Visualizzazione post con etichetta Bagnoles et plaques françaises. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Bagnoles et plaques françaises. Mostra tutti i post

martedì 21 ottobre 2014

Il Parigino e l'Anarchia



Nella definizione di Treggismo Militante® che uso assai sovente, per non dire praticamente in ogni post, c'è sì una componente squisitamente riferita all'attività in sé, che ha tutti i cristi® della santa militanza, düra e püra. Però, sicuramente, c'è anche una componente assolutamente da prendersi nel senso più comune del termine, e che si riferisce specificamente al sottoscritto. Di Treggisti, Militanti o meno, non sono certamente (e fortunatamente) l'unico; ma penso, questo sì, di essere l'unico che fotografa le tregge in mezzo a manifestazioni di ogni genere, alcune delle quali non sono propriamente tranquille & pacifiche. Questa qua a Torino, lo scorso 10 maggio e del quale s'è già parlato, si è svolta però senza il minimo scontro; e ha riservato, durante lo svolgimento del corteo (assai lungo), la sorpresa di questa Lancia Beta Coupé "VolumeX" con targa parigina (75).


Beh, certamente l'amico e co-treggista Colonnello Kurtz, che a Parigi ci vive da anni, avrà molte più occasioni di me di fotografare tregge parigine; però non credo che gli sia mai capitato di chiapparne una (e non solo a lui) mentre sta sfilando uno spezzone Anarchico di un corteo, con tanto di vessilli rossi e neri e la A cerchiata. Rivendyco con forza la caratteristica che questo possa capitare soltanto a me, ebbene sì, e, e pensarci bene, il connubio tra Parigi e Anarchia è veramente ben azzeccato (anche se qui siamo a Torino, voglio ribardirlo).


Non son l'uno per cento ma, credetemi, esistono... accidenti, se esistono! E menomale, che esistono. Poiché di giri per le Questvre® ne ho fatti oramai troppi in vita mia, e mi sarei pure già divertito, interrompo qui il discorso; ma capirete bene che tengo molto a queste fotografie torinesi, scattate perdipiù in occasione di un corteo dove si manifestava in solidarietà a delle persone rinchiuse in galera. Sarà comunque bene che questo mio aspetto non sfugga mai a chiunque legga e frequenti il TB anche soltanto perché appassionato/a di vecchie automobili (e che è sempre e comunque il benvenuto).


Anarchia e Parigi. Vi sto per salutare con una canzone di uno che, a dire il vero, non era parigino; era, pensate un po', monegasco. Ma anarchico lo era di sicuro: Léo Ferré. Pensare a un anarchico del Principato di Monaco è, di per sé, uno sberleffo sublime; pensò bene di morire un quattordici di luglio, a Castellina in Chianti dove viveva da anni. La canzone è questa; il più bel plaidoyer contro la pena di morte che sia stato mai scritto, dove si dice che non c'è né Dio e né padrone: Ni Dieu, ni maître!

giovedì 2 gennaio 2014

Firenze e gli alsaziani



Ci dev'essere uno strano legame treggistico tra Firenze e l'Alsazia-Lorena; fatto sta che, quando a Firenze si trova una bagnole con targa francese (quella vera coi dipartimenti, non l'attuale "SIV" che ha scimmiottato il sistema italiano alfanumerico), non di rado proviene dai due dipartimenti alsaziani, il 67 (Basso Reno) e il 68 (Alto Reno).



Questa qua proviene dall'Alto Reno (Haut-Rhin, 68) e quindi, in senso lato, da Strasburgo e dintorni. A dir la verità, è stata trovata in una zona dove di macchine con targa francese ce ne sono sempre parecchie, data la presenza di alberghi non lontani dal centro storico. Per la precisione, qui siamo in Via del Ghirlandaio.

La Golf di I generazione, ancora coi famosi fari gialli antinebbia che sono stati a lungo obbligatori in Francia costituendo una caratteristica incontournable delle voitures d'Oltralpe, proviene con tutta probabilità dai primi anni '80. Il vecchio e glorioso SFPI (Site Français des Plaques d'Immatriculation), scomparso poco dopo l'introduzione del SIV nell'aprile del 2009, aveva una funzione che permetteva di risalire all'anno di immatricolazione a partire dalla targa; purtroppo bisogna parlarne al passato.

domenica 14 luglio 2013

Les Caporniens, la Juliettà Sprèn e le numerò cent

E dai, picchia e mena, anche per quest'anno il Treggia's Blog, l'unico vero blog di strada della bloggherìa italiana (la definizione non è mia, e ne vado particolarmente fiero), arriva al centesimo post. Viste le travagliate vicissitudini del vostro Treggista Preferito®, non è un risultato di poco conto anche se, chiaramente, gli inserimenti sono un po' inferiori a quelli degli anni passati. Ma al 100 ci siamo, e la cosa deve essere messa in risalto con una vettura davvero speciale, come questa qua.

Speciale, prima di tutto, perché segna il ritorno sul TB dei Caporniani. Ogni promessa è debito: prima o poi ve lo dirò che accidenti è 'sta Capornia da cui provengono i Caporniani in questione, Giulio e Simone. I quali sono, lo devo dire, Treggisti con la "T" majuscola non soltanto per le fotografie che scattano e mi mandano: lo sono, soprattutto, perché si tratta forse dei più grossi racimolatori di tregge vere che esistono a Firenze e dintorni. Altro che foto: i Caporniani, quando vedono una treggia anche in condizioni disperate e ridotta ad un ammasso di ferraglia arrugginita, non ci pensano due volte: mano al portafoglio, o al carrello di trasporto, e via. Capornia, in senso lato, è l'open space della Treggia; quel che vi ho visto va al di là delle descrizioni. Ma rimando tutto a tempi prossimi.

Per l'intanto, Simone il Caporniano torna a farsi vivo come fotografo con una "performance" al volo che merita quantomeno l'onore del post n° 100 del 2013. Anzi, vista la targa, del post numerò cent. Su un'autostrada di queste parti viaggiava infatti questa incredibile, e rarissima, Alfa Romeo Giulietta Sprint Speciale  con targa francese del dipartimento delle Alpes Maritimes (06). Nizza e dintorni, insomma.  Una vettura splendida quanto rara.

Una Giulietta Sprint Speciale disegnata da Franco Scaglione
La Giulietta Sprint Speciale (o Giulietta SS, come però preferisco non chiamarla per ovvi motivi) fa parte del progetto "Giulietta Sprint", la versione sportiva della Giulietta che, a mio parere, nelle sue varie versioni è tra le più belle autovetture mai prodotte nella storia. La produzione della prima Giulietta Sprint risale al 1954; come si legge nell'articolo Wikipedia, nel 1957 si pensò di dare una versione allestita appositamente ai piloti e venne coinvolto ancora una volta Bertone che, avvalendosi dell'estro e del genio aeronautico di Franco Scaglione, cominciò a delineare la futura Giulietta Sprint Speciale che entrò in produzione nel 1959, con un'aerodinamica assai evoluta ed esasperata, studiata anche con l'osservazione diretta dei flussi per mezzo di fili di lana applicati sulla carrozzeria di un'auto lanciata a forte velocità sulla Torino-Milano.

La produzione della Giulietta Sprint Speciale terminò nel 1962; siamo quindi di fronte ad una vettura prodotta tra 56 e 51 anni fa. La plaque française (di una zona che riporta a miliardari e principesse varie...) non permette purtroppo di risalire con esattezza all'anno, anche se fortunatamente ha una vecchia targa col dipartimento che si è salvata dal disastro del 2009 (l'introduzione anche in Francia delle orrende targhe alfanumeriche). Certo che questa qui che incrociava superba dalle parti di Firenze è capitata nell'obiettivo giusto; et le Capornien a fait clic. Come numerò cent, davvero un clic di quelli da ricordare!

giovedì 30 agosto 2012

Carrelba '12 (7) - Teilhol e le Mehàridi




E il "turbo" è stato messo quasi subito. Siamo nella piazza di Marina di Campo dove, ogni mercoledì, in estate e in inverno, si tiene il mercato; negli altri giorni funge invece da parcheggio, incasinatissimo specialmente nel mese d'agosto; stavo, infatti, cercando inutilmente un posto dove ficcarmi, quando mi sono imbattuto in questa "cosa" del tutto sconosciuta, con una moderna targa francese che riporta al dipartimento alsaziano dell'Alto Reno (68).

A prima vista sembrava un incrocio tra una Mehari e una Renault 4; non ci ero andato lontano, visto anche il classico logo della Renault piazzato sulla calandra del radiatore. Però la targhetta del produttore recitava altrimenti, recando un nome a me del tutto incognito: Teilhol.


Agosto, Internet mia non ti conosco; così, per saperne qualcosa di più e per documentarmi un po', ho dovuto aspettare di tornare a casa; ed ecco quindi la storia di questo piccolo produttore francese (dal nome apparentemente catalano, però), specializzato in figlie della Mehari




Raoul Teilhol (morto nel 2008) fonda la sua casa produttrice a Parigi nel 1958; nel 1970, allo scopo di rivaleggiare con la Citroën Mehari, la spiaggina più famosa della storia, riesce a istituire un partenariato con la Renault (anch'essa, ovviamente, interessata a concorrere con la Citroën in questo particolare settore che, negli anni '70, "tirava" parecchio) e si mette a produrre delle Renault Rodéo. Renault, però, ad un certo punto rompe il partenariato; il fatto è che Teilhol si era messo a produrre delle vetture basate sì sulla Rodéo, ma con alcune modifiche non autorizzate e, per giunta, mantenendo il logo della Renault assieme a quello della propria casa produttrice. L'esemplare capitato sotto i miei occhi una rovente mattinata d'agosto del 2012 a Marina di Campo, Isola d'Elba, deve probabilmente appartenere proprio a quella tipologia. 


La Renault Rodéo era in effetti derivata dalla R4 (e come poteva essere altrimenti?); insomma, l'intuito del Treggista tradisce raramente anche di fronte a una vettura sconosciuta; l'interno, come si può vedere, è quello di una R4 del periodo e sa decisamente di qualche film con Louis de Funès. Terminato piuttosto burrascosamente il partenariato con la Renault, restò qualche centinaio di esemplari di questa vetturetta (ed averne beccato uno, credo, è una sorta di miracolo).

Ma non è finita qui. Il vulcanico Teilhol ha fatto buca con la Renault? Poco male, va dal suo diretto concorrente, Citroën. Firma un contratto per produrre il furgone C15 a passo allungato, nel 1985; ma ben presto gli ripiglia il "vizietto", e si mette a furgonare e allungare anche delle AX e dei C35, ovviamente senza nessuna autorizzazione. E poiché non era abbastanza, prende la Citroën BX e, stavolta, la accorcia trasformandola in utilitaria. La Citroën non la prende bene.

Finita qui? Neanche per sogno; Teilhol, a questo punto, si mette in proprio. La produzione della Mehari era cessata nel 1987, lasciando orfani parecchi appassionati in tutto il mondo; Raoul Teilhol, assieme al fratello Guy, realizzano allora un autentico "patchwork" che presentano al salone dell'automobile di Parigi nello stesso anno 1987. Prendono il pianale, il motore e il volante della 2CV 6; i fanali posteriori della Peugeot 205; le frecce e gli specchietti retrovisori del Renault Express; il cruscotto della 2CV Charleston; e, infine, le guarnizioni e il parabrezza del C15 già sfruttato a suo tempo. Da tutto questo assemblaggio, vera e propria antologia di tutta la produzione automobilista transalpina, nasce la Teilhol Tangara.

Senonché, nel 1990, Teilhol getta finalmente la spugna e un velo d'oblio sembra posarsi su questo fabbricante di puzzle automobilistici. Ma, nel 2006, la società 2CA si accorge che la Tangara è diventata una specie di "oggetto di culto" e riprende la produzione di tutti i pezzi di ricambio e il servizio post-vendita. Se ne capisce il perché: sono rimaste in circolazione non più di un centinaio di Tangara, e i collezionisti le pagano tanto oro quanto pesano. Teilhol fa in tempo a pigliarsi quest'ultima soddisfazione, seppur piccola, prima di andare a assemblare chissà cosa nell'Aldilà.


sabato 14 luglio 2012

Le sgiur de gluàr



Oggi è il 26 messidoro dell'anno 220, alias 14 luglio 2012, e la Fràns festeggia la distruzione di una vecchia fortezza dov'erano rinchiusi sei o sette disgraziati. Non sto qui a far grandi disquisizioni su quei lontani eventi, cui comunque tutti quanti, in questo mondo, continuiamo a dovere qualcosa; per il resto ognuno, ovviamente, la pensi come vuole. Del resto, il TB (al pari degli altri blog dell'Asocial Network) reca in bella mostra il calendario sanculotto, coi suoi bellissimi nomi dei mesi, e qualcosa vorrà pur dire; alla Francia, dove ho vissuto per un po', alla sua lingua e alla sua cultura resterò legato per sempre. Logico che, in questo giorno, le dedichi questa bella e francesisssima Citroën Dyane del dipartimento della Senna Marittima (76), presa al volo mentre tornavo a casa in un caldo pomeriggio estivo. Nulla di che, sia ben chiaro; ma mi dico sempre che queste macchinette a prima vista "insignificanti" sono la vera anima del TB, gli indistruttibili catorcibus che continuano imperterriti a sfrecciare in mezzo ai mostri standardizzati di questo rio tempo. Insomma, è possibile che i nostri amici intercettati sui Viali se ne siano venuti a Firenze dalla Senna Marittima a bordo di una Dyane con qualche decennio sul groppone, e su questo aspetto non metterò mai abbastanza l'accento (aspèèèèèèètto!). Un vero e proprio jour de gloire per un'utilitaria arrivata dalle sponde antlantiche.

domenica 28 agosto 2011

La Grésivaudane




La presente (e stupenda) R4 girava un po' ovunque a Firenze nella settimana ferragostana: sarà probabilmente per la rarefazione del traffico, ma nel mese d'agosto càpita sovente di incontrare la stessa vettura in punti diversi della città, e spesso lontanissimi l'uno dall'altro.

Oltre all'arancione fantasmagorico e allegro, presenta una vecchia targa del dipartimento dell'Isère, la cui prefettura è la città di Grenoble. A Grenoble ci sono stato abbastanza di recente, ovviamente alla guida di un'ambulanza; ma non è certo di questo che ho intenzione di parlare (anche perché di Grenoble ho visto solo l'ospedale cittadino). Piuttosto, prendo l'occasione per esercitare un po' la mia antica arte della linguistica, ché il TB è oramai l'ultimo baluardo dove un po' mi diletto ancora di far due o tre cicalate. Quel che segue, tra le altre cose, spiega il titolo di questo post.

Grenoble è antica città romana; prova ne sia che il suo nome procede diretto, ovviamente con le alterazioni fonetiche storiche proprie del francese di quelle parti, dal latino Gratianopolis (e sembra che Ultras Gratianopolis sia il nome d'una banda di supertifosi della locale squadra di pallone). Gli è che, però, una bella valle dell'Isère che proprio a Grenoble mena, si chiama Vallée du Grésivaudan. E qui entrano in scena gli ambienti fonetici, la posizione dell'accento (vale a dire la vocale tonica) e altri vari accidenti linguistici: Grésivaudan deriva infatti da Gratianopolitanus, l'aggettivo corrispondente a Gratianopolis. Le lingue e le sue parole son cose apparentemente bizzarre; uno si potrebbe chiedere, e ragionevolmente, come mai Gratianopolis abbia dato Grenoble, e Gratianopolitanus abbia invece dato Grésivaudan. Due parole che non sembrano azzeccarci nulla l'una con l'altra; ed il bello è che si tratta invece di sviluppi fonetici assolutamente logici e regolari, innescati dalla differenza di posizione dell'accento (Gratianòpolis, Gratianopolitànus).

Anticamente, gli abitanti stessi di Grenoble si chiamavano Grésivaudans; piuttosto intelligentemente, al giorno d'oggi si chiamano invece, regolarmente, Grenoblois. La denominazione di Grésivaudan è però ancora applicata alla valle adiacente, e per questo post con la Errequattro arancione immatriculée en 38 ho scelto di fare un tuffo nel passato. Insomma significa semplicemente "la Grenoblese", senza contare che potrebbe anche provenire proprio dalla valle del Grésivaudan.

Naturalmente non si creda che tutto ciò sia farina del mio sacco; proviene anzi, a mo' di esempio degli sconquassi fonostorici che possono derivare da una diversa posizione dell'accento, da una delle opere capitali e fondanti della linguistica moderna, il Cours de linguistique générale del ginevrino Ferdinand de Saussure. Quello del signifié e del signifiant, insomma; in pratica, il fondatore della linguistica moderna e dello strutturalismo, della langue e parole, della diacronia e della sincronia. Quello che, a 15 anni, durante un compito in classe di greco, scoprì l'esistenza della nasale sonante ragionando sulla forma verbale omerica τετάχαται. Sto riandando a memoria a mie vecchie, vecchissime cose; diceva lo scrittore Mérimée della sua famosa Colomba che pe' far la to' vendetta, sta sigur, vasta anch'ella (da un vocero del Niolo). Ecco, pe' far la me' linguistica, sta sigur, vasta un' Errequattro arancione fotografata sotto le mura di via Gusciana, a Firenze, alla vigilia di Ferragosto.


giovedì 24 febbraio 2011

Dietro casa (per Cristina)


Il concetto di dietro casa, per Cristina la Meharista, è radicalmente differente da quello che possiamo avere tutti noi. Con Cristina siamo davanti a una vera e propria globetrotter per passione e vocazione; non ho alcun dubbio che, al momento giusto, ce la ritroveremo anche su Marte quando si decideranno a fare 'sti famosi viaggi interplanetari. Oh, dico, siamo nel 2011; nella fantascienza degli anni '40 e '50, nel 2011 dovevamo già essere altro che su Marte, si doveva andare in giro per le galassie!

Detto questo, va da sé che Parigi è, per Cristina, il vero dietro casa. Quando lei viaggia sul serio va alle Turks e Caicos, in Australia, in Giappone; Parigi è come fare quattro passi per sgranchirsi le gambe. E, va da sé, anche per pigliare con la massima nonchalance questa bella Peugeot 204, soltanto un po' sciupata dalla targaccia francese new style del "SIV" (le poche volte che i francesi copiano qualcosa dall'Italia, lo fanno sempre con le cose peggiori). Certo, resta la voiture (sicuramente degli anni '70), e non è poca cosa.

sabato 12 febbraio 2011

Monsieur Hugues Fantoches, comptable



Prima di tutto, una notizia di non poco conto: il nostro INSCO, che ogni tanto si fa vivo, non si reca soltanto in Transcaucasia. Sia pure per lavoro, un paio di volte l'anno lo si vede anche a Pavigi, dove ha l'obbligo imperativo (pena numerose legnate da parte del sottoscritto) di invadere un po' il territorio del Colonnello Kurtz, e di recar seco qualche tveggia pavigina da inserire nel TB. Il tutto, va da sé, accompagnato da qualche bottiglia di Chateauneuf-du-Pape (che io chiamo affettuosamente Casternòvo d'i' Papa) e qualche scatola di fuagrà scelta tra le più orrendamente costose. E INSCO, da vero amico qual è, ubbidisce.

Treggisticamente parlando, stavolta INSCO ha operato un autentico scoop: come potete vedere dalle foto, in una rue della metropoli gallica ha scovato nientepopodimeno che la macchina di Monsieur Hugues Fantoches, con targa pavigina autentica e passabilmente vecchia (la cosa apparirà maggiormente chiara a chi conosce il vecchio sistema di immatricolazione francese, infaustamente mandato in pensione nell'aprile del 2009 per essere sostituito da una copia conforme di quello italiano attuale).

Monsieur Hugues Fantoches, expert comptable, è naturalmente il corrispondente francese del rag. Fantozzi Ugo; e, direi, fa abbastanza impressione constatare che qualche parigino, molti anni fa, si era premurato di acquistare una Bianchina, proprio lei. Scelta non del tutto immotivata, dato l'infernale traffico pavigino (chi non lo abbia mai provato si troverà, nell'eventualità, a rimpiangere persino i Viali all'ora di punta, e ripenserà con nostalgia alla placida Ovonda). E così la fantasia può andare a briglia sciolta, immaginando madame Joséphine (la Pina francese) e Marie-Ange Fantoches (la figlia, cui si potrebbe applicare convenientemente la faccia di Sarkozy).

lunedì 9 agosto 2010

SSTF - Servizio Sostituzione Tregge Francesi



Mentre il treggista parigino, al secolo Colonnello Kurtz, è impegnato tra Uccelli inutili ma non eccessivamente e Tregge islandesi, tocca al sottoscritto, eh sì, pensare alle povere tregge francesi momentaneamente abbandonate; insomma, il parisièn va a battere le strade della "Baia dei Fumi" (Reykja-vík) e il florentèn piglia al volo la treggiona gallica al Galluzzo (nomen, omen). Oddìo, gallica; il numero 68 rimanda all'Alsazia-Lorena, terra dove praticamente tutti i paesi e le cittadine terminano assai gallicamente in -heim e dove i tedeschi hanno periodicamente praticato una forma particolare di turismo di massa con esercito, aviazione e artiglieria pesante al seguito...e infatti, mi sono detto, la treggia alsaziana (tranquilli, non morde) non poteva essere che tedesca. Una Opel Rekord risalente probabilmente all'epoca della guerra franco-prussiana, colta grazie alla classica e provvidenziale codona al malefico semaforo della piazza del Galluzzo. A questo punto cosa mi dovrò aspettare, di trovarci un giorno -ovviamente trainato- il vagone dell'armistizio di Rethondes...?

domenica 23 maggio 2010

Il Dio dei Bivi, Il Colonnello Kurtz che salta il fosso, una gita domenicale e una Fiat 509



Il Dio dei Bivi (Dieu des Carrefours), oppure semplicemente la Sorte, hanno voluto che proprio nella domenica in cui il Colonnello Kurtz ha saltato finalmente il fosso, istituendo un apposito Blog Treggistico cui ha dato il superbo nome di Mezzi inutili, ma non eccessivamente (e con uno stupendo post da Treggista oramai consumato, che vale davvero la pena di leggere), il qui presente voster semper voster (eh sì, leggevo anch'io Alan Ford da ragazzino!) Venturi Riccardo, in compagnia dell'inseparabile piasintëina, si trovasse impegnato in una gitarella fuori porta. In realtà i programmi erano diversi: ma sono soltanto rimandati di qualche giorno, e siccome hanno precisamente a che fare con il TB, per ora non ve li dirò (ma preparatevi a conoscere le meraviglie di Capornia). Insomma, ce ne stavamo andando bel belli - e del tutto ignari della suprema decisione del Colonnello- nella prima domenica finalmente estiva dell'anno, pigliando l'incasinatissima e vecchia via Pisana, che costeggia l'Arno e che -assai opportunamente- quando entra nel comune di Lastra a Signa cambia nome (gaudio!) in via Livornese. A Lastra a Signa, nonostante i malefici semafori rossi che durano due ore e provocano code interminabili, almeno in questo caso hanno fatto la cosa giusta. L'intenzione era quella di andare alla meravigliosa villa che fu di Enrico Caruso, e nella quale consumarono anche il loro complicato amore Sibilla Aleramo e il poeta Dino Campana.

Senonché, ad un certo punto, il programma ha subito una leggera variazione. A un carrefour, ci si è messa davanti, sbucando da destra, la macchinina che vedete nelle foto. Il problema gli è che andava, e noi eravamo tre lunghezze dietro. È quindi cominciato un inseguimento, durato almeno cinque o sei chilometri, finché uno dei sunnominati semafori rossi non mi ha permesso di piantare la Fiesta in mezzo di strada e di catapultarmi a fotografare.

Il risultato è questa Fiat 509 del 1928, con targa del dipartimento delle Alpi Marittime (06). E una targa Alpestre e Marittima assai indietro nel tempo, seppure appartenente già al FNI (Fichier National des Immatriculations, istituito nel 1951 e da poco mandato -ohimé!- in pensione per essere sostituito con uno scimmiottamento alfanumerico dell'attuale sistema italiano). Con le lettere DE, si dovrebbe essere comunque ancora negli anni '50 quanto a immatricolazione nel FNI. E se magari trovare una vettura del genere con una targa del genere può essere non trascendentale a Nizza o persino a Parigi, un po' più particolare è trovarla tra Ponte a Signa e il Porto di Mezzo (che ha dato i natali al cantautore impegnato Leoncarlo Settimelli). Insomma, come se il Colonnello Kurtz prima o poi trovasse una Balilla targata Firenze fra Pontoise e Nogent-sur-Marne. Queste le son le magie del Treggismo Militante, così come trovare una targa francese DE in via Livornese, boia DÉ!

Insomma, credo che migliore benvenuto al neonato blog Treggistico del Colonnello Kurtz non possa esistere. La gita domenicale, peraltro, è poi proseguita passando nientepopodimeno che per il Lago di Loch Ness. Non sto scherzando. Vicino alla villa di Caruso, comune di Lastra a Signa (Firenze) esiste un laghetto artificiale chiamato Loch Ness. Ed è proseguita ancora, con altre impensabili trouvailles treggistiche che vedrete in seguito. Evviva l'Estate!

mercoledì 7 aprile 2010

La gang delle Marsigliesi (2)



È stata, trent'anni fa, la macchina della mia scuola guida. Di uguale modello e uguale colore. Una Pegiò 205 rossa. Come questa, trovata nel parcheggio del condominio di Marsiglia, aveva la regolare fitta sulla fiancata: non so come mai, ma le Dugentocinque una fitta da qualche parte ce l'hanno sempre. Qualcuno sospetta persino che uscissero di fabbrica già ammaccate. Non solo: un petit oiseau mi ha detto che è stata pure...ma qui mi fermo. Comunque un'altra bella botta di passato, proprio mentre mi accingo a tornare una giornata in Francia, ancora per lavoro. Ma stavolta da un'altra parte: vado a Grénoble. E chissà che pure in riva all'Isère...

lunedì 5 aprile 2010

La gang delle Marsigliesi (1)



Nei giorni scorsi (esattamente tra il 28 e il 29 marzo) ho ripreso una pristina abitudine: quella di farmi spedire a fare degli autentici tour de force per conto dell'Europe Assistance, alla guida di un'autoambulanza. E si tratta di cose, seppure ottimamente retribuite (va detto), davvero massacranti. Partito alle 9 di mattina da Firenze con destinazione Marsiglia, dove sono arrivato quasi alle 6 di sera; depositata la paziente che tornava a casa, rapido giro al Carrefour delle vicinanze (quartiere Merlan-St. Jerôme) per comprare della roba (e assistere, va da sé, ad un principio di rissa alla marsigliese), e di nuovo in strada per tornare a Firenze. Dove sono arrivato alle 4,35 di mattina dopo 1257 km.

In mezzo a tutto questo, però, il Treggista è sempre in azione con la sua Codacchina; e il destino, oppure le Dieu des Carrefours (il Dio dei Bivi in versione transalpina), ha voluto dargli una mano. Proprio nel cortile del (vasto) condominio marsigliese dove mi ero recato a depositare la gentile signora che aveva pagato un visibilio per farsi trasportare in ambulanza, mi stavano aspettando un paio di belle treggiotte che non ho mancato di immortalare. Questa è la prima, una Mini Minor la cui targa riporta alla metà degli anni '70.

giovedì 11 marzo 2010

L'orizzonte di KD

Avete presente quella certa strada che, fin dall'agosto dello scorso anno, rappresenta uno dei principali accumuli di Tregge di Firenze? Bene, quella strada, che peraltro appartiene al comune di Firenze soltanto per pochi metri non finisce proprio mai di stupire e di riservare autentiche enormità. Questa qui presente lo è per più di un motivo.

Prima di tutto, si tratta di una 2CV furgonata che, in Italia, è un automezzo rarissimo (sebbene comunissimo in Francia). Trovarne una è assolutamente un colpo gobbo per il Treggista incallito, di per sé.

In secondo luogo, presenta una targa francese assolutamente antica: se, purtroppo, il mitico e benemerito SFPI non fosse stato chiuso, sarei potuto risalire all'anno esatto; ma dovremmo essere attorno al 1968/70.

Indi di poi, la targa (08) appartiene al dipartimento delle Ardenne, luogo che nella mia vita ha rivestito (almeno per un dato periodo) una certa importanza e che ben conosco. Ho guidato per un bel po' una vettura targata 08, anche se -ovviamente- non era di mia proprietà; e vederne una a distanza di anni mi provoca sempre un certo nonsocché. Figuriamoci se la targa in questione è attaccata a una Treggia in piena regola, e riporta ad un'immatricolazione di qualche decennio fa...

Last but not least, i caratteri alfabetici della targa sono a loro volta un...tuffo al cuore, e del tutto attuale. La cosa riporta ovviamente alla piasintëina, ed anche a Guccini, ed agli albori di certe cose... ma qui mi fermo per ovvi motivi.

Insomma, veramente tutto un orizzonte in un vecchio automezzo francese finito chissà come da queste parti. La treggia, i ricordi, le combinazioni e l'attuale: anecdotes of destiny, avrebbe detto Isak Dinesen, vale a dire la signora Karen Christentze Dinesen (ma più nota come Karen Blixen). Ma visto che è stato nominato il pavanese...


mercoledì 17 febbraio 2010

Il Fondo Cristina (5): Lady X


Cristina, la nostra Meharista di fiducia nonché autrice del Fondo assai cospicuo la cui pubblicazione integrale è certamente gloria e vanto del TB, si sposta oggi a Pavigi, con tanto di tendine ai finestrini posteriori. La foto originale di Cristina reca un titolo curioso assai: "Mostruosa ma con le tendine". Mostruosa sì, e incognita. Doveva succedere, prima o poi.

Sulle prime pensavo che fosse una Simca 9 Aronde:

Però, purtroppo, troppe sono le differenze (specialmente nella parte posteriore, ma anche nel paraurti anteriore e in altre parti della vettura). Ho cercato infruttuosamente, ma non ne sono venuto a capo; faccio quindi appello a chiunque legga il TB di farmi sapere qualcosa, se riconosce l'automobile in questione.

Si tratta comunque di un bell'esemplare di auto per la piccola e media borghesia, dall'aria solida. La linea non è poi neanche così mostruosa, a pensarci bene, anche se è notevolmente imbruttita dai due clamorosi specchietti retrovisori piazzati direttamente sui lati del cofano. In una vettura come questa, munita poi di ulteriori specchietti (e anche di quello interno, ovviamente), non c'era davvero il rischio di non vedere dietro. Non si potevano vedere, però, gli occupanti dei sedili posteriori, che presumibilmente erano occupantesse. Chissà, vengono a mente le figlie di famiglia da celare allo sguardo lussurioso de' passanti, o delle pudiche demoiselles che trovavano comunque il modo, poi, di salire a bordo della R4 del garzone del boulanger e di andarsene a fare un giretto in posticini appartati, senza bisogno di tendine o ricorrendo a un po' di cartone.

Insomma, tornando alla Treggiologia stretta, spero che qualcuno dia una mano a me e a Cristina la Meharista per riuscire a sapere chi diavolo sia veramente questa Lady X colta in una rue parigina; orsù, datevi da fare!

Aggiornamento 17.11.2013

Si veda questo post!

mercoledì 21 ottobre 2009

La Parisienne


Je vais écrire ce petit commentaire en français, car c'est un honneur pour moi de présenter ce Blog de la Bagnole (version française de Treggia's Blog) à mes amis transalpins. Dans ce Blog de la Bagnole (Vieilles autos à Florence) je m'occupe des vieilles bagnoles que je répère en roulant dans les rues de ma ville, Florence, et que je photographie très soigneusement pour que les images de leur vie quotidienne restent gravées dans la mémoire avant que le temps ne fasse son cours.

Florence est une ville internationale, et il n'est point rare d'y trouver des vieilles bagnoles immatriculées en France. Maintenant que même l'Héxagone a choisi de renouveler son système d'immatriculation en introduisant le SIV, juste sur le modèle italien, c'est aussi un hommage aux vieilles, chères plaques minéralogiques départementales qui ont été mises à la retraite. Voici donc un très bel exemplaire de plaque bagnolique parisienne que j'ai trouvé à Florence, dans un endroit où les vieilles bagnoles semblent se grouper constamment. Certes, selon le SFMI2 la plaque 568 JJD 75 ne remonte qu'à 1991, et il est fort possibile qu'il se trouvent à Florence des bagnoles françaises beaucoup plus âgées que cette-ci; mais je garde toujours un œil de regard envers les plaques françaises, je vous l'assure.

La Parisienne que voici n'est donc qu'un début: continuons le combat!

mercoledì 9 settembre 2009

Allonsanfàn de la Treggie




L'attività del Treggista può comportare alcuni rischi. In tempi di sihurezza, infatti, vedere un tizio alto un metro e novanta e passa che, con fare furtivo e una Kodak in mano, fotografa carcasse parcheggiate potrebbe rientrare senz'altro nel fare sospetto, sebbene nessuna legge -così almeno credo- vieti di fotografare macchine. Meglio comunque prendere delle elementari precauzioni: per esempio, preparare sempre la macchina fotografica prima di scendere, tenerla ben nascosta mentre si cammina verso l'obiettivo, andatura del tutto naturale, rapidità nel fotografare e una sigaretta accesa. La sigaretta accesa è fondamentale: se per caso, vicino alla treggia, c'è qualcuno e si deve aspettare un po', il fumo è una scusa che elimina ogni sospetto.

Questo particolarmente durante i TT notturni; avevo adocchiato questo stupefacente ammasso di ruggine secolare, perdipiù con targa francese. Impossibile lasciarselo sfuggire. Purtroppo era parcheggiato, ai limiti dell'arrovesciamento, in una strada assai frequentata. Ho dovuto ricorrere quindi a tutte le malizie del mestiere, ivi compresa la sigaretta perché proprio accanto alla macchina c'era una tizia che portava a passeggio il cane. Quando finalmente s'è levata da tre passi insieme al cane, ho proceduto. Zac, zac e zàc. Ed eccola qui in tutta la sua venerabile corrosione.

La simbologia di questa vettura è elevata. Non solo per le sue condizioni ed il suo aspetto di treggia globetrotter; non solo perché uno si chiede, e a ragione, come diavolo abbia fatto ad arrivare fino a Firenze dal dipartimento dell'Alto Reno, in Alsazia; viene, insomma, da Strasburgo. Tale dipartimento reca, come si può vedere, il n° 68; numero fatidico. Non c'è dubbio che la R4 riporta alle barricate del maggio; sembra costruita apposta sia per correre in una città in rivolta, con la gente raccattata e ficcata nel portellone, pronta a lanciare molotov, sia per far proprio parte delle barricate. Una barricata intera di R4 non sarebbe stata improbabile. Ci fosse stata, l'avrebbero adottata anche durante la Comune di Parigi. È stata la macchina più incendiata dai fascistelli per la sua connotazione proletaria, per non dire addirittura rivoluzionaria; ma è andata loro sempre nel culo, a giudicare da quante se ne vedono ancora in giro. Spesso in condizioni, come questa, che sembrano sfidare il cosiddetto buonsenso; ma la R4 è una macchina che ne è sempre stata, fortunatamente, del tutto priva. E, in un certo senso, questa è anche la migliore risposta alla domanda su come sia potuta arrivare fin qui dall'Alsazia. Alsazia? Qui sotto potete vedere una R4 con la vecchia targa artigianale "K 102" delle Isole Kerguélen. Altro che Alsazia.


Targhe francesi, poi. Che belle che erano. I numeri, le lettere progressive e il numero del dipartimento. Quando stavo in Francia, andando una volta nel dipartimento del Puy-de-Dôme, che ha il numero 63, ho cercato -purtroppo inutilmente- la targa 2509 RV 63: la mia data di nascita (25/09/63) e le mie iniziali. Con le date di nascita ce n'era per tutti i gusti: gli antiberlusconiani potevano cercare, ovviamente per distruggerla, la macchina targata 2909 SB 36 (dipartimento dell'Indre); i proberlusconiani avrebbero potuto vendicarsi riducendo ad un ammasso di lamiere la macchina targata 1910 DF 58 (dipartimento della Nièvre; il 19/10/58 è nato Dario Franceschini). Ora, tutto questo, non c'è più. Je pleure la mort de mes chères plaques.

Nota. E pensare che, se Napoleone avesse vinto, targhe come questa avrebbero potuto essere anche quelle di Firenze. In seguito alle conquiste del còrso, infatti, il 25 febbraio 1808 fu istituito il Département de l'Arno, di cui Firenze era la Prefettura, mentre Arezzo e Pistoia erano le sottoprefetture. Il Dipartimento dell'Arno aveva il numero 112. Una targa attuale fiorentina, senza Waterloo, sarebbe potuta essere, enunciando a caso, 398 ZK 112.