sabato 5 gennaio 2013

2013, l'anno degli Squali?



La domanda espressa nel titolo sembrerebbe proprio avere risposta positiva, anche se la presa al volo di questa Citroën DS modenese del 1972 è stata alquanto laboriosa. Conoscete la famosa Lombard Street di San Francisco, etichettata come la via cittadina più tortuosa del mondo? Bhe, il viale Nicolò Machiavelli, a Firenze, non ha nulla da invidiarle al riguardo: una serie infinita di curve che scende giù per un chilometro e mezzo dal piazzale Galileo fino a Porta Romana. E la Dea modenese l'ho beccata proprio lì, con qualche comprensibile rischio che, sicuramente, non avrei affrontato per una Cinquecento; ma per una DS certo che sì. Scartando ovviamente, poi, tutta una serie di foto che non erano venute granché bene; queste due sono le migliori, dalle quali si può anche ammirare il superbo paesaggio del viale, uno dei più belli della città. Un background adeguato per una vettura del genere.

giovedì 3 gennaio 2013

Portatrici sane di targhe strane



Come ho avuto assai spesso modo di dire, il feeling tra le 500 e le targhe particolari, strane, bizzarre e, in  qualche caso, uniche, è immarcescibile e si conferma costantemente. Il motivo è piuttosto ovvio: poiché i Cinquini sono le vecchie autovetture in assoluto più frequenti in circolazione (secondo le stime, solo in Italia dovrebbero essercene ancora in giro circa ottocentomila), sono anche quelle che testimoniano maggiormente le immatricolazioni tradizionali con sigla e cifra, e quindi anche le combinazioni più ambite dal cacciatore di targhe.

Il 2013 cinquecentistico comincia quindi con alcuni begli esempi di targònza appiccicata a Mezzisacchi. A Firenze, come si vede dalle foto sopra, l'autunno di' Dodici ha portato le classiche "tre cifre a scalare": nella prima foto, dei bellissimi gruppi di tre a scalare di uno (FI 688 687, Cinquino del 1973), nella seconda dei gruppi di tre a scalare di duecento (FI 547 347, Cinquino del 1970).


Passando a Genova (naturalmente grazie a Fabrizio, stavolta in veste di "prenditore al volo" in mezzo al traffico di Brignole), la musica non cambia affatto; anzi, fa ancor di più zumpappà zumpappà. Qui si sfiora il sublime con questo Cinquino del 1967 al quale manca solo una cifra per fare "filotto" (che risale a solo dieci immatricolazioni prima. Viene da pensare che Firenze e Genova sono entrambe città colpite da rovinose alluvioni, con consistenti perdite di automobili in anni treggistici (1966 e 1970); chissà quante targhe del genere sono andate perdute.

mercoledì 2 gennaio 2013

Hollow



In fondo, noialtri Treggisti Militanti® ci somigliamo tutti; passiamo una discreta parte della vita a frequentare posticini che le brave e normali persone eviterebbero accuratamente. Una vita, la nostra, fatta di sfasciacarrozze di periferia, zonacce industriali o portuali, terreni incolti, orrende strade anonime, stazioni di servizio; a volte usciamo in piena notte come vampiri, e ci capita pure di trovare cose come questa, che sembrano giustappunto svuotate dal di dentro. Forse ci meriteremmo quantomeno un raccontino dell'orrore con noialtri come protagonisti, tipo Il Mistero di Treggia's Creek o La notte dei catorci viventi; nel qual caso mi offro volentieri come cadavere. Anche per un fumetto stile Zio Tibia. 


Dicevo che ci assomigliamo un po' tutti. Neppure Mark B. rifugge, ovviamente, dai benzinai; il benzinaio è uno dei più tipici repositories di tregge, e nessun Treggista che ambisca a definirsi "militante" può farne a meno. E dai benzinai si trovano anche cose come questa: Hollow. Hollow vuol dire "cavo, scavato" in inglese; è l'aggettivo più tipico quando si parla di teschi, scheletri, ossa, tombe, inquietanti cavità, fosse e quant'altro. Guardate la foto sopra: non vi sentite attanagliati da un sottile brivido di terrore? Non vi viene a mente che potrebbe essere stata la macchina di Yog-Sothoth o di Shub-Niggurath il capro dai mille cuccioli? O quella, più prosaicamente, dove si strusciavano i due vampiri di Twilight? Certo, qui siamo in pieno giorno, e anche sotto un bel sole; ma provateci voi, se ne avete il coraggio, a andarci di notte.


E dire che, a prima vista, sembrerebbe una Fiat 1100 del 1962; ma vattelappesca da quali remote e orrende pieghe del tempo proviene per davvero. Anche se persino Lovecraft si rifiutò di dirlo nel Caso di Charles Dexter Ward, pare che il terribile negromante Joseph Curwen avesse una Millecento acquistata di seconda mano nel 1698. Dice che ci facevan delle gitarelle nel New England, assieme al suo amicaccio Simon Orne...

La Balilla Magnagatti



A differenza del vostro Treggista Preferito®, Mark B. frequenta assiduamente gli autoraduni storici, e gli autoraduni storici a Firenze fanno per forza sosta al Piazzale Michelangelo. Oddio, forse se uno facesse putacaso sosta in piazza dell'Isolotto, magari una capatina ce la farei anch'io; ma è piazza decisamente troppo plebea per simili eleganti Signore. 

Così, per vedere una classica Balilla bisogna andare al Piazzale; stavolta il nostro Mark ce ne propone un esemplare vicentino con targa, però, del 1958; antica sì, ma non abbastanza per essere originale di una Fiat 508 palesemente di una ventina e spara d'anni prima. Un vecchissimo esempio di reimmatricolazione, quindi; nulla di cui stupirsi. Le macchine venivano ritargate anche nel 1958. Da qualche parte, peraltro, la Balilla in questione ci dovrà avere avuto il pataccone ASI o Registro Fiat indicante l'anno di fabbricazione; ma dalle foto non compare (e, francamente, non me ne dispiace più di tanto).

Quando entra in ballo Vicenza, è quasi d'obbligo tirar fuori la storia dei gatti derivata dalla famosa strofetta veneta dove vengono enunciate tutte le caratteristiche delle varie città della regione. E' così che i vicentini, da tempo immemorabile, si son visti affibbiare l'etichetta di cucinieri e mangiatori di domestici felini (tant'è vero che il micione Redelnoir, vedendomi scrivere questo post, ha pensato bene di alzarsi dal letto dove ronfava e precipitarsi in cortile senza nemmeno passare dalla ciotola). Eppure, Vicenza è famosa culinariamente per il baccalà; ma è duro liberarsi dall'accusa di servire in tavola i nostri amici miagolanti. Però io non ci ho mai creduto, vorrei dirlo a chiare lettere.

martedì 1 gennaio 2013

Uliv' Tròfi



Il Camel Trophy è stato probabilmente, per una ventina d'anni (dal 1980 al 2000), la gara fuoristradistica più dura del mondo. Sponsorizzata dalla Camel (cosa che ora, penso, sarebbe proibitissima in tempi di crociate antifumo planetarie) e organizzata dalla Land Rover (che, nelle edizioni più classiche del Trofeo, forniva tutti gli automezzi dalla sua gamma di modelli), si svolgeva su percorsi satanici in posticini tipo la giungla del Borneo, la Siberia orientale, la Papua Nuova Guinea, la foresta Amazzonica; organizzato per squadre nazionali, è stato vinto tre volte da equipaggi italiani (1982, 1984 e 1987). La Camel se ne serviva ovviamente per fare pubblicità indiretta (mediante gadgets, finti capi d'abbigliamento eccetera); nel 2000, oramai abbandonato dalla Land Rover, si svolse l'ultima edizione in cui c'era più da nuotare e fare a cazzotti che andare in fuoristrada. Questa in sintesi la storia del Camel Trophy, che tutti si ricorderanno dal suo "logo".

Certo che, scorrendo l'elenco dei luoghi dove si è svolto il famoso e massacrante trofeo, fa un po' impressione ritrovarsi questo fuoristrada "cameltrofato" piantato in mezzo a du' ulivi sulla strada provinciale che sale dalla Colombiera a Ortonovo Magra, in provincia della Spezia (ma assai più vicina a Carrara; il mezzo va quindi a pieno titolo tra le "Tregge Carrarine"). Mi sia qui permesso un piccolissimo excursus sulla frazione semi-costiera (del comune di Sarzana) di Colombiera , titolare indiscussa della via dal nome più incredibile d'Italia:


Ecco. Quando vi sarete ripresi, considerate il fatto che un certo numero di cittadini di Sarzana abitano, senza possibilità di essere smentiti, in una via del cazzo ufficialmente certificata dalla toponomastica comunale. Sarei pronto ad organizzare pellegrinaggi in via Nerchia alla Colombiera, altro che Medjugorje!


Tornando al nostro "Ulìv Tròfi", si tratta -almeno così mi sembra- di un vecchio Defender effettivamente attrezzato a trofeo, anche se naturalmente non è dato sapere se vi abbia effettivamente partecipato. C'è, in fondo, da fare poche ironie: le plaghe alle spalle della costiera apuana non saranno il Borneo o l'Amazzonia, ma vi ci voglio veder voi a fare certe stradine di quelle parti, ritte quasi in verticale. C'è quindi il caso che il fuoristrada, da quelle parti, possa servire sul serio e non come inutile giocattolone per ricchi cittadini che non saprebbero nemmeno passare un orto di melanzane. 


Forse "stona" un po' il telone protettivo, particolare un po' ragionieristico sopra un mezzo che dovrebbe andare nelle condizioni più spaventose immaginabili per un comune mortale; però tant'è. Qui sopra, un particolare ravvicinato del logone del Camel Trophy. Le automobili da gara, in senso lato (dalla Formula 1 ai rallies, dalle gare fuoristradistiche a Indianapolis) sono state l'ultimo baluardo delle sigarette e dei preservativi; stupendi i duelli su pista quando un bolide sponsorizzato Durex ne superava uno sponsorizzato Marlboro (e con la Durex ci si ricollega idealmente a via Nerchia). Il vizio puro, non mi ricordo se c'era anche qualche superalcolico ma ci sarebbe stato bene; bevi, fuma e tromba, dio sagrataccio. Finis. Ora, ammesso che ci fosse, un trofeo del genere potrebbe al massimo chiamarsi "Spinaci Bio Trophy".


L'ultima foto sotto l'ulivo, dalla quale si evince che il fuoristrada ha una targa milanese del 1986. Decisamente un po' "tarda" per gli standard del TB, anche se si tratta pur sempre di 27 anni fa. Ma, in un caso del genere, l'età e la targa contano relativamente. Ritrovarsi davanti al Camel Trophy telonato sotto du' ulivi vicino a via Nerchia, in provincia della Spezia, non ha prezzo. Per tutto il resto c'è Mastercard.

Rossini





Ebbene sì, quest'anno ho deciso proprio di cominciare ammodino; indi per cui, dopo lo Squalo, in questo Capodanno del 2013 propongo all'attenzione degli stimati Treggiablogghisti questo entusiasmante, sesquipedale esemplare di Alfa GT Junior decisamente "corsaiolo" del 1968. Siamo sul vial de' Colli all'attacco col Piazzale; una tra le aree a più alta densità treggistica di tutta Firenze, ma anche -ahimè- quella dove (specialmente nell'appena trascorso 2012) le autovetture più interessanti mi sono sfilate sotto il naso senza nessuna possibilità di riprenderle. Stavolta, però, è andata bene; probabilmente c'entra una benemerita sosta al bar del conducente della GT Junior pesarese.

Bene. Allora, sarà il caso di ricominciare daccapo; perché, nel frattempo, mi ha scritto Fabrizio di Genova segnalandomi opportunamente quanto segue, e che io sinceramente neppure immaginavo (la mia cultura automobilistica, è senz'altro vero, presenta ancora delle lacune). Riporto testualmente dalla mail speditami da Fabrizio:

Buon anno Riccardo, sembra proprio che  tu non ti sia accorto in quale notevole treggia ti sia imbattuto il primo giorno dell'anno! La bella Alfa pesarese non è infatti una normale GT Junior, bensì una più importante e rara Giulia Sprint GTA.La si può riconscere (a parte le scritte d'identificazione sul cofano posteriore) per le diverse  maniglie sporgenti delle portiere (queste ultime in tale versione sono in alluminio per ridurre il peso così come anche il cofano motore) e per le ruote simili a quelle in acciaio che quì invece sono in lega.I vetri laterali inoltre dovrebbero essere stati sostituiti col plexiglass sempre per motivi di leggerezza e anteriormente la mascherina è caratterizzata da una semplice e sottile retina.Una vera e propria auto corsaiola, vincitrice di numerose gare all'epoca e difficile da trovare oggi in queste condizioni di originalità. Una treggia come questa, diversamente dalla normale Gt, vale sui 40/50.000 euro a seconda che sia una 1300 o una 1600.
Come vedi quindi hai proprio iniziato bene l'anno e non solo per la dea.
 
Già, Pesaro. Un caso in cui il titolo del post s'è come scritto da solo; una macchina del genere rossa e la città di Rossini. E una sigla scomparsa: anche allora la provincia era di "Pesaro e Urbino", ma sulla targa compariva soltanto Pesaro. Oltretutto con l'eterna confusione con Pescara; alzi la mano chi, vedendo una targa "PS", non si è mai chiesto "se fosse Pesaro o Pescara". Confusione biunivoca che insorgeva anche vedendo una targa "PE" di Pescara. La questione è stata risolta sia con il cambio della sigla (che ora è "PU"), sia, purtroppo, con l'introduzione delle perniciose, orrende targhe alfanumeriche, che Iddio le stramaledica. 

La consolazione che coglie nel vedere ancora un Rossini in piena regola targato PS è grande. Con tanto di Quadrifoglio verde, il simbolo di riconoscimento delle Alfa sportive. Spero che, quest'anno, il Piazzale e dintorni sia un po' più benigno nei miei confronti. [E sembra che lo sia stato sul serio, nota a margine].

Chi ben inizia






Sarà anche che non bisogna "festeggiare" il tempo che passa, considerando anche che, per il vostro Treggista Preferito® questo 2013, o anno CCXXI, corrisponde al mezzo secolo di sua vita; però, a ripensarci bene, il primo di gennajo è sempre una scollinata, l'inizio di una discesa che porta alla primavera e all'estate. Es kann nicht immer Winter sein. Così, è bene iniziar bene; facendolo, poi, con uno "Squalo", con una Dea trovata a trenta metri da casa (dalla prima foto appare chiaramente dove: nel parcheggio del supermercato Esselunga di Via dell'Argingrosso), il buon inizio è assicurato. 

Debbo quindi questo buon inizio a qualcuno che ha deciso di andare a fare la classica spesa di Capodanno a bordo di una Déesse (propriamente una DSpécial) del gennaio 1974. Posso garantire che la Dea, come sempre, stava facendo gente. Compreso un bambino di pochi anni che la stava guardando meravigliato assieme alla mamma (la quale mi diceva che facevo proprio bene a fotografarla). Nulla da dire: sono gli effetti normali che questa autovettura fa ancora a chi in essa s'imbatte. Non ho mai visto nessun bambino fermarsi a guardare a bocca aperta un SUV del cavolo o una Ford Focus. Si comincia il 2013, quindi, con un capolavoro; che sia di buon auspicio. E di buoni auspici abbiamo bisogno tutti, oggi più che mai; inutile fare i cinici da strapazzo.