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venerdì 7 ottobre 2011

La Meharista e il Salento treggistico


Saldissimi sono i legami di Cristina la Meharista con il Salento, terra d'origine del di lei fidanzato nonché, sicuramente, tra le contrade più belle di questo disgraziatissimo paese; tra le più belle, come si vedrà meglio in questo post, anche dal punto di vista treggistico. Un po' tutto il Sud, a dire il vero, mi è stato descritto come un vero e proprio paradiso in terra per quanto riguarda la quantità e la qualità delle tregge che vi allignano; questa spedizione leccese di Cristina non fa che confermarlo, a partire da questa superlativa Fiat 500 C Belvedere del 1958. Quest'anno fa notare come, per un certo periodo, siano convissuti in Italia due modelli della 500: la C, appunto, e la "Nuova 500" (lanciata sul mercato nel 1957).


La 500 C Belvedere è, senza ombra di dubbio, l'antesignana delle giardinette italiane ed in particolare della successiva 500 Giardiniera, uno dei modelli più tremendamente longevi della Fiat/Autobianchi e che rimase in produzione, a furor di popolo, ben oltre l'interruzione del modello base (nel 1975). Lo sgargiante esemplare salentin-meharistico che vedete, nonostante la targa si legga poco bene per la posa laterale, è del 1966.


Quando si dice una visione celestiale, anche se in realtà il colore di questa 126 di prima generazione (del 1973) dovrebbe essere classificato come verde acqua o roba del genere (io lo chiamo anche celeste pasticca per il water). Il proprietario di questa autovettura deve avere sicuramente qualche difficoltà nel distinguere tra il volante e l'aureola, e menomale che la vettura non è targata CH (che sarebbe potuto stare per cherubino). Primo esempio di ibrido terra-aria: la propulsione alare, però mi dicono, veniva montata raramente e ci volevano autorizzazioni speciali. Anzi, specialissime.


Credo che poco faccia più "Sud treggistico" del treggione polveroso con targa settentrionale, capitato da quelle parti per un motivo qualunque. Con questa foto meharistica, il TB dà peraltro il benvenuto assoluto alla Fiat 125, un modello ancora non presente nel blog. Dalle rive del Lario o dalla verde Brianza, da dove è partita nel 1968, fino a Lecce, Ostuni, Gallipoli o Otranto la strada dev'essere stata parecchio lunga, e non solo chilometricamente...


Con questa Fiat 127 del 1974 torniamo alle targhe leccesi; questa vettura qui, tra le altre cose, l'avrei vista parecchio bene come macchina di un certo salentino, se non fosse per il non trascurabile fatto che il suddetto non ha manco la patente, e che è convinto che la rivoluzione arriverà in bicicletta (io, però, ritengo che due o tre carri armati la aiuterebbero parecchio). Poco male; a pigliare la patente il buon Alessio è sempre in tempo, e come modello mi sembra sufficientemente anarchico...!


Infine, una cosa logica. Poteva forse la Meharista non concludere tutto con una Mehari? Impossibile. Il bello gli è che, in un Salento assolato e decisamente balneare, Cristina è andata a scovare una sua "omonima" targata Venezia (del 1984)!

giovedì 27 maggio 2010

Le tregge di Amici Miei (1): La 125 del Melandri




I tre film del ciclo di Amici Miei, nati da un'idea di Pietro Germi e diretti da Mario Monicelli, fanno praticamente parte del DNA di ogni fiorentino. Persino gli adolescenti che, nel 1975 (anno di uscita di Amici Miei Atto I), erano, come si dice da queste parti, ancora nelle palle d'i' su' babbo, ne conoscono a memoria intere parti. Nonostante uno solo degli attori (ma solo negli ultimi due "atti") fosse fiorentino, vale a dire Renzo Montagnani (che peraltro era nato a Alessandria, seppure da genitori fiorentini), il cremonese Ugo Tognazzi, il siciliano Adolfo Celi, il veronese Gastone Moschin, il cuneese Duilio Del Prete e il francese Philippe Noiret (che era di Lille, cioè di una città che ben conosco e cui sono legato da molti ricordi belli e brutti) seppero interpretare, doppiati o in un fiorentino approssimativo, la vera anima di questa città. Un'anima strana, a volte carogna, a volte tragica, e sempre contro. Questo post, ed alcuni che seguiranno a intervalli irregolari, vuole essere quindi un omaggio a quei film, a chi li ideò, diresse e interpretò, e a chi continua a tenerli vivi nella memoria di tutti i giorni. Anche un bambino, a Firenze, sa fare la supercazzola. C'è chi ha chiamato il cane o il gatto Tarapia Tapioco. Io sto all'Isolotto, proprio là dove si trovava il seminterrato stile giapponese del conte Mascetti.

Un omaggio da Treggia's Blog, però. I film di Amici Miei, e mi sembra di averlo già accennato una volta, sono importanti anche dal punto di vista treggistico. Girati come sono nella Firenze degli anni '70 e '80, sia in città che nelle vicine campagne, ci presentano una Firenze che non c'è più, e che ho conosciuto. Le riprese avvennero inquadrando le macchine che circolavano allora, vale a dire quelle che sono le tregge di oggi; ed erano tutte autentiche, con targhe vere. I film di Amici Miei sono, quindi, anche una testimonianza unica: vi si può vedere il parco automobilistico circolante a Firenze 35 anni fa. Cosa comunissima, ad esempio, per Roma o Milano, città dove sono state girate decine di film; molto meno comune per Firenze. Le tregge di "Amici Miei" erano macchine e motociclette vere. Come spostare per un istante il Treggia's Blog all'epoca in cui le vetture qui presenti erano nuove, oppure meno vecchie.

A cominciare dalla Fiat 125 dell'architetto Rambaldo Melandri, che qui vediamo in tre inquadrature pienamente da TB (frontale e retro): la scena è quella, indimenticabile, della distruzione dei paesini. La ho scelta, perché della vettura si può leggere anche la targa originale: FI 408152. La macchina è quindi del 1967, ed era quindi una discreta treggiotta già nel 1975. Ecco qui la scena completa:


A dire il vero, la stessa 125, oltre che in altre scene, compare anche in quella che è forse la scena più celebre di tutti i tre film, ovvero quella della supercazzola fatta al vigile urbano davanti al bar del Necchi (anch'esso realmente esistente, in via dei Renai, e che a lungo si chiamò "Bar Amici Miei" prima di chiudere); ma la si nota meno bene, anche se la si sente benissimo:


Una scena però, questa, dove ad un certo punto si vedono parcheggiate sullo sfondo di Piazza Demidoff anche una Ford Escort di 1a generazione e, di striscio, anche una Giulia. E, alla fine, tutta un inquadratura su Via dei Renai con tutte le macchine parcheggiate: Maggiolini, una Citroën DS...