Tornava quasi tutto, dentro quell'officina dove vado così spesso. La MG originale, con tanto di guida a destra; il meccanico che la rimirava come si guarderebbe un figlio appena nato, il cruscotto con le miglia all'ora e tutto quanto. Però il meccanico, che è uomo intelligente e sensibile, scuoteva il capo. Mi raccontava una storia di targhe, e solo chi ha certe passioni potrebbe capire come due persone diciamo normali e perfettamente raziocinanti può capire come si possa stare venti minuti a parlarne recriminando su una improvvida ritargatura che ora costringe questo capolavoro a girare con una di quelle stupidissime cose "alfanumeriche" nelle quali è inutile che si specifichi l'immatricolazione originaria nel 1970. Mi spiegava inoltre, il meccanico, che con una targaccia moderna del genere il mezzo perde anche una buona metà del suo valore economico. Per automobili del genere dovrebbe essere permessa la retroimmatricolazione: un numero qualsiasi del 1970 già radiato, e una targa quadrata. Certo, anche questa sarebbe una cosa finta; ma sempre meglio di affibbiare a una MG la targa di una Clio qualsiasi. Non è giusto. Non torna, non torna proprio.
sabato 7 agosto 2010
Il raduno de' Mezzisacchi (7): Goricanka
Nel 1972, quando veniva immatricolato questo stupefacente Mezzosacco Abarth giallo e nero, la Jugoslavia c'era ancora, c'erano i grani č ari, c'era Josip Broz detto Tito, e a Gorizia (come a Trieste) c'erano gli jughi che venivano a fare la spesa in Italia e gli italiani che andavano a fare benzina dall'altra parte. C'erano, e ci sono ancora, Gorizia da una parte e Nova Gorica dall'altra; si passava una recinzione che poi, tempo dopo, qualcuno definì un "muro" e si veniva accolti da scritte del tipo mi gradimo socializam ("costruiamo il socialismo"). Tutto un mondo che non c'è più. Spazzato via, magari con qualche centinaio di migliaia di morti; cosa volete che sia. Nazionalismi, armi, pulizie etniche, deutsche Mark e fascismi vari; la 500 Abarth gialla e nera c'è ancora. La Goricanka, si pronuncia gorizzànca. Posti strani, posti tragici anche nel vedere una semplice targa.
giovedì 5 agosto 2010
Quadrifoglio Verde
Ma allora non era un caso, quella certa officina dove, mesi fa, mi ero trovato davanti a un paio di belle treggiozze; pur frequentandola da anni per motivi che non sto a spiegare (saranno mica macchine da riparare?....), non ci avevo fino ad allora trovato mai niente di interessante. In pochi mesi, il botto: che ne dite ad esempio di questa Alfa 1750 del 1976, serissimamente blé scura, da direttore di banca di quelli di una volta, che tenevano l'amministrazione a mano? Però, d'altro canto, una vettura del genere poteva servire benissimo anche per rapinarla, una banca; le Alfa hanno avuto sempre questo di bello, erano polivalenti. Da un lato erano sì le macchine della polizia, ma dall'altro erano anche quelle dei banditi. Durante il suo tentativo di evasione dal carcere di Fossano, Horst Fantazzini chiese una Giulia. Bastava rifornirla ben bene, perché fa all'incirca 27 metri con un litro di benzina. Il rombo Alfa Romeo, quello vero, lo si paga. È il pedaggio per il Quadrifoglio Verde.

Il Quadrifoglio Verde, come tutti sanno, è il simbolo della Scuderia Corse Alfa Romeo; oddìo, trovarlo in bella mostra su una berlina "importante" del genere è piuttosto singolare, però è un dato di fatto che quella berlina, se la pigi, va come le sassate. L'ho preso anche, quel Quadrifoglio Verde, come una specie di simbolo del destino; a tale riguardo, bisogna che vi racconti una piccola storia. Forse l'ho già raccontata, non mi ricordo; ma repetita iuvant.
L'Alfa 1750 ha una enorme importanza per questo blog; circa a metà maggio del 2009, aspettando la Piasintëina un venerdì sera davanti alla stazione centrale di Firenze, ce n'era una (beige e non blé) parcheggiata proprio là davanti. Mi misi a scrutarla avidamente, perché anche se il TB non c'era ancora, la passionaccia c'era eccome. Arrivò il proprietario, gentilissimo, con il quale mi misi pure a scambiare qualche parola: la macchina era del 1973, targa FI 61... e qualcosa. Mentre parlavo mi dicevo: accidenti, non ho portato la macchina fotografica, le avrei fatto volentieri un paio di foto per tenermele...
Rimugina che ti rimugino, mi venne in testa di fotografarle, le tregge che vedevo in giro. Cominciai un paio di settimane dopo, un certo 1° giugno del 2009, con una 500 bianca. L'Alfa 1750 di quella sera non l'ho mai più rivista in giro; chissà, forse la sua funzione era quella di mandarmi un messaggio e una scintilla da una parte della mia vita. E come simbolo di questa cosa, un quadrifoglio verde ci sta parecchio bene.
Il Quadrifoglio Verde, come tutti sanno, è il simbolo della Scuderia Corse Alfa Romeo; oddìo, trovarlo in bella mostra su una berlina "importante" del genere è piuttosto singolare, però è un dato di fatto che quella berlina, se la pigi, va come le sassate. L'ho preso anche, quel Quadrifoglio Verde, come una specie di simbolo del destino; a tale riguardo, bisogna che vi racconti una piccola storia. Forse l'ho già raccontata, non mi ricordo; ma repetita iuvant.
L'Alfa 1750 ha una enorme importanza per questo blog; circa a metà maggio del 2009, aspettando la Piasintëina un venerdì sera davanti alla stazione centrale di Firenze, ce n'era una (beige e non blé) parcheggiata proprio là davanti. Mi misi a scrutarla avidamente, perché anche se il TB non c'era ancora, la passionaccia c'era eccome. Arrivò il proprietario, gentilissimo, con il quale mi misi pure a scambiare qualche parola: la macchina era del 1973, targa FI 61... e qualcosa. Mentre parlavo mi dicevo: accidenti, non ho portato la macchina fotografica, le avrei fatto volentieri un paio di foto per tenermele...
Rimugina che ti rimugino, mi venne in testa di fotografarle, le tregge che vedevo in giro. Cominciai un paio di settimane dopo, un certo 1° giugno del 2009, con una 500 bianca. L'Alfa 1750 di quella sera non l'ho mai più rivista in giro; chissà, forse la sua funzione era quella di mandarmi un messaggio e una scintilla da una parte della mia vita. E come simbolo di questa cosa, un quadrifoglio verde ci sta parecchio bene.
mercoledì 4 agosto 2010
L'Utilitaria (FF/18)
Le quattro foto sopra rappresentano l'utilitaria di proprietà della sig.ra Degl'Innocenti Piera cg. Pinzauti, la quale se ne serve per le mille incombenze quotidiane: andare al lavoro, portare la bambina a scuola, fare la spesa... a tale riguardo, va specificato che la bambina viene accuratamente imbragata con robuste cigne al roll bar dietro l'abitacolo, mentre le borse della spesa trovano posto nel capiente loculo sopra le bombole rosse di non so che cosa. Quanto al lavoro, gira voce che la signora Degl'Innocenti difficilmente arrivi in ritardo nonostante il traffico caotico: le tranquillissime e silenziose prestazioni della sua vetturetta, infatti, le assicurano la massima puntualità anche se una volta le è stata recapitata una piccola contravvenzione per aver superato di soli 187 kmh il limite di velocità consentito.
Insomma, non ci credete? Eh, 'e vu fahe anche bene. Solo che come volete che diamine presenti 'sta cosa verde qui, scaricata da un camion in quanto priva del permesso di circolazione? E poi qualcuno dice che il TB è tutto un ammasso di Maggiolini, Cinquecento e Furgoni Volkswagen....tiè! Questo qualcuno ora si becca un'autentica macchina da corsa in mezzo alla strada, una Lola che ha fatto la Formula 3 negli anni '70. Poi si potrà anche ripigliare coi Cinquini e coi Maggiolini, ma ogni tanto ci sta bene un tocco di squisita imprevedibilità anche per inaugurare la nuova categoria delle Tregge da competizione. Questa qui, lèdiz en gèntlemen, ha girato davvero per i circuiti. Il volante sportivo qui non era il gàggett da infilare sulla 127 scassata, ma una necessità. Una cosa, come dire, utilitaria.
Insomma, non ci credete? Eh, 'e vu fahe anche bene. Solo che come volete che diamine presenti 'sta cosa verde qui, scaricata da un camion in quanto priva del permesso di circolazione? E poi qualcuno dice che il TB è tutto un ammasso di Maggiolini, Cinquecento e Furgoni Volkswagen....tiè! Questo qualcuno ora si becca un'autentica macchina da corsa in mezzo alla strada, una Lola che ha fatto la Formula 3 negli anni '70. Poi si potrà anche ripigliare coi Cinquini e coi Maggiolini, ma ogni tanto ci sta bene un tocco di squisita imprevedibilità anche per inaugurare la nuova categoria delle Tregge da competizione. Questa qui, lèdiz en gèntlemen, ha girato davvero per i circuiti. Il volante sportivo qui non era il gàggett da infilare sulla 127 scassata, ma una necessità. Una cosa, come dire, utilitaria.
La Sputafuoco
Questa qui, una delle più belle prese al volo che il vostro Treggista preferit abbia mai effettuato complice un provvidenziale ingorgo, sputa fuoco da un bel po' di anni; dal dicembre del 1967, per la precisione. Quasi quarantatré anni di sputi roventi per questa Triumph Spitfire, che a mio modestissimo (anzi, pressoché insignificante) parere è il più bello spider che sia mai stato prodotto in ogni epoca. Bello ma senza essere esagerato. Uno spider sì, ma che ispira simpatia. Un capolavoro dell'understatement britannico, insomma. Una macchina da usare, e non da esibire. Una di quelle vetture che davvero sono forever young. Vederne una in giro mi fa sobbalzare; mi chiedessero quale macchina vorrei mandare anche solo per 500 metri prima di salutare questa valle di lacrime ("il mondo è una valle di lacrime, ma ci si piange proprio bene", ebbe a dire non mi ricordo chi), non avrei dubbi: sarebbe una Spitfire. Mi garberebbe davvero, come dire, avviarmi con lei; e sognare non costa niente, tanto più che questo è un blog dove il ricordo e il sogno sono fratelli gemelli.
martedì 3 agosto 2010
Zweifärbiger Käfer mit Doppellichtern
Le vie del Signore sono infinite, ma le livree dei Maggiolini sono di più. In una via (non del Signore, ma dell'Isolotto) curiosamente dedicata a un omonimo di un anziano statista democristiano, ancora sotto l'implacabile sole di qualche giorno fa, ecco un notevolissimo esemplare di Maggiolino bicolore (del 1970) bianco e verde, con tanto di fari antinebbia che sono un accessorio davvero importante in questa famosa città padana (anzi, meglio, arnana visto che il fiume è proprio laggiù in fondo alla strada). Parentesi: negli anni '70 le autovetture in generale, e non soltanto i Maggiolini, presentavano spesso tutta una serie di accessori "alla moda" che facevano a gara di inutilità totale. Non soltanto gli antinebbia (tira via a Firenze, dove ogni tanto la nebbia si vede; ma li montavano anche a Palermo o a Cagliari), ma anche il volante sportivo, bande e strisce laterali di ogni foggia e dimensione, il roll-bar...un delirio, insomma, ma un delirio piacevolmente epocale. Il doppio faro, comunque, rappresentava la linea di demarcazione tra la tranquilla autovettura da famiglia piccoloborghese e la macchina ggggiòvane, aggressiva, sportivosa.
lunedì 2 agosto 2010
Asocial Network
Anche la Fiat ci deve avere una specie di Asocial Network: io ci ho l' 'Εκβλόγγηθι Σεαυτόν (ve lo immaginate uno che vuole farmi fare una rettifica entro 48 ore e deve comunicare al suo avvocato il nome del blog...?), il TB, la gatta Pampalea, mentre la Fiat ci ha, o aveva, l'Autobianchi, l'Alfa Romeo, la Lancia, la Ferrari eccetera. Oh, a ognuno il suo network; anche se il mio, sinceramente, credo che non chiuda stabilimenti a Termini Imerese o trasferisca le produzioni in Assurdistan. Sarà bene che nessuno creda, poiché in questo blog ci sono parecchie Fiat tanto antiche e belline, che io perda di vista cos'è stata e cos'è la Fiat, e tutto il padronato in genere. Io sto con chi lavora, e non con i padroni. Se poi "Mr Maglioncino Blé" Marchionne fosse arrotato ammodino anche da una Giardinetta come questa, mi andrebbe più che bene; un po' delle sue budella le distribuirei volentieri per una sagra dalle parti, che so io, di Pomigliano d'Arco.
A proposito della Giardinetta. Questa è davvero una home Treggy, dato che proviene da tre passi fisici da casa mia; autenticamente dietro l'uscio, e sempre sotto l'implacabile sole di qualche giorno fa. Asocial Network? Magari la Fiat sarà anche fin troppo sociale, ma a volte si rimpallava pure le vetture fra un marchio e l'altro. La Giardinetta, o "5oo familiare", era nata Fiat; a un certo punto decisero che doveva essere "Autobianchi". A complicare ancor più la cosa, il fatto che alcune Giardinette rimasero però marchiate Fiat. Cose che succedono ner màggico mondo de Capitalismoland; ma, del resto, anche quando la Fiat andava in CCCP, paradiso de' lavoratori, pigliava la 124 e la faceva diventare "Lada"...
A proposito della Giardinetta. Questa è davvero una home Treggy, dato che proviene da tre passi fisici da casa mia; autenticamente dietro l'uscio, e sempre sotto l'implacabile sole di qualche giorno fa. Asocial Network? Magari la Fiat sarà anche fin troppo sociale, ma a volte si rimpallava pure le vetture fra un marchio e l'altro. La Giardinetta, o "5oo familiare", era nata Fiat; a un certo punto decisero che doveva essere "Autobianchi". A complicare ancor più la cosa, il fatto che alcune Giardinette rimasero però marchiate Fiat. Cose che succedono ner màggico mondo de Capitalismoland; ma, del resto, anche quando la Fiat andava in CCCP, paradiso de' lavoratori, pigliava la 124 e la faceva diventare "Lada"...
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