Rottamazione? Incentivi? SUV? Auto nòve nòve tutte standardizzate? A me 'ste cose non garbano punto;ma punto punto. Mi garbano invece le macchine vecchie, colorate, puzzolenti, piene di storia e di carattere; e le vo a fotografare in giro per la città, prima che scompaiano. Il blog del passatista automobilistico e di tutti coloro che inchiodano quando vedono una venerabile bagnarola fare una pernacchia alla macchinina da fighetti. La Bibbia dell'Eurozzèro a disposizione d'i' vórgo!
Ultimamente va di moda dire che "Il Molise non esiste". Non so da dove esattamente sia venuto fuori questo "meme" ma, evidentemente, chi lo ha creato non conosce il Treggia's Blog. Si dimostra qui, infatti, non solo che il Molise esiste eccòme, ma che esiste persino la provincia di Isernia.
Secondo alcuni, che pure credono fermamente nell'esistenza del Molise (ed io sono, ovviamente, fra questi), la provincia di Isernia è più che altro una categoria dello spirito. La regione del Molise, come tutti sanno, nacque nel 1963 (e questo me la rende particolarmente cara, poiché è mia coetanea) per distacco dalla vecchia regione degli Abruzzi e Molise. In origine si trattava di una regione-provincia, come la Valle d'Aosta: consisteva infatti nella sola provincia di Campobasso. Per dotare la regione di una seconda provincia, nel 1970 fu istituita la provincia di Isernia. Stati questi dati, è facile individuare l'anno d'immatricolazione della Fiat 500 della foto. Una vera e propria Rosabella del Molise, come recita la canzone qui interpretata dalla bella Irma di Benedetto:
Quando la provincia di Isernia fu istituita, dal punto di vista treggistico si verificarono delle cose piuttosto interessanti. In primis, fu deciso che tutte le automobili e tutti i veicoli (motocicli, macchine operatrici, macchine agricole...) fossero reimmatricolati con la sigla "IS" e la propria numerazione progressiva. Poiché s'era ancora in tempi di targhe nere, fu deciso comunque che nella targa comparissero almeno quattro cifre, e si partì quindi con IS 0001. Gli zeri vennero mantenuti fino alla targa IS 1000 (IS 0010, IS 0100, IS 0999...), proseguendo poi con le quattro cifre fino a IS 9999. Per tutto questo tempo, lo spazio a destra della sigla della provincia rimase vuoto. Fu riempito soltanto a partire da IS 10000, e le cinque cifre rimasero anche con le targhe arancio-bianconere. Con l'introduzione delle targhe bianconere (1985) fu però deciso di far precedere le cinque cifre da uno zero (es. IS 049382). E qui finisce la storia, perché la provincia di Isernia non ha mai raggiunto IS 100000. L'introduzione delle perniciose e vomitevoli targhe attuali AA 000 AA la ha colta durante la serie IS 080000 e qualcosa, privando così la simpatica compagine molisana (verso la quale, lo si sarà notato, provo un grande affetto) del raggiungimento delle sei cifre. E se non è crudeltà questa, ditemi che cosa mai lo debba essere...
Si capisce, quindi, che reperire in giro un'autentica targa di Isernia è estremamente raro persino in provincia di Isernia. E' a questo punto quasi d'obbligo un'autocitazione, con la mitica IS1 Raider(dal TB del 22 novembre 2010) da me pirsonalmente di pirsona reperita una sera di tanti anni fa a due passi da casa (cioè a Firenze, vorrei far notare). Qui invece abbiamo un esempio ancor più raro di targa nera a quattro cifre senza lo zero, che per altre province corrisponderebbe ad un'auto d'anteguerra.
Per la cronaca: la targa IS 0001 esiste ancora, segno incontrovertibile che la provincia di Isernia e il Molise tutto esistono pure loro e ci dispiace tanto per i fabbricatori ed estensori di "meme" strampalati. Fu apposta ad una Mini Minor di proprietà, allora, dell'avv. Di Nezza ed è attualmente conservata ed esposta nei locali della Provincia di Isernia:
Insomma: il Molise esiste, e lotta insieme a noi. Ed ha anche, e con molto piacere, un posto d'onore nel TB. Amiche molisane, amici molisane, se possedete o avvistate una vecchia treggia targata CB o IS, non esitate a mandare la foto al Treggia's Blog! (k.riccardo@gmail.com). Avrà il risalto che merita e contribuirà allo sfatamento del pernicioso "meme".
Delle tre foto presenti in questo post, solo quella del Maggiolino è opera del Treggista del TB. Le altre due sono riprese dalla Rete.
La Miniroma, del 1974, era a due passi dallo Stadio (una costante di questi ultimi post...), nel vialone ora dal nome garibaldino, ma che in origine si chiamava Viale Militare e portava al Campo di Marte, la spianata nata per le esercitazioni del neonato esercito italiano costituito da Manfredo Fanti (il quale, pure lui, ci ha il suo bravo vialone lì accanto). In mezzo a tutto 'sto rullar di tamburi, che non ci piace manco un po', è forse meglio sentire quelli della Curva Fiesole (ma ignoro se ci siano ancora; sono rimasto alla tifoseria degli anni '70...). Divagazioni, d'accordo; così tanto per godersi questo esemplare di Mini Minor "innocente" di anni in cui era la vetturetta "à la page" di un certo tipo di giovinotti (ma non soltanto). E continuano imperterrite le trovaglie di tregge romane a Firenze; una cosa che dovrebbe inorgoglire alquanto la nostra vecchia e carissima amica Cristina la Meharista (che saluto). In assoluto, Firenze sembra essere la città italiana dove si trovano più tregge targate Roma (al di fuori di Roma, ovviamente)...sarà l'aria?
Questa Mini rossa scarlatta del '75, a poche migliaia di esemplari dal cambio di targhe a Firenze, dà l'occasione di fare un po' di "miniminorologia".
A dire il vero, la "miniminorologia" è una disciplina un po' evanescente; però qualche punto fermo ce l'ha pur sempre. Ad esempio, il fatto che la classica commercializzazione italiana, quella della Innocenti, non ha mai fatto perdere coscienza dell'anglicità della vetturetta. La stessa Innocenti proponeva versioni con la Union Jack disegnata sul tetto! Insomma, chi acquistava una Mini Minor aveva senz'altro in mente la swinging London degli anni '60.
Era, senz'altro, una delle cosiddette "macchine dei giovani". Un destino abbastanza singolare per un'utilitaria che era nata con linee tremendamente da "lower middle class" britannica, alla fine degli anni '50, per mano di Alec Issigonis. L'industria di stato britannica (la British Motor Corporation) aveva bisogno di una vettura economica per contrastare l'aumento del prezzo dei carburanti dopo la crisi di Suez del 1956; e nacque questo piccolo capolavoro presentato originariamente sotto i marchi Morris e Austin.
Capolavoro sì, e nato per tutti gli scopi fuorché quello di diventare, ad un certo punto, uno dei simboli del giovanilismo degli anni '60; ma, del resto, la Citroën 2CV era nata come macchina per i contadini della Francia rurale profonda, e il Maggiolino addirittura come "auto del popolo" per i tedeschi del III Reich. Il destino delle autovetture-simbolo è sovente bizzarro.
Così, mente l' "auto del popolo" di Hitler e dell'ingegner Porsche diventava simbolo della rivolta degli anni '60, la proletaria Mini Minor, ad un certo punto, perlomeno in Italia diventò la vetturetta dei giovani di destra. La Mini Minor, insomma, era la macchinina del fascistello in un paese come il nostro dove la dicotomia destra-sinistra, con buona pace di Giorgio Gaber e della sua (sopravvalutata) canzonetta, ha contato qualcosa almeno in termini di riconoscibilità e di appartenenza.
Tutto uno studio approfondito sulla simbologia di quegli anni porterebbe a individuare una serie notevole di tendenze che erano reali.
Adesso, naturalmente, sono soltanto cose che appartengono al passato, e una Mini Minor autentica in giro è soltanto una bella treggia; ma la "Miniminorologia" deve pur tenere conto di quel che è stato un modello di autovettura, e di come è stato generalmente percepito quando era in circolazione attiva.
Periodo di molta riflessione, periodo di rivolgimenti.
Non è senz'altro un caso se affido dei segnali di vita proprio al TB. Ci sono dei frangenti in cui il silenzio parla più di ogni altra cosa; e quando lo si rompe, lo si fa per simboli. La Mini Minor targata Palermo; una delle ennesime tregge incrociate parecchie volte, rimandate, temute per perse. Storia comune e banale in questo blog per natura metaforico. L'enunciato di questa elaborazione di vita ("fisica" nel senso di φυσική) le è affidato. Quasi come un preannuncio di liberazione che verrà meglio precisato altrove. Ovviamente mi spiace un po' per tutte le persone affezionate a questo blog, tanto più in un momento per lui storico: sono stati da poco superati icinquantamila accessi. Forse starò anche distribuendo qualche granello di delusione. Ma è così; nulla è separabile, specialmente nel territorio delle passioni profonde. Un territorio che, a volte, somiglia abbastanza da vicino all'Ade dove Orfeo si reca a salvare l'amata Euridice (Scowan ürla grün hwar giorten hun grün oarlac). Non chiedo stavolta di seguirmi, guardate pure la bella Mini palermitana finalmente acchiappata nel centro di Firenze. Sono, sí, segnali di vita. Per davvero. Come fossero segnali di una cancellazione che riporta ad origini troppo frettolosamente mandate in archivio. Si taglia e si riannoda. Quel che c'era prima, ritorna in modo definitivo. Nulla si produce per caso. Mini Minor azzurra, metallizzata, lucida.
E, tanto che ci siamo, continuiamo pure a swingare con quest'altra Mini Minor, etichettata Innocenti e risalente pure al 1969. L'anno in cui la Fiorentina vinse l'ultimo scudetto (e ultimo rimarrà, mi sa...), entrai in 1a elementare e parecchie altre cose. Certo, in confronto a Londra, forse, Firenze non sarà stata così tanto swinging; si vedevano ancora in giro parecchie case puntellate dopo l'alluvione del '66, e mi rendo conto di parlare quasi marziano. Prenderei volentieri un ragazzo, ora, e gli chiederei di dirmi se ha mai visto una casa puntellata; eppure, nel centro di Firenze, ce n'erano talmente tante che non ci si faceva nemmeno più caso. Forse c'era ben poco da swingare e i grandi avvenimenti dell'epoca si svolgevano altrove. Un po' di '68 e dintorni, ma ero un bambino e la cosa non mi tangeva. Però mi ricordo bene che di Mini Minor se ne vedevano molte in giro; qualcuna ne è sopravvissuta. E direi che ben poche macchine riescono a rendere così bene l'epoca. Ché questa è la vera attività del Treggista Militante: non perdere mai il contatto col passato, ed esercitare la memoria attraverso le autovetture.
Nel TB, le Mini Minor sono le uniche vetture che non sono raggruppate per casa costruttrice, ma per modello. Questo perché rappresentano un caso complesso: quelle "classiche" che si vedono ancora in Italia sono perlopiù commercializzate come Innocenti, dato che la storica casa di Lambrate ne aveva ottenuto la licenza di costruzione dalla Morris (o British Leyland che dir si voglia) e le assemblava con alcune parti prodotte appositamente per il mercato italiano (le quali, così si dice, avevano migliorato il modello originale britannico). Solo in pochissimi casi, come questo che è stato colto dalla provvidissima mano della Piasintëina con il suo videofonino, a due passi da casa mia, si vedeva in giro la Mini Morris originale, quella per il mercato inglese. È uno stupendo modello del 1969, cosa che si evince dal pataccone ASI sul retro; purtroppo è stato ritargato nel 1979. È però possibile che la cosa derivi proprio dalla sua originalità: un modello fatto pervenire direttamente dalla Gran Bretagna, insomma, e quindi immatricolato in seguito con targa italiana. Comunque sia, davvero un pezzetto della Swinging London degli anni '60 alla porta di casa, o quasi; e mi spiace molto. Sono un appassionato delle auto inglesi, e pagherei per trovare un'Anglia o anche un'Austin Allegro...
Tocca, purtroppo, salutare definitivamente l'estate: stasera il sor Autunno ha fatto la sua comparsa anche da queste parti. E poiché io sono uno di quelli che, come nella canzone Lettera di Guccini, aspetto sempre l'inverno per desiderare una nuova estate, la saluto treggisticamente a modo mio con questo bellissimo esemplare di Mini Minor (io continuo a chiamarla così in qualsiasi sua versione) talmente splendente nel sole della bella stagione da farmela definire scientificamente Minilucens Æstivalis Perfecta. Rossa e fatta apposta per riflettere i raggi del sole in una splendente mattinata di fine agosto, qual era. Ora cominceranno le piovose giornate, le foto del TB saranno meno colorate e aumenterà la quantità di quelle scattate nel buiume iemale (sì, d'accordo, ora però il primo che sa cosa vuol dire iemale alzi la mano, eh eh eh !)
Qualcuno avrà forse notato la cura che, sin dagli inizi del TB, metto nelle denominazioni fiorentine delle tregge e di altri soggetti inerenti. Questo perché il Treggismo Militante ha radici necessariamente locali: non può esserne separato. Se, poniamo, il TB fosse nato a Piacenza (un posto a caso!) o a Porto Empedocle, le tregge avrebbero avuto tutte le loro belle denominazioni piacentine e girgentesi (spero si dica così). Si confrontino anche le romaneschissime definizioni di Cristina la Meharista, prima fra tutte er Mezzosacco (che ho sposato incondizionatamente). Insomma, tutta questa pappardella per introdurre un'altra Minimìno (in fiorentino, quando non si può aggiungere una vocale finale come i' bùsse o lo spòrte, si elimina; e il caso della "r" finale è comune se la vocale immediatamente precedente è atona. Così si dice i' bàrre -plurale i bàrri, da cui i' barrista; ma in Minimìnor la vocale precedente non reca l'accento e quindi si elimina). Questa Minimìno qui è di ragguardevole vegliardàggine, risalendo al 1970; siamo in quella famosa e piovosissima domenica di maggio, ma ancora il raduno dei Cinquini Storici non era stato incontrato. Si vede che era una domenica predestinata, in cui a me medèsmo e notevolmente metereopatico, mentre smoccolavo per il tempo vomitevole assai, il grande Dio de' Bivi doveva aver deciso di compensarmi in qualche modo. Foto prese al volo, guidando: una cosa che raccomando soltanto ai treggisti non soltanto appassionati, ma anche guidatori esperti e coscienti. Non mi stancherò mai di predicar prudenza: meglio rinunciare pur sia alla più bella treggia del mondo, che provocare danni agli altri e a se stessi.
Del raduno-rievocazione storica Firenze-Fiesole dello scorso 14 marzo sto, centellinandolo bene, dando conto oramai da tempo sul TB (e, letteralmente, non si vede la fine). Colgo l'occasione per ribadire che si tratta di una cosa unica, in quanto -come più volte ho detto- il raduno di auto storiche non appartiene alla "filosofia" di questo blog. Filosofia che, però, ha pensato bene di farsi viva anche durante quella particolare occasione. In mezzo alle tante bellezze che sfilavano per andar poi a farsi una rombante salitella fino al Colle Lunato è capitata per puro caso anche questa Mini Minor (del 1971) la quale se ne andava tranquillamente per i fatti suoi e si è invece ritrovata a doversi districare fra Balille, Bizzarrini, Alfe e Harley Davidson di novant'anni fa. Si è districata egregiamente, facendo anche la sua porca figura di treggia "autentica" in mezzo a tutte quelle tregge milionarie.
Una bella e splendente Mini Minor bianca e rossa, ancora con una vecchia targa portoghese coi numeroni bianchi in rilevo su fondo nero: è il secondo contributo lusitano di Cristina la Meharista (che sarebbe forse più opportuno chiamare Cristina 'a Grobbettròtte, con uno spiccato accento di Manhattan). Manca solo sapere con maggiore precisione da quale città o regione portoghese provengono le foto, anche perché sono ragionevolmente certo che il Portogallo, con la sua storia appartata e singolare, dev'essere un'autentica miniera di tregge. Aspetto quindi il prossimo viaggio di Cristina nella terra di Fernando Pessoa!
Il fatto che, in queste foto, la treggia fotografata si goda placida il suo bel sole dovrebbe far capire a tutti che risale allo scorso mese d'aprile, e non a questo maggio. In effetti, da due settimane e rotti siamo inopinatamente ripiombati in un (pessimo) novembre mal travestito da "maggio", e colgo l'occasione -da metereopatico qual sono- per mandare tutti i miei più sentiti accidenti a scandinavi, siberiani & co. per le loro saccaturecicloniche del cazzo. Se le tenessero una buona volta, con il loro clima di merda, senza mandarle a sud!*
Alla fine d'aprile c'eravamo tutti illusi; avevamo ritirato fuori le magliette a maniche corte per due o tre giorni, e il caldo sole faceva ancor più risaltare il rosso di questa Mini Minor del 1975. C'è penuria, ultimamente, di tregge e treggine illuminate da una bella luce; ma ricordo bene che il primo giorno del TB, il 1° giugno 2009, pioveva che Iddio la mandava. Speriamo che valga la legge del contrappasso, e che almeno il 1° giugno prossimo, primo anniversario del TB, splenda un caldo sole quasi estivo.
*Non ne posso nemmeno più di sentirmi dire per venti volte al giorno che "la pioggia di maggio rende belli". A quest'ora, con quanta ne è venuta (e sta ancora venendo), si dovrebbe essere tutti quanti diventati dei Raz Degan o delle Claudie Scìffe. E invece siamo ancora i cessi di sempre...
'E gli è tarmente brìtisce, 'sta Minimìnor, tarmente suinghing Làndan, tarmente Bìtolz e Rollistònz, che non ho avuto dubbi fra un intervento e l'altro di un turno notturno da tregenda (altro che notte bianca, io di notti bianche 'e un vu ve n'immaginate nemmeno di striscio quant'e ne fo...). Avendola individuata a sirena mentre andavo su uno dei numerosi novantenni dispnoici di quella nottata, e non potendomi quindi -ovviamente- fermare, sono tornato sul posto al ritorno dal pronto soccorso; solo una piccola pausa da Treggista notturno prima che la centrale del 118 provvedesse all'ennesima dispnea. E siccome era là vicino, c'è pure il caso che la Mini verde tutta Iùnion Gècche abbia contribuito a alleviare i disturbi di un nonno che respirava male...quando si dice della funzione sociosanitaria delle Tregge!
Nei giorni scorsi (esattamente tra il 28 e il 29 marzo) ho ripreso una pristina abitudine: quella di farmi spedire a fare degli autentici tour de force per conto dell'Europe Assistance, alla guida di un'autoambulanza. E si tratta di cose, seppure ottimamente retribuite (va detto), davvero massacranti. Partito alle 9 di mattina da Firenze con destinazione Marsiglia, dove sono arrivato quasi alle 6 di sera; depositata la paziente che tornava a casa, rapido giro al Carrefour delle vicinanze (quartiere Merlan-St. Jerôme) per comprare della roba (e assistere, va da sé, ad un principio di rissa alla marsigliese), e di nuovo in strada per tornare a Firenze. Dove sono arrivato alle 4,35 di mattina dopo 1257 km.
In mezzo a tutto questo, però, il Treggista è sempre in azione con la sua Codacchina; e il destino, oppure le Dieu des Carrefours (il Dio dei Bivi in versione transalpina), ha voluto dargli una mano. Proprio nel cortile del (vasto) condominio marsigliese dove mi ero recato a depositare la gentile signora che aveva pagato un visibilio per farsi trasportare in ambulanza, mi stavano aspettando un paio di belle treggiotte che non ho mancato di immortalare. Questa è la prima, una Mini Minor la cui targa riporta alla metà degli anni '70.
Un post, una treggia e due nomi. Partiamo dal secondo: Francesco è ancora il Mannu, e il motivo per cui c'entra in questo post è presto detto. La foto è infatti stata scattata in un paese in provincia di Firenze dove si stava svolgendo una cena popolare di finanziamento per le spese legali per il Mannu e per altri antifascisti arrestati ultimamente, e incarcerati, con accuse più o meno fantasiose e pretestuose. E sembra che anche le Tregge della zona, e quindi il TB, non ne vogliano affatto restare fuori; ne farebbe anche fede la stessa macchina del Mannu, che mi piacerebbe senz'altro fotografare e inserire qui dentro. Anzi, è l'appuntamento che gli do quando sarà finalmente libero e di nuovo fra noi (si trova attualmente agli arresti domiciliari, ma è pur sempre galera): la sua vecchia Alfa 33 sul Treggia's Blog. È una promessa, un impegno, un dovere.
Nel frattempo, questa Mini Minor che era parcheggiata proprio sotto la Casa del Popolo dove si svolgeva la cena popolare diventa anch'essa una compagna di viaggio. E la sua insolita targa, insolita almeno per le plaghe dove è stata reperita, riporta ad un altro compagno di viaggio, che poi è quello del primo nome: il cremonese, il grande cremonese Ugo Tognazzi. Lo vogliamo ricordare qui con la clamorosa beffa cui si prestò per Il Male: le finte prime pagine dei quotidiani nel quale veniva arrestato come "Capo delle Brigate Rosse"; senza mai scordare che a Firenze Ugo è legato indissolubilmente come Conte Mascetti, e che Amici Miei, guardandolo con attenzione, è un film dove le vecchie tregge fiorentine sono parte integrante del background (a partire da quella stessa del Conte)...
La chiamavano tutti quanti Mini Minor Familiare, anche se, a rigore, per farci star dentro una famiglia intera ci sarebbero voluti i famosi pigiapasseggeri della metropolitana di Tokyo, e a condizione che la statura massima dei membri della famiglia in questione non superasse 1 metro e 45; insomma, se il pater familias fossi stato io, ne avrei agevolmente sfondato il tetto col capo. Però la denominazione ufficiale della stupefacente vetturetta inglese commercializzata in Italia dalla Innocenti, era Mini Minor Club. Come mai dovesse essere proprio Club (in fiorentino: clèbbe, plurale clèbbi) non è dato saperlo, visto che, se qualcuno in Inghilterra si fosse azzardato a presentarsi alla porta di uno dei famosi, esclusivissimi e pallosissimi clubs per i quali è nota la perfida Albione con una macchina del genere, sarebbe volato nel Tamigi con tutta la vettura. Però, ricordandomi di essere stato un tempo un notissimo linguista & glottologo, vado ad azzardare un'ardita ipotesi.
Bisogna infatti ricorrere all'etimologia: in lingua inglese, in origine, club significava randello, bastone, mazzuolo. E di che cosa sono fatti normalmente i randelli, i bastoni e i mazzuoli? Ma di duro legno, caspiterina! E si notino allora, alla luce di questa rivelazione, le guarnizioni della parte posteriore della vettura, tutte quante di buon legno ricavato sicuramente da nodosi randelli fabbricati disboscando un'intera vallata del Sussex: da qui non soltanto il nome (l'auto dovrebbe dunque chiamarsi italicamente Mini Minor Randello), ma anche l'inconfondibile aspetto di cassapanca semovente della vettura, che qualcuno ha definito anche madia su 4 ruote o, più perfidamente, carro funebre per nani. E, vista la targa "47"...
Finora, non c'era stato qui dentro che un autentico unicum. Un capolavoro unico, appunto; mancava crudelmente la versione di base della Mini Minor, quella vera, senza orpelli, senza modifiche, senza swinging London. Ed eccola finalmente qui, del resto in un posto dove anche all'epoca ci sarebbe stato ben poco da swingare: siamo a due passi da casa mia, e con tutto il bene che gli voglio non si potrà mai parlare di swinging Isolotto. L'Isolotto, comunque, ha il suo bel posto nella storia, grazie soprattutto agli avvenimenti del 1968; e siamo proprio in quella piazza, davanti a quella chiesa che vide la celebre comunità di Don Mazzi. Sì, lo so, usualmente non faccio riconoscere le zone della città dove prendo le fotografie, ma in questo caso faccio un'eccezione; anche perché, a me, in fondo in fondo della swinging London non me ne frega un accidente, mentre voglio un bene profondo al mio quartieraccio periferico, alla sua storia, alle sue vicende storiche e spicciole e, ovviamente, anche alle sue tregge.
Un'utilitaria. Nient'altro. Certo, data la targa autenticamente venerabile, il proprietario originario doveva essere comunque un ragazzo che voleva farsi notare; allora "utilitaria" significava il Cinquino, la 600 o la Bianchina. Comprare una Mini Minor, che a volte veniva chiamata ancora Morris (o meglio: Mòrrisse; mentre, per "Mini Minor", si diceva Minimìno), era una cosa senz'altro originale. Per questo, Mini di tale antichità sono rarissime da vedere anche per l'occhio allenato del treggista profèscional. Averne trovata una proprio dietro casa potrebbe essere una sorta di segno del destino, quasi che mi sia venuta incontro. Bella bischerata, lo so; ma mi sia perdonata. Di bischerate si vive, mentre le cose serie ammazzano.
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