Si diceva che l'oggetto proprio del TB è stato, per forza di cose, un po' ampliato; non solo alle targhe bianche con la sigla della provincia (le più antiche delle quali hanno ormai oltre quarant'anni!), ma anche alle prime targhe "new style" con la numerazione AA-000-AA ancora in uso. Ebbene, le targhe "AA", di anni ne hanno oltre trenta. Trentatré per la precisione, essendo state introdotte nel 1993. E' quindi facile determinare l'anno di immatricolazione di questa Fiat Uno (non bianca, fortunatamente) di "seconda generazione", che testimonia l'oramai rarissima combinazione iniziale "AA". Siamo nel parcheggio del Penny Market di via dell'Argingrosso, a Firenze, che peraltro negli ultimi tempi si è rivelato una discreta treggiaja (e ne avremo a riparlare). Intendiamoci: non che le targhe di stile attuale non siano presenti nel TB; ce ne sono, anzi, parecchie. Ma si tratta perlopiù di reimmatricolazioni di veicoli di età più o meno veneranda. Questa è invece la prima autovettura "AA-000-AA" inserita espressamente. Ed ha, appunto, trentatré anni. Che sono una bella caterva d'anni, almeno dall'angolazione di una normale vita umana.
Questo post, come avrete senz'altro notato, ha un titolo un po' impegnativo. Sì, perché tutto questo mi dà occasione di parlare un po', appunto del tempo. E, come recita un celebbbèrrimo canto anarchista, il tempo è dei filosofi:
Ora, dovete sapere che io sottoscritto ci ho, con la filosofia, un rapporto non propriamente eccellente. A parte l'antico Eraclito coi suoi oscuri frammenti, e qualcosa di Spinoza, le circonvoluzioni filosofiche (ed anche socioeconomiche, che non di rado ne derivano o comunque sono loro affini) non mi hanno, come dire, mai scaldato il cuore. E' senz'altro un mio (grave) limite, e lo ammetto senza remore. Indi per cui, se il tempo è dei filosofi, non sarei certo la persona più indicata per parlarne. Può darsi, anche se forse è un pretesto, che ci abbia avuto la sua parte anche l'insegnamento della filosofia ricevuto al liceo, a cura di una povera donna che non si capiva che cosa ci stesse a fare in una classe, e che noialtri, tipico esempio di adolescenti di merda, martirizzavamo in tutti i modi possibili e immaginabili, dall'entrare in classe con una trave, polverosa e sporca di vernice, "presa in prestito" da un cantiere che le depositavamo sulla cattedra dicendo che era "ordine del preside", alle domande corali sulle dottrine di sconosciuti filosofi mitteleuropei i cui nomi erano ricavati dai giocatori di calcio della nazionale cecoslovacca, allora di gran moda perché aveva vinto i campionati europei del 1976 (io mi ero specializzato in una non meglio precisata "ontologia gnostica di Panenka"). Insomma, così è e faccio pubblica ammenda a distanza di decenni. Il tempo, appunto. E dal primo "rigore a cucchiaio" ne sono passati cinquanta, di anni.




