Si domanderanno forse i miei cinque o sei lettori superstiti che diavolo ci faccia la fotografia di una furgonetta Fiat 1100T "Muso lungo" con una palese lampadina a penzoloni (sulla sinistra). Il TB si è fatto forse prendere dalla moda delle installazioni? Niente di tutto questo, por buena suerte. Rispondo svelando subito il mystero: la foto della 1100T è in realta un'autentica gigantografia (occupa tutta una parete!) che fa bella mostra di sé in un bar all'interno del centro commerciale "Gotico" di Piacenza (altresì detto l'Aipercòp, perché se a Piacenza il Vauxhall è diventato il Fàcsal, l'Auchan deve diventare l'Aipercòp per forza di cose). Ammetto di non essere un gran frequentatore di centri commerciali, in ispecial modo la domenica pomeriggio; però devo pure ammettere che quel giorno era proprio domenica pomeriggio e mi trovavo in compagnia della Piasintëina a fare semplicemente un po' di spesa, funzione primaria dei supermercati che sembra essere stata dimenticata in favore del passeggio domenicale delle famigliuole, uole, uole. Fortuna vòlse che m'imbattessi nel tipico finto-caffè-come-una-volta che recava, appunto, la gigantografia dell'automezzo, che per la sua targa (PC 13733) risale a qualcosa dopo il 12 dicembre 1948, e probabilmente ai primi giorni del 1949. Nessun dubbio che l'ambientazione "caffearia" sia studiata a bella posta: come si può infatti vedere, la furgonetta è adibita a "portabandiera" della "Casa del Caffè" Musetti, la storica torrefazione di Piacenza che esiste fin dal 1934 e che ancora imperversa nella Primogenita & dintorni.
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martedì 19 aprile 2016
lunedì 24 dicembre 2012
Le tregge NO TAV della Valsusa: (6) SMT (Stupefacente Mix di Tregge)
Con le tregge NO TAV della Valsusa eravamo rimasti fermi allo scorso 21 luglio, e nel frattempo di cose ne sono successe, lassù; tra i soliti non-cantieri aperti, altri arresti di militanti e roboanti dichiarazioni di tutto un mix di potenti sui quali, almeno qui, vorrei far calare un silenzio carico di disprezzo. Preferisco lasciar parlare, per quel che attiene a questo blog, le foto di una delle più straordinarie cataste di tregge che mi sia stato dato di vedere, un mucchio selvaggio inestricabile che, ricordo, si trova in un'officina meccanica sulla Statale 25, esattamente a metà strada tra Bussoleno e Susa. Sicuramente uno dei luoghi mitici del Treggia's Blog.
Si parte qui con questa vettura che non saprei bene individuare (e qui, lo dico sin da ora, chiamo a raccolta tutti i collaboratori del blog per un'eventuale mano); tra un cantuccio di una A112 che si intravede, un paio di alberi, una caterva di pneumatici e un cofano smontato giace questa cosa di non pochi anni fa che potrebbe, e ripeto potrebbe, essere una Lancia degli anni '40 o giù di lì.
La difficoltà, lo ricordo, è stata quella di scattare delle foto senza poter entrare nell'officina; quel giorno (il 25 febbraio 2012) era infatti chiusa. Rimarrà probabilmente l'ultimo esempio di contorsionismo & acrobazia effettuato dal sottoscritto, che peraltro granché agile non è mai stato nemmeno a vent'anni e figuriamoci a quasi cinquanta. In questo secondo gruppo si distingue chiaramente il retro di una Lancia 2000 HF rossa, carrozzata Pininfarina. Il resto sono retri di un paio di vetture vecchissime, anch'esse stile anni '30 o '40, più "qualcosa" sotto un telone. Il tutto assolutamente inaccessibile in mezzo alla sterpaglia.
La Lancia HF 2000 Pininfarina si precisa un po' meglio spostandosi verso la fitta rete di recinzione; se ne legge anche la targa TO H69562, che la situa al 1973.
In questa seconda catasta, invece, le tregge si riconoscono con facilità: una Lancia Fulvia berlina e un arrugginito Fiat 1100T a "muso lungo" che deve provenire veramente dal primo dopoguerra o roba del genere.
La medesima inquadratura a campo più lungo, dove si apprezzano meglio la Fulvia e tutto l'insieme, corredato dal classico Apino 50 trasformato in deposito di rottami (chissà come piacerebbe al sindaco di Firenze!)
Non è finita qui con la Valsusa e le sue tregge NOTAV; state pur certi che ci tornerò. Per l'intanto, suggerisco a tutti di godersi appieno queste meraviglie della produzione treggistica valligiana, chissà che non riescano buone anche per bloccare qualche cantiere...
La medesima inquadratura a campo più lungo, dove si apprezzano meglio la Fulvia e tutto l'insieme, corredato dal classico Apino 50 trasformato in deposito di rottami (chissà come piacerebbe al sindaco di Firenze!)
Non è finita qui con la Valsusa e le sue tregge NOTAV; state pur certi che ci tornerò. Per l'intanto, suggerisco a tutti di godersi appieno queste meraviglie della produzione treggistica valligiana, chissà che non riescano buone anche per bloccare qualche cantiere...
sabato 31 marzo 2012
I' furgone d'i'macellajo



L'Antica Macelleria Falorni di Greve in Chianti è un tempio. Chiunque voglia, almeno per una volta nella vita, vedere sul serio che cosa si intenda per bistecca a Firenze e dintorni, deve andare dal Falorni e guardare quel che ha sul bancone, e poi farsene tagliare una anche "media". Un macellaio milanese, con una bistecca "media" del Falorni ci taglierebbe fettine per due giorni e mezzo; oppure, quella che è una "bistecca" per un macellaio napoletano farebbe prendere al Falorni una crisi micidiale di risate convulsive. Unicuique suum; ai milanesi i risotti e gli ossibuchi, a' partenopei la pizza e la pasticceria, ma per le bistecche siete vivamente pregati di lasciare stare i fiorentini e di tenervi le vostre solette da scarpe "ben cotte". Dal Falorni ci sono stato qualche volta, non solo per le bistecche ma anche per i suoi notevoli salumi; oltretutto, si trova proprio in piazza di Greve, e la piazza di Greve meriterebbe comunque una visita anche se non ci fosse il Falorni. Qualche volta; e lasciandoci, questo va detto, delle cifre immonde, da collasso cardiocircolatorio. Però si vive una volta sola, e morire senza avere assaggiato almeno una volta la chianina del Falorni vuol dire non aver vissuto. Purtroppo, in queste mie rade visite all'antica macelleria, non mi ero mai accorto di che razza di furgone fosse dotato quel mirabile esercizio commerciale; e se non me ne sono accorto io, potete star certi che invece se n'è accorto Mark B., il quale mi manda queste foto. Il Falorni, insomma, per trasportare bistecche, presciutti toscani, buristo e quant'altro, si serve di questo Fiat 1100T a Muso Lungo del 1953.

Con questo post, viene uguagliato il record mensile di post (51) che resisteva dall'aprile del 2010. Lunga vita al Treggia's Blog!

Con questo post, viene uguagliato il record mensile di post (51) che resisteva dall'aprile del 2010. Lunga vita al Treggia's Blog!
domenica 26 luglio 2009
Chianti, tregge DOCG (2): La Stella
Dunque, vi siete accomodati a tavola? Ecco, proprio nel portico della cascina dove state per consumare un lauto pranzo o un'ottima cena, vi cade l'occhio, nello spiazzato accanto, su questa cosa: e l'attesa vi si farà dolce, e passerà in un istante. Vi alzerete da tavola per rimirarla, per carezzarla, per concupirla oppure, come ho fatto io, per fotografarla da tutte le angolazioni possibili. La Stella, che i proprietari dell'osteria hanno saggiamente messo in disparte, vicino ai tavoli, come premio per esservi fermati da loro. Se all'ingresso c'era una sua sorella lasciata alle intemperie, qui c'è invece un capolavoro assoluto rimesso in ordine, con il telone e la targa originale. Il più antico automezzo di questo blog, senz'altro; qui siamo in pieni anni '50. Per gli amanti dell'esattezza, si tratta di un Fiat 1100 commerciale del 1955.
Che altro dire? Se avessi potuto, mi sarei fatto dare le chiavi, avrei preso i piatti e il fiasco del vino (sì, perché là il vino lo portano ancora nel fiasco impagliato) e mi sarei messo a mangiare in cabina, sognando di strade polverose, di incroci con carretti a cavallo e, possibilmente, di dare un passaggio ad una piasintëina in gonna svolazzante a fiori rimasta appiedata per una panne alla sua Topolino; poi, come si suol dire, da cosa nasce cosa!
Cos'è il tempo che passa e che, al contempo, si rifiuta di passare? Bella domanda. Una domanda che ha la sua risposta in sensazioni che non sono facilmente esprimibili a parole. Ci proverò con una parola, però; una sola. Quando ci si trova davanti ad una cosa del genere bisogna dare una sbirciata anche al cruscotto, e guardare il quadro della strumentazione. I bottoni, le levette, il tachimetro e l'indicatore del carburante. Ecco, se su quell'indicatore, sotto l'ago, ci trovate scritto combustibile, avete una possibile risposta. Combustibile è una parola che tutti ancora capiscono: non è una parola morta e oramai incomprensibile, come guastada* o drudo**. Eppure, sul cruscotto digitalizzato della vostra macchinina tutta bella nuova, ce la trovereste mai? Ve lo immaginate, col vostro SUV, chiedere al benzinaio di farvi il pieno di combustibile? "Buongiorno, mi mette 30 euro di combustibile"? Ma il tempo e il bello hanno le sue parole, e sono parole antiche. Una parola non è soltanto un suono; ad esempio, è anche un odore. La puzza di combustibile, che era buonissima. Le automobili di ora sono anosmiche; non puzzano più, disperatamente, di nulla.
* caraffa per l'acqua (latino volgare: *gastrata)
** amante, innamorato (dal germanico *traut)
Che altro dire? Se avessi potuto, mi sarei fatto dare le chiavi, avrei preso i piatti e il fiasco del vino (sì, perché là il vino lo portano ancora nel fiasco impagliato) e mi sarei messo a mangiare in cabina, sognando di strade polverose, di incroci con carretti a cavallo e, possibilmente, di dare un passaggio ad una piasintëina in gonna svolazzante a fiori rimasta appiedata per una panne alla sua Topolino; poi, come si suol dire, da cosa nasce cosa!
Cos'è il tempo che passa e che, al contempo, si rifiuta di passare? Bella domanda. Una domanda che ha la sua risposta in sensazioni che non sono facilmente esprimibili a parole. Ci proverò con una parola, però; una sola. Quando ci si trova davanti ad una cosa del genere bisogna dare una sbirciata anche al cruscotto, e guardare il quadro della strumentazione. I bottoni, le levette, il tachimetro e l'indicatore del carburante. Ecco, se su quell'indicatore, sotto l'ago, ci trovate scritto combustibile, avete una possibile risposta. Combustibile è una parola che tutti ancora capiscono: non è una parola morta e oramai incomprensibile, come guastada* o drudo**. Eppure, sul cruscotto digitalizzato della vostra macchinina tutta bella nuova, ce la trovereste mai? Ve lo immaginate, col vostro SUV, chiedere al benzinaio di farvi il pieno di combustibile? "Buongiorno, mi mette 30 euro di combustibile"? Ma il tempo e il bello hanno le sue parole, e sono parole antiche. Una parola non è soltanto un suono; ad esempio, è anche un odore. La puzza di combustibile, che era buonissima. Le automobili di ora sono anosmiche; non puzzano più, disperatamente, di nulla.
* caraffa per l'acqua (latino volgare: *gastrata)
** amante, innamorato (dal germanico *traut)
Chianti, tregge DOCG (1): Il Portadamigiane
Un fine settimana, quest'ultimo di luglio, assolutamente torrido: non solo dal punto di vista climatico (cosa normale in questa stagione), ma anche e soprattutto dal punto di vista treggiajuolo. Oggi ce ne siamo andati nel Chianti (parlo al plurale, perché ero in compagnia di una certa piasintëina che oramai è diventata una presenza familiare in questo blog), terra di buon vino e ancor migliori tregge; cosa che ha una sua logica ben precisa, data la tradizione di trasporti vitivinicoli per plaghe di colline e strade bianche che abbisognano di mezzi robusti e atti a sfidare il tempo; ed anche quando, come in questo caso, il tempo è oramai già stato sfidato, non crediate che tutto finisca da un banale e cupo sfasciacarrozze. Buttereste via, voi, una bottiglia di Chianti del 1890, anche se oramai è imbevibile (e non è detto!)? Bene, questo automezzo è come una bottiglia di quel genere.
Non solo non lo si butta via, ma lo si adopera per ornare un'osteria chiantigiana in piena regola, di quelle sistemate in una vecchia cascina. Nel sole calcinante, riempito di damigiane come deve aver fatto per tutta la sua lunghissima vita, e con il mare di ruggine che ancora però non è riuscito a vincere lo straordinario turchese della sua livrea. Come il vecchio e fedele servitore del Capitan Fracassa, che pur nella miseria conservava tutta la sua dignità d'un tempo e, oserei dire, la sua incrollabile nobiltà rurale. L'osteria accoglie così i suoi ospiti, sistemandoli poi su tavoli ricavati da vecchie macchine per cucire ed in mezzo a attrezzi da lavoro. Come dire: un posto che si presenta così dà già la garanzia che vi si mangia bene. Chiaramente non dovrei far pubblicità, ma qualche indicazione la do al treggista che ama anche mangiare e bere bene: il posto si trova sulla statale n° 2 Cassia, poco prima di San Casciano in direzione Siena. Ora, su, datevi da fare per trovarlo (anche perché, una volta che vi sarete messi a sedere, vi aspetta un'altra delizia)!
Non solo non lo si butta via, ma lo si adopera per ornare un'osteria chiantigiana in piena regola, di quelle sistemate in una vecchia cascina. Nel sole calcinante, riempito di damigiane come deve aver fatto per tutta la sua lunghissima vita, e con il mare di ruggine che ancora però non è riuscito a vincere lo straordinario turchese della sua livrea. Come il vecchio e fedele servitore del Capitan Fracassa, che pur nella miseria conservava tutta la sua dignità d'un tempo e, oserei dire, la sua incrollabile nobiltà rurale. L'osteria accoglie così i suoi ospiti, sistemandoli poi su tavoli ricavati da vecchie macchine per cucire ed in mezzo a attrezzi da lavoro. Come dire: un posto che si presenta così dà già la garanzia che vi si mangia bene. Chiaramente non dovrei far pubblicità, ma qualche indicazione la do al treggista che ama anche mangiare e bere bene: il posto si trova sulla statale n° 2 Cassia, poco prima di San Casciano in direzione Siena. Ora, su, datevi da fare per trovarlo (anche perché, una volta che vi sarete messi a sedere, vi aspetta un'altra delizia)!
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