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mercoledì 6 febbraio 2013

L'angolo dei camion



Ogni tanto un po' di spazio anche ai camion, care vecchie treggione da lavoro che non mancano di farsi vedere ancora in giro per la città. Travolti dagli sbuffi nerastri di mefitici gas di scarico che emettono, contribuendo così al sano inquinamento atmosferico (mi capirete, dopo aver vissuto alcuni anni nelle linde, salubri e agghiaccianti cittadine svizzere sono diventato un fan delle nostre città puzzolenti e incasinate...), ci s'intenerisce nel pensare a quante mostrocentinaia di teramigliaia di chilometri abbiano fatto per portare ogni sorta di cianfrusaglie; dev'essere sicuramente il caso di questo camion pisese che, peraltro, si dev'essere ripetutamente appoggiato con la targa su una collezione di pali e di muri, vista la rincalcatura quasi artistica che presenta. La targa è comunque del 1983, e son quindi trent'anni secchi che il camion è in servizio per i non meglio precisati F.lli Zucchelli (viene quasi a mente il famoso detto: parenti, serpenti; fratelli, zucchelli; cugini, assassini...)


Da Pisa passiamo a Pistoia, con questo Fiat Iveco Daily del 1985. Siamo qui quasi alla fine delle targhe aranciobianconere pistoiesi; e a Pistoia, va detto, e gliè gente parecchio strana. Ad esempio, ci hanno bisogno di un camion intero per trasportare un carrello da supermercato, perché quello che si vede nel cassone, ebbene sì, è proprio un autentico caddie. Sono stato quasi tentato di aprire una nuova categoria sui carrelli da supermercato, dato che ho dei sospetti quasi soprannaturali su di essi: a volte se ne vedono alcuni da soli in mezzo a una strada, o su un marciapiede, o in un giardino; famoso quello fotografato sull'Arno completamente ghiacciato nel gennaio del 1985, quello dei ventitré gradi sotto zero. Che sappiano muoversi da soli? E chi lo sa; questo, comunque, no di sicuro dato che ci ha bisogno del camion, appunto. Pistoiese, va da sé.

domenica 13 gennaio 2013

Le tregge NO TAV della Valsusa: (9 - fine) RDJ (Raggio Di Jo)



E così, finalmente, eccoci arrivati all'ultimo capitolo (per ora) delle Tregge NO TAV della Valsusa. Curioso che, cronologicamente, l'ultima treggia che qui presente sia stata in realtà la prima in assoluto di quella giornata del 25 febbraio 2012, che sembrava già estate o, quantomeno, primavera inoltrata. Cose strane e meravigliose che la Valsusa sa evidentemente regalare anche in pieno inverno; eppure, dopo un febbraio terribile come quello dello scorso anno, lassù ci siamo ritrovati a marciare in maglietta a maniche corte. Roba da non credere; e la Valle resisterà. 'A sarà düra!

Per sottolineare tutto questo, anche il Fiat Iveco Daily cassonato della foto (siamo, qui, a Bussoleno), che è di un rispettabile 1984, aveva scelto la scritta giusta; solo che il tempo la deve avere un po' cancellata e, da "Raggio di Sole" qual era, si ritrova ora ad essere un misterioso "Raggio di Jo". Pare quasi uno di quei "raggi letali" o "della morte" dei filmacci di fantaincoscienza; menomale che c'è il bel sole sopra la scritta. E con il "raggio di Jo" la Valsusa saluta e, magari, dà appuntamento alla prossima volta. Perché ci sarà ancora, la Valle. Non scomparirà con le sue meraviglie, fossero anche delle vecchie autovetture di tempi che furono. Sarà sempre là, e noi assieme a lei.

giovedì 29 novembre 2012

Mr Skeleton


Non è detto che tutte le lettrici e i lettori del TB sappiano che cosa sia uno squat; ancor meno probabile che vi siano mai entrati dentro. Uno squat è un posto occupato, prima di tutto; nel senso che ha subito un'occupazione da parte di chi vi abita. Uno squat, poi, è anche un posto dove non si abita mai tranquilli, perché è costantemente sotto minaccia di sgombero. Uno squat, infine, è un posto dove non abitano ragionieri con le famigliuole. In questo qua, che è uno squat storico di Firenze, abitano ragazzi e ragazze, cani, gatti e altri animali che hanno fatto una scelta di vita parecchio diversa dal solito, e se la portano avanti. Io sto zitto, perché -seppure in un buco e nonostante la mia vita sia, in generale, un po' più squadernata della vostra- abito in una casa più o meno normale e di mia proprietà; ma negli squat e in altri posti anche più strani di questo ci sono entrato e continuo a entrarci con parecchia convinzione. E ci si trovano anche, non di rado, tregge come queste.

Qualche misterioso legame deve esserci tra il Fiat Daily e il disassamento delle convenzioni; nessuno di voi, credo, si sarà scordato degli Illenisti genovesi e del loro "Marco Polo". Questo Daily squattato non è senz'altro paragonabile all'altro, però il "Mr Skeleton" con tanto di tuba e bastone è irresistibile e merita senz'altro il posto d'onore in questo post. Quanto all'automezzo, beh, è un camperone dove, è presumibile, vivono delle persone che non hanno (ancora) trovato una sistemazione fissa nello squat, che è una vecchia cascina abbandonata rimessa pazientemente in sesto. Un automezzo che meriterebbe comunque un post nonostante la targa alfanumerica "moderna":






venerdì 20 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (7 - fine)


34. Libretto di circolazione

RIASSUNTO DELLE PARTI PRECEDENTI. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo? Le cose sembrano apparire sempre più chiare. Tra profonde considerazioni filosofiche, gli Illenisti cominciano col mostrare la loro superiore tecnologia proponendo ciò che sembra un sistema di frenatura e segnalazione di manovra; ma il mistero più fitto aleggia su quell'angolo di Genova occupato dal "Marco Polo". Comincia agghiacciantemente a diradarsi un po' coi precisi riferimenti alla pratica del "quipu" incaico e, soprattutto, con la fusione del motore che prefigura un guasto avvenuto ad un mezzo intersiderale di alieni ostili, che hanno così stabilito a Genova una testa di ponte: la somiglianza decisa degli Illenisti con gli esseri del ciclo di Cthulhu lovecraftiano pone scenari più che inquietanti. Gli Illenisti, bloccati sul pianeta Terra, propugnano la costruzione di un avveniristico ponte sullo stretto di Messina per servirsene come base per la futura invasione; messaggi di avvertimento ai capi di stato mondiali, al presidente Obama e a Silvio Berlusconi. Dopo un accorato appello al rispetto del giuramento di Socrate da parte di medici, giudici e avvocati, gli Illenisti svelano finalmente da dove partirà l'invasione aliena del pianeta Terra: si tratta della località siciliana di Vallelunga Pratameno (CL), vera e propria "porta d'ingresso" cosmica a misteri che non si possono dire. Tra Scilla e Cariddi si preparano tempi molto, ma molto duri? Può darsi, ma la passione dichiarata degli Illenisti per il vino e l'uva fragola apre scenari diversi: potremmo trovarci di fronti a dei semplici briachi fradici, oppure, volendo, a degli alieni che hanno constatato come sulla terra invadenda non tutto sia proprio da buttare.

Giunti quasi alla fine di questa inquietante cavalcata nell'universo alieno-illenista del "Marco Polo", che ha tenuto occupato il TB per diverso tempo, non possiamo fare a meno di dire che le ipotesi che si affacciano agli occhi dell'umanità sono molteplici, e tutte non rassicuranti. Che cosa veramente si nasconderà in quell'automezzo parcheggiato da chissà quanto tempo in una strada genovese? Gli abitanti della zona sono veramente consci del pericolo? Sembra che gli Illenisti abbiano intuito queste preoccupazioni del vicinato, affiggendo sul MP nientepopodimento che l'intero libretto di circolazione, con tanto di nomi, cognomi e indirizzi. A che cosa serva un "libretto di circolazione" per un automezzo che sta fermo, Dio (o Cthulhu) solo lo sa; ma tant'è. E così veniamo a sapere che i funzionari della motorizzazione civile sbagliano tranquillamente i luoghi di nascita, confondendo allegramente Genova con Capodistria (tanto il mare c'è lo stesso...) e tirandoci sopra un bel tratto di penna assai hi-tech e computerizzato. Di fronte a queste cose, seppur banali, si capisce come mai gli Alieni ci stiano per invadere da Vallelunga Pratameno. E' il minimo che possiamo aspettarci. Ma il libretto ci riserva un'altra cosa ben più allarmante.

Si viene infatti a sapere che il proprietario attuale è tale signora Costa Carmela (è pur vero che la mitologia di Cthulhu e degli "Old Ones" di HPL non contempla figure femminili -insomma, non c'è nessuna Cthulhuessa o nessuna Yogga Sothotha), ma questo non significa poi molto. Pur essendosi sposato, Lovecraft era un noto misogino (e misantropo, in generale), e quindi l'esclusione del femminile dal suo "universo" non deve stupire più di tanto. I nostri Illenisti, invece, sembrano regolarmente ammogliati; e, guarda caso, uno di loro deve avere sposato una Costa. E, all'improvviso, la terribile verità si fa strada:


35. Altro che Schettino!

Insomma, avrete visto tutti. Ebbene sí: sul "Marco Polo" degli Illenisti è, da tempo forse immemorabile, presente un'immagine della Costa Concordia, assieme alla sua "gemella" Costa Serena!

I polsi del treggista tremano nel vergare queste righe finali, e a nulla vale l'avviso Illenista che intenderebbe rassicurare la popolazione con presunte "video sorveglianze". Il misterioso veicolo, di proprietà di tale Costa, reca una precisa immagine della sventurata nave incagliatasi il 13 gennaio scorso davanti all'Isola del Giglio (che, notoriamente, si trova sulla direttrice che unisce Rennes-les-Châteaux a Tenochtitlán passando per la piramide di Cheope e Stonehenge). Altro che comandante Schettino, altro che bella ballerina moldava, altro che torni a bordo cazzo! Il naufragio della Costa Concordia è stato un avvertimento degli Illenisti all'umanità, già presente da anni appiccicato sul Marco Polo. Il destino della povera nave e dei suoi disgraziati passeggeri era segnato, e nulla è valso persino l'intervento di Padre Pio! Il segnale era d'altronde chiarissimo: l'immagine è sistemata proprio sotto il "sistema di frenatura" sotto le diciture RALLENTO - STOP. E uno stop definitivo è stato dato al transatlantico!

Con questa addiacciante notizia chiudo questo lungo reportage treggio-illenista. Il "Marco Polo" è ancora là. Quali e quanti segreti nasconderà ancora? Che cosa dobbiamo davvero aspettarci? Fabrizio, sicuramente, sprezzante del pericolo non mancherà di aggiornarci. Nel frattempo chiudiamo in preda sí a una compensibile angoscia, ma anche fiduciosi che il genere umano saprà premunirsi. Gli Illenisti sembrano invincibili, ma siamo soltanto agli inizi!

(Fine)

martedì 17 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (6)


29. Altra veduta laterale del Marco Polo

RIASSUNTO DELLE PARTI PRECEDENTI. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo? Le cose sembrano apparire sempre più chiare. Tra profonde considerazioni filosofiche, gli Illenisti cominciano col mostrare la loro superiore tecnologia proponendo ciò che sembra un sistema di frenatura e segnalazione di manovra; ma il mistero più fitto aleggia su quell'angolo di Genova occupato dal "Marco Polo". Comincia agghiacciantemente a diradarsi un po' coi precisi riferimenti alla pratica del "quipu" incaico e, soprattutto, con la fusione del motore che prefigura un guasto avvenuto ad un mezzo intersiderale di alieni ostili, che hanno così stabilito a Genova una testa di ponte: la somiglianza decisa degli Illenisti con gli esseri del ciclo di Cthulhu lovecraftiano pone scenari più che inquietanti. Gli Illenisti, bloccati sul pianeta Terra, propugnano la costruzione di un avveniristico ponte sullo stretto di Messina per servirsene come base per la futura invasione; messaggi di avvertimento ai capi di stato mondiali, al presidente Obama e a Silvio Berlusconi. Dopo un accorato appello al rispetto del giuramento di Socrate da parte di medici, giudici e avvocati, gli Illenisti svelano finalmente da dove partirà l'invasione aliena del pianeta Terra: si tratta della località siciliana di Vallelunga Pratameno (CL), vera e propria "porta d'ingresso" cosmica a misteri che non si possono dire. Tra Scilla e Cariddi si preparano tempi molto, ma molto duri.

Questi i fatti; ma restano da fare ancora alcune considerazioni rilevanti da fare. La prima è che gli Illenisti, comunque la si veda e qualunque sia lo spaventoso pericolo per l'umanità che essi incarnano, sono dotati di una ben precisa coscienza ecologista:


30. Recupero plastica e geometri

Come si può vedere da quest'ennesima invenzione degli Illenisti, anche gli Alieni si devono essere accorti che il pianeta Terra è in condizioni spaventose. L'ingegnoso sistema di recupero della plastica da essi proposto ci conforta assai; un po' meno quello dei geometri. Sono d'accordo che ce ne siano un po' troppi (ivi compreso mio fratello, debbo dire), ma sottoporli addirittura a smaltimento mediante appoggio di pannelli isolanti mi sembra un po' troppo. La coscienza ecologista degli Illenisti, comunque, è senz'altro degna di lode:


31. Tutto il mondo è un'immensa Scarpino

Con questa comunicazione (invero estremamente chiara) degli Illenisti, apprendiamo che da Scarpino vien giù d'ogni cosa, specialmente di fronte al demolitore "Da Bruno" (che, mi permetto di aggiungere, potrebbe essere un'ottima fonte di tregge). In attesa che tutto il mondo, particolarmente a Borzoli, sia costretto a bere i troiai che produce, veniamo a sapere che le discariche del pianeta Terra sono diventate oramai una sorta di ristorante zoologico. Inutile dire che, stavolta, gli Illenisti hanno pienamente ragione. Vi è però qualcosa che, ohimé, mina alla base tutti i ragionamenti che abbiamo fatto sinora:


32. Le strade del vino

Ordunque, qui le cose si complicano parecchio. Tra rivelazioni, macchinari futuribili, ponti di Messina e sistemi di smaltimento della plastica e dei geometri, ci eravamo quasi convinti che si trattasse di un gigantesco complotto interplanetario ordito da mostruosi esseri venuti da misteriosi accidenti del tempo e dello spazio. Con questa cosa, però, si insinua il sospetto che ci troviamo di fronte a dei comunissimi, anche se più rassicuranti, briachi. Il fatto che su un articolo che parla di strade del vino sia stata pure apposta la consueta effigie degli Illenisti, ci fa nutrire più di un dubbio; dubbio confermato anche da quest'altra comunicazione affissa sul Marco Polo:


33. Uva fragola

Potrebbe decisamente essere che gli Illenisti non siano affascinati soltanto dall'uva fragola (dalla quale si ricava sí il fragolino, una cosa che non è nemmeno classificata come vino), ma da ogni tipo di uva, anche e soprattutto quella che viene utilizzata per produrre il bacchico nettare. Gli Illenisti dimostrano di conoscere bene la storia enologica; si apprende peraltro che il feudo del conte Tascadal dev'essere parecchio singolare, se comprende vigne e una stazione ferroviaria. A far da contraltare a questa loro passione per il succo d'uva fermentato (si vede che il vino deve avere affascinato anche degli alieni: non tutto di questo orrendo e malsano pianeta è da buttare, insomma), gli Illenisti si preoccupano però anche dell'acqua proponendo un'altra loro invenzione che sfrutta le gomme delle automobili per l'irrigazione. Una ne fanno e cento ne pensano!

(6 - continua)

giovedì 12 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (5)



22. e 23. Altre vedute d'insieme del Marco Polo.

RIASSUNTO DELLE PARTI PRECEDENTI. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo? Le cose sembrano apparire sempre più chiare. Tra profonde considerazioni filosofiche, gli Illenisti cominciano col mostrare la loro superiore tecnologia proponendo ciò che sembra un sistema di frenatura e segnalazione di manovra; ma il mistero più fitto aleggia su quell'angolo di Genova occupato dal "Marco Polo". Comincia agghiacciantemente a diradarsi un po' coi precisi riferimenti alla pratica del "quipu" incaico e, soprattutto, con la fusione del motore che prefigura un guasto avvenuto ad un mezzo intersiderale di alieni ostili, che hanno così stabilito a Genova una testa di ponte: la somiglianza decisa degli Illenisti con gli esseri del ciclo di Cthulhu lovecraftiano pone scenari più che inquietanti. Gli Illenisti, bloccati sul pianeta Terra, propugnano la costruzione di un avveniristico ponte sullo stretto di Messina per servirsene come base per la futura invasione; messaggi di avvertimento ai capi di stato mondiali, al presidente Obama e a Silvio Berlusconi.


24. Giuramento di Socrate.

Prima di proseguire, è opportuno tornare un momento indietro per segnalare una cosa che, evidentemente, ci era sfuggita. Nell'avviso ai capi di stato affisso sul Marco Polo è infatti contenuta quella che, apparentemente, sembra una svista e che, invece, può contenere dei risvolti filosofici ben precisi. Quando gli Illenisti dicono che i medici si sono dimenticati del Giuramento di Socrate (come evidenziato nella foto), non necessariamente ciò deve essere inteso come un clamoroso sfondone per il giuramento di Ippocrate; il riferimento a Socrate, anzi, è segno di oscuri legami con la più profonda mistica dell'antica Ellade (non scordiamo che Socrate era iniziato ai misteri Eleusini), legami che in gran parte ci sfuggono e che gli Illenisti invece, probabilmente, conoscono. Il fatto poi che il giuramento sia esteso anche ai giudici e agli avvocati mostra ancor di più il preciso riferimento a Socrate, che accettò di bere la cicuta e di non fuggire pur di non contravvenire alle leggi ateniesi che, pure, gli avevano imposto la morte. Non a caso il compianto calciatore brasiliano Sócrates era laureato in medicina!

Ma torniamo a ciò che, in fondo, più ci preme e ci interessa: la futura invasione aliena che gli Illenisti stanno approntando con il progetto per il ponte sullo Stretto di Messina. Come detto nella parte precedente, lo sbarco degli alieni avverrà probabilmente in Sicilia, e non è certo un caso che i Cannata-Illenisti si dichiarino nativi di quella terra. In particolare, è possibile ipotizzare con precisione che il luogo esatto dello sbarco alieno sia una località in provincia di Caltanissetta che gli Illenisti ostentano a più riprese, sul Marco Polo, come nativa. E' possibile che l'umanità, nel prossimo futuro, impari a conoscere bene Vallelunga Pratameno:


25. Vallelunga Pratameno (CL): vedute sul Marco Polo.


26. Vallelunga Pratameno (CL): la stazione ferroviaria.

L'enunciazione di tale luogo inizia con delle normali vedute da cartolina, un po' sbiadite dal tempo; sembra di assistere un po' a Una gita a... della Settimana Enigmistica, ma il successivo particolare della stazione ferroviaria ci parla invece di trasporti, fulcro della logistica in caso di invasione. Resta da vedere come se la caveranno gli alieni con le disastrate ferrovie italiane, naturalmente con la speranza che si portino via l'amministratore delegato Moretti e lo sistemino a qualche decina di anni luce di distanza dalla Terra; in questo caso, ben vengano gli alieni. Vallelunga Pratameno, a dire il vero, si trova assai più vicino a Palermo che a Messina; i motivi per i quali gli alieni debbono averlo scelto per l'invasione ci sfuggono, ma dalle successive foto appare oramai chiaro che è proprio quello il luogo prescelto:


27. Preghiera e sogno dell'emigrante. Mappa logistica.


28. Scilla e Cariddi. Ponti, mostri e vortici.

Quale sarà la vera natura degli Illenisti? È lecito chiederselo, leggendo queste due comunicazioni affisse sul Marco Polo. La località di Vallelunga Pratameno, senza che noi niente ne sapessimo, deve rivestire un ruolo particolare nella civiltà cosmica, sorta di "porta d'ingresso" rimasta celata per tutto lo svolgersi della vicenda umana. Logico che verso di essa gli Illenisti sentano particolare nostalgia, rivelando così in loro dei sentimenti che si esprimono nella commovente preghiera e nel ricordo dell'emigrante. Parole dalle quali, però, traspare un'emigrazione ben più distante di quella dalla Sicilia. I sentimenti, però, sono accompagnati da una bella mappa del territorio: si desidera prova più convicente di quali siano le reali intenzioni degli Illenisti? Intenzioni che sono definitivamente confermate nella seconda foto, dalla quale la tattica si appalesa senza più alcuna ombra di dubbio. Da una parte la captatio mediante il testo "filosofico", e dall'altra un profluvio di ponti, di mostri, di vortici. Quasi gli Illenisti volessero mettere una firma. Scilla, terra di mostri: e la mitologia del grande Cthulhu torna ai nostri occhi (grazie anche, va detto, alle continue effigi degli Illenisti infilate in ogni dove). Cariddi, vortice per l'affondamento delle navi: la fine riservata a chiunque tenterà di opporsi. L'umanità di prepari a una dura battaglia!

(5 - continua)

mercoledì 11 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (4)



15. e 16. Cabina di guida del "Marco Polo".

RIASSUNTO DELLE PARTI PRECEDENTI. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo? Le cose sembrano apparire sempre più chiare. Tra profonde considerazioni filosofiche, gli Illenisti cominciano col mostrare la loro superiore tecnologia proponendo ciò che sembra un sistema di frenatura e segnalazione di manovra; ma il mistero più fitto aleggia su quell'angolo di Genova occupato dal "Marco Polo". Comincia agghiacciantemente a diradarsi un po' coi precisi riferimenti alla pratica del "quipu" incaico e, soprattutto, con la fusione del motore che prefigura un guasto avvenuto ad un mezzo intersiderale di alieni ostili, che hanno così stabilito a Genova una testa di ponte: la somiglianza decisa degli Illenisti con gli esseri del ciclo di Cthulhu lovecraftiano pone scenari più che inquietanti.

Dimostrando notevole sprezzo del pericolo, il nostro Fabrizio è arrivato a fotografare anche la cabina di guida del MP, dalla quale appare esattamente ciò che ci si aspettava: il caos cosmico. Mozziconi di matite, cadaveri di penne a sfera, cestini della carta straccia, rotoli di cerotto, barattoli, corde e ogni sorta di rumenta (*): sono i segni tangibili sia di un lunghissimo viaggio che di una lunghissima sosta. Fabrizio mi ha spedito una lunga mail contenente alcune interessanti precisazioni che confermano l'ipotesi degli alieni bloccati a Genova da tempo immemore: sembra che tutto, all'interno, sia stato rimosso trasformando il mezzo in un vero e proprio magazzino su quattro ruote. Ma la notizia veramente bomba è che Fabrizio ha addirittura avuto una conversazione con il Protoillenista, Cannata Salvatore: particolarmente interessante il fatto che, alla domanda rivoltagli da Fabrizio su quanti posti del vasto mondo avesse visitato con quell'automezzo, egli ha risposto seccamente: "Nessuno, è sempre stato fermo qui!". Lo confermano antichi documenti medievali genovesi, tra i quali il Codex Mysteriorum quae occurrerunt atque occurrunt in praeclara civitate Ianuense, del XII secolo, che parlano di un misterioso currus ignivomus avvistato già allora in città e che aveva terrorizzato quei lontanissimi avi. Insomma, il Marco Polo è parcheggiato là da secoli e non si è mai mosso. Giacobbooooo....!!!

Ma è ora il momento di parlare del "fulcro" dell'attività degli Illenisti, vale a dire il Ponte di Messina.


17. Il ponte sullo stretto di Messina.

Il ponte di Messina rappresenta il vero e proprio "cavallo di battaglia" degli Illenisti. Le implicazioni sono chiarissime: con il pretesto dell'utile invenzione (perché, seppur non esplicitato, appare palese che il progetto lo hanno concepito gli Illenisti) e del benessere dell'umanità, il ponte, così come progettato, altro non è che uno strumento di invasione aliena. Come si vedrà meglio in seguito, gli alieni (o entità cthulhuiane) sbarcheranno infatti proprio in Sicilia, recando probabilmente ai nostri Illenisti anche l'agognato motore Iveco Daily che li trarrà dal lunghissimo e forzato esilio genovese.

Il progetto è ardito, e non poteva essere altrimenti. Ingrandendo la foto, si può infatti notare che all'articolo di giornale è allegato un disegno tecnico che illustra come esso sarà realizzato, e che ne chiarisce le vere finalità. Che bisogno ci sarebbe, infatti, di concepire un ponte rialzabile i cui due elementi mobili, data la lunghezza dello stretto, dovrebbero essere di oltre due chilometri l'uno? Immaginiamo gli enormi mezzi con cui l'invasione aliena sarà realizzata, nonché le dimensioni degli alieni stessi (solo il grande Cthulhu sarà almeno un cinque o sei chilometri di larghezza...per non pensare a Yog-Shototh e a Shub-Niggurath, il capro dai mille cuccioli). Immaginiamo anche i poderosi meccanismi necessari per sollevare due chilometri di ponte di qui, e due chilometri di là; capirete che gli Illenisti abbiano bisogno di un pochino di aiuto. Per questo si rivolgono direttamente ai capi di stato (non senza qualche giusta considerazione):


18. A tutti i capi di stato

e, poi, direttamente al presidente Ohbama:



19. e 20. Al presidente degli Stati Uniti Ohbama.

Infine, diremmo in rigoroso ordine gerarchico, gli Illenisti si rivolgono al nostro ex-premier, che fra una Noemi e una Ruby Rubacuori avrebbe anche potuto dar loro un po' di ascolto:


21. Al presidente del consiglio Silvio Berlusconi.

(*) Nota linguistica. Amo molto questa parola, perché il genovese la condivide con l'elbano occidentale (che è la mia "lingua materna", in quanto mia madre è, appunto, nativa di Marina di Campo). Non è peraltro l'unica parola genovese che è presente nei dialetti dell'Isola d'Elba. Fra le altre cose, esattamente come a Genova nell'Elba occidentale il termine è anche un comune insulto personale, e se ne fa in questo caso il plurale ("rumente").

(4 - continua)

martedì 10 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (3)


12. Paraurti anteriore e cordicelle "quipu"

RIASSUNTO DELLE PARTI PRECEDENTI. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo? Le cose sembrano apparire sempre più chiare. Tra profonde considerazioni filosofiche, gli Illenisti cominciano col mostrare la loro superiore tecnologia proponendo ciò che sembra un sistema di frenatura e segnalazione di manovra; ma il mistero più fitto aleggia su quell'angolo di Genova occupato dal "Marco Polo".

L'universo marcopoliano-Illenista, lo avrete già capito tutti, merita quantomeno una visitina da parte di una troupe di "Voyager"; perdiana, se Giacobbo s'è smosso per andare a seguire le scie astro-templar-olmeco-druidiche fino in capo al mondo, potrà pure fare un viaggetto a Genova. Tanto più che, sul MP, di misteri ce ne sono a quintalate. Prendiamo ad esempio il paraurti anteriore: apparentemente (e solo apparentemente!) sembra tenuto attaccato alla carrozzeria per mezzo di volgarissimi spaghi, o cordicelle, come si vede nella fotografia. E invece c'è ben altro. Forse qualcuno di voi avrà sentito parlare del quipu, l'ingegnoso e ultramisterioso sistema di cordicelle annodate che serviva agli antichi Incas per effettuare calcoli matematici e astronomici, e anche per descrivere sommariamente avvenimenti politici e economici. Il fatto è che, allo stato attuale, i quipu non sono stati ancora pienamente decifrati e interpretati; quali indicibili profezie nasconderanno? Quali calcoli per gli accessi intersiderali? Sul paraurti del Marco Polo ne abbiamo degli inquietanti esempi; per confermarlo, basterà confrontare i suoi spaghi con un autentico quipu inca:

Un vero e proprio "paraurti-quipu", insomma, che si serve dell'antico e indecifrabile sistema incaico, la cui arte è forse stata tramandata soltanto agli Illenisti. Gli scenari che si aprono sono agghiaccianti! E gli incauti che si ostinano ad accanirsi contro il Marco Polo non possono neanche dire di non essere chiaramente avvertiti:


13. Il tuo nome è ignoto.

Insomma, qui il concetto è chiaro: "Io sono morto". Gli Illenisti devono essere entità sospese tra la vita e la morte, sorta di Nosferatu siculo-liguri al cui contatto, lo si legge esplicitamente, si muore. Si assiste qui anche al rovesciamento di un concetto consolidato: colui che si comporta malamente nei confronti del Marco Polo (sfidando inconsapevole forze che potrebbero condurlo rapidamente a una fine atroce), non è un mafioso. Le implicazioni culturali sono notevoli; l'incontro tra i quipu e l'antica cultura sicula produce effetti devastanti.

Effetti devastanti, però, che non devono aver risparmiato neppure il motore del MP. Nonostante la sua oramai evidente natura di avamposto cosmico e di porta d'ingresso a chissà quali interruzioni del continuum, il Marco Polo ha pur sempre l'aspetto esteriore di un mezzo di locomozione, e quindi deve essere dotato di un motore. Stupisce quindi un po' (ma potrebbe essere un inganno ordito ad arte!) questo annuncio:


14. Videosorveglianza e fusione del motore.

Sappiamo dunque che il MP, come si evince dal foglio a destra nella foto, ha fuso il motore. Gli Illenisti ne ricercano quindi uno analogo, ed alla cosa deve essere posta parecchia attenzione in quanto strettamente collegata alla sorveglianza video comunicata nel foglio a sinistra. Gli Illenisti, è oramai palese, provengono da una civiltà aliena. La somiglianza precisa degli Illenisti con le entità del ciclo di Cthulhu lovecraftiano è del resto evidente:

Gli Illenisti appaiono sempre di più come viaggiatori di civiltà estranee e antichissime, perdutisi nello spazio-tempo e approdati chissà come a Genova; trovandosi nella necessità di camuffare il loro mezzo, hanno pensato bene di fargli prendere le sembianze di un Fiat Daily dell' '85, mentre loro assumevano sembianze vagamente umane. Ma un giorno o l'altro dovranno pur riprendere il viaggio, e cercano un motore; da inventori e ricercatori quali dichiarano di essere non avranno difficoltà a lanciarsi di nuovo nel loro vagare senza meta per il cosmo e per il tempo. Appare qui più chiara anche la qualifica di costruttori di città: come non pensare alle tenebrose città morte, a R'lyeh dove il morto Cthulhu attende sognando ("io sono morto", dichiarano gli Illenisti...) e alla mostruosità antartica delle Montagne della Follia? Ancora una volta il vecchio, caro HPL ci svela la verità...

(3 - continua)

lunedì 9 aprile 2012

Illenisti. L'universo del Marco Polo (2)



7. e 8. Vedute di posteriore e di profilo del Marco Polo. Ingresso a indicibili misteri?

RIASSUNTO DELLA 1A PARTE. Il "Marco Polo" è un furgone Fiat Iveco Daily del 1985 parcheggiato in una strada di Genova. I suoi proprietari, i signori Cannata Salvatore e Franco (inventori e ricercatori, costruttori di città e Illenisti), sottoposti a continue minacce e vessazioni da parte del vicinato e costretti a loro volta a forme estreme di autodifesa, vi tengono in realtà oscuri e sfuggenti rituali magico-sciamanici. Il "Marco Polo" come porta d'ingresso a un universo parallelo?


9. Storico e culturale. Brevetti immortali.

I signori Cannata, pur nell'inquietante quantità di misteri che avvolgono il MP, dimostrano comunque un lodevole rispetto della Legge: da questo avviso presente sull'automezzo (nel quale dichiarano ulteriormente le loro attività compresa quella, fondamentale, di Illenisti), si evince infatti che le loro invenzioni (o creazioni) sono state regolarmente brevettate, e la cosa - come si vedrà meglio più sotto- ha dei risvolti non indifferenti. E' giunto il momento di addentrarci in tali invenzioni, partendo subito da una apparentemente "minore", ma che già fa perlomeno intuire in che cosa consista l'Illenismo applicato: il sistema di frenatura e segnalazione del "Marco Polo".


10. Varie. Il sistema di frenatura e segnalazione (veduta generale).

In questa immagine generale, la descrizione accurata del sistema di frenatura e segnalazione inventato dagli Illenisti (con relativo schema di funzionamento, applicato però a un camion) si trova appiccicata sulla parte destra del finestrino (si prega di cliccare sull'immagine per una migliore visualizzazione). Tralasciando per ora le comunicazioni affisse sulla parte sinistra (tra le quali, comunque, una riflessione filosofica sull'amore e l'odio che, tra le altre cose, ci fa sapere che degli Illenisti si dev'essere occupato anche l'importante e diffuso periodico Cronaca Vera), si può vedere come l'ingegnoso meccanismo creato dai signori Cannata possa applicarsi anche a degli scooter. Naturalmente, anche qui si sono verificati per i nostri Illenisti alcuni spiacevoli contrattempi con le autorità: in particolare con due vigili urbani genovesi (dei quali vengono declinati nominativi e matricole con precisione). Secondo il principio universale ubi maior, minor cessat, però, ci hanno pensato i Carabinieri a rimettere a posto i due agenti municipali, senza contare che gli Illenisti hanno pensato bene, per tutelarsi ancor più nei confronti delle cieche e sorde autorità cittadine, di rivolgersi, nell'ordine: 1) al Capo dello Stato; 2) all'Antitrast; 3) al Ministro di Giustizia. Da elogiare sicuramente questo comportamento consono alle Leggi, che senz'altro -come espressamente dichiarato nella comunicazione- evitato una rivolta. E a Genova, fin dai tempi del famoso Giovan Battista Perasso (5 dicembre 1746), di rivolte sono senz'altro esperti. Ma vediamo adesso nel dettaglio come funziona il sistema brevettato di frenatura e segnalazione del MP, applicabile ad ogni mezzo di locomozione:


11. Brevetto.

Secondo tale sistema, premendo fino in fondo il pedale del freno, si accendono le segnalazioni "rallento" e gli "stop"; premendolo invece leggermente si accende soltanto "rallento" mentre, con la retromarcia inserita, si accende "manovra". Il tutto è collegato a un interruttore centrale in cabina: nella foto in alto, sotto il titolo, si vede chiaramente (sopra i portelloni posteriori) l'intero ambaradàn.

(2 - continua)

Illenisti. L'universo del Marco Polo. (1)




1. e 2. Vedute generali.

Con questa serie di post, tutti dovuti alla magica fotocamera di Fabrizio di Genova, il Treggia's Blog s'imbarca forse nella sua più incredibile avventura. Questo automezzo non è, infatti, una semplice "treggia": è un universo a sé stante. Lo stesso Fabrizio, da intenditore sopraffino qual è, se ne deve essere accorto immediatamente: e ha scattato trentacinque foto di questo automezzo, in ogni suo particolare. E' oramai un bel po' che Fabrizio me le ha mandate, e vi posso assicurare che tutte, dalla prima all'ultima, meritano di essere viste. Il TB, penso, vi ha abituati sovente a uscire dall'ordinario automobilistico; ma qui siamo tout court fuori dall'ordinario in senso generale.

Si capirà bene che gestire trentacinque foto di un solo automezzo comporta qualche problema; chiaramente non si può fare un solo post di dimensioni mostruose. Tutto il materiale è stato quindi suddiviso in diversi post, raggruppati in una nuova categoria apposita sovrapposta alle due già esistenti per il Fiat Daily e le Tregge Genovesi. Andiamo quindi a incominciare, con una necessaria precisazione. Nei post compariranno nomi, cognomi e altri dati personali, dato che i proprietari del mezzo li hanno affissi in ogni dove sull'automezzo stesso, che è fermo sulla pubblica via a Genova. Credo sia comunque opportuno specificarlo prima di procedere.


3. Identificazione del mezzo

L'automezzo è un Fiat Daily del 1985, si trova come detto parcheggiato in una data zona di Genova e ha un nome ben preciso: si chiama "Marco Polo" (che, nel prosieguo dei post, sarà abbreviato costantemente in "MP"). Questo è il nome che gli ha dato il proprietario, di chiara origine siciliana: il signor Salvatore Cannata, che dichiara le sue generalità sullo sportello anteriore sinistro (lato guida), assieme a due dei suoi pressanti interessi: il Ponte di Messina e Scilla e Cariddi. Vedremo meglio in seguito quanta importanza abbiano queste due cose nell'Universo MP.

Il signor Cannata sono in realtà due (probabilmente fratelli, o padre e figlio). Nell'Universo MP uno e bino (bino è l'aggettivo numerale per "due" corrispondente al trino biblico) questo apparirà del tutto normale. La binità marcopoliana si compone infatti del signor Salvatore Cannata e del signor Franco Cannata. Costoro ricoprono le importantissime funzioni di inventori e ricercatori, costruttori di città e, soprattutto, di Illenisti:


4. Inventori e ricercatori, costruttori di città, Illenisti.

Quel che appare dal "collage" riportato sopra (che ci presenta peraltro anche il signor Salvatore Cannata affacciato alla finestra della sua abitazione) ci introduce più a fondo nei misteri dell'universo marcopoliano. Le prime due attività dei signori Cannata sono infatti chiarissime: essi ricercano e inventano, e costruiscono città. La terza attività, invece, attiene evidentemente ad un universo parallelo che non ci è noto, e del quale il MP costituisce forse l'ingresso: l'Universo Illenista. Come il sottoscritto, cerchereste inutilmente su Google qualche riferimento: non ce n'è. Scervellandomi per penetrare in questo arcano, sono arrivato a ipotizzare un qualche collegamento con l'Ellenismo, ma sul MP non è presente neppure una lettera dell'alfabeto greco. Che cosa saranno, dunque, gli Illenisti? L'umanità attende una risposta. Qualche indicazione, forse, riusciranno a darla i numerosi messaggi in codice presenti sull'automezzo, tra i quali questo ci sembra particolarmente interessante:


5. Buttala dendro

Appare probabile che il mistero degli Illenisti risieda all'interno del MP, cui purtroppo Fabrizio non ha potuto o voluto avere accesso: conscio forse di trovarsi davanti all'ignoto, ha preferito limitarsi a fotografare quel che si vedeva alla luce del sole. Le implicazioni magico-sciamaniche sono palesi: quel dendro del messaggio, infatti, non può che essere ricollegato al greco δένδρον (si legge dèndron) "albero", e l'albero, come si sa, ha connotazioni rituali e druidico-mistiche che ci fanno pensare realmente all'impensabile. L'invito a "buttarla dendro" sarà dunque rivolto all'albero magico, come il mitico frassino Yggdrasill della mitologia nordica? Buttare, poi, che cosa?

L'inquietudine aumenta leggendo questi ulteriori avvertimenti presenti sul MP:



6. Il quartiere stanco. Intimidazione a Genova.

Viviamo sicuramente in un'epoca violenta. Anche gli Illenisti devono fare i conti con la cattiveria del mondo, in questa continua Götterdämmerung che non ha rispetto neppure per il soprannaturale. Apprediamo così che il MP, baluardo di sacralità (oltre che di ricerca e invenzione, e di urbanistica applicata), deve lottare, assieme al suo dendro, contro cose assai volgari e terrene come i danneggiamenti alle autovetture, per gli autori dei quali si prospettano pene terribili. Pene che, però, anche la binità Illenista deve purtroppo subire: ma è possibile che anche le entità divine debbano avere a che fare con la proprietà privata, sorbendosi minacce, incendi e recisioni di gomme? Gli Illenisti, quindi, hanno dovuto confrontarsi con questo malvagio universo: la decisione di dotarsi di un'arma da fuoco contro chi, novello Bernardo Provenzano, lascia i pizzini sul parabrezza e danneggia il MP, non lascia adito a dubbi.

(1 - continua)

mercoledì 13 gennaio 2010

Sotto il diluvio




Ero abbastanza stupito, e anche un po' contrariato, del fatto che fra tutte le tregge di questo blog ancora non ci fosse un bel carrattrezzi come si deve; mi ricordo che, da ragazzino, i carrattrezzi che si vedevano in giro erano spesso automezzi indistruttibili quanto antidiluviani, spesso e volentieri di questo modello Fiat; ed è chiaro che, data la loro funzione, la robustezza doveva essere la caratteristica principale. Oddìo, nel vasto e pazzo mondo sarà pur successo che un carrattrezzi si sia guastato, e magari proprio durante un intervento; ma penso che, in generale, sia sempre stato un caso piuttosto raro (anche perché i carrattrezzi provengono da officine meccaniche, e quindi erano tenuti sotto manutenzione costante).

Di carrattrezzi antidiluviani non se ne vedono più. Anzi, ora sono tutti nuovi e bellini, persino senza ammaccature; e non mi riesce farmene una ragione. D'accordo che il Treggista è per natura un nostalgico passatista, ma lo trovo contronatura. Così, quando il Dio dei Bivi me ne ha fatto finalmente incontrare uno in regola, su un vecchio 242, me ne sono abbondantemente fregato del diluvio che stava imperversando, dell'ora assurda (le quattro e mezza del mattino) e, soprattutto, della situazione: stavo tornando da un lunghissimo servizio di ambulanza letteralmente in culo al mondo, con un volontario addormentato accanto e l'altra volontaria a dormire sulla barella.

Nulla da fare: per il carrattreggia parcheggiato in una piazzola alle estreme propaggini della città, targato Ferrara (un classico dei vecchi carrattrezzi avere targhe sparse), ho sfidato il fortunale. Il volontario si è svegliato sentendo fermarsi l'ambulanza, e mi ha visto, esterrefatto, mettermi a fare fotografie a un carrattrezzi sotto l'acqua a catinelle. "Ma che fai?", mi ha chiesto; "Niente, niente, tranquillo, dormi", gli ho risposto.