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venerdì 7 marzo 2014

L'Avviluppata


Se vedete qualcuno che si aggira per i campi munito di macchina fotografica, non abbiate timore: ci sono ottime probabilità che possa essere un Treggista Militante®. Costui (o costei, anche se per ora -purtroppo!- contiamo su scarse "quote rosa") è un grande amante della campagna; essa, infatti, nasconde ne' suoi angoli più riposti un intero patrimonio di tregge, sovente ridotte a carcasse conquistate da Madre Natura o da Padre Ciarpame. Così dev'essere andata a uno dei Militanti Storici® del TB, vale a dire Simone il Caporniano; aggirandosi pe' fatti suoi tra le vicine campagne sulla Via Cassia, nel comune di San Casciano in Val di Pesa presso il Bargino (località che, pare, prende davvero il nome da un "Bar Gino" che vi si trovava in tempi antichi; primo e forse unico esempio al mondo di un'intera frazione che prende nome dal suo bar!), è stato infatti attirato da un "qualcosa" che s'intravedeva avviluppato in mezzo a un oceano di sterpaglie.


Il Treggista Militante®, quale Simone il Caporniano è senz'altro, è dotato di un occhio infallibile coniugato con un intuito formidabile. Ci aveva visto giusto: l'Avviluppata, infatti, era la carcassa di una Fiat 850 che non dev'essere lì da un paio di giorni. E dello stesso colore beige chiaro che aveva anche l'850 Special di mio padre (targata FI 449929); guardando queste foto, insomma, mi viene una specie di tuffo al "quore". L'Avviluppata conferma quanto vado dicendo da almeno un paio di secoli: le carcasse campagnole fanno oramai parte integrante del paesaggio e non c'è "ecologia" che tenga. Guai a rimuoverle in nome di presunti "smaltimenti" del cavolo! Sarebbe come, che so io, portar via la salma congelata di un alpinista morto sull'Everest nel 1904. Quello è il suo luogo, quello che il destino ha scelto.

domenica 14 luglio 2013

La catasta



La foto sopra, i cui credits vi appaiono inclusi, potrebbe essere presa a simbolo della sorte toccata a migliaia di automezzi durante l'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966. Cataste. Cataste inestricabili di macchine accartocciate, schiacciate le une sulle altre e lordate di fango e nafta. Cataste che sfidavano, una volta defluite le acque, la legge di gravità. Cataste che, in alcune strade strettissime del centro, arrivavano ai primi piani come l'acqua dell'Arno poche ore prime.

Nella catasta si riconoscono, da destra: una Fiat 1100 familiare (FI 263701) del 1964 ; una Fiat 850 a cavalcioni di qualcosa e con targa illeggibile; una Fiat 600 su un fianco, anch'essa con targa illeggibile e schiacciata da un camion rovesciato (FI 174293) del 1962, il quale, sia pure in un modo un po' particolare e tragico, manda avanti la "Saga del 17". All'estrema sinistra, quasi a puntellare tutta la catasta, il retro di una 500.

lunedì 2 aprile 2012

Le tregge di Amici Miei (4): La crocifissione del Melandri


Una delle scene immortali non soltanto dell'Atto II, ma dell'intera saga di Amici Miei, è senz'altro la crocifissione del Melandri. L'architetto interpretato da Gastone Moschin, preso da crisi mistica per amore della bella, prosperosa e superbigotta Noemi (interpretata da una giovane Domiziana Giordano), stavolta fa nientepopodimeno che il Gesù Cristo in una rievocazione pasquale che, senz'altro, fa il verso a quella, famosissima, che si svolge il venerdì santo a Grassina. Al termine della scena, quando scoppia la furibonda procella e il martoriato Melandri viene lasciato in croce (cadendovi con una musata clamorosa) con la Noemi/Maddalena, gli altri scappano precipitosamente; ed è qui che la scena ci interessa anche dal punto di vista squisitamente treggistico. Gli altri amici suoi, infatti, se la telano a bordo di una Fiat 1100 di cui si legge perfettamente la targa. Il fermo immagine, stavolta, è stato effettuato direttamente da Mark B.: anche nel Treggia's Blog si sta formando una combriccola di amici nostri, oserei dire!


Come si può vedere, la 1100 utilizzata da Tognazzi, Noiret, Montagnani e Adolfo Celi per il fugone è targata FI 251717 (il che ne fa una protagonista anche della nostra "saga del 17", qui ce ne sono addirittura due!) ed è del 1964; nella scena deve far figura di vettura seminuova, dato che si svolge necessariamente prima dell'alluvione del 4 novembre 1966. E non è tutto: nella scena si vedono chiaramente anche due Fiat 850, una beige di lato in primo piano e l'altra, grigia, oltre la 1100. Di quest'ultima si intravede la targa, che ad un ingradimento del fermo immagine potrebbe essere AQ 51184 (sarebbe, in questo caso, del 1968 e rappresenterebbe quindi un anacronismo cinematografico). Ma non si vede sufficientemente bene, e quindi non si può essere del tutto certi di avere scovato un blooper.

giovedì 8 marzo 2012

Io l'Otto e cinquanta




Io l'Otto e cinquanta non sono soltanto fotografie. L'Otto e cinquanta io l'ho mandata, tant'anni fa, e prima ancora ci sono salito sopra che la guidava i' mi' babbo, e poi ancora i' mi' fratello prima che si comprasse una Centoventisette che ci aveva la targa quasi uguale a questa. Ché mi ricordo d'ogni cosa, dell'Otto e cinquanta; il rumore che faceva all'avviamento; lo zìììììììììììì di quando si metteva la manciandrèo; e l'odore della benzina bruciata che sortiva fuori dalle grigilie del vano motore, che a me mi garbava tanto e a volte ci andavo apposta a annusàllo:


Io l'Otto e cinquanta che i bagali pe' andà all'Elba si mettevano davanti, e non di drèo, perché di drèo c'era appunto il motore. L'Otto e cinquanta special, come questa, ma di un colore diverso e la targa FI 449929, fotografàlla ora ma ora 'un si pòle più perché gli è sulla Luna delle macchine sai da quanto. Io l'Otto e cinquanta che quando ne vedo una, e se ne vedono poche poche ancora, mi fermerei anche nel deserto del Kalahari o sulla Skeleton Coast. E ancora a riguardàlla, a rimiràlla, a tornare indietro di una vita. E' dello stesso anno, il Sessantotto, anche se è stata ritargata verso la fine del '75. Io l'Otto e cinquanta, se potessi andarci verso il tramonto almeno per un'ultima volta prima di...



giovedì 13 ottobre 2011

Mark Special


La Fiat 850 Special fa parte, per me, delle "auto di famiglia"; si capirà quindi facilmente l'emozione che provo nel vederne una superstite. Era beige (di quel beige "smunto Fiat" che andava parecchio negli anni '60), targata FI 449929 e risaliva quindi al 1968; questa qui, fattami pervenire da Mark B., ha invece quasi 100.000 numeri di targa in più e risale al 1970. Con un altro di quei tipici colorini Fiat che sanno tanto di indicibili pene di corpo, verrebbe la voglia di dire; ma sono pur sempre segni dell'epoca...

martedì 15 marzo 2011

Paperino e la 850


E continuiamo, ma sì, a parlare di Otto e Cinquanta!

Viene presentata nel maggio del 1964; non so se ancora s'era nel famoso boom, io non avevo compiuto nemmeno un anno (e immaginatevi pure il vostro Treggista Preferito® nel box...), e mio padre se la comprò subito. Disgraziatissima: le voces familiae dicono che la bisarca che la trasportava alla concessionaria ebbe un incidente, e fatto sta che quella vettura (targata FI 26 e qualcosa: avercela ora sottomano...) di magagne ne ebbe parecchie. Era esattamente del colore di questa qua sotto, trovata in quel di Genova dal nostro impareggiabile Fabrizio:



A dire il vero, questa è del 1968 ed è una Special; ma poco importa. Torniamo al 1964, perché il lancio della 850 fu accompagnato da una storia un po' particolare. Storia in tutti i sensi: vuoi far comprare la macchina al babbo? E allora agisci sul bambino. Fu così che la Fiat, oltre alle normali pubblicità a stampa e radiotelevisive, decise di commissionare alla Disney Productions (in Italia allora esclusiva della Mondadori) un'intera storia a fumetti: "Paperino e la 850".


Fu una cosa dal piglio faraonico: venne pubblicata in ben 10 episodi sul Topolino, dal numero 455 al 464. Poiché il 1964 era anche un anno olimpico, le Olimpiadi di Tokyo furono prese come base. Zio Paperone ordina a Paperino e Qui, Quo e Qua di portare a Tokyo un super-super-gas che dovrà alimentare la fiaccola olimpica; per il lunghissimo e avventuroso viaggio viene consegnata ai paperi, indovinate cosa? Una Fiat 850 rossa. Disegnata da Giovan Battista Carpi (considerato il miglior disegnatore della Disney dopo il grande Carl Barks), la storia si snoda attaverso America, Lapponia, Europa ed Africa, tra le insidie perpetrate dalla perfida Daniela Santanchè Maga Magò e dalla Banda Tremonti Bassotti; per fortuna ci pensano il Mago Merlino e, soprattutto, la Fiat 850 a trarre d'impaccio Paperino e i nipotini!

martedì 15 dicembre 2009

Ora e sempre, Resistenza!





Nota Preliminare. Nelle foto, come potete vedere, ci sono dei "buchi neri".Questo perché sono state scattate con tutti gli occupanti a bordo della vettura, e tra gli occupanti c'era anche una bambina; con rammarico, quindi, perché erano delle bellissime facce di una nonna e di una nipotina (e anche del nonno, all'esterno), ho deciso in questo caso di rispettare un minimo di "privacy", soprattutto perché c'era una ragazzina di mezzo. In alcuni casi è bene osservare un minimo di prudenza e di "gnegnero", come si dice a Firenze.

Un'altra lacuna colmata, finalmente. Anche la Fiat 850, e nella sua versione più antica, fa da oggi parte del TB; e c'è voluto, anche in questo caso, un autentico inseguimento. Me la sono ritrovata davanti mentre tornavo a casa, e non ci ho pensato neanche un momento: ho deviato, andando da tutt'altra parte rispetto a casa mia, e profittando di un provvidenziale semaforo rosso sono sceso dalla macchina e ho chiesto al conducente, del tutto trafelato e con parole mezze sconnesse, se potevo fare qualche fotografia. Il proprietario, un simpaticissimo signore anziano con la moglie e la nipotina a bordo, si è addirittura fermato, tutto contento; e ha tenuto a dirmi che la sua 850, del 1965, non si era mai piantata nemmeno una volta in tutta la sua vita. "E ancora continua a andare come una scheggia!"

L'inseguimento, fedelmente documentato.

Un'altra vecchia treggia che resiste, insomma. E non soltanto al tempo e all'usura: resiste a una marea di cose, in questi tempi grami. Resiste con il sorriso e con la gentilezza del suo anziano conducente che non ha paura di un energumeno che lo ferma in mezzo di strada, ma anzi gli facilita il compito con la massima naturalezza. Resiste con il suo sberleffo alla paura. Resiste con la faccina della bimba che guarda incuriosita e meravigliata, non senza chiedermi: senti, ma la coda di cavallo te la ha fatta la tua fidanzata? Resiste nell'essere oggetto di attenzione in mezzo allo standard. Da qui il titolo del post, perché la Resistenza è ovunque. Tutto, anche una Fiat 850 beige del 1965, la può affermare e mettere sotto gli occhi.

Resiste anche perché, nonostante sia il "modello base" e non la "Special", è praticamente identica, anche nel colore, alla vecchia otteccinquanta di mio padre, sebbene fosse un po' più nuova di questa (targa: FI 449929). Un tuffo al cuore, quando l'ho vista. Mi è sembrato di vederlo ancora alla guida. E la cosa si è ripetuta qualche giorno dopo, mentre imboccavo la superstrada Firenze-Pisa-Livorno alla guida di un'autoambulanza: un'altra 850 beige, stavolta targata FI 39 e qualcosa, che purtroppo non ho potuto fotografare. Inseguirla su una quattro corsie non sarebbe stato fattibile, ed eccola quindi nel novero delle tregge perdute. Pazienza. Resterà questa, ed è già gran cosa. Resterà con le sue facce che ho dovuto oscurare per la privacy, ma che non si oscureranno mai dalla mia mente.