I debiti bisogna pagarli, e con questo T2 del 1973 ce ne ho parecchi. Gliene ho combinate qualcuna, ma un motivo c'è; il fatto è che si trova parcheggiato fisso a due passi da una certa stazione ferroviaria alla quale, ogni domenica sera, devo riaccompagnare la Piasintëina che torna a casa. E non è, come si può facilmente capire, un momento particolarmente piacevole. Come dire, ho sempre un po' associato questa più che dignitosa treggia a quel momento, e non mi ero mai deciso a fermarmi. Non solo: qualche tempo fa, Mark B., che naturalmente era passato anche di là, la aveva fotografata e me la aveva mandata; nulla da fare. Alla fine, però, mi son detto che proprio non era giusto; e allora ci sono andato in un giorno qualsiasi, da solo, fuori dalla domenica sera. Oltretutto, quel 66 60 70 sarebbe pure una targa niente male. Insomma, debito pagato e la treggia della domenica sera trova il suo giusto posto nel blog.
domenica 8 aprile 2012
Ancora cemento (e ancora dedicato a Fabrizio)
Quelli che di solito "tornano sul luogo" appartengono a due categorie ben distinte: gli assassini e i treggisti. Poiché io, ci tengo fortemente a precisarlo, non appartengo alla prima, vuol dire che rientro nella seconda. Così, qualche giorno fa, sono tornato di fronte al terreno del cementificio vicino a casa mia, quello della betoniera, e ho fatto parecchio bene: poco più in là, c'era anche 'sta cosa qua, seminascosta tra la sterpaglia. Un camion, che a occhio e croce mi sembra un altro MAN (lo ipotizzo, perché i camion ancora in servizio presso il cementificio sono quasi tutti di quella casa). Questo mi sembra a uno stadio ancor più avanzato della betoniera: oramai, come si suol dire, sta tornando alla natura. E non è un modo di dire: anche se dalle foto, purtroppo, non si vede, posso assicurare che alcuni uccelli vi avevano nidificato. A questo punto, ho come una vaga idea che, kodakkomunito, andrò a presentarmi agli uffici del cementificio. Sospetto che quel terreno nasconda altre cosine, e poi vorrei fare anche qualche foto agli uccelli camionisti...
venerdì 6 aprile 2012
La patata bollente e la targa scollante
I film italiani degli anni '60 e '70 sono, come tutti avranno capito o intuito, delle vere miniere di tregge; per questo motivo, li terremo d'occhio in maniera continuativa. A volte, come in questo caso, riservano poi delle scenette treggistiche che sono delle vere e proprie gag involontarie.
La scena iniziale del film La patata bollente (1979), diretto da Steno e interpretato da Renato Pozzetto e Massimo Ranieri, è una vera e propria parata di tregge di ogni tipo: basta far scorrere il filmato YouTube e si vede passare di tutto (compresa una Lancia Appia celeste, che all'epoca avrà avuto "solo" una ventina d'anni). Purtroppo le targhe si leggono poco o punto, e comunque ci sarebbe stato poco da fare: molto spesso (come poi vedremo altre volte), nel girare scene esterne in mezzo al normale traffico, le targhe autentiche venivano sostituite con targhe posticce. Praticamente in ogni film italiano di quel periodo la targa posticcia è un "must"; così, ad esempio, nella Napoli cinematografica degli anni '60 a volte si vedevano già targhe con le lettere (NA A00000 fu raggiunta solo il 22 agosto 1975!).
Durante l'indimenticabile lezioncina di pugilato che "Gandi"-Pozzetto ammannisce a un manesco tassista di estrema destra, come segnalatomi da Fabrizio di Genova (che ringrazio smodatamente per questa autentica "perla"), si verifica però un comico "incidente di percorso" che, credo, rappresenta un unicum in tutta la storia del cinema italiano e, forse, mondiale. Mentre Pozzetto apostrofa il tassista, si nota sullo sfondo una Fiat 850 sport rossa (accanto a una Fiat 128, pure rossa):

Fin qui tutto normale: la targa non si legge e sembra una normalissima macchina parcheggiata. Osservate però il fermo immagine seguente e cominciate a seguire la freccia nera: si nota chiaramente che la targa, evidentemente posticcia, si comincia a staccare e mette allo scoperto quella vera:

La scena iniziale del film La patata bollente (1979), diretto da Steno e interpretato da Renato Pozzetto e Massimo Ranieri, è una vera e propria parata di tregge di ogni tipo: basta far scorrere il filmato YouTube e si vede passare di tutto (compresa una Lancia Appia celeste, che all'epoca avrà avuto "solo" una ventina d'anni). Purtroppo le targhe si leggono poco o punto, e comunque ci sarebbe stato poco da fare: molto spesso (come poi vedremo altre volte), nel girare scene esterne in mezzo al normale traffico, le targhe autentiche venivano sostituite con targhe posticce. Praticamente in ogni film italiano di quel periodo la targa posticcia è un "must"; così, ad esempio, nella Napoli cinematografica degli anni '60 a volte si vedevano già targhe con le lettere (NA A00000 fu raggiunta solo il 22 agosto 1975!).
Durante l'indimenticabile lezioncina di pugilato che "Gandi"-Pozzetto ammannisce a un manesco tassista di estrema destra, come segnalatomi da Fabrizio di Genova (che ringrazio smodatamente per questa autentica "perla"), si verifica però un comico "incidente di percorso" che, credo, rappresenta un unicum in tutta la storia del cinema italiano e, forse, mondiale. Mentre Pozzetto apostrofa il tassista, si nota sullo sfondo una Fiat 850 sport rossa (accanto a una Fiat 128, pure rossa):

Fin qui tutto normale: la targa non si legge e sembra una normalissima macchina parcheggiata. Osservate però il fermo immagine seguente e cominciate a seguire la freccia nera: si nota chiaramente che la targa, evidentemente posticcia, si comincia a staccare e mette allo scoperto quella vera:

A un certo punto, la targa posticcia dell'850 Sport si stacca del tutto restando un istante sospesa sul paraurti...

...e, infine, cade a terra (la freccia nera indica qui dove è caduta).

Naturalmente, si apprezza infinitamente meglio il tutto nel filmato, ponendoci un po' di attenzione: la sequenza, brevissima, comincia al minuto 5'27".
Questa scena è sí comica (almeno dal punto di vista treggistico!); ma la si potrebbe considerare anche come una sorta di "vendetta prequel" nei confronti di tutte le menate sulla privacy che portano all'oscuramento delle targhe automobilistiche nei filmati e nelle immagini. Esecranda pratica che il TB non segue. E se ci avete qualcosa da ridire, chiamo il Gandi!

...e, infine, cade a terra (la freccia nera indica qui dove è caduta).

Naturalmente, si apprezza infinitamente meglio il tutto nel filmato, ponendoci un po' di attenzione: la sequenza, brevissima, comincia al minuto 5'27".
Questa scena è sí comica (almeno dal punto di vista treggistico!); ma la si potrebbe considerare anche come una sorta di "vendetta prequel" nei confronti di tutte le menate sulla privacy che portano all'oscuramento delle targhe automobilistiche nei filmati e nelle immagini. Esecranda pratica che il TB non segue. E se ci avete qualcosa da ridire, chiamo il Gandi!
Scherzi delle targhe
Nel TB non è ancora presente uno dei sogni di tutti i Plate Hunters: quello di trovare due targhe identiche, ma con la sigla della provincia differente. Però ora, grazie a Fabrizio di Genova, ci siamo andati parecchio vicini. Guardate un po' che scherzetti combinavano le vecchie targhe bianconere, scherzetti di cui siamo oramai privati irrimediabilmente (e rinnovo qui l'auspicio che gli inventori delle attuali targhe alfanumeriche ardano tra le fiamme dell'inferno, prima o poi).
Proprio oggi, ho parlato della Treggia enigmistica dell'Isolotto, la 1100 che reca a bordo una Settimana Enigmistica di 18 anni fa. Osservate la targa nella seconda foto. Poi osservate il Mezzosacco genovese inviatomi da Fabrizio: gli stessi numeri, ma disposti in un ordine diverso (GE 555537 e FI 375555). So bene che la stragrande maggioranza delle persone "normali" non potrà capire (così come io non posso capire chi si lancia da un ponte alto 90 metri attaccato a un elastico, oppure chi spasima per le canzoni di Gigi D'Alessio), ma per noialtri Treggisti Militanti® queste son cose che ci fanno dimenticare per un po' le bollette alle stelle, la Fornero e la Bossy Family. E non è poco!
Proprio oggi, ho parlato della Treggia enigmistica dell'Isolotto, la 1100 che reca a bordo una Settimana Enigmistica di 18 anni fa. Osservate la targa nella seconda foto. Poi osservate il Mezzosacco genovese inviatomi da Fabrizio: gli stessi numeri, ma disposti in un ordine diverso (GE 555537 e FI 375555). So bene che la stragrande maggioranza delle persone "normali" non potrà capire (così come io non posso capire chi si lancia da un ponte alto 90 metri attaccato a un elastico, oppure chi spasima per le canzoni di Gigi D'Alessio), ma per noialtri Treggisti Militanti® queste son cose che ci fanno dimenticare per un po' le bollette alle stelle, la Fornero e la Bossy Family. E non è poco!
Calamite (2)
E quando il gioco si fa duro, le calamite cominciano a calamitare. Ebbene sí: siamo ancora, per l'ennesima volta nella celeberrima isola-parcheggio presente nel TB fin dal suo primo giorno; e siamo, se non erro, alla nona o decima treggia che vi trovo, e alla quinta Land Rover. I fatti sono due: o nelle vicinanze abita il più grosso collezionista di Land Rover di tutta la città, o i possessori di vecchie Land Rover si sono accordati per andare a parcheggiare lì i loro automezzi. Non è altrimenti possibile che, quasi a cadenza mensile, ci trovi una Land Rover differente. Stavolta, debbo confessarlo, sono rimasto veramente esterrefatto; e ce ne vuole!
Sembra peraltro che la "calamita landroveristica" (ma ci ho trovato anche un paio di Mezzisacchi, una Mini Moke eccetera...) rappresentata da quell'isola-parcheggio vicino allo stadio si occupi ultimamente di fare una rassegna di tutta la Toscana. Quella scorsa era targata Grosseto, e questa Livorno; e che Land Rover, perdiana! Questa è veramente da incorniciare, un capolavoro della Land Rover Art. La "labronica" è del 1983 e, ovviamente, mi piace pensare che possa provenire dall'Elba. Ma non è finita qui: ho beccato addirittura una "limited edition" costruita appositamente per il mercato italiano. Lo si evince da una placchetta applicata sul retro del fuoristrada:

Insomma, signore e signori, Treggisti e Treggiste, siamo di fronte alla Italian Limited Edition by Land Rover Ltd., Warwickshire - England n° 144; ignoro purtroppo di quanti esemplari consti tale edizione limitata, ma uno se ne stava comunque nell'isolotto-calamita più gettonato di Firenze. E, a questo punto, debbo confessare il sogno impossibile di ogni Treggista Militante® che si rispetti: quello di beccare una Papamobile. Una cosa è certa; casomai succedesse, sono del tutto certo che sarà parcheggiata lì. E che, mentre la fotografo, il pontefice spunterebbe fuori dicendomi, con aria benedicente: "Ciofanotto, anke se lei è kosì miskretente, fete ke un pikkolo kontriputo al Treccia's Plok lo ho dato anke io...!"
Sembra peraltro che la "calamita landroveristica" (ma ci ho trovato anche un paio di Mezzisacchi, una Mini Moke eccetera...) rappresentata da quell'isola-parcheggio vicino allo stadio si occupi ultimamente di fare una rassegna di tutta la Toscana. Quella scorsa era targata Grosseto, e questa Livorno; e che Land Rover, perdiana! Questa è veramente da incorniciare, un capolavoro della Land Rover Art. La "labronica" è del 1983 e, ovviamente, mi piace pensare che possa provenire dall'Elba. Ma non è finita qui: ho beccato addirittura una "limited edition" costruita appositamente per il mercato italiano. Lo si evince da una placchetta applicata sul retro del fuoristrada:
Insomma, signore e signori, Treggisti e Treggiste, siamo di fronte alla Italian Limited Edition by Land Rover Ltd., Warwickshire - England n° 144; ignoro purtroppo di quanti esemplari consti tale edizione limitata, ma uno se ne stava comunque nell'isolotto-calamita più gettonato di Firenze. E, a questo punto, debbo confessare il sogno impossibile di ogni Treggista Militante® che si rispetti: quello di beccare una Papamobile. Una cosa è certa; casomai succedesse, sono del tutto certo che sarà parcheggiata lì. E che, mentre la fotografo, il pontefice spunterebbe fuori dicendomi, con aria benedicente: "Ciofanotto, anke se lei è kosì miskretente, fete ke un pikkolo kontriputo al Treccia's Plok lo ho dato anke io...!"
Calamite (1)
Più vado avanti, e più mi chiedo come mai certi luoghi (perlopiù qualsiasi, insignificanti, seminascosti ecc.) siano capaci di attirare le tregge come calamite. Sono posti da dove passo spessissimo, praticamente tutti i giorni, e una giratina oramai ce la faccio sempre; so che, zàc, prima o poi qualcuno ci va a parcheggiare un automezzo o un motoveicolo degno di nota. Questo piccolo spiazzo (anche lui, sí, all'Isolotto!) ne è un esempio. Chiaramente si tratta di una stradina pochissimo trafficata, con pochissime abitazioni e molto verde (una caratteristica del rione, devo dire); ma da qui a beccarci regolarmente tregge, ce ne corre. Eppure è così. Nulla da fare, si va quasi a colpo sicuro. Stavolta tocca a un furgone/pulmino attualmente piuttosto raro: di Bedford CF se ne vedono sempre meno in giro: eppure il "parente stretto" del Ford Transit è stato un furgone parecchio amato anche in Italia (se ne sono visti persino alcuni "ambulanzati", ovviamente a passo lungo). Come tutta la Bedford stessa, il cui marchio è stato eliminato alla fine degli anni '90 (faceva parte del gruppo Vauxhall), non ha retto al tempo che passa; ma reggono ancora alcuni esemplari. E alcuni, calamitati, vanno a parcheggiare nelle piccole treggiaie di quartiere. Questo qui non è poi poi nemmeno così decrepito: è del 1981.
La Settimana Treggistica
La treggia, la conoscete di già: fedele ne' secoli, è questa, che continua imperterrita a solcare le gloriose strade e piazze dell'Isolotto. Stavolta, però, la ripetizione è dovuta ad un particolare che, la prima volta, mi era sfuggito. Esattamente questo:
Da appassionato secolare di parole crociate, rebus e giochi enigmistici vari quale sono, ho provato qualcosa di abbastanza simile alla commozione. Ora, è piuttosto frequente che si tenga in macchina una Settimana Enigmistica, magari per ingannare le attese parcheggiati in doppia fila o aspettando la moglie al supermercato; ma tenercene una di diciott'anni fa non è roba di tutti i giorni. Pratico esempio di risparmio: il proprietario della 1100 si sta facendo bastare il n° 3266 della Settimana Enigmistica, che a un rapido calcolo risale al 1994. Per gli aficionados della mitica rivista (che è il settimanale di enigmistica più antico del mondo: il primo numero comparve nelle edicole il 23 gennaio 1932!) è davvero un tuffo nel passato: il fascicolo è anteriore alla "riforma grafica" (l'unica subita in ottant'anni di vita) che intervenne a partire dal numero 3307 del 7 luglio 1995. La cosa è tanto più rimarchevole, perché di solito la Settimana Enigmistica è una rivista che viene buttata via una volta fatti i giochi (*); qui, invece, questa autentica Treggia enigmistica (per la quale è d'uopo una categoria apposita) resiste ostinata a bordo di una treggia automobilistica in piena regola. E non credo che questa sia una cosa, per dirla con il famoso slogan del grand'uff. cav. ing. lup. mann. Giorgio Sisini, conte di Sant'Andrea, che possa vantare 205 tentativi di imitazione.
(*) Se un po' avete imparato a conoscere il vostro Treggista Preferito® da quel che va scrivendo, non vi stupirete di sapere che il sottoscritto, invece, tiene tutti i numeri che compra, anche quelli completati. E li completo sul serio: dall'ultimo gioco di pagina 46 via via a risalire. Ho tenuto anche le Settimane Enigmistiche "di famiglia", dato che è una passione attaccatami da mio padre fin da piccolo: così, ho in casa, gelosamente custoditi, numeri del 1949 e degli anni '50 e '60. Forse sono addirittura una rarità.
(*) Se un po' avete imparato a conoscere il vostro Treggista Preferito® da quel che va scrivendo, non vi stupirete di sapere che il sottoscritto, invece, tiene tutti i numeri che compra, anche quelli completati. E li completo sul serio: dall'ultimo gioco di pagina 46 via via a risalire. Ho tenuto anche le Settimane Enigmistiche "di famiglia", dato che è una passione attaccatami da mio padre fin da piccolo: così, ho in casa, gelosamente custoditi, numeri del 1949 e degli anni '50 e '60. Forse sono addirittura una rarità.
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