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domenica 8 dicembre 2013

Pratologia



In questi ultimi tempi vo un po' più spesso a Prato, e la cosa ha dell'epocale; a lungo mi sono semplicemente rifiutato di metterci piede se non per cause di forza maggiore. Prato, invece, è una città particolare che ha dei motivi per essere meglio conosciuta; non ultimo, devo dirlo, le sue tregge. Anche perché le tregge presenti a Prato sono, per forza di cose, tutte targate Firenze (qualcuna anche Pistoia, ma vabbè) essendo antecedenti al "famoso" 16 aprile 1993, quando fu istituita la "provincia di Prào" agognata da circa 278 anni e alla quale i praèsi hanno dedicato persino un vialone, quello che unisce Montemurlo alla provincia dello Shenyang, o Iolo alle fertili vallate del Guangzhou, o roba del genere. Risultato di tutto questo, è che Prato proprio non la so girare. E' appiccicata a Firenze senza soluzione di continuità (dato che è una sua popolosa frazione industriale), ma mi ci perdo ogni volta che ci vo. Questo anche per il tipico odio che il comune di Prato ha nei confronti delle targhe stradali: può capitare di percorrere chilometri lungo un viale senza sapere che si tratta del viale de' Cenci Macerati o di via Nicodemo Pinzauti 1887-1956, inventore della moderna macerazione de' cenci. Al momento di queste foto notturne, scattate con lo smartòfono perché la Codacchina era scarica, mi trovavo infatti a vagare a ora tarda per qualche landa desolata nei dintorni -credo- di Grignano.



Il 2013 era cominciato come "anno delle 128", ma la cosa si era arenata ben presto; sul cacar de' polli, rieccone una e di che fattura, pur essendo di "ultima generazione" (vale a dire quella che va dal 1976 al 1983). Si tratta di un esemplare immatricolato il 30 novembre 1977, che presenta una targa che dichiaro particolare motu proprio.


A parte la targa, c'è da dire che questa vettura è una testimone quasi impareggiabile dell'anima praèse. Poteva un praèse contentàssi d'una centoventotto normale? Impossibile; la doveva pratesizzare. Missione compiuta, con la fanaleria anteriore, l'impataccatura rigorosa e, particolare decisivo, il "128" sul cofano anteriore, un capolavoro di Prato's Art:


Assieme agli altri adesivi e decalcomanie, una di quelle cosine che non sfugge all'occhio allenato e che farebbe dire immediatamente: Questo qui viene da Prào, anche se lo si incrociasse tra Stavanger e Capo Nord. Un paradigma della Pratologia, insomma. Mi scuseranno naturalmente gli amici treggisti pratesi, i quali sanno benissimo che senza prendere Prato per il culo non sarei fiorentino; del resto, accetterei di buon grado che un bel blog treggistico pratese prendesse per il culo i fiorentini, sta nella rerum natura. Resta questa mitica 128 alla quale, purtroppo, lo smartòfono e l'ora buja non hanno reso completa giustizia.

domenica 28 aprile 2013

Homemade Sportcar: Il paraurti e il gap generazionale


L'Annus Centumvigintioctanus prosegue imperterrito, anche se stavolta si deve ricorrere a Mark B. e alla sua fotocamera sempre calda. Stavolta, l'amico e collaboratore del TB è riuscito a "captare" una 128 di prima serie in una configurazione simpaticamente insolita, che si potrebbe definire "sportiva fatta in casa" per questo esemplare aretino del 1971.

Eppure, l'aria "sportiva" non ha davvero nulla da invidiare ai modelli "Sport", "Rally" eccetera; ma, se guardate bene la foto, vi accorgerete che la "sportività" del modello è stata ottenuta nient'altro che appiccicando un paio di adesivi (tra cui quello dell' "Olio Fiat", chissà perché ma il riferimento all'olio era pressoché obbligatorio...) e, soprattutto, levando il paraurti.

Qui bisognerebbe aprire una parentesi interessante. L'eliminazione del paraurti come "caratteristica sportiva" ha, a mio parere, una valenza sociologica; il paraurti è, infatti, visto come caratteristica borghese, "familiare", da capofamiglia che cerca di proteggere il sòlido bene dalle insidie del mondo esterno. Togliendolo, si espone l'autovettura da un lato ai pericoli che negano la tranquillità borghese e, dall'altro, si dà alla vettura un aspetto maggiormente aggressivo, quasi di sfida. Negli anni '70, quindi, non era raro vedere tranquille vetture di famiglia che, passando dalle mani del babbo a quelle del "figlio ribelle" neopatentato venivano private dei paraurti e dei copricerchioni, per sottolineare il salto generazionale. Con pochi semplici ritocchi una macchina cambiava pelle; e qui ne abbiamo un esempio veramente tipico.

martedì 15 gennaio 2013

La pizzaiuola pistojese





L'altra sera me n'ero andato a mangiare una pizza, e per le pizze non ho che l'imbarazzo della scelta, a portata di piede. Una pizzeria, intanto, ce l'ho immediatamente sopra casa mia (abito in un sottosuolo con tanto di cortile & gatti); un'altra ce l'ho a cento metri da casa. Venerdì scorso ero andato a quest'ultima, un simpatico posto con ben due pizzaiuoli al posto di uno (sono fratelli) e dove bisogna fare gli autocamerieri (nel senso che la tavola bisogna apparecchiarsela da sé); però la pizza è ottima e non costa una mazza, cosa che in questi tempi di crisi ha la sua grande attrattiva. Insomma, tutta roba di quartiere. Storie di periferia.

L'Isolotto, però, è un quartiere treggistico di prim'ordine; anche per questo, mi sarebbe impossibile separarmene (pur non essendoci nato, mi considero ormai un Isolottino "DOC"); e venerdì sera me lo ha confermato nel modo più clamoroso. Ero uscito cinque minuti dalla pizzeria per fumarmi un sigaro, quand'ecco che, come una visione, mi si para davanti la vettura che vedete nelle foto. Ancora una Centoventotto, sì. Lo si potrebbe già chiamare l' Annus Centumvigintioctanus, questo 2013; quando dico che "non passa giorno", ora potete constatare che non così tanto per dire.




Eh sì. Ancora una 128 di prima generazione, ma stavolta con la sua targa originale (del 1972 e non del '71 come avevo ipotizzato in un primo momento); subito ribattezzata, in onore alle circostanze della sua trovaglia, la Pizzaiuola Pistojese. Mai vista prima nel quartiere, e parcheggiata bel bella dall'altro lato della strada, davanti all'ingresso del campo sportivo i berci provenienti dal quale mi svegliano regolarmente alle sette e mezzo la domenica mattina. Data l'ora e la strada completamente deserta, si sarebbe potuto ipotizzare che anche il pistojese titolare dell'avita vettura fosse in pizzeria; ma ci eravamo soltanto io e la Piasintëina (che, oramai, non si stupisce più dei miei bofonchi trogloditici quando vedo una treggia). Chissà che ci faceva lì, a quell'ora; ma l'importante è che qualcosa ci stessi a fare io!


Più anni '70 di questa 128, sinceramente, non si può. Non soltanto il tipico colorino da Centoventotto di famiglia, il famoso verde acqua del tutto simile a quello di parecchi prodotti per la pulizia del bagno (che, chissà perché, non sono mai marroni...) per cui è detto a volte "verde WC-Net". E, poi, le cacate del più classico dei piccioni diarroici (in un primo momento le avevo prese per sbollature di ruggine; qualche sbollatura, però, c'è comunque). Poteva per caso mancare il portabagagli sul tetto? Quando mio padre comprò la 128 Special, nel '74 (targa: FI 750688), la prima cosa che fece fu di piazzarci sopra il portabagagli dell'850 Special (targa: FI 449929), che era stata passata a mio fratello allora neopatentato. Non so perché, ma anche il particolare dei fazzoletti di carta sembra dirmi qualcosa. Il legame indissolubile tra la treggia e il pacchetto di fazzolettini è antico; in macchina servono a ogni cosa (da pulirsi il naso a pulire i vetri quando si appannano, dato che se aspetti lo sbrinatore fai in tempo a andare a sbattere contro il padre di tutti i platani). Insomma, qualcosa calata dalle viscere del tempo, e che si è materializzata di fronte al "Pizza Mania" (si chiama così, e gli faccio anche un po' di pubblicità: si trova in via Pio Fedi, traversa tra via dell'Argingrosso e il viale Canova. E il fatto che la via accanto a dove abita il qui presente, noto ateo mangiadèi, si chiami "Pio Fedi" è abbastanza singolare, quasi una nemesi).  

lunedì 14 gennaio 2013

Quindici secondi di felicità




Il 2011 è stato l'anno delle Lance Fulvie berline; il 2013 sembra essere cominciato sotto l'egida della 128. Rimasta a lungo in ombra a Firenze, in questo inverno ha deciso di "sbocciare" come un bucaneve; non passa giorno che non ne incontri una. Come se, all'improvviso, le superstiti 128 rimaste a Firenze si fossero date convegno dopo essersi fatte negare a lungo. Misteri del Treggismo Militante® e del Dio de' Bivi, senz'altro; e, infatti, questo è proprio un bivio in piena regola, e dei più trafficati di Firenze. Sito nientepopodimeno che su una linea di confine comunale; ma la vettura si trova interamente sul "lato Firenze".

Questa non è soltanto un'autentica 128 di prima generazione, e pure di quel colore "ocra Fiat" che a me è sempre piaciuto da morire; ha anche un'altra caratteristica, bella e simpatica, di cui andrò a parlare fra un istante. Prima ci son da dire due cose. La prima è che le foto sopra, seppur scattate pirsonalmente di persona dal sottoscritto, sono dovute al ritorno in grande stile di una delle figure mitiche del TB: parlo della Dora. La quale si trovava casualmente assieme al di lei findanzato, alla Piasintëina ed al sottoscritto per un semplice caffè al bar dell'angolo (dopo lunga ricerca perché era una domenica pomeriggio, e i caffè la domenica pomeriggio bisogna guadagnarseli). E' stata proprio la Dora, a un certo punto, ad accorgersi della merveille che stava sopraggiungendo, e a berciarmelo addosso; al che mi sono, con notevole sprezzo del pericolo, precipitato in mezzo all'incrocio. La seconda cosa è che la 128, ayayày, è ritargata. Reinmatriculación, seppure piuttosto antica (la targa è del 1979). Essendo palesemente una 128 di prima generazione, si deve però tornare indietro ai primi anni '70 o, forse, addirittura alla fine degli anni '60 (si ricordi che fu lanciata sul mercato, con diciotto morti e ventidue feriti notevole successo, nel maggio 1969). Unico cruccio per una trovaglia sesquipedale: avesse avuto pure la targa originale... (chissà di dove).

Ma parliamo ora della sua caratteristica più notevole, che mi fa amare oltremodo questa vettura. Chissà, forse i lettori e le lettrici del TB avranno notato che il vs. Treggista Preferito®, sotto una dura scorza di anarchicaccio, mangiapreti e senzadio, nemico giurato de' matrimoni e dell'istituzione della famiglia, avanzo di questura e quant'altro, è fondamentalmente un sentimentale, e tale rimane. Se non fossi un sentimentale di tre cotte, del resto, il Treggia's Blog non esisterebbe. Ora, vedere a bordo di una 128 che potrebbe avere una quarantina d'anni buoni una famigliuola di ventenni con una bimba piccola (e deliziosa) mi ha, non lo nego affatto, commosso. Sicuramente hanno meno anni anche della targa della macchina su cui erano, belli allegri, a bordo. Invece della macchinina fighetta acquistata svenandosi di debiti, preferiscono girare sulla Centoventotto passata loro, chissà, dal babbo o dal nonno. Straordinari. Applausi. Treggisti Preferiti ad honorem, bambina compresa!

Anche per questo, stavolta, non le la sono sentita di "oscurarli". Se per caso, girando per la grande Rete, trovassero 'sta cosa e si riconoscessero assieme alla loro macchina, non mi denuncino o mi chiedano di togliere il post e le foto, perché sono un tributo di amore autentico, a loro, alla 128 ocra, a questo mondaccio cane e a una vita stracàgna che però, a un incrocio qualsiasi una domenica qualsiasi, riserva ancora un'immagine che corrisponde a quindici secondi di felicità, o perlomeno alla sua percezione. Questo e null'altro.

giovedì 10 gennaio 2013

Santa fonte de' Centoventotti




Eh sì, cari i miei indefessi fautori del Treggia's Blog: il 2013 è ufficialmente dichiarato l'anno delle ripetizioni. Non perché andiate male a squola scola scuola, ma perché le care, vecchie treggione continuano a farsi vedere e rivedere, e a volte nei posti più impensabili. Ve la ricordate questa? No? Vi rinfrescherò la memoria. E' stata la prima 128 "personale" in assoluto a comparire sul TB, il 29 dicembre 2010: oltre due anni fa, quindi. "Personale" significa che, fino ad allora, mi lamentavo periodicamente sul blog per non aver mai beccato una 128 a Firenze e dintorni con le mie sante manine, e mi dovevo contentare di quelle che mi mandava Fabrizio da Genova (Genova, detta anche "Centoventozia", sembra amare particolarmente la vettura-simbolo dell'italiano medio anni '70; ma era, va detto, una macchina per parecchi versi straordinaria). Da allora, invece, tutto è cambiato.

Rieccola, ma prima di dirvi dove e quando, una precisazione. Era stata beccata altre volte, anche se non da me personalmente; da una certa "coppietta" che si è fatta notare qui dentro per una delle più belle "tregge ne' campi", la Prinz tra gli ulivi coi sassi sopra che per mesi è stata anche nel "logo" del TB. Nello scorso mese di settembre, come ogni anno, si è svolto in Fontesanta, sulle colline sopra Bagno a Ripoli, il raduno Partigiano che commemora que' vecchi ragazzi che combatterono tant'anni fa per un mondo un po' meno di merda di questo (ciao, Sugo!); c'era il sottoscritto, c'era la Piasintëina e c'era anche l' "absonderliches Pärchen" di cui sopra. Tutti quanti, compresa, nel modo più incredibile che si possa immaginare, la 128 di cui sopra.

Perché dico "incredibile"? Non tanto per il fatto in sé, visto che le Tregge sono notoriamente immortali e, quindi, passibili d'essere viste e riviste all'infinito. Incredibile soprattutto per la strada di Fontesanta. Bisogna ricordare che, qui, si ha a che fare con una vettura di quarant'anni (1973 esatto) che vediamo tranquillamente parcheggiata su una stradina di campagna in prossimità di un bosco; ma, per arrivare a quel bosco, c'è da fare una strada che te la raccomando. Io stesso ci ho rimesso la marmitta, una volta; una cosa da tregenda, manutenzione zero e ogni anno è sempre peggio. Una vera prova speciale da rally, insomma, e nemmeno cortissima perché prima d'arrivare in Fontesanta c'è da salire un bel po'. E questa qui, a quarant'anni, si è fatta quella strada tranquilla tranquilla, parcheggiandosi poi come se niente fosse. Uno si chiede: e c'era forse bisogno dei SUV al mondo?

Donne, 'e c'è l'ortolano!





La Fiat 128 Special verde, per me, è una specie di tuffo al cuore. Il perché l'ho raccontato in un altro post dedicatole specificamente (che è pure tra i dieci più letti del TB); solo che quella 128 Special veniva da Genova e non era stata fotografata da me. Questa qua, invece, è la prima che vedo di persona da quando ho iniziato il blog, e non importa se è a due invece che a quattro porte e se ha già la targa "aranciobianconera" (che ci sta veramente malissimo) del 1976. E' lei insomma, e in una forma del tutto particolare.

Donne, 'e c'è l'ortolano! Eh, le care, vecchie consegne a domicilio del negoziante! Per l'appunto, però, la via dove ho beccato al mattino presto la 128 Special è rimasta una via di botteghe; tra le quali, appunto, l'ortolano. E' parcheggiata proprio davanti, in evidente attesa che l'ortolano ci salti sopra e cominci le consegne della frutta e della verdura. E la cosa appare ancor più chiara dalla foto che segue:


Eccoci qua; cassetta di banane in primo piano e, dietro, insalata e pomodori. Peccato che mi fossi fermato in una posizione pressoché criminale e che abbia avuto pochissimo tempo per ritrarre la vettura; se avessi potuto riprendere tutto il bendiddìo che c'era a bordo, la 128 Special del '76 sarebbe immediatamente divenuta un'icona del movimento Vegan. Una verdurina su quattro ruote. L'emblema della salute motorizzata. Il vessillo della freschezza.

martedì 18 settembre 2012

Carrelba '12 (13) - La ferrarese del Pradarighetto




Per l'amico Fabrizio di Genova le 128 sono all'ordine del giorno; Genova, come si sa, è una vera e propria Centoventòzia. Per me, invece, le 128 sono sempre una gran bella trovaglia; e, quest'estate, l'Elba ha voluto regalarmene una davvero speciale. E' la prima 128 di prima generazione che inserisco di persona sul TB e, comunque sia, penso che si tratti comunque di una cosa non propriamente comune data l'oramai remota antichità di tale autovettura. Eccovi dunque questa "ferrarese" del 1970.




Ora, naturalmente, bisognerebbe riuscire almeno un po' a sapere che diavolo ci faccia una 128 del 1970, targata Ferrara, nelle campagne di Marina di Campo (ed un posto che si chiama "Campo", comunque, ha buone probabilità di avere discreti pezzi di campagna). Più esattamente, siamo in un luogo detto il Pradarighetto, vale a dire il "Prato di Arrighetto" (all'Elba sarebbe più facile trovare un vichingo con le corna che qualcuno che pronunci una doppia "r"); si chiama così da sempre, persino la mia bisnonna Dini Giuseppa (nata nel 1888 e morta nel 1968) lo chiamava così e se ne evince che l'Arrighetto che aveva il prato in quel posto sia campato qualche secolo fa; e così sia. Ci passo però spesso quando sono a Campo, dal Pradarighetto, perché è una delle famose scorciatoie che tagliano verso casa mia. Solo che è una stradina che parcheggiarci una macchina è, come dire, un po' problematico; buon per il ferrarese che vi è riuscito, e soprattutto buon per me che ci sono passato al momento giusto. Perché questa macchina, in cinquant'anni di Marina di Campo, proprio non ce la avevo mai vista e significa quindi che è venuta davvero da Ferrara o dintorni per approdare in un posto poco conosciuto persino dagli indigeni. Misteri e meraviglie del Treggismo Militante®, e uno dei più classici interventi del Dio de' Bivi!

lunedì 30 gennaio 2012

Sarà un caso?




Le previsioni del tempo per i prossimi giorni sono agghiaccianti, in ogni senso: neve e temperature che arriveranno, sembra, a oltre dieci sottozero. Colpa della solita ondata di gelo siberiano, che se in Siberia si facessero un po' di cazzi loro e si tenessero il loro diàccio polare senza spedirlo nel bacino del Mediterraneo, sarebbe parecchio meglio, accidenti a loro e alle siberiane delle loro mamme. Tutto questo dopo che, qualche pomeriggio fa, questo inverno davvero gelido ha voluto regalare il classico anticipo di primavera, con una giornata in cui il termometro è salito a diciotto gradi. Non sembrava quasi vero.

Sarà un caso, ma le tregge rispuntano subito fuori coi primissimi tepori, anche con quelli -purtroppo- ingannevoli. Me lo aspettavo, e zàc: ed è stato uno zàc di quelli particolarmente graditi, visto che c'è di mezzo una Fiat 128. Qui non siamo a Genova, autentica Centoventozia dove questa vettura è ancora comunissima; a Firenze ne sono rimaste poche in giro, ed essendo stato un centoventottaro di antica data me ne dispiaccio assai. Il fatto, poi, di averne beccata una (del 1972) condotta da un ragazzo decisamente giovanissimo, ha aumentato il piacere: evidentemente, c'è in giro qualche giòvine Treggista che s'irride allegramente delle finte "Mini" modaiole, delle false "Beetle" da fighettume e delle orribili e perniciose Smart, e preferisce portare in giro la ragazzina su una 128 di quarant'anni fa. E fa parecchio bene. Ai suoi coetanei con le macchinine moderne del cavolo non capiterà mai che un tizio si sbracci in mezzo di strada, lo fermi e si metta a fotografare la sua autovettura con palese delizia sensoriale (sí, perché questa è anche il primo placcaggio del 2012).

La cosa dev'essere risultata gradita anche al gentilissimo ragazzo, che si è messo letteralmente in posa sfoderando il sorriso dei suoi vent'anni; e non me la sono sentita, stavolta, di operare il consueto camuffamento ai fini della privacy. Sarebbe stato come cancellare la targa. Presumendo che il giovanotto non stesse recandosi a compiere alcunché di male, lo lascio lì a bordo della sua 128 verde che mi ricorda esattamente quando vent'anni, e anche un 128 uguale alla sua, ce li avevo io. Mi perdonerà, se si vede in questo blog, di avercelo infilato senza chiedergli alcuna autorizzazione.

venerdì 28 ottobre 2011

Nel paese di Centoventozia





Mentre a Firenze sembra essere parecchio arduo trovare in giro una superstite Fiat 128 (a dire il vero ne avrei trovata un'altra, che vedo praticamente ogni giorno; però si trova in uno spazio chiuso guardato a vista da due "besti" decisamente poco rassicuranti), Genova si rivela il vero e unico paradiso della più tipica vettura piccoloborghese degli anni '70. Il paese di Centoventozia, giustappunto; e Fabrizio continua a imperversare, trovandone un po' dovunque nella sua città e provocandomi crisi d'invidia insormontabili. Qui ci troviamo ad esempio di fronte ad un esemplare perfetto: di prima generazione (è del 1972), verdeacqua e con una gomma a terra (una caratteristica quasi costante delle vecchie 128, tanto da aver fatto pensare a qualcuno di girare un film dell'orrore, Non gonfiate quella gomma). Tanto, prima o poi, mi piglierò appositamente quattro o cinque giorni da passare a Genova per girarmela tutta quanta alla ricerca di tregge, ammesso e non concesso che non siano già state fotografate tutte da Fabrizio :-)

lunedì 19 settembre 2011

Genuenses Centoventottae (2)




Qui, invece, il gioco si fa duro e Genova cala un asso. Una 128 di prima generazione è una gran cosa da vedere (e il qui presente Treggista non ne ha finora mai viste in giro a Firenze), e questa sicuramente lo è. Siamo nel 1973, periodo in cui questa vettura era il sogno e l'aspirazione dell'italiano medio che ancora si barcamenava con le utilitarie in vista della prima, vera crisi petrolifera (quella dell'austerity e del terrificante aumento della benzina a 130 lire il litro, chissà se qualcuno se ne ricorda...)

Genuenses Centoventottae (1)


Mentre a Firenze sembra oramai piuttosto raro incontrare una 128, a Genova l'amico Fabrizio ne trova a bizzeffe. Chissà, forse il genovese -data la sua ben nota fama, giusta o leggendaria che sia- non si priva facilmente di un automezzo che si è dimostrato affidabile, o forse la 128, con le sue famose "dimensioni medie", si adattava particolarmente bene alla conformazione del territorio genovese. Fatto sta che, se uno vuole vedere 128 in tutte le salse, mi sa che deve andare a Genova e dintorni. Qui ne abbiamo una di "ultima generazione", una Special verde del 1977.

sabato 20 agosto 2011

Heri dicebamus



Veramente non è poi così tanto heri; facciamo pure heri l'altro e anche qualcosina di più. Nulla da fare: quest'estate treggistica è andata così. Non che non abbia seguitato a fotografare (e a farmi sfuggire fior di tregge, compresa ieri -questo sí, proprio ieri- una 1100 del '54 o '55 che mi è sfilata sotto il naso sul vial dei Colli); gli è che si è -come prevedibile- manifestata una crisi piuttosto profonda negli inserimenti, dovuta al non saper letteralmente più cosa scrivere di non banale e standardizzato; e, per chi mi conosce almeno un po', sa che per me questa è una piccola tragedia. Avessi voluto fare un semplice blog fotografico sarebbe stato tutto più semplice; ma quello che veramente "fa" il TB non sono soltanto le fotografie.

Però, in frangenti del genere, bisogna provarci; anché perché mi arrivano mail, come ad esempio dall'amico Fabrizio di Genova (ma anche da altri) che manifestano del dispiacere. Un blog non è un album privato che si tiene in un cassetto; un blog è esporsi e manifestarsi, sia pure attraverso la particolare formula dell'Asocial Network. Quindi, come dicebamus heri, sarà bene sputarsi sulle manone e darsi da fare. Give yourself to do, for the misery!, come sentii dire parecchi anni fa ad una ragazza italiana su un doubledecker londinese ad un coetaneo britannico che la guardava non capendo ovviamente nulla nell'idiomatismo italiano reso alla lettera in inglese dalla fanciulla. Poi, siccome stavo ridendo fino alle lacrime, mi toccò spiegare il tutto in francese alla mia fidanzata di allora, che era di Charleville-Mézières.

Tutta questa gran po' po' d'introduzione è servita senz'altro a riempire questo "post di rientro"; rischia però di mettere in ombra quest'assai luminosa Fiat 128 familiare del 1977 per la quale, all'inizio di quest'estate, ho addirittura fermato il conducente in mezzo di strada. Ha l'importante funzione di rimettermi sulla strada del Treggia's Blog, e non è poco.

martedì 25 gennaio 2011

Ancora Centoventotte genovesi


L'intenzione originale era quella di fare un unico post con tre centoventotte genovesi reperite dall'amico Fabrizio; una, però (quella del post precedente) mi suscitava troppi ricordi per confonderla con le altre. Rimedio immediatamente, inserendo le altre due; genovesi sì in quanto fotografate a Genova, ma entrambe con targa piemontese.

Si comincia con l' "Astigiana" di seconda generazione: risale, come la "Special", al 1974. In quell'anno, nel magico mondo delle Centoventotte, il "modello base" (la berlina di II generazione) conviveva con la "Special" dotata di migliorie estetiche e tecniche (compresi i mitici fanalini per la retromarcia, una cosa che letteralmente mi affascinava); il motore era però lo stesso.



Stesso modello questo sopra, ma di diverso colore e risalente al novembre 1975. Dotato di una delle più tipiche "targhe parlanti" (le targhe parlanti sono quelle la cui sigla unita alla prima lettera e al primo numero formano delle parole esistenti: TONO, che peraltro fu seguita dalla mitica TOPO).

128, Genova e ricordi



Questa è per me una giornata decisamente...speciale, e non credo ci sia modo migliore per inaugurarla di una Fiat 128 Special del 1974.

Mi è...venuto in soccorso l'amico Fabrizio di Genova, spedendomi, tra decine di altre autovetture da lui fotografate a Genova e che, ve lo garantisco, vedrete tutte, questa autovettura che ha per me una caratteristica saliente e indimenticabile: è assolutamente identica, anche nel colore, alla 128 special di mio padre, anch'essa del 1974 e targata FI 750688. L'unica differenza è, appunto, la targa; e sospetto che non sia stato un caso che poi, nella mia vita, con Genova io abbia avuto discretamente tanto a che fare, e che tuttora mi senta legatissimo a quella città.

Quella macchina, poi, ha una storia abbastanza speciale come il suo nome; ve la voglio raccontare per sommi capi. Prima di tutto è la prima macchina di cui mi ricordo l'odore da nuova. Quando mio padre comprò, nel 1968, l'850 Special targata FI 449929 ero troppo piccolo (5 anni) per fissare certe sensazioni olfattive, che formano a mio parere una parte importante e dimenticata della vita di ognuno. Anche perché non possono mai essere registrate, al pari di quelle tattili e a differenza di quelle visive e uditive. Ogni cosa ha però un suo odore; e quello, da nuova, della 128 Special ce l'ho letteralmente ancora nelle narici (il che non è poi vero: ce l'ho, fissato, in qualche parte del cervello dal quale non si è cancellato). Pochissimi mesi dopo, un vicino di casa acquistò una 128 Special totalmente uguale; e poiché ci mettevo spesso piede (suo figlio era mio coetaneo e veniva assieme a me a fare ginnastica correttiva alla vecchia palestra "Pastorini" di via Faenza, e suo padre ci accompagnava), posso assicurare che l'odore di quella vettura, pure nuova, era diverso. Probabilmente la vettura assorbiva gli odori di casa, delle persone, delle cose.

Passarono gli anni, e arrivai al fatidico diciottesimo compleanno, nel 1981. Prendere la patente non fu una cosa semplice. Guidare sapevo già, più o meno; ma il problema era la teoria. Proprio i quizzini non mi volevano entrare in testa. Bocciai due volte all'esame di teoria prima di riuscire a cavarmela per il rotto della cuffia e grazie all'aiutino spontaneo di un ragazzo che era con me a scuola guida, bravissimo, e a cui avevo promesso una gentile scarica di legnate se non si fosse messo accanto a me durante l'esame; poi, finalmente, ci fu l'esame di pratica. Ma ancora oggi ricordo con terrore i complicatissimi incroci del manualetto, l'avvisatore acustico e le situazioni inverosimili proposte in quel libriccino (ma in trent'anni di guida me ne sono capitate di ben più inverosimili). Finalmente presa l'agognata patente, la 128 Special sarebbe dovuta essere la mia prima macchina; mio padre me lo aveva promesso ma la cosa andò diversamente.

Per prima cosa, gli capitò sotto mano un'occasione: una Fiat 127 amaranto usata, venduta a pochi soldi e in condizioni perfettamente pietose per fungere da prima macchina di un neopatentato. Quella, targata FI 901008, è stata la mia prima macchina. Esordì in questo modo singolare: la avevo da pochi giorni, ed era parcheggiata davanti a casa. Proprio accanto c'era una delle ennesime buche fiorentine, per dei lavori dell'acquedotto o del gas; insomma, per farla breve, uscii di casa bel bello e mi ritrovai la macchina a buco pillònzi dentro la buca. Una mammina in 126, mentre passava col pargoletto, si era chinata per raccogliere non si sa cosa buttato in terra dal bambino, aveva perso il controllo della macchina e aveva preso in pieno la mia, parcheggiata, spedendola dentro la buca. Quando si dice del famoso esordio col botto! Mettiamola così: per fortuna nessuno si fece male.

Mio padre continuava a andare con la sua 128 Special e, nel 1986, arrivò finalmente il momento in cui mio padre si decise a comprarsi la macchina nuova (una Fiat Uno targata FI F42828); arrivava dunque il momento in cui mi sarei impossessato della 128. Era una cosa particolare: guidare finalmente quella macchina di cui mi ricordavo l'odore da nuova. Non lo aveva ovviamente più, e con me (che già fumavo come una ciminiera) lo avrebbe cambiato definitivamente. Però successe un'altra cosa, proprio mentre mio padre aspettava la consegna della Uno. Si dovette recare all'Elba con mia madre. Cosa normalissima, ma che andò a finire in un modo che poteva risultare tragico.

Di solito è il figlio che sfascia la macchina del padre; io sono stato un figlio la cui macchina, seppure "promessa" (o "in pectore") è stata sfasciata dal padre. Sulla via del ritorno dall'Elba, a Colle Val d'Elsa, mio padre prese decisamente male una curva e si arrovesciò in una scarpata con una notevole buona stella e con la prontezza di riflessi di spengere il motore mentre la povera 128 Special si garibardava. Non si fecero un graffio, a parte lo spavento; segno anche che, con tutto quel che se ne può dire, la 128 non era fatta poi così malaccio. Arrivarono l'ambulanza, i carabinieri e, dulcis in fundo, il carrattrezzi dell'officina di tali Fratelli Irrequieto a portarsi via il relitto; e immaginatevi voi, dopo un capitombolo del genere, vedersi pure arrivare i fratelli Irrequieto. E così, ohimé, niente 128 Special. Non ebbi modo di vederla un'ultima volta: la portarono direttamente allo sfasciacarrozze.

lunedì 17 gennaio 2011

S'era nascosta in Umbria


Ecco dove s'era nascosta, the Oldest One. Quella che cercavo da sempre, la 128 fiorentina di primissimo modello, e questa lo è di sicuro: è del 1969. Si era nascosta in Umbria, esattamente vicino a San Giustino (e, quindi, comunque vicinissima alla Toscana: Sansepolcro è a un passo). Me ne ha data notizia un nuovo amico, Mark B., che non ha mancato fortunatamente di fotografarla; e me la miro, e me la rimiro con qualcosa di simile alla voluttà. Specialmente in questo periodo che, come in ogni inverno, è piuttosto parco di tregge reperite in prima persona, diventare una sorta di "punto di riferimento" per gli appassionati mi fa un piacere che è abbastanza facile immaginare; specialmente quando qualcuno, come Mark, spunta fuori e, zàc!, ti manda una vettura cercata davvero a lungo e mai trovata. Chissà se anche a Firenze ne esiste ancora qualcun'altra (e mi ricordo, tempo fa nell'era a.T.B. -ante Treggiarum Bloggum-, di averne vista una verde oliva, sempre con targa FI 48...); gli occhi sono sempe aperti e vigili, ma nel frattempo molti altri li tengono aperti. E questa è una bella, una bellissima cosa.

mercoledì 29 dicembre 2010

In su i' cacar de' polli


La colorita espressione fiorentina in su i' cacar de' polli, evidente calco da analoghe espressioni anglotedesche come on poultry's shitting o bei Hühnerscheißen, indica qualcosa che si fa o che accade all'ultima ora; la sua corretta pronuncia, tra l'altro, porrebbe al forestiero soverchie difficoltà: ["in'su "ikka'χar "de'φolli]. È ben nota l'abitudine degli abitatori de' pollai di dedicarsi alla sana evacuazione quotidiana poco prima del tramonto; poi, secondo i ritmi naturali, tutti a dormire (ovvero a letto con le galline, abitudine condivisa peraltro dal premier Silvio Berlusconi e dal suo entourage). Insomma, tutta questa popo' d'introduzione linguistico-avicola perché, a due giorni dalla fine del 2010, ho finalmente trovato la mia prima Fiat 128 "personale".


Era diventata, in effetti, una delle principali barzellette del TB, oramai gràvido di centoventotti, ma tutti procurati dai collaboratori sparsi per il Vítelíú; la sera di questo 29 dicembre, invece, il destino ha voluto farmi un regalo, e in una lunga strada che si sta rivelando sempre più una miniera di Tregge (ivi compresa quella che è probabilmente la principale Treggia Perduta del blog; ma ne parleremo un'altra volta. Mi sono poi consolato ampiamente trovandovi la DeLorean). Nel TB il destino si chiama usualmente Dio dei Bivi; lavora sempre a pieno ritmo, e nel farmi trovare la mia prima 128 (rossa scorticata, di 2a serie del 1973) me ne ha fatta trovare una, decisamente rara, a due porte:



(NB: Come sempre in questi casi, specifico che la vettura si trova regolarmente e legalmente parcheggiata su uno spazio disabili, essendo munita dell'apposito contrassegno personale).

Insomma, non sto neanche a dirvi l'emozione e la gioja per l'avvenuta cancellazione di cotal cruccio che m'attanagliava; a tale riguardo, debbo dar conto anche di una piccola crisi di sindrome del Treggista (che non sarà mai di moda come quella di Stendhal, e sulla quale non faranno mai un film con Asia Argento - al massimo massimo con Topolino Amaranto). Tale sindrome colpisce il Treggista quando avvista una Treggia parcheggiata, particolarmente se a lungo desiderata. Nel pur breve intervallo che intercorre tra la percezione, l'inchiodata (con i relativi inviti a recarsi colà dove il sole non batte, da parte dell'automobilista che segue) e un parcheggiaccio alla bell'e meglio con le doppie frecce, il Treggista teme che la Treggia avvistata scompaia. Che il proprietario, in quel breve periodo, arrivi, metta in moto e se ne vada lasciando il Treggista col suo berrettone di lana blé e la Kodak, e con uno stato d'animo che viaggia nella terra di nessuno tra la desolazione e il mòccolo più cruento. Fortunatamente non è stato il caso di stasera, ma posso assicurare che m'è successo non poche volte. Scampato pericolo; la sindrome stavolta l'ha pigliato nel boccino, ed ecco quindi altre foto della 128 a du' porte rossa scartavetrata: