L'automezzo che vedete, munito di una regolare targa italiana di stile "arancio-bianconero" rimasto in uso dal 1976 al 1985, è in primis, un'automobile.
Potrà apparire un po' strano che lo specifichi, ma quando si è di fronte a un'automobile del genere, ovvero la Lawil S3 o "Varzina", è necessario farlo. La Lawil Varzina si chiamava così perché concepita e commercializzata dalla Lawil di Varzi (PV), una piccola casa automobilistica fondata nel 1968 dall'imprenditore e politico Carlo Lavezzari assieme all'imprenditore francese Henri Willame (da cui il nome della casa, acronimo dei due cognomi, LA-WIL).
Siamo qui a Piacenza, città da me spessissimo frequentata fino a non molto tempo fa, e treggiaja talmente notevole da meritarsi una nutrita categoria a sé stante. E' appunto in una calda serata piacentina di due o tre anni fa che mi sono, con mio grande stupore, imbattuto in una superstite Lawil con una targa (di Potenza!) che deve risalire alla fine degli anni '70 (la Lawil Varzina, o S3, cessò di essere prodotta nel 1980). Non ne devono essere rimaste molte in circolazione.
Quando piccolo era bello. Quando non si vedevano in giro mostri dalle dimensioni che, allora, erano riservate a un camion di media stazza. Certamente: inquinavano come le "torri di fumo" del Vecchio e un bambino, che, fra l'altro, pare essere stata ispirata a Francesco Guccini dalla non idilliaca visione delle ciminiere della vecchia centrale ENEL di Piacenza:
La Lawil Varzina non era piccola: era minuscola. Se non ne avete mai vista una coi vostri occhi, l'impressione che fa è veramente quella dell'automobilina a pedali di una vostra lontana infanzia. Invece era un'automobile regolarmente messa in commercio, immatricolata e targata. Una "city car" di quando ancora si diceva "vetturetta da città", inventata dal carrozziere Danilo Scattolini. All'inizio, nel 1971, montava il motore da 125 cc della Vespa. In seguito, il responsabile tecnico della Lawil, Michele Calvi, vi fece montare un BCB da 250 cc che la rese commercializzabile come automobile. La prima versione, quella del 1971, era lunga un metro e settantotto; vale a dire, se mi fossi sdraiato accanto ad essa, la avrei superata in lunghezza e non di poco. La versione definitiva era stata però allungata di "ben" 27 cm, dandole una lunghezza di 2,05 m che me l'avrebbe fatta rimanere irraggiungibile (ma non a un normale giocatore di basket o di pallavolo). E' tuttora la vettura più piccola mai prodotta in Italia; fu commercializzata anche in Francia, dove però era considerata un quadriciclo (o un "quad" come si direbbe oggigiorno).


