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lunedì 13 gennaio 2014

Fantasmi



Non è una foto questa, che mette allegria. Fantasmi nel fango di una strada invasa dall'acqua e dal fango oleoso; inutile pretendere che si leggano targhe o quant'altro. In primo piano, una Fiat 1500 che sembra quasi ancora in condizioni accettabili; più in là, una Renault 4 che, invece, reca su di sé tutti i segni dell'alluvione e, in particolare, quello della nafta. Più che l'acqua d'Arno, fu la nafta dei depositi e degli impianti di riscaldamento (allora tutti centralizzati e a gasolio) che  "ammazzò" il parco macchine fiorentino. Sopra la R4, accatastata, una vettura imprecisata.

La R4 testimonia comunque della popolarità di cui l'utilitaria francese godeva già in anni lontani, a Firenze e in tutta Italia; specialmente grazie alla sua capienza. Si può tranquillamente affermare che la R4 era presente a Firenze già dai primi anni '60, cui deve peraltro risalire questo esemplare completamente rovinato.

venerdì 3 gennaio 2014

Il lungarno del Generale



Contrariamente alla vulgata, non provo per il famoso Generale cui è intitolato il lungo vialone nella zona Sud di Firenze nessun tipo di eroica ammirazione; uno dei tanti assassini in divisa di cui è costellata la storia di questo paese, peraltro poi fatto fuori col perfetto beneplacito dello "Stato" di cui era zelante servo, quando non serviva più. Poiché, però, non è in mio potere rinominare i vialoni di scorrimento, mi limito a registrare questa treggina senza pretese "presa al volo" da un furgone estemporaneo. La R4 è recente per i canoni del TB (è stata immatricolata il 16 settembre 1987), ma si sa che le R4 godono del privilegio di essere fotografate sempre e comunque. In barba anche al Generalone e alle sue leggi speciali.

martedì 17 dicembre 2013

In der Tiefe der Nacht (1)





Qualche sera fa, mi sono ritrovato a fare una certa cosa nottetempo, in compagnia di alcune persone. Non guidavo io, e per un Treggista Militante® non è una condizione ottimale: specialmente se si è impegnati in qualche cosa d'altro, non si può certamente dire al conducente di fermarsi all'improvviso ogni qual volta si vede della "roba" interessante. Il fatto gli è che, proprio quella notte, di "roba" interessante in quel quartiere ce n'era parecchia; e così si mette in campo la capacità mnemonica. Registrare mentalmente tutti i punti dove si son viste le tregge, e poi...

...e poi, naturalmente, una volta terminata l'incombenza, pigliare la propria macchina e rifare tutto il giro, con la ragionevole certezza che, a quell'ora, è ben difficile che le vetture siano state spostate (una, poi, sarebbe stato del tutto impossibile, come si vedrà meglio). Insomma, il più classico treggia tour notturno che si rispetti: in der Tiefe der Nacht, il Treggista Militante® se ne va perfettamente solitario e, mentre la brava gente dorme, lui non perdona. Clìc, clìc. Ed era anche un bel po' di tempo che non mi ci dedicavo, ad un'ora del genere: oltre le due di una gelida notte di dicembre. Ed ecco ciò che ne è venuto fuori.

Si comincia con questa bella R4 sull'idilliaco sfondo di un cassonetto della nettezza, col suo bel colore rosso vivo e persino i fari antinebbia (che deve avere usato in questi ultimi giorni, quando Firenze è stata spesso in preda ad un'inconsueto brouillard). La sua immatriculèscion risale al 2 aprile 1984 e siamo quindi ancora abbastanza lontani dalla fine produzione della prodigiosa bagnole (che avverrà nel 1993 dopo trentadue anni di immortalità). Il trio delle meraviglie (Fiat 500, Maggiolino e R4) rappresenta tuttora una cospicua parte del parco circolante: impossibile che chi ha una di queste tre vetture se ne privi, a meno che non voglia essere preso per un assassino e incorrere nelle più sanguinose maledizioni.

mercoledì 10 aprile 2013

Sottocasa, passato e futuro


Le tregge sottocasa sono state una componente importantissima del TB: per una strana alchimia del destino, la porzione dell'Isolotto dove abita si è sempre rivelata ricchissima di tregge, fino addirittura (in un paio di casi) nel cortile davanti all'uscio. Data l'attuale situazione, che sospetto perdurerà per parecchio tempo, le tregge sottocasa rappresenteranno una fonte ancor più primaria. Quelle a portata di piede (e di pedale, anche se in bicicletta -a rigore- si può andare a fare anche la Parigi-Roubaix); e questa Renault 4 aretina del 1983 (un'arzilla trentenne...) lo è sul serio, sottocasa: siamo a cinquanta metri da me, davanti al giornalaio (dove continuo a vederla, e sospetto quindi fortemente che sia del giornalaio stesso).

Passato e futuro sì; anche perché, accanto alla R4, si vede -e penso per l'ultima volta nel TB- la fedelissima Fiesta "di servizio" il cui uso mi è stato gentilmente concesso per parecchi anni e che, manco a dirlo, è stata la principale "protagonista" di questo blog, avendomi scarrozzato nei posti più improbabili di questa città e di altri posti. Un omaggio che le devo; e riprenderla proprio accanto ad un'altra treggia è, penso, il migliore che le possa fare. Ciao vecchia, ti auguro di fare almeno il doppio dei chilometri che già hai sul groppone!





Ma, tornando alla R4 aretina, la combinazione tra la radiosa giornata invernale (ce ne sono state quasi di più belle in inverno, di giornate, che in questa primavera finora schìfida...) e la non comune verniciatura blé scura produce il suo porco effetto. Ho avuto difficoltà a fare delle foto decenti dato il riverbero solare che si coglie particolarmente bene nella prima foto, quella con la Fiesta oramai consegnata alla storia del TB. Che splenda il sole anche sui tempi a venire.

giovedì 14 febbraio 2013

San Gualentino (1)




Francamente, a noialtri Treggisti Militanti® di San Valentino ce ne frega abbastanza poco, a parte la famosa strage di Chicago che si svolse, presumibilmente, servendosi di autovetture che, a avercele oggi, ci sarebbe da fare un Treggia's Blog apposito (si era nel 1929, ricordo). Però noialtri ci abbiamo nientepopodimeno che San Gualentino, protettore delle coppiette d'ogni età che tròmbano in macchina; curiosamente, anche questo benemerito santo vissuto nel VI secolo, noto per portarsi monachelle e forosette del contado in luoghi appartati a bordo del suo currus autocinetus attrezzato alla bisogna (paglia, rozze coperte ecc.), si festeggia il quattordici di febbraio; e quindi gli dedichiamo due o tre post su alcune tregge che si prestano storicamente allo scopo (sia scòpo, ò aperta, che scópo, ó chiusa; magie della lingua italiana).

La prima non poteva essere altro che questa Errequattro che è stata colta al volo sulla famosa discesa (o salita) del San Gaggio, e che ci riporta diritti al 1979 della FI A00000. La R4 "begina" è uno dei classici immarcescibili del patrimonio treggistico, e per la sua conformazione (nonostante le ridotte dimensioni) era utilizzata con ottimo profitto, considerando anche il fatto che è sempre stata una "vettura giovane". Non che in macchina non si còpuli abbondantemente anche in altre età, specialmente se entrambi i partners sono dediti alle delizie estracognugali; ma di solito ciò avviene a bordo di autovetture diverse. La signora Pinzauti, moglie del vicino di casa e madre di un par di figli, non la si porta su un catorcio del genere che poi la piglia freddo; quello è riservato alla figlia e al di lei pischello. Almeno a' mi' tempi, diciamo; io mi servivo di una 127, ma tanto fa. Ma, in ogni modo, a San Gualentino veniva sacrificato ammodino prima che la triste epoca del Mostro convincesse un bel po' di famiglie a non far troppo caso ai rumorini che provenivano dalla cameretta della Gisella o dalla cantina condominiale...

martedì 25 dicembre 2012

Horus approverebbe (e si farebbe anche una guidatina)




Il TB ha un grande rispetto per chi crede nelle favole; per questo, oggi 25 dicembre, festeggia con piacere il genetliaco di Horus, ed estende a tutti voi gli auguri per una serena horussata in famiglia o dove più vi aggrada (per quel che mi riguarda, i pranzi familiari mi fanno venire l'orticaria e quindi sono a casa mia. Se non fossi a casa mia, non potrei -tra le altre cose- allietarvi la giornata con questo capolavoro della R4 Art, fattomi opportunamente pervenire da Fabrizio che lo ha ripreso fuori dalla stazione di Sestri, a Genova. 


A questo punto, è bene lasciare la parola a Fabrizio stesso, che ci presenta questa vettura:

"Come accennato nella precedente mail ecco cosa ho trovato stasera.Penso sia l' errequattro più vecchia che io abbia mai visto fino ad ora.E' infatti del 1969.Prima che intraprendessi l'attività di treggista era facile imbattersi in questa vettura poichè era sempre parcheggiata nei pressi della stazione di Sestri, solo che al tempo era più malconcia di carrozzeria e munita di portabagagli sul tetto, inoltre i paraurti erano verniciati in nero.Poi l'auto è sparita e oggi è ricomparsa restaurata a pochi passi dall'entrata della Fincantieri.Guardando le ruote e i parafanghi sporchi di fango ormai seccato si capisce che colui che l'adopera ne fa un uso fuoristradistico come si conviene proprio ad ogni R4 che si rispetti.Strano solamente che la targa posteriore sia mezza fusa come se si trattasse di un veicolo a motore posteriore.Se solo le tregge potessero parlare... Ciao, buone feste, e soprattutto un buon 2013 ricco di tregge!"


Che dire? Un capolavoro, appunto. Una treggia da giornata speciale, e infatti non c'è stato alcun dubbio su cosa proprinare agli aficionados del TB per il 25 dicembre. Anche il grande e possente Horus approverebbe e, più che altro, si metterebbe al volante per farsi una guidatina!


 

sabato 15 dicembre 2012

Chiama e rispondi: Rombi dal passato (1)


Non so se in tutto questo tempo sono stato abbastanza bravo nel far risaltare l'importanza di avere, nel TB, un amico e collaboratore come Mark B. Se non lo fossi stato a sufficienza, vorrei qui ribadirlo. Non soltanto per le foto che mi spedisce a cadenza quasi quotidiana, e che hanno formato oramai un "fondo" paragonabile soltanto a quello di Fabrizio da Genova, ma anche per la sua prontezza nel rispondere ai miei quesiti e alle richieste che formulo nei post. Segno, tra le altre cose, che Mark il TB lo legge sul serio, e questa la ritengo una cosa particolarmente importante. Ad esempio, qualche giorno fa avevo parlato delle prime Renault 4 fiorentine, ed ecco che Mark arriva immediatamente con una sua specialità riconosciuta: quella delle "voci dal passato". Immagini di automobili provenienti direttamente da anni lontani. Chiama e rispondi, insomma.

E, insomma, la R4 fiorentina della preistoria eccovela qui, ripresa in una foto in bianco e nero negli anni '70 in una strada di San Frediano. Come dire: Firenze al cubo. La R4, targata FI 191943 (poco ci mancava che avesse pure una targa memorabile, pensate fosse stata 191938...), è infatti del 1962. Considerando che la produzione in Francia della prodigiosa vetturetta iniziò nel 1961, qui siamo veramente agli albori. Da tenere conto, poi, che è probabile che non sia stata importata in Italia proprio due giorni dopo l'inizio della sua produzione; ma sono certo di aver visto l'immagine di una R4 alluvionata nel '66 che era targata FI 17.... e qualcosa. Farò qualche ricerca perché dev'essere in uno dei non pochi libri sull'alluvione che ho a casa, poi un giorno o l'altro mi procurerò uno scanner...

Resta da chiedersi, come sempre in questi casi, che fine abbia fatto questa vettura. Le probabilità che sia già stata stiacciàta da anni e anni sono, purtroppo, parecchie; insomma, potrebbe essere tranquillamente la foto di un fantasma automobilistico. Se così non fosse, sarebbe una R4 di cinquant'anni fa esatti. E termino qui.

lunedì 30 luglio 2012

L'angolo della Treggia campestre


Ed, ecco, per la gioja di Fabrizio il Genovese e di tutti gli altri appassionati del genere, una silloge di tregge campestri trovate negli ultimi tempi. Come tutti sanno, ancora non è ben appurato dal punto di vista scientifico se le tregge campestri spuntino direttamente dal suolo o se vi vengano trasportate dal vento; comunque sia, il TB non è certo luogo ove si possano dirimere questioni di tale levatura teorica, e ci limiteremo quindi ad esporre i fatti gnùdi. 



Le periferiche plaghe di confine (tra Firenze e Scandicci, mica vi crederete che siamo, qui, tra il Klondyke e l'Ontario o roba del genere...) che circondano casa mia, in effetti, sono piuttosto ricche di campi di tregge; basta aver la pazienza di andare a scovarli. Questo qui, a dire il vero, sembra una vera e propria coltura intensiva; disgraziatamente, l'accesso è precluso da un'alta rete di recinzione e, quindi, mi son dovuto contentare di fare qualche foto dall'esterno. Spero bene che le tregge che vi sono presenti non siano OGM; il Treggia's Blog è, notoriamente, per la Treggia Bio.

Nelle foto sopra potete vedere un furgone Fiat 900T cassonato che, come ogni buona treggia campestre che si rispetti, funge attualmente da ricettacolo d'ogni sorta di troiaio; la sua pressoché totale inaccessibilità mi ha costretto a qualche acrobazia:


Da questa enigmatica foto, si riesce quindi a sapere che il furgone apparteneva a tale sig. Giuseppe Lombardi, montatore di chissà cosa su pareti, e che la targa è FI D08... e qualcosa (la quale situa l'automezzo nell'anno del Signore 1982). 



A poca distanza, ecco invece un altro cassonato del medesimo colore, che non pone nessun problema riguardo alla targa posteriore ma che risulta invece inaccessibile sul davanti. Incredibilmente, stavolta, il cassone è interamente sgombro da ciarpame vario; si tratta di un Fiat 1100T del 1978.


Per questa R4, invece, niente di niente: né targa, né davanti e né di dietro. Fedele al principio che una R4 si fotografa sempre, ho spinto al massimo lo zoom ed eccola qui nella sua candida ignotezza, di fra la recinzione. Come si può vedere, si scorgono altre tregge campestri, e a profusione; un giorno, magari, cercherò di penetrarvi con qualche accorgimento...

domenica 19 febbraio 2012

Tuscia



Almeno fino a non molto tempo fa, e debbo dire non di rado anche ora, di targhe di Viterbo se ne vedevano sempre parecchie in giro, e in tutta Italia. Vocazione dei viterbesi e dei maremmani meridionali al girovagare? Macché; il fatto era che Viterbo e provincia presentavano le tariffe assicurative più basse d'Italia, e quindi interi autoparchi vi erano immatricolati contribuendo a "rialzare" la numerazione a delle cifre che, forse, la provincia da sola non avrebbe mai raggiunto (l'ultima targa VT, emessa il 31 dicembre 1996, non era comunque "eccelsa": VT 435748). Questa càndida R4 è invece del 1984 e, sicuramente, non fa parte di nessun autoparco. Un pezzo di Tuscia trasferitosi definitivamente a Firenze.

domenica 23 ottobre 2011

Errequattro di servizio


Placidamente parcheggiata davanti a ciò che resta delle antiche mura di Firenze (quelle della cosiddetta ultima cerchia), una R4 abbastanza recente (siamo agli sgoccioli delle targhe arancionere, a cavallo tra l'84 e l'85). Rossa come si conviene e, naturalmente, senza pretese; e al TB le errequattro senza pretese piacciono, come è noto, parecchio.

domenica 28 agosto 2011

La Grésivaudane




La presente (e stupenda) R4 girava un po' ovunque a Firenze nella settimana ferragostana: sarà probabilmente per la rarefazione del traffico, ma nel mese d'agosto càpita sovente di incontrare la stessa vettura in punti diversi della città, e spesso lontanissimi l'uno dall'altro.

Oltre all'arancione fantasmagorico e allegro, presenta una vecchia targa del dipartimento dell'Isère, la cui prefettura è la città di Grenoble. A Grenoble ci sono stato abbastanza di recente, ovviamente alla guida di un'ambulanza; ma non è certo di questo che ho intenzione di parlare (anche perché di Grenoble ho visto solo l'ospedale cittadino). Piuttosto, prendo l'occasione per esercitare un po' la mia antica arte della linguistica, ché il TB è oramai l'ultimo baluardo dove un po' mi diletto ancora di far due o tre cicalate. Quel che segue, tra le altre cose, spiega il titolo di questo post.

Grenoble è antica città romana; prova ne sia che il suo nome procede diretto, ovviamente con le alterazioni fonetiche storiche proprie del francese di quelle parti, dal latino Gratianopolis (e sembra che Ultras Gratianopolis sia il nome d'una banda di supertifosi della locale squadra di pallone). Gli è che, però, una bella valle dell'Isère che proprio a Grenoble mena, si chiama Vallée du Grésivaudan. E qui entrano in scena gli ambienti fonetici, la posizione dell'accento (vale a dire la vocale tonica) e altri vari accidenti linguistici: Grésivaudan deriva infatti da Gratianopolitanus, l'aggettivo corrispondente a Gratianopolis. Le lingue e le sue parole son cose apparentemente bizzarre; uno si potrebbe chiedere, e ragionevolmente, come mai Gratianopolis abbia dato Grenoble, e Gratianopolitanus abbia invece dato Grésivaudan. Due parole che non sembrano azzeccarci nulla l'una con l'altra; ed il bello è che si tratta invece di sviluppi fonetici assolutamente logici e regolari, innescati dalla differenza di posizione dell'accento (Gratianòpolis, Gratianopolitànus).

Anticamente, gli abitanti stessi di Grenoble si chiamavano Grésivaudans; piuttosto intelligentemente, al giorno d'oggi si chiamano invece, regolarmente, Grenoblois. La denominazione di Grésivaudan è però ancora applicata alla valle adiacente, e per questo post con la Errequattro arancione immatriculée en 38 ho scelto di fare un tuffo nel passato. Insomma significa semplicemente "la Grenoblese", senza contare che potrebbe anche provenire proprio dalla valle del Grésivaudan.

Naturalmente non si creda che tutto ciò sia farina del mio sacco; proviene anzi, a mo' di esempio degli sconquassi fonostorici che possono derivare da una diversa posizione dell'accento, da una delle opere capitali e fondanti della linguistica moderna, il Cours de linguistique générale del ginevrino Ferdinand de Saussure. Quello del signifié e del signifiant, insomma; in pratica, il fondatore della linguistica moderna e dello strutturalismo, della langue e parole, della diacronia e della sincronia. Quello che, a 15 anni, durante un compito in classe di greco, scoprì l'esistenza della nasale sonante ragionando sulla forma verbale omerica τετάχαται. Sto riandando a memoria a mie vecchie, vecchissime cose; diceva lo scrittore Mérimée della sua famosa Colomba che pe' far la to' vendetta, sta sigur, vasta anch'ella (da un vocero del Niolo). Ecco, pe' far la me' linguistica, sta sigur, vasta un' Errequattro arancione fotografata sotto le mura di via Gusciana, a Firenze, alla vigilia di Ferragosto.


sabato 27 agosto 2011

El gran cacharro de Salta



Verso la fine d'ogni estate, puntuale come un orologio di La-Chaux-des-Fonds, INSCO torna dai suoi viaggi 'ntornaimmondo (che in fiorentino vuol dire intorno al mondo, e non che è un immondo che non torna). Stavolta, abbandonata per un anno l'Asia centrale (detta familiarmente Assurdistan), se n'è andato in Argentina; e sia mai che non ne riporti qualche orrifica treggia reperita per carreteras degne di qualche racconto di Borges. In effetti, vedendo questa qui raffigurata, la si potrebbe tranquillamente creder proveniente da qualche plaga tra Tlön, Uqbar e Orbis Tertius.

Ma sia lasciata per un attimo la parola a INSCO stesso. A sentir lui, siamo "...Sulla strada nazionale 40, che percorre cinquemila chilometri (così pare) tra un capo e l'altro del paese. Il tratto è quello che da Salta va verso Cafayete. Una "strada del vino" che attraversa diversi parchi nazionali." In Argentina, strade nazionali di 5000 km devono essere più o meno all'ordine del giorno, e non v'ha dubbio alcuno che il modo migliore per percorrerle sia appunto a bordo di una non meglio precisata Ford di chissà quale modello e anno. Amo molto INSCO e le sue scorribande per plaghe polverose e sassose; mi è capitato di conoscere gente tutta persa in sogni idealizzanti, e che però non ha smosso mai il culetto per andare a vedere se la realtà corrispondeva effettivamente a quel che aveva in testa. C'è gente che preferisce cullarsi nell'irrealtà, e che ha una gran paura delle delusioni; è c'è invece gente che prende un carretto o un aereo e va a vedere di persona. Nonostante ultimamente io sia diventato un sedentario toscocentrico, preferisco senz'altro chi piglia, va e i sogni -casomai- se li fabbrica dopo aver immaginato vedendo, o visto immaginando. Riportando magari qualche treggia come questa, e un borgotrecase sperduto chissà dove, e un cane accucciato, e persino l'intravvisione di un'altra treggia universale (la R4 che si vede di sfuggita dietro la Ford).

Forse non ci credereste, ma il qui presente, se fosse meno pigro, da quest'immagine sarebbe capace di cavar fuori una storia intera. Chissà che, un giorno o l'altro, non lo faccia!

venerdì 29 luglio 2011

...'e ci si mèttan sempre (2)




Questa qui, invece, è ritargata di brutto; e pure con una targa lunga, che crea un effetto orribile su una R4 esclusivamente predisposta per una targa quadrata o rettangolare. Oltretutto, avendola presa di notte, il flash della Kodak l'ha resa illeggibile per il riverbero e solo lo scrupolo del Treggista Militante® la ha ripresa con un'immagine apposita. Tant'è; un mattoncino in più per la futura petizione per il divieto di nuova immatricolazione delle auto con più di 20 anni di età. Una delle iniziative che il TB proporrà senz'altro, prima o poi. Sia lasciato tutto ai francesi e al loro stupidissimo SIV!

...'e ci si mèttan sempre (1)



Il commento, a rigore, è contenuto già nel titolo: le R4, come si sa, godono di una specie di statuto speciale nel TB. Niente limiti di targa o altro: vengono messe sempre e comunque. Questa qui la targa ce la ha comunque "buona" (è del 1983) ed è del più classico begino da Errequattro, senz'altro uno dei colori più mosci che siano mai esistiti...

mercoledì 8 giugno 2011

News da San Pancrazio




Da un paio di mesi, cioè da quando è stato nominato automotu proprio santo patrono del TB, il pellegrinaggio a San Pancrazio è diventato un dovere morale e treggiano; e il santo giovinetto, no, non delude mai. Certo, non bisognerà aspettarsi autentici miracoli come quello dello scorso 10 aprile, però è un dato di fatto che almeno un miracolino piccino picciò San Pancrazio lo riserva sempre, e fin dalla prima volta che ci ho messo piede. E si deve far presente che si tratta di una frazione di quindici case scarse!

Stavolta, il miracolino consta di una R4, direi circa dell'83 (scusate, ma con queste ferie esotyche che sto godendo sul mio atollo piacentino a volte mi fa fatica creare il link con le tabelle delle targhe); spiaccicato al sole in un parcheggio (la foto è ovviamente di qualche giorno fa, visto il tempo attuale e novembrino), lindo, tranquillo ma pronto all'uso. Le R4 sono sempre pronte all'uso, un miracolo in sé e per sé!

lunedì 28 marzo 2011

Primavera elbana (8): A Sant'Ilario presso San Piero





È un'Errequattro molto carina
a Sant'Ilario nella piazzina;
fa' attenzione a entrarci dentro
perché sfondato è il pavimento.
E quando piove stai circospetto
ché ci ha otto buchi tutti sul tetto,
e se ti scappa da far pipì
tu la po' fare preciso lì.
Però gli è bella, bella davvero
a Sant'Ilario presso San Piero,
però gli è bella, bella davvero
a Sant'Ilario presso San Piero.

So che, da stasera, gli spiriti di:

Vinicius de Moraes
Sergio Endrigo
Sergio Bardotti

verranno a tirarmi le lenzuola.
Però a bordo di una R4!


sabato 19 marzo 2011

Mark B., la R4 rossa e il cipresso


Prendere una treggia al volo è, come sapete la sublimazione del Treggismo Militante; quando poi al volo si effettua una presa che ha della fotografia artistica, se ne raggiungono le vette. E' il caso di questa foto che Mark B. ha fatto mentre percorreva, evidentemente, una rampa autostradale. Il cielo di marzo, il cipresso che si staglia e la R4 rossa; persino i fili della corrente elettrica aggiungono in questo caso un "tocco" di bellezza alla foto, davvero un capolavoro che sono lieto di ospitare in questo blog.

giovedì 10 marzo 2011

Errequattro, gatti e ruggine


Tra Genova e i gatti, passando ovviamente per tutta la sua scuola cantautorale, c'è un legame indissolubile. Genova è città gatta par excellence. Logico quindi che, treggisticamente parlando, ad un'autovettura che è la quintessenza del gattesco, la Errequattro, vengano applicati degli elegantissimi gatti blé sul retro, in due pose che più feline non è dato potersi. E in questo modo a me assai gradito il buon Fabrizio genovese inizia una sua bella silloge di R4 sottolanterna che ci fa conoscere pure che una R4 può avere i faretti per la retromarcia; quanto alla targa alessandrina, beh, non ci crederete ma è molto genovese anche lei. Si pensi soltanto a Genova per noi, con quella faccia un po' così, quell'espressione un po' così del retroterra piemontese...



Qui invece abbiamo una casistica di R4 abbastanza rara: quella aggressivo-rombante, cerchiazzi in lega, ipotesi di scatto-sgommo. La R4 è stata (ed è) una macchina polivalente, credo che ce ne siano state anche versioni Alpine da competizione!




E, infine, un'altra faccia ancora della R4: quella da lavoro, camalla, furgonata, rugginosa fino all'inverosimile ma con estrema e nobile arte popolare. Lo sportello nero di riporto, e ancora bella stipata d'ogni sorta di cianfrusaglie: e tutto questo da una fratta d'anni, perché il mezzo è del 1977.