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sabato 14 luglio 2012

Le sgiur de gluàr



Oggi è il 26 messidoro dell'anno 220, alias 14 luglio 2012, e la Fràns festeggia la distruzione di una vecchia fortezza dov'erano rinchiusi sei o sette disgraziati. Non sto qui a far grandi disquisizioni su quei lontani eventi, cui comunque tutti quanti, in questo mondo, continuiamo a dovere qualcosa; per il resto ognuno, ovviamente, la pensi come vuole. Del resto, il TB (al pari degli altri blog dell'Asocial Network) reca in bella mostra il calendario sanculotto, coi suoi bellissimi nomi dei mesi, e qualcosa vorrà pur dire; alla Francia, dove ho vissuto per un po', alla sua lingua e alla sua cultura resterò legato per sempre. Logico che, in questo giorno, le dedichi questa bella e francesisssima Citroën Dyane del dipartimento della Senna Marittima (76), presa al volo mentre tornavo a casa in un caldo pomeriggio estivo. Nulla di che, sia ben chiaro; ma mi dico sempre che queste macchinette a prima vista "insignificanti" sono la vera anima del TB, gli indistruttibili catorcibus che continuano imperterriti a sfrecciare in mezzo ai mostri standardizzati di questo rio tempo. Insomma, è possibile che i nostri amici intercettati sui Viali se ne siano venuti a Firenze dalla Senna Marittima a bordo di una Dyane con qualche decennio sul groppone, e su questo aspetto non metterò mai abbastanza l'accento (aspèèèèèèètto!). Un vero e proprio jour de gloire per un'utilitaria arrivata dalle sponde antlantiche.

venerdì 9 marzo 2012

Go, Dyane, go!




Che la vada, questa Citroën Dyane 8 del 1984, non c'è alcun dubbio; fa parte di una "colonia" di tregge goriziane a Firenze che si sta facendo inaspettatamente non dico nutrita, ma ben visibile. La cosa è abbastanza sorprendente, se si pensa sia alla lontananza da Firenze di quelle lontane plaghe di confine, sia al fatto che la provincia di Gorizia/Gorica si è fermata con la numerazione, il 1° giugno 1994, a GO 234950. Sarà forse per il ben noto amore de' fiorentini pel gioco del bigliardo (e quindi per la goriziana), che ha dato al mondo un campione indimenticabile come lo Scuro da Peretola? Chi lo sa; fatto sta che la nostra Go, Dyane, go sembra godere di ottima salute e perfetta efficienza dalle parti del Rio Freddo.

domenica 15 gennaio 2012

A caccia di Dyane





Andando a caccia di tregge, con un facile gioco di parole si può ben dire che si è cacciata una Dyane. Ci mancano soltanto le Diana blé che fumavo fino a non molto tempo fa, mentre ora sono passato ai sigari "Che" (notizia assolutamente fondamentale, mi direte). Beh, comunque la vada, la qui presente Citroën Dyane che è stata cacciata con profitto è di quelle davvero serie, ancora con targa quadrata: ovviamente è del 1974, e se dico ovviamente gli appassionatissimi che seguono il TB non avranno bisogno di spiegazioni. Ancora una volta siamo in quel dell'Isolotto, a due passi da casa mia: ultimamente "sta buttando bene". O, forse, è perché ricominciando a cercare tregge sono partito dalle strade vicine, che è peraltro una prassi che raccomando a ogni aspirante treggista che si appresta a dedicarsi a questa particolare attività. Le strade del proprio quartiere sono miniere di tregge, basta percorrerle con attenzione!

giovedì 1 settembre 2011

Sfizzera? No, Pescia! (1)




Non si sa chi sia stato il primo ad avere avuto la pensata di paragonare la zona collinare e montana dietro la città di Pescia alla Svizzera; ritengo altamente scorretta la cosa, perché quel che c'è passata la città dei fiori (e del calciatore Pazzini) è molto più bello di tutta la Confederazione Elvetica. Ma vo' mètte'...?!? Un incanto senza fine. Fatto sta, che quella zona è nota da un bel po' di tempo come Svizzera Pesciatina; ma ritengo che, casomai, si dovrebbe parlare, lassù fra i cantoni, di Pescia Elvetica. Non per sminuire troppo le bellezze sfìzzere, che ben conosco; però dalle parti di Pescia c'è il non trascurabile vantaggio di non avere tra i coglioni banche (a parte qualche filiale della Cassa di Risparmio), orologi e, soprattutto, gli svizzeri. Niente cioccolato e formaggio? Pazienza, le specialità locali sono migliori e più variate. Quanto agli orologi, non servono a niente; lassù si è davvero fuori dal tempo e non occorre misurarlo.

La Svizzera Pesciatina l'ho conosciuta non molto tempo fa grazie, manco a dirlo, a un trasporto in ambulanza. Un'anziana signora doveva essere dimessa da Careggi e trasportata in quello che veniva presentato da Europ Assistance come un posto da lupi vicino a Pescia. Quando mi è stato detto il nome del paesino, mi è venuto immediatamente da pensare che si trattava di un posto assai tranquillo, chiamandosi San Quirico in Valleriana. D'accordo, c'è la doppia elle, però l'assonanza con la valeriana era troppo palese...


San Quirico in Valleriana.

Questa è un immagine del paesino, e ditemi voi se in Sfìzzera avete mai visto qualcosa del genere. Mi spiace, ma pur credendo fermamente che nostra patria è il mondo intero e nostra legge è la libertà, sono al contempo un ultranazionalista toscano. E pure i nomi sono decisamente più belli di Grossglöckner e Jungfrau. Jungfrau vuol dire "Madonna"; fossi Maria Vergine, avrei qualche problema nel sentirmi chiamare come un caporalmaggiore delle SS.

Passata Pescia, in effetti si entra in una stradina da ululati (ululì, ululà, come in Frankenstein Junior); quella prima volta, farsela con la 43 (vale a dire un'ambulanza Mercedes lunga sei metri e convenientemente larga) non è stata cosa da ragazzi. Peu importe; è stato amore a prima vista. Ivi compreso dover lasciare il mastodonte nella piazzettina del parcheggio, prima del paese, e procedere a rimettere a casa la signora a zampettoni, facendosi viuzze e scalette con la sedia da trasporto. Una faticata spaventosa, ma ne valeva la pena; accompagnava l'anziana una simpaticissima badante rumena di mezz'età, vagamente sorpresa che l'autista parlasse decentemente bene il rumeno. L'autista, invece, ragionava sul fatto che, nel 2011, una rumena fosse capitata a San Quirico in Valleriana; davvero il mondo è cambiato.

Inutile dire che mi ero subito ripromesso di portarci la Piasintëina, da quelle parti; il fatto gli è che, quando m'innamoro di un posto, lo devo condividere con chi amo. Non c'è nulla da fare. Non posso tenermelo "tutto per me". Venne il mese d'agosto, e approfittando di qualche giorno di pseudoferie, almeno per me, a San Quirico e nella Svizzera Pesciatina ci siamo tornati. Va da sé che, in mezzo alle bellezze paesaggistiche, l'occhiolino del Treggista stesse dimolto attento; quei posti là sono di per sé posti da tregge, e infatti l'aspettativa non è andata per nulla delusa. A cominciare dall'inizio; questa verdeggiante Citroën Dyane 6 del 1977 (toh..) si trova infatti proprio all'inizio del paese, dove qualche mese prima avevo lasciato l'ambulanza. Ci avrò mica lasciato uno zinzino di DNA...?

giovedì 17 marzo 2011

Un regalino da Mark B.


Un "regalino" da Mark B., questa Citroën Dyane del 1979. Doppiamente gradito, senza che magari neppure lo sappia. Sicuramente per il "FI A0", ma anche per l'adesivo dell'Isola d'Elba che la vettura ostenta come parte integrante; questo propio a pochi giorni una una mia puntata elbana (durante la quale spero ovviamente di...aumentare un po' la categoria delle tregge elbane, ferma oramai da mesi)!

lunedì 10 gennaio 2011

Milano rossa!





D'accordo, il trend del TB per il 2011 sembra essere questo: ovunque spinga i suoi orizzonti, non c'è versi d'avere una macchina targata Firenze nemmeno a pagarla oro, e neppure a Firenze e dintorni. Dove del resto siamo, sempre a cura degli inestinguibili Caporniani nella terza e ultima parte del loro più recente contributo. E stavolta tocca a Milano.

Certo che intitolare un post Milano rossa!, sia pure riferito a una Citroën Dyane 6 del 1981, suona attualmente un po' démodé, visto l'andazzo e i chiardiluna che stiamo vivendo. Ma, d'altronde, tutto questo blog è démodé per definizione, e quindi anche nei titoli. Sulla vettura, non molto da dire: è tenuta a regola d'arte, è rossa e ha una targa che, dopo accurate riflessioni, ho deciso di considerare particolare e di inserire nell'apposita categoria.

martedì 28 settembre 2010

Cella & dintorni (1)




Qualche treggia reperita in tempi diversi nella stessa strada la trasforma in mito; due tregge reperite a pochi metri di distanza, praticamente in contemporanea e dello stesso anno (il 1978), la trasformano in epopea. E una vera e propria epopea ha sperimentato qualche settimana fa un trafficato vialone piacentino, via Cella, dove mi sono chissà perché ritrovato a passare, e dove il videofonino della piasintëina ha lavorato a meraviglia data l'allora momentanea indisponibilità della Codacchina d'ordinanza.

Si comincia con questa Citroën Dyane 6 che è stata protagonista del primo incontro ravvicinato del Treggia's Tipo avvenuto con un normale automobilista piacentino. A Firenze, oramai, la popolazione si è abituata ad uno strano tipo che fotografa vecchie automobili in qualsiasi strada gli capiti a tiro; a Piacenza, invece, la cosa riserva ancora stupore. Tant'è vero che il signore cui mi sono avvicinato per fotografargli la Dyane ha avuto, all'inizio, un momento di Ma cuss'è che gh'al völ 'sto pirla...? Poi, però, il ghiaccio si è rotto e il signore in questione è addirittura sceso dalla macchina che stava già manovrando per sortire dal parcheggio (e che gli ho bloccato con berci assai poco padani) e ha cominciato a raccontarmi tutto della sua amata (a Firenze, di solito, cercano di vendermela su due piedi).

domenica 13 giugno 2010

Lady Dyane Vitello




Ancora una pausa nel TB, e stavolta me ne devo un po' scusare; se prima ci sono state le ferie, ora c'è il bieco ritorno dalle ferie. Le prime afe, la voglia di non fare niente...insomma tutto congiura contro. Ma si riprenderà il ritmo. Tant'è che qualcuno, in questi giorni, si sarà chiesto chi diavolo sia la Lady Dyane Vitello di questo post; per la Lady Dyane tutto ok, visto che di una Citroën Dyane si tratta evidentemente...ma il Vitello?

Presto detto. Questa deliziosa treggia mi proviene da un caro amico, il "cantautore alla bona" comico-satirico Lello Vitello. Avendo di recente traslocato, ed avendomi qualche sera fa invitato alla prima cena nella sua nuova casa (e sia ben chiaro che io preferisco sempre le prime cene alle ultime, non avendo nessuna vocazione o intenzione di redimere il mondo e neppure di farmi baciare a tradimento da un bischero qualsiasi di commensale), non ha mancato -da vero amico fraterno qual è- di segnalarmi una bella treggia che aveva notato parcheggiata appena fuori casa. Detto, fatto!

mercoledì 10 febbraio 2010

La Pavesina




Beh, bisogna tornare sulla terra dopo la meraviglia delle meraviglie di ieri; quella, oramai, è consegnata definitivamente alla storia del Treggia's Blog e vi resterà. Per tornare alle (amatissime) tregge quotidiane, scelgo questa Dyane fotografata qualche sera fa sotto il nevischio; è anche un omaggio al neolinkato (e neolinkante) blog dell'amico labronico Sassicaia Molotov, Il Tafferuglio Interiore, che proprio in questi giorni ha pubblicato un bel post treggistico (con la speranza che non sia l'ultimo, e anche che, abitando a Livorno, cerchi di ritrovarmi un'Arna targata LI 34... che vedevo sempre in giro quando abitavo da quelle parti: gliene sarei davvero grato!).

Nei commenti a detto post, a cura di Jesup, c'è un riferimento alla Dyane: da qui ho pensato che vederne immediatamente una ancora all'opera, che vive & lotta insieme a noi, non sarebbe stato male; anche perché la sera che l'ho fotografata ho rischiato seriamente una polmonite, uscendo solo col pile di servizio dalla macchina riscaldatissima e gettandomi nelle intemperie. Davvero un invernaccio malefico, questo; e autovetture come queste, con venticinque o trent'anni sul groppone, lo sfidano ancora senza problemi. Mi garberebbe, se sarò ancora vivo, vedere quanti suvvini ci saranno ancora in giro tra un egual numero d'anni.

Mi piace qui riportare le parole esatte dal commento di Jesup: "Ci metterei anche il Dyane. Auto che avevano comunque comodità e di mantenimento ti costavano poco più di un motorino. Anche perchè quando si fermavano almeno sapevi dove erano le candele, ora con sta cazzo di elettronica, ci vuole un ingegnere per rimetterle a posto!" Parole da sottoscrivere interamente, parole da Treggista.

venerdì 18 dicembre 2009

L'Elba come Volontà e Rappresentazione





Nel mese di dicembre, praticamente tutti gli anni, vado all'Elba con un qualche pretesto. Tipo andare a pigliare mia zia e portarla a Firenze, ma non capisco. Dipendesse da me, io andrei all'Elba in ottobre e ci passerei tutto l'inverno, che inverno non è. Tanto andrà a finire che, fra non moltissimi anni, pianterò ogni cosa (a parte un mio certo amore piasintëin) e sullo Scoglio andrò a terminare la mia vita in culo a ogni cosa. Per l'intanto, ecco l'isola d'Elba nella sua veste autentica. Dicembre, venti gradi, maniche di camicia, Fetovaia deserta e treggia targata lontanamente Varese. Quando, probabilmente, Varese voleva dire Piero Chiara, Luino, il Balordo e fughe, e non Leghe di merda e razzismi d'accatto.

Fetovaia. Barbatoia. L'ambulanza che si vede la guidavo io, ché la zia ha bisogno di comodità, data la sua età non verde. Un giorno e mezzo, e sole, e vento, e odori. Non avete nemmeno l'idea di che cosa sia l'Elba in questa stagione, a parte poche persone. Soli. Si piglia l'ambulanza per un breve giro, e il Dio dei Venti (che all'Elba sostituisce il Dio dei Bivi) ti mette davanti la Citroën Dyane d'ordinanza. In una posizione che il Dio normale, quello dell'onnipotenza del cazzo, neanche si sognerebbe. Clic, clic. Un giorno e mezzo così, ecco. Se potessi, t'avrei dal fondo sradicata e gettata seimila miglia ancor più al largo; ti ho nel cuore, con le tue forme, isola. Pot pot. La Dyane. Quonne tonat Leucesie prai tet tremonti. Caffè nel freddo polare. La vita. Dort wird es enden. Fetovaia. Il mare senza fine; gradualmente mi stempererò nel sole alla guida lenta e modulata d'una nuvola salmastra.