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giovedì 4 giugno 2026

Esiste!

 


Ultimamente va di moda dire che "Il Molise non esiste". Non so da dove esattamente sia venuto fuori questo "meme" ma, evidentemente, chi lo ha creato non conosce il Treggia's Blog. Si dimostra qui, infatti, non solo che il Molise esiste eccòme, ma che esiste persino la provincia di Isernia. 

Secondo alcuni, che pure credono fermamente nell'esistenza del Molise (ed io sono, ovviamente, fra questi), la provincia di Isernia è più che altro una categoria dello spirito. La regione del Molise, come tutti sanno, nacque nel 1963 (e questo me la rende particolarmente cara, poiché è mia coetanea) per distacco dalla vecchia regione degli Abruzzi e Molise. In origine si trattava di una regione-provincia, come la Valle d'Aosta: consisteva infatti nella sola provincia di Campobasso. Per dotare la regione di una seconda provincia, nel 1970 fu istituita la provincia di Isernia. Stati questi dati, è facile individuare l'anno d'immatricolazione della Fiat 500 della foto. Una vera e propria Rosabella del Molise,  come recita la canzone qui interpretata dalla bella Irma di Benedetto:


Quando la provincia di Isernia fu istituita, dal punto di vista treggistico si verificarono delle cose piuttosto interessanti. In primis, fu deciso che tutte le automobili e tutti i veicoli (motocicli, macchine operatrici, macchine agricole...) fossero reimmatricolati con la sigla "IS" e la propria numerazione progressiva. Poiché s'era ancora in tempi di targhe nere, fu deciso comunque che nella targa comparissero almeno quattro cifre, e si partì quindi con IS 0001. Gli zeri vennero mantenuti fino alla targa IS 1000 (IS 0010, IS 0100, IS 0999...), proseguendo poi con le quattro cifre fino a IS 9999. Per tutto questo tempo, lo spazio a destra della sigla della provincia rimase vuoto. Fu riempito soltanto a partire da IS 10000, e le cinque cifre rimasero anche con le targhe arancio-bianconere. Con l'introduzione delle targhe bianconere (1985) fu però deciso di far precedere le cinque cifre da uno zero (es. IS 049382). E qui finisce la storia, perché la provincia di Isernia non ha mai raggiunto IS 100000. L'introduzione delle perniciose e vomitevoli targhe attuali AA 000 AA la ha colta durante la serie IS 080000 e qualcosa, privando così la simpatica compagine molisana (verso la quale, lo si sarà notato, provo un grande affetto) del raggiungimento delle sei cifre. E se non è crudeltà questa, ditemi che cosa mai lo debba essere...




Si capisce, quindi, che reperire in giro un'autentica targa di Isernia è estremamente raro persino in provincia di Isernia. E' a questo punto quasi d'obbligo un'autocitazione, con la mitica IS1 Raider (dal TB del 22 novembre 2010) da me pirsonalmente di pirsona reperita una sera di tanti anni fa a due passi da casa (cioè a Firenze, vorrei far notare). Qui invece abbiamo un esempio ancor più raro di targa nera a quattro cifre senza lo zero, che per altre province corrisponderebbe ad un'auto d'anteguerra. 

Per la cronaca: la targa IS 0001 esiste ancora, segno incontrovertibile che la provincia di Isernia e il Molise tutto esistono pure loro e ci dispiace tanto per i fabbricatori ed estensori di "meme" strampalati. Fu apposta ad una Mini Minor di proprietà, allora, dell'avv. Di Nezza ed è attualmente conservata ed esposta nei locali della Provincia di Isernia:



Insomma: il Molise esiste, e lotta insieme a noi. Ed ha anche, e con molto piacere, un posto d'onore nel TB. Amiche molisane, amici molisane, se possedete o avvistate una vecchia treggia targata CB o IS, non esitate a mandare la foto al Treggia's Blog! (k.riccardo@gmail.com). Avrà il risalto che merita e contribuirà allo sfatamento del pernicioso "meme".

Delle tre foto presenti in questo post, solo quella del Maggiolino è opera del Treggista del TB. Le altre due sono riprese dalla Rete.

sabato 6 giugno 2015

INSCO propheta in patriā



Il nostro INSCO, notissimo globetrotter, ci ha abituati a fornirci tregge provenienti dai posti più impensabili (sintetizzati con il toponimo Assurdistan). Però, come tutti non sanno, Egli è nativo di Gràssina, nel comune di Bagno a Ripoli (in serbo: Риполска Бања, in ungherese: Ripólybánya, in catalano: El Bany de Ripoll). Una località che ha nell'accento la sua autentica maledizione, dato che parecchi forestieri dicono Grassìna e, in tempi di ossessione per la linea, questo può comportare dei problemi. A Gràssina, invece, si preferisce la linea 32 dell'ATAF, vero simbolo identitario che la distingue dall'odiatissima Antella (servita dalla linea 31). Insomma, tutto questo per dire che INSCO, stavolta, è stato profeta in patria e ci spedisce queste foto notturne dal natìo borgo selvaggio nelle quali si può ammirare questo Typ 1 ravennate ai limiti del "Maggiolino", dato che, secondo l'ACI, risulta immatricolato il 1° gennaio 1967. Il 1967 è infatti l'anno in cui nasce "ufficialmente" la denominazione di "Maggiolino" in Italia. 


In un colpo solo, quindi, INSCO fa il propheta in patriā, becca un "protomaggiolino" e, perché no, anche una targa di tutto rispetto del tipo "a scalare di due" (145 - 143). Io ho sempre sostenuto che il ragazzo ha della stoffa, oltre ad essere munito di un'attrezzatura fotografica quasi profèscional. Si dedicasse un giorno a fotografare tregge come si deve, invece che orripilanti pasti preconfezionati sugli aeroplani (vere e proprie tregge alimentari), sarebbe cosa buona e giusta. Ma tant'è, e INSCO ce lo pigliamo così com'è e, vista la sua predilezione per i rioplani, gli si dedicherà perfidamente un vecchio brano & strappalàgrime degli Albatros ispirato nientepopodimeno che ad un volo Alitalia: Volo AZ 504. Un caposaldo del trash italico interpretato tra gli altri da un giovane & ingravidatore Toto Cutugno.



martedì 3 marzo 2015

Passando il Fiume



Il posto, credo, lo avrete riconosciuto tutti quanti: è l'imbocco del Ponte Vecchio, a Firenze, dal lato di qua d'Arno. La foto speditami a suo tempo da Simone B. proviene, senz'ombra di dubbio, dalla seconda metà degli anni '30 e ci mostra un piccolo incidente stradale; erano tempi in cui, di macchine in giro, se ne vedevano ancora talmente poche che, ne sono certo, l'episodio non avrà mancato di fare notizia almeno in un trafiletto della Nazione. Quel che senz'altro più colpisce, è che sul Ponte Vecchio si potesse transitare in automobile. Provateci un po' ora a farlo (a parte, naturalmente, che non possediate una Ferrari, nel qual caso il Ponte Vecchio potete addirittura affittarlo col beneplacito del Comune e chiuderlo ai pedoni per tot ore).

Il Treggista Militante, naturalmente, ha qualche altra cosa da dire su questa foto dell'incidente occorso un qualche giorno di un'ottantina d'anni fa sul Ponte Vecchio. Mentre i rari passanti osservano comprensibilmente incuriositi, in primo piano si vede una Fiat 1500 (che pone il terminus ante quem della foto, dato che la sua produzione iniziò nel 1935) con una targa del tutto particolare, e non solo per le quattro cifre. E' la targa in sé ad essere particolare, dato che è di una provincia non soltanto scomparsa, ma addirittura non più facente parte del territorio italiano. La provincia di Fiume.

La targa FM 2213, quella che vediamo applicata alla 1500 andata a scontrarsi con un'altra autovettura sul Ponte Vecchio, è peraltro piuttosto famosa; si tratta di una delle pochissime immagini rimaste di una targa dell'antica provincia dalmata passata alla Jugoslavia nel dopoguerra. L'autovettura è anche registrata precisamente dalle tabelle estese di targheitaliane.com: risulta immatricolata nel febbraio 1936.

Automobilisticamente parlando, la "vita" della provincia di Fiume si svolse interamente nell'ambito delle quattro cifre. La provincia, letteralmente incastonata in territorio jugoslavo come exclave, si chiamava propriamente Provincia del Carnaro ma la sigla automobilistica era quella del capoluogo, Fiume appunto. Dopo un primo tempo in cui si utilizzò la sigla FU, ritenuta forse troppo "lugubre", si passò a FM reimmatricolando tutte le vetture già targate. La provincia, che comprendeva solo una piccola porzione dell'entroterra, constava di soli tredici comuni; visse fino al 1945, quando la città e il suo territorio passarono interamente alla Jugoslavia, ma l'ultima targa FM conosciuta, FM 4059, fu emessa dopo il febbraio del 1944. Da allora si parlò esclusivamente di Rijeka (che in croato significa, incredibilmente, "fiume"), sigla RI. 

Sottolineando la coincidenza, squisitamente treggistica, che una macchina targata Fiume sia andata a sbattere contro un'altra proprio all'inizio di un ponte, bisognerà dire qualcosa anche sull'altra vettura coinvolta. La quale è, con pochi dubbi, una Fiat 508 Balilla, vale a dire la macchina più comune dell'epoca. Si può dire poco altro, perché della targa si vedono soltanto due cifre: un "1" sopra e un "2" sotto. Cionostante, si può facilmente intuire che si tratta di una serie FI 10000, iniziata nel maggio del 1930 e conclusasi nel luglio del 1936. Tutto questo contribuisce a fissare la foto dell'incidente sul Ponte Vecchio proprio al 1936.

Beh, non resta a questo punto che farvi ascoltare Dime Rita, che è l'inno fiumano e che, tuttora, viene cantato sia in italiano che in croato (in croato si chiama Kaži mi Rita). Fu scritto nel 1906, e questo preserva dal ricorrere a canzoni legionarie o roba del genere; gli autori erano Angelo Riccotti e Achille La Guardia, il padre del futuro sindaco di New York, Fiorello La Guardia.



mercoledì 8 ottobre 2014

Luglio



Il titolo del post non ha nulla a che vedere con il mese in cui è stata scattata questa foto. Non so in quale mese sia stata presa, anche perché non la ho fatta io: la ha fatta Simone B., con cui, pochi giorni fa, c'è stata una clamorosa e graditissima agnizione in mezzo di strada, dalle parti di Porta Romana. E così si ricomincia anche con una delle più sentite caratteristiche del TB, quella che d'ora in poi chiamerò Cooperativa Treggisti. In effetti, il TB ha contribuito a far venire allo scoperto non pochi "colleghi", alcuni dei quali sono diventati figure familiari e storiche al tempo stesso (si pensi alla Dora, a Mark B., ai Caporniani, a Fabrizio il Genovese e tanti altri).

Ma torniamo al nostro Luglio. Sì, perché per questa Alfa Romeo Alfetta GTV (che, come specifica Simone, si trova "semiabbandonata nel piazzale di un'officina a Sesto Fiorentino"), il Treggista Militante® e il frequentatore del TB non hanno bisogno di andare a controllare su nessun database di immatricolazioni. Basta guardare la targa per capire a quale razza di data storica siamo davanti, qui:


Ebbene sì: siamo al 17 luglio 1979. Il 17 luglio 1979 è una data sacra per i Treggisti fiorentini: è il giorno in cui è stata emessa FI A00000, la milionesima targa fiorentina. E l'Alfetta GTV semiabbandonata a Sesto è, con tutta probabilità, l'unica superstite conosciuta di quel fatidico giorno di oltre 35 anni fa; si possono immaginare, per questa vettura targata FI A00002, poche ore (o, forse, addirittura pochi minuti) dopo l'emissione della milionesima. E fa davvero dispiacere vederla ferma, anche perché le sue condizioni esterne sembrano ottime (non ha nemmeno le classiche ruote sgonfie della macchina lasciata al suo destino). 

E, allora, luglio per luglio, bisognerà ricorrere per forza di cose alla famosa canzone di Riccardo Del Turco, che è fiorentino e che ha sintetizzato alla perfezione i sentimenti di ogni Treggista riguardo al bene che si vuole a quel lontano luglio in cui il qui presente, ohimé, stava per compiere l'età di sedici anni. La canzone è, peraltro, del 1968.

lunedì 17 marzo 2014

Le quattro cifre



Questo 17 marzo 2014 rischia di essere una data storica per il Treggia's Blog. Come si sa, una delle più annose ricerche non solo di questo blog, ma di chiunque a Firenze si occupi di queste cose, è la targa FI a quattro cifre. Forse la Ricerca con la R maiuscola, perché al giorno d'oggi sembra che non siano più presenti in circolazione, o comunque ancora immatricolate, autovetture con una targa FI a quattro cifre; vale a dire, immatricolate prima del 30 aprile 1930, data in cui fu emessa la targa FI 10000. Esiste la mitica FI 2, la Lancia Lambda immatricolata il 21 marzo 1927, e poi il vuoto. E' forse possibile che, in qualche sperduto magazzino o garage delle campagne, si nasconda qualcosa che non vuol venire fuori; ma il tutto rassomiglia parecchio all'Araba Fenice, tenendo conto che si tratterebbe (e nel caso della Lambda, si tratta) si vetture che avrebbero tra gli 84 e gli 87 anni.

Ma se trovare una "QC" circolante o ancora immatricolata è praticamente impossibile, quantomeno arduo è pure trovarne testimonianze iconografiche chiare. Ci ha pensato, con mossa abilissima, Simone B. di San Casciano, che mi scrive:

L'ho trovata !!!!! 

Finalmente ho trovato una targa fiorentina a 4 cifre senza possibilità di contestazioni o dubbi. Nella foto appare chiara, netta e limpida.

La foto è tratta dal volume "Cavalli e Motori" edito da Alinari e vi appare un furgoncino a me ignoto ( forse un Fiat 507 F o un Lancia Esajota) che ha fatto un bel frontale con un filobus della linea 1 (Logge del Mercato Nuovo-Rione Cure); nel libro la foto è datata 1936.

La targa è FI 2619 e dovrebbe risalire al 27-28 settembre 1927.
Non è purtroppo possibile individuare con sicurezza il punto di Firenze dove si verificò l'incidente raffigurato nella foto; è possibile, però, ricostruirne la data approssimativa. Sul tram della Linea 1 si nota infatti l'annuncio di un match di calcio tra la Fiorentina e il Torino. Il match del campionato 1936-37 si svolse a Firenze esattamente il 18 ottobre 1936 (è da escludere quello del campionato precedente, 1935-36, dato che si svolse il 3 maggio e l'abbigliamento delle persone non sembra corrispondere affatto alla stagione), e, per la cronaca, vide la vittoria della Fiorentina per 1-0. 

La foto deve precedere di pochi giorni quel match; dovremmo essere attorno al 15 ottobre 1936; tra l'altro, il tram della Linea 1, recandosi nel "Rione Cure", andava esattamente verso lo Stadio Comunale (che allora si chiamava "Giovanni Berta").

domenica 16 marzo 2014

Il Diavolo venuto dall'Islanda



Questo è un post decisamente anomalo, come anomala è tutta la situazione. Figuriamoci se mi avrebbe attirato un normalissimo furgone seminuovo che era parcheggiato vicino a casa mia, in via Canova (che, per le sue dimensioni, tutti chiamano erroneamente "viale Canova"). Quel che mi ha attirato immediatamente, e parecchio, è la sua targa:


Ci sono occasioni in cui il Dio de' Bivi la fa veramente grossa; questa, infatti, è una targa islandese. E islandese personalizzata. L'ho riconosciuto subito, di dov'era; e, infatti, il suddetto Dio de' Bivi va a mettere, una mattina qualsiasi, un furgone islandese proprio sulla strada del Treggista Militante® che, tra le sue svariate & curiose cosine, è anche l'autore di uno dei pochi corsi di lingua islandese in italiano, il famoso (o famigerato) Kennslubók í nútíma íslensku handa ítölum che ho scritto in ventidue anni di lavoro e che da oltre una decina gira in rete liberamente, perché quando dico di essere contro ogni forma di "copyright", lo sono per davvero. Così imparate a conoscere un po' meglio il vs. Treggista Preferito® e tutte le sue non poche mattane; in pratica, se putacaso vi pungesse vaghezza d'imparare l'islandese e cercaste qualcosa in Rete, andreste a sbattere immediatamente nel sottoscritto.


Ignoro naturalmente che cosa ci facesse un furgone islandese una mattina qualunque in via Canova, all'Isolotto; però la cosa ha meritato un'inchiodata. Il fatto è che, lo avrete capito, ho con l'Islanda un legame antico e profondo; tanto più che, sulla fiancata del furgone, c'è addirittura il dio Thor (che in islandese si dice Þórr; il segno "þ" equivale al "th" inglese). Tornando alla targa personalizzata (possibilità che, in Islanda, è del tutto reale e non puramente teorica come in Italia), contrasta un poco con il Dio de' Bivi; il furgone è infatti targato "Il Diavolo". Questo è il significato dell'islandese Púkinn, che è la parola che compare nella targa (senza l'accento, che poi accento non è ma un segno che da alla "u" pronuncia piena, come in italiano; in pratica, nella non semplice pronuncia islandese si legge ['p(h)ukidn]).


Perché "Il Diavolo" e non "Diavolo" e basta? Semplice: in islandese, come in tutte le lingue nordiche, l'articolo determinato si attacca in fondo alla parola, come suffisso. Quindi, il sostantivo maschile púki "diavolo", col suo articolo -(i)nn diventa, appunto, púkinn. Eccovelo qua, in una targa. E anche sulla fiancata del furgone, come si vede nella relativa fotografia.

Naturalmente, a casa, mi è presa la legittima curiosità di vedere che diavolo -eh- giustamente fosse 'sto diavolo islandese che stazionava in via Canova; curiosità soddisfatta in due secondi. Si tratta di una catena di negozi islandese che vende ogni sorta di articoli e accessori per motociclette e motociclisti, in particolare da cross e enduro e ancor più in particolare per la famosa casa produttrice svedese Husqvarna, specializzata in moto da cross e in macchine per cucire (con la speranza che non produca una macchina per cucire da cross). La Husqvarna, come avrete potuto notare nella prima foto, è presente anche sul cofano anteriore del furgone. E così, come si evince dalla homepage Púkinn, abbiamo fatnaður (abbigliamento), Enduro, töskur (borse), TCX Skór (scarpe TCX) e anche gönguskór (scarpe per camminare). Dalla homepage si evince che Púkinn ha ben due punti vendita a Reykjavík, la capitale islandese; casomai vi trovaste lassù e aveste impellente bisogno di accessori motociclistici, andate o nella Grensásvegur al numero 14 o nella centralissima Laugavegur, il corso principale ("via delle Sorgenti") di Reykjavík.

E così il nostro Diavolo motociclistico islandese si è fatto pure fare il furgone con la targa personalizzata; il quale, una certa mattina, è venuto a farsi una giratina a sud; cose da Treggisti!

lunedì 10 marzo 2014

Vespisti




Quando si becca anche un pur minimo raduno Vespistico, c'è da star sicuri che i partecipanti fanno a gara nel conciare i loro scooter nei modi più inverosimili. Questo esemplare nominalmente brianzolo beccato a suo tempo nel viale Malta, munito di una targa niente male e risalente al 1977. Borse, borsoni, baùli, càzzy, màzzy, ricchi premi e côtillons (du' par di cotijòn, come diceva i' mi' pòero prozio Aldo). Scherzo, naturalmente: i Vespisti organizzati sono certamente tra i più simpatici radunisti che si possano trovare.

domenica 5 gennaio 2014

L'Avita e il Cinquantasette



Può essere benissimo che questa foto (che a mio parere ha anche valore artistico), scattata chissà quanti anni fa forse in qualche vecchio angolo di Firenze o di qualche paese della provincia, raffiguri la più vecchia Fiat 500 targata FI di cui si abbia un'immagine. L'Avita, appunto.

La prima Fiat (Nuova) 500 immatricolata a Firenze ha una storia abbastanza nota. Si trattava dell'esemplare "dimostrativo" dell'appena nata e prodigiosa superutilitaria che era stato consegnato alla concessionaria Brandini; per questo motivo le fu assegnata la storica targa FI 100000. Era il 17 luglio 1957, e c'erano voluti trent'anni esatti (dal 1927) per raggiungere le centomila unità immatricolate. Per uno scherzo del destino, la milionesima auto immatricolata a Firenze dal 1927, vale a dire FI A00000, pure fu immatricolata un 17 luglio: nel 1979. Questo dà un'idea precisa dell'andamento della motorizzazione a Firenze e in Italia: in ventidue anni (1957-1979) erano state immatricolate 900.000 unità (solo per quanto riguarda gli autoveicoli). 

La prima 500 fiorentina, la FI 100000 insomma, ebbe una fine non bella: si sa infatti che fu travolta dall'alluvione del 4 novembre 1966. A quanto sembra, non ne esistono immagini (altrimenti Mark B. me le avrebbe già mandate, senz'alcun dubbio). Lo stesso Mark B., però, è l'estensore di questa immagine che, oltre ad essere bella, è anche decisamente storica. La 500 che vi compare, targata FI 101310 (o 10-13-10, che ne fa anche una targa particolare: la tradizione inizia subito...) dev'essere stata comunque una delle primissime immatricolate a Firenze. Considerato che il 1957, a Firenze e provincia, terminò con la targa FI 104237, siamo qui più o meno nell'agosto di quell'anno lontano. E poiché ogni treggista è anche un cabbalista, non si può fare a meno di notare che sono esattamente 57 anni fa.

È molto probabile che questa vettura non esista più. Che almeno ne sia conservata e diffusa l'immagine.

lunedì 30 dicembre 2013

Per un numero (Camperin perse la targa)




Proprio dietro casa mia, in una larga strada abilitata alla lunga sosta de' camper, ne alligna uno pisano che, alla fin fine, mi son deciso a fotografare. I camper, come noto, non sono le tregge che amo di più; anche se questo, va detto, è tutto a sé per il fatto che si stenta parecchio a riconoscere un Transit nell'autentico bombolone confezionato dalla Elnagh. Soltanto per il musetto, probabilmente.

Quel che il camper ha di più particolare (e che, in definitiva, mi ha fatto propendere per la fotografia) è la sua targa. Prima di tutto, come ci dice quel noto covo di anarchici infiltrati (ma regolarmente stipendiati) che è l'Agenzia delle Entrate, l'immatricolazione risale al 1° giugno 1983, e il primo di giugno è la data fondamentale del TB; indi di poi, se al posto del 37 iniziale ci fosse stato un misero, banale, insignificante 36 si avrebbe avuto una targa impareggiabile. Un quadrato, insomma. Invece nulla, in pieno stile pisese. Perdoniamo il camper solo perché ha abbandonato quelle triste plaghe d'origine per stanziarsi all'Isolotto, dimostrando un barlume di gnégnero.

martedì 10 dicembre 2013

Käfer-Reform!



I primi due "Tipi" della Volkswagen -Typ 1 e Typ 2- sono tra gli automezzi più famosi e venduti della storia dell'automobile; logico che, nel TB, abbiano un posto d'onore. Entrambi sono presenti fin dal primo giorno del blog (il 1° giugno 2009); per vari motivi, però, finora erano stati categorizzati in un modo assai imperfetto. La nuova e più accurata categorizzazione è toccata nei giorni scorsi al Typ 2; ora tocca al Typ 1, vale a dire a ciò che finora è stato definito tout court "Maggiolino".

Per festeggiare questa importante Reform del TB è stato scelto un esemplare (fornito da Mark B.) immatricolato il 15 febbraio 1973, che si fa notare per la sua targa assolutamente fuori dall'ordinario; al tempo stesso, è anche la prima autovettura di questo modello che viene inserita sin dall'inizio con l nuova categorizzazione.

Ma in che cosa consiste, esattamente? In realtà, è stata mantenuta piuttosto semplice e basata in modo da eliminare una sorta di "errore storico", anche se -va detto- è piuttosto facile, anche ad un occhio non allenato, riconoscere i "Typ 1" veramente antichi da quelli più recenti. La nuova categorizzazione si basa sul fatto che non tutti i "Typ 1" possono essere definiti "Maggiolino"; anche se questa è la prassi comune, e non si esiterebbe a chiamare "Maggiolino" neppure un esemplare degli anni '40, è soltanto in una brochure pubblicitaria del 1967 (corrispondente al "restyling" del 1968) che, in Germania, si cominciò a chiamarlo der Käfer. Da allora, ma solo da allora, può essere chiamato "Maggiolino".

Il termine Käfer è stato reso in italiano con "Maggiolino" forse perché "suona meglio" e contiene un riferimento al mese di maggio; ma, in lingua tedesca, significa genericamente "coleottero" e, per il resto, può indicare sia lo "scarabeo" che lo "scarafaggio". Concordo che chiamare una vettura "scarafaggio" non sarebbe stato granché, ma è quel che hanno fatto in Spagna, dove si chiama proprio Escarabajo. Anche l'inglese Beetle ha piuttosto questo significato (nei paesi anglosassoni lo si chiama anche Bug, termine generico per "insetto"). Per i francesi, sempre così jolis, è invece Coccinelle. Proseguendo un po' con le varie lingue, si potrebbe dire che in greco si chiama Σκαθάρι ("Skathari", ovvero "scarabeo"); in finlandese, invece, chissà perché è il Kupla. In Ungheria si chiama Bogár e sembra quasi il nome di un famoso attore; in Islanda, invece, si chiama Bjalla, traduzione pedissequa di Käfer. In Romania lo chiamano invece "ranocchio": Broasca; ancor più curioso, e poco rassicurante, è il modo in cui lo chiamano in Nigeria (ovvero Catchfire "prendi-fuoco"). Mi fermo qui; chi volesse saperne di più, vada a questa pagina di Wikipedia in lingua náhuatl, che contiene veramente tutte le denominazioni. Non c'è da stupirsi per il Náhuatl: in Messico, con il loro Vocho, se ne intendono di Maggiolini e hanno un posto importantissimo nella storia di questa autovettura.

La nuova categorizzazione, in pratica, distingue gli esemplari che vanno dal 1939 al 1967 (indicati esclusivamente come "Typ 1 1939-1967") da quelli costruiti dopo il 1967, indicati come "Typ 1 1967-2003 (Käfer - Maggiolino)". Non è stata quindi fatta alcuna distinzione per il cosiddetto "Maggiolone", distinzione esistente solo in Italia e applicata in origine soltanto ai modelli "1302" e "1303" (che non indicano la cilindrata!), ma che poi fu generalmente estesa a tutti i modelli via via più recenti. Tuttavia, in alcuni post più vecchi ho usato tale denominazione nel corpo del testo, e tale rimane; sicuramente, però, non la userò più o comunque con molta parsimonia. 

In una sua mail, Simone B. mi ha suggerito un'ulteriore suddivisione tra il 1978 e il 2003, quando la produzione avvenne esclusivamente in Messico. Simone afferma che gli appassionati & superesperti del Typ 1 riescono a distinguere nettamente tra esemplari tedeschi e Vochos messicani; ma mi sembra che sia un'affettazione in un blog come questo, che non è dedicato solo al Maggiolino. Ricordiamo comunque che l'ultimo Maggiolino della storia uscì dalla fabbrica di Puebla il 30 luglio 2003.

Prima del 1967/68, in Italia, lo si chiamava semplicemente "la Volkswagen", con le varie pronuncie regionali (a Firenze, ad esempio, era Vusvàghe o Vusvàghen); solo pochissimi, per ovvi motivi, erano capaci di pronunciarlo correttamente in tedesco ['folks"va:gn]. Più volte nel TB ho ricordato che "la Volkswagen" era anche la comune denominazione pubblicitaria; in Italia nessuno lo chiamava "Tipo 1". Si doveva chiamare, in origine, KdF-Wagen, ove "KdF" è la sigla di Kraft durch Freude, "Forza attraverso la gioia", l'organizzazione dopolavoristica nazista cui in origine era stata assegnata la diffusione della vettura tra i lavoratori tedeschi e l'organizzazione dello schema di accantonamento sui salari che permise, con il suo gettito, di costruire gli impianti diWolfsburg. Le indicazioni sulle sue caratteristiche furono un'idea diretta di un noto progettista, tale Adolf Hitler: costui diede ordine all'ingegner Ferdinand Porsche di studiare una vettura che costasse 1000 Reichsmark, consumasse 7,5 litri di carburante ogni 100 km e fosse capace di trasportare cinque persone (vale a dire la "famiglia") oppure tre soldati e una mitragliatrice.

Nel TB, l'esemplare più vecchio sicuramente identificabile è questo, pubblicato il 18 luglio 2012:


 È stato immatricolato il 4 aprile 1961. Si tratta di un ritrovamento di Mark B.

Per quel che riguarda gli esemplari visti e fotografati di persona, il più vecchio è invece questo, pubblicato il 12 ottobre 2009 (ma la foto è del 27 settembre dello stesso anno):


È stato immatricolato il 7 febbraio 1962.  Batte di pochissimo questo (post del 21 gennaio 2010), immatricolato il 26 febbraio 1962.  Grazie a "Bollonet", la pagina ACI per il pagamento del bollo, è invece possibile risalire al 5 giugno 1963 per l'immatricolazione di questo esemplare:


Si tratta sicuramente di alcuni tra gli esemplari di Typ 1 più vecchi di Firenze e provincia, ma prosegue la "caccia" a quello che forse è il più vecchio ancora in circolazione: un esemplare targato FI 128367, di un qualche giorno del 1960. È stato da me avvistato una volta, circa tre anni fa, sul Ponte Rosso mentre attaccava la Bolognese, ma purtroppo mi è stato impossibile fotografarlo. Ma nessuno demorde.

domenica 8 dicembre 2013

Pratologia



In questi ultimi tempi vo un po' più spesso a Prato, e la cosa ha dell'epocale; a lungo mi sono semplicemente rifiutato di metterci piede se non per cause di forza maggiore. Prato, invece, è una città particolare che ha dei motivi per essere meglio conosciuta; non ultimo, devo dirlo, le sue tregge. Anche perché le tregge presenti a Prato sono, per forza di cose, tutte targate Firenze (qualcuna anche Pistoia, ma vabbè) essendo antecedenti al "famoso" 16 aprile 1993, quando fu istituita la "provincia di Prào" agognata da circa 278 anni e alla quale i praèsi hanno dedicato persino un vialone, quello che unisce Montemurlo alla provincia dello Shenyang, o Iolo alle fertili vallate del Guangzhou, o roba del genere. Risultato di tutto questo, è che Prato proprio non la so girare. E' appiccicata a Firenze senza soluzione di continuità (dato che è una sua popolosa frazione industriale), ma mi ci perdo ogni volta che ci vo. Questo anche per il tipico odio che il comune di Prato ha nei confronti delle targhe stradali: può capitare di percorrere chilometri lungo un viale senza sapere che si tratta del viale de' Cenci Macerati o di via Nicodemo Pinzauti 1887-1956, inventore della moderna macerazione de' cenci. Al momento di queste foto notturne, scattate con lo smartòfono perché la Codacchina era scarica, mi trovavo infatti a vagare a ora tarda per qualche landa desolata nei dintorni -credo- di Grignano.



Il 2013 era cominciato come "anno delle 128", ma la cosa si era arenata ben presto; sul cacar de' polli, rieccone una e di che fattura, pur essendo di "ultima generazione" (vale a dire quella che va dal 1976 al 1983). Si tratta di un esemplare immatricolato il 30 novembre 1977, che presenta una targa che dichiaro particolare motu proprio.


A parte la targa, c'è da dire che questa vettura è una testimone quasi impareggiabile dell'anima praèse. Poteva un praèse contentàssi d'una centoventotto normale? Impossibile; la doveva pratesizzare. Missione compiuta, con la fanaleria anteriore, l'impataccatura rigorosa e, particolare decisivo, il "128" sul cofano anteriore, un capolavoro di Prato's Art:


Assieme agli altri adesivi e decalcomanie, una di quelle cosine che non sfugge all'occhio allenato e che farebbe dire immediatamente: Questo qui viene da Prào, anche se lo si incrociasse tra Stavanger e Capo Nord. Un paradigma della Pratologia, insomma. Mi scuseranno naturalmente gli amici treggisti pratesi, i quali sanno benissimo che senza prendere Prato per il culo non sarei fiorentino; del resto, accetterei di buon grado che un bel blog treggistico pratese prendesse per il culo i fiorentini, sta nella rerum natura. Resta questa mitica 128 alla quale, purtroppo, lo smartòfono e l'ora buja non hanno reso completa giustizia.

domenica 24 novembre 2013

Dalla neve al solleone



Il 17 dicembre 2010, come tutti i fiorentini ricorderanno, la città si ritrovò sul groppone la più grossa nevicata dopo il 1985; una nevicata che esaltò le enormi capacità organizzative del nostro giòvine syndaco e che costrinse parecchia gente a improvvisarsi maratoneti per rientrare a casa dopo che tutto era andato in tilt. Il giorno dopo, avviandomi con fatica verso casa, sui lungarni innevati incocciai in questa Dune Buggy, fotografandola "al volo"; evidentemente, il proprietario non aveva resistito alla voglia di farsi un giro con la "spiaggina" in una cornice non propriamente balneare. Il tutto andò a finire nello "Speciale Neve" che il TB dedicò all'evento, con la specifica che era targata "Foggia 23  e qualcosa".


Passano due anni e mezzo, e nello scorso mese di luglio (quindi in una cornice climatica leggermente diversa), in pieno Isolotto o chi non mi ritrovo? Eccovela qua in tutto il suo splendore (e anche nella "sua" stagione!), la "spiaggina" Wolkswagen Hobbycar, naturalmente su meccanica Maggiolino (e prodotta solo per il mercato italiano), col suo proprietario stavolta scamiciato nonché anonimizzato perché gli avevo fatto un vero e proprio ritratto alla guida e, ogni tanto, qualche scrupolo di prìvaci mi prende. La "targa di Foggia" era sempre là, ed è comparsa persino in tutto il suo splendore (FG 230 233); che era del 1979 era già stato detto nel post sulla nevicatona. Insomma, il Treggista Militante® non si scorda di niente. Prima o poi, tanto, le ribecca.

martedì 19 novembre 2013

Lo Snùpi



I T2, nelle loro varie versioni & evoluzioni, si dividono principalmente in due categorie: quelli "da appassionato" (tenuti alla perfezione, livree fantasiose spesso hippyeggianti o bucoliche ecc.) e quelli "da chiccilavòra". I T2 "chiccilavòra" si riconoscono non soltanto per lo sgarrupamento e i segni del tempo, ma anche per un particolare decisivo: il cerchio "VW" sulla parte anteriore non c'è più, il che fa assumere al Furgon de' Furgoni il tipico aspetto da tenera bestiolona stupefatta con gli occhioni. Non se ne vedono più, di macchine con la faccia espressiva; ora le son tutte uguali e somigliano generalmente soltanto a questi tempi idioti. Tempi da SUV. Li riproducono alla perfezione.


Si capirà quindi che, quando l'ho visto mentre camminavo sul marciapiede, ho riconosciuto subito che era un "chiccilavòra" (o comunque ci va, ci cammina, ci fa iccheglipàre ma quotidianamente). E' bastato andare di lato per apprezzare appieno il sublime stato da vera daily treggia di questo T2 del 1972, perdipiù munito di una targa niente male (una "scalata di tre", FI 645 642). Sparaurtato commilfò, e tanto a che serviranno mai i paraurti? Se ci andate a sbattere con una delle vostre macchinine fighettine, con la Minicazzo o roba del genere, peggio per voi!



Il vero Treggista Militante® tende sempre a dare un nome a ogni treggia che vede. Si tratta sia di una cosa che gli viene spontanea, per la familiarità che prova, sia di un ausilio alla memoria. Di quale memoria elefantiaca ci sia bisogno nel Treggismo Militante®, non ne avete forse un'idea; vi basti sapere che sono tranquillamente capace di ricordarmi se una delle 1500 e rotte vetture che stanno nel TB l'ho già fotografata, mi ricordo le targhe, tutti i particolari e dove l'ho vista la prima volta. Quando ne rivedo una mi dico: "Toh, la Polda! Guarda chi c'è, il Ranocchione!", e così via. Rivedere le tregge (e, a volte, persino rifotografarle!) è un piacere immenso per il Treggista Militante®: significa, in pratica, che non sono finite sotto una pressa. Anche se è molto improbabile che il titolare di una macchina di quarant'anni la faccia stiaccià; in tal caso, ci sarebbe da stiaccià lui, che non è nemmeno riciclabile.

Tutto questo per dirvi che il nome di questo T2 "chiccilavòra" è stato automatico quando ho visto l'incancrenita decalcomania dello Snoopy apposta sul retro; deve risalire, anch'essa, ai tempi di quando da pischelli si comprava Linus. Ho pensato che, nella malaugurata ipotesi di uno stiacciamento un brutto giorno, la decalcomania dev'essere talmente appiccata alla carrozzeria che l'eventuale oggetto fatto col metallo riciclato se la ritroverebbe tale e quale. Che so io, una bella lavastoviglie con lo Snoopy. Insomma, il T2 è diventato subito lo Snùpi. Così resterà. Quando lo rivedrò, mi dirò: "Ma guarda il vecchio Snùpi come fila ancora!"; non lo dirò mai, sappiatelo, della vostra Kia Sorento o della Qashqai (e non mi rialhzhài, 'iobécco).

domenica 17 novembre 2013

I' Papero



Stamattina il nostro buon INSCO, prima di venire dal sottoscritto recando seco un par di bottiglie di buona poppa de' vecchi, è andato a paperi. Pensate che assieme al vino m'abbia portato un papero da mettere in pentola? Niente di tutto questo. INSCO, oramai treggista consumato che si permette di fare anche la più classica delle prese al volo, ha beccato sui Viali nientepopodimeno che un papero motociclista. Guardate bene infatti la targa della motocicletta, che qui sotto riproduco ingrandita:


In Itàglia, come in altri paesi, sarebbe (teoricamente) prevista la possibilità di apporre al proprio automezzo una cosiddetta targa personalizzata; in realtà, oltre a costare un occhio della testa e a dover sottostare a condizioni che rendono la personalizzazione alquanto labile, di siffatte targhe in Italia non se ne vede manco una o quasi. INSCO, quindi, oggi ha beccato uno di quei rarissimi "quasi". Il nostro amico motociclista, infatti, ha deciso di trasferirsi direttamente a Paperopoli, con una targa decisamente "disneyana": Papero 99.


In questa foto, pur contravvenendo ai principi della privacy (signore di tutti i maly), siamo in grado di rivelarvi l'identità del misterioso motociclista fotografato da INSCO sui viali.

La zona di Firenze e la Toscana tutta, tra l'altro, sembrano essere decisamente gemellate con Paperopoli & Paperi. Abbiamo già visto con una "treggia sanitaria" che nei pressi di una città dei dintorni, enclave della Repubblica Popolare Cinese, esiste una frazione che si chiama "Paperino" (i più credono che sia una trovata dei Giancattivi per un loro famoso film, ma il posto esiste davvero). Non basta; alla Piaggio, che come è noto ha sede a Pontedera (Pisa), nel lontano 1944 -quando l'azienda aveva ancora sede a Biella, in verità- fu progettato e realizzato un prototipo di scooter da cui fu poi sviluppata, dopo la guerra, la Vespa. Ebbene, tale prototipo si chiamava proprio così: Piaggio Paperino.


Senza contare che "Papero", e credo sia proprio il caso del motociclista sui Viali, è un soprannome abbastanza comune a Firenze; generalemente è riservato a coloro che hanno -come il sottoscritto- un'andatura, appunto, a "papero" (mia madre, con tipico wit elbano, la definisce ulteriormente "a papero scosciato"). Addirittura un vecchio giocatore della Fiorentina di anni molto lontani, Gazzarri, era stato soprannominato "I' Papero" per la sua tipica corsa in campo!

giovedì 14 novembre 2013

Dall'autobus crumiro



Ai tempi (fortunatamente brevi) dell'appiedamento del Treggista lo avevo dichiarato solennemente: pur di continuare, sarei stato disposto a fotografare anche dall'autobus. E' andata a finire che un par di foto dall'autobus le ho fatte per davvero, ma già quando ero di nuovo motorizzato (e con che cosa io sia attualmente motorizzato, lo sapete). Non per questo ho smesso a volte di prendere l'autobus; così, qualche giorno fa in un piovoso pomeriggio, eccomi a bordo di un Diciassette (dovrei mettere questo post anche nella "Saga del 17"...?) per di più in una situazione particolare: era infatti il più tipico "autobus crumiro" in una giornata di sciopero. Ci sarebbe magari da ragionare sul fatto di come mai il vostro Treggista Preferito® decida di pigliare il bus proprio in una giornata in cui c'è sciopero, ma sapete bene che, sovente, quel che faccio sfugge in primis a me stesso...

Ad ogni modo, mentre ero scomodissimamente seduto in quell'autobus strabuzzante di gente, il Dio de' Bivi ha voluto darmi l'ennesima prova della sua esistenza: esattamente a una fermata (quindi con agio di scattare foto), eccomi di fronte a questa Land Rover patavina di un 1989 abbastanza insolito per il TB, ma con addosso una di quelle targònze che no, non possono essere tralasciate seppur bianche:


Così, dal finestrone dell'autobus imperlato di gocce di pioggia, ecco comparire questo delirio di novantine pari, non in ordine perfetto ma pazienza! Insomma, anche l'autobus ha voluto dire la sua e chissà che la cosa non abbia a ripetersi, magari senza aspettare il crumiro...

lunedì 21 ottobre 2013

Modena ci garba così!




Prima di tutto c'è da decidere di quale "850 spiaccicata" si tratti: una Coupé o una Sport? Diciamo un ibrido su base decisamente Coupé. Il retro è Coupé, con tanto di classici monofanali tondi e la classica targhetta "Fiat 850" che era anche della berlina, il modello base; il davati sembra una modifica posteriore fatta in modo da rendere la vettura più simile a una Sport. Ma senz'altro si tratta di una modifica della Coupé, e come tale registro questa protagonista di uno di quei parcheggini che te li raccomando, mezza sul marciapiede naturalmente non dico dove (sennò magari gli fanno la contravvenzione). Ad ogni modo, a questa modenese si perdona tutto, anche la ritargatura del 1981 (il modello dovrebbe essere quantomeno del decennio precedente, per non dire addirittura dei tardi anni '60); tanto più che si tratta di una reimmatricolazione che ha dato una combinazione interessantissima, coi gruppi di 3 cifre "anagrammati" (536 563).



Perché il titolo? Perché, notoriamente, io detesto clamorosamente le Ferrari, l'italico mito, il cavalier Ferrari Enzo e la sua mitologia, Maranello e godo come un riccio quando perde in Formula Uno. Ora si dà il caso che, quando si nomina Modena, in 98 casi su 100 è per la Ferrari (le altre 2 sono equamente divise tra lo zampone e l'aceto balsamico, senza mai tenere presente la cosa per la quale la città emiliana dovrebbe andare più fiera, vale a dire quella di avere dato i natali a Francesco Guccini -che la chiamò piccola città, bastardo posto in una sua indimenticabile canzone, definendosi poi in un'altra un modenese volgare "a sudarsi un amore fosse pure ancillare"). Mi fermo qui perché non vorrei dover dire che a Modena è nato anche Carlo Giovanardi; naturalmente non ho assolutamente nulla contro Modena e i modenesi, tutt'altro, però davvero Enzo Ferrari, la Ferrari, i ferraristi e tutto il resto non li ho mai retti nemmeno di striscio. Indi per cui, a me mi garba la Modena delle Ottocentocinquanta Coupé "sportizzate", dell'erbazzone (quella favolosa cosa!) e, lo ribadisco, di Guccini.

giovedì 10 ottobre 2013

Papaveri


Ponte a Poppi, ai piedi di Poppi e del suo castello de' Conti Guidi -storiche e bellissime località del Casentino tra Firenze e Arezzo-, è nota per essere stato il luogo dove iniziò l'alluvione di Firenze; a Ponte a Poppi, infatti, l'Arno aveva cominciato a dare di fuori già dal giorno prima. D'accordo che l'alluvione del 1966 è un argomento ben presente nel TB; ma, francamente, Ponte a Poppi la abbiamo preferita un caldissimo Ferragosto con una notevolissima treggia "papaverosa", come si può osservare dalla dicitura commerciale del fioraio "Papaveri" di via Roma 100. Poiché si tratta di un "nuovo inizio", non si poteva che ricominciare con un Mezzosacco bianco, come la "Numero 1" del TB.

A riconfermare che i Cinquini sono i principali portatori di targhe memorabili, eccone qui una: AR 11 10 12; mancata di poco la terna in ordine numerico, ma va bene lo stesso per gli occhi di un Treggista accaldato e, allora, in piena crisi; la vetturetta è, comunque, della fine del 1970. Naturalmente, tutti i Treggisti che si trovassero a Ponte a Poppi e nella necessità di offrire dei fiori alla propria amata (o al proprio amato: sia mai che il TB faccia come la pasta Barilla!), sono invitati a servirsi dei "Papaveri". Ci si può fare, dicono, anche una discreta fumatina.

mercoledì 8 maggio 2013

La piazza


La piazza che si vede nella foto è Piazza Cesare Beccaria, nei giorni successivi al 4 novembre 1966.

Dei delitti e delle pene; ma qui c'è soltanto il delitto dell'alluvione. La grande piazza di Porta alla Croce è sempre stata una sorta di "parcheggio naturale"; la vicinanza al centro storico, alla sede del giornale "La Nazione", al vecchio carcere delle Murate, alle caserme del Lungarno Pecori Giraldi e alla Pia Casa di Lavoro di Montedomini l'hanno sempre riempita di macchine, piazza Beccaria. Ad un'altra vicinanza, quella all'Arno, si deve la desolazione che si vede qua sopra. 

Di macchine lordate dal fango e dalla nafta se ne riconoscono diverse (un Maggiolino in alto a sinistra, una 500C "Belvedere" all'estrema destra); in primo piano, invece, una Lancia Appia e una Fiat 600.

La Lancia Appia è dei primi mesi del 1960 e fa saltare a pie' pari le "Tregge alluvionate" nella categoria delle Targhe Particolari. E che targa aveva, la disgraziata Appia! FI 128 128, probabilmente una delle "targacce" più antiche dell'intero TB; diventa anche una candidata d'obbligo al prossimo "logo" del blog, dato che ho intenzione di dedicarlo proprio alle migliaia di autovetture fiorentine distrutte durante l'alluvione.

La 600, invece, ci riporta veramente alla preistoria del modello. E', infatti, del suo stesso anno di presentazione: il 1955. All'epoca aveva quindi già un'età "matura", undici anni. Ricordo che il TB, grazie a Mark B., ospita anche quella che è probabilmente la più vecchia 600 immatricolata a Firenze (FI 78397); ma questa qui, FI 81251, è di poco posteriore.

venerdì 8 marzo 2013

Primo e secondo round


Ci vuole, a volte, un occhio esperto per distinguere la "vera" modifica abarthizzata (Abarth, Giannini ecc.) di un Cinquino da una semplice 500 "bombardata"; anche perché, non di rado, i "bombardamenti" della vetturetta erano talmente ben fatti da superare persino le abarthizzazioni autentiche (compreso, ovviamente, l'immancabile cofano posteriore rialzato). Eccone un caso davvero emblematico: una bella 500 bombardata colta nel più classico degli ingorghi sui Viali, e in possesso di una bella targa (FI 599 597) del 1971.



O questa...?!? O non è la stessa? E dov'è finito l'ingorgo? E il sole che splendeva? Eh, figliuoli miei, nel Treggismo Militante® accade piuttosto spesso: ribeccare la stessa macchina a distanza di mesi, in un punto completamente diverso della città. Rieccola quindi la nostra 500 "bombardata", parcheggiata stavolta davanti a una pasticceria. E visto che era parcheggiata, ci dà modo di vederne finalmente anche la "faccia nascosta", vale a dire il davanti dove ricompare come per miracolo il suo aspetto "cinquecentesco":