.

Vi ricorderete (e se non ve lo ricordate, basta andare a leggere i post linkati) che, all'epoca, mi ero arreso: non sapevo esattamente di quale modello esattamente si trattasse. Proprio ieri sera, sul tardi, ricevo il seguente messaggio SMS, che sono lieto di riportare nella sua interezza:

"Ciao Riccardo, complimenti x il tuo blog, veramente meraviglioso. Io sono di Montepulciano, Siena. Allora, il camioncino rosso di cui non sapevi il modello è un Fiat 615 del '64, ne ho uno sempre parcheggiato vicino casa accanto a una Giulia Super del '74. Saluti, Francesco."

Ecco, mi sono detto: Questo è veramente il TB. E Francesco di Montepulciano lo vorrei non soltanto ringraziare di cuore (sia per le belle parole che mi ha scritto, sia per la notizia che mi permette di accrescere le mie conoscenze), ma anche pregarlo di un favore, e fargli una promessa. Il favore sarebbe quello di fotografare sia il Fiat 615 sia la Giulia Super, e di mandarmi il tutto perché avrebbe un posto d'onore nel TB. La promessa sarebbe quella di fare una bella gita a Montepulciano, storica e bellissima cittadina di vino sopraffino e di gran tregge parcheggiate accanto! Per l'intanto, gli mando un abbraccio e ancora un grazie!

mercoledì 3 giugno 2009

Via per Treggiaia (3): La Supertreggia




Quando il gioco si fa duro, i duri incominciano a giocare. E così, dopo l'assaggio della 126, via per Treggiaia riserva questa autentica delizia: una vera Supertreggia. Disgraziatamente, non saprei dire l'esatto nome del modello di questo furgone (o camioncino) Fiat, la cui posizione di parcheggio mi ha purtroppo impedito di riprendere la targa posteriore. A occhio e croce, la Supertreggia di via per Treggiaia (anche se, a rigore, è parcheggiata nella piazzetta antistante) deve risalire a circa il 1963/64; quarantacinqu'anni di onorato servizio su e giù pe' poggi, a trasportare chissà cosa ci abbia sotto il telone verde (da dove spunta una scala di legno).

Inutile ribadirlo: qui siamo veramente nell'Empireo delle tregge. Provate a immaginarvi anche per un solo momento di trovarvi davanti una cosa del genere per una stretta strada del contado, durante la gitarella della domenica con la famigliuola, a bordo della vostra favolosa Kia Sorento nuova di pacca acquistata indebitandovi fino all'osso del collo; impossibile sorpassarla a meno di mettere a repentaglio la vita vostra e dei vostri cari (tra i quali il secondogenito Astianatte, di anni 4, che sta rigorosamente torturando il Tamagochi). E lei che, procedendo ad una velocità di crociera di trentaquattro chilometri all'ora, vi scoreggia addosso nafta mista a topi morti, con un rumore a metà fra quello di una chiatta sulla Schelda nel '39 e una scossa del V grado della scala Richter; anche pigliandovela con filosofia e infilando nel modernissimo lettore CD l'ultimo album di Tiziano Ferro, tutto ciò verrà inesorabilmente sopraffatto dalla Radiomarelli a pile, a tutto volume, che trasmette, come per un incanto atemporale, i gorgheggi di Gino Latilla e Carla Boni. Insomma, come si suol dire all'incrocio fra Oxford e Cambridge, ve lo piglierete nel culo; a meno che non vi decidiate una buona volta a darvi anche voi alla treggiologia sfrenata, e godervi lo spettacolo di questa meraviglia del creato.