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giovedì 9 ottobre 2014

Waffen SS-Treggen, oder Die INSCO-Zeitmaschine



INSCO, il nostro caro amico e fedele collaboratore, è -come è noto a tutti- un instancabile viaggiatore che ha percorso il globo terraqueo da un capo all'altro. Qualche mese fa, però, stava facendo una passeggiata domenicale nel vecchio centro di Firenze, quando nel sontuoso androne di un palazzo ha notato l'autovettura che vedete sopra, e all'improvviso ha creduto di essersi trasformato in un viaggiatore sì, ma nel tempo. Quella che stava nell'androne, infatti, era una vera, inconfondibile VW Typ 82, o Kübelwagen, l'automobile militare all-purpose della Wehrmacht.

A Firenze se ne erano perse le tracce nel 1948, delle Kübelwagen; ed è ben comprensibile. Non erano certo vetture che suscitavano piacevoli ricordi, e girarci poteva anche comportare il rischio di beccarsi qualche fucilata. Ma la Kübelwagen del '48 aveva comunque un'immatricolazione fiorentina; INSCO si trovava davanti, invece, a una clamorosa targa della Wehrmacht e, più che altro, ad una certa bandierina munita di un certo simbolo. E ha pensato, INSCO: "Toh! Stai a vedere che ora spuntano pure le SS!" Detto, fatto. Sono spuntate pure le SS.


A questo punto, INSCO è stato colto, a suo preciso dire, da sudorini freddi. Anche perché c'erano dei tizi che parlavano in tedesco, e regolarmente armati. Per sua fortuna, INSCO è biondissimo e sicuramente lo avrebbero subito considerato di pura razza ariana nonostante il suo aspetto da Edelweisspirate; però, come dire, la situazione non era comunque delle più rassicuranti dato che, mettiamola così, fotografare impunemente un mezzo delle SS -almeno a suo tempo- non doveva essere un'attività tanto salutare.

Naturalmente, è subentrata la logica. Che cosa vi direbbe la logica in un caso come questo? Beh, che stanno girando un film. La logica è fatta così, e bisogna pigliarla com'è; in questa circostanza, poi, non è che spoetizzi più di tanto. Anche avendo a disposizione un viaggio nel tempo, uno solo nella vita, credo che pochi sarebbero contenti di ritrovarsi verso il '43 in una città sotto occupazione nazista. Quindi ben venga la logica ferrea: c'era effettivamente una pedissequa troupe cinematografica, si stava girando chissà quale film o fìcscion (tipo "Elisa di Vallombrosa sposa il nipote di Goebbels [che la tradisce con un giovane Franco Zeffirelli, ndr]" o "Amore e guerra a Florenz") e il rassicurato INSCO, da buon treggista, si è avviato a fotografare il retro della Kübelwagen, speranzoso di trovare o la finta targa posteriore della Wehrmacht, o una targa fiorentina (o quantomeno italiana) parecchio remota. Ahimé, ecco quello che ha trovato:


Una banale e mostruosa targa alfanumerica della serie "ZA" rettangolare, e un'ìmmatricolazione che risale a un accasciante 15 ottobre 2002. Però, almeno, il proprietärien della Kübelwagen requisita per il film (e si capisce che gliela ingaggino: non ce ne devono essere a bizzeffe ancora in giro...) ha pensato bene di utilizzare al meglio il tondino dell'immatricolazione, e ci ha messo quella originale:


Mi è toccato fare un ingrandimento monstre della targa, ma credo che il "43" nel tondino si legga bene. E, nel 1943, è indubbio che avesse una targa della Wehrmacht, e che fosse vera.

E così INSCO, felice e contento della trovaglia, si è allontanato fischiettando lo "Horst Wessel-Lied" "Papaveri e papere", e noi gli rispondiamo da pari con Strùmpete und N'Dranghete, vale a dire l'unico & impareggiabile inno delle Sturmtruppen:



martedì 5 novembre 2013

Il portaborse



Quando l'ho vista parcheggiata, lo scorso ottobre, appena fuori dalla Conad di Marina di Campo, mi son detto che dall'Austria devono venire all'Elba per andarsene belli scoperchiati in autunno inoltrato. Sono le tipiche reazioni dell'italiano frustrato, codeste. Ci dicono che il tenore di vita degli austriaci che votano in massa per partiti filonazisti o quasi è tra i primi del mondo, mentre qua si annaspa nella merda; e allora ecco che ritiriamo fuori 'o sole. Con la sua bella targa di Landeck nel Tirolo, ché Landeck vuol dire "angolo del Paese" e qui siamo invece in un angolo del mio, di paese, fanculo a voi, a Cecco Beppe, a Waldheim e a Haider. Davvero i classici tre minuti di pattume cerebrale, non c'è che dire; succede. Tanto più che chiunque, di fronte a una macchina del genere, non esiterebbe a dire: "bell'oggettino".



Eccoci quindi di fronte alla classica BMW 318i Cabrio (o E30 Cabrio) che ha rappresentato un "oggetto del desiderio" negli anni '80 e '90. Rossa fiammante come di regola negli anni di strònzio. 


E lo sapete cosa m'è venuto a mente un momento dopo, con un ghigno sataniko? Che proprio questa macchina, e dello stesso colore, è quella che fa una bruttissima e meritatissima fine nell'indimenticabile scena finale del film di Daniele Lucchetti Il Portaborse,  interpretato da Nanni Moretti e Silvio Orlando. Uno dei film più azzeccati sull'Italia craxiana, che precedette di poco (è del 1991) la sua fine ingloriosa con gli scandali di Tangentopoli. Quel che è venuto dopo, beh...lasciamo perdere, vah. Non vi ricordate la scena finale di quel film, dove Silvio Orlando e Giulio Brogi distruggono letteralmente a mazzate (da golf) la macchina simbolo-di-potere regalata dall'onorevole Botero (Nanni Moretti), dopo aver rivelato con un esemplare antidiluviano di telefono veicolare (allora privilegio di pochissimi) il tema letterario per l'esame di maturità?




Beh, riguardatevela. Sappiate solo che, mentre fotografavo la macchina, sognavo anche io di pigliarla a mazzate. Una soddisfazione immensa!

martedì 14 maggio 2013

Le tregge di Amici Miei: (6) L'ospedale di Pescia



La scena, oltre ad essere famosissima, è decisiva nelle vicende di Amici Miei: è il momento in cui i primitivi quattro amici (Tognazzi, Noiret, Del Prete e Moschin) incontrano il quinto, Adolfo Celi, vale a dire il professor Alfeo Sassaroli.  Di ritorno da una "zingarata" particolarmente movimentata, i quattro, a bordo di una autovettura ridotta in condizioni terrificanti al pari degli occupanti, si recano al pronto soccorso dell' "Ospedale di Pescia"; e qui comincia la nostra storia parallela fatta di tregge.

L'autovettura semidistrutta è una Mercedes W120.  Ora, forse nel '75 la si poteva anche distruggere per esigenze cinematografiche; ora come ora sfido a trovare il regista che, pur con un budget adeguato, oserebbe sfasciare una macchina del genere. In questo storico fotogramma si vedono il Mascetti, il Melandri, il Perozzi e il Necchi proprio mentre arrivano al pronto soccorso; per la cronaca, l' "ospedale di Pescia" era in vece la Villa del Salviatino, a Firenze, allora in fase di deterioramento e che fu utilizzata per le riprese "ospedaliere". In effetti, la costruzione del primo '900 aveva un aspetto "sanitario", e fino a non molti anni fa ospitò in effetti alcune strutture come addirittura il SERT. Di recente è stata venduta e totalmente ristrutturata, nonché adibita a residenza privata "di prestigio"; se da un lato è stata riportata veramente ad un livello di splendore, dall'altro è diventata un altro pezzo di Firenze precluso ai più. Dice che, ora, funziona così se si vuole evitare che vada ogni cosa in rovina. Si trova esattamente davanti a Villa Montalto, dove i GAP di Fanciullacci ammazzarono il 15 aprile 1944 il filosofo fascista Giovanni Gentile, e anche a diretto contatto con la storica treggiaja di via del Salviatino, che è stata del tutto eliminata.

Ma l'interesse non finisce qui. Si tratta anche di uno dei più classici esempi di targa finta applicata ad una vettura usata per riprese cinematografiche. Non è l'unico caso in Amici Miei, come vedremo in seguito; per il resto, tuttavia, il film utilizzava anche parecchie vetture con targhe autentiche (allora non c'erano ancora, comunque, tutte le boiate sulla privacy). Ad ogni modo, in questo caso la targa finta rispetta quantomeno la cronologia: presenta infatti una numerazione del 1972 che è in linea col film, girato nel 1975 (sarebbe comunque una "ritargatura" per un modello del genere: la W120, con le sue suddivisioni, fu prodotta dal 1953 al 1962). Nell'altro caso, vedremo invece che non è così, con una tipica "targa del futuro" che è uno dei più tipici procedimenti treggio-cinematografici.

lunedì 24 dicembre 2012

Le tregge di Amici Miei (5): Una "Oldsmobile del '59"...



Sembrava resistere ad ogni tentativo di trovare un'inquadratura decente dai filmati YouTube disponibili, la mitica "Oldsmobile del '59" del Conte Mascetti rimasta nell'immaginario collettivo per l'andatura  a scoppi e balzelloni. Il background cinematografico dovrebbe essere noto a tutti i cultori di Amici Miei, ma lo rinfreschiamo un po' sulla scorta del benemerito Davinotti, il sito-database interamente dedicato a scovare le più impossibili location cinematografiche: ad un certo punto, in un flashback, si vede il conte Mascetti "mentre discute di una gamba finta che sta cercando di piazzare: 'Con una gamba ridotta così come minimo le danno 800.000 lire... già periziata dall’assicurazione'. Un affare insomma, che però non in molti sono convinti di accettare, e le offerte calano. Parole del Perozzi: 'Finì per cedere i diritti sulla gamba a un ortolano di Candeli, in cambio di tre quintali di patate e di una Oldsmobile del ‘59 che avrebbe rifiutato anche lo sfasciacarrozze ma che invece ridette al Mascetti tanta fiducia nella vita'. E’ infatti qui che per la prima volta vediamo la scassatissima automobile del Mascetti; per fortuna, dallo stesso Davinotti, ne abbiamo un paio di inquadrature un po' migliori (girate per altro non a Firenze, ma a Roma):



Tutto ok, dunque, ed ecco finalmente che la Oldsmobile del '59 entra a pieno titolo nel Treggia's Blog...sì, certamente, però il TB sa essere anche, quando vuole, un blogghino bello serio e separare la doverosa finzione cinematografica dal Treggismo Militante®. Amici Miei, da questo punto di vista, è un film che nei suoi esterni girati nella Firenze nel 1975 ci ha regalato autentiche meraviglie riprese direttamente quasi trentotto anni fa, ma qualche finzione la presenta; ad esempio, questa. La quale (e ogni appassionato competente lo avrà riconosciuto) non è affatto una "Oldsmobile del '59", bensì una Ford Thunderbird, automobile che fa parte dei miti a quattro ruote.

La foto ripresa direttamente per fermo immagie dal filmato è comunque importante, in quanto fa intravedere la targa. Dovessi optare personalmente, direi che si tratta di una targa posticcia (le cifre sembrano più "strette" di quelle reali, ma potrebbe anche trattarsi di un effetto dovunto all'inquadratura). Ad ogni modo, si legge bene "FI 24..." che riporterebbe al 1964. E' una data assolutamente plausibile per una Thunderbird di quel modello, ma è bene ricordare che, nelle sue varie versioni, la "T-Bird" ha avuto una vita lunghissima: è stata infatti prodotta per ben cinquant'anni, dal 1955 al 2005.

La Thunderbird è una vettura che, comunque, col cinema ha avuto non poco a che fare; basterebbe dire che è l'auto della lunga e tragica fuga di Thelma e Louise. Doveroso ricordare che fu anche la vettura dove, all'alba del 3 febbraio 1960, trovò la morte Fred Buscaglione, quando la sua Thunderbird color lilla si scontrò a Roma con un camion carico di porfido.


venerdì 6 aprile 2012

La patata bollente e la targa scollante


I film italiani degli anni '60 e '70 sono, come tutti avranno capito o intuito, delle vere miniere di tregge; per questo motivo, li terremo d'occhio in maniera continuativa. A volte, come in questo caso, riservano poi delle scenette treggistiche che sono delle vere e proprie gag involontarie.

La scena iniziale del film La patata bollente (1979), diretto da Steno e interpretato da Renato Pozzetto e Massimo Ranieri, è una vera e propria parata di tregge di ogni tipo: basta far scorrere il filmato YouTube e si vede passare di tutto (compresa una Lancia Appia celeste, che all'epoca avrà avuto "solo" una ventina d'anni). Purtroppo le targhe si leggono poco o punto, e comunque ci sarebbe stato poco da fare: molto spesso (come poi vedremo altre volte), nel girare scene esterne in mezzo al normale traffico, le targhe autentiche venivano sostituite con targhe posticce. Praticamente in ogni film italiano di quel periodo la targa posticcia è un "must"; così, ad esempio, nella Napoli cinematografica degli anni '60 a volte si vedevano già targhe con le lettere (NA A00000 fu raggiunta solo il 22 agosto 1975!).

Durante l'indimenticabile lezioncina di pugilato che "Gandi"-Pozzetto ammannisce a un manesco tassista di estrema destra, come segnalatomi da Fabrizio di Genova (che ringrazio smodatamente per questa autentica "perla"), si verifica però un comico "incidente di percorso" che, credo, rappresenta un unicum in tutta la storia del cinema italiano e, forse, mondiale. Mentre Pozzetto apostrofa il tassista, si nota sullo sfondo una Fiat 850 sport rossa (accanto a una Fiat 128, pure rossa):


Fin qui tutto normale: la targa non si legge e sembra una normalissima macchina parcheggiata. Osservate però il fermo immagine seguente e cominciate a seguire la freccia nera: si nota chiaramente che la targa, evidentemente posticcia, si comincia a staccare e mette allo scoperto quella vera:


A un certo punto, la targa posticcia dell'850 Sport si stacca del tutto restando un istante sospesa sul paraurti...


...e, infine, cade a terra (la freccia nera indica qui dove è caduta).


Naturalmente, si apprezza infinitamente meglio il tutto nel filmato, ponendoci un po' di attenzione: la sequenza, brevissima, comincia al minuto 5'27".

Questa scena è sí comica (almeno dal punto di vista treggistico!); ma la si potrebbe considerare anche come una sorta di "vendetta prequel" nei confronti di tutte le menate sulla privacy che portano all'oscuramento delle targhe automobilistiche nei filmati e nelle immagini. Esecranda pratica che il TB non segue. E se ci avete qualcosa da ridire, chiamo il Gandi!

lunedì 2 aprile 2012

Le tregge di Amici Miei (4): La crocifissione del Melandri


Una delle scene immortali non soltanto dell'Atto II, ma dell'intera saga di Amici Miei, è senz'altro la crocifissione del Melandri. L'architetto interpretato da Gastone Moschin, preso da crisi mistica per amore della bella, prosperosa e superbigotta Noemi (interpretata da una giovane Domiziana Giordano), stavolta fa nientepopodimeno che il Gesù Cristo in una rievocazione pasquale che, senz'altro, fa il verso a quella, famosissima, che si svolge il venerdì santo a Grassina. Al termine della scena, quando scoppia la furibonda procella e il martoriato Melandri viene lasciato in croce (cadendovi con una musata clamorosa) con la Noemi/Maddalena, gli altri scappano precipitosamente; ed è qui che la scena ci interessa anche dal punto di vista squisitamente treggistico. Gli altri amici suoi, infatti, se la telano a bordo di una Fiat 1100 di cui si legge perfettamente la targa. Il fermo immagine, stavolta, è stato effettuato direttamente da Mark B.: anche nel Treggia's Blog si sta formando una combriccola di amici nostri, oserei dire!


Come si può vedere, la 1100 utilizzata da Tognazzi, Noiret, Montagnani e Adolfo Celi per il fugone è targata FI 251717 (il che ne fa una protagonista anche della nostra "saga del 17", qui ce ne sono addirittura due!) ed è del 1964; nella scena deve far figura di vettura seminuova, dato che si svolge necessariamente prima dell'alluvione del 4 novembre 1966. E non è tutto: nella scena si vedono chiaramente anche due Fiat 850, una beige di lato in primo piano e l'altra, grigia, oltre la 1100. Di quest'ultima si intravede la targa, che ad un ingradimento del fermo immagine potrebbe essere AQ 51184 (sarebbe, in questo caso, del 1968 e rappresenterebbe quindi un anacronismo cinematografico). Ma non si vede sufficientemente bene, e quindi non si può essere del tutto certi di avere scovato un blooper.

sabato 31 marzo 2012

Le tregge di Amici Miei (3): La defecatio hysterica


Qui siamo passati all'Atto II di Amici Miei ma, per quanto riguarda le tregge, la musica non cambia. Anzi, direi, migliora addirittura. In questa famosissima scena, ai mostri sacri del cinema italiano se ne aggiunge un altro, che lo è stato anche del teatro: Paolo Stoppa. Romano de Roma com'era è un po' a malpartito con l'accento fiorentino, anche se faceva del suo meglio; ma ovviamente a un Paolo Stoppa si perdona tutto. La scena, lo avranno capito tutti i cultori di Amici Miei, è quella della "Defecatio Hysterica", il terribile tiro mancino giocato ai danni dell'usuraio. Siamo nelle campagne attorno a Firenze e, quel che più conta, tutta la banda è a bordo della sbuffante macchina del Mascetti:




Orbene, se nel Primo Atto il Mascetti girava su una presupposta "Oldsmobile del '59" (in realtà una Ford Thunderbird), nel secondo è passato a una vettura che dev'essere, a mio parere, unica in Italia (e chissà dove andarono a scovarla per girare il film). Si tratta infatti di una Mercury Montclair di cui, verso la fine della scena, si riesce a leggere benissimo anche la targa: PT 20447. Ciò permette di stabilire che la vettura è del 1958.

La Mercury Division faceva parte della Ford Motor Company e produsse la Montclair dal 1955 al 1960 e poi, di nuovo, dal 1964 al 1968. Non risulta che sia mai stata importata in Italia, e quindi l'esemplare usato per girare il film (e che Tognazzi guida di persona) sarà sicuramente stato fatto arrivare da un collezionista o roba del genere. Unica anche perché difficilmente su altre avrà posato il culo dentro una compagnia recitante di un tale livello. Se quella vettura esiste ancora (cosa che auspico), ne serberà memoria eterna.

giovedì 29 marzo 2012

Le tregge di Amici Miei (2): Il Mascetti, la Titti e la sfilata delle tregge


Come già detto in un lontano post precedente (nel TB a volte passano lunghi intervalli, ma niente viene scordato), il film Amici Miei atto I è importante non soltanto per la storia del cinema italiano, ma anche per quella delle tregge fiorentine. Girato nel 1975, presenta molte scene esterne riprese direttamente nella Firenze di 37 anni fa, in giornate qualsiasi, col traffico che scorreva normalmente. E, soprattutto, con quelle che ora sono "tregge", ma che allora erano macchine di tutti i giorni: nuove, seminuove, vecchie.

La famosa scena del conte Mascetti che prova a dare l'addio alla Titti, l'amante liceale interpretata da Silvia Dionisio (che di anni, allora, non ne aveva 18 ma 24, essendo nata nel 1951), è, da questo punto di vista, esemplare. Girata con Tognazzi e la Dionisio che passeggiano tra via della Colonna (dove, peraltro, io ho fatto il liceo; ma non avevo la Titti in classe, sebbene così fosse chiamata la sorella maggiore della pischellina che avevo all'epoca), il Lungarno della Zecca Vecchia e il viale Antonio Gramsci, è anche un'autentica sfilata di tregge di tutti i tipi. Come avere la macchina sí, ma del tempo, e tornare indietro a quando le macchine che vedete tutti i giorni sul TB erano, a volte, bambine. E mi si lasci dire che anche questa è una parte, seppur piccola e strana, della bellezza del cinema.

Avete guardato il filmato della scena? Bene, ora state a vedere un po' di fermi immagine.


Siamo poco dopo l'inizio della scena. Il Mascetti ha appena cominciato il suo "discorso serio" alla Titti, quando alle loro spalle passa una Fiat 128 bianca, di primo modello. Di quelle che farebbero sobbalzare, ora, il sottoscritto, Mark B. e tutti i treggisti militanti. Siamo ancora di qua d'Arno, più o meno di fronte alla Biblioteca Nazionale.

Qui, invece, il Mascetti e la Titti sono passati nel viale Gramsci (un giro assurdo!), e mentre passeggiano sta parcheggiato, sullo sfondo, un autentico delirio di tregge. Da sinistra: una Renault 5 di primo modello, una 500, una Peugeot 504, una Citroën Dyane di primo modello, una Citroën Ami 8 e una Fiat 127. Vederle tutte insieme, ora, potrebbe provocare un collasso cardiocircolatorio al Treggista Militante® (non a me, però: ho già dato).


Poco dopo passa una Autobianchi A112...


...e subito dopo una Lancia Fulvia berlina e una Bianchina Panoramica, mentre la scena si allarga e compare, parcheggiata, anche una Fiat 1100 (sull'estrema sinistra).


Si restringe il campo, e col grande Tognazzi e con la bella Dionisio in primo piano, ecco uno dei clou treggistici di tutta la scena: si riesce infatti a leggere le targhe della 500 grigia e della Dyane. La 500 è targata FI 386455 ed è quindi del 1967 (aveva allora solo 8 anni); la Dyane è targata FI 532822 ed è del 1970 (e di anni ne aveva cinque).


Nel frattempo erano passate una 500 grigia (con chissà quale cartello sulla fiancata, tipo trombaio o falegname...) e una Fiat 124 blé scura, mentre si rivedono la 500 grigia, la R5 e l'Ami 8.


Poco dopo, un altro dei clou treggistici della scena: passa infatti un autobus dell'ATAF, di quelli verdi, storici. E soprattutto ancora ben lontani dall'essere privatizzati da Matteo Renzi; ma allora il sindaco di Firenze si chiamava Elio Gabbuggiani, e non vorrei dire altro; da questo punto di vista non sono passati 37 anni, ma tre secoli. Disgraziatamente. L'autobus, vista l'ambientazione della scena, è molto probabilmente della linea 8, che vi passa ancora; chissà chi era l'autista che si scorge alla guida...ombre del passato...


Altro restringimento di campo, e oplà: si riesce a leggere anche la targa della R5. E' FI 667221, e la vettura è quindi del gennaio 1973. Aveva due anni all'epoca.

La passeggiata e il "discorso serio" del Mascetti proseguono, ed ecco comparire una Ford Escort di primo modello, con uno dei suoi famosi colorini che riuscivano a declinare tutte le sfumature della funerea depressione (poco dopo si vedrà anche il retro della vettura, ma purtroppo senza poter leggere la targa);


Infine, quasi alla fine della scena, ecco parcheggiate una Mini Minor bianca e una Simca 1000 lilla che assomiglia terribilmente a questa. Peccato non leggere la targa: se fosse proprio quella, sarei disposto a qualche pazzia.

A dire il vero, di tregge in questa scena ne passano diverse altre (tra le quali una vecchia Mercedes che purtroppo è coperta dai due). E non è certo finita con Amici Miei: siamo solo all'atto II!

Nota: Le esatte "location" di Amici Miei si trovano a questa pagina del "Davinotti". Da notare che il "liceo" di via della Colonna è in realtà il Museo Archeologico, e che la scena si conclude "a casa della Titti" che è in realtà a Roma, in via Calboli!

giovedì 2 giugno 2011

La treggia di Montalbano



Montalbano sono! E, in effetti, lui è Montalbano e la Sicilia è, senz'altro, terra di gran tregge. Già il commissario stesso, da sempre, gira a bordo di una treggia bella e buona (la famosa Fiat Tipo grigia targata AK 696 FW), peraltro in tutto e per tutto identica ad una mia treggia pirsonale di pirsona (targata FI G22098) che ha terminato la sua esistenza molto lontano da casa, a Valenciennes nel nord della Francia; ma la stupefacente Panda celestina nella quale, nell'episodio Le ali della sfinge viene ammazzato "Matita" (così lo definisce Catarella; in realtà si tratta di Tommaso Lapis, funzionario della loschissima Buona Volontà, una finta organizzazione di volontariato religiosa) non poteva pasar por alto da parte del TB. Una treggia protagonista di un'autentica ammazzatina, del resto, dove la si può trovare? La panda celestina pare comunque essere autentica, con targa trapanese del 1982.

giovedì 27 maggio 2010

Le tregge di Amici Miei (1): La 125 del Melandri




I tre film del ciclo di Amici Miei, nati da un'idea di Pietro Germi e diretti da Mario Monicelli, fanno praticamente parte del DNA di ogni fiorentino. Persino gli adolescenti che, nel 1975 (anno di uscita di Amici Miei Atto I), erano, come si dice da queste parti, ancora nelle palle d'i' su' babbo, ne conoscono a memoria intere parti. Nonostante uno solo degli attori (ma solo negli ultimi due "atti") fosse fiorentino, vale a dire Renzo Montagnani (che peraltro era nato a Alessandria, seppure da genitori fiorentini), il cremonese Ugo Tognazzi, il siciliano Adolfo Celi, il veronese Gastone Moschin, il cuneese Duilio Del Prete e il francese Philippe Noiret (che era di Lille, cioè di una città che ben conosco e cui sono legato da molti ricordi belli e brutti) seppero interpretare, doppiati o in un fiorentino approssimativo, la vera anima di questa città. Un'anima strana, a volte carogna, a volte tragica, e sempre contro. Questo post, ed alcuni che seguiranno a intervalli irregolari, vuole essere quindi un omaggio a quei film, a chi li ideò, diresse e interpretò, e a chi continua a tenerli vivi nella memoria di tutti i giorni. Anche un bambino, a Firenze, sa fare la supercazzola. C'è chi ha chiamato il cane o il gatto Tarapia Tapioco. Io sto all'Isolotto, proprio là dove si trovava il seminterrato stile giapponese del conte Mascetti.

Un omaggio da Treggia's Blog, però. I film di Amici Miei, e mi sembra di averlo già accennato una volta, sono importanti anche dal punto di vista treggistico. Girati come sono nella Firenze degli anni '70 e '80, sia in città che nelle vicine campagne, ci presentano una Firenze che non c'è più, e che ho conosciuto. Le riprese avvennero inquadrando le macchine che circolavano allora, vale a dire quelle che sono le tregge di oggi; ed erano tutte autentiche, con targhe vere. I film di Amici Miei sono, quindi, anche una testimonianza unica: vi si può vedere il parco automobilistico circolante a Firenze 35 anni fa. Cosa comunissima, ad esempio, per Roma o Milano, città dove sono state girate decine di film; molto meno comune per Firenze. Le tregge di "Amici Miei" erano macchine e motociclette vere. Come spostare per un istante il Treggia's Blog all'epoca in cui le vetture qui presenti erano nuove, oppure meno vecchie.

A cominciare dalla Fiat 125 dell'architetto Rambaldo Melandri, che qui vediamo in tre inquadrature pienamente da TB (frontale e retro): la scena è quella, indimenticabile, della distruzione dei paesini. La ho scelta, perché della vettura si può leggere anche la targa originale: FI 408152. La macchina è quindi del 1967, ed era quindi una discreta treggiotta già nel 1975. Ecco qui la scena completa:


A dire il vero, la stessa 125, oltre che in altre scene, compare anche in quella che è forse la scena più celebre di tutti i tre film, ovvero quella della supercazzola fatta al vigile urbano davanti al bar del Necchi (anch'esso realmente esistente, in via dei Renai, e che a lungo si chiamò "Bar Amici Miei" prima di chiudere); ma la si nota meno bene, anche se la si sente benissimo:


Una scena però, questa, dove ad un certo punto si vedono parcheggiate sullo sfondo di Piazza Demidoff anche una Ford Escort di 1a generazione e, di striscio, anche una Giulia. E, alla fine, tutta un inquadratura su Via dei Renai con tutte le macchine parcheggiate: Maggiolini, una Citroën DS...