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giovedì 16 ottobre 2014

Pizzamobile



Nella mia oramai non breve "carriera" di Treggista Militante®, oramai, ne ho viste più o meno di tutte; ma quel che ho visto il 10 maggio scorso a Torino, durante una grossa manifestazione NO-TAV in sostegno ad alcuni arrestati del movimento, supera ogni immaginazione (ed è questo il motivo per cui questo post viene inserito tra le "Tregge della Valsusa", perché dalla Valsusa proviene e lì è stato concepito).


Quello che vedete, infatti, montato su un camioncino che già di per sé potrebbe figurare come prossima treggia "autonoma", è un autentico forno a legna mobile per pizze; e la legna, infatti, la si vede correttamente stipata nel cassone. Nella piazza torinese scelta per il concentramento del corteo, gli attivisti NO-TAV avevano pensato bene di offrire delle belle pizze appena sfornate a tutti i manifestanti in quella caldissima giornata di maggio che si sarebbe conclusa, a sera, con pioggia, vento e un freddo da pelare. Sui monti il tempo cambia alla svelta.


E come si fa, dunque, a preparare le pizze in piazza? E' semplice, per i NO TAV valsusini: basta smontare il forno a legna del presidio di Venaus, perfettamente funzionante e interamente ottenuto con materiali di risulta, e rimontarlo su un camioncino col quale si va a manifestare a Torino. Facile a dirsi! Anche perché il forno mobile non dev'essere propriamente leggerino; ma figurarsi se una cosa del genere spaventa chi lotta da più di vent'anni, e finisce in galera per criminali attività terroristiche come smontare un compressore.


Le pizze, va da sé, erano buonissime. Magari non saranno state quelle della pizzeria napoletana famosa nel mondo, ma non erano nemmeno quelle del "Pizza Express". Speriamo solo che il loro profumo sia arrivato a chi sta in galera; è questo l'augurio che mi sono fatto quel giorno, e che mi faccio anche oggi visto che in galera ci sono ancora.

domenica 13 gennaio 2013

Le tregge NO TAV della Valsusa: (9 - fine) RDJ (Raggio Di Jo)



E così, finalmente, eccoci arrivati all'ultimo capitolo (per ora) delle Tregge NO TAV della Valsusa. Curioso che, cronologicamente, l'ultima treggia che qui presente sia stata in realtà la prima in assoluto di quella giornata del 25 febbraio 2012, che sembrava già estate o, quantomeno, primavera inoltrata. Cose strane e meravigliose che la Valsusa sa evidentemente regalare anche in pieno inverno; eppure, dopo un febbraio terribile come quello dello scorso anno, lassù ci siamo ritrovati a marciare in maglietta a maniche corte. Roba da non credere; e la Valle resisterà. 'A sarà düra!

Per sottolineare tutto questo, anche il Fiat Iveco Daily cassonato della foto (siamo, qui, a Bussoleno), che è di un rispettabile 1984, aveva scelto la scritta giusta; solo che il tempo la deve avere un po' cancellata e, da "Raggio di Sole" qual era, si ritrova ora ad essere un misterioso "Raggio di Jo". Pare quasi uno di quei "raggi letali" o "della morte" dei filmacci di fantaincoscienza; menomale che c'è il bel sole sopra la scritta. E con il "raggio di Jo" la Valsusa saluta e, magari, dà appuntamento alla prossima volta. Perché ci sarà ancora, la Valle. Non scomparirà con le sue meraviglie, fossero anche delle vecchie autovetture di tempi che furono. Sarà sempre là, e noi assieme a lei.

giovedì 27 dicembre 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa: (8) PMC (Potevano Mancare i Cinquini?)


Ma 'sta Valsusa, ordunque, non ha Mezzisacchi? Eccome che ce li ha. Autovettura più NO TAV, forse, non esiste; è l'antitesi delle Torino-Lione, delle "alte velocità" e di tutte le consimilari stronzate che non cesseranno, ahinoi, di esserci propinate dai potentati politico-economico-giudiziari che hanno però trovato nella Valle una formidabile opposizione, e non certo opposizione a parole. Perché la 500 è NO TAV? Comunque, non la produceva quella stessa Fiat che è, fino a prova contraria, tra le principali fautrici dell'Inutile Scassamontagne, specialmente a cura di "Pulloverino" Marchionne? Qui bisognerà fare un importante excursus dal valore generale.

Il Treggia's Blog, e con lui il vostro Treggista Preferito®, è ben cosciente che la maggior parte delle tregge che vi figurano e vi figureranno (ad esempio le Fiat, ivi compresi i Mezzisacchi) appartengono comunque a gruppi industriali e padronali che fanno a dir poco ribrezzo. Se qui dentro si mette una Fiat, si sa bene chi sono stati gli Agnelli. Tutti i gran Maggiolini che stanno qua dentro non fanno dimenticare che quella vettura è stata iniziata dal nazista Ferdinand Porsche con l'avallo diretto di Adolf Hitler. Una Ford non fa scordare Mr Henry Ford, il fordismo e l'invenzione della catena di montaggio. 

Il TB è però dedicato alla vecchia autovettura come mezzo di trasporto autenticamente popolare, sebbene vi si trovino anche auto di lusso. Inutile girarci attorno, e vorrei qui essere brutalmente controcorrente: il popolo, in una società industriale, va in automobile. L'ecologica bicicletta ha cessato da tempo di essere un mezzo di trasporto autenticamente popolare, divenendo perlopiù un gadgettino urbano di chi inveisce contro le macchine perché ha da recarsi all'ufficetto a portata di pedale o alla facoltà universitaria, invece di dover timbrare il cartellino nella fabbrica distante una quindicina di chilometri e passa da casa. Ed è questo che ho costantemente in testa. Il TB si occupa della vettura come esemplare di mobilità popolare; in questo, la 500 occupa ovviamente un posto d'onore.


Detto questo, l'officina meccanica tra Bussoleno e Susa ci presenta qui due Mezzisacchi davvero di tutto rispetto. Specialmente il primo, che è una Nuova 500 sicuramente anteriore al 1963. Perché dico questo nonostante sia, purtroppo, privo di targa? Perché ha ancora le portiere ad apertura controvento.  Fu proprio nel 1963 che le portiere controvento furono messe fuorilegge per le auto di nuova produzione: ci si era accorti (Iddio sa come, verrebbe da dire..) che presentavano il non lieve inconveniente di spalancarsi durante la marcia, con quel che ne conseguiva. E' possibile quindi, ammettendo che la 500 in questione fosse targata Torino, che si trattasse di qualcosa attorno a TO 500000. Nella stessa foto, dietro la 500, si vede distintamente una Fiat 1100 TV sicuramente degli ultimi anni '50; sembra ancora munita di targa, ma non è possibile leggerla.

Nella seconda foto si ha invece una 500 degli anni '60 o dei primi anni '70, che ora si è ritrovata una gomma sul tetto. No, non potevano mancare i Cinquini, in Valsusa. Ci sono, e lottano insieme a noi per andare sempre e rigorosamente lenti. Pausa pausa ritmo lento.

Le tregge NO TAV della Valsusa: (7) TAV (Tragica Autobianchi Valsusina)



Intendiamoci: non che questa Autobianchi A112 del 1974 abbia qualcosa di particolarmente tragico, a parte ritrovarsi in quel gajo biribissajo di tregge accatastate che è l'officina meccanica tra Bussoleno e Susa; solo che mi garbava troppo giocherellare un po' con la sigla del TAV, e non ho trovato di meglio. La targa TOK8 è "parlante" a pieno titolo (può leggersi come "t'ho cotto"); la vettura, a parte gli strati incancreniti di polvere, sembrerebbe quasi marciante e pronta all'uso, e anche tipicamente "valsusina" nello spirito. Ho come l'impressione che la Valsusa, officina delle meraviglie a parte, di tregge di montagna ne nasconda parecchie; e con le tregge di montagna, si sa, il gusto ci guadagna.

lunedì 24 dicembre 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa: (6) SMT (Stupefacente Mix di Tregge)


Con le tregge NO TAV della Valsusa eravamo rimasti fermi allo scorso 21 luglio, e nel frattempo di cose ne sono successe, lassù; tra i soliti non-cantieri aperti, altri arresti di militanti e roboanti dichiarazioni di tutto un mix di potenti sui quali, almeno qui, vorrei far calare un silenzio carico di disprezzo. Preferisco lasciar parlare, per quel che attiene a questo blog, le foto di una delle più straordinarie cataste di tregge che mi sia stato dato di vedere, un mucchio selvaggio inestricabile che, ricordo, si trova in un'officina meccanica sulla Statale 25, esattamente a metà strada tra Bussoleno e Susa. Sicuramente uno dei luoghi mitici del Treggia's Blog.

Si parte qui con questa vettura che non saprei bene individuare (e qui, lo dico sin da ora, chiamo a raccolta tutti i collaboratori del blog per un'eventuale mano); tra un cantuccio di una A112 che si intravede, un paio di alberi, una caterva di pneumatici e un cofano smontato giace questa cosa di non pochi anni fa che potrebbe, e ripeto potrebbe, essere una Lancia degli anni '40 o giù di lì.


La difficoltà, lo ricordo, è stata quella di scattare delle foto senza poter entrare nell'officina; quel giorno (il 25 febbraio 2012) era infatti chiusa. Rimarrà probabilmente l'ultimo esempio di contorsionismo & acrobazia effettuato dal sottoscritto, che peraltro granché agile non è mai stato nemmeno a vent'anni e figuriamoci a quasi cinquanta. In questo secondo gruppo si distingue chiaramente il retro di una Lancia 2000 HF  rossa, carrozzata Pininfarina. Il resto sono retri di un paio di vetture vecchissime, anch'esse stile anni '30 o '40, più "qualcosa" sotto un telone. Il tutto assolutamente inaccessibile in mezzo alla sterpaglia.


La Lancia HF 2000 Pininfarina si precisa un po' meglio spostandosi verso la fitta rete di recinzione; se ne legge anche la targa TO H69562, che la situa al 1973.


In questa seconda catasta, invece, le tregge si riconoscono con facilità: una Lancia Fulvia berlina e un arrugginito Fiat 1100T a "muso lungo" che deve provenire veramente dal primo dopoguerra o roba del genere.


La medesima inquadratura a campo più lungo, dove si apprezzano meglio la Fulvia e tutto l'insieme, corredato dal classico Apino 50  trasformato in deposito di rottami (chissà come piacerebbe al sindaco di Firenze!)

Non è finita qui con la Valsusa e le sue tregge NOTAV; state pur certi che ci tornerò. Per l'intanto, suggerisco a tutti di godersi appieno queste meraviglie della produzione treggistica valligiana, chissà che non riescano buone anche per bloccare qualche cantiere...

sabato 21 luglio 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (5): TCV (Treggia Calabrese in Valsusa)




Con le tregge Valsusine ci eravamo visti l'ultima volta il 2 aprile scorso; è tempo di riprendere il discorso interrotto sull'oramai famosa officina meccanica tra Bussoleno e Susa, forse la più stupefacente treggiaja "extraterritoriale" (non toscana e fiorentina, cioè) che ho visto coi miei occhi.

Piccola parentesi: sembra che ultimamente questo blog sia comparso sul Forum italiano delle Fiat 127 grazie all'esemplare genovese che ha bisogno di una passatina di Ferox; naturalmente, se mi leggono, a tutti i membri del Forum va il mio più caloroso saluto (anche perché ho avuto una 127, targata FI 901008, e quindi sono un "centoventisettaro" a tutti gli effetti). Anche per questo motivo, spero che la qui presente treggia valsusina susciti nel Forum un qualche interesse.

Certo che, in questo caso, dire "valsusina" potrebbe suscitare qualche colpettino di tosse; è targata, come si vede, Reggio Calabria (è del 1979) e posto più agli antipodi della Val di Susa non se ne potrebbe francamente immaginare. Ma le macchine son fatte per macinare chilometri, e così sia; peraltro, la vettura sembra (almeno apparentemente) in perfetta efficienza, pur stazionando in un luogo (come vedremo meglio in seguito) dove stanno accarcassate parecchie e venerabili auto del tempo che fu.

Ciò che rende particolarmente interessante questa 127, è che si tratta di un esemplare a quattro porte (o meglio, a cinque dato che nel computo rientra usualmente anche il portellone posteriore). I modelli 127 a 4 e 5 porte, almeno a quanto mi ricordo, erano in realtà di produzione SEAT, che a quel tempo era un "satellite" della Fiat; in Italia non se ne sono visti mai tanti, e proprio per questo trovarne uno in giro è un "colpo" non indifferente. Solo per farne un esempio, a Firenze ne ho visti soltanto un paio...

lunedì 2 aprile 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (4): TAV (Tregge a Altissima Varietà)




Appena reduce da un presidio NO TAV a Firenze, ché anche dalle mie parti in quanto a bucherelli e scavi di lorsignori non si scherza, introduco con queste vetture una vera e propria officina delle meraviglie che ho trovato in Valsusa.

Siamo ancora sulla statale tra Bussoleno e Susa. A dire il vero non so nemmeno se è un'officina, un deposito, uno sfasciacarrozze o cosa; forse, tutte e tre le cose. Forse nessuna delle tre. Per un Treggista Militante®, trovarsi di fronte a un posto del genere significa letteralmente perdere la testa, non sapere nemmeno dove rifarsi. E dire che il posto in questione era chiuso; ma qui il Treggista è portato a trascendere. Per dieci minuti si dimentica di acciacchi, malanni, età e scarsissima agilità anche quand'era ne' su' cenci, e si trasforma in acrobata. Sale su muriccioli, si mette in posizioni da contorsionista, sfida fossi e sterpaglie, maneggia la fotocamerina come fosse un giocoliere. Il Treggista Militante è, inutile dirlo, come un bimbo che si trova davanti, all'improvviso, alla fabbrica delle caramelle senza i genitori a rompere i coglioni; e le caramelle sono là, tutte per lui.

Già da queste foto si intuisce almeno un po' che cosa sia, quel posto. Un'autentica zuppa di tregge, targate, senza targa, polverose, in condizioni di carcassa; ruote accatastate, ceste piene di pezzi di motore, di tutto. E' giocoforza, quindi, dedicare tutte queste foto e quelle che seguiranno all'amico Fabrizio, che in un posto del genere si sentirebbe esattamente come me. La Valsusa è un posto meraviglioso; e se penso che anche questa treggiaia monstre potrebbe scomparire, mi viene la voglia di incatenarmici.

Per cominciare, comunque, ecco giustappunto, in primo piano nella terza foto dall'alto, una Fiat 131 di prima generazione, del 1976 (la targa, semicoperta dalla cestata di pezzi, è TO N91289). Sta accanto a una Fiat Panda 4x4 (auto-simbolo della Valsusa: ce l'hanno tutti) che potrebbe anche essere non all'ammasso e normalmente utilizzata, e che è comunque targata TO 41902E e è del 1985. Nella foto si vedono due vetture moderne (che non ci interessano) e, in alto all'estrema destra, una decrepita 500 senza targa, ancora palesemente con le portiere controvento e la strisciolina laterale; con queste caratteristiche, è senz'altro anteriore al 1964. Nella foto di mezzo si intravede che cosa sta dietro alla 131; la foto funge un po' da "panoramica" e se ne avrà a riparlare meglio in seguito (da notare comunque l'Apino 50 arancione). E non è che un piccolo assaggio.

mercoledì 28 marzo 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (3): DAL (Dauphine a Alta Lucidità)





Ci speravo sai da quanto, di trovare una Renault Dauphine in lamiera e ossa; son dovuto salire a protestare in Valsusa, per trovarne finalmente una. E quale una! Un capolavoro di Dofìn, proveniente dalla Milano del 1964 e finita chissà come sulla statale della Valsusa. Per questa vettura ci avevo una vera e propria fissazione anche da piccolo, anche perché la mia macchinina preferita era proprio una Dauphine beige della Norev, che potevo "alluvionare" liberamente in vasca da bagno perché era di plastica (e con targa 75 di Parigi). Non mi ricordo nemmeno più da quanto tempo non ne vedevo una per la strada; la Dauphine era una di quelle macchine che l'italiano medio, tutto tronfio di "stile nazionale", usualmente schifava o snobbava. Invece io la trovavo, e la trovo ancora, stupenda. Insolita, particolare, non da tutti. Sarà stato che anche allora avevo un debole per le francesi, che ancora non è certo terminato. E così, la Valsusa e le sue complicate vicende mi riservano questo lucidissimo modello, pure coi cerchioni rossi sul grigio (un accostamento cromatico che adoro). La joie au cœur!

Nota. Forse qualcuno avrà notato, ingrandendo le foto, che sul retro della vettura è presente la placca "Dauphine Alfa Romeo". Alfa Romeo? Ebbene sí. Dal 1961 al 1964, grazie a un accordo tra la Renault e l'Alfa Romeo, la Dauphine fu prodotta anche in Italia, negli stabilimenti Alfa di Portello. Si legga a tale riguardo l'articolo Wikipedia. A rigore, quindi, questa vettura sarebbe da inserire tra le varie categorie dedicate all'Alfa Romeo, ma si tratta comunque di un modello Renault.

martedì 27 marzo 2012

Le tregge NO TAV della Valsusa (2): CAC (Charleston a Alta Coloratezza)




Come potete vedere dai titoli, le tregge Valsusine hanno tutte quante una "sigla" che, ovviamente, vuole prendere per le mele la TAV. Sono profondamente convinto che una lotta abbia bisogno anche della necessaria dose di ironia, e anche di colore. Il colore spezza la grigia unanimità dei signori detentori, dei seri & sobri e di tutta una nutrita dose di cupi figuri che, sicuramente, non si spostano con le 2CV Charleston ma nemmeno col trenone devastatore (che serve loro soltanto per fare soldi, soldi, soldi). A proposito di Charleston, eccone una che già si scorgeva nelle foto precedenti, nella frazione martire di San Giuliano. I colori sono quelli tipici, che già abbiamo visto tante volte nel TB; ma, lasciatemelo dire, tutto qui assume una colorazione un po' diversa e più intensa. La 2CV Charleston in questione è del 1982, e quindi neanche tanto decrepita; ma in posti come la Valsusa l'intreggimento delle vetture dev'essere precoce. Ho visto, ad esempio, delle Pande di ultimo (ora penultimo) modello che già sono in condizioni da treggia. La prossima volta che vo in Valsusa ve ne fo vedere una, cascasse il mondo su un pero; intanto che si goda questa CAC!

Le tregge NO TAV della Valsusa (1): ABV (Autotreno a Bassa Velocità)





E per mostrare subito di che pasta son fatti la Valsusa e i valsusini, anche dal punto di vista treggistico, portiamoci immediatamente nella frazione San Giuliano, tra Bussoleno e Susa, detta la "frazione martire". Questo perché proprio qui il progetto prevede una mega-stazione TAV, e la frazione, come dire, dovrà pressoché scomparire. Niente di meno. Ma poiché gli abitanti non hanno proprio nessuna intenzione di scomparire, e vivono e lottano insieme a noi, hanno deciso di spostarsi non con il treno "veloce" per Lione, ma direttamente con l'autotreno. Un autotreno sicuramente a bassa velocità, questa Ford Taunus Station Wagon del 1973. Station Wagon, certo, si dice ora (con varie pronunce e fantasiose: stèscion uègon, stesciouègo, ho sentito anche stèscion vègon eccetera); a suo tempo si diceva familiare, intendendo in questo caso, evidentemente, la cosiddetta "famiglia allargata" comprendente nonni, cugini, il cane, il gatto e l'amante storico della moglie. Le dimensioni della Ford Taunus SW erano adatte a trasportare non una famiglia, ma una stirpe intera. Ci si potevano agevolmente fare dei traslochi. Mi piace pensare che, convenientemente attrezzata, possa tuttora fungere da carro armato fatto in casa nella lotta valsusina; sembra che, una volta messa in moto, dica "pecorella! pecorella!". Vabbè, non divaghiamo troppo: direi che come treggia-simbolo della Valsusa possa andare più che bene (anche perché, nella terza foto dall'alto, si scorge già un'altra treggia che sarà opportunamente trattata).