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lunedì 30 dicembre 2013

Per un numero (Camperin perse la targa)




Proprio dietro casa mia, in una larga strada abilitata alla lunga sosta de' camper, ne alligna uno pisano che, alla fin fine, mi son deciso a fotografare. I camper, come noto, non sono le tregge che amo di più; anche se questo, va detto, è tutto a sé per il fatto che si stenta parecchio a riconoscere un Transit nell'autentico bombolone confezionato dalla Elnagh. Soltanto per il musetto, probabilmente.

Quel che il camper ha di più particolare (e che, in definitiva, mi ha fatto propendere per la fotografia) è la sua targa. Prima di tutto, come ci dice quel noto covo di anarchici infiltrati (ma regolarmente stipendiati) che è l'Agenzia delle Entrate, l'immatricolazione risale al 1° giugno 1983, e il primo di giugno è la data fondamentale del TB; indi di poi, se al posto del 37 iniziale ci fosse stato un misero, banale, insignificante 36 si avrebbe avuto una targa impareggiabile. Un quadrato, insomma. Invece nulla, in pieno stile pisese. Perdoniamo il camper solo perché ha abbandonato quelle triste plaghe d'origine per stanziarsi all'Isolotto, dimostrando un barlume di gnégnero.

martedì 17 dicembre 2013

In der Tiefe der Nacht (3)



Verso le tre di notte mi son detto che quella piazzetta di recente istituzione (e adibita interamente a parcheggio, il che ne fa una treggiaja par excellence) ci stava proprio bene: si chiama, infatti, piazza Islanda e la temperatura stava cominciando decisamente a rassomigliare a quella di Hafnarfjörður o di Akureyri a metà luglio (a quella di metà dicembre, fortunatamente, no). 


Ad un certo punto, alla Bedford Ltd. si devono essere cominciati a accorgere che i loro furgoni assomigliavano un pochino a un Ford senza "bed", non vi dico quale; da qui la necessità di correre ai ripari, e di specificare il giusto marchio apponendo sulla griglia del radiatore una minuscola ragione sociale (così tanto per dire: "No, porca vacca, non è un Ford Transit!"). Va da sé che la camperizzazione operava in grande stile anche per il Bedford:


Già trent'anni fa e rotti si vedevano in giro camper con una cubatura paragonabile a quella di un monolocale. Questo qui è stato immatricolato il 24 luglio 1981.


martedì 26 novembre 2013

Notturno antagonista milanese



Come avrete intuito leggendo qualche post qua e là, quando il vostro Treggista Preferito® si ritrova a Milano, non lo trovate certo nelle piazzedeldòmm, alle bellemadunìne o ai sant'ambrœus "classici"; lo trovate in postacci bizzarri, quasi sempre dietro a antagonismi vari, centri sociali, spazi occupati, squat & compagnia bella. Insomma, non vi capiterà spesso che il bel blogghino delle màcchine che vi garbano tanto (e mi fa un sincero piacere, credetemi!) lo tenga un cinquantenne bell'e sonato che Repubblica non esiterebbe a definire un Black Bloc o qualcosa del genere. Siàtene coscienti, perché il TB non è e non sarà mai un "blog automobilistico" come tutti quegli altri. Ci tengo alla mia squysita peculiarità, by Jove.

Del motivo per cui, ad esempio, lo scorso marzo ero a Milano ho già parlato qui; non ci tornerò sopra, anche perché l'ora era molto tarda, i chilometri a piedi parecchi e il posto parecchio buio. Meglio non dire che cos'era. Naturalmente, in qualunque posto si trovi, il Treggista Militante® è sempre in azione; e così eccolo proporvi, stavolta, le foto più oscure di tutto il blog, direttamente da un notturno antagonista milanese:


Insomma, sì; si vede che è un camper con tanto di bicicletta al seguito (nemmeno nell'antagonismo più duro si rinuncia alla bici attaccata al camper e si segue la regola!), però dalla foto sopra si comincia a intuire ciò che segue:


Ecco qua: il vostro Treggista Militante®, mentre militava in un ambito apparentemente molto diverso, si è ritrovato nell'oscurità milanese un bel camperone biciclettato targato Firenze. In effetti, quel giorno là da Firenze s'era venuti in parecchi; però fa sempre quel porco piacere trovare un treggione fiorentino lontan da casa. E anche qualcuno che antagonizza con un camper del 1976, mica seghe!

lunedì 21 ottobre 2013

Sulla testa dei re




O Gentiluomini! Il tempo della vita è breve!, scriveva qualche tempo fa un barbaro non privo d'ingegno, concludendo poi che Siamo nati per marciare sulla testa dei re. Era sicuramente inglese, quel tizio, e non vedo quindi perché, ogni volta che si nomina un inglese, lo si debba chiamare un suddito di sua maestà britannica. Ad esempio, sono ragionevolmente certo che chi va in giro con una "cosa" del genere, sia ben lungi dall'essere assimilabile ai Windsor e ai cretini planetari che sbavano dietro alle loro vicende, alle loro figliate e ai royal babies di merda, e sia invece piuttosto incline a marciare sulla testa (di cazzo) dei re, possibilmente con questo meraviglioso mastodonte che sembra uscito fuori diritto da un film di Ken Loach (si pensi agli scassati furgoni proletari e disoccupati di Piovono pietre).


Siamo ancora a Volterra lo scorso mese di agosto, e nel medesimo parcheggio a' pie' delle mura che si è rivelato una treggiaja in piena regola, e di prima categoria. Quando ho visto questo "coso" qua con la targa britannica, ripresomi un po' dopo l'iniziale stupore dovuto anche alle sue dimensioni da rimorchiatore, mi son dimenticato immediatamente della mia scarsa propensione verso i camper; questa cosa qui va oltre il camper. E' un appartamento proletario degli slums di Liverpool o della periferia degradata di Newcastle-Upon-Tyne messo su quattro ruote. Doveva essere, in origine, una specie di autobus urbano su base Mercedes 410 (o comunque un mezzo di trasporto pubblico, esattamente della linea 25E di chissaddove) dismesso e poi rimesso a mobilhome utilizzando discariche, rottami, pezzacci di risulta e Iddio solo sa cos'altro; poi, manacce di pittura verde militare, abbondante legname, un pannello sul quale i ragazzi si devono essere divertiti a tirare barattolate di vernice avanzata (si veda la seconda foto dall'alto) e un serbatojo dell'acqua che sembra sbarbato da una raffineria. Sul retro, una cinghia elastica tiene non si sa cosa, ma sembra decisamente che tenga insieme l'intero automezzo sul punto di aprirsi come un cocomero. Indimenticabile. Chi ha concepito una cosa del genere, e si parte dall'Inghilterra per arrivare fino a Volterra (che fa pure la rima), marcia a mio parere sulla testa dei re. Oltre, naturalmente, a suscitare l'ipotesi che ci abiti dentro e ci vada in giro per il vasto mondo; le sue dimensioni, va detto, equivalgono perfettamente a quelle di un monolocale. Sospetto che quello dove vivo io sia suppergiù uguale, se non più piccolo.


Dalla foto sopra appare ancor più chiaro l'aspetto da carrarmato del mezzo; un'altra cinghia elastica sembra tenere assieme i pannelli laterali. Naturalmente, essendo una casa, ci ha bisogno anche di un po' di arredo:


 La cosa merita un ingrandimento (cliccare sopra):


Si notano: un'intera tapparella in legno arrotolata con cura e di dimensioni sufficienti per coprire la vetrata di una chiesa parrocchiale del Sussex, svariate palle da tennis, un veliero in legno con tanto di piedistallino, una collezione di conchiglie che sembra un museo di malacologia, un paio di occhialacci lasciati sopra una cartina rigorosamente bisunta e, in ultimo, un recipiente di plastica qualsiasi, sicuramente multiuso. Amo chiunque abbia fatto una cosa del genere.

Stavo già sognando di investire con questo mezzo tutta la famiglia reale britannica (e non certamente a Pavìgi ma a un incrociaccio del West End) e di proclamare immediatamente la Repubblica provvedendo anche all'immediata impiccagione di tutti gli inviati speciali che ci tengono aggiornati sulle vicende di quei regali coglioni, quando sono stato riportato alla realtà dal bollore immane che faceva quel giorno, e anche dalla scalinata altrettanto immane che mi aspettava per salir su all'Etrusca Volterra. Ma resta il fatto che marciare sulla testa dei re con un mezzo del genere è cosa degna. Dopo avere spiaccicato William e Kate, sarei anche disposto a mettere sulla fiancata un'immagine di San Crispino. Potrei risparmiare solo Camilla, a condizione però che vada sposa a un muratore settantaduenne di Barletta.

martedì 11 giugno 2013

White





L'introduzione, qui, è inutile: sarebbe, infatti, esattamente la stessa che per lo Yellow di qualche giorno fa. Stesso posto, a pochi metri di distanza; stesso camper; stesso anno di immatricolazione (il 1976); e non ci sarebbe da stupirsi se anche il proprietario fosse lo stesso. Gli appassionati di T1 e T2 si faranno anche calare nella tomba a bordo del loro trasportatoio preferito, del resto. Cambia solo il colore: da "Yellow" si passa a "White".

sabato 8 giugno 2013

Yellow






Esistono in ogni città le cosiddette zone da camper. Un camper, anche di dimensioni non enormi, non è un mezzo con il quale si va in giro tutti i giorni (anche se girano centinaia di SUV, a pensarci bene, che sono, in parecchi casi, più grossi). Un camper lo si tiene parcheggiato da qualche parte, generalmente non sotto casa; ci vogliono grossi piazzali (tipici quelli dei centri commerciali), vialoni con controviali, ampi parcheggi e quant'altro. Il Treggista Militante® conosce tutte queste zone e le batte non di rado, perché sa che, prima o poi, qualcosa ci trova. E non solo camper, perché tali zone sono spesso popolate anche da tregge "normali".

Così, da una di queste zone da camper, eccovene giustappunto un tipico esemplare: un T2 giallo e bianco, privo del cerchio "VW" anteriore che gli dà, come d'ire, un'aria un po' tenerona e un po' spaesata. Fornito anche delle tendine che fanno tanto Fräulein teutonica. Altra caratteristica standard: la targa non del posto. Il camper, specie d'annata, è un mezzo che gira e rigira, specie dopo che hanno invetato eBay: quindi è comunissimo vederne di targati Campobasso a Gorizia, o Oristano e Mazara del Vallo, o Pistoia a Benevento. Questo qui è un milanese a Firenze: esempio abbastanza raro di targa aranciobianconera milanese ancora con la lettera al primo posto (poi passerà in fondo, poi al secondo posto e, infine, addirittura al terzo dove si concluderanno, nel '93, le strabordanti targhe milanesi). Con questo "Yellow" siamo, per farla breve, al 1976.

domenica 14 aprile 2013

Un tròschi®



Questo, cari i miei amici e care le mie amiche treggianti, è un post molto importante. Sappiàtelo. Innanzitutto, è la prima trovaglia di gran valore avvenuta rigorosamente a piedi (ce ne sono state già altre, ma non di questa fatta a parte un'altra di cui si parlerà dopo); il Treggista Militante Appiedato®, quindi, fornisce immediatamente la dimostrazione pratica che il Dio de' Bivi non cessa affatto di guidare anche chi non è più in possesso di un mezzo motorizzato, e che Lui e solo Lui è onnipotente & onnipresente (non come quel suo collega abusivo che va per la maggiore sotto vari nomi, e che si è sempre preso delle gran pause nel corso degli eoni). 



Indi di poi, tale mezzo è una rarissima combinazione, come si può notare, tra camion e camper; si tratta infatti, nientepopodimeno, che di un OM Leoncino camperizzato. Nonostante la ritargatura recentissima (segno, comunque, che il mezzo è utilizzato in qualche modo), il Leoncino è stato in produzione dal 1950 al 1968, e per la sua "base" si va quindi da sessantatré a quarantacinque anni fa. Facciamo una media e diciamo che ha una cinquantina d'anni; chissà quando è stato camperizzato, fornendo qualcosa che ha, ad occhio e croce, circa le dimensioni del mio monolocale. Siamo ancora una volta, anche se un po' più lontani da casa, all'Isolotto, ma in una delle sue vie più antiche e originali. Una di quelle che esistono da secoli.



In ultimo, questo mezzo serve per introdurre nel TB (ed era l'ora, dico io), il concetto di tròschi.

A Firenze e in buona parte della Toscana, un tròschi è, in pratica, una treggia di maggiori dimensioni. Si può dire, certo, anche "treggione", ed è un accrescitivo che ho non di rado usato; ma un tròschi, a rigore, è qualcosa di più. Un tròschi è l'automezzo industriale, agricolo o di trasporto collettivo (camion, macchina operatrice, trebbiatrice, pullman) che ti ritrovi all'improvviso davanti sulla provinciale per Radicondoli mentre procede sferragliando a quindici all'ora emettendo fumate che farebbero impallidire quelle dell'ILVA di Taranto. Un tròschi è una carrozzeria con stratificazioni di ruggine e ammaccature risalenti quantomeno al Pleistocene. Un tròschi sono le rotòne munite di bulloni talmente incancreniti da volerci un compressore maggiorato per svitarli. Un tròschi è la quantità di ciarpame che ospita sia da fermo, sia in viaggio; oppure, nel caso di pullman e affini, il ricordo dell'umanità rurale che caratterizzava le campagne toscane fino a mia precisa memoria. Un troschi sono le grida disperate del conducente della treggia che stava dietro: Ma che ti lèèi da' hoglioni 'ho 'sto tròòòòschiiiii??!?!?!?  E mi rivedo mio padre, su per la salita del Capannone all'Elba con davanti il pullman di linea per Campo (targato Pisa, sob), carico di gente con borsate di spesa, capre, muli, covoni di fieno, damigiane di procanico e balle di cemento, che procedeva sfidando ogni legge newtoniana e facendo dei pelini ai dirupi da far pigliare un colpo secco. 


Ecco: questo è un tròschi. Classico, paradigmatico, soddisfacente ogni requisito del tròschi. 

Ci si potrebbe chiedere, naturalmente, quale sia l'origine di questo curioso nome; alcuni potrebbero pensare a insoliti retaggi di comunismo in questa cosiddetta "regione rossa", con il nome di Leone Trotsky utilizzato in senso metaforico. Niente di tutto questo, anche se l'ipotesi sarebbe alquanto suggestiva. In realtà, l'origine del nome è assai più antica e risale probabilmente ai tempi degli Asburgo-Lorena, vale a dire i granduchi tedeschi che ressero la Toscana dopo la fine del casato de' Medici. Ho detto tedeschi: infatti, durante la dominazione lorenese, anche a Firenze furono introdotte le carrozze di grandi dimensioni che, in lingua tedesca, sono dette per l'appunto Drosche. La pronuncia sarebbe "dròsce"; però, da un lato, la "d" tedesca si pronuncia grosso modo come la "t" italiana (vedasi il "tetesko di Cermania"...) e, dall'altro, la grafia del termine deve aver influenzato la pronuncia. Insomma, il passaggio da Drosche a "tròschi" fu pressoché immediato. E il termine è sopravvissuto all'evoluzione tennològiha, passando per natura ad indicare il tròschi a motore.

mercoledì 10 aprile 2013

Piadena (senza duo)



Qualcuno si ricorda il Duo di Piàdena, quello di Oh quant'è bella l'uva fogarina? Parecchi anni fa, in pieno "revival" del folk italiano (quando veniva ospitato persino a Canzonissima e al Festival di Sanremo...), riuscì ad entrare persino nella Hit Parade. Ora parrebbe impossibile, ma allora fu così; ad ogni modo vi rinfresco un po' la memoria:


Bene, ora almeno i miei coetanei cinquantenni o quasi se ne saranno senz'altro ricordati, anche per l'uso come "tormentone" che ne fu fatto da Arbore e Boncompagni in Alto Gradimento. Va bene, d'accordo; ma, vi chiederete forse, tutto questo che diavolo c'entra con le tregge e, nella fattispecie, con il T2 padovano camperizzato del 1973? Rispondo che questa foto, che oramai ha oltre un anno risalendo alla fine di marzo del 2012, è stata scattata proprio in quel di Piadena, provincia di Cremona. 

Che ci facevo a Piadena? Presto detto. Il sottoscritto, tipo di passioni e interessi uniti regolarmente dal filo della bizzarria, è anche un appassionato di musica e canti popolari; e perché il famoso "duo" fosse proprio di Piadena, è quasi logico  anche solo per chi conosce un po' l'ambiente: a Piadena si svolge ogni anno, infatti, una "tre giorni" di musica e canto popolare organizzata da una locale importante associazione (dalla quale emerse per l'appunto, molti e molti anni fa, anche il Duo che tanto successo ebbe). E così, in mezzo a cori, cantastorie e quant'altro, in quest'ambiente rurale (una vecchia e meravigliosa cascina della bassa cremonese dove ha sede l'Associazione) non ho mancato di fotografare anche il treggione camperizzato. Me lo aspettavo che ce ne fosse qualcuno: l'ambiente è propizio al reducismo degli anni '70, vi si vedono tizi che oramai son diventati "nonni dei fiori" (con tanto di figli e nipoti), le salamelle crepitano sulla brace, il vinaccio scorre a fiumi....e poteva mancare un T2? Impossibile! 

venerdì 8 marzo 2013

La Perfezione





Sì, la sarebbe stata la Perfezione assoluta se soltanto avesse avuto ancora la targa originale (di cui si vede ancora, peraltro, la traccia seppure illeggibile. Questa autentica perla dei Protocamper, attrezzata su un Renault Saviem, stazionava qualche giorno fa in uno dei principali "piazzali da camperisti" della città, a due passi dallo stadio Franchi; ad un certo punto, qualcuno deve avere visto uno strano tipo con la faccia appiccicata alla traccia della targa, per tentare di decifrarla (le vecchie targhe staccate lasciano spesso un'impronta); nulla da fare. Però l'anno di immatricolazione è presente lo stesso; le orrede targhe alfanumeriche attuali presentano perlomeno la possibilità di inserire, in un tondino apposito, l'anno specifico; e nel tondino c'era scritto "77", con sotto la targa di Savona. Diciamo che, ponendo che anche la targa originale fosse stata della città ligure, avrebbe potuto essere stato targato nella serie SV 190000 o roba del genere.



Per il resto, questo automezzo, camper o non camper che sia (e lo è), è veramente la Perfezione della Treggia. Sublime. Del tutto scrostato e tempio della stuccatura artigianale, ma al tempo stesso immagine dell'indistruttibilità. Spaventoso treggione, ma con una sua eleganza. Fa dire sia "ha fatto la guerra", sia "la deve avere sempre vinta". Paragonando questo mezzo ai suoi "colleghi" moderni, case viaggianti tenute lucide più di Buckingham Palace, vengono davvero a mente piste nel deserto e strade vertiginose alle pendici dell' Himalaya; nessun dubbio che il Savonese debba essere stato sul serio in posti del genere. Fortunatamente, da Savona (territorio squisitamente Fabriziano...) si è deciso a fare una giratina anche a Firenze; e sono arrivato al momento giusto.

Per una curiosissima coincidenza, questo post è il numero 4 del mese di marzo e il numero 43 complessivo del 2013. 4 marzo, 43; ci sta anche per un omaggio a Lucio Dalla a un anno dalla sua morte.

mercoledì 6 febbraio 2013

Lilla & Skeleton






Dallo squat ci spostiamo al centro sociale autogestito, ed eccoci davanti a questa meraviglia del creato. E' senz'altro vero che la cosiddetta area antagonista si sposta oramai, spesso, in autovetture normalissime e prive di ogni tipo di "riconoscimento simbolico"; però la sua frequentazione riserva ancora al Treggista Militante® (in questo caso anche Militante Treggista) delle belle sorprese, come questo T2 completamente di color lilla (palesemente ritargato nel 1993). Davvero un pezzo unico, per il quale è stata fatta più che volentieri la classica eccezione per la targa bianca.


Oltre che per il suo colorino, l'automezzo si contraddistngue anche per gli "ammennicoli" che ostenta nell'abitacolo di guida. Sugli ornamenti degli abitacoli dei camper, e in particolare dei T2 adibiti a tale uso, ci sarebbe da scrivere non un post, ma un libro intero; e la cosa potrebbe essere tranquillamente estesa anche alle tregge in generale. Quando un automezzo supera un certo numero di anni, non di rado fa tornare bambino chi lo guida: pupazzetti, adesivi strani, oggetti tra i più improbabili, effigi storiche (tra le quali la più gettonata è, ovviamente, quella del Che Guevara). Il titolare del T2 lilla, in questo caso, ci stupisce con un accostamento assolutame inusuale: una minuscola scarpetta da bambino che pende dallo specchietto retrovisore e lo scheletrino di una bestia imprecisata, non si sa se vero o finto. Chissà se è quello dell'amato iguana Pieregleberto, stiacciàto inavvertitamente durante una manovra...

sabato 19 gennaio 2013

Der gelbe Bozner





Peccato, a suo tempo, averlo trovato sul limitar della fonda notte; se, certamente, i Typ 2 (assieme ai Maggiolini/oni e alle Cinquecento) sono tra i protagonisti storici e assoluti del TB, trovarne uno di questo colore qui è più unico che raro e, senz'altro, ci avrebbe guadagnato parecchio dalla luce del sole. Ma poiché il Dio de' Bivi decide lui quando farti incocciar nella treggia, s'ha ben poco da fare; e, così, der gelbe Bozner (che poi vorrebbe dire "il bolzanino giallo" nel teutonico idioma che è "semi-ufficiale" nel Treggia's Blog; il motivo è, forse, da ricercare nella pratica di tale lingua che hanno i ben noti Caporniani e che mi ha spinto ad utilizzarla molto spesso qua dentro) eccolo qua a mandar lampi nelle tenebre di un colore che, diciamocelo francamente, è giallo-maionese. L'automezzo, che è anche e chiaramente il più tipico camperino montato su T2, è del 1976; si notino, tra le altre cose, le tendine che fanno tanto chalet alpino. Beh, se lo fanno, sicuramente è sull'automezzo giusto...

giovedì 29 novembre 2012

Mr Skeleton


Non è detto che tutte le lettrici e i lettori del TB sappiano che cosa sia uno squat; ancor meno probabile che vi siano mai entrati dentro. Uno squat è un posto occupato, prima di tutto; nel senso che ha subito un'occupazione da parte di chi vi abita. Uno squat, poi, è anche un posto dove non si abita mai tranquilli, perché è costantemente sotto minaccia di sgombero. Uno squat, infine, è un posto dove non abitano ragionieri con le famigliuole. In questo qua, che è uno squat storico di Firenze, abitano ragazzi e ragazze, cani, gatti e altri animali che hanno fatto una scelta di vita parecchio diversa dal solito, e se la portano avanti. Io sto zitto, perché -seppure in un buco e nonostante la mia vita sia, in generale, un po' più squadernata della vostra- abito in una casa più o meno normale e di mia proprietà; ma negli squat e in altri posti anche più strani di questo ci sono entrato e continuo a entrarci con parecchia convinzione. E ci si trovano anche, non di rado, tregge come queste.

Qualche misterioso legame deve esserci tra il Fiat Daily e il disassamento delle convenzioni; nessuno di voi, credo, si sarà scordato degli Illenisti genovesi e del loro "Marco Polo". Questo Daily squattato non è senz'altro paragonabile all'altro, però il "Mr Skeleton" con tanto di tuba e bastone è irresistibile e merita senz'altro il posto d'onore in questo post. Quanto all'automezzo, beh, è un camperone dove, è presumibile, vivono delle persone che non hanno (ancora) trovato una sistemazione fissa nello squat, che è una vecchia cascina abbandonata rimessa pazientemente in sesto. Un automezzo che meriterebbe comunque un post nonostante la targa alfanumerica "moderna":






martedì 13 novembre 2012

Gnomi





Anni addietro, non era raro vedere in giro, attaccate a improbabili vetturette, delle roulottine talmente minuscole da domandarsi se la famigliuola che vi si sistemava per le vacanzine fosse composta di gnomi del bosco (disse lo gnomo alla gnoma: "Gnamo!"). Sì, ma il camperino degli gnomi, ancora, non mi era mai capitato di vederlo; perché questo, inutile girarci attorno, è proprio un camper. Ricavato da un Fiat 900/T felsineo del 1979, con tanto di rialzino (evidentemente per permettere agli gnomi di starci vagamente in piedi) e ruota di scorta sul davanti. Questo significa veramente non fermarsi davanti a nulla; chi ha superato una certa età si ricorderà senz'altro degli 850 e dei 900T, i tipici pulmini delle suore o della parrocchia, che ora come ora potrebbero comodamente stare dentro un SUV o una monovolume. Eroismo allo stato puro, ma anche la testimonianza inequivocabile che, nonostante la crisi e tutto il resto, la statura media degl'italiani dev'essere aumentata.