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lunedì 16 marzo 2015

La Dolly



Di fronte alla Dolly, non vale nessuna distinzione di targhe nere, targhe bianche, targhe blé o targhe a pallini: si fotografa, e basta. Sugli abbinamenti cromatici delle Dédeuches di ogni epoca ci si potrebbe scrivere un libro, ma confesso che l'accostamento tra il grigio e il rosso mi è sempre piaciuto parecchio (senza per questo nutrire nessun particolare attaccamento alla squadra della Cremonese). Siamo qui, oltretutto, in una delle più belle e, forse, anche più antiche viuzze dell'Oltrarno: via Ardiglione. Ma perché proprio Dolly? Ce lo dice la vettura stessa:


Ignoro francamente se si tratti proprio di uno specifico sottomodello, oppure se il proprietario o la proprietaria abbia voluto paragonare la sua Duhavalli (difussa anche la variante Du' Lalli) alla famosa e tipica pupa del saloon dei film western ("Dolly la Rossa") -ritenendo altamente improbabile che abbia pensato all'altrettanto celebre pecora clonata. Fatto sta, va detto, che il nome "Dolly" le sta particolarmente bene. Come tutti sanno, io sono assolutamente favorevole a dare un nome alle macchine: in famiglia mia c'è stata, ad esempio, la Poldina (la Simca 1000 di mio zio Dino) e l'indimenticabile Agedabia della zia Egle, ma tutte le mie macchine hanno avuto un nome, a partire dall'Agapina per finire alla mitica Plog. Anzi, se per caso vi pigliasse la voglia di dare un nome alla vostra macchina, ma non sapeste proprio dove andare a sbattere la testa, sono a vostra disposizione completa; grullo come sono, potete star certi che vi troverò il nome più adatto.


Quanto alla nostra Dolly in sé, di cui qua sopra si ammira il retro sgalettante, beh, targabianca targabià è andata a finire che ha già la sua bella trentina d'anni, segno di una evidente reimmatricolazione: secondo il Bollonet ACI è stata infatti immatricolata il 31 ottobre 1985, e quindi la targa che ha ora non corrisponde affatto alla cronologia (è del 1989).



martedì 31 dicembre 2013

Cascina Barona



Come sapete, un due o tre volte all'anno (a volte anche quattro o cinque) vo in quel di Milano, e Milano è una città parecchio strana. Logico che, di quella strana città, io prediliga i posti più strani e meno battuti; come, per esempio, la Cascina Barona. Non lontana da San Siro, la Barona, quartiere che fu periferico e che è rimasto con bizzarre e dimenticate chiazze di campagna, ospita una specie di "cittadella partigiana" dove si tengono iniziative, spettacoli, convegni, feste e quant'altro. Prima o poi, insomma, ci dovevo capitare; l'occasione è stata, per l'appunto, un concerto dei fratelli Severini, più noti come Gang. Una loro canzone, Sesto San Giovanni, è uno degli "inni" del Treggia's Blog: potevo mancare? E poteva mancare forse la treggia milanarda all'uscita?



La classica Dédeuche beige chiara era proprio nella piazzetta (dedicata, ovviamente, ai Partigiani d'Italia) antistante la "Cittadella", con tanto di proprietario al seguito; e così, anche a Milano hanno avuto modo di vedere il Treggista Militante® in azione e alle prese, nella tiepidissima notte autunnale, con questo esemplare del 1985 e in possesso di una delle ultime targhe arancionere milanesi.

mercoledì 13 novembre 2013

Se prostrans atque genuflectens



Ci sono dei casi in cui ci si chiede: Ma cavolo, perché non ero là quel dato giorno a quella data ora...? Domanda del tutto inutile, naturalmente, anche se il Treggista Militante® ha per natura la tendenza a desiderare di essere ovunque come Sant'Antonio. Poiché non può, per fortuna che c'è Mark B.; il quale, tra i Treggisti che conosco, è quello che più si avvicina all'agognato dono dell'ubiquità. Ovunque ci sia una treggia, c'è lui; e menomale, perché altrimenti non si sarebbe probabilmente mai vista questa meraviglia. 

Intendiamoci: di 2CV, o Dédeuche, in questo blog ce ne sono parecchie; ma si tratta perlopiù di modelli più recenti, sia pure di rispettabilissima treggitudine. Autovetture che erano già diventate "alla moda" presso un certo pubblico e in un certo periodo, però; indi per cui, molti credono che la 2CV sia una specie di "simbolo" degli anni '70 e '80. Con questa vettura, invece, siamo alla 2CV nuda e cruda, quella vera, proveniente diritta (e con poche modifiche) dall'originale del 1939 col monofaro e i sedili in legno (quello che, secondo André Citroën, doveva essere capace di "portare su ogni strada due contadini con gli attrezzi agricoli e due balle di patate"). Altro che "alternativa", qui siamo ancora a degli anni in cui se ne vedevano poche poche, che suscitavano perplessità (tipo "ma che è quella cosa lì,,,?"); in Italia, naturalmente. In Francia sarà diverso.

Targa posteriore spostata sulla sinistra (che dava al retro della 2CV il tipico aspetto da "marinaio con la pipa: avete notato che ricorda Braccio di Ferro?); tetto-capote alzabile e parafangoni, dato che la concezione originale della vettura prevedeva l'uso su fangose strade di campagna. Semplicemente immortale; vederne ancora una così è rarissimo. 

Nel TB è la seconda di questo genere; la prima è addirittura anteriore (del 1958), ma era stata ritargata; questa qui invece è del 1964 con targa originale. Due cavalli e quasi cinquant'anni. Prostrarsi e genuflettersi, come dice il titolo, viene spontaneo...

mercoledì 19 giugno 2013

Tradizione rispettata





In quel di Fosdinovo, sul far del tramonto dopo il Cuore della Rivolta del 25 aprile scorso e discendendo a piedi la ripida strada che circonda il paese malaspiniano, poteva non comparire una bella treggia parcheggiata sul ciglio della strada (e tenendo conto che, dietro il guard-rail, c'è uno strapiombo da fare paura...)? Certo che non poteva; e, naturalmente, anche la tradizione che vuole nessuna delle tregge della provincia di Massa-Carrara essere targata MS (si vede che hanno smesso di fumare...), anche la 2CV giallina di Fosdinovo è targata...Padova. E' del 1980.

lunedì 5 novembre 2012

L'art de vivre


Non sono certamente tra quelli cui piace abusare di termini come filosofia o arte per oggetti che, sicuramente, non lo meritano. Però è pur vero che un'automobile può essere tranquillamente e seriamente un'opera d'arte; ecco, a mio parere la 2CV, senza indulgere a considerazioni modaiole presenti e passate, lo è. Un prodigio autentico, perché per essere un prodigio non importa essere una Bugatti del 1930 di cui son rimasti in circolazione due esemplari al mondo e che valgono più della portaerei Forrestal; si può anche essere un'utilitaria popolare concepita e nata per trasportare due contadini, i loro attrezzi e un sacco di patate pieno su ogni terreno. Era il 1939, l'anno in cui scoppiò la guerra; gli anni delle prime ferie pagate e del Front Popu. Con la 2CV, un po' di quegli anni là lo si vede ancora in giro tranquillamente, con linee mutate soltanto leggermente e un fanale anteriore in più; e chissà per quanto ancora, fortunatamente, lo vedremo. Arte, sì; l'arte di vivere. Il proprietario o la proprietaria di questa Dédeuche trovata a Livorno e targata però Cuneo (del 1983) ha deciso di sottolineare il concetto direttamente in lingua originale:


Ceci est plus qu'une voiture, c'est un art de vivre; "questa è più che una macchina, è un'arte di vivere". Beh, non me la sento di dar torto a chi ha creato questo slogan. Ho una venerazione autentica, lo si capisce, per la 2CV; e non capisco in nome di che cosa lei e poche altre macchine (la R4, il Maggiolino...) siano state dismesse. Sono convinto che avrebbero continuato a fare sfracelli, in barba alle "cose" più o meno tondeggianti e tutte uguali che si vedono in giro ora.


A Livorno, evidentemente, dove di arte di vivere se ne intendono fin dai lunghi colli di Modigliani, dalla pipa di Fattori e dal Black & Decker di Angelo Froglia e dei suoi amici, le tregge vanno in coppia; singolarmente, infatti, la 2CV cuneese dell'art de vivre la ritroviamo assieme ad una nostra vecchia conoscenza, il T2 cassonato targato Ascoli Piceno.  Ne ho approfittato anche per ribadire un po' quest'ultimo automezzo.



mercoledì 5 settembre 2012

Carrelba '12 (12) - Gli zoccoli duri


Facciamo subito un passo indietro. Io e la Piasintëina eravamo seduti a un tavolo del bar-baracchino di fronte al molo di attracco della Corsica Ferries, a Portoferraio, aspettando l'arrivo di un amico. Il traghetto è arrivato, e a un certo punto mi hanno visto partire come un razzo con la Kodak in mano, e andare proprio verso la nave che ancora stava vomitando automobili (era il 13 agosto scorso, quindi vi potrete immaginare). Era perché stava uscendo la cosa che vedete nella foto, oramai sbarcata; un pezzo di anni '70, di hippy happy family (visto che si trattava proprio di una giovane famiglia), di isola di Wight scesa giù dalle valli cuneesi verso un'altra isola:


Gli Zoccoli Duri. 2CV rossa a strisce bianche del 1976, con targa torinese che, manco a farlo apposta, è un "TOPO", vale a dire una delle più belle targhe parlanti che esistano (ma con indicazione, fatta ovviamente a mano e del tutto fuorilegge, della provincia granda cuneese); cadreghino portabagagli a rimorchio e, sul retro, uno spettacolare baule di legno stile diligenza del Far West con tanto di passeggino sopra per una (splendida) bimba bionda; infine, una serie di adesivi, scritte e altri gadgets degna degli Illenisti. Da baciarli seduta stante, tutti quanti, treggisticamente e umanamente. Mi brillavano gli occhi.


Di fronte a una cosa del genere, sono capace di diventare una belva. Così, quando ho sentito uno degli ormeggiatori che faceva pesanti apprezzamenti sulla vettura, dicendo che sarebbe occorso non farla nemmeno sbarcare ed altre cose del genere (evidentemente a lui piacciono i suvvoni di merda che, peraltro, sul traghetto erano presenti in abbondanza), mi sono sentito di urlargli sul muso che di macchine non ne capirebbe veramente una sega nemmeno se rinascesse quindici volte; e deve avere funzionato, perché ha taciuto immediatamente. Atto dovuto; di fronte avevo una specie di fratelli. Gli Zoccoli duri, come recita una delle scritte sul lunotto posteriore. Consiglio di cliccare sulla prima foto, quella sotto il titolo, per vedere meglio il baule in legno, la targa torinese-cuneese e, soprattutto, una cosa che mi ha letteralmente commosso. Sul baule, infatti, è presente un adesivo che recita:

Io non sono su Feisbuk.

Tutti oramai sapranno della mia estrema e particolare avversione nei confronti del Social Network, espressa a chiare lettere anche nei paraphernalia di questo blog (e di tutto l'Asocial Network); trovare qualcuno che condivide talmente questa cosa da portarla in giro sulla Dedeuche degli Zoccoli Duri è per me motivo di giubilo, letizia e goduria. Che il Dio de' Bivi protegga sempre sulle strade del mondo questi giovani con la loro bambina, e che possano riuscire un giorno a sapere che qualcuno li ama molto.

martedì 27 marzo 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (2): CAC (Charleston a Alta Coloratezza)




Come potete vedere dai titoli, le tregge Valsusine hanno tutte quante una "sigla" che, ovviamente, vuole prendere per le mele la TAV. Sono profondamente convinto che una lotta abbia bisogno anche della necessaria dose di ironia, e anche di colore. Il colore spezza la grigia unanimità dei signori detentori, dei seri & sobri e di tutta una nutrita dose di cupi figuri che, sicuramente, non si spostano con le 2CV Charleston ma nemmeno col trenone devastatore (che serve loro soltanto per fare soldi, soldi, soldi). A proposito di Charleston, eccone una che già si scorgeva nelle foto precedenti, nella frazione martire di San Giuliano. I colori sono quelli tipici, che già abbiamo visto tante volte nel TB; ma, lasciatemelo dire, tutto qui assume una colorazione un po' diversa e più intensa. La 2CV Charleston in questione è del 1982, e quindi neanche tanto decrepita; ma in posti come la Valsusa l'intreggimento delle vetture dev'essere precoce. Ho visto, ad esempio, delle Pande di ultimo (ora penultimo) modello che già sono in condizioni da treggia. La prossima volta che vo in Valsusa ve ne fo vedere una, cascasse il mondo su un pero; intanto che si goda questa CAC!

martedì 1 novembre 2011

Brescia in Charlestonia



Il TB è il regno delle coincidenze; tra queste se ne aggiunge oggi un'altra, così tanto per cominciare il mese dove le inquietanti nebbie gravi coprono gli orti. A dire il vero, nel luogo dove sono state scattate queste foto di orti ce ne sono pochini, essendo in assoluto una delle strade più incasinate di Firenze nonché una delle più treggiate in assoluto. Li chiamano "i duecento metri del tappo" o roba del genere, perché a certe ore. per fare quei duecento metri, bisogna armarsi davvero di pazienza e chiudere i finestrini per non rischiare di morire asfissiati dai gas di scarico. C'è chi dice che, specialmente d'estate, è assai meglio fumarsi qualche sigaretta; cancro per cancro, almeno il tabacco è un po' più buono del benzene e del piombo.

Ma si parlava di coincidenze; ecco, si vede che a Brescia e dintorni amavano molto le 2CV Charleston però le mandavano tutte altrove. Qualcuna a Piacenza, e qualcun'altra a Firenze; e entrambe nel medesimo anno, visto che anche questa è del 1984. Brescia assurge quindi allo status di vera e propria Charlestonia in quell'anno orwelliano!

giovedì 28 aprile 2011

L'albero e lei




Quella vera, sì.

Non i modelli più recenti, le Charleston o roba del genere. Questa, signore e signori, è la 2CV nuda e cruda, quella dei film noir francesi, quella che doveva portare "due contadini, gli attrezzi da lavoro e un sacco di patate su una strada sconnessa di campagna". Non ancora il primissimo modello "monofaro" con i sedili di legno, quello originario del '39; ma poco ci manca. Nonostante la ritargatura del 1972, il gentile proprietario di questa meraviglia del creato mi ha assicurato che è del 1958. Con una targa fiorentina originale di quel periodo (ma chissà da dove è venuta davvero...) sarebbe stata targata tra FI 104237 (31 dicembre 1957) e FI 113981 (31 dicembre 1958). Insomma, ci siamo capiti alla perfezione.



Poter fermare un po' il proprietario di una vettura del genere e farci una chiacchierata schiude un mondo, e si vengono a sapere cose sotterranee e strabilianti. Pare che l'abbia trovata, completamente in rovina, in un terreno qualsiasi della periferia (ma ancora, e la cosa è notevole, con la sua targa fiorentina). Doveva esserci da un po', abbandonata su quel terreno, perché al suo interno era cresciuto un piccolo albero; e mi spiace anche un po' che sia stato dovuto tagliare, perché un albero dentro una 2CV del '58 è un'immagine che trovo bella. Magari, chissà, sognava di guidarla lui; ma poiché, disgraziatamente, agli alberi non danno la patente, per tirarla fuori da quella singolare posizione l'alberello ha dovuto essere sacrificato. Gli dedico, con riconoscenza, una canzone che parla d'una quercia:


Insomma, la 2CV "districata" è stata poi rimessa con cura e con amore dal novello proprietario; di originale, a rigore, non ci deve essere rimasto moltissimo per poter essere rifatta circolare. Però il risultato è comunque una favola, e sono certo di non sprecare tale parola:



Insomma, d'ora in poi mi dispiace molto per le Dedeuches posteriori, che sono comunque carine e che meriteranno sempre la massima attenzione; ma questa, nonostante la giornata semibella di primavera, sa ancora di strade fangose, di pioggia, di sordidi vicoli della vecchia Parigi mentre il mostro accoltella l'ignaro Monsieur Dupont mentre torna a casa nella nebbia, del commissario Maigret che interviene con la sua pipa, e dell'altra pipa di Tonton Georges Brassens.

mercoledì 2 marzo 2011

L'Oubliée




Succede anche questo nel magico mondo del TB: che una treggia sia vista pressoché quotidianamente senza mai decidersi a fotografarla, nonostante senz'altro lo meriti. Dimenticando però completamente, in qualche cartella del pc, che era già stata fotografata. Fin dallo scorso mese di luglio, e perdipiù con la prezïosa fotocamera di INSCO, il viaggiatore transcaucasico. Queste foto, insomma, risalgono al luglio 2010 (e lo si vede bene dalla verzura di contorno); si rimedia con qualche mesetto di ritardo, chiedendo venia a questa Dedeuche del 1983 che, dalla sua estate, si ritrova catapultata all'improvviso a un due di marzo con qualche accenno di nevischio.

venerdì 25 febbraio 2011

Dedè!


Dedeuche, mobilità, moto perpetuo, allegria, gomito di fuori, sfumature di grigio, ammennicoli, tubismi, casino, ogni cosa e anche qualche cos'altro di più.

Commento breve; commento completo!

sabato 25 dicembre 2010

Treggia's Horusmas




Tutto sommato, credo che una Dedeuche sia sempre il modo migliore per augurare Buon Horusmas a tutti ! Come tutti sanno o dovrebbero sapere, il dio egizio Horus era nato il 25 dicembre e la sua nascita era stata annunciata da una stella cometa; io rispetto rigorosamente il diritto di primazia, e quindi mi dispiace assai per quel bel bambino palestinese che, poi, a differenza di Horus, ha avuto in sorte di combinare più danni della grandine. È arrivato dopo. Quindi buon Horusmas a tutte le Treggiste e a tutti i Treggisti che seguono il TB; casualmente, poi, questo è il 365° post del 2010, per cui corrisponde davvero a un anno di blog!

Così godetevi questa bellissima 2CV rossa che, dall'artistica ammaccatura sul frontale, si potrebbe quasi chiamare "Federico da Montefeltro". Avete presente il ritratto di profilo che Piero della Francesca fece del famoso signore e condottiero? Bene, o dite se non assomiglia al davanti di questa macchina!


giovedì 18 novembre 2010

Another place, another time. Elba in novembre (2).




Da un po' il traduttore, almeno a livello professionale (meglio lasciar perdere...) non lo faccio più; però mi è rimasto dentro un rimasuglio di esprit de corps, e ogni volta che mi capita di passare per Via Ervino Pocar traduttore, a Marciana Marina, mi scappa sempre un sorriso e un moto di gratitudine. Un comune elbano che dedica una via a un traduttore, e un traduttore con la T maiuscola, è una cosa che fa davvero un gran piacere.

Via Ervino Pocar traduttore, stavolta, è stata anche prodiga di belle cose. In primis il meraviglioso gattone peloso che fa bella mostra di sé sul blog sorello di Pampalea; ed è in fondo proprio al gattone che devo questa (assai felina) 2CV nera. È stato infatti mentre fotogravafo il gatto che mi sono accorto che, da un parcheggio, stava uscendo questa rara meraviglia. Dico "rara" perché una 2CV nera è davvero poco comune. Questa è di proprietà di una gentilissima ragazza la quale, accortasi che uno strano tizio vestito in giallo e verde la stava fotografando, si è fermata permettendomi di fare tutto il piccolo reportage.


domenica 5 settembre 2010

Hoffmann, Custom & Rivoluzioni: Intervento d'autorità dei Caporniani



I Caporniani, Simone e Giulio, sono sempre in agguato: infatti, a proposito della 2CV presunta "Customizzata" di qualche giorno fa, speditami da Michele di Torino, hanno subito individuato ogni cosa e mi hanno dato l'altolà. Mi scrive infatti Simone con fare imperioso:

"Altolà compagno treggista!
Quando si parla di tregge 2CV intervengo d'autorità.
Ritengo che la 2CV in questione sia nientepopodimeno che una 2CV Hoffmann. Non custom quindi, ma quasi se, come riporta Wikipedia, ne son state fatte 1600 circa. Che dici, è lei? Direi proprio di sì. Ora non mi/ci resta che trovare anche una Dagonet, una Bijou, ed una Radar e poi siamo a posto! Mica facile però...

Bravissimo Michele!"

Che dire? Unendomi a Simone nel rinnovare anch'io il "bravissimo" a Michele, che ha trovato in quel di Torino una vettura prodotta in soli 1600 esemplari (e poi mi diceva: "guarda tu se metterla"...), m'inchino senz'altro (anzi mi prosterno) davanti all'autorità e alla competenza. Confesso candidamente che, fino a un paio di giorni fa, ignoravo totalmente che fossero esistite le 2CV Hoffmann!

Non contento, Simone ci invia anche un sito intero dedicato alle vere 2CV customizzate; a questo punto, ogniqualvolta che il sottoscritto o qualcun altro troverà una 2CV, si premurerà prima di chiedere informazioni ai Caporniani. Non fosse che abbiamo, che so io, trovato la 2CV sulla quale alcuni ragazzi andarono alla Rivoluzione....!!


(Film nel quale, a un certo punto, compare un conte spagnolo espertissimo collezionista di 2CV, al quale peraltro i ragazzi combinano giustamente un bello scherzetto...Simone, lo hai visto il film? :-PPPP)


lunedì 30 agosto 2010

Paperetta YèYè customizzata



Customizzata, credo, vuol dire fatta seguendo le istruzioni particolari di un dato cliente. Un esempio davvero bello ce lo fornisce, ancora una volta, Michele, il nostro agente a Torino (ganzo così, aspettando di avere davvero anche un agente all'Avana, città le cui impareggiabili tregge sarebbero da tutelare dall'Unesco come patrimonio dell'umanità). Scrive Michele:

Gia che ci sono in allegato ti mando la foto di una 2 CV customizzata. Il problema è che potrebbe non essere una treggia, ma essere stata una delle ultime 2 CV, e che quindi la targa del 1990 è quella originale. Essendo stata modificata in diversi particolari, dai sedili alla trasformazione in decapottabile con tettuccio in jeans, diventa difficile capire se si tratta di una ritargatura o meno. Lo schema dei colori credo che risalga agli inizi degli anni '80: c'era la versione "Charleston" nera e granata, mentre una versione rossa e bianca si chiamava "Dolly". Lascio a te l'ultima parola, anche se secondo me si tratta di una versione "custom".

Beh, direi che già l'aver pubblicato le foto della 2CV customizzata fornirebbe una risposta adeguata a Michele; si tratta di una treggia in piena regola, per di più assai particolare. Per quel che mi riguarda, ritengo anch'io che la targa sia originale: l'immatricolazione è effettivamente del 1989/90, e la produzione della Dedeuche cessò esattamente alle ore 16.00 del 27 luglio 1990, quando l'ultima 2CV finita uscì dallo stabilimento di Mangualde, in Portogallo (quello storico francese di Levallois era stato chiuso invece già il 25 febbraio 1987, dopo avere sfornato esattamente 2.790.472 esemplari. Siamo quindi davvero di fronte ad una delle ultime 2CV immatricolate in Italia, customizzata o meno che sia; e sicuramente una 2CV "portoghese". Con quel suo aspetto da ragazzina fino all'ultimo, una PaperettaYèYè che e rimasta giovanissima fino alla sua fine.

venerdì 11 giugno 2010

Elba, giugno 2010: (1) La Dedeuche del Formicaio




Come primo contributo proveniente da questo rovente giugno elbano, il TB e il suo Treggista sono lieti di presentarvi questa 2CV verde acqua (detto più propriamente color lucertola messa in lisciva) con targa milanese (caso assai frequente all'Elba, dove i milanesi sono stanziali da decenni). Va detto immediatamente che qui siamo davvero nelle plaghe di casa: la località di Marina di Campo dove tale Dedeuche meneghina (del 1981) è stata colta nel suo elegantissimo garagino fatto di prezïosi mattonacci grigi tirati su alla 'ioboja (ed in compagnia di un moderno motoveicolo dotato di baületto) è infatti, nientepopodimeno, che il Formicaio. Pochi metri oltre, insomma, c'è casa mia. Quella che si vede da un certo pino solitario, quella vicina a Galenzana, quella dove un sacco di cose. Una treggina bella e buona al Formicaio ha per me, lo capirete, un gusto e un valore assai particolari; lungo la via delle Ginestre, che mi sarò fatto (in macchina, a piedi, in bicicletta) qualche decina di migliaia di volte fin da quando ho imparato a zampettare. Sia dunque doppiamente la benvenuta nel TB!

mercoledì 3 febbraio 2010

Il Fondo Cristina (1): Alla Magliana


INTRODUZIONE

Proprio ieri, il Treggia's Blog ha fatto conoscenza con Cristina la Meharista: una conoscenza quanto mai proficua, oso dire. Talmente proficua da poter essere definita un gemellaggio, e nel senso letterale del termine: una persona che mi scrive che, durante i suoi viaggi per il mondo, oramai non fotografa quasi più i paesaggi ma le vecchie macchine in cui si imbatte, non può essere definita in altro modo che una gemella Treggista; e lo dico anche con un pochino di orgoglio, dato che il TB sta, come dire, "chiamando a raccolta" i Treggisti sparsi per la nostra palla ruotante nello spazio.

Ed è appunto le foto di tregge che Cristina ha scattato non solo durante i suoi viaggi, ma anche durante le peregrinazioni per la sua città (Roma), veri e propri Treggia's Tours, che mi sono state immediatamente da lei spedite; e sono talmente tante da poter costituire tranquillamente un "Fondo Cristina" che il TB si onora di ospitare e pubblicare in varie parti. Naturalmente i ringraziamenti per Cristina non saranno mai troppi. Partiamo quindi, doverosamente, proprio da Roma.

ALLA MAGLIANA
Il popolosissimo quartiere della Magliana è, purtroppo, generalmente noto per una certa Banda sulla quale non intendo soffermarmi affatto; preferisco dire che, conoscendolo e avendoci girato svariate volte, ospita una piazza Fabrizio De André dove si svolgono concerti ed iniziative culturali ed artistiche ispirate a "Faber". In modo tragicamente curioso, però, la data di nascita di De André, il 18 febbraio, è anche quella in cui la Magliana vide un orribile fatto di sangue, il famoso delitto der Canaro (avvenuto, per la precisione, il 18 febbraio 1988). Un quartiere difficile, che oggi qui, grazie a Cristina, diviene protagonista di una serie di meravigliose vecchie autovetture che potrebbero, chissà, rappresentare anche una risorsa. Non scherzo affatto: se le stupefacenti tregge dell'Avana, a Cuba, sono state proclamate patrimonio dell'umanità assieme al vecchio centro della città, non vedo come mai un'Alfa Romeo Giulia come quella qui raffigurata non dovrebbe esserlo ugualmente. E sarebbe ora che tutti se lo mettessero nt' 'a capa: i vecchi automezzi ancora circolanti sono un patrimonio tecnico e artistico, che non deve essere eliminato a forza di restrizioni e limitazioni.


La Magliana, ad esempio, offre un simile (e forse irripetibile) accumulo di Tregge Citroën (Accumulatio Treggiarum Citroënsium Malleanica) che ha, in sé, qualcosa di Pasoliniano. Le due 2CV, una con targa romana e l'altra trapanese, e un rarissimo furgone "Dedeuche" con targa leccese: come veramente se tutte le tregge Citroën disponibili in Italia si fossero date appuntamento in questo coin pourri del quartiere. Sì, Pasoliniano. Guardo questa foto e lo penso sempre più. Non si è caput Mundi soltanto per due palazzi e un omino vestito di bianco che si affaccia a un balcone a sparare divine cazzate.



Alla Magliana, la 2CV la devono amare non poco; ne fanno fede queste altre due foto scattate da Cristina nel quartiere, una delle quali con la "classica" Charleston nera e amaranto. Non me ne stupisco: così come la conosco, la Magliana è un quartiere da Du' Cavalli. S'inforca 'a Dedesc' e se va a magnà in via della Muratella da Baffo er Bisteccaro, che lontano non è. Non ci siete mai stati, da Baffo er Bisteccaro? Bene. Munitevi di una 2CV scassata e annàtece, che vale la pena. Parola di Treggista, ed anche di un fiorentino che di bistecche se ne intende. A Roma le fanno diverse che a Firenze, più cotte; ma bisogna essere open-minded, sempre e comunque.


Naturalmente, Cristina la Meharista non poteva che fotografare una Meharina, alla Magliana; e tanto per tornare a Fabrizio De André, è pure targata Genova. Rossa, incappottata, e partecipe della fenomenale arte tutta romana del parcheggio sul marciapiede (Sidewalk Parking, Bürgersteigsparken). Per concludere questa prima parte del Fondo Cristina, una Meharina è assolutamente perfetta; nell'attesa, ovviamente, di veder circolare quella che lei stessa si è comprata ed anche con una certezza: la prossima volta che mi ritroverò a Roma, un pomeriggio alla Magliana munito di Kodak me lo passerò cascasse il mondo su un pero.