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mercoledì 29 agosto 2012

Carrelba '12 (4) - Misteri del Treggismo Militante




Le Volvotregge sono di per sé abbastanza rare; nonostante il mito di robustezza e di indistruttibilità che hanno le svedesone dal nome latino (Volvo significa "io rotolo" nella lingua dei Cesari, esattamente nel senso dell'etimologicamente derivato francese je roule), di vecchie e vecchiotte non se ne vedono più tante in giro. Questa Volvo 240 Turbo targata Chieti del 1984, però, è titolare di uno di quegli squisiti misteri che formano una delle anime più profonde del Treggismo Militante®. Ve lo spiego in due parole.

Questa vettura, io la vedo da anni. Una di quelle mai fotografate che sta sempre parcheggiata praticamente nello stesso posto, e che costantemente mi dico di decidermi a riprendere; una di quelle, in pratica, che prima o poi finiscono in una "smazzata", vale a dire in una serie di post dedicati alle tregge per le quali si è aspettato (quasi sempre inspiegabilmente) tanto tempo. Solo che questo accade a Firenze; alla fine l'ho fotografata, sì, ma perché me la sono ritrovata, incredibilmente, in pieno centro di Carrara. D'accordo che siamo sempre in Toscana, seppure ai confini estremi, ma le due città distano pur sempre una centocinquantina di chilometri; insomma, sembra quasi che la povera Volvona, per farsi finalmente mettere nel TB, abbia deciso di seguirmi in trasferta. Prova ne sia che, due giorni fa, l'ho rivista, tranquilla, nel suo solito posto a Firenze; ed è lei, non c'è ombra di dubbio. La targa la sapevo a memoria, e inoltre di macchine targate Chieti non se ne vedono certamente tante, in Toscana. 

Come lo potremmo chiamare? Il mistero della Treggia vagante? Non saprei; certo è che è il primo caso del genere che mi càpita, e sarà ben poco probabile che mi risucceda. E così una treggia che vedo da tempo immemore a due passi da casa di mia madre, a Firenze, entra nel TB come "treggia Carrarina". A volte il Dio de' Bivi alza un po' il gomito, si vede; ma, come ben si sa, il vino è la poppa dei vecchi.

sabato 5 marzo 2011

Ella rotola


I nomi delle automobili, e anche delle intere case automobilistiche, almeno un tempo volevano dire qualcosa. Magari un po' "nascosta", per così dire; ad esempio, in Isvezia dovevano amare il latino (cosa invero frequente nei paesi di fede luterana; sembra un controsenso, ma l'ultimo paese al mondo dove se n'è fatto un uso frequente a vari livelli è stato la Germania, e in Svizzera tuttora non è affatto morto -ad esempio i medici vi redigono le ricette galeniche per i farmacisti). Il nome "Volvo" è latino: significa "io rotolo". Naturale: un mezzo su ruote rotola (da qui anche il normale verbo francese per "andare su un veicolo", ovvero rouler; e, quindi, anche il nome della roulotte, ovvero "rotolotta"!). Gli svedesi fecero quindi "parlare" la vettura, in prima persona; e, in effetti, rotolare ha rotolato parecchio. Notissima l'estrema robustezza di queste vetture, giustificata dal clima del paese d'origine, così com'è altrettanto nota, perlomeno nei modelli più vecchi (come questa 245 GLE del 1982), la loro propensione a rassomigliare pù che decisamente a un carro funebre. Per essere meno macabri, diciamo che nel retro, una volta arrovesciati i sedili posteriori, potevano comodamente trovare posto Pallino e Piccolina, coppia di San Bernardo da 130 chili l'uno!


lunedì 14 febbraio 2011

La macchina di Montalbano




Chiaramente il famoso commissario di Andrea Camilleri non c'entra nulla, anche se -almeno negli sceneggiati- gira pure lui su una vecchia Fiat Tipo che avrebbe tutti i crismi della treggia. Qui, invece, Montalbano è la zona collinare attorno a Firenze dove un gentilissimo amico mi ha segnalato questo spettacolare rudere di una Volvo 244 L, "ospitato" in un parcheggio e risalente con tutta probabilità alla seconda metà degli anni '70 o ai primi anni '80. Quasi spaventoso come le Volvo non perdano un milligrammo di solidità e di robustezza anche quando sono abbandonate alle intemperie (magari dopo i loro soliti 600.000 chilometri o roba del genere). Sono ragionevolmente certo che il motivo per cui la macchina non è stata rottamata, è perché c'è un'ideuzza di rimetterla in sesto; del resto, agli abitanti di quella zona i dindini non dovrebbero mancare. Si noti anche il colore, ovviamente ispirato dal soave cielo svedese...

venerdì 22 ottobre 2010

La Settimana Meharistica (4): København


La nostra Cristina Meharista (danese: Vores Meharistinde Kristina), come tutti sanno, è una giramondo assolutamente cosmica. Non mi stupirei di ritrovarla, prima o poi, a fotografare tregge intersiderali nella Guida galattica per autostoppisti. Nell'attesa che la Terra venga spianata per far posto a un'autostrada, e che la risposta a tutto sia 42, ella si limita -ad esempio- ad intrufolarsi ad un raduno di Treggia's Owners danesi e a skataklikkare come una forsennata tutte le meravigliose autovetture che vi prendono parte. Non solo la Fiat 1100 di cui sopra, ma anche:


Una Mercedes R121,

Un'Alfa Romeo Montréal,


Una serie di Ford,


Una miscellanea con un paio di Porsche 911,


e delle vetuste Volvo.

venerdì 1 ottobre 2010

Cella e dintorni (3)




La vera treggiona da battaglia. Tale è questa Volvo Polar Turbo del 1984, un autentico carrarmato in libera vendita, specializzata in macchina del rappresentante (per la sua comodità e indistruttibilità), e assai gettonata anche per la trasformazione in carro funebre. Eppure non se ne vedono più molte in giro; sospetto che la cosa abbia a che fare con in suoi consumi non propriamente economici. Progettata per resistere al territorio svedese, che per oltre metà è al di sopra del circolo polare artico (e chissà come mai la vettura si chiamerà in questo modo...), portava sopra più roba di un grosso furgone, all'occorrenza fungeva da camper e saliva anche sui muri.

sabato 21 agosto 2010

Le Anarcotregge di Carrara e dintorni (6): Nachts en daags (Giorno)




Come prennunciato, in via del tutto eccezionale ecco un bel night and day, noche y día, nacht en daag (e fin qui forse ci siamo), nap és éjszáka, ноћ и дан, yö ja päivä (e qui ci siete sicuramente un po' meno). La DAF o Volvo 66 lo meritava senz'altro, in quest'estate decisamente bizzarra. Il giorno mette in risalto anche qualche bel treggisticamente interessantissimo spunto d'annosa ruggine:

venerdì 20 agosto 2010

Le Anarcotregge di Carrara e dintorni (5): Nachts en daags (Notte)





La classica esclamazione del Treggista: Non credo ai miei occhi! (con tutte le sue possibili varianti, condite a volte da esclamazioni collaterali non propriamente riferibili, ma tutte improntate al più genuino entusiasmo). Stavolta, in una notturna e salmastra Marina di Carrara, l'esclamazione ha rischiato davvero di svegliare tutto un tranquillo quartiere: una DAF!

Eh sì, perché vedendo questo mezzo il Treggista militante non pensa immediatamente che è, propriamente, una Volvo 66: per lui è e rimane una DAF. Anzi, una DAF 66, l'ultimo modello di automobile prodotto dalle gloriose Van Doornes Automobilfabrieken di Eindhoven. L'unica fabbrica di automobili dei Paesi Bassi, l'inventrice della Daffodil e del cambio Variomatic (che nessuno sapeva esattamente come funzionasse, ma che aveva un nome bellino), il cui comparto autovetture fu acquisito e inglobato nel 1975 dalla Volvo: e così la Daf 66 diventò Volvo 66. Questa qui, insomma. Quand'era ancora DAF 66 era così, cioè assolutamente identica:


Ne avevo anche un modellino in plastica della Norev, pensate un po'; esteticamente, davvero la Treggia per antonomasia. Vettura dalla linea più brutta è difficile concepirla. Fu anche una delle poche incursioni della Volvo, una volta acquisita la casa olandese, nel campo delle autovetture di piccole dimensioni. Si capirà ora meglio l'entusiasmo del Treggista, anche se la sua speranza che ancora fosse una DAF col suo marchio è andata delusa. Delusione immediatamente mitigata dalla targa: non fosse stato per quel "4" della malora, sarebbero state sei cifre tutte uguali (la targa in questione è comunque del 1977). Ce n'è stato abbastanza, comunque, per riservare alla 66 DL, DAF o Volvo che sia (le categorie le ho messe tutte e due...), l'onore di essere ripresa di notte e di giorno, come si vedrà nel post che seguirà. Nachts en daags, in olandese, giustappunto.

mercoledì 14 aprile 2010

Treggia's Night (4, fine)


E, alla fine, ecco la meravigliosa incoerenza d'ogni cosa, ché soltanto l'incoerenza è vitale mentre tutte le coerenze sono state capaci di produrre soltanto morte. Una Volvo Polar, con la targa mezza cancellata e un non meglio precisato "1612" sulla fiancata. La Volvo Polar è stata una delle macchine più gettonate per la trasformazione in carri funebri, e in effetti già di per sé sembra un carro funebre. Incoerentemente, e Lei se n'è accorta, per questo mio ultimo post di questa Notte di Tregge è stata fotografata sotto un bel sole mattutino, radioso, splendente. La paura di morire fa parte di noi, perché ha a che fare con l'ineluttabile; ci occupiamo di cacciarla via, e a volte escogitiamo espedienti che, pur perfettamente inutili, sono però divertenti.

Si alza, saluta e se ne va. Mi ha ripreso lo sfinimento e torno a dormire. E non abbiate timore: questo, se vi piace, è sempre il Treggia's Blog e non ha nessuna intenzione di cambiare. Avevo da mettere un po' di foto scempie, e ho pensato di farlo -per una volta- dando campo libero a quel che ci avevo dentro. Lei tornerà senz'altro, periodicamente, fino al momento in cui deciderà di arrivare senza darmi modo di inserire tregge nel blog, né di fare alcunché d'altro. Stanotte si è sorbita una Panda, una 126, un'A 112 e una Polar. Sento i rumori della città che, piano piano, aumentano...

E in questo istante sento fortemente
Che un po' di tutto il mondo è dentro me;
Ne sono certo, non v'importa niente
E quindi vado al bar per un caffé.

(Fine).