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giovedì 28 maggio 2026

Quando piccolo era bello

 


L'automezzo che vedete, munito di una regolare targa italiana di stile "arancio-bianconero" rimasto in uso dal 1976 al 1985, è in primis, un'automobile.

Potrà apparire un po' strano che lo specifichi, ma quando si è di fronte a un'automobile del genere, ovvero la Lawil S3 o "Varzina", è necessario farlo. La Lawil Varzina si chiamava così perché concepita e commercializzata dalla Lawil di Varzi (PV), una piccola casa automobilistica fondata nel 1968 dall'imprenditore e politico Carlo Lavezzari  assieme all'imprenditore francese Henri Willame (da cui il nome della casa, acronimo dei due cognomi, LA-WIL).


Siamo qui a Piacenza, città da me spessissimo frequentata fino a non molto tempo fa, e treggiaja talmente notevole da meritarsi una nutrita categoria a sé stante. E' appunto in una calda serata piacentina di due o tre anni fa che mi sono, con mio grande stupore, imbattuto in una superstite Lawil con una targa (di Potenza!) che deve risalire alla fine degli anni '70 (la Lawil Varzina, o S3, cessò di essere prodotta nel 1980). Non ne devono essere rimaste molte in circolazione.

Quando piccolo era bello. Quando non si vedevano in giro mostri dalle dimensioni che, allora, erano riservate a un camion di media stazza. Certamente: inquinavano come le "torri di fumo" del Vecchio e un bambino, che, fra l'altro, pare essere stata ispirata a Francesco Guccini dalla non idilliaca visione delle ciminiere della vecchia centrale ENEL di Piacenza:

La Lawil Varzina non era piccola: era minuscola. Se non ne avete mai vista una coi vostri occhi, l'impressione che fa è veramente quella dell'automobilina a pedali di una vostra lontana infanzia. Invece era un'automobile regolarmente messa in commercio, immatricolata e targata. Una "city car" di quando ancora si diceva "vetturetta da città", inventata dal carrozziere Danilo Scattolini. All'inizio, nel 1971, montava il motore da 125 cc della Vespa. In seguito, il responsabile tecnico della Lawil, Michele Calvi, vi fece montare un BCB da 250 cc che la rese commercializzabile come automobile. La prima versione, quella del 1971, era lunga un metro e settantotto; vale a dire, se mi fossi sdraiato accanto ad essa, la avrei superata in lunghezza e non di poco. La versione definitiva era stata però allungata di "ben" 27 cm, dandole una lunghezza di 2,05 m che me l'avrebbe fatta rimanere irraggiungibile (ma non a un normale giocatore di basket o di pallavolo). E' tuttora la vettura più piccola mai prodotta in Italia; fu commercializzata anche in Francia, dove però era considerata un quadriciclo (o un "quad" come si direbbe oggigiorno). 


Vi entravano, a malapena, due persone di non grossa corporatura, e al massimo vi si potevano sistemare (fra le gambe) due borse di una spesa frugale. Insomma, davvero roba d'altri tempi. Se mai questo blog testimonia il passato con il pretesto delle automobili, ebbene, questo è davvero il passato. 

martedì 19 aprile 2016

Fernando, tre caffé (o-le!). A Gothic novel.



Si domanderanno forse i miei cinque o sei lettori superstiti che diavolo ci faccia la fotografia di una furgonetta Fiat 1100T "Muso lungo" con una palese lampadina a penzoloni (sulla sinistra). Il TB si è fatto forse prendere dalla moda delle installazioni? Niente di tutto questo, por buena suerte. Rispondo svelando subito il mystero: la foto della 1100T è in realta un'autentica gigantografia (occupa tutta una parete!) che fa bella mostra di sé in un bar all'interno del centro commerciale "Gotico" di Piacenza (altresì detto l'Aipercòp, perché se a Piacenza il Vauxhall è diventato il Fàcsal, l'Auchan deve diventare l'Aipercòp per forza di cose). Ammetto di non essere un gran frequentatore di centri commerciali, in ispecial modo la domenica pomeriggio; però devo pure ammettere che quel giorno era proprio domenica pomeriggio e mi trovavo in compagnia della Piasintëina a fare semplicemente un po' di spesa, funzione primaria dei supermercati che sembra essere stata dimenticata in favore del passeggio domenicale delle famigliuole, uole, uole. Fortuna vòlse che m'imbattessi nel tipico finto-caffè-come-una-volta che recava, appunto, la gigantografia dell'automezzo, che per la sua targa (PC 13733) risale a qualcosa dopo il 12 dicembre 1948, e probabilmente ai primi giorni del 1949. Nessun dubbio che l'ambientazione "caffearia" sia studiata a bella posta: come si può infatti vedere, la furgonetta è adibita a "portabandiera" della "Casa del Caffè" Musetti, la storica torrefazione di Piacenza che esiste fin dal 1934 e che ancora imperversa nella Primogenita & dintorni.

lunedì 16 marzo 2015

Transittando per Varzi



Varzi è in provincia di Pavia, e quindi, a rigore, non si dovrebbe parlare di Tregge piacentine. Però si andava a Varzi da Piacenza, e a Piacenza si è tornati; quindi questa squisita treggia pavese viene attribuita a Piacenza un po' arbitrariamente, certo, ma pur sempre con qualche fondamento.


Un Ford Transit delle prime generazioni fa, come dire, sempre notizia. In mancanza di meglio, si può dire che dev'essere di poco posteriore al gennaio 1975; in quarant'anni ne deve aver transittata di gente e di roba, con quel suo bell'arancione sgargiante (e la striscia laterale rossa).


Ancora aveva una linea facilmente riconoscibile come British; è diventato, poi, un furgone pienamente "internazionale". A rigore si tratta di una Seconda Serie (prodotta dal 1965 al 1978); ma pochi sanno che il Transit è in produzione fin dal 1953, cosa che lo rende probabilmente uno degli automezzi attualmente in produzione da più anni. Sessantadue, per la precisione; siamo attualmente alla settima serie.

Aprendo una parentesi, sarà ben difficile vederne in giro qualcuno della Prima Serie, quella del 1953 e successivi. È veramente roba da collezionisti e da autoraduni. Curiosamente, questo simbolo della Ford inglese nacque in Germania; denominato in origine FK 1000 (ove "FK" stava per "Ford Köln", ovvero Ford Colonia), assunse il nome di "Transit" (o meglio, di Taunus Transit) soltanto nel 1961. Qui sotto ne vediamo un modello del 1964:


E che gli si abbina, come canzone, a un furgone prodotto in oltre tre milioni di esemplari, da moltiplicare per chissà quante centinaia di migliaia di chilometri ciascuno? Si potrebbe coprire la distanza da qui a Saturno, mi sa. Ci vuole qualcosa che parla di strada, e per la bisogna ho scelto questo classico pezzo dei Canned Heat che mi sembra ci stia parecchio bene:



martedì 31 dicembre 2013

Ultima piacentina dell'anno



Come ultima piasintëina del 2013, un bell'esempio di "occhio del Treggista" trovato davanti a un bancomat:



L'immatricolazione del candido Maggiolino risale al 1985 (e si tratta quindi di una delle prime targhe bianche piacentine), ma la foggia della vettura riporta a tempi addietro. Interpellato al riguardo, il Bollonet dell'ACI ci dice infatti che la vetturaè stata immatricolata il 1° gennaio 1969 (il "1° gennaio" va presa, ovviamente, come data posticcia).

lunedì 30 dicembre 2013

Dalla Val d'Aveto (2): Foto di famiglia alle Ferriere



Vi ricordate della Val d'Aveto? Se ne era parlato in questo post, delle sue bellezze e delle sue tregge. Da un bar delle Ferriere, uno dei paesi di quella valle di minatori e di emigrazione in Francia (mezza Nogent sur Marne è popolata di minatori delle valli Piacentine), proviene questa curiosa cosa. Quella che sembra una specie di foto di famiglia con automezzi, sistemata in una cornice a vetro all'interno del locale. Il riflesso sul vetro, purtroppo, è inevitabile; ma delle belle cose si vedono lo stesso e, a suo tempo, ho provato a prendere dei particolari ingranditi. Si proceda da sinistra a destra.


Il primo camion a sinistra sembra essere il "medio" per eccellenza della Fiat Veicoli Industriali degli anni '50; perché negli anni '50 siamo, e nei primi. Si riesce a leggere abbastanza agevolmente la targa PC 17904 (o PC 17934?) di questo Fiat 640N che deve risalire ai primi mesi del 1952. Il camion sembra nuovo di pacca, e situare la foto proprio nell'estate del '52 (visto l'abbigliamento leggero dei personaggi) non è di fuori.


La targa anteriore di questa Fiat 500 C (non si riesce a capire se sia o meno una Belvedere, quindi viene registrata secondo il modello-base), che funge da "appoggino" per i due personaggi in posa (sicuramente due persone della famiglia dei gestori del caffè), si legge inequivocabilmente bene: PC 16990. Proviene in pieno dal 1951. Sussistono pochi dubbi sul fatto che sia stata sistemata a bella posta tra i due mezzi pesanti, per fare giustappunto la figura del "topolino".

Il riflesso del vetro copre purtroppo interamente la parte anteriore dell'autocisterna a destra; non c'è stato verso di eliminare l'inconveniente. Resta l'insieme di questa foto che ritengo, comunque, bellissima. E' una foto di lavoro, che ben si addice a quelle plaghe che al lavoro, e quello duro, hanno pagato un prezzo altissimo in emigrazione; e questo post vuole essere anche un mio personale omaggio.

martedì 10 dicembre 2013

Dalla Val d'Aveto (1)



Tra le fortune che comporta averci una "co-Treggista Militante®" piasintëina, c'è anche quella -non indifferente!- di poter visitare estesamente le lande appenniniche che stanno alle spalle dell'estrema città emiliana; in pratica, tutte le valli e le convalli che da Piacenza salgono verso i passi che portano alla Liguria. Si tratta, a mio immodesto parere, di luoghi che sono tra i più belli di questo Paese e che, oltre ad essere stupendi, hanno una storia particolare e dura (tra lavoro in miniera, emigrazione in Francia e lotta partigiana) e sono rimasti pressoché sconosciuti. Uno di questi è la Val d'Aveto, che fu definita "la più bella del mondo" da un visitatore piuttosto notevole: Ernest Hemingway.


Il sottoscritto, naturalmente, non nutre nessunissima ambizione d'essere seppur minimamente paragonato a un simile mostro sacro della letteratura; però neppure Hemingway deve nutrire nessunissima ambizione d'essere paragonato al sottoscritto per quanto riguarda il Treggismo®. Unicuique suum, insomma; e così, mentre io e la Piasintëina percorrevamo le boscose e selvagge plaghe della Val d'Aveto, ecco che presso un pietroso casolare ci siamo imbattuti in questa Alfa Romeo Giulia Nuova Super 1300 che, tanto per ribadire la tendenza de' piacentini a considerarsi milanesi, è targata Milano. Ed è del novembre 1975.


domenica 6 gennaio 2013

2200



Se la famosa matematica non è l'altrettanto famosa opinione, millecento più millecento fa duemiladuecento. E, in queste foto "aeree", che ritraggono un paio di tregge a bordo di camion che, a loro volta, siamo autorizzati a credere gran treggioni anch'essi, questa somma trova perfetta esplicazione. Le foto sono opera di Riccardo, il Minitreggista Piasintëin, gran frequentatore e scrutatore delle campagne e degli sfasciacarrozze delle sue plaghe natìe; in questo caso, appunto, il caso mette a confronto due "1100", una accanto all'altra sistemate ognuna su dei cassoni di camion.

Ma perché due 1100? Presto detto. La prima vettura, quella targata Arezzo (!) e della cui targa si scorge solo la prima cifra che la assegna verosimilmente al 1969, in Italia veniva commercializzata come Innocenti IM3 o I4 (oppure ancora J4), ma ha una storia abbastanza complessa. Si tratta del progetto BMC Ado 16 della British Motor Corporation, di cui si può leggere la complicata storia nel relativo articolo Wikipedia. In pratica si trattava di un progetto per una vettura di "classe media" e di 1100 cc di cilindrata, che coinvolgeva, all'inizio (1962) diversi marchi, uno dei quali -la vettura che vediamo qui, appunto- era commercializzata in Gran Bretagna come Austin 1100.  In GB il progetto ebbe un successo talmente grande che, dal 1964 al 1974, esso fu assunto in Italia dalla Innocenti, casa che aveva uno storico legame con la produzione inglese. La Innocenti fabbricò quindi ben quattro versioni della Ado 16 1100; la particolarità era che, nonostante il nome "ufficiale", nessuno la chiamava mai così. Per tutti (me compreso, che me la ricordo benissimo) era la "Innocenti Austin" o semplicemente la "Austin", senza neanche il 1100 o altre sigle perché di Austin in commercio in Italia non c'era che quella. Naturalmente, la corretta pronuncia óstin era un'affettazione; generalmente era la àustin. Le denominazioni di "IM3", "I4" o "Ado 16" non erano note che agli specialisti e ai concessionari (just out of curiosity, "Ado" stava per "Amalgamated Drawing Office project #16", ovvero "Progetto n° 16 dell'Ufficio Design Unificato"). Insomma, per farla breve, la Millecento inglese unificata.

Il destino l'ha messa accanto, camion-à-camion, con l'italica Fiat 1100 (senza targa) nella sua ultima versione, vale a dire la 1100R del 1967 ("R" stava per "Rinnovata"). Per la Millecento italiana, una storia assai più lunga: la prima vettura ad esser chiamata 1100, infatti, era stata la 508C del 1937 anche la prima vera 1100 era stata quella del 1953. Fu la vettura principe della classe media italiana fino all'avvento della 128.

domenica 9 dicembre 2012

Da Costruttore a Distrutto


E rieccoci al nostro amico Riccardino il Treggista® da Piacenza e dintorni, il quale va per le campagne alla ricerca del più autentico patrimonio treggistico delle sue zone. Stavolta, qui, ci ha scovato questo favoloso treggione industriale, un Fiat 642 in condizioni rugginose alquanto. E qui si apre il problema della datazione; il treggione ha infatti mantenuto la sua targa anteriore, ma anch'essa è nelle condizioni generali di intreggiamento carcassogeno dell'automezzo. Qualcosina, però (oltre all'inequivocabile sigla PC) si riesce a leggere; appartiene alla serie PC 40000. Siamo quindi fra il 1960 e il 1962, e la cosa corrisponde perfettamente con il periodo di produzione del 642, che andò dal 1952 al 1963. Assieme alle "bestiole" (Lupetti, Tigrotti, Cerbiatti, Leoncini...) della OM, il Fiat 642 è stato IL camion degli anni del "boom" economico italiano; si può dire che ha fatto la sua parte non indifferente nel costruire l'Italia. Poiché tutto passa e tutto va, eccolo qui passato con gli anni da Costruttore a Distrutto. Fa pensare a quanti pezzi di storia normale, di tutti i giorni, giacciono nei campi di questo paese...

sabato 1 dicembre 2012

Riccardino Treggista Piacentino e la Guerra Fredda ne' campi



E' tradizione del TB che il primo post di un mese sia dedicato a qualcosa di speciale; e questo primo post di dicembre ci regala qualcosa di veramente speciale. Parola del vostro Treggista Preferito®.

Della macchina che avete appena cominciato a vedere nelle foto si parlerà fra un po'; parliamo prima di chi l'ha mandata. Si chiama Riccardo Nassisi, vale a dire porta il mio stesso nome; segno inequivocabile che l'antico detto Nomen, omen ha una certa qual validità. Lo chiamo "Riccardino" (sorte ineluttabile per chiunque si chiami Riccardo, e ne so qualcosa...) perché ha 16 anni. E' di Podenzano, in provincia di Piacenza, e come attività preferita sembra avere quella di girare per campi e terreni della sua zona alla ricerca di tregge. Come dire: mi ricorda qualcuno. Mi ha scritto, Riccardo, mica mandandomi "qualche foto"; mi ha mandato, praticamente, un archivio intero. Così, con la massima nonchalance e con il piglio del Treggista consumato. Si è accorto, come mi ha detto, che sul TB c'è una sezione dedicata alle "Tregge Piacentine", e ha deciso opportunamente di renderla, in pratica, un blog nel blog. Esattamente come ha fatto Fabrizio con le sue Tregge Genovesi; e, con Fabrizio, Riccardino condivide l'autentica passione per le tregge campestri. Mi fermo qui perché, altrimenti, sospetto che Fabrizio inizierebbe subito le pratiche per adottare Riccardino!

Evito naturalmente ogni considerazione sulle "nuove leve"; ma vista la consistenza e la completezza in ogni particolare delle foto inviatemi da Riccardo, mi sembra di poter tranquillamente affermare che la passione per le vecchie autovetture più o meno scassate sia del tutto transgenerazionale. Ma che dico transgenerazionale: eterna addirittura. E la cosa mi riempie veramente di gioia, soprattutto perché 'sto blogghino che ho tirato fuori dal nulla tre anni e mezzo fa ha contribuito a far venire allo scoperto parecchie passioni che, altrimenti, sarebbero rimaste nel chiuso di quattro mura. Fossero esistite le fotocamere digitali e i blog quando li avevo io, sedici anni...!  Detto questo, non senza un ulteriore ringraziamento a Riccardo, passiamo alla vettura qui illustrata. L'ho scelta di proposito come prima tra quelle inviatemi da Riccardino Treggista Piacentino (che si merita fin da ora l'onore della sigla antonomastica: RTP), perché si tratta di una vettura che non pensavo potesse essere mai reperita in Italia.


Si tratta di una Wartburg 353S Station Wagon. Con il marchio Wartburg venivano prodotte autovetture dall'antica casa produttrice Automobilwerk Eisenach, fondata nel 1898 appunto nella città di Eisenach, in Turingia. Il Wartburg (alla lettera: "Fortezza di Guardia") è il principale monumento architettonico che domina la città; logico che, per delle autovetture prodotte a Eisenach, fosse stato scelto per il loro nome il simbolo stesso del luogo di produzione.


Il Wartburg di Eisenach.

Dopo il 1945, la città di Eisenach e l'intera Turingia vennero però a trovarsi nella Germania Est. Nella DDR, insomma, o Repubblica Democratica Tedesca. Nella Germania comunista, per farla breve. E le automobili Wartburg? Continuarono ad essere prodotte, eccome. In un solo modello che attraversò varie evoluzioni: prima si chiamò 311, poi (a partire dal 1966) 353.


Per i cittadini della DDR, possedere una Wartburg era l'inarrivabile. Era l'autovettura "superiore", riservata alla nomenklatura, ai funzionari della SED, a chiunque ricoprisse una qualche carica, e alla Polizia (che la aveva come autovettura di servizio). Per i cittadini comuni c'era solo la Trabant, la pestilenziale vetturetta col motore a due tempi che era il simbolo automobilistico stesso della DDR. La Wartburg, per dirla con un eufemismo, non si distingueva per estetica; era però una vettura assai solida e affidabile, senza fronzoli, che poteva avere una certa quale attrattiva anche oltrecortina per alcune categorie di automobilisti. Fu così che il sogno proibito di ogni suddito di Ulbricht e di Honecker, fra un barattolo di cetrioli Spreewald e una bottiglia di Vita Cola, fu ad un certo punto cominciato ad esportare.

In Germania Ovest, in primis; ma anche in Gran Bretagna e, udite udite, negli Stati Uniti. In Gran Bretagna, però, se ne vendettero in tutto 550 esemplari, quasi tutti a persone anziane. Negli Stati Uniti non oso immaginare chi abbia deciso di andare in giro per Milwaukee o Phoenix alla guida di un catorcio prodotto nella DDR, ma sicuramente sarà stato qualcuno che voleva estremamente non passare inosservato. Prima delle foto di RTP, però, non sapevo assolutamente che fosse stata importata anche in Italia. E invece sì.


Come si può vedere dalla foto, le Wartburg sono state importate in Italia proprio da una concessionaria piacentina, la Autopilota SRL, che la Piasintëina qui accanto mi garantisce ancora esistente, viva e vegeta. La Autopilota SRL doveva essere specializzata in vetture-simbolo dell'Est Europa, perché nella targhetta compare anche la Zastava jugoslava. Siamo chiaramente negli anni '80, ed è bene risolvere anche il piccolo mistero della scritta sotto la targhetta. Una scritta il cui significato, certamente, avrà incuriosito anche lo stesso Riccardino da Podenzano. 

Si tratta di una dicitura in lingua danese, ove MERE BIL FOR PENGENE! significa "più automobili per i soldi!". E' lo slogan pubblicitario di una catena di vendita interconcessionaria, la "Ok-Bilsalg": in pratica, un sistema di "usato sicuro" di automobili economiche. Che la Wartburg in questione, prima di andare a accatorciarsi in un campo piacentino, sia passata per la Danimarca? Oppure il proprietario vi avrà fatto una girata fin lassù? E chi lo sa. Si sa, però, che il proprietario in questione comprava sì le macchine comuniste dall'Autopilota, ma aveva anche simpatie per le Camicie Verdi padane:


Si capirà quindi adesso, e adeguatamente, perché come primo post per le macchine del Riccardino Piacentino io abbia scelto proprio questa vettura. Ha tutto un mondo dietro, e delle storie che non si possono ovviamente conoscere, ma che si intuiscono del tutto incredibili. L'ho sempre detto: se le tregge potessero parlare, ne avrebbero chissà quante da raccontare. E compito principale del Treggia's Blog è, appunto, quello di farle un po' parlare per quel che si può percepire dalle loro immagini. In questo, ogni Treggista, dai 16 ai 96 anni, è un narratore naturale; e, infatti, da Treggista oramai esperto, Riccardo è andato a fotografare proprio tutti i particolari che "raccontano".

In ultimo, sarà bene far vedere anche com'era "nei suoi panni" un modello di Wartburg 353S SW. Eccone un esemplare circolante con targa polacca:



Germania Est, Polonia; insomma, qui siamo di fronte proprio a un vero e proprio tuffo nel passato storico. La Guerra Fredda nei campi della provincia piacentina. Come restare indifferenti di fronte a tutta questa specie di Good Bye Lenin dal profumo di pissarei e fasö...? La Wartburg SW, proprio questo modello, era tra l'altro usata anche dalla Volkspolizei ("Polizia del Popolo"), i temibili "Vopos" di guardia al muro di Berlino; e forse è meglio non aver tanta "Ostalgie" e pensare ai poveracci che ci hanno rimesso le penne, sparati mentre tentavano di scappare (per cadere dal barbaro comunismo nel meraviglioso capitalismo, eh). Comunque, meglio i campi di Podenzano!

venerdì 20 luglio 2012

Giganti


Gigante...pensaci tu!, diceva la famosa e vecchia pubblicità dove il povero Gio' Condor ci rimetteva sempre le penne; ed infatti, anche stavolta il Gigante ci ha pensato. Ma non  quello della vecchia réclame televisiva, bensì un moderno ipermercato nei dintorni di Piacenza che si chiama per l'appunto così. Nel suo parcheggio sotterraneo c'era questa Fiat 130 coupé targata Cuneo, del 1972. E ci deve aver pensato un Gigante sul serio, perché ditemi voi se, quando andate al vostro supermercato, vi siete mai ritrovati nel parcheggio una vettura del genere.


Tutto sprizza grandezza, qui. Anche la provincia della vettura, perché, come tutti sanno, il Cuneese è detto Provincia Granda. Per una vettura di produzione italiana, le dimensioni della 130 (sia berlina che coupé) erano enormi; spiace che le foto non mettano le mettano in risalto a paragone delle vetture moderne parcheggiate accanto. Un autentico aeroplano, ma il signore che ne curava la fusoliera, pardon, la carrozzeria, e che è giustappunto volato via qualche giorno fa, non era uno qualsiasi:


Insomma, per riassumere: una vettura gigantesca trovata nel supermercato "Il Gigante" e carrozzata da un gigante del design industriale di tutti i tempi. Ci manca solo che nell'autoradio di bordo ci sia una stereocassetta dei Giganti che cantano Mettete dei fiori nei vostri cannoni...



mercoledì 4 aprile 2012

La prova d'amore





Qualche giorno fa, qualcuno se ne ricorderà, avevo annunciato di essere in partenza per Piacenza. Ci mancavo da qualche mese, per motivi non gradevoli; beh, sicuramente esserci potuto tornare è stato una bella cosa, per più di una ragione. A Piacenza, naturalmente, abita la celeberrima Piasintëina; e gli aficionados del TB avranno da tempo capito che con costei ho una liaison che dura oramai da diversi anni. Liaison che ha seguito anche la nascita e l'evoluzione del Treggia's Blog, dato che la suddetta era presente non soltanto il primissimo giorno del blog (il 1° giugno 2009), ma addirittura la sera prima quando ho fotografato la "Numero 1". Oltretutto, è autrice anche di non poche foto; insomma, love me treggingly le potrei dire.

Prova d'amore? La devo un po' spiegare. Chiaramente, tra di noi, le prove d'amore oramai non possono essere nel senso più comune del termine, dato che entrambi abbiamo già passato da un po' l'adolescenza. Lo vedete questo splendido esemplare di Typ 1 piacentino del 1966? Beh, per l'ennesima volta è stato fotografato esattamente davanti casa della Piasintëina, nella solita e quietissima stradina alberata che già ha fornito al blog alcune tregge di notevolissima fattura. A questo punto il sospetto è ben preciso: la Piasintëina, nottetempo, prima che arrivi va a scovarmi le tregge, le preleva e le sistema a dieci metri da casa, perdipiù nella strada dove usualmente parcheggia la sua macchina. Non sarebbe altrimenti possibile che, dopo sette mesi che non mettevo piede a Piacenza, zàc, la prima cosa che faccio è trovare una vettura del genere comodamente piazzata appena scese le (tante) scale di casa. Vi può essere prova d'amore più meravigliosa per un Treggista? Come si suol dire, Iddio li fa e poi li accoppia!

venerdì 23 marzo 2012

In partenza!


Dopo qualcosa come sette mesi, torno a Piacenza per qualche giorno. Di mezzo, come qualcuno sa, c'è stato un certo accidente (in tutti i sensi!) e, in più, la presenza del gatto nero Redelnoir nella sua prima infanzia mi ha sconsigliato di assentarmi. Ora che dall'accidente sembro essermi ripreso (con la doverosa hand on my balls, o mano sobre los cojones che dir si voglia) e che Redelnoir è diventato un gattone pienamente autosufficiente che va e che viene a piacimento suo (nonché indefesso killer di topi, piccioni e merli), si può tornare in riva al Trebbia dalla Piasintëina. Per un fine settimana sarà il Trebbia's Blog, insomma!

Logico che, in questi mesi, le Tregge Piacentine non siano andate avanti. Contando in questi giorni di rimpinguare la categoria, devo però dire che ci ha pensato abbondantemente, in questi ultimi tempi, il buon Mark B. Ne sa una, e anche due, più del diavolo: non solo ha fotografato il machinae omnes di Firenze e della Toscana con migliaia di immagini, ma ha anche degli "agenti" che gli mandano meraviglie dalle loro rispettive città. Piacenza compresa. E, così, negli ultimi due mesi mi sono visto letteralmente sommergere dall'intera storia automobilistica piacentina raccontata per immagini. Anche se in questa foto, dove campeggia l'ingresso di una metropolitana, a Piacenza non siamo di sicuro. Di sicuro c'è però che questa è la targa n° 562 di tutta Piacenza, e che la vettura a cui è applicata è -come recita il pataccone storico- una Fiat 501 del 1923.

La Fiat 501, di derivazione militare e prodotta a partire dal 1918, fu progettata e prodotta in risposta alla famosa Ford modello T, che stava per invadere il mercato europeo. Maggiormente rispondente al gusto italico e del vecchio continente, fu la vettura -come si legge nell'articolo vichipediano- che "evitò agli italiani di rassegnarsi a viaggiare sulla macchina di Ridolini". Ne furono venduti 45.000 esemplari nelle varie versioni, una cifra più che ragguardevole per l'epoca; tra queste versioni si ricorda particolarmente la Torpedo, di cui quello raffigurato è peraltro un esemplare. Una Torpedo rossa e non blu, ma c'è qualcuno che ancora continua a andare a prenderci la sua bella. Pòti pòti!

lunedì 12 marzo 2012

I Cinquini di marzo (2)



E queste sono invece le trovàglie di Mark B., che comprendono anche la vettura qua sopra. A rigore, non sarebbe una semplice "500"; è, invece, una Fiat Abarth 595 del 1964 che viene compresa in questo post per pura comodità (e anche perché, comunque, è una 500). Il tettuccio rosso è un particolare che rende questa vettura davvero unica; si noti l'apertura delle porte ancora controvento.

La più classica delle "prese al volo" (da una moto!) per una "bianca" del 1965.


Altra "bianca" del 1966.







Tutta una serie compresa tra FI 400000 e FI 499999, risalente ovvero al '68 e '69. Tra di esse, una targa sicuramente di grosso interesse (FI 46 43 49), nell'esemplare giallo ocra.






Questa è invece tutta una serie compresa tra FI 500000 e FI 599999, del '70 e '71. Con, naturalmente, una congrua dose di "blu notte" in varie condizioni. Nell'ultima foto della serie un documento eccezionale: l'ombra di Mark B. in motocicletta! Beh, del resto è notorio che noialtri Treggisti agiamo nell'ombra, e spesso addirittura col favore delle tenebre più fitte...







Qui abbiamo invece l'ultimo periodo del Cinquino Fiorentino, tra il '71 e il '74 (scusate, ma indicare l'anno preciso di ognuna mi fa fatica). La FI 719175 sembra presa da un sito: Mark B., a differenza del sottoscritto, reperisce anche immagini di autovetture riprese dalle fonti più svariate (siti internet, libri, riviste, filmati...).


Tra le "aliene" di questa mandata di Mark, ecco una "bianca" modneisa del 1969.


La presente 500 piasintëina del 1970 mi permette di annunciare una gradita novità markbiana: il suo "agente a Piacenza" gli invia infatti regolarmente fotografie prese in quella città, la quale è -come tutti sanno- parte importante del TB per un bel po' di motivi. Anche se non riprese direttamente da me e dalla Piasintëina (con la "P" maiuscola), si tratta comunque di autentiche Tregge Piacentine da inserire nell'apposita categoria (un po' ferma da qualche mese); vedrete in futuro che la cosa riserverà parecchie e graditissime sorprese.




A quanto ne so, invece, queste tre foto sono "markbiane DOC" (nel senso che le ha prese direttamente lui, durante una trasferta patavina -son buoni tutti a dire "padovana"!). A tale riguardo chiedo scusa per la disposizione un po'strana delle prime due: non so come si fa a ruotarle nell'Irfan View. La prima è del luglio 1966 (lo specifico perché singolarmente vicina alla PD 165113 indicata nelle tabelle padovane al 29 luglio di quell'anno); le altre due sono invece del 1970.


La foto non è purtroppo di eccelsa qualità, ma questa "bianca" targata FR 84006 (del 1969) segna l'ingresso della Provincia Ciociara nel TB: finora non erano presenti tregge targate Frosinone!


Per finire, un esemplare da una provincia (o meglio, da una sigla) scomparsa: attualmente la provincia si chiama di Forlì-Cesena, e la sigla è diventata FC; ma prima era soltanto Forlì, e la sigla è rimasta FO fino alla fine delle targhe numeriche progressive. Questa qui è del 1972. Per la cronaca: l'ultima targa FO, ultima in tutti i sensi, è stata FO 909899, emessa il 17 marzo 1994.