venerdì 15 maggio 2026

Venezia che muore


 

Un post sùbito, per esemplificare il "nuovo" TB.

Come accennato, in questi dieci anni ho avuto qualche accidente sanitario (che non specifico; tanto, chi mi conosce lo sa, e chi non mi conosce non gliene frega comprensibilmente nulla). Questi accidenti mi hanno reso familiare all'ospedale "Nuovo San Giovanni di Dio", più noto come Torregalli, dalla porzione di territorio dove si trova (c'è, nelle vicinanze, una "Torre del Gallo", di cui "Torregalli" rappresenta una latinizzazione imperfetta). Per un certo periodo, che spero terminato, è stato casa mia; sono transitato per numerosi suoi reparti e tuttora risulto in carico a un "Ambulatorio dello Scompenso" che, concordo, ha un nome piuttosto sinistro nonostante, e lo debbo dire, sia popolato da medici molto bravi e parecchio carini (lo dico, sennò alla prossima cardioversione, mi danno una scarica da 300.000 volt). Nelle lunghe ore di inattività e di ieri, come cantavano Guccini e Giampiero Alloisio, sfruttando anche il mio nome decisamente regale, mi era venuto pure di immaginarmi come antico re d'Inghilterra: dopo Etelredo lo Sconsigliato ascese al trono, narrano gli antichi annali, Riccardo lo Scompensato. Naturalmente, durò poco perché allora non c'erano gli ambulatori specialistici e la medicina era basata su piante, erbette e pratiche magiche (tutte cose in cui molti credono ancora, peraltro). Detto questo, prima di una delle numerose visite di controllo alle quali mi sono sottoposto (ed alle quali ancora mi sottopongo ancora, periodicamente), debitamente scarrozzato da una persona cara, ecco che mi ritrovo nel Parcheggio di Torregalli.


Quivi mi accoglie, nera e maestosa, questa BMW 750 iL targata Venezia e risalente, boh, circa al 1988 o 89? Vado ad intuito, come detto non ho più intenzione di fare gran ricerche e mi limito a poche gnùde e crùde notizie. In tutto questo tempo, certo, il TB è stato fermo; parecchi mi avranno preso per morto, ed in effetti, come dire, il rischio c'è stato, e non de' minori. Poiché però sono tutt'altro che morto e mi pregio di andarvi nel Vs. spett.le külo a tutti quanti/e siete, in tutto questo periodo di quiëscenza ho continuato a fare qualche treggia's picture qua e là, quando se ne presentava l'occasione. Questa foto risale alla visita di controllo del 28 luglio 2025, ed in effetti il décor fa capire che siamo in estate piena: sole a picco che fa scintillare la nera carrozzeria dell'autoveicolo, un caldo micidiale e il rischio di aggiungere il colpo di sole ai miei malanni che, insomma, sono già abbastanza. Ma che cosa non si fa per una maxitreggia del genere...?

So che, a molti, una macchina o motocicletta targata Venezia fa un po' strano. Insomma, a Venezia ci sono le gondole, i vaporetti, i motoscafi, i canali, i rii, il MOSE, l'acqua alta, i turisti americani briachi che cascano nell'acqua lurida (e speriamo sempre che ci affoghino, in quanto americani)...non ci sono mica le macchine, al massimo il Tanko dei Serenissimi fermo in piazza S. Marco (immagine assolutamente in-topic, perché il Tanko è una treggia in piena regola):


Superato lo shock di un carro armato targato Treviso, beh, concorderete che la treggitudine del Tanko è assolutamente certa e palpabile. Cosa che, naturalmente, non può dirsi della BMW di intestazione, che risplende all'implacabile sole fiorentino in versione quasi-scandiccese e torregàllica.

E Venezia? Venezia è una città particolare, e non solo per la laguna e per i canali; Venezia è nota anche per un'altra sua non invidiabile caratteristica: la Morte. Inutile che vi tocchiate le parti basse, inutile -amici veneziani!- che vi indigniate; Venezia e la morte sont des choses qui vont très bien ensemble. Innanzitutto, Venezia è triste:


Non c'è niente da fare. Venezia, pur con tutte le sue meraviglie, ispira tristezza. Esistono forse canzoni intitolate, che so io, Venezia Giuliva (con la relativa regione del Friuli Venezia Giuliva) o Venezia mi fa scompiscià'? La risposta è: no. Venezia è triste, e stop.

Come se non bastasse, un giorno arriva uno scrittore tedesco e narra di che cosa? La morte a Venezia (che in tedesco suona ancora più lugubre: der Tod in Venedig). Poi è il turno di un cineasta che gira A Venezia...un dicembre rosso shocking, un thriller horror (1973) piuttosto tremendo incentrato sull'allegèrrima tematica della morte di un figlio. E poi ci sono i fumettari, che sovente hanno ambientato a Venezia storie di sbudellamenti, assassinii, tradimenti, squartamenti, galere a vita...insomma, c'è veramente di che preoccuparsi una volta arrivati a Mestre.

Prova ne sia che una famosa canzonetta, intitolata semplicemente Venezia, comincia, senza preavviso: Venezia che muore. Così, d'amblé, senza nemmeno lasciare il tempo di organizzare una minima difesa. Sopraffatti sin dall'inizio, si è poi definitivamente abbattuti dagli ultimi giorni tristi della città lagunare, e dalla storia di una giovane donna che muore di parto :

Insomma, si capisce meglio come mai la bella e nobile BMW veneziana abbia voluto emigrare a Firenze. Voleva scampare a un tragico destino già segnato e alla corrosione causata dalla salsedine.




Via Lunga


 


Questa magari non ve l'aspettavate. Ora, usare la seconda persona plurale, che presuppone un pubblico o un uditorio, potrà, e a ragione, sembrare un controsenso: non pubblico un post sul Treggia's Blog da dieci anni e, ragionevolmente, non credo che esista più nessuno che segue questo "spazio virtuale". Quindi no che non ve l'aspettavate, e a dire il vero non me lo aspettavo nemmeno io. Non so perché, un dato giorno (cioè oggi, 15 maggio 2026, giornata grigia e freddina per il periodo dell'anno), mi son fatto persuaso di ricominciare; o meglio lo so, ma non ve lo dico perché spiegarlo sarebbe talmente tortuoso da dover ricorrere ad un pool di psicanalisti di vario orientamento metodologico. E' una Via lunga, come quella della vecchia targa stradale nella foto, un'antica strada suburbana nel quadrante ovest di Firenze.

Ricominciare sì; ma non allo stesso modo. Del vecchio Treggia's Blog resta naturalmente una cosa fondamentale: le foto delle vecchie automobili ancora più o meno circolanti e reperite in giro. Non è più semplice, e per varie cause: prima di tutto il fatto che, a Firenze, fra rottamazioni, "scudi verdi", zone a pedonali, piste ciclabili, controlli e quant'altro, è sempre più difficile trovare una treggia passibile d'essere l'oggetto di un blog del genere. Per questo motivo, il talebanismo del vecchio TB (che, a parte qualche eccezione, ammetteva soltanto auto con targhe nere quadrate e con targhe nere, bianche e arancioni in uso fino al 1985), si è per forza di cose stemperato ammettendo anche le targhe bianche e nere di "stile moderno" (1985-1993) ed anche le prime targhe del pernicioso stile attuale (a pensarci bene, una targa "AA" ha ora più di trent'anni!).

Seconda cosa. Addio ai giri automobilistici per la città, per i dintorni, per l'Isola d'Elba, per Piacenza e per altri luoghi. Addio agli appostamenti, ai veri e propri inseguimenti, alle scorribande, ai "celeberrimi" Treggia's Tours per dirla in una parola (anzi, in due). Sorvolo su tutte le mie vicissitudini di questi ultimi anni; dirò solo che, per motivi svariati ma perlopiù di natura sanitaria, non solo non ho più la macchina ma mi hanno pure levato la patente. Indi per cui, sono appiedato. Prima ero io che andavo a cercare le tregge, ora sono loro, quelle superstiti, che devono venire a cercare me ("se Maometto non va alla montagna..." ecc.). Complice anche il fluire del tempo, perché oramai "ci ho una certa", la mia vita attuale si svolge prevalentemente nel mio quartiere e nelle sue strade (tra le quali, appunto, via Lunga): il circolino, passeggiatine, i parchi alberati (per fortuna numerosi nella zona), la lettura dei giornali, il libro o la Settimana Enigmistica sulla panchina...insomma, la canonica vita da pensionato. Mancherebbe solo il cantiere per diventare un perfetto umarell, se non fosse per due cose: prima di tutto, e nonostante tutto, dell'umarell non ho l'aspetto e rimango alto sempre oltre un metro e novanta. E, poi, francamente a me dei cantieri non me ne frega assolutamente un cazzo.

M'interessa sempre, invece, delle vecchie automobili. E allora mi sono detto: D'accordo, ok per il Treggia's Blog, ma a condizione che diventi un blog sul serio, cioè un diario contenente tutta una serie di osservazioni, di riflessioni, di ponderazioni (e, quindi, fondamentalmente, una sequela di minchiate) sulla vita del quartiere, sui suoi personaggi, sui suoi luoghi e, più in generale, sulle questioni cittadine viste con lo specchio di vecchi catorci trovati qua e là. Meno spazio a questioni "tecniche", ad anni di immatricolazioni, alla storia dei vari modelli...per tutto questo, oramai, ci sono Wikipedia e l'Intelligenza Artificiale. Insomma, la via Lunga ha menato a questo ed è una metafora quasi perfetta, perché la via Lunga, quella vera, comincia come stradone in una zona di periferia moderna, disordinata e trafficata, e si trasforma progressivamente nella vecchia stradina che era, terminando quasi da strada di campagna. Così va, ma sia ben chiaro che lo dico senza nemmeno una punta di rassegnazione, disillusione o disinganno. Son tutte cose, queste, che mi stanno parecchio sul culo, al pari di coloro che ne fanno bandiera.

Dimenticavo: un'altra cosa resta del vecchio TB: il video musicale alla fine. Per (ri)cominciare, oggi un brano di Leonard Cohen (The Stranger Song, 1967). Buona lettura e buon ascolto. Treggia's Blog is back!



sabato 19 agosto 2023

Prova

 Attenzione: questo post verrà eliminato non appena il blog sarà riattivato.

domenica 24 aprile 2016

Gittì e vecchi giardini



Non c'è, in fondo, molta differenza tra l'essere un Treggista regolarmente motorizzato, e un Treggista appiedato; in fondo, si tratta sempre di cacciare fuori la macchinetta e fare qualche fotografia. I piedi, poi, permettono addirittura di "sondare" meglio le macchine parcheggiate nelle vie. Qualche differenza, però, c'è per forza. Metti per esempio di stare sopra un autobus (nella fattispecie, uno della linea 10) e di vedere, quasi buttata là davanti ai vecchi giardini di via Novelli a Coverciano, una cosa del genere; non è che puoi andare dall'autista e dirgli, "scusi, eh, che mi fa scendere e mi aspetta tre minutini ché devo fotografà la treggia...?"; minimo, l'autista ti guarda di traverso chiedendosi -a ragione- se tu sia un pochinino grullo. Occorre quindi aspettare la fermata, scendere e sperare che, nel frattempo, la treggia in questione non se ne sia andata via.


E così è andata per questa Opel GT 1900 , la Korvette, ja! teuto-americaneggiante: nello scorso mese di settembre mi son fatto una corsetta dalla fermata fino ai vecchi giardini dove giocavo da pargoletto, dove si trovava parcheggiata un po' fantasiosamente, e senza sapere che ci sarebbe rimasta per almeno un'altra settimana. Insomma, mi potevo risparmiare la corsetta; ma vallo a sapere. Del resto, le occasioni per vedere una GT 1900 sono talmente rare (nel TB ce n'era finora solo un'altra), che ne valeva la pena. Figuriamoci da TPA® ! Insomma, i vecchi giardini della mia oramai remota infànzia mi hanno riservato la visione di questo modello risalente a qualcosa dopo il 10 agosto del 1972, basandosi sulle tabelle di Targheitaliane visto che il Bollonet ACI dice che il bollo per la vettura è già stato pagato e che, quindi, non c'è bisogno di ricalcolarlo.


Un esemplare, fra l'altro, discretamente curioso. Munito, come si può vedere, di un'autentica collezione di "patacche storiche" da autodèpoca, ma in condizioni d'uso tutt'altro che da macchinina fighettina da autoraduno. Anzi, direi una treggia relativamente scalcagnata, da auto d'uso quotidiano.


 È rimasta là, come dicevo, per una settimana intera. Dopo, se n'è andata dai vecchi giardini. Però è una di quelle tregge che danno, e non so dirne il perché, la sensazione di poterla rivedere ancora, magari inaspettatamente, magari a distanza di anni e in luoghi diversissimi. Una sensazione che, a volte, si materializza; ma questo lo si vedrà molto meglio nel prossimo, strabiliante post del TB. Intanto, un'ultima foto della Opel GT 1900 non guasterà di certo!


martedì 19 aprile 2016

Fernando, tre caffé (o-le!). A Gothic novel.



Si domanderanno forse i miei cinque o sei lettori superstiti che diavolo ci faccia la fotografia di una furgonetta Fiat 1100T "Muso lungo" con una palese lampadina a penzoloni (sulla sinistra). Il TB si è fatto forse prendere dalla moda delle installazioni? Niente di tutto questo, por buena suerte. Rispondo svelando subito il mystero: la foto della 1100T è in realta un'autentica gigantografia (occupa tutta una parete!) che fa bella mostra di sé in un bar all'interno del centro commerciale "Gotico" di Piacenza (altresì detto l'Aipercòp, perché se a Piacenza il Vauxhall è diventato il Fàcsal, l'Auchan deve diventare l'Aipercòp per forza di cose). Ammetto di non essere un gran frequentatore di centri commerciali, in ispecial modo la domenica pomeriggio; però devo pure ammettere che quel giorno era proprio domenica pomeriggio e mi trovavo in compagnia della Piasintëina a fare semplicemente un po' di spesa, funzione primaria dei supermercati che sembra essere stata dimenticata in favore del passeggio domenicale delle famigliuole, uole, uole. Fortuna vòlse che m'imbattessi nel tipico finto-caffè-come-una-volta che recava, appunto, la gigantografia dell'automezzo, che per la sua targa (PC 13733) risale a qualcosa dopo il 12 dicembre 1948, e probabilmente ai primi giorni del 1949. Nessun dubbio che l'ambientazione "caffearia" sia studiata a bella posta: come si può infatti vedere, la furgonetta è adibita a "portabandiera" della "Casa del Caffè" Musetti, la storica torrefazione di Piacenza che esiste fin dal 1934 e che ancora imperversa nella Primogenita & dintorni.

lunedì 18 aprile 2016

Sculture



Da quando sono diventato TPA® (il vs. Treggista Preferito Appiedato), l'importanza di Via Pio Fedi è, giocoforza, aumentata a dismisura. In via Pio Fedi, che è proprio accanto a casa mia, esiste come è noto un'autofficina altamente strategica: è, infatti, specializzata proprio nelle auto d'epoca e, pur non amando affatto tale denominazione, i (frequenti) passaggi davanti a quell'autofficina riservano quasi sempre "roba fina". Così, ad esempio, è possibile rendersi conto che le vecchie Fiat 1100 degli anni '50 e '60 sono, treggisticamente parlando, sempre bene in auge; il "sogno borghese" dell'Italia che si stava motorizzando in massa a suon di utilitarie, la vettura dell'òmo arrivato della mìddol-class, la macchina del babbo ricco (escluso che la potessa guidare la mamma, che doveva badare alla casa e alla famiglia) da sbatterti sul muso a te, ché i' tu' babbo 'e ciavèva la cinquecento e ringràziagnene perché quello d'i' Pinzauti 'e viaggiava ancora colla Lambretta (scassata).


L'autofficina di via Pio Fedi ci presenta dunque questo lustrìssimo esemplare, pluripataccato ancorché decisamente severo nella sua nera livrea che si potrebbe quasi definire sacerdotale (o meglio, monsignorile; è improbabile che i curati di periferia o di campagna girassero a bordo di una vettura del genere che faceva molto segretario dell'arcivescovo). Il Bollonet ACI ci propone, per la sua immatricolazione, un assai burocratico 1° gennaio 1960; ma, come si sa, per le immatricolazioni del tempo che fu il 1° gennaio è la data fittizia tipica. Il 1960 resta comunque l'anno di immatricolazione per questa vettura.


Scultorea, senz'altro. E, infatti, il sig. Pio Fedi cui è dedicata la via isolottina che si è oramai proposta come una delle principali treggiaje fiorentine, era proprio uno scultore (1816-1892) che ha goduto di una certa qual notorietà nell'Italietta del XIX secolo. Era viterbese di nascita, ma passò tutta la sua vita a Firenze, dove aveva studio tra via de' Servi e via degli Alfani e dove morì senza sapere che, un giorno, gli sarebbe stata dedicata una via in una zona che, a' tempi suoi, era una plaga di sardigne e campagne non troppo raccomandabili. Pio Fedi era piuttosto "gettonato" all'epoca: gli fecero scolpire anche due opere nientepopodimeno che per il Loggiato degli Uffizi ed una, la sua più nota, per la Loggia della Signoria, il Ratto di Polissena. Senza probabilmente saperlo minimamente, tutti i fiorentini passano tre o quattro volte al giorno davanti a un'altra opera di Pio Fedi: il monumento al generale Manfredo Fanti, il "birillo" che si trova in mezzo a Piazza San Marco. Il vostro TPA Firenze Ovest®, invece, il suo Pio Fedi ce l'ha a 50 metri da casa e gli fornisce tregge fresche a tutt'andare, pure decisa e plasticamente scultoree come questa. Quando l'ho vista, debbo dire, mi ha provocato un po' un senso d'algore. La mùsica che m'è venuta a mente è stata questa, che magari non ci si aspetterebbe troppo. Ma così fu.


sabato 16 aprile 2016

Una Uno Turbo elbana e un ricordo



L'ultima treggia elbana nel TB risaliva nientepopodimeno che al 7 gennaio 2014 ed era stata beccata...al piazzale Michelangelo a Firenze. Ach so. Il fatto è che, TB a parte, all'Elba in questi ultimissimi anni, e per motivi in gran parte non piacevoli, ci sono andato poco. Lo scorso anno sì, e sebbene il TB fosse nel suo "anno sabbatico", la fotocamerina digitale non lo era affatto (e non lo è mai stata). E così, si ricomincia pure con le Tregge Elbane e la cosa -si capirà- mi fa un piacere particolare; con tutto il rispetto possibile e immaginabile per il piazzale Michelangelo e per Firenze tutta, ancora ce ne corre con quel che si vede dal monte Perone in un giorno di limpidezza. O anche da Marciana, quella alta; e qui siamo giustappunto a Marciana, che non è affatto una new entry nel TB: chissà se qualcuno si ricorda di questa, che è stata la prima Fiat 600 del TB agli albori del blog. Allora vigeva ancora la regola di non dire dove le foto erano state fatte, regola che è stata con gran gioja abolita. Quasi sette anni dopo, quindi, si può dire che anche la 600 appartenuta al parroco stava a Marciana, la quale ritorna su questi schermi con una Fiat Uno Turbo i.e. rossa fiammante.



La Uno Turbo a iniezione elettronica era considerata, secondo la vox populi, una vettura pericolosissima, specie nelle mani di qualche pischellaccio. Era una Uno, cioè nell'accezione comune una utilitaria, che aveva suppergiù la potenza di una Ferrari, fatte le debite proporzioni; non a caso il rosso fiammante era uno dei suoi colori di ordinanza. Andava davvero come le schegge e farsela scappare di mano non era raro; tutte queste cose mi venivano a volte dette da una ragazza che conoscevo molti, molti anni fa e che aveva, giustappunto, una Uno Turbo i.e. rossa fiammante. Aveva, boh, circa la mia età, forse addirittura meno; io avevo ventitré anni, lei ventuno o ventidue, e frequentavamo lo stesso posto che allora viveva una specie di sua fase eroica, mettiamola così, fra mille difficoltà. Amici nel senso proprio del termine non eravamo; conoscenti, si scambiava qualche parola, cose così. In quel posto fu la prima ragazza in assoluto a fare una certa cosa che aveva proprio a che fare con la guida, cosa in cui era particolarmente versata; e ci credo. Con una macchinina del genere sotto il sedere, bisognava saperci fare sul serio. Non molto tempo dopo quella ragazza venne a mancare in modo tragico, e la guida non c'entrava proprio per niente; la sua Uno Turbo rimase ferma. Mi era tornata in mente anche mentre fotografavo la Uno Turbo marcianese, e ritengo giusto ricordarla anche ora che sto scrivendo questo post; del resto, è piuttosto raro vedere ancora in giro una vettura del genere, nonostante, in termini treggistici, gli esemplari superstiti abbiano soltanto una trentina d'anni. Questa è stata immatricolata, secondo il Bollonet ACI, il 17 giugno 1985.

Isola d'Elba, si diceva. Quanto alle canzoni, le canzoni elbane o che parlano dell'Elba spesso sono canzoni di galera. Quella credo più famosa, credo, si chiama Portolongone (vale a dire Porto Azzurro); qui invece ve ne presento una che si chiama O Isola dell'Elba, scoglio infame, cantata dalla bravissima Daniela Soria, elbana DOC (Soria, tra l'altro, se non mi sbaglio è proprio un cognome tipico marcianese). Servirà magari a ricordare che, per molti, l' "isola dell'Elba" non è stata affatto, e non è tuttora, un luogo di delizie e di vacanze. Via le galere dalla faccia della terra!