domenica 13 dicembre 2009

Come conti bene!



Ancora un Cinquino, e neanche dei più vecchi; ma questo è qui (quasi) esclusivamente per la sua targa. Davvero un bellissimo esemplare di numeri a coppie, e peccato soltanto che non siano nell'esatto ordine decrescente; ma non fa nulla. Sembra quasi come a tombola, quando escono numeri in sequenza; in tal caso, è tradizione che qualcuno esclami a chi tira i numeri: Come conti bene!

Ne circolano ancora di vecchie targhe quadrate, e fra di esse qualcuna riserva delle belle sorprese a quasi 34 anni dalla loro messa in pensione. Chissà se da qualche parte esisterà ancora il mito di ogni incallito cacciatore di targhe che si rispetti, ovvero la targa con le sei cifre tutte uguali: io tengo sempre gli occhi aperti.

Alphasouth's Last Frontier




Siamo qui alle ultime fasi dell'Alfasud, con questa vettura proveniente ancora una volta da quel certo quartierino oramai stabilmente treggioso (ed anche, va detto, assai ameno). Ultime fasi e, volendo, ancor più meravigliosamente pacchiane, tanto da sfiorare gradevolmente il kitsch. Quando una vettura si trasforma irrimediabilmente in simil-sportiva, nel 90% e rotti dei casi per lei sta per sonare la campana a morto; e, infatti, la produzione (siamo qui, per la targa, verso il 1981/82) cessò non molto dopo, nel 1984.

Nononstante il bel colore rosso vivo, è impossibile non notare l'alettoncino posteriore a far da contraltare ai doppi fari anteriore (altro particolare assolutamente immancabile nelle auto simil-sportive destinate, spesso, a ravvivare il mercato di una vettura oramai "passata"). Insomma, in questo caso l'evoluzione dell'Alphasouth sta per giungere al termine, con tutto il suo consueto corollario di macchina della polizia. Avrete sicuramente capito che non ho mai nutrito verso questa automobile una passione bruciante, anche se riconosco che ha comunque contribuito a segnare un'epoca...

venerdì 11 dicembre 2009

Ugo e Francesco





Un post, una treggia e due nomi. Partiamo dal secondo: Francesco è ancora il Mannu, e il motivo per cui c'entra in questo post è presto detto. La foto è infatti stata scattata in un paese in provincia di Firenze dove si stava svolgendo una cena popolare di finanziamento per le spese legali per il Mannu e per altri antifascisti arrestati ultimamente, e incarcerati, con accuse più o meno fantasiose e pretestuose. E sembra che anche le Tregge della zona, e quindi il TB, non ne vogliano affatto restare fuori; ne farebbe anche fede la stessa macchina del Mannu, che mi piacerebbe senz'altro fotografare e inserire qui dentro. Anzi, è l'appuntamento che gli do quando sarà finalmente libero e di nuovo fra noi (si trova attualmente agli arresti domiciliari, ma è pur sempre galera): la sua vecchia Alfa 33 sul Treggia's Blog. È una promessa, un impegno, un dovere.

Nel frattempo, questa Mini Minor che era parcheggiata proprio sotto la Casa del Popolo dove si svolgeva la cena popolare diventa anch'essa una compagna di viaggio. E la sua insolita targa, insolita almeno per le plaghe dove è stata reperita, riporta ad un altro compagno di viaggio, che poi è quello del primo nome: il cremonese, il grande cremonese Ugo Tognazzi. Lo vogliamo ricordare qui con la clamorosa beffa cui si prestò per Il Male: le finte prime pagine dei quotidiani nel quale veniva arrestato come "Capo delle Brigate Rosse"; senza mai scordare che a Firenze Ugo è legato indissolubilmente come Conte Mascetti, e che Amici Miei, guardandolo con attenzione, è un film dove le vecchie tregge fiorentine sono parte integrante del background (a partire da quella stessa del Conte)...




domenica 6 dicembre 2009

La treggia di lavoro





Toglietemi il coraggio, toglietemi il decoro, ma non mi toglierete le scarpe di lavoro, canta il bravo cantautore e rocker fiorentino Massimiliano Larocca in una sua canzone: un altro personaggio della scena musicale fuorimercato da raccomandare a Harmonica, e a tutti quanti. Questa sua canzone "operaia" ve la voglio far sentire subito, tanto che ci sono:



Bene, in questa specie di strip-tease dove il lavoratore è disposto a farsi togliere tutto fuorché le scarpe (ma sotto questi chiardiluna, io starei attento pure a quelle...) basta sostituire queste ultime con la meravigliosa treggia qui raffigurata; e vorrà dire che, al limite, il titolare la guiderà scalzo. Insolita, peraltro: una Lancia Delta, seppur vecchia come il cucco, non è davvero una tipica macchina di lavoro. Eppure eccola qui, conciata da vetturaccia da battaglia, strapiena di attrezzi, casse, cavi e altri arnesi, coi sedili posteriori tirati via per fare spazio. Levàtegli tutto, a questo qui, ma guai se gli levate la treggia di lavoro. Oltretutto, dovreste vedervela anche con il sottoscritto: questa qui, ancora una volta, è una treggia individuata oramai da anni e anni, sempre parcheggiata in un dato posto. La preistoria del TB che fa di nuovo capolino.

NB. Nel marasma del portabagagli sembra seriamente che ci sia qualcosa che somiglia a un serpente vivo, e anche piuttosto lungo. Cliccare sulla foto del portabagagli per verificare!

sabato 5 dicembre 2009

Colori




Sulla vettura, che arricchisce l'oramai cospicua sezione de' Maggiolini & Maggioloni del TB, solo poche parole: proviene anch'essa da quel certo quartiere che oramai sta rivelandosi come una delle maggiori aree treggiologiche della città, ed appartiene a quelle tregge storiche individuate addirittura da anni. Ho perso infatti la memoria di quando l'ho vista per la prima volta, sempre parcheggiata in due o tre strade contigue di quel quartiere: il suo inserimento è quindi anche una sorta di giusto omaggio.

E passiamo al vero oggetto del post, che riguarda -come si evince dal titolo- i colori delle tregge. Di che colore è questo Maggiolone? Qualcuno direbbe arancione, ed in effetti è forse il colore comune cui più si avvicina; ma non lo è. I colori delle macchine formano una categoria del tutto a sé; con tutta probabilità hanno un nome specifico, regolarmente del tutto ignoto alla stragrande maggioranza dei mortali, e sicuramente un numero di serie aziendale; ma, presso il volgo (e questo è un blog assolutamente volgare, ma nel senso più nobile del termine) sono state create delle curiose e pittoresche denominazioni che vale la pena di conoscere almeno un po'.

C'è il color cacca di piccione (su base giallastra), il color tranviere (su base vagamente celeste), il color vomito di briaco (un rosso-violaceo non meglio identificabile), il color merdasciolta (un marrone sullo smunto), il color cimice stiacciata (un verde di tonalità leggermente più intensa del verde acqua) e così via. Ma il popolo ha risorse infinite, ed è capace di creare nomi di colori all'impronta; e così farò io. Per il colore del nostro Maggiolone propongo color ghiacciolo anni '70, in omaggio a quei clamorosi ghiaccioli dal gusto chimico e indubbiamente colorati con una mistura di vernice al minio e tempere Giotto. Indimenticabili. Manca solo la scritta, Eldorado o qualcosa del genere; ma una valida alternativa potrebbe essere anche color Paperino's all'arancia, in onore stavolta al dentifricio più ingoiato dai bambini a cavallo tra il '65 e il '75. Con relativi mal di pancia, e ne so qualcosa!

giovedì 3 dicembre 2009

Anche il TB grida: Mannu libero!


Niente, da queste parti, è slegato dalle persone e dai fatti.

Non sto nemmeno a fare dei link. Presumo che la maggior parte delle lettrici e dei lettori del TB abbiano oramai realizzato che fa parte di un certo Asocial Network, del resto ampiamente collegato con questo blog. La vicenda del Mannu, del suo arresto, del suo petardo e della sua palma dovrebbero essere più che note; e, se non lo fossero, in un'epoca di ipercomunicazione andate pure a cercare di cosa si tratta. Keywords: Mannu, Francesco Mannucci, agenzia delle Entrate.

Durante la manifestazione a Pontassieve del 21 novembre scorso, manifestazione per la liberazione del Mannu, mi dicevo che una bella Treggia da fotografare e inserire qui dentro non ci sarebbe stata per nulla male. Come se anche questo blog di resistenze automobilistiche (ché tale è) potesse in qualche modo servire a qualcosa, dare i suoi due centesimi di solidarietà, e i suoi tre o quattro centesimi di rabbia e di lotta. Ora forse si capirà ancora meglio perché l'inno del TB è Sesto San Giovanni dei Gang.

Alla fine è spuntata fuori questa 500 ocra con targa calabra. Che al Mannu, alla sua ragazza e a sua madre mi sarebbe piaciuto dedicare una Treggia fantastica, fantasmagorica, unica e irripetibile va da sé. Trovare sul percorso della maniffa, che so io, una Tucker del '48. O una Isetta del '59. Oppure anche una Fiat 128: una delle grandi mancanze di questo blog. Niente. Un Cinquino. Ma poi ho ripensato a quel ragazzo con accento calabrese che invitava la gente a scendere per le strade, e ho pensato che andava benissimo quest'utilitaria sbattuta chissà come dal sud a Pontassieve, col suo "9", con la sua storia forse più enorme, dura e bella di una Bugatti.

Al Mannu, alla sua schiena di ragazzo spaccata dalla repressione d'un regime schifoso, a tutti i Mannu e a tutti coloro che non si arrendono, il TB dedica questa vettura, quest'auto utilitaria e portato via Ceccanti.


martedì 1 dicembre 2009

Ribollita di Trespe alla Sanfredianina






RIBOLLITA DI TRESPE ALLA SANFREDIANINA

Ingredienti per 4 persone:

2 trespe (vecchie Vespe) ben conservate
4 caschi abbastanza scalcagnati
Portapacchi assortiti
1 cassetta per bottiglie
2 vecchie strade di Sanfrediano
1 bicitreggia per la guarnizione.

Andare in giro per l'atavico quartiere di Sanfrediano muniti di macchina fotografica e spirito treggistico, decisi a reperire qualche bell'esemplare di trespa la quale, in quel quartiere dove ancora il vecchio artigianato fiorentino non è del tutto scomparso, è un mezzo di locomozione privilegiato per portare mercanzie varie (dati i vicoli assai, assai stretti).

Una volta reperite le trespe, assicurarsi che non siano state ritargate e, soprattutto, che non siano repliche attuali finto-modaiole: la vera trespa si riconosce non soltanto dalla targa e dalle ammaccature/scrostature del tempo, ma anche da particolari oggigiorno impensabili, come i portapacchi a base di cassette di plastica per le bottiglie, oppure da strani marchingegni a molla tenuti da abbondanti gugliatone di scotch da pacchi.

Un altro ingrediente, facoltativo ma altamente indicativo dell'autenticità della vecchia trespa, è il parabrezzaccio smontabile in plastica trasparente; se ne nota qui un bell'esemplare nella trespa blé.

Le vecchie trespe devono essere quindi mescolate ben bene (magari in un post del TB) e servite ben calde facendole scorrazzare per i vicoli bui del quartiere, per magazzini umidi dove ancora esistono tracce di fango dell'alluvione del '66, e per fondi sotterranei ripieni d'ogni sorta di materiale. La vera Trespa alla Sanfredianina reca assai spesso un adesivo della Fiorentina.

Come guarnizione, una vecchia bicicletta parcheggiata letteralmente addosso alla trespa le darà un tocco irripetibile, un flavour di squisitissimo 'ioboia, un eco delle ciane del quartiere e anche di staffetta partigiana nei giorni della liberazione dell'agosto '44.

Più che essere accompagnata da un qualche vino, la Trespa alla sanfredianina accompagna il vino: un carico di fiaschi del vinaio all'angolo di via Maffia è il necessario complemento.